La Tavola di Ahmad - Lawh-I-Ahmad [Araba]

Ξ Dicembre 10th, 2008 | → 2 commenti | ∇ Documenti e Testi Sacri religione bahai, Tavola di Ahmad |

La lawh-i-Ahmad [La Tavola di Ahmad] è una delle Tavole più conosciute di Bahá’u’lláh, tradotta in inglese ed in molte altre lingue. Fu rivelata intorno al 1282 A.H. – (1865) in onore di Ahmad, un nativo di Yazd. Anche ad uno sguardo superficiale appare subito evidente che l’originale della Tavola fu scritta da Bahá’u’lláh prima d’essere avvelenato da Mírzá Yahyá.*

La storia della vita di Ahmad è molto interessante. Un resoconto di essa viene riportata negli annali della Fede compilati dalla comunità di ‘Ishqábád e, in base ad essa egli visse cent’anni e morì nell’anno 1320 A.H. (1902) . Nella sua “Storia della Fede nella Provincia di Yazd, “ Hájí Muhammad-Táhir-i-Málmírí, ancora inedita vi è riportato un breve resoconto della sua vita e si afferma che Ahmad morì all’età di centotredici anni.

Una delle ragioni di questa contraddizione, probabilmente , è che nelle comunità islamiche le date di nascita degli individui spesso non erano conosciute perché non esisteva registrazione ufficiale; alcuni genitori usavano registrare in privato le nascite dei loro figli ma l’individuo non se ne curava ne le celebrava. Quest’abitudine derivava dalle dottrine islamiche che insegnavano ad essere umili e a non gloriarsi di se stessi. La sola persona, la cui nascita meritava di essere celebrata, era quella del Profeta di Dio.

Ahmad nacque in una famiglia ricca ed influente di Yazd e fin dalla più tenera età, ancora adolescente, sentì una profonda attrazione per il misticismo. A quell’età, spesso, si isolava in una stanza per comunicare con Dio e la più grande speranza della sua vita era d’incontrarsi faccia a faccia con il Qá’im [Il Promesso dell’Islám] egli ascoltava chiunque potesse indicare una via e, spesso, sedeva ai piedi degli asceti e dervisci che sostenevano d’avere la luce divina.

Suo padre e la famiglia, musulmani ortodossi, erano quindi turbati dal fatto che Ahmad fosse incline alla mendicità ed all’ascetismo e gli fecero molta pressione perché rinunciasse al suo convincimento ma il suo indomabile spirito non poteva essere piegato dall’ortodossia . Rendendosi conto che l’atmosfera familiare non si confaceva al suo sviluppo spirituale, Ahmad prese l’inusuale decisione di lasciare la propria casa. In quei giorni era cosa rara che un giovane lasciasse la propria città, specialmente senza il consenso dei genitori. Ma Ahmad era spinto dalla forza irresistibile di trovare l’essenza della verità e giungere alla presenza del Qá’im.

Col pretesto d’andare al bagno pubblico, una mattina Ahmad prese con sé un fagotto di vestiario e scomparve. Viaggiò verso Sud finché giunse in India dove sperava di poter trovare un indirizzo che lo conducesse all’Amato. Ciò, probabilmente, avvenne verso il 1242 A.H. (1826) , circa 20 anni prima della Dichiarazione del Báb.

Secondo Hájí Muhammad-Táhir-i-Málmírí, Ahmad aveva più di vent’anni quando lasciò Yazd. Scrive:

Stetti con lui [Ahmad] per circa quattro anni durante l’ultimo periodo della sua vita quando stava a Munj-i-Bavánát [nella provincia di Fárs]. Aveva vent’anni durante il regno di Fath-‘Alí Sháh quando il Principe Khánlar Mírzá era Governatore di Yazd. Allora conduceva una vita da asceta facendo scorrere il tempo in preghiera e meditazione. Desiderava essere un derviscio e lasciò Yazd per l’India vestito da derviscio. Lungo la strada, a Búshihr [Bushire] venne in contatto con un fornaio e rimase lì per qualche tempo. Soleva raccontare varie storie di questo fornaio, dicendo che egli aveva nei regni dello spirito un rango elevato, che era conscio della presenza divina e si riteneva che avesse avuto esperienze spirituali. Comunque, Ahmad lasciò Búshihr per Bombay dove continuò la sua vita ascetica fatta di preghiere e di meditazione.

Ahmad disse che durante i viaggi venne in contatto con molti mistici Súfís ed altri maestri di pensiero, ma ne rimase sempre deluso e scontento. Malgrado s’imponesse un’auto-disciplina, come il prostrarsi ed il ripetere un certo verso del Qur’an per dodicimila volte, non trovò in India l’oggetto della sua ricerca.

Sgomento e demoralizzato rifece la strada verso la Persia, stabilendosi a Káshán dove si sposò e lavorò come tessitore. Ecco una parte della sua storia raccontata da lui ad alcuni credenti:

“ Passò del tempo e da Shíráz le notizie del Báb giunsero in molte zone compresa Káshán. Un’ansia febbrile s’impossessò di me; volevo indagare su questo messaggio. Effettuai ricerche in ogni direzione finché un giorno nel caravanserraglio incontrai un viaggiatore * Quando cominciai a fare domande mi disse: ‘Se sei un ricercatore della verità recati a Mashhad dove potrai far visita ad un certo Mullá-‘Abdu’l-Khalíq-i-Yazdí che può aiutarti nella tua ricerca.

Udendo ciò mi preparai a partire presto la mattina dopo, camminai per tutta la strada fino a Tihrán e da lì fino a Mashhad ma, all’arrivo caddi ammalato e vi rimasi in convalescenza per circa due mesi. Rimessomi, andai a casa di Mullá ‘Abdu’l-Khalíq e dissi al servitore che desideravo incontrare il suo padrone. Incontrai il Mullá e lo informai della mia ricerca. Nell’udire della mia ricerca egli si arrabbiò moltissimo e mi scacciò. Ma, il giorno dopo ritornai e piangendo lo implorai di guidarmi, quando vide la determinazione e la saldezza con cui ricercavo la verità, allora mi disse di incontrarci quella stessa sera nella moschea di Gawhar-Shád dove mi avrebbe presentato qualcuno che avrebbe potuto dirmi tutta la verità.

Quella sera mi recai alla moschea ma, dopo aver partecipato alla preghiera e ascoltato il suo sermone lo persi di vista a causa della folla. La mattina seguente andai di nuovo a casa sua e gli spiegai l’accaduto. Mi disse d’andare in serata alla moschea di Pír-Zan promettendomi che avrebbe mandato qualcuno di incontrarmi e a condurmi al luogo stabilito. Guidato dall’uomo che avevo incontrato nella moschea, dopo aver camminato per un tratto, percorsi un corridoio che dava nel cortile di una casa e salimmo in una stanza al piano superiore. Io vidi.

Dopo aver presenziato ad alcune riunioni fui in grado di riconoscere ed accettare la verità del Messaggio del Báb. Dopo, Mullá Sádiq mi disse di tornare a Káshán da mia moglie e dalla famiglia e di riprendere il mio lavoro e anche di non insegnare la Fede finché non avessi incontrato orecchie disposte ad ascoltare.

Rientrai quindi a Káshán e subito scoprii che Hájí Mírzá Jání di Kashán era anch’egli un credente, eravamo gli unici Bábí della città. Quando il Báb venne condotto da Isfahán a Tihrán, Hájí Mírzá Jání pagò agli ufficiali preposti ad accompagnarLo in città, la somma di duecento túmás** per poterLo ospitare in casa sua dove Si trattenne per due notti. Hájí Mírzá Jání invitò anche me ed ebbi il privilegio di essere ammesso alla presenza del nostro amato Signore.”

Ahmad quindi parla del suo incontro col Báb e ne descrive la maestà, la dignità e la bellezza mentre conversava con alcuni teologi di Káshán. Immediatamente dopo, il numero di credenti di Káshán aumentò ed iniziarono le persecuzioni. Ahmad continua la sua storia:

“ Un giorno un gruppo di facinorosi attaccò i credenti e prese tutti i nostri averi rompendo anche porte e finestre. Io mi nascosi ell’abbaino della casa e vi rimasi per quaranta giorni. Gli amici mi portavano segretamente cibo e acqua. Dato che era divenuto difficile vivere in Káshán decisi di recarmi a Baghdád. Erano circa cinque anni che Bahá’u’lláh risiedeva in città. Per via incontrai un altro viandante ed ambedue dichiarammo che la nostra mèta era Karbilá, Tutti e due durante il viaggio ci comportammo da Musulmani pregando secondo i riti islamici. Al nostro arrivo a Baghdád mi diressi verso la casa di Bahá’u’lláh e mi accorsi che il mio compagna andava nella stessa direzione e capii subito che anche egli era un Bábí, insieme avevamo dissimulato la nostra Fede.

Dopo essere stati ammessi in casa di Bahá’u’lláh giunsi in Sua presenza Si girò verso di me ed esclamò: “ Che uomo! Diviene Bábí e poi corre a rifugiarsi nell’abbaino!

Io rimasi in Baghdád per sei anni e lavorai come tessitore; durante questo periodo la mia anima venne munificamente nutrita dalla gloriosa presenza ed ebbi il grande privilegio di vivere nell’appartamento esterno della Sua casa benedetta.

Un giorno portarono la notizia della morte di Siyyid Ismá’íl di Zavárih.* Bahá’u’lláh disse: ‘Nessuno l’ha ucciso. Al di là di miriadi veli di luce, Noi gli abbiamo mostrato un barlume della Nostra gloria; non ha potuto sopportarlo, così si è sacrificato.’ ** Alcuni di noi ci recammo sulla riva del fiume e trovammo il corpo di Siyyid Ismá’íl di Zavárih; si era tagliato la gola con un rasoio che teneva ancora in mano. Rimuovemmo il corpo e lo seppellimmo.

Io comunque, mi scaldavo al sole della Sua presenza finché non venne notificato il decreto del Sultano per la partenza di Bahá’u’lláh per Costantinopoli. Trentun giorni dopo il Naw Rúz, la Bellezza Benedetta Si recò nel Giardino di Najíb Páshá . In quel giorno il fiume straripò e si dovettero aprire le chiuse per alleggerire la situazione. Il nono giorno la piena diminuì e la famiglia di Bahá’u’lláh lasciò la casa di Baghdád per recarsi al Giardino. Subito dopo averlo attraversato, il fiume tornò ad ingrossarsi e dovettero riaprire le chiuse. Nel dodicesimo giorno Bahá’u’lláh partì per Costantinopoli . Alcuni credenti Lo accompagnarono, altri, compreso questo servo, dovettero rimanere a Baghdád. Al momento della Sua partenza eravamo tutti nel Giardino; quelli destinati a rimanere in piedi ad un lato, la Sua Benedetta Persona si avvicinò a noi e ci rivolse parole di consolazione. Disse ch’era meglio che rimanessimo indietro ed aggiunse che aveva concesso ad alcuni di accompagnarLo principalmente per impedir loro di creare guai e conflitti.

Uno degli amici con voce piena di emozione e profonda tristezza recitò la seguente poesia di Sa‘dí :

‘ Lasciaci versar lacrime quali nubi scroscianti in primavera anche le pietre gemono quando gli amati si separano.’

Bahá’u’lláh rispose: ‘queste parole sono veramente destinate a questo giorno.

Queste poche storie di Bahá’u’lláh che Ahmad ha lasciato ai posteri, insieme al breve resoconto della propria vita, costituiscono la maggior parte della cronistoria verbale da lui fatta. Non ha descritto dettagliatamente la straordinaria impressione avuta nell’incontrare il Báb e Bahá’u’lláh, ne ha parlato in merito a quei sei anni gloriosi vissuti in stretta prossimità di Bahá’u’lláh; ma sappiamo che ben pochi compagni di Bahá’u’lláh a Baghdád acquisirono la fede e la percezione spirituale di Ahmad. Egli venne vivificato dalla potenza della Rivelazione di Bahá’u’lláh ed ebbe la capacità ed il merito di acquisire da Lui un tale magnetismo e una tale radiosità spirituale che dominarono il suo intero essere per tutta la sua lunga vita.

Di lui Hájí Muhammad-Táhir-i-Málmírí scrive:

“ Ahmad rimase a Baghdád per alcuni anni e giunse alla presenza di Bahá’u’lláh e divenne il ricettacolo della Sua munificenza e dei Suoi favori. Una volta mi disse che aveva scorto la Bellezza celata della Perfezione Benedetta.* Diceva la verità perché egli ricevette una Tavola scritta a mano da Bahá’u’lláh che testimoniava come Ahmad avesse fissato lo sguardo sulla Sua intima Bellezza.”

Dopo la partenza di Bahá’u’lláh per Costantinopoli, Ahmad rimase a Baghdád dove servì la Fede con grande devozione. Nel cuore, però, anelava giungere di nuovo in presenza del suo Signore. Dopo un certo periodo non sopportò più a lungo la lontananza così partì per Adrianopoli. Quando giunse a Costantinopoli, Bahá’u’lláh gli mandò una Tavola oggi universalmente conosciuta come la Tavola di Ahmad. Leggendola, Ahmad seppe cosa ci si aspettava da lui. Sottomettendo la propria volontà a quella di Bahá’u’lláh, invece di proseguire il viaggio per Adrianopoli ed incontrare il suo Signore, tornò in Persia con il solo intento d’ insegnare e diffondere in seno alla comunità Bábí il Messaggio di Bahá’u’lláh.

Seguendo l’esempio di Muníb e di Nabíl-i-A’zam che Bahá’u’lláh aveva inviato ad insegnare la Sua Causa, Ahmad viaggiò in lungo ed in largo per la Persia e dette la lieta novella della venuta di “Colui Che Dio renderà manifesto” a moltissimi Bábí. Grazie alla sua dedizione moltissimi riconobbero lo stadio di Bahá’u’lláh e ne divennero ardenti seguaci. La comunità Bábí in quel periodo era in tale stato di prostrazione e perversità che a volte i Bábí erano ostili verso gli insegnanti Bahá’í. Raccontando la sua storia Ahmad riporta uno di questi incidenti accaduto nel Khurásán. Dice:

“Lasciai Tihrán per il Khurásán e parlai a molti dell’avvento di ‘Colui Che Dio renderà manifesto’. Giunsi a Furúgh (nella Provincia del Khurásán) vestito da derviscio e parlai di ‘Colui Che Dio renderà manifesto’ a Mullá Mírzá Muhammad e ai suoi fratelli. Nel corso della nostra discussione divennero aggressivi e mi assalirono ferocemente; durante la disputa che ne seguì mi ruppero un dente.

Quando la lotta finì e gli animi si calmarono ripresi la conversazione dicendo che il Báb aveva specificamente detto che ‘Colui Che Dio renderà manifesto’ sarebbe apparso con il nome di Bahá. Promisero di accettare la rivendicazione di Bahá’u’lláh se fossi stato in grado di provare la mia affermazione. Gli chiesi che mi portassero gli scritti del Báb, Essi aprirono una breccia nel muro e presero tutti gli scritti che vi erano nascosti per paura dei nemici. Appena ne aprii uno trovammo il passo che indicava che ‘Colui Che Dio renderà manifesto’ avrebbe portato il nome di Bahá. Felici abbracciarono la Fede, io li lasciai e partii per un’altra città.”

È interessante notare che questi fratelli di Furúgh divennero eminenti Bahá’í, specialmente Mírzá Mahmúd-i-Furúghí, figlio di Mullá Mírzá Muhammad che possedeva un’anima eroica, era la personificazione della fede, del coraggio ed un’infaticabile difensore del Patto di Bahá’u’lláh.

A proposito di Ahmad e dei suoi ultimi giorni Hají Muhammad-Táhir-i-Málmírí ha scritto quanto segue:

“ Per qualche tempo Ahmad visse e lavorò a Kháshán. La Tavola di Ahmad (Araba) scritta a mano dalla Bellezza Benedetta fu rivelata in suo onore ed egli usava portarla con sé. Sua moglie morì a Kháshán e sua figlia * era sposata ad un uomo che aveva l’incarico di Saqqá-Bashí [ fornitore di acqua ] alla corte di Násiri’d-Dín Sháh in Tihrán subito dopo si trasferì a Shiráz e poi a Nayríz dove riprese moglie e visse in quella zone per circa vent’anni. Trascorse anche un periodo di tempo a Sarvistán {nella provincia di Fárs}. Era un uomo semplice e fidato.

La ragione per cui venne a Munj fu perché voleva andare a Tihrán. Sua figlia… aveva ripetutamente scritto a Áqáy-i-Bashír-i-Iláhí, richiedendogli di far si che il suo vecchio padre si recasse a Tihrán perché voleva vederlo ancora una volta. Ma Ahmad non era propenso ad andare. Quando arrivò a Munj, aveva novantasei anni ma era vigoroso e in ottima salute. Trascorreva la maggior parte del tempo a leggere gli Scritti Sacri particolarmente la sua Tavola che recitava spessissimo. Visse per quattro anni a Munj finché l’Afnán non provvide a farlo partire per Tihrán affidandolo ad un servo fedele Rimase a Tihrán per qualche tempo e visitò anche Qazvín.”

La Tavola di Ahmad è dotata di un potere speciale e per questo i fedeli la recitano nei momenti di difficoltà e di pericolo. Sebbene breve, contiene tutte le verità della Causa di Bahá’u’lláh e può essere considerata la carta che espone i requisiti di fede e di servizio dell’individuo.

In essa Bahá’u’lláh si riferisce a Sé Stesso come all’ ‘Usignolo del Paradiso’, ‘La Grandiosa Beltà’ e ‘l’Albero della Vita’ e proclama il Suo augusto stadio a coloro che hanno cuore puro; annuncia l’avvento del Giorno di Dio e chiaramente indica che chi è giunto in Sua presenza è giunto alla presenza di Dio.

Nel passo di apertura della Tavola Bahá’u’lláh annunzia l’eccelsa natura della Sua Rivelazione. I termini da Lui usati sono tali da non lasciar dubbi ai seguaci del Báb poiché Egli era indubbiamente ‘Colui Che Dio renderà manifesto’, il Promesso del Bayán. Inoltre rende chiaro che soltanto coloro che sono sinceri e distaccati da tutto possono avvicinarsi alla Sua corte di santità.

Il fatto che Bahá’u’lláh, in questa ed in molte altre Tavole, sottolinea la sincerità come requisito per il riconoscimento dl Suo stadio è in sé una prova dell’autenticità del Suo Messaggio. Alla presenza di Dio non v’è posto per l’ipocrisia e la falsità: nello stesso modo in cui la luce disperde le tenebre, il potere della verità rigetta la menzogna.

Tuttavia, per la Sua misericordia, Dio mostra indulgenza per dare ai fedeli l’opportunità di correggere il loro modo di agire. Per anni Bahá’u’lláh tollerò la compagnia di alcuni uomini insinceri e perfidi con tale magnanimità e grazia che tutti loro si sentivano tranquilli in Sua presenza. Hájí Mírzá Haydar-‘Alí, nel suo commovente libro di memorie, il Bidjatu’s-Sudúr { La Delizia dei Cuori } ha riportato ciò che Bahá’u’lláh disse ad ‘Akká su questo argomento:

… Egli {Bahá’u’lláh } quindi disse: ‘ Se le persone avessero occhi per vedere , non avrebbero confuso i segni di Dio con quelli d’altri.

Osservando la sconveniente condotta di alcuni di coloro che Mi stanno intorno sarebbero in grado di rendersi ampiamente conto della loria, maestà, grandezza, potere ed ascendente di Dio, il Sufficiente, il Rifugio del Peccatore, il Per donatore, il Misericordioso, Colui Che è paziente ed indulgente. Ascoltiamo bugie, ma le nascondiamo e stiamo in silenzio. Allora i bugiardi pensano che abbiamo creduto alle loro parole e che sono riusciti , in Nostra presenza, il dibattito.

In una Tavola ad un certo Muhammd-‘Alí, Bahá’u’lláh rivela quanto segue:

…Giuro per la beltà del Beneamato ! Questa è la Misericordia che ha cinto l’intera creazione, il Giorno in cui la grazia di Dio ha permeato e pervaso tutte le cose. Le acque vive della Mia Misericordia , O ‘Alí, fluiscono rapide ed il Mio cuore si fonde per il calore della Mia tenerezza e del Mio amore. Mai ho potuto rassegnarMi alle afflizioni riversatisi sui Miei amati o a qualsiasi pena abbia potuto oscurare la gioia dei loro cuori.

Ogni qualvolta il Mio nome’il Misericordiosissimo’ veniva informato che uno dei Miei amati aveva sussurrato una parola contraria al Mio desiderio, si riparava , pervaso d’angoscia e sconsolato, nella sua dimora, e ogni qual volta il Mio nome ‘l’Occultatore’ scopriva che uno dei Miei seguaci aveva inflitto vergogna o umiliazione al suo vicino, anch’esso si riparava afflitto e sconsolato nei suoi ritiri di gloria e lì piangeva con strazianti lamenti. E ogni qual volta il Mio nome il ‘Sempre Perdonatore’ s’accorgeva che qualcuno dei Miei amici aveva commesso qualche trasgressione, nella sua immensa angoscia gridava e, sopraffatto dall’afflizione, cadeva nella polvere e veniva portato via, da una compagnia d’invisibili angeli alla sua dimora nei regni superni.

Giuro su Me stesso , il Verace, O ‘Alí ! Il fuoco che ha infiammato il cuore di Bahá è più ardente del fuoco che avvampa nel tuo cuore ed il Suo lamento più forte del tuo lamento. Tutte le volte in cui si fece cenno ad un peccato commesso da uno di loro alla Corte della Sua Presenza, l’Antica Bellezza fu così piena di vergogna da desiderare di celare la gloria del SDuo sembiante agli occhi di tutti gli uomini poiché Egli ha, in ogni tempo, fissato lo sguardo sulla loro fedeltà ed osservato i requisiti essenziali di essa.

In un’altra Tavola Egli spiega che grazie al Suo attributo ‘l’Occultatore’ aveva nascosto le colpe ed i difetti di molti uomini falsi i quali, di conseguenza,

avevano pensato che la Manifestazione di Dio ignorasse le loro sataniche azioni. Questi uomini non si rendevano conto che attraverso la conoscenza di Dio Bahá’u’lláh era pienamente consapevole delle loro iniquità, ma che l’occhio di Dio occultatore dei peccati non palesava le loro perfidie. Solo quando tramavano contro la Causa di Dio li bandiva dalla Sua presenza e li scacciava dalla ‘gente di Bahá.’ Per esempio, così Bahá’u’lláh trattò Siyyid Muhammad-i-Isfahání o Hájí Mírzá Ahmad-i-Káshání e parecchi altri che per anni erano stati con Lui e la loro insincerità era così evidente che perfino i più fedeli compagni di Bahá’u’lláh l’avevano notato. Egli, infine, bandì queste anime infedeli che subito si associarono a Mírzá Yahyá nei loro complotti.

Vi furono altri che rimasero nella Fede per molti decenni sebbene fosse per molti evidenti che erano corrotti e colpevoli. Famosi fra questi Jamál-i-Burújirdí a cui Bahá’u’lláh aveva dato il titolo di Ismu’lláhu’l-Jamál {Il Nome di Dio, Jamál } e Siyyid Mihdíy-i-Dahají chiamato Ismu’lláhu’l-Mihdí { Il Nome di Dio, Mihdí }. Permolti anni questi uomini falsi ed ambiziosi furono eminenti insegnanti della Fedee la loro fama si sparse in tutta la comunità benché la loro ipocrisia fosse ben nota a coloro che gli vivevano accanto. Bahá’u’lláh celò le loro colpe rivelò per ciascuno di loro molte Tavole, li esortò alla fidatezza ed alla nobiltà e con pazienza e magnanimità chiuse gli occhi sulle loro imperfezioni. Tuttavia, li ammonì per alcune loro azioni dannose per la Fede.

Per esempio, una volta due insigni credenti , uno dei quali fu in seguito nominato da Bahá’u’lláh Mano della Sua Causa, dovevano recarsi nella provincia del Khurásán per incontrare alcuni credenti ed insegnare la Causa . Jamál-i-Burújirdí s’ingelosì moltissimo di questi due uomini, segretamente avvertì gli amici di star lontano da loro descrivendoli in termini volgari come profeti di disgrazia . Ciò provocò l’ira di Bahá’u’lláh. IL velo dell’occultamento che per anni aveva protetto Jamál nella speranza del suo pentimento , venne lacerato. L’occhio di Dio che copre il peccato aveva vegliato su di lui con amorevole gentilezza per così lungo tempo, venne distolto. In una Tavola Bahá’u’lláh condanna con sdegno le azioni di Jamál e lo redarguisce severamente per la sua condotta. Jamál comunque, superò questo colpo che distrusse per un po’ la sua reputazione ed il suo prestigio fra gli amici ; ma era maestro d’ipocrisia e, ben presto, manovrò per recuperare nella comunità la sua posizione di famoso insegnante della Fede.

Dopo l’ascensione di Bahá’u’lláh , Jamál e Siyyid Mihdí violarono il Patto e si ribellarono ad ‘Abdu’l-Bahá. Loro ed i loro sostenitori, tentarono con ogni mezzo di causare scissioni nella Fede ma furono totalmente confusi dal poter5e del Patto e presto perirono.

Nella Tavola di Ahmad Bahá’u’lláh rende un toccante omaggio al Báb ed afferma che Egli era il Re dei Messaggeri. Questa affermazione, che costituisce un caposaldo nel credo dei credenti di Bahá’u’lláh ebbe a quel tempo un significato speciale per gli insegnamenti Bahá’í poiché la loro missione principale era di insegnare la Causa di Bahá’u’lláh ai membri della comunità Bábí.

Coloro che si sono opposti ed hanno negato la Manifestazione di Dio hanno fatto sempre ricorso all’uso delle due armi del debole, la persecuzione e la divulgazione di notizie false. Certamente alcuni Bábí che avevano rifiutato la Causa di Bahá’u’lláh usarono la seconda arma, divulgando false accuse e sostenendo che i Bábí non avevano alcun rispetto per il Báb. Tale assurda affermazione aveva lo scopo di avvelenare la mente dei semplici di cuore. Bahá’u’lláh in questa Tavola , ed in molte altre che furono rivelate in questo periodo esalta lo stadio del Báb, indica il Bayán come Libro Primigenio ed ingiunge a tutti di ubbidire alle sue leggi ed ordinanze. Molte di queste, peraltro, furono in seguito abrogate quando Bahá’u’lláh formulò le leggi e le ordinanze della Sua Fede nel Kitáb-i-Aqdas { Il Libro Più Santo } che divenne il Libro Madre di questa Dispensazione.

Uno dei passi più illuminanti della Tavola di Ahmad è il seguente:

‘ O genti, se negate questi versi per quale prova avete creduto in Dio? Esibitela o accolta di simulatori. Anzi, per Colui nelle cui mani è l’animamia essi non sono né saranno mai in grado di far questo quand’anche convenissero di aiutarsi a vicenda.’10

In questa provocante affermazione Bahá’u’lláh che una delle più grandi prove del Suo stadio divino è la Sua Parola . Nei Suoi Scritti sostiene che la prima testimonianza che sancisce la verità della Manifestazione di Dio è il Suo ‘Essere.’ Spesso si dice che la prova dell’esistenza del sole è il sole stesso. Queste sono le parole di Bahá’u’lláh rivelate nella Lawh-i-Ashraf:

Dì: La prima e principale testimonianza che afferma la Sua verità è il Suo stesso Essere. Dopo questa testimonianza viene la Sua Rivelazione. Per gli incapaci di riconoscere l’una e l’altra Egli ha stabilito quale prova della Sua realtà e della Sua verità le parole che ha rivelato. Questa è, invero, una dimostrazione della Sua tenera misericordia verso gli uomini.

I discepoli di Bahá’u’lláh dotati di cuore puro che avevano l’inestimabile privilegio di essere in Sua presenza, erano simili a coloro che avevano visto il sole con i propri occhi. Erano stati testimoni della gloria della Rivelazione e non avevano bisogno di prove. Le argomentazioni, le controversie ed i dubbi aleggiano sempre in quei luoghi dove alberga l’oscurità.

Oggi, tuttavia, per riconoscere lo stadio di Bahá’u’lláh, dobbiamo rivolgerci alle Sue Parole poiché la Parola della Manifestazione è dotata di forze spirituali al di là della percezione umana. Nessun essere umano, per quanto colto e neanche l’intera razza umana messa insieme, potrebbe mai sperare di creare la potenza spirituale che viene liberata dalla Parola di Dio. Infatti, una delle differenza fra la Parola di Dio e quella dell’uomo è che la prima deriva il suo potere dai mondi di Dio, è creativa e penetra profondamente nel cuore degli uomini mentre la seconda appartiene al mondo della creazione. È limitata e basilarmente impotente. La parola dell’uomo non ha influenza duratura sulla società e meno che non derivi il suo potere dagli insegnamenti di Dio.

La storia ha ampiamente dimostrato il potere della Parola delle Manifestazioni di Dio. Mosè, agli occhi del Faraone, appariva povero ed indifeso, ma la Sua Parola ebbe tale influenza da sconfiggere le forze della tirannia e trasformare i figli d’Israele dallo stato di schiavi a quello di sovrani. Cristo venne condannato per aver proclamato un nuovo Messaggio. Le autorità civili ed ecclesiastiche, in collaborazione, Lo crocifissero per distruggere la Sua Causa, eppure, la Sua Parola, potente e creativa, penetrò nel mondo occidentale, cambiò il cuore a milioni di uomini spezzò lo stendardo dell’Impero Romano e al suo posto eresse una nuova civiltà. Nello stesso modo Muhammad, spesso incompreso nel mondo occidentale, rivelava la Parola di Dio come riportata nel Qur’án. I Suoi insegnamenti e le Sue Parole modellarono la condotta di una nazione multirazziale per

secoli ed ora, dopo migliaia di anni, l’influenza di esse e i segni della Sua sovranità sono distinguibili tra le comunità Musulmane.

Le enunciazioni del Báb e di Bahá’u’lláh costituiscono la Parola di Dio per quest’èra. L’effetto delle loro Parole è stato così potente che migliaia di uomini e donne sono andati al martirio per donare la loro vita e poter promulgare i Loro insegnamenti.

Il Vecchio Testamento , il Nuovo Testamento, il Qur’án, le Scritture Bábí e Bahá’í, sono stati tutti per molti milioni di persone, fonte di guida, ispirazione e vita spirituale. Nessun altro libro, per quanto esaltante il suo tema – e ve ne sono milioni – ha avuto sulla mente e sull’anima degli uomini, un’influenza paragonabile a questi libri divini.

Un attento studio della Fede di Bahá’u’lláh dimostrerà che la potenza e l’efficacia delle Sue parole sono senza precedenti negli annali del genere umano. Possiamo già assistere al potere creativo delle parole di Bahá’u’lláh nella società presente. Per citare un solo esempio: Bahá’u’lláh scrisse nel Kitáb-i-Aqdas solo poche righe per ingiungere ai Suoi seguaci di istruire in ogni città una Casa di Giustizia* {attualmente conosciuta come Assemblea Spirituale }. Questa ingiunzione, scritta più di cent’anni fa da un prigioniero di ‘Akká, esercitò tale influenza sui cuori che migliaia di uomini e donne di tutti gli strati sociali, di ogni colore ed origine, lasciarono le loro case e si sparsero per il mondo, pionieri nei più inospitali avamposti del globo e soffrirono molte avversità e difficoltà, sacrificarono le loro sostanze ed elargirono le proprie risorse per poter erigere queste istituzioni; e continueranno a portare avanti questo comandamento fino a che ogni località di questo pianeta non abbia la sua Casa di Giustizia. Tale è il creativo potere della Parola di Dio emanata da Bahá’u’lláh ! Lo stesso è vero per ogni altro comandamento scaturito dalla Penna Suprema.**

Indirizzandosi ad un Arabo non credente, la Voce di Dio proclama nel Qur’án:

E se avete dei dubbi su ciò che abbiamo rivelato al Nostro Servo producete una Sura simile a quella e chiamate i vostri testimoni, altri che Dio, se siete uomini di verità.

Quando furono rivelati questi versi , alcuni dotti non credenti composero dei versi e li pubblicarono dicendo che erano più eloquenti delle parole di Muhammad. Ma non si resero conto che i loro versi non potevano influenzare una sola anima, mentre il Qur’án rivoluzionò la vita di milioni d’uomini sparsi nel mondo e, nel suo tempo, creò una grande civiltà che abbracciò moltissime nazioni.

Queste parole di Bahá’u’lláh nella Tavola di Ahmad: ‘Esibitela, O accolta di simulatori! ‘ fanno eco alle parole del Qur’án, ma con una maggiore sfida: ‘Anzi, per Colui nelle Cui mani è l’anima mia, essi non sono né saranno mai in grado di far questo, quand’anche convenissero di aiutarsi a vicenda .’13

Un’altra prova della Manifestazione di Dio è il modo in cui influenzano la società. Questo è un fenomeno unico e nessun uomo può mai sperare d’uguagliarlo. Consideriamo il modo ed i mezzi con cui un essere umano può divenire una guida e formarsi un seguito personale. La storia ce ne mostra molti. Per esempio, un capo dispotico può contare sul suo potere per asservire milioni di uomini al suo dominio e la gente gli si radunerà intorno fino a quando dura il suo potere ma, una volta finito questo, l’intero sistema cade ed i suoi seguaci si disperdono. Nello stesso modo un uomo ricco ed opulento che desidera elargire le sue sostanze alla gente può emergere come capo fino a quando le sue elargizioni sono disponibili molti gli staranno intorno. Una persona conosciuta e di prestigio sociale può trovarsi ad essere il centro d’attrazione per alcuni ammiratori. Un uomo di grande determinazione, appellando psi alla natura bassa degli uomini o eccitando i loro sentimenti può riuscire a fomentare un’insurrezione o una rivoluzione in cui egli sia il punto focale. Un’altra categoria degna di menzione è quella del capo religioso che guida insegnando nella sua congregazione ciò che già si crede. Dovesse mai deciderei insegnare qualcosa di nuovo e persistere nel farlo sarebbe quasi costretto al licenziamento dal suo incarico.

In tutti questi esempi il capo per aver successo nei suoi piani ed influenzare il popolo, deve fare assegnamento su qualche agente terreno. L’agente potrebbe essere: potere, ricchezza, prestigio sociale o politico, autorità religiosa o molti altri. Alla Manifestazione di Dio, però, queste forze materiali mancano.

Prendiamo l’esempio di Cristo quando apparve e manifestò la Sua Causa tra i Giudei non aveva poteri o ricchezze terrene con cui poter influenzare i Suoi seguaci; e, a causa delle circostanze della Sua nascita, non aveva alcun rango sociale nella comunità; non promuoveva la Sua Causa appellandosi ai bassi istinto dell’uomo , né era un capo religioso che predicava la religione ufficiale del tempo, al contrario, insegnava una nuova Fede. Durante i tre anni del Suo ministero fu perseguitato e alla fine crocifisso. Eppure v’era nella Sua Causa un potere misterioso che penetrava nel cuore di molta gente che

diveniva Suo seguace. E persino dopo lo scadere di quasi duemila anni milioni di persone ancora si rivolgono a Lui con devozione ed amore. Ciò dimostra il potere dello Spirito Santo e mostra la differenza fra le imprese umane e la Rivelazione divina.

Nello stesso modo, solo grazie al potere di Dio, la Causa di Bahá’u’lláh sta diffondendosi ed affermandosi nel mondo. E tuttavia, poiché è la Suprema Manifestazione di Dio è investita di un potere superiore a tutte le Rivelazioni del passato* sebbene il Suo Autore abbia passato quarant’anni del Suo ministero in esilio, sottoposto alle più crudeli condizioni e per quanto le forze di due dispotici sovrani facessero lega contro di Lui, ciononostante nel corso del Suo ministero non è mai ricorso all’assistenza di nessuno per la divulgazione della Sua Fede né ha tentato di affermarla con compromessi, espedienti o mezzi materiali. Con una mansuetudine che è caratteristica di tutte le Manifestazioni di Dio, Si sottomise ai nemici e sopportò con rassegnazione e pazienza i torti inflittiGli. Malgrado l’aspra opposizione, la proclamazione del Suo Messaggio dalla Sua cella giunse comunque alle orecchie dei più potenti governanti di quel periodo. Durante la Sua Vita, la luce della Fede si proiettò a tredici nazioni dei continenti Asiatici ed Africani. Quella luce è ora diffusa sull’intero globo terrestre. I Suoi insegnamenti sono divenuti lo Spirito dell’ Èra e le istituzioni del Suo Ordine Mondiale , destinati ad instaurare l’unità della razza umana sul pianeta, stanno sorgendo in tutto il mondo.

Tutte queste conquiste che preannunciano il futuro trionfo della Causa di Bahá’u’lláh e, nella pienezza dei tempi, la sua affermazione quale religione che abbraccia tutto il genere umano, si stanno realizzando grazie al potere di Bahá’u’lláh che nasce da Dio, mentre le forze di questo mondo lavorano contro di Lui.

Ogni religione ha un periodo di validità durante il quale esercita una grande influenza sul genere umano e genera sviluppo materiale e spirituale specialmente per coloro che l’abbracciano. La Parola del Fondatore della religione influenza il cuore della gente ed i Suoi insegnamenti possono essere messi in pratica. Ma quando appare una nuova Manifestazione di Dio, la precedente religione diviene inefficace, la sua influenza declina e diminuisce la sua forza creativa. Il suo messaggio non muove più i cuori ed i suoi insegnamenti cessano di essere pratici. Poiché Dio ha conferito alla nuova Rivelazione la validità, l’ispirazione e l’influenza ch4 condurrà l’umanità ad un punto più lontano del suo sviluppo. I seguenti versi del Qur’án, indicano chiaramente che per ogni religione vi è un tempo per nascere ed un tempo per morire:

E ogni nazione ha un termine assegnato e quando questo terminegiunge, nemmen d’un’ora possono rimandarlo, né anticiparlo d’un’ora.

In questo giorno il potere di Dio e la Sua possente Rivelazione animano la Causa di Bahá’u’lláh dotandola di uno spirito che vivifica il mondo e che, senza aiuto di agenti terreni, diffonde la sua luce sull’intera superficie di questo pianeta e getta le fondamenta di un ordine universale per l’avanzamento e la spiritualizzazione dell’intera razza umana. Nella Tavola di Ahmad Bahá’u’lláh rivela:

“… in verità chi si allontana da questa Beltà si è anche allontanato dai Messaggeri del passato e mostra orgoglio verso Dio da tutta l’eternità a tutta l’eternità…”

Questa affermazione ratifica una delle verità fondamentali della Fede di Dio, che la Rivelazione divina è progressiva e che l’ultima Manifestazione di Dio include nella Sua Rivelazione l’essenza di tutte le Rivelazioni del Passato. Come l’essere umano che racchiude in sé ad ogni stadio della sua vita, quelle qualità ed attributi che aveva acquisito in precedenza.

Con la potenza e l’ispirazione delle Sue Parole, Bahá’u’lláh ha infuso in Ahmad uno straordinario potere di fede e di distacco, gli conferì la capacità e la forza di divenire una ‘vampa di fuoco’ per i suoi nemici ed un ‘fiume di vita eterna’ per i Suoi amati. L’acqua ed il fuoco hanno caratteristiche differenti: l’acqua dona la vita, abilitando le cose a crescere mentre il fuoco consuma le cose periture, crea calore ed incandescenza nei materiali solidi. L’amore di Bahá’u’lláh una volta insediato,nel cuore del credente ha bisogno d’essere innaffiato e nutrito. D’altra parte i peccati d’odio e d’animosità che sono stati impressi nel cuore dei nemici hanno bisogno d’essere consumati dal fuoco dell’amore di Dio così che i sinceri possono acquisire la radiosità ed il calore della Fede. Ahmad ed altri insigni insegnanti della Fede, viaggiavano attraverso tutta la nazione adempiendo a questa funzione: entusiasmavano i credenti, sollevavano il loro spirito e ne vivificavano le anime con le acque di vita della Causa di Dio . Ai nemici della Causa invece apparivano come ‘vampe di fuoco.’

Bahá’u’lláh ha fatto simili esortazioni in altri Scritti. Per esempio: in unaTavola a Umm-i-‘Attár, {Madre di ‘Attár }, le consiglia di non unirsi a coloro che hanno negato la Sua Causa e sono insorti contro di Lui ma che, semmai li avesse incontrati, doveva apparire come ‘fuoco di Dio’ così che potessero sentire il calore del suo amore per il suo Signore. In un’altra Tavola esorta un credente a bruciare con il fuoco della Parola di Dio il cuore di coloro che Lo aveva negato e che si erano allontanata dalla Sua Causa.

Affermazioni come queste non sono da prendere alla lettera, Bahá’u’lláh non ha mai insegnato ai Suoi seguaci ad agire in modo aggressivo verso gli altri ma, nella Causa di Dio vi è un potere invisibile ed un dinamismo spirituale che rimuove ogni ostacolo sul suo sentiero ed infrange le forze dei suoi nemici. Alcuni discepoli di Bahá’u’lláh erano investiti di tale potere. La loro lingua era come una lama affilata che faceva a pezzi il cuore pieno d’animosità verso la Bellezza Benedetta e con la potenza ed il fuoco delle loro parole queste anime eroiche bruciavano i veli del pregiudizio e dell’odio e sopraffacevano le forze degli infedeli sorte per sovvertire l’edificio della Causa di Dio .

In una Tavola rivelata per Hájí Mírzá Ahmad di Káshán** , Bahá’u’lláh esorta i suoi servi con queste parole:

Siate ardenti come il fuoco si che possiate bruciare i veli dell’ignavia ed infiammare con le energie vivificatrici dell’amore di Dio il cuore gelido e traviato. Siate leggeri e liberi come la brezza affinché possiate ottenere l’ingresso nei recessi della Mia Corte, nel Mio inviolabile Santuario .

Fede in Dio e saldezza sul Suo sentiero sono termini relkativi. La forza di un debole è considerata debolezza daun uomo forte. Per un santo l’amore e la devozione di un insincero verso Dio altro non sono che profanità, per cui la misura della fede varia da individuo ad individuo. Bahá’u’lláh, nella Sua Tavola, ha intimato ad Ahmad di pervenire ai più alto livelli di fede. Le Sue esortazioni servivano ad elevarlo, insieme ad altri, alle più alte vette della saldezza e del coraggio. È difficile immaginare che Dio possa richiedere un grado di sicurezza e di fede più elevato di quello richiesto da Bahá’u’lláh con queste parole:

E sii tu così saldo nell’amor Mio che il tuo cuore mai non vacilli, anche se le spade dei nemici faccian piovere colpi su di te e tutti i cieli e la terra insorgono contro di te.

Queste parole di Bahá’u’lláh possono ben servire quale criterio da cui l’individuo può determinare se ha recitato questa Tavola con ‘assoluta sincerità’. Il segno della capacità è che il credente si eleva a tali altezze di fede e di saldezza che il suo cuore non vacilla neanche se si trova ad affrontare il martirio per mano dei nemici. Il fatto che Bahá’u’lláh abbia stabilito questa eccelsa misura di fede è, in sé, prova che molti sorgeranno e lo conseguiranno perché le Sue parole sono creative e nell’attimo in cui Egli le pronunciava instillava un nuovo spirito di coraggio nel cuore di chi Lo aveva veramente riconosciuto.

Non solo Ahmad venne dotato del potere della Fede, ma molti altri raggiunsero le più alte vette della certezza e dell’eroismo. Quelle anime bandirono completamente dai loro cuori ogni traccia di trepidazione e dubbio, rimasero saldi come montagne nella Causa di Dio ed affrontarono l’esecuzione senza paura.

Per citare un esempio, lasciateci parlare di alcuni eventi che portarono al martirio di uno dei più insigni seguaci di Bahá’u’lláh, Hájí ‘Abdu’l-Majíd-i-Níshápúrí che divenne personificazione di fede e distacco. Era il padre di ‘qá Buzurg, denominato Badí, che a diciassette anni giunse in presenza di Bahá’u’lláh nei baraccamenti di ‘Akká, consegnò la Tavola di Bahá’u’lláh indirizzata a Násiri’d-Dín Sháh e di conseguenza fu messo a morte dai suoi uomini.

Hájí ‘Abdu’l-Majíd a cui Bahá’u’lláh si rivolgeva chiamandolo Abá Badí’ { Padre di Badí } , abbracciò la Fede durante il ministero del Báb e faceva parte di quel primo gruppo di credenti della provincia del Khurásán a cui Mullá Husayn-i-Bushrú’í* aveva insegnato la Fede. Prese parte ai combattimenti di Shaykh Tabarsí e fu uno dei superstiti di della sanguinosa rivolta.

Sulla strada per la fortezza Abá Badí’, ch’era un uomo facoltoso, fu anche il primo ad ubbidire all’esortazione che Mullá Husayn rivolgeva ai suoi compagni di disfarsi dei loro averi terreni lasciandosi alle spalle tutto eccetto le spade ed i cavalli. Getto lungo il bordo della strada un sacchetto pieno di turchesi valutati una fortuna. Quando gli giunse la notizia della Dichiarazione di Bahá’u’lláh, Abá Badí gioì nell’apprendere il suo stadio e con profonda devozione trascorse i suoi giorni a servire la Sua Causa . Nel 1876, in età avanzata, desiderava essere ammesso alla presenza di Bahá’u’lláh perciò partì alla volta di ‘Akká dove si scaldò al Sole della Sua gloria. Ha lasciato alla posterità il seguente racconto di uno dei suoi memorabili incontri con Bahá’u’lláh:

“ Un giorno ebbi l’onore di essere in presenza della Bellezza Benedetta mentre parlava di Badí che lo aveva incontrato e aveva portato la Sua Tavola benedetta a Tihrán {a Násiri’d-Dín Sháh } e si era conquistato la corono del martirio. Mentr’ Egli parlava, le lacrime mi scorrevano abbondanti dagli occhi inumidendomi la barba. Bahá’u’lláh mi si rivolse dicendo: ‘Abá Badí ! Una persona che ha già speso tre quarti della sua vita deve offrire il resto sul sentiero di Dio. . . . ‘ Domandai:

‘È possibile che la mia barba bagnata ora di lacrime un giorno sia tinta di cremisi del mio sangue? ‘ La Bellezza Benedetta rispose. ‘A Dio piacendo…

Abá Badí ritornò nella sua terra natia del Khurásán , il cuore ardente del fuoco dell’amore di Bahá’u’lláh e l’anima splendente per la luce della Sua gloria, usava presenziare alle riunioni degli amici in Mashhad e li entusiasmava e li incoraggiava ad essere saldi nella Causa di Dio e leggeva loro i passi del Kitáb-i-Aqdas la cui prima copia aveva portato dal Khurásán. Uno degli argomenti di cui spesso discuteva dell’allora imminente adempimento della profezia di Bahá’u’lláh riguardante la caduta del Sultano ‘Abdu’l-‘Azíz menzionato nella Tavola ai Ra’is e Fu’ád.** {Ai Re e ai Governanti }. Trascorreva molto tempo a trascrivere le Tavole di Bahá’u’lláh .

L’entusiasmo con cui Abá Badí insegnava la Fede fece subito insorgere l’animosità dei nemici della Causa. Primi suo fratello e sua sorella che denunciarono la sua attività ad un certo mujtahid Shaykh Muhammad Taqíy-i-Bujnúrdí. Lo informarono che il loro fratello, da molti anni Bábí, era stato uno dei discepoli di Mullá Husayn, aveva combattuto a Shaykh Tabarsí e che suo figlio era stato messo a morte per ordine dello Sháh. Gli rivelarono tutte le sue attività compresa la sua recente visita a Bahá’u’lláh ed il suo aperto insegnamento della Fede Bahá’í.

Il mujtahid si allarmò per quelle informazioni ed inviò due dei suoi uomini ad interrogare Abá Badí che, apertamente, parlò con loro del suo credo e proclamò il Messaggio di Bahá’u’lláh . Questa aperta confessione di Fede stava a significare che non

vi era alcuna difficoltà per emettere la sua condanna di morte. Ciò accadde nel 1877, un anno dopo aver incontrato Bahá’u’lláh ad ‘Akká . Aveva allora ottantacinque anni.

Mentre le macchinazioni del clero e del popolo iniziavano a dare i loro frutti, un’implacabile nemico della Causa Shaykh Muhammad-Báqír di Isfahán , stigmatizzato da Bahá’u’lláh come “il Lupo” arrivò in Manshhad e giuocò un ruolo preponderante in questo crimine odioso. Dapprima ordinò che Abá Badí si presentasse a lui, ma vedendo che egli non prestava la minima attenzione ai suoi ordini, si alleò con il summenzionato Shaykh Muhammad Taqí e con un certo Shaykh ‘Abdu’r-Rahím, il più importante teologo del Khurásán. Questi tre mujtahid inviarono una petizione al Principe Muhammad-Táqí Mírzá, il Rukni’d-Dawlih , fratello dello Sháh e governatore del Khurásán, chiedendo l’esecuzione di Abá Badí. Il principe era di indole buona e molto riluttante a nuocere ai Bahá’í; ma non poteva resistere all’ enorme pressione che il clero esercitava. Emise l’ordine d’arrestare Abá Badí che venne preso in custodia. Ma il Rukni’d-Dawlih, non volendo far del male al prigioniero, non dette seguito alla questione. I teologi si spazientirono e presentarono le loro rimostranze a Násiri’d-Dín Sháh.

Il re diede ordine che la vittima fosse liberata solo se avesse negato fedeltà alla nuova Fede.

Dopo di ciò, Shaykh Muhammad-Báqír continuò a far pressione sul principe per l’esecuzione. Si recò a casa del Governatore e discusse con lui i suoi piani diabolici che consistevano nel legare Abá Badí e farlo morire lasciandolo cadere da un areostato, novità portata da poco a Mashhad. Mentre le discussioni procedevano, un tragico evento scosse la casa del Principe, la sua figlioletta, alla quale era molto legato, cadde in uno stagno e annegò. Il Principe, affranto dal dolore lasciò la riunione e il piano di Shaykh Muhammad-Báqír dovette essere abbandonato. La moglie del Principe era convinta che la tragica

morte della figlia fosse una punizione di Dio perla prigionia inflitta al vecchio Abá Badí e rimproverò aspramente il marito. L’unica cosa che egli poté fare fu d’ordinare il trasferimento di Abá Badí in un’altra prigione i cui ufficiale in servizio erano amichevoli verso i Bahá’í .

Shaykh Muhammad-Báqír, che non poteva tollerare oltre l’atteggiamento passivo e la tattica ritardatrice del Principe inviò, allo Sháh, un altro reclamo. Per la seconda volta il monarca ordinò al Principe di rilasciare il prigioniero se questi avesse abiurato in caso contrario, doveva agire nei suoi confronti secondo la legge religiosa. Il Principe, che era molto ansioso di salvare Abá Badí dall’esecuzione, inviò due uomini insigni per parlare con lui ed indurlo a ritrattare la sua fede. Uno era Mírzá Sa’íd Khán, ex Ministro degli Affari Esteri,* l’altro il Principe Abdu’l-Hasan Mírzá, il Shaykhu’r-Ra’ís** che era un seguace di Bahá’u’lláh. Questi due uomini lo pregarono a nome del Governatore affinché, per proteggersi, dichiarasse di non dovere fedeltà alla Causa. Solo così il Governatore sarebbe stato in grado di difendere il suo caso e salvargli la vita. Gli spiegarono che non vi era altro modo perché il Governatore aveva le mani legate e non poteva fare niente altro per cambiare la situazione.

Abá Badí rimase fermo e risoluto, non poteva barattare la sua fede per questo mondo transitorio. L’amore di Bahá’u’lláh lo aveva tanto galvanizzato che non vi era alcun timore nel suo cuore. Disse loro di riferire al Rukni’d-Dawlih che non poteva né ripudiare né dissimulare la propria Fede e, se necessario, era pronto a dare la vita. Il Governatore non si arrese e perseverò nei suoi piani per indurre Abá Badí ad abiurare. Si dice che, in differenti periodi, inviò circa dodici uomini tutti scelti tra dignitari della Provincia di Khurásán persuaderlo a cambiare il suo atteggiamento, fallirono tutti. Uno di loro riferì che invece di prestare attenzione alle esortazioni del Rukni’d-Dawlih, Abá Badí era impegnato ad insegnargli la Fede di Bahá’u’lláh. Così si giunse alla fine. Il Principe non aveva altra scelta

che assecondare i desideri del clero e, di conseguenza, emise l’ordine per l’esecuzione di Abá Badí.

Il giorno prima del suo martirio Abá Badí chiese ad una certa Khadíjih Khánum, una credente che era solita fargli visita tutti i giorni in prigione e che era il tramite fra lui ed i credenti, di non ritornare poiché sapeva che l’indomani sarebbe stato il suo ultimo giorno su questa terra: aveva sognato che gli portavano un cavallo per condurlo via; lo montò ma quando giunse Maydán-i-Arg { una piazza pubblica di Mashhad } cadde da cavallo. Disse a Khadíjih Khánum, che quella piazza sarebbe statala scena del suo martirio.

Il giorno seguente, il secondino informò segretamente i credenti che l’ora fatale era giunta e che l’esecuzione avrebbe avuto luogo quel giorno. Gli amici , addolorati, si riunirono nella Casa di Bábíyyih* per pregare e attendere notizie. Nello stesso tempo un certo numero di funzionari governativi , i carnefici, ed una grande folla si era radunata fuori dalla prigione . Poco dopo la vecchia, maestosa figura di Abá Badí ne uscì, il viso radioso, la barba bianca gli davano un aspetto dignitoso mentre le pesanti catene intorno al suo collo fragile ne facevano l’autentico ritratto della mansuetudine e della rassegnazione. Tra lo scherno e gli insulti di una folla ostile, fu condotto alla corte del Governatore. Durante il percorso osservava gli spettatorie raggiante di gioia , recitava questi due versi di un celebre poema Persiano:

… Al compiacimento di Dio noi siamo rassegnati; un leone in catene, non prova vergogna.

La corda del mio Amato è stratta intorno al mio collo; ed Egli mi conduce dove il Suo volere decreta.

Nel governatorato comparve davanti a tre persone: il Governatore, il summenzionato Mírzá Sa‘íd Khán e Shaykh Muhammad- Baqír. Quest’ultimo gli si rivolse dicendo: ‘Non abbiamo dubbi sul fatto che sei Bahá’í ma, se non lo sei, devi ora esecrare e denunciare i Fondatori di questa Fede.’ Abá Badí rifiutò di farlo, allora klo Shaykh gli chiese: ‘Cos’era che non andava nell’Islám da farti diventare un Bahá’í ? ’ Abá Badí parlò del credo dei seguaci di Bahá’u’lláh e concluse: la realtà e l’essenza dell’Islám sono in questa Fede. Allora il Governatore esortò Abá Badí d’attenersi agli ordini dello Shaykh ma egli ripeté il suo rifiuto. Lo Shaykh insisté che se non avesse pronunciato parole di esecrazione contro Bahá’u’lláh doveva essere messo a morte. Mírzá Sa’íd, che in precedenza aveva intervistato Abá Badí in prigione fu turbato dall’atteggiamento e sostenne che non trovava nelle affermazioni del prigioniero nulla che lo indicasse come infedele e blasfemo da meritare la morte. Lo Shaykh indignato da questa osservazione dichiarò a Mírzá Sa’íd Khán che non avrebbe potuto sperare di assicurare la libertà al prigioniero con quelle parole e assestare così un colpo alla Fede dell’Islám . Rivolgendosi poi al Governatore, ratificò il suo verdetto di morte e ordinò ai suoi uomini di condurlo via.

Abá Badí venne condotto dai carnefici nel Maydán-i-Arg dove una gran folla si era radunata per vederlo morire. Uno degli amici si fece largo finché non gli giunse vicino e lo implorò di ritrattare all’ultimo momento dicendogli che ciò gli avrebbe salvato la vita e non avrebbe arrecato alcun danno alla Fede. Abá Badí rispose recitando questa poesia persiana:

Appresta la tua trappola per un altro uccello; Questa è la fenice ed suoi alti nidi.

Il Governatore, molto riluttante a versare il sangue di un uomo pio e innocente, sperava che la feroce scena dell’esecuzione potesse spaventare Abá Badí ed indurlo a ritrattare. Proprio nel momento in cui l’esecuzione stava per aver luogo un messo speciale del Governatore giunse sulla scena e per l’ultima volta lo implorò invano di salvarsi la vita, ma Abá Badí era la personificazione della saldezza nella Causa di Dio né il clamore della folla né gli insulti e le persecuzioni, né la spaventevole visione del boia che gli stava accanto con il pugnale in mano furono in grado di distoglierlo dal sentiero di Dio. Molto probabilmente, al culmine della sua prova, la sua anima comunicando con Bahá’u’lláh anelando di prendere il volo per i reami dello spirito. I suoi pensieri dovevano essersi rivolti su quelle ore memorabili che aveva trascorso con il suo Signore ad ‘Akká e sul martirio a diciassette anni del suo amato figlio. L’Orgoglio dei Martiri della Fede* circondato da migliaia di persone imbevute di pregiudizio e odio che gli lanciavano ingiurie ed anatemi, questo grande eroe, questo vecchio uomo di Dio bruciava del fuoco della Fede e della certezza. Si ergeva sereno e calmo, imperturbato dalla ferocia e dalla brutalità dei suoi persecutori.

Alla fine, l’ufficiale di servizio dette il segnale ed il boia , vestito di rosso, fece un passo avanti: tolse ad Abá Badí copricapo, lo scialle e il mantello, gli offrì una ciotola d’acqua, lo girò in direzione della Qiblih dell’Islám e con un poderoso colpo di pugnale lo aprì dalla vita alla gola. La sua testa, esposta al pubblico, fu posta su una lastra di marmo ed il suo corpo fu trascinato attraverso i bazaar finché venne abbandonato all’obitorio.

Molti bricconi si fermarono vicino alla salma per impedire alla sua famiglia di avvicinarsi. Sua figlia inconsolabile, {sorella di Badí } , con il bimbo rigato di lacrime e il suo bimbo in braccio, stette ore con suo marito ad una certa distanza per poter vedere i resti malconci del suo illustre padre. Ma la folla continuava a lanciare loro sassi e fu obbligata a lasciare il luogo troppo straziante per poter essere descritto. I credenti , che assistevano agli avvenimenti con grande ansietà, fecero un piano per recuperare i resti di Abá Badí. Poiché il suo corpo era all’obitorio di fronte alla Moschea Sunnita, era naturale solo per un sunnita rimuoverlo, così, un Bahá’í vestito alla foggia Kurda e accompagnato da altri manovrò per prendere il corpo, portarlo fuori dalla porta della cittadina e seppellirlo nel cuore della notte in un cimitero in disuso.

Così terminò la vita di un uomo che , fino alla fine, rimase saldo e inamovibile come una montagna nella Causa del suo Signore e che, con il proprio sangue, testimoniò la sua verità. Egli dimostrò ampiamente il potere di Bahá’u’lláh che, con una sola parola aveva creato una nuova razza d’uomini, ed aveva istillato in loro una tale fede ch’essi divennero la personificazione di queste parole:

“E sii tu così saldo nell’amor Mio che il tuo cuore mai non vacilli, anche se le spade dei nemici facciano piovere colpi su di te e tutti i cieli e la terra insorgono contro di te.”

D.D.

 

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Il Patto di Dio con Gli Uomini Rinnovato Ogni 1000 Anni circa…

Ξ Marzo 10th, 2008 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Una Fede Comune, Documenti e Testi Sacri religione bahai |

di Agnese Boerio. 

Il prof. Bausani nella precedente lezione ha chiarito il concetto Bahá’í di religione, spiegando che tutte le religioni sono state inviate agli uomini dalla stessa Fonte Celeste per cui ne ricaviamo il principio della relatività e della progressività dell’insegnamento religioso. “Sappiate per certo” - spiega a questo proposito Bahá’u’lláh – “che in ogni dispensazioni la luce della Rivelazione Divina è stata elargita agli uomini in proporzione diretta della loro capacità spirituale.” Ogni Rivelazione Divina ha per obiettivo la Manifestazione destinata a succederle . “E, quest’ultima, senza differire da tutte le Rivelazioni precedenti, prepara la via per la Rivelazione che dovrà seguire. Il corso del sorgere e del tramontare del Sole di Verità continuerà così indefinitamente, un corso che non ha avuto principio e non avrà fine.”

Il Più Grande Nome (foto: Marco Abrar) La parola Dispensazioni.- secondo il Vocabolario del Fanfani significa: “Le disposizioni, la volontà, i provvedimenti riferendosi a Dio , nonché l’ordinamento dei consigli eterni, al fine proposto della redenzione dell’uomo mediante l’incarnazione del Verbo.” Noi Bahá’í siamo d’accordo

Sappiamo – secondo i Testi Sacri Cristiani – che la creazione non ha principio, e che, dopo aver creato il cielo e la terra, e la luce e gli alberi, e gli animali, Dio creò l’uomo – ossia la SPECIE UMANA – a sua immagine e somiglianza. Nella forma li fece maschio e femmina, ma la somiglianza con Lui è spirituale, e l’uomo spirituale è oltre la forma. Egli è somigliante a Dio per i suoi attributi, che è chiamato a manifestare nel distacco dalle cose del mondo, prendendo cura di tutte le cose del mondo per vivificarle.

L’uomo spirituale, messo allo stato di seme in quel giardino dell’Eden di cui ci parla la Genesi, doveva svilupparsi, crescere e passare attraverso le diverse fasi della fanciullezza e dell’adolescenza, fino allo stato attuale, in cui ha iniziato la sua maturità, ma è appena sorta l’alba del giorno della sua maturità, e l’uomo crescerà… fino a raggiungere l’alto stadio che Dio gli ha destinato. E per guidare queste creature così deboli, così facilmente attratte dalle cose vane del mondo e la cui intima vita spirituale è eternamente in pericolo, Dio stesso ha delegato in ogni epoca un Suo rappresentante – Specchio perfetto – manifestante i Suoi attributi (da qui il nome di Manifestazioni di Dio che viene loro dato ), con il compito di portarci le promesse da parte di Dio stesso, promesse condizionate all’esecuzione – da parte nostra – di alcuni obblighi : ubbidienza alle Sue leggi, fede in Lui, pentimento degli errori.

E questo è : IL PATTO DI DIO CON GLI UOMINI : un ordinamento divino destinato a governare le relazioni tra gli uomini e Dio, contenente la promessa della benedizione di Dio, legata all’esecuzione delle condizioni da Lui stabilite; condizioni che via via mutano nel tempo con il succedersi delle varie dispensazioni.

Secondo gli Scritti Sacri Bahá’í - [Il Patto e l’Amministrazione Bahá’í, pag. 8] “ Da tempo immemorabile Dio ha pattuito con il Suo popolo che Egli non lo avrebbe lasciato solo; ma che gli avrebbe inviato Maestri e Profeti, guide infallibili per assisterlo ed aiutarlo, per condurlo alla vera conoscenza e per mostrargli il sentiero che conduce vicino a Lui. Questo è il GRANDE PATTO, l’antico Patto di Dio, per mezzo della quale Dio ha infallibilmente elargito il Suo Potere rigeneratore, che ha ricreato tutte le cose e che ha educato l’uomo mettendolo in grado di edificare una civiltà in continuo progresso. Ogni Manifestazione ha sempre, a sua volta, predetto il Profeta o il Maestro che le sarebbe succeduto. Il filo aureo del Patto passa attraverso le Dispensazioni religiose del passato e le collega. “Il Vecchio Testamento significa l’Antico Patto; il Nuovo Testamento significa: il Nuovo Patto.”

Il primo profeta menzionato nella Bibbia è ADAMO. [Genesi – II, 15/17]. Il Signore Iddio prese dunque l’uomo e lo pose nel Giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse e dette all’uomo quest’ordine: “Tu puoi mangiare liberamente di ogni albero del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché se tu ne mangerai, di certo morrai.” L’albero del bene e del male sta a significare il mondo umano, poiché il mondo spirituale e divino è pura bontà e luminosità e il mondo umano luce e oscurità; bene e male esistono come condizioni opposte. Al tempo di Adamo l’uomo non aveva la razionalità sviluppata per comprendere ciò che era bene e ciò che era male; se avesse tentato di farlo sarebbe morto (nel senso spirituale, naturalmente – ossia sarebbe uscito da quel mondo spirituale tutto luce per precipitare nelle tenebre dell’errore). Egli avrebbe dovuto semplicemente ubbidire.

Aggiungerò, a maggior chiarimento, che gli uomini già esistevano al tempo di Adamo; basta leggere il capitolo IV della Genesi per rendersene conto. Adamo – Profeta di Dio ed iniziatore del ciclo Adamico – ha dato la spinta creativa che l’umanità del suo tempo poteva sopportare : così come ha fatto in seguito ogni Manifestazione di Dio che gli è succeduta, portando ogni volta una nuova creazione. Ma l’uomo disubbidì ai comandamenti inviati da Dio tramite Adamo, non osservò il Patto che Dio aveva fatto con Lui, e fu cacciato dal Giardino dell’Eden.

Le terrazze del Centro Mondiale Bahá'í (foto: Marco Abrar)

È scritto nella Genesi ancora: [VI] “Gli uomini frattanto si erano moltiplicati sulla faccia della terra… il Signore, vedendo che la malvagità degli uomini era grande sulla terra… disse: “Sterminerò dalla faccia della terra l’uomo da me formato… ” Ma NOÈ altro Profeta di Dio “trovò grazia agli occhi del Signore” che gli disse: [Genesi VI 17/18 ]: “Ed ecco Io farò venire il diluvio di acque sulla terra, per distruggere ogni carne che ha alito vitale sotto il cielo: tutto ciò che è sulla terra morrà! Ma io stabilirò con te la mia.

Alleanza: tu entrerai nell’Arca; tu e i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli con te… ” [ Genesi IX ] : “Poi Iddio così parlò a Noè e ai suoi figli: Ecco, Io stabilirò il mio patto con voi e i vostri discendenti che verranno dopo di voi… Questo sarà il segno del patto che Io faccio tra me e voi..! Io pongo il mio arco nelle nubi e servirà di segno del patto fra me e la terra. Quando accumulerò delle nubi sopra la terra e si vedrà l’arcobaleno nelle nubi, allora mi ricorderò del patto fra me e voi…”

Si dice che l’Arca sia sepolta in terra d’Armenia ; ma noi dobbiamo intendere il significato spirituale. Solo nell’Arca degli ordinamenti mandatici da Dio sta la nostra salvezza spirituale; e già fin d’allora ci viene simbolicamente spiegato che l’inviato di Dio giungerà ogni volta sulle nubi dell’ignoranza umana, così come l’arcobaleno sulle nuvole del cielo (non ci ha detto così anche Gesù ?).

L’umanità rinnovata da Noè si corrompe ancora ed adora molti déi. Ed un giorno, in Mesopotamia, in mezzo ad un popolo politeista, che professava la Religione di Nimrod e che adorava feticci, ecco sorgere ABRAMO, altro Profeta di Dio. Egli insorse contro le credenze della sua nazione e del suo popolo e della sua stessa famiglia, negando tutte le loro déità ed insegnando che vi è un Dio unico che dobbiamo amare ed ubbidire. Contrastato da tutti fu costretto a lasciare il suo paese, e si recò a Canaan in Terra Santa. Dice la Bibbia che attraverso di Lui, Dio rinnovò il suo Patto. Infatti nella Genesi ancora leggiamo [XVII, 1/9]: “Abramo aveva 99 anni quando gli apparve il Signore e gli disse: Io sono l’Iddio Onnipotente , cammina alla mia presenza e sii perfetto. Stabilirò il mio Patto fra me e te, e ti moltiplicherò in modo stragrande.”

Abramo si prostrò fino a terra e Iddio continuò dicendo: “Sono Io! Ecco il mio patto con te: ‘tu diventerai padre di una moltitudine di popoli; non ti chiamerai più Abramo; ma il tuo nome sarà Abrahamo, perché io ti costituisco padre di una moltitudine di popoli, Ti farò moltiplicare in modo stragrande, ti farò diventare molte genti e dei re usciranno da te. Stabilisco il mio patto fra me e te e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione, come patto perpetuo, per essere tuo Dio e dei tuoi discendenti dopo di te…”

La parola ‘popoli ’ è tradotta dall’originale OMÁT che, letteralmente, significa “RELIGIONE”. Quindi potremmo leggere: “Tu diventerai padre di una moltitudine di religioni.” Infatti Abramo ebbe dalla moglie Sara: Isacco, da cui procede la stirpe di Davide da cui nascerà Gesù; e dalla serva Hagar ebbe Ismaele da cui discenderà Muhammad ed il Báb (precursore di Bahá’u’lláh); e da Ketura [I Cronache – I 32/33] - che sposerà dopo la morte di Sara – discenderà Bahá’u’lláh (che significa ‘Gloria di Dio’). Fondatore della Fede Bahá’í.

E poiché Bahá’u’lláh è apparso 165 anni fà, portandoci il Messaggio di Dio per la guida dell’umanità dell’intero pianeta, ecco che con Lui dovrebbe essersi adempiuto le parole della Genesi [ XXII, 17/18 ]: “…Io ricolmerò di benedizioni e moltiplicherò tanto la tua progenie , che sarà come le stelle del cielo e la rena che è sul lido del mare , e la tua stirpe possederà la città dei suoi nemici. E tutte le genti della terra saranno benedette

Dopo questa analisi della Bibbia leggiamo le parole di ‘Abdu’l-Bahá, figlio di Bahá’u’lláh e interprete dei Suoi Scritti, da Lui designato [Il Patto e l’Amministrazione Bahá’í pag. 10/11]. “I profeti divini sono congiunti in perfetto stato d’amore. Ognuno di Essi ha dato la lieta novella della venuta del suo successore, ed ogni successore ha sanzionato Colui che lo aveva preceduto. Erano nella più grande unità, ma i loro seguaci sono in discordia. Il Santissimo Abramo, la pace sia con Lui, stabilì un patto riguardante il santissimo Noé e diede la lieta novella della Sua venuta. Haifa - Mausoleo Baha'i (foto: Marco Abrar)Il santissimo Mosé stabilì un patto riguardante il Promesso, cioè il Santissimo Cristo ed annunciò la nuova novella della Sua manifestazione al mondo. Il Santissimo Cristo stabilì un patto riguardante il Parácleto* e diede notizia della Sua venuta. Il Santissimo Profeta Muhammad stabilì un patto riguardante il Santissimo Báb, e il Báb era il promesso di Muhammad, poiché Muhammad diede la novella della sua venuta. Il Báb stabilì un patto riguardante la Bellezza Bendetta (Bahá’u’lláh) e diede la lieta novella della Sua venuta, poiché la Bellezza Benedetta era il promesso del Santissimo Báb.” E Bahá’u’lláh ha annunciato il prossimo Profeta quando saranno passati appieno 1000 anni.

Vogliamo controllare ancora sulla Bibbia? Abbiamo visto che l’insegnamento di Abramo fu quello di un Dio unico da rispettare da amare da ubbidire; ma gli uomini non comprendendone l’importanza, ricadevano sempre negli stessi errori. Leggiamo dalle Cronache [I, XVI, 14/16] che Davide esclama nel suo Cantico: “…Egli, il Signore, è il nostro Dio… Ricordatevi in eterno della sua alleanza, della parola con cui s’è impegnato per sempre, del suo patto giurato ad Abramo, della promessa rinnovata ad Isacco. A Giacobbe lo confermò come legge ad Israele lo die quale patto perpetuo…”

Ma Israele ancora peccò, e troviamo il suo popolo schiavo in Egitto: la sua schiavitù fisica è simbolo della sua schiavitù spirituale. MOSÈ, Profeta di Dio, che lo trae fuori dall’Egitto con nessun altro potere che quello conferitogli da Dio contro la grande potenza del Faraone, ci indica chiaramente come solo nella totale ubbidienza alle parole di Dio possiamo trovare la salvezza e affrancarci dalla schiavitù alle cose del mondo. Perché si purificasse, Mosè trascinò il suo popolo nel deserto per 40 anni, in un percorso che avrebbe potuto superare in 40 giorni. Nell’ Esodo è scritto: [XIX 3/5]

“Poi Mosè salì a Dio, e il Signore lo chiamò dalla vetta del monte dicendo: ‘ Così dirai alla casa di Giacobbe e dichiarerai ai figli d’ Israele: ‘Voi stessi avete veduto quanto ho fatto agli Egiziani e che vi ho portati come su ali di aquila e vi ho condotti a me. Or dunque, se voi ascolterete la mia voce e osserverete il mio patto, voi sarete mia speciale proprietà fra tutti i popoli…’ “

Leggiamo dal Deuteronomio [XI, 15/16] queste parole di Mosè: “Io dunque discesi dal monte, che divampava e tenevo nelle mie mani le due tavole del patto. Guardai, ed ecco, voi avevate peccato contro il Signore, Iddio vostro: vi eravate fuso un vitello di metallo: così presto avevate abbandonata la via che il Signore vi aveva comandato.” Mosé sarà molto severo con il suo popolo, ma gli dà poi una chiara promessa [Deut. XVIII, 13/15 ]: “Tu devi appartenere senza riserve al Signore, Iddio tuo… Egli… susciterà un profeta come me dall’intimo tuo, di mezzo ai tuoi fratelli: questo dovrete ascoltare.”

E prosegue: [ibid XVIII, 17/19]: “E il Signore mi disse: …Io susciterò loro un profeta come te, di mezzo ai loro fratelli e metterò le mie parole sulla sua bocca ed egli annunzierà loro tutto quello che gli avrò comandato. Se uno non ascolterà le parole che egli dirà in nome mio, io stesso gliene domanderà conto.”

E quando Gesù, il promesso di Mosé venne, Egli, rivolgendosi agli Ebrei che non Lo riconoscono nel Vangelo di Giovanni [V, 45/47] dice: “Non pensate che sia io colui che vi accuserà davanti al Padre; vi è già chi v’accusa quel Mosè stesso in cui sperate. Perché se credete a Mosè a me pure credereste; di me, infatti, egli ha scritto. Se dunque non credete a quel che egli ha scritto, come crederete alle mie parole ?”

A questo punto mi sembra interessante riportare il parallelo che Gesù stesso fa tra il giudizio che Mosè – apparso 1350 anni prima – sta operando al momento in cui Lui si manifesta, ed il giudizio che Gesù stesso farà circa 2000 anni dopo, al momento del suo ritorno [J.XII, 47/48] “Se uno ascolta le mie parole e non le osserva , io non lo giudico; non son venuto infatti a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo. Chi disprezza me e non riceve le mie parole , ha chi lo giudica; la parola che io ho annunziata, è quella che lo giudicherà nel giorno estremo.”

Riportandoci al quesito se Gesù fosse il Messia promesso da Mosè, leggiamo negli Atti degli Apostoli le parole che Pietro rivolse agli Ebrei che, non avendo creduto in Lui, ne avevano chiesto la Crocifissione [Atti. III 17/23] “Or dunque, fratelli, io so che avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi… Mosè, infatti, ha detto: Il Signore Dio vostro susciterà di mezzo ai vostri fratelli una profeta simile a me; e voi lo ascolterete in tutto quello che dirà; e chi non ascolterà questo profeta sarà sterminatola popolo”.

Abbiamo dunque visto che, secondo le Sacre Scritture, Gesù era l’inviato di Dio indicato da Mosè. Anche Paolo lo conferma quando ascrive agli Ebrei [II XI, 22/24]: “Ma voi vi siete accostati al Monte di Sion alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste (ossia alla Sua parola), “…a Gesù mediatore della novella alleanza…” Gesù, dunque, fece il nuovo patto; e qual è ?

Particolare del Mausoleo del Báb (foto: Marco Abrar) Leggiamo nel Vangelo di Luca [L. XII, 49] che Gesù dice: “Son venuto a portar fuoco sulla terra, e quando desidererei che fosse già acceso!” – Nel vangelo di Giovanni leggiamo [J. XIII, 34/35]: “Vi do un Comandamento nuovo, che vi amiate a vicenda: amatevi l’un l’altro come io ho amato voi. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni verso gli altri.” Gesù modifica le leggi esteriori di Mosè perché non più cónsone ai tempi nuovi e al nuovo sviluppo spirituale. La legge del sabato e quella del divorzio sono da Lui modificate ed è per questo che Gesù viene condannato dagli uomini che l’anno considerato violatore delle leggi di Mosè e non hanno capito che Egli era venuto a compiere quello che Mosè aveva predetto, ed aveva l’autorità per farlo: “Io sono il Signore del sabato.” Gesù ci dice anche [J. XIV, 18]: ”Non vi lascerò orfani; tornerò a voi.” [J. XVI, 12/13]: “Molte cose avrei ancora da dirvi, ma per

ora non ne siete capaci. Quando invece sarà venuto Lui, lo Spirito di Verità, egli vi guiderà verso tutta la verità…”

Mi pare utile citare qui le parole di Paolo [Lth.IV 15/17] in cui avverte i credenti in Cristo che, prima di loro, altri saranno chiamati (allusione alla venuta di Muhammad, per cui troviamo richiami anche nell’Apocalisse) e che infine, tutti insieme, credenti e non credenti, verranno chiamati incontro al Signore: “Ecco infatti che cosa vi annunziamo sulla parola del Signore: noi, i viventi, i superstiti alla venuta del Signore, non procederemo coloro che sono morti. Poiché il Signore stesso, al segnale dato mediante la voce dell’Arcangelo e la tromba di Dio, discenderà dal Cielo, e per prima cosa risorgeranno i morti in Cristo; poi noi, i viventi, i superstiti, assieme ad essi saremo rapiti sulle nubi per andare ad incontrare il Signore in aria, così saremo per sempre col Signore.”

Muhammad [622 d.C.] insegna che Dio è Dio e Muhammad è il Suo Profeta. Egli cerca di allontanare gli uomini dall’errore perché sovente essi confondono la figura della Manifestazione di Dio con Dio stesso (ed è l’errore che molti Cristiani commettono ancora oggi). Le sue parole sono come una forte squillo di tromba per la preparazione alla venuta del Promesso. Secondo la tradizione, dalla scomparsa del 12° Imam nel pozzo (a. 260 dall’Egira) fino al suo ritorno dovranno passare esattamente 1000 anni; e nell’anno 1260 dell’Egira [1844 d.C] il Báb (Porta) si è rivelato al suo primo discepolo.

Non mi soffermo sulle particolari citazioni e sulle date dell’Antico e del Nuovo Testamento che attestano la venuta del Signore in questa epoca, perché questo argomento sarà trattato in una delle lezioni seguenti. Piuttosto, facciamo un rapido calcolo della durata del ciclo Adamico.

Nella Genesi è detto che Dio creò il cielo e la terra in sei giorni ed il settimo si riposò; poiché il giorno di Dio è di mille anni – come è ripetutamente detto nell’Antico Testamento e confermato da Pietro – il ciclo Adamico avrebbe dovuto durare seimila anni. Infatti, dalla Bibbia ricaviamo che da Adamo a Gesù sono trascorsi circa 4000 anni; e da Gesù al Báb sono passati 1844 anni (i famosi “mille e non più mille” della tradizione) con la venuta di Muhammad nel frattempo [622 d.C] .

Il Báb, nel 1844 chiude il Ciclo Adamico ed è il Punto Primo della nuova creazione; Egli preannunciava Bahá’u’lláh - apparso nel 1863 come prima Manifestazione della Nuova Èra – èra che durerà non meno di 500.000 anni. Bahá’u’lláh stesso ha chiaramente precisato che la prossima Manifestazione di Dio apparirà non prima che siano passati appieno mille anni . Prima di passare alle figure del Báb e di Bahá’u’lláh, che sono le Manifestazioni per l’umanità di oggi, esaminiamo rapidamente come Dio ha guidato fino a questo giorno gli altri popoli del mondo.

In INDIA LA Manifestazione di Dio che rappresenta Brahman, cioè Dio, è KRISHNA.. Al riguardo, mancano dati storici esatti ma lo possiamo collocare almeno due o tremila anni a.C. – Il Libro che contiene il suo insegnamento è la Bhagavad Ghita (Il Canto del Beato). In esso Krishna , rivolgendosi ad Arjuna, Principe dei Pandu, così si esprime [ VI, 6/8 ] : “Molte furon le mie nascite; molte, Arjuna son le tue… Benché increato Io sia e imperituro e signore degli esseri tutti… Io rinasco in virtù di questa natura possente che è innata in me. E tutte le volte che il giusto declina e l’ingiusto risorge, Io Me stesso ricreo: di evo in evo Io rinasco, de’ buoni a difesa de’ tristi a condanna o Bharata (Arjuna) de’ a render più saldo del giusto il trionfo, Arjuna, divino è il rinascere mio e il mio agire…” Egli insegna la rinuncia, il dominio di sé ed il discernimento spirituale per la liberazione del proprio Io interiore. I suoi discepoli attendono il suo ritorno come il decimo Avatar.

Ancora in India abbiamo, nel V secolo a.C , Siddharta Gautama, il Buddha, nato principe della tribù dei Sakyas. Era stato allevato nei più grandi agi e tutte le cose brutte erano state allontanate dalla sua vita poiché un veggente aveva predetto alla sua nascita che quando avesse incontrato un uomo ammalato, un vecchio ed un morto avrebbe abbandonato tutto e si sarebbe ritirato in solitudine. Nonostante tutte le precauzioni ciò avvenne ed egli abbandonò la sua famiglia e si ritirò a meditare sul dolore. Dopo anni di meditazione, ricevette l’illuminazione e fu chiamato Buddha (L’Illuminato) – Nel discorso di Banares Egli dice: “Ecco la verità santa sul dolore: La nascita è dolore; la vecchiaia è dolore, la malattia è dolore, la morte è dolore, l’unione con ciò che non si ama è dolore, la separazione da ciò che si ama è dolore, non soddisfare il proprio desiderio è dolore. Ecco la verità santa sull’origine del dolore: è la sete dell’esistenza. Ecco la verità santa sulla soppressione del dolore: essa si ottiene con l’estinzione di questa sete, per mezzo dell’annientamento completo del desiderio, bandendo il desiderio, rinunciandovi, ribellandosene, non lasciandogli posto. Ecco la verità santa che porta alla soppressione del dolore: è quella via sacra a otto diramazioni che si chiama: Fede pura, Volontà pura, Linguaggio puro, Azione pura, Mezzi di esistenza puri, Applicazione pura, Memoria pura, Meditazione pura. Questa è la verità del dolore.

Mausoleo del Báb Haifa (foto: Marco Abrar) Ad un discepolo che gli chiede se esistono déi, risponde: “Chi ha fatto la domanda sa se ci sono déi.” Esso è un invito a interiorizzarsi, a scendere nel silenzio interiore ed a cercare la risposta in noi stessi e non dagli altri. ‘Abdu’l-Bahá dice di Buddha: : “Il fondatore del Buddhismo era un’anima meravigliosa. Egli stabilì l’unicità di Dio* e modalità e cerimonie ritualistiche errate sorsero e si diffusero finché alla fine, portarono alla mera adorazione di statue e immagini.” [Le Lezioni di San Giovanni d’Acri, pag. 210]

Anche il Buddha, come Cristo 500 anni dopo, lascia intendere che può dire ai suoi discepoli ben poco di ciò che sa, perché non sarebbe loro utile in quel momento. Ai margini di un boschetto che copriva tutta la collina, Buddha strappò alcune fogli e mostrandole ai suoi discepoli chiese: “Ci sono più foglie nella mia mano o in quel boschetto?” I discepoli risposero: “Nel boschetto.” “Ebbene” disse il Buddha – quello è ciò che so e questo è quanto posso dirvi.”

I suoi discepoli attendono il suo ritorno come Maytreja o Buddha della fratellanza umana, basandosi sulle sue stesse parole che riporto: “In quel periodo, fratelli, sorgerà quel Giorno eccelle sui più saggi e i più venerabili uomini di quest’epoca ; e il più umile ed il più ignorante essere di quel periodo, sorpasserà in intelletto i più eruditi e perfetti teologici di questa era. Disperdetevi in lungo ed in largo su questa terra e, con piedi saldi e cuori purificati, preparate la via per la Sua Venuta.”

Il segreto a cui accenna il Báb viene svelato da Bahá’u’lláh che dice: [Spigolature dagli Scritti di B., pag. 16] “ La ora preordinata ai popoli e alle tribù della terra è giunta. Le promesse di Dio inserite nelle Sacre Scritture, si sono tutte compiute. Da Sion è uscita la Legge di Dio e Gerusalemme, e le colline, e la terra che la circondano sono piene della gloria della Sua Rivelazione. Felice l’uomo che medita in cuor suo ciò che è stato rivelato nei Libri di Di…” E prosegue rivolgendosi al Monte Carmelo, a cui Isaia aveva predetto che avrebbe visto la GLORIA DI DIO [ibid, pag. 20]: “Questo è invero il Giorno in cui terra e mare esultano a questo annunzio, il Giorno il quale sono state serbate le cose che Dio, con una munificenza inconcepibile a mente o cuori mortali, ha stabilito di rivelare. Ben presto Dio farà navigare la Sua Arca su te, e paleserà la gente di Bahá di cui si fa cenno nel Libro dei Nomi…”

Ecco il concetto di Arca degli Ordinamenti divini che ritorna! Egli ancora dice [ Preghiere e Meditazioni, pag.260 ] “Questo è il Giorno, mio Signore, che tu annunziasti a tutta l’umanità come il Giorno in cui avresti rivelato Te Stesso e diffuso la Tua radiosità, e brillato luminosamente su tutte le tue creature. Tu hai, inoltre, stabilito un patto con loro nei Tuoi Libri, nelle Tue Scritture, nei Tuoi Rotoli, e nelle Tue Tavole, riguardo a Colui che è la Sorgente Mattutina della Rua Rivelazione….

Casa Universale di Giustizia (foto: Marco Abrar) Egli ci ha lasciato oltre cento testi, di cui il più importante è il ‘KITÁB-I-AQDAS’ Il Libro Santissimo di cui Lui stesso ci dice [Dio Passa nel Mondo, p. 222] “Questo Libro è un cielo che Noi abbiamo adornato con le stelle dei Nostri Comandamenti e delle Nostre Proibizioni. Benedetto l’uomo che lo leggerà e pondererà i versetti inviati in esso da Dio, il Signore della Forza, l’ Onnipotente…

O Uomini! Tenetevi ad esso con la mano della rassegnazione…Per la Mia vita! Esso è stato inviato in un modo che stupisce le menti degli uomini. In verità è la Mia più importante testimonianza verso tutte le genti e la prova del Più Misericordioso per tutti coloro che sono in cielo e sulla terra… Benedetto il palato che ne assapora la dolcezza e l’occhio veggente che riconosce ciò che vi è custodito, ed il cuore dotato di discernimento che comprende le sue allusioni ed i suoi misteri. Nel nome di Dio ! Tale è la maestà di ciò che vi è stato rivelato, e così tremenda la rivelazione delle sue velate allusioni che i lombi dell’eloquio tremano quando ne tentano la descrizione… Il Kitáb-i-Aqdas è stato rivelato in modo tale che esso attrae ed abbraccia tutte le Dispensazioni divinamente decretate. Benedetti coloro che lo esaminano con attenzione! Benedetti coloro che lo comprendono, Benedetti coloro che meditano su di esso! Benedetti coloro che ponderano i suoi significati ! Così vasta è la sua portata, che ha circondato tutti gli uomini ancor prima che lo riconoscessero.

Ben presto il suo sovrano potere, la sua pervadente influenza e la grandezza della sua potenza saranno manifestati sulla terra.

Bahá’u’lláh ci ha portato dunque il PATTO DEL GIORNO DI DIO , la cui promessa è in tutti i [tag]Libri Sacri[/tag ] del passato. Ora sta a noi viverlo e metterlo in azione. Se noi manchiamo oggi, rendiamo vano lo sforzo di tutti i Messaggeri del passato – ma Dio non lo permetterà! Mettendolo in pratica vedremo uniti per la prima volta l’ Oriente e l’Occidente in una unità spirituale, sociale ed economica - vera espressione del Regno di Dio sulla terra.

‘Abdu’l-Bahá ci dice in una Tavola [Il Patto e l’Amministrazione Bahá’í, pag. 7]: “È indubbiamente chiaro che il perno del genere umano non è altro che la potenza del Patto. La Lampada del Patto è la luce del Mondo, e le parole tracciate dalla Penna dell’Altissimo, un Oceano illimitato…. La potenza del Patto è come il calore del sole che ravviva e promuove lo sviluppo di tutte le cose create sulla Terra. La Luce del Patto è similmente educatrice delle menti, degli spiriti, dei cuori e delle anime degli uomini… Oggi il Signore degli Eserciti è il difensore del Patto, le forze del Regno lo proteggono, anime celestiali offrono la loro opera, e angeli celesti lo promulgano e lo difendono. Se si considera ciò con acume, si vedrà che tutte le forze dell’universo, in ultima analisi, servono il Patto.”

Perché questo è l’Eterno Patto di Dio con gli uomini

 

BIBLIOGRAFIA

  • Dio Passa nel Mondo di Shoghi Effendi – Edizione: Casa Editrice Bahá’í – e-mail : ceb@bahai.it
  • Il Libro della Certezza di Bahá’u’lláh – Edizione: come sopra
  • La Dispensazione di Bahá’u’lláh di Shoghi Effendi – Edizioni come sopra
  • Il Patto e l’Amministrazione Bahá’í – Edizioni come copra
  • Spigolature dagli Scritti di Bahá’u’lláh – Edizioni come sopra
  • All Things made New – Edizioni come sopra
  • Le Lezioni di San Giovanni d’Acri – Edizioni come sopra
  • Preghiere e Meditazioni di Bahá’u’lláh – Edizioni come sopra
  • Dawn Breakers – Edizione come sopra
  • La Sacra Bibbia – Edizione Paoline , Roma
  • La Bhagavad Gita - Versione in esametri dal sanscrito di Ida vassalini – Ediz. Latenza, Bari 1943

All Imge: Marco Abrar [Thanks]

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Indici Spirituali di Sviluppo: Considerazioni bahai

Ξ Aprile 19th, 2007 | → 2 commenti | ∇ News Bahaibologna, Circoli di Studio Bahai, Documenti e Testi Sacri religione bahai, La diversità religiosa, Casa Editrice Bahai |

L’ idea di sviluppare indici di crescita è attuale.

Il terreno iniziale è stato preparato in parte da un sempre maggior numero di tentativi di valutare seriamente la spiritualità e i suoi valori che una volta, rappresentavano un tabù in molte delibere delle Nazioni Unite sullo sviluppo, ma che oggi, sono articolati massimi livelli. Gli indici spirituali stabiliscono l’avanzamento della crescita in funzione all’applicazione di principi spirituali.

Questi indici sono basati sui principi universali essenziali allo sviluppo dello spirito umano e quindi  del progresso individuale e collettivo. Queste misure emergono da una visione di sviluppo in cui il progresso materiale veicola quello culturale. Gli indici spirituali aiutano a stabilire, chiarire e individuare priorità, obiettivi politici e programmi. Centrale alla loro Concezione che la natura umana è fondamentalmente spirituale e che i principi spirituali che risuonano nell’animo umano, forniscono enormi motivi e possibilità di sacrificio e di cambiamento.

Quindi i popoli del mondo saranno molto più disposti verso politiche e programmi che emergono dalla formulazione di indici e iniziative basati su concezioni della vita puramente materiali. L’uso di queste valutazioni potrebbe così aiutare a trasformare non solo la visione ma l’attuale percorso pratico dello sviluppo. I componenti di indici spirituali includono la visione di un futuro unito e pacifico, di principi selezionati, cruciali per la realizzazione di tale futuro, la politica delle aree cui questi principi si svolgono e il raggiungimento dei traguardi che tali misure stabiliscono. 

Gli indici sono quantitativamente e qualitativamente misurabili, verificabili ed adattabili in una larga diversità di contesti, senza violare l’integrità dei principi coinvolti.

D.D.

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Preservare le Istituzioni dell’ONU con compiti esecutivi indipendenti

Ξ Novembre 25th, 2006 | → 0 Comments | ∇ Documenti e Testi Sacri religione bahai |

Alcuni degli organismi della famiglia ONU più indipendenti, come l’ UNICEF, l’Organizzazione internazionale della aviazione civile, l’Unione postale universale, l’Unione internazionale dei telegrafi e delle comunicazioni, l’Organizzazione internazionale del lavoro e l’Organizzazione mondiale della Sanità, hanno avuto grande successo in ambiti di interesse internazionale ristretti ma importanti.

In genere, questi organismi hanno già una propria funzione esecutiva. La loro indipendenza dev’ essere preservata e rafforzata nell’ambito dell’esecutivo internazionale (25).

Rafforzare il Tribunale mondiale

In tutti i sistemi di governo deve esistere una funzione giudiziaria forte che moderi i poteri degli altri rami e che enunci, promulghi, protegga e amministri la giustizia. Il desiderio di creare una società giusta è stato fra le forze più importanti della storia (26) - e senza dubbio non si può creare nel mondo una civiltà mondiale durevole che non abbia solide basi nel principio della giustizia.

La giustizia è l’unica forza che possa trasformare l’albeggiante consapevolezza dell’unità del genere umano in una volontà collettiva grazie alla quale le necessarie strutture della vita comunitaria globale possano essere fiduciosamente erette. Un’èra che già vede i popoli del mondo ottenere sempre più facilmente accesso a ogni genere di informazione e a una grande varietà di idee vedrà anche la giustizia affermarsi come principio fondamentale di una proficua organizzazione sociale.

A livello dell’individuo, la giustizia è quella facoltà dell’ anima umana che consente a ogni persona di distinguere il vero dal falso. Agli occhi di Dio, Bahá’u'lláh dichiara, la giustizia è “la più diletta di tutte le cose” perché permette a ognuno di vedere con i propri occhi invece che con quelli degli altri, di conoscere per cognizione propria piuttosto che con quella del vicino o del gruppo.

A livello del gruppo, il rispetto della giustizia è 1′indispensabile bussola nel processo decisionale collettivo, perché essa è l’unico mezzo per conseguire l’unità fra pensiero e azione. Lungi dall’ incoraggiare quello spirito punitivo che spesso in ere passate si è mascherato sotto il suo nome, la giustizia è l’espressione pratica della consapevolezza del fatto che, nel perseguimento del progresso umano, gli interessi dell’individuo e della società sono inestricabilmente legati. Nella misura in cui la giustizia diviene la considerazione fondamentale dell’ interazione umana, viene incoraggiato un clima consultativo che consente che le opzioni siano esaminate spassionatamente e che si possano scegliere idonee linee di condotta. In un siffatto clima le probabilità che le perenni tendenze alla manipolazione e allo spirito di parte possano sviare il processo decisionale sono molto minori.

Tale concetto di giustizia sarà a poco a poco rafforzato dalla constatazione che in un mondo interdipendente, gli interessi dell’individuo e della società sono inestricabilmente intrecciati. In questo contesto, la giustizia è un filo che dev’essere intessuto nell’esame di qualsiasi interazione, nella famiglia, nel quartiere o a livello globale.

 

Definire il ruolo dell’ONU nel contesto dell’emergente ordine internazionale

Ξ Novembre 4th, 2006 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Documenti e Testi Sacri religione bahai |

Segue da: Comprendere il contesto storico 

Le Nazioni Unite sono state il perno del sistema internazionale creato dai vincitori della seconda Guerra mondiale e, nei lunghi decenni del conflitto ideologico fra Oriente e Occidente, hanno svolto il loro compito originario di tribuna di dialogo internazionale. Nel corso degli anni, il loro mandato è stato allargato fino a includere non solo la definizione dei criteri e la promozione dello sviluppo sociale ed economico, ma anche operazioni di pace in più di un continente.

Nello stesso periodo, la realtà politica del mondo ha subito grandi cambiamenti. Al tempo degli inizi dell’ONU, gli stati indipendenti erano più o meno cinquanta. Quel numero è salito fino a 185. Alla fine della seconda Guerra mondiale, i governi erano i principali attori sulla scena globale. Oggi, la crescente influenza della società civile e delle corporazioni multinazionali ha creato un panorama politico più complicato.

Malgrado la crescente complessità della sua missione, l’ONU ha mantenuto più o meno la stessa struttura concepita per un organismo internazionale nuovo circa cinquant’anni fa. Non è sorprendente che la ricorrenza del suo cinquantenario abbia stimolato un nuovo dialogo sulla sua capacità di affrontare le realtà politiche del XXI secolo. Purtroppo, in questo dialogo, le critiche hanno di gran lunga sorpassato gli elogi.

La maggior parte delle critiche mosse contro le Nazioni Unite si fondano sul confronto con grandi organizzazioni del settore privato o su valutazioni relative a esagerate aspettative di fondo. Sebbene alcuni confronti specifici possano servire ad aumentare l’efficienza, un più generalizzato ricorso ad essi è fondamentalmente ingiusto. In molte circostanze le Nazioni Unite sono prive non solo dell’autorità, ma perfino delle risorse necessarie per agire efficacemente. Accusare l’ONU di aver fallito significa di fatto accusare gli stati che ne sono membri.

Giudicate senza tener conto della realtà nella quale operano, le Nazioni Unite sembreranno sempre inefficienti e inefficaci. Ma, viste come uno degli elementi di un più vasto processo di sviluppo dei sistemi dell’ordine internazionale, la chiara luce dell’analisi si allontana dai difetti e dai fallimenti per illuminare vittorie e risultati. Se si assume un atteggiamento mentale evolutivo, le prime esperienze delle Nazioni Unite rappresentano una ricca fonte di apprendimento quanto al loro futuro ruolo nel contesto del regime internazionale.

L’atteggiamento mentale evolutivo implica la capacità di immaginare un’istituzione a lunga scadenza - di intuire la sua capacità intrinseca di sviluppo, di identificare i principi fondamentali che ne governano la crescita, di formulare strategie di grande efficacia da utilizzare per brevi periodi e perfino di prevedere drastiche interruzioni nel suo percorso.

Studiando le Nazioni Unite sotto questa prospettiva vengono in luce importanti possibilità di rafforzamento dell’attuale sistema senza indiscriminate ristrutturazioni delle sue principali istituzioni o radicali riorganizzazioni dei suoi processi essenziali. Di fatto, pensiamo che nessuna proposta di riforma dell’ONU possa avere una grande influenza se le sue raccomandazioni non siano internamente coerenti e non indirizzino l’ONU verso una strada evolutiva progettata che lo porti ad assumere un suo particolare, adeguato ruolo nel futuro ordine internazionale.

Crediamo che l’insieme di raccomandazioni qui descritte rispondano a questi requisiti e che la loro adozione rappresenti un passo misurato ma significativo verso la costruzione di un ordine più giusto (12).

Ridare vita all’Assemblea generale

Tutti i sistemi di governo si fondano sull’autorità della legge e la prima istituzione che promulga leggi è l’assemblea legislativa. Mentre l’autorità delle assemblee legislative locali e nazionali è abitualmente rispettata, le istituzioni legislative regionali e internazionali sono state oggetto di timori e di sospetti.

Inoltre, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite è stata bersaglio di attacchi a causa della sua inefficienza. Sebbene alcune delle accuse che le sono state mosse siano infondate, vi sono almeno due punti deboli che impediscono all’Assemblea generale di avere influenza.

Primo, l’attuale ordinamento attribuisce un’indebita importanza alla sovranità nazionale, creando una curiosa mescolanza di anarchia e conservatorismo. Se le Nazioni Unite dovranno essere riformate, il ramo legislativo e la sua struttura votante dovranno rappresentare con maggior precisione i popoli del mondo e gli stati nazionali (13).

Secondo, le risoluzioni dell’Assemblea generale non sono vincolanti se non sono separatamente ratificate sotto forma di trattato da ciascuno degli stati membri. Se l’attuale sistema, che antepone la sovranità nazionale a ogni altro interesse, deve cedere il passo a un sistema che risponda agli interessi di un’unica umanità interdipendente, le risoluzioni dell’Assemblea generale devono gradualmente assumere - relativamente a un ambito circoscritto di questioni - la forza di leggi con clausole che ne prevedano l’applicazione e le sanzioni.

Questi due punti deboli sono strettamente collegati, perché è improbabile che la maggioranza dei popoli del mondo, sospettosi e timorosi nei confronti di un governo mondiale, si sottomettano a un’istituzione internazionale a meno che essa non sia più genuinamente rappresentativa (14).

Tuttavia, a breve scadenza, sono possibili cinque provvedimenti pratici al fine di rafforzare l’Assemblea generale, di migliorarne la reputazione e di darle un indirizzo a più lungo termine.

AMPLIARE I REQUISITI MINIMI PER ESSERNE MEMBRI

I requisiti minimi di comportamento dei governi verso i sudditi sono stati chiaramente stabiliti nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nei successivi patti internazionali, collettivamente conosciuti come Dichiarazione internazionale dei diritti umani.

Se uno stato membro non si attiene rigorosamente all’impegno di tenere periodiche elezioni a partecipazione universale e a voto segreto, di rispettare la libertà di espressione e altri diritti umani di questo tipo, esso impedisce alla grande maggioranza della sua popolazione di partecipare attivamente e intelligentemente agli affari della sue comunità.

Proponiamo che gli stati membri che violano questi criteri siano perseguiti. Analogamente, le nazioni che chiedono di essere ammesse non devono essere accettate finché non si adeguino apertamente a questi criteri o non facciano sforzi credibili per orientarsi in quella direzione.

NOMINARE UNA COMMISSIONE CHE STUDI CONFINI E FRONTIERE

Le rivendicazioni irredentiste insolute continuano a essere una maggiore ragione di conflitto e di guerra, mettendo così in evidenza l’urgente bisogno di accordi generali sui confini nazionali. Trattati di questo tipo possono essere conclusi solo dopo aver esaminato l’arbitrarietà con cui molti stati nazionali sono stati originariamente definiti e tutte le principali rivendicazioni delle nazioni e dei gruppi etnici.

Invece di delegare queste rivendicazioni al Tribunale mondiale, crediamo che sarebbe meglio istituire una speciale Commissione internazionale che prima faccia un inventario di tutte le rivendicazioni riguardanti i confini internazionali e poi, dopo un attento esame, presenti le sue raccomandazioni per i necessari provvedimenti (15). I risultati potrebbero rappresentare un sistema di precoce identificazione di crescenti tensioni fra gruppi etnici o civili e di valutazione della pericolosità di situazioni che potrebbero essere risolte con tempestive azioni diplomatiche preventive.

Per creare una genuina comunità di nazioni a lungo termine, è necessario risolvere definitivamente tutte le dispute sui confini. Questa ricerca servirebbe allo scopo.

CERCARE NUOVE INTESE FINANZIARIE

Inizialmente prodotto dalla riluttanza di alcuni degli stati membri a versare in tempo le imposte, complicato dalla mancanza dell’autorità di pretendere gli interessi maturati a causa dei ritardi e ulteriormente aggravato dalle inefficienze burocratiche in alcune parti delle sue operazioni, il deficit del budget annuale costringe l’ONU a una mentalità di amministrazione in crisi.

Il pagamento volontario da parte degli stati membri non sarà mai un valido metodo di finanziamento per un’istituzione internazionale. Perché l’apparato delle Nazioni Unite possa funzionare bene, è necessario trovare metodiche efficaci per la produzione del loro reddito. Proponiamo di nominare immediatamente un’Unità operativa di esperti che incominci una rigorosa ricerca di risoluzioni.

Nello studiare le alternative, l’Unità operativa deve tenere presenti alcuni principi fondamentali. Primo, non vi possono essere imposte senza rappresentanza. Secondo, nell’interesse dell’equità e della giustizia, le imposte devono essere progressive. Terzo, non si devono trascurare i meccanismi per incoraggiare le contribuzioni volontarie da parte di individui e comunità (16).

ADOTTARE UNA LINGUA AUSILIARIA UNIVERSALE E UNA SCRITTA COMUNE

Le Nazioni Unite, che attualmente usano sei lingue ufficiali, sarebbero molto avvantaggiate dalla scelta di un’unica lingua esistente o dalla creazione di una nuova da usare come lingua ausiliaria in tutti i luoghi di dibattito. Questo provvedimento è stato da lungo tempo invocato da molti gruppi, dagli esperantisti alla Comunità internazionale bahá’í (17). Oltre a far risparmiare denaro e a semplificare le procedure burocratiche, questa mossa sarebbe di grande aiuto nella promozione dello spirito di unità.

Proponiamo di nominare una Commissione ad alto livello, i cui membri provengano da varie regioni e da campi attinenti, come linguistica, economia, scienze sociali, educazione e comunicazione, che incominci a studiare attentamente la questione della lingua ausiliaria internazionale e dell’adozione di una scrittura comune.

Prevediamo che alla fine il mondo non potrà fare altro che adottare un’unica lingua ausiliaria e un’unica scrittura su cui tutti siano d’accordo, da insegnare in tutte le scuole del mondo oltre alla lingua o alle lingue di ciascun paese. Ciò faciliterebbe la transizione verso una società globale grazie a una migliore comunicazione fra le nazioni, ridurrebbe i costi amministrativi delle società d’affari, dei governi e di altri enti che svolgono imprese globali e favorirebbe in genere più cordiali relazioni fra tutti i membri della famiglia umana (18).

Questa proposta dev’essere interpretata alla lettera. Non prevede in alcun modo la decadenza delle lingue o delle culture oggi viventi.

ESAMINARE LA POSSIBILITÀ DI UN’UNICA VALUTA INTERNAZIONALE

La necessità di promuovere l’adozione di una valuta mondiale come elemento vitale nell’integrazione dell’economia globale è lapalissiana. Fra gli altri benefici, gli economisti ritengono che un’unica valuta frenerebbe le speculazioni improduttive e le imprevedibili oscillazioni del mercato, favorirebbe il livellamento degli introiti e dei prezzi in tutto il mondo e pertanto comporterebbe notevoli risparmi (19).

La possibilità di risparmio non porterà ad alcun provvedimento pratico se non sarà prodotto un sostanzioso corpo di prove che risolva le importanti preoccupazioni e dubbi degli scettici, accompagnato da un credibile piano di attuazione. Proponiamo di nominare una Commissione formata dai più esperti leader politici, accademici e professionisti che incominci immediatamente a esaminare i benefici economici e i costi politici di una valuta unica e a formulare ipotesi per un efficiente metodo di attuazione.

Sviluppo di una funzione esecutiva significativa:

A livello internazionale, l’unica, la più importante funzione esecutiva è l’applicazione di un patto di sicurezza collettiva (20).

La sicurezza collettiva implica un patto che obblighi le nazioni ad agire di concerto contro ogni minaccia verso la collettività. L’efficacia del patto dipende dalla misura in cui i membri si assoggettano al bene collettivo, anche se motivati da un sentimento di interesse egoistico illuminato.

Nelle Nazioni Unite, il ruolo di applicazione è svolto per lo più dal Consiglio di sicurezza, mentre le altre funzioni dell’esecutivo sono condivise dal Segretariato. Entrambi sono limitati nell’esecuzione dei compiti loro affidati. Il Consiglio di sicurezza è limitato nella possibilità di adottare provvedimenti decisivi. Il Segretariato subisce la pressione delle complesse richieste degli stati membri.

Quattro misure pratiche sono possibili a breve scadenza per rafforzare la funzione esecutiva delle Nazioni Unite.

LIMITARE L’ESERCIZIO DEL DIRITTO DI VETO

L’intenzione originale della Carta delle Nazioni Unite nel conferire il diritto di veto ai cinque membri permanenti era di impedire al Consiglio di sicurezza di autorizzare azioni militari contro un membro permanente o di esigere l’uso delle sue forze contro la sua volontà (21). Infatti, a partire dalla Guerra fredda, il diritto di veto è stato ripetutamente esercitato per ragioni di sicurezza regionale o nazionale.

Nella sua proposta di riforma dell’ONU del 1955, la Comunità internazionale bahá’í si pronunciò a favore di una graduale eliminazione dei concetti di “membro permanente” e di “diritto di veto”, via via che si fosse creata una maggiore fiducia nei confronti del Consiglio di sicurezza. Oggi, quarant’anni dopo, riconfermiamo quella posizione. Ma proponiamo anche che, come misura di transizione, siano introdotti provvedimenti intesi a limitare l’esercizio del diritto di veto fino a rispecchiare l’intenzione originale della Carta.

ISTITUZIONALIZZARE SOLUZIONI MILITARI AD HOC

Per sostenere le operazioni di pacificazione delle Nazioni Unite e per dare maggiore credibilità alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza, dev’essere creata una Forza internazionale (22). Se ne devono garantire la lealtà all’ONU e l’indipendenza da considerazioni nazionali. Armata di tutto punto, il comando e il controllo di questa Forza dev’essere affidato al Segretario generale sotto l’autorità del Consiglio di sicurezza. Ma le sue finanze devono essere decise dall’Assemblea generale. Nel costituire questa forza, il Segretario generale deve utilizzare personale competente proveniente da tutte te parti del mondo.

Ben organizzata, questa Forza contribuirebbe a dare un senso di sicurezza che potrebbe incoraggiare misure di disarmo globale, permettendo così l’immediato bando di tutte le armi ad altissimo potenziale distruttivo (23). Inoltre, in armonia col principio della sicurezza collettiva, si arriverebbe a poco a poco a capire che gli stati hanno bisogno di mantenere soltanto gli armamenti necessari alla difesa e al mantenimento dell’ordine interno.

Un passo immediato verso la creazione di questa Forza potrebbe essere quello di istituzionalizzare il presente sistema di soluzioni ad hoc formando nuclei di forze regionali di rapido impiego in momenti di crisi.

APPLICARE LA NOZIONE DI SICUREZZA COLLETTIVA AD ALTRI PROBLEMI DELLA GENTE DEL MONDO

Alcuni pensano che il principio della sicurezza collettiva, originariamente concepito nel contesto di una minaccia di aggressione militare, possa essere ora applicato più estesamente a tutte le minacce che, anche se sembrano di natura locale, sono di fatto il risultato del crollo complessivo dell’attuale ordine globale. Queste minacce includono, pur non essendo limitate a queste, il traffico internazionale della droga, la sicurezza del cibo e la comparsa di nuove pandemie globali (24).

Crediamo che questo tema debba essere incluso nell’ agenda del Summit globale proposto. Ma è improbabile che formulazioni della sicurezza collettiva estese abbiano la precedenza sul caso fondamentale dell’aggressione militare.

…Segue

 

La dichiarazione di Baha’u'llah nel giardino di Ridvan

Ξ Ottobre 30th, 2006 | → 1 Comments | ∇ News Bahaibologna, Documenti e Testi Sacri religione bahai, Bahá'u'lláh |

Nel 1863, Baha’u'llah decise che era tempo d’incominciare a parlare con qualcuno di coloro che Lo circondavano della missione che Gli era stata affidata nelle tenebre del Síyáh-Chál.

La devozione del piccolo gruppo di esuli si era, a quel tempo, concentrata anche sulla persona di Baha’u'llah, oltre che sulla Sua esposizione degli insegnamenti del Bab. Un numero crescente di esuli si era persuasa che Egli non parlava solo come paladino del Bab, ma anche a nome della causa ben più grande che Questi aveva dichiarato imminente. Le loro convinzioni divennero certezza alla fine dell’aprile 1863, quando Baha’u'llah, la vigilia della Sua partenza per Costantinopoli, invitò un gruppo di compagni in un giardino cui poi fu dato il nome di Ridvan (’Paradiso’) e confidò loro il segreto della Sua missione. Nei quattro anni successivi, sebbene un aperto annuncio fosse ancora giudicato intempestivo, coloro che Lo avevano ascoltato gradualmente rivelarono ad amici fidati la notizia che le promesse del Bab erano state adempiute e che il ‘Giorno di Dio’ era sorto.

Lo scopo fondamentale di tutta la creazione è la rivelazione di questo oltremodo sublime, santissimo Giorno, il Giorno conosciuto nei Suoi Libri e nelle Sue Scritture come il Giorno di Dio - il Giorno che tutti i Profeti, gli Eletti e i santi hanno desiderato vedere.

Come Baha’u'llah disse ripetutamente nella Sua esposizione del messaggio del Bab, lo scopo primario per cui Dio rivela il Suo volere è quello di effetuare una trasformazione nel carattere dell’umanità, di sviluppare in coloro che rispondono le qualità morali e spirituali latenti nella natura umana:

Abbellite le vostre lingue con la sincerità, o uomini, ed adornatevi le anime con la gemma dell’onestà. Attenti, o uomini, a non tradire nessuno. Siate i fiduciari di Dio fra le sue creature e gli emblemi della Sua generosità fra la Sua gente …

Il 3 maggio 1863, quando a cavallo lasciò Bagdad, seguito dalla famiglia e da alcuni compagni e servitori prescelti per scortarLo a Costantinopoli, Baha’u'llah era una figura molto popolare e amata. Nei giorni immediatamente precedenti il congedo, nel giardino dove Si era temporaneamente sistemato, vennero a renderGli omaggio il Governatore della provincia e un fiume di notabili, molti dei quali provenienti da grandi distanze. Testimoni oculari della partenza hanno descritto con toccanti parole le ovazioni che Lo salutarono, le lacrime di molti degli astanti e l’impegno delle autorità e dei funzionari civili ottomani per onorare il loro Ospite.

L’immutabile Fede di Dio…

Dichiarata la Sua missione nel 1863, Baha’u'llah incominciò a elaborare un tema già anticipato nel Libro della Certezza, il rapporto fra il Volere di Dio e il processo evolutivo attraverso il quale le capacità spirituali e morali latenti nella natura umana trovano espressione. Questa esposizione occuperà un posto centrale nei Suoi scritti per gli altri trent’anni della Sua vita. La realtà di Dio, Egli afferma, è, e sempre resterà, inconoscibile. Qualunque attributo il pensiero umano possa ascrivere alla natura divina si riferisce solo all’esistenza umana ed è il prodotto di uno sforzo umano inteso a descrivere esperienze umane.

Ciò che l’umanità percepisce, quando sf rivolge al Creatore dell’esistenza, sono gli attributi o le qualità legate alle ricorrenti Rivelazioni di Dio:
E poiché la porta della sapienza dell’Antico dei Giomi è chiusa a tutti gli esseri, la Sorgente della grazia infinita… ha fatto sì che dal regno dello spirito apparissero, nella nobile forma del tempio umano, le luminose Gemme della Santità e, manifestate a tutti gli uomini, impartissero al mondo i misteri dell’Essere immutabile e narrassero gli arcani della Sua Essenza imperitura…

Tutti questi Specchi purissimi… sono Esponenti sulla terra di Colui Che è l’Orbe centrale dell’universo, Sua Essenza e suo Fine ultimo. Da Lui scaturiscono la loro sapienza e il loro potere; da Lui deriva la loro sovranità. La bellezza del loro sembiante non è che un riflesso della Sua immagine; la loro rivelazione un segno della Sua gloria immortale …

Le rivelazioni di Dio non differiscono per alcun aspetto essenziale le une dalle altre, ma i bisogni mutevoli delle varie epoche hanno richiesto che ciascuna desse risposte uniche.

Baha’u'llah paragona gli interventi delle Rivelazioni divine al ritorno della primavera. I Messaggeri di Dio non sono semplici maestri, sebbene questa sia una delle loro principali funzioni. Lo spirito delle loro parole e l’esempio della loro vita hanno la capacità di spingersi alle radici delle motivazioni umane e di produrre trasformazioni fondamentali e durature. La loro influenza apre nuovi reami di comprensione e di conquiste:

E siccome non può esservi nessun legame di diretta comunicazione per unire l’unico vero Iddio alla Sua creazione, e nessuna somiglianza può mai esistere fra il transitorio e l’Eterno, il contingente e l’Assoluto, Egli ha comandato che in ogni epoca ed in ogni dispensazione un’Anima pura e senza macchia si manifesti nei regni della terra e del cielo…

Senza questo intervento dal mondo di Dio, la natura umana resta prigioniera dell’istinto e di inconsapevoli presupposti e modelli di comportamento predeterminati culturalmente.

E’ giunto il momento, disse Baha’u'llah, in cui all’umanità’ sono date la capacità e l’opportunità di vedere l’intero panorama del proprio sviluppo spirituale come un unico processo: ‘Questo Giorno è impareggiabile, perché è come l’occhio di ere e secoli passati e come luce per le tenebre dei tempi’. I seguaci delle differenti tradizioni religiose  da questo punto di vista - devono sforzarsi di comprendere quella che Egli chiamava ‘l’immutabile Fede di Dio’ e di distinguere il suo impulso spirituale centrale dalle leggi e dai concetti mutevoli rivelati per rispondere alle esigenze della società umana in perenne evoluzione.

A questo processo di scoperta, non deve dedicarsi solo ‘il cuore, ma anche la mente. La ragione, afferma Baha’ u’llah, è il più grande dono di Dio all’anima, ‘un segno della rivelazione del … Signore sovrano di tutto’. Solo liberandosi dai dogmi religiosi e materialistici ereditati, la mente può intraprendere un’esplorazione indipendente del rapporto fra la Parola di Dio e l’esperienza umana. In questa ricerca, uno dei maggiori ostacoli è il pregiudizio: ‘Avverti… gli eletti dell’unico vero Dio di non giudicare con occhio troppo critico i detti e gli scritti degli uomini. Si avvicinino essi piuttosto a questi detti ed a questi scritti con uno spirito di affettuosa comprensione e larghezza di vedute’.

 

Comprendere il contesto storico: appello bahai ai leader del mondo

Ξ Ottobre 12th, 2006 | → 0 Comments | ∇ News Bahaibologna, La Fede Bahai, Documenti e Testi Sacri religione bahai |

segue da… Visione bahai sul XX secolo

La Comunità internazionale bahá’í vede nella confusione in atto nel mondo e nelle disastrose condizioni degli affari umani una fase naturale di un processo organico che procede irresistibilmente verso l’unificazione della razza umana in un unico ordine sociale i cui confini saranno quelli dell’intero pianeta.

La razza umana, come unità organica e distinta, ha attraversato stadi evolutivi analoghi agli stadi della prima e della seconda infanzia nella vita dei suoi singoli membri e si trova ora al culmine di una turbolenta adolescenza alle soglie di una lungamente attesa età della maturità (6). Il processo dell’integrazione globale, già realizzato nel campo degli affari, della finanza e delle comunicazioni, sta facendo capolino in campo politico.

Storicamente, questo processo è stato accelerato da eventi improvvisi e catastrofici. Sono state le devastazioni della prima e della seconda Guerra mondiale che hanno rispettivamente prodotto la Società delle Nazioni e le Nazioni Unite. Che le future conquiste siano anch’esse ottenute dopo orrori altrettanto inimmaginabili o conseguite per un atto di volontà consultativa, è la scelta che si presenta a tutti coloro che abitano sulla terra. Non prendere provvedimenti decisivi sarebbe un atteggiamento ingiustificabilmente irresponsabile.

Poiché attualmente la sovranità è nelle mani degli stati nazionali, il compito di decidere l’esatta architettura del nascente ordine internazionale è un obbligo che ricade sui capi di stato e sui governi. Esortiamo tutti i leader di tutti i livelli di assumere un ruolo ponderato nel sostenere la convocazione dei leader del mondo entro la fine del secolo, perché esaminino la possibilità di ridefinire e ristrutturare l’ordine internazionale in modo tale da poter affrontare i problemi che assillano il mondo. Come qualcuno ha suggerito, questo incontro potrebbe essere chiamato Summit mondiale sul governo globale (7).

Questo Summit potrebbe avvalersi dell’esperienza compiuta in tutte le proficue Conferenze delle Nazioni Unite dei primi anni Novanta. Queste Conferenze, fra le quali figurano il Summit mondiale dei fanciulli del 1990, il Summit della terra del 1992, la Conferenza mondiale dei diritti umani del 1993, la Conferenza internazionale della popolazione e dello sviluppo del 1994, il Summit mondiale dello sviluppo sociale del 1995 e la Quarta conferenza mondiale della donna del 1995, hanno introdotto una nuova metodologia nelle deliberazioni globali su temi critici.

Una delle ragioni del successo di queste deliberazioni è stata la massiccia partecipazione delle organizzazioni della società civile. Le laboriose trattative sul tema dei cambiamenti delle strutture politiche, sociali ed economiche del mondo intercorse fra le delegazioni dei governi sono state ispirate e modellate dall’energico coinvolgimento di queste organizzazioni, che tendono a rispecchiare i bisogni e le preoccupazioni dell’uomo della strada. È inoltre significativo che l’incontro dei leader del mondo, alla presenza della società civile e dei mass media del mondo, abbia invariabilmente dato ai lavori delle conferenze una garanzia di legittimità e di consenso.

Nel prepararsi al Summit, i leader del mondo devono tener conto di queste lezioni, coinvolgere la più ampia cerchia di persone possibile e assicurarsi la buona volontà e l’appoggio dei popoli del mondo.

Alcuni temono che le istituzioni politiche internazionali debbano inevitabilmente evolvere verso un eccessivo accentramento e costituiscano un ingiustificabile stratificazione burocratica. Va esplicitamente ed energicamente detto che ogni nuova struttura di governo mondiale deve, di principio e in pratica, assicurare che la responsabilità decisionale rimanga al giusto livello (8).

Non sarà sempre facile trovare il giusto equilibrio. Da una parte, il genuino sviluppo e il vero progresso possono essere conseguiti solamente dai popoli stessi, che agiscano individualmente e collettivamente, per rispondere a specifici interessi e bisogni del momento e del luogo. Se ne può dedurre che il decentramento del governo è la conditio sine qua non dello sviluppo (9). Dall’altra parte, l’ordine internazionale richiede chiaramente direzione e coordinamento globali.

Perciò, secondo i principi del decentramento or ora descritti, alle istituzioni internazionali dev’essere conferita l’autorità di agire solo nei temi d’interesse internazionale là dove gli stati non possano fare da sé o d’intervenire per difendere i diritti dei popoli e degli stati membri. Tutte le altre questioni devono essere rimesse esclusivamente alle istituzioni nazionali e locali (10).

Inoltre, nel disegnare la struttura specifica del futuro ordine internazionale, i leader devono esaminare molti possibili metodi di governo. Invece di essere modellata in base a uno solo dei sistemi di governo riconosciuti, la soluzione potrebbe concretizzare, riconciliare e assimilare nella propria struttura gli elementi validi che si trovano in ciascuno di essi.

Per esempio, uno dei modelli di governo collaudati che possono inserire le diversità del mondo nel contesto di una struttura unificata è il sistema federale. Il federalismo si è dimostrato efficace ai fini del decentramento dell’autorità e della decisionalità in stati grandi, complessi ed eterogenei, pur preservando una certa misura di unità e stabilità complessive. Un altro modello che merita di essere esaminato è il commonwealth, che a livello globale anteporrebbe l’interesse collettivo a quello delle singole nazioni.

Nel disegnare l’architettura dell’ordine internazionale si deve stare molto attenti affinché con l’andar del tempo esso non degeneri in forme di dispotismo, oligarchia o demagogia che corrompano la vita e l’apparato delle istituzioni politiche che lo costituiscono.

Nel 1995, in occasione della prima revisione decennale della Carta dell’ONU, la Comunità internazionale bahá’í presentò alle Nazioni Unite una dichiarazione basata su idee formulate oltre un secolo prima da Bahá’u'lláh. “Il concetto bahá’í di ordine mondiale è definito in questi termini: un super-stato mondiale a cui favore tutte le nazioni dei mondo cedano ogni diritto di far guerra, alcuni diritti di imporre tasse e tutti i diritti di mantenere armamenti per qualunque scopo ad eccezione del mantenimento dell’ordine interno entro i rispettivi domini. Questo stato dovrà comprendere un Esecutivo internazionale adatto a esercitare un’autorità suprema e indiscussa su qualsiasi membro recalcitrante del Commonwealth, un Parlamento mondiale i cui membri siano eletti dai popoli dei rispettivi paesi e la cui elezione sia confermata dai rispettivi governi, un Tribunale supremo le cui sentenze siano vincolanti anche quando le parti interessate non abbiano volontariamente accettato di sottomettere il proprio caso al suo giudizio” (11).

Pur convinti che questa formulazione del governo mondiale sia l’estrema protezione e l’inevitabile destino del genere umano, riconosciamo che essa riproduce un quadro della società globale in un futuro lontano. Data l’urgenza dell’attuale stato delle cose, il mondo ha bisogno di strategie audaci, pratiche e praticabili che siano qualcosa di più che ispiranti visioni del futuro. Nondimeno, se ci si concentra su un concetto convincente, dal pantano delle opinioni e delle dottrine contraddittorie emerge una direzione nel cambiamento evolutivo chiaro e coerente.

Segue… (continua…)

 

Una svolta per tutte le nazioni - Visione bahai sul XX secolo

Ξ Ottobre 3rd, 2006 | → 0 Comments | ∇ News Bahaibologna, La Fede Bahai, Documenti e Testi Sacri religione bahai |

segue da… Una svolta per tute le nazioni

Anche nel campo delle questioni sociali persistono gravi problemi. Mentre per quanto riguarda i problemi globali della promozione della salute, dello sviluppo sostenibile e dei diritti umani sono stati raggiunti nuovi livelli di consenso, in molti altri campi la situazione si è deteriorata. L’allarmante diffusione di un razzismo militante e del fanatismo religioso, la cancerosa crescita del materialismo, il diffuso aumento del crimine e della criminalità organizzata, il notevole incremento della violenza gratuita, la crescente disparità fra ricchi e poveri, le continue ingiustizie a spese delle donne, il danno intergenerazionale prodotto dal diffuso cedimento della vita familiare, gli immorali eccessi di uno sfrenato capitalismo e la crescita della corruzione politica - tutto parla in questo senso. Almeno un miliardo di persone vivono in miseria e oltre un terzo della popolazione mondiale e analfabeta (3).

Mentre i due processi di caduta e di rinnovamento portano il mondo verso un culmine, il cinquantenario delle Nazioni Unite offre una provvidenziale occasione per riflettere sul modo in cui l’umanità potrà affrontare congiuntamente il futuro. In verità, sono recentemente emerse una grande varietà di utili proposte per il rafforzamento delle Nazioni Unite e per il miglioramento della loro capacità di coordinare le risposte delle nazioni a queste sfide.

Queste proposte si possono grosso modo dividere in tre categorie. Un primo gruppo affronta principalmente i problemi burocratici, amministrativi ed economici del sistema delle Nazioni Unite. Un altro comprende coloro che suggeriscono la riforma di organismi come il Consiglio sociale ed economico, il Consiglio di amministrazione fiduciaria e le istituzioni economiche di Bretton Woods. Altri ancora propongono di introdurre innovazioni nella struttura politica delle Nazioni Unite, chiedendo, per esempio, l’allargamento del Consiglio di sicurezza e/o il riesame della Carta delle Nazioni Unite (4).

Molti di questi lavori sono costruttivi, altri sono anche provocatori. Fra questi, uno dei più equilibrati e ponderati è la relazione della Commissione sul governo globale, intitolato Our Global Neighborhood (il nostro quartiere globale), che sostiene la generale adozione di nuovi valori nonché di riforme strutturali nel sistema delle Nazioni Unite (5).

È nell’intento di contribuire alle discussioni e alle consultazioni che si stanno svolgendo su questo tema di fondamentale importanza che la Comunità internazionale bahá’í ha voluto esprimere le proprie opinioni. La nostra previsione si basa su tre proposizioni iniziali.

Primo, le discussioni sul futuro delle Nazioni Unite devono svolgersi nel più ampio contesto dello sviluppo dell’ordine internazionale e in quella direzione. Le Nazioni Unite si sono sviluppate contemporaneamente ad altre grandi istituzioni della fine del XX secolo. È nel loro complesso che queste istituzioni definiranno lo sviluppo dell’ordine internazionale e ne saranno modellate. Perciò la missione, il ruolo, i principi operativi e perfino le attività delle Nazioni Unite devono essere esaminati solo alla luce del loro inserimento nel più ampio obiettivo dell’ordine internazionale.

Secondo, poiché il genere umano è un corpo unico e indivisibile, ogni membro della razza umana viene al mondo come pegno affidato alle cure della collettività. Questo rapporto fra individuo e collettività costituisce la base morale della maggior parte dei diritti umani che gli strumenti delle Nazioni Unite stanno cercando di definire. Serve anche a definire il compito di stabilire e preservare i diritti dell’individuo come uno degli scopi primari dell’ordine internazionale.

Terzo, le discussioni sul futuro dell’ordine internazionale devono coinvolgere e stimolare il genere umano nella sua totalità. Questo dibattito è così importante che non può riguardare solo i leader - appartengano essi al governo, alla comunità accademica, alla religione o a organizzazioni della società civile. Al contrario, deve impegnare donne e uomini della strada. La loro ampia partecipazione, approfondendo la consapevolezza della cittadinanza mondiale, farà in modo che il processo si alimenti da se stesso e aumenterà i consensi a favore di un ordine internazionale allargato.

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Rif.:

3. Banca Mondiale, World Development Report (Rapporto sullo sviluppo mondiale), Oxford University Press, Oxford 1994, pp. 162-3.

4. Sono state recentemente formulate alcune proposte che discutono la necessità di riformare il sistema delle Nazioni Unite in particolari aree. Our Common Future (Il nostro comune futuro), la relazione della Commissione mondiale dell’ambiente e dello sviluppo, per esempio, ha suggerito alcune modifiche, come la creazione di uno speciale “Comitato per lo sviluppo sostenibile” che coordini le azioni dell’ONU intese a promuovere lo sviluppo proteggendo nello stesso tempo l’ambiente (The World Commission on Environrnent and Development, Our Common Future ( Oxford University Press, Oxford l987).

Anche la relazione della Commissione Brandt, Common Crisis North-South: Cooperation for World Recovery (La crisi nord- sud: cooperare per guarire il mondo), (Pan Books, Londra 1983), propone suggerimenti di riforma negli importanti campi della finanza, del commercio e dell’energia, che influenzano gli squilibri nord-.sud.

Continua ad aumentare anche la letteratura, già voluminosa, che propone grandi cambiamenti nelle Nazioni Unite, specialmente in vista del cinquantenario. Il primo grande e importante riassetto delle Nazioni Unite ebbe inizio negli anni cinquanta in previsione del decennale della Carta. A questo proposito si può considerare una pietra miliare la pubblicazione nel 1958 di World Peace Through World Law (Pace mondiale per mezzo di una legge mondiale) di Louis B. Sohn e Grenville Clark (Harvard University Press Cambridge, Mass 1966), che fu fra le prime proposte concrete dell’eliminazione del diritto di veto.

Proposte più recenti vanno dalla Stockholm Initiative on Global Security and Governance (Iniziativa di Stoccolma su sicurezza e governo globali 1991), Common Responsibility in the 1990’s (Responsabilità comuni negli anni novanta),(Ufficio del Primo ministro, Soccolma 1991), che fornisce un quadro generale di quello che si potrebbe fare per rafforzare le Nazioni Unite, al recente United Nations: a Work Paper for Restructuring (Nazioni Unite: protocollo di ristrutturazione) di Harold Stassen (Learner Pubblicaùons Company, Minneapolis 1994), che avanza proposte per riscrivere la Carta delle Nazioni Unite articolo per articolo. Il più recente libro di Benjamin Ferencz, New Legal Foundation for Global Survival (Le nuove basi legali della sopravvivenza globale) (Oceana Pubblications, New York 1994), offre una serie di accorti suggerimenti di riforma a impostazione giuridica basati sulla premessa che nazioni, popoli e individui devono essere liberi di perseguire il proprio destino come meglio credono, purché ciò facendo non mettano in pericolo o non violino gli altrui fondamentali diritti umani di vivere in pace e con dignità.

5. The Commission on GlobaI Governance (La Commissione sul governo globale), Our Global Neighborhood (il nostro quartiere globale) (Oxford University Press, New York 1995).

 

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