Giornata Mondiale della Religione a Bologna

Ξ Gennaio 16th, 2009 | → 1 Comments | ∇ La Fede Bahai, Giornata Mondiale della Religione |

bahai

La Comunità Bahá’í di Bologna
con il Patrocinio del Quartiere S. Stefano di Bologna

Invitano alla:

Giornata Mondiale della Religione a Bologna

Domenica 18 Gennaio 2009

0re 15.30

Sala del Centro Civico Quartiere

Incontro interreligioso con dibattito sul tema:

Economia e Spiritualità
Possono convivere?

Relatori

Dott. Domenico Cella Religione Cattolica

Prof. David Nelken

Religione Ebraica

Dott.ssa Meriem Finti

Religione Islamica

Dott.ssa Sandra Luschi

Religione Bahá’í

 
Moderatore: Sig.ra Cinzia Vigilante

 

Foto della Giornata Mondiale della Religione di Bazzano

Ξ Gennaio 15th, 2009 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Giornata Mondiale della Religione |

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Sradicare la Povertà: Avanzando tutti Assieme

Ξ Ottobre 1st, 2008 | → 0 Comments | ∇ Dal Mondo Bahai, La Fede Bahai, Attività bahai |

La Comunità Bahá’í

in collaborazione con il

FORUM INTERRELIGIOSO 4 OTTOBRE DI PARMA

e l’Istituzione Biblioteche Comunali di Parma

promuove nella

GIORNATA MONDIALE INDETTA DALL’ONU

la conferenza e conversazione aperta sul tema:

SRADICARE LA POVERTA’: avanzando tutti assieme 

VENERDI’ 17 OTTOBRE 2008

Ore 17,30

Oratorio Novo della Biblioteca Civica

V.lo S. Maria, 5 - Parma

Relatore: Ing. Morisco

Membro del Direttivo Nazionale della Comunità Bahá’í d’Italia

Coordinatore: Dr. Mazzoni

del Forum Interreligioso di Parma

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Seguirà un rinfresco

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Informazioni:
parma@bahai.it

Technorati Tags: ,

 

Bahai Tube - La risorsa di viedo della Religione Bahai

Ξ Agosto 31st, 2008 | → 0 Comments | ∇ Dal Mondo Bahai, Una Fede Comune |

Bahai Una interessante novità nel mondo delle risorse online per la Fede Bahai è costituita da un sito web che raccoglie moltissimi video e presentazioni personali che riguardano la Fede Bahai.

Molto meno dispersivo del famoso YouTube e di certo differente nella sua origine ma speriamo di vedere ed alimentare anche questa risorsa di quest’angolo del Web.

Baha’ì Tube è il collegamento a questa risorsa audio e video, buona visione a tutti.

 

Prove del ritorno della Manifestazione di Dio

Ξ Maggio 21st, 2008 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, La diversità religiosa, Augusto Robiati |

testo di Augusto Robiati.

Premessa

Per “Manifestazione” i Bahá’í intendono la Riflessione Divina nello specchio simbolico del Profeta, il “Verbo”, espresso in linguaggio umano. I Bahá’í non ritengono che Dio scenda sulla terra e si faccia uomo, ma Egli , come fa il Sole con la creazione fisica, irraggia le sue energie, i Suoi Insegnamenti tramite il Messia, il portatore del suo Messaggio [ per maggior chiarezza su questo concetto si prega di vedere “Alcuni elementi de: Il Libro della Certezza .” ]

La Rivelazione è pertanto il mezzo con cui Dio fa giungere all’umanità i Messaggi utili al suo divenire. Fin dai tempi antichi ogni Manifestazione è stata profetizzata dalla precedente ed ha profetizzato la successiva; naturalmente l’aspetto Profetico non è sufficiente a provare la realtà della Manifestazione , ma esso deve completarsi con le testimonianze storiche e specialmente coin la capacità degli Insegnamenti di cui è portatrice, di essere forza di rinnovamento del singolo e della sociaùetà ed energia propulsiva dell’evoluzione umana. La prova Profetica è ciò non di meno importante perché, come dice l’Apostolo Pietro [ II Ep. 20/21 ] :

“Nessuna Profezia della Scrittura è frutto di interpretazione privata, perchè mai per volontà umana sono state pronunziate le Profezie, ma perché uomini retti, mossi dallo Spirito Santo, hanno parlato e scritto a nome di Dio.”

1. Manifestazioni attese dalle varie religioni

I seguaci delle varie delle varie religioni attendono o dovrebbero attendere, secondo le profezie contenute nei loro Libri Sacri o riportate nelle loro tradizioni, il ritorno della Manifestazione o la venuta del Messia o Salvatore. Eccone alcune:

  • Religione Hindù La reincarnazione di Krishna
  • “ Ebraica Il Signore degli Eserciti
  • “ Zoroastriana Lo Sháh Bahram
  • “ Buddhista La venuta del 5° Buddha [Metteva ]
  • “ Cristiana Il ritorno del Cristo
  • “ Musulmana La venuta del Mihdí per i Sanniti e del Qa’ím per gli Sciiti

Si riportano qui di seguito alcune citazioni:

A ) - Religione Hindù : dalla Bhagavad Gita – [ cap. IV. 7-8 ]

“Laddove ha luogo un declino del giusto, o principe, e l’affermarsi dell’ingiustizia allora io creo Me stesso nella forma dell ’incarnazione; per la protezione deibuoni, per la distruzione dei malvagi, per dare stabile fondamento al regno della giustizia, Io vengo nell’esistenza di età in età ! “

B) - Religione Ebraica : Nel Vecchio Testamento, vi sono infinite Profezie, eccone alcune :

“Ed il Signore mi disse: ed Io susciterò loro, di mezzo ai loro fratelli, un Profeta  simile a Te: e porrò le mie parole nella Sua bocca.”

[ Deut. 18/19 ]

“Suona la tromba o Sion, gridate altamente sul Mio Monte Santo e tremino tutti gli abitatori della terra, perché viene il Giorno del Signore…”

“ …Dinnanzi a Lui tremerà la terra, saranno scossi i cieli, il sole e la luna si oscureranno, le stelle perderanno il loro splendore. Il Signore ha fatto sentire  il Suo Grido all’ arrivo del Suo Esercito…”

[ Gioele II, 1.10,11 ]

C) – Religione Zoroastriana : Nel Dínkird una recente collezione di Scritture tradizionale Zoroastriane, il seguente passo è attribuito a Zoroastro – [ All things made New,” – J.Ferraby pag. 171 ]

“Quando saranno trascorsi mille e duecento e altri anni dalla nascita della religione degli Arabi, un discendente dei Re Iraniani, si leverà Profeta.”

D) – Religione Buddhista : Ne: il Vangelo di Buddha è inserita questa conversazione fra Ananda e Buddha - [ Il Vangelo di Buddha, P:Carrus, pag. 245 ]

ANANDA: “Chi ci insegnerà dopo la Tua partenza ?”

BUDDHA: “Io non sono il primo Buddha che viene sulla terra, ed Io non sarò l’ultimo . Nel tempo voluto un altro Buddha si leverà nel mondo, un Santo, uno supremamente illuminato, ……… Egli vi rivelerà le stesse eterne verità che Io ho insegnato . Egli proclamerà una vita religiosa, perfetta e pura, come Io vi Proclamo ora.”E) – Religione Cristiana : Sarà appresso ampiamente trattato.

F) – Religione Musulmana : Prego far riferimento alle due trattazioni storiche precedenti

“Dall’ Islamismo allo Shaykhismo, al Babísmo e “’Alí Muhammad detto il Báb: Vita, Predicazione, Martirio.”

2. Fermenti profetici sul ritorno del Cristo

Dopo la psicosi diffusasi nelle prime Comunità Cristiane sull’imminente ritorno del Cristo, come testimonia il seguente passo della Lettera dell’Apostolo Paolo ai Tessalonicesi [ II, cap. 2 , 1-2 ] :

“O riguardo alla verità del Signore nostro Gesù Cristo , vi preghiamo o Fratelli, di non lasciarvi così facilmente turbare lo spirito da Rivelazione Profetiche, quasi che il Giorno del Signore sia imminente.”

Il problema del ritorno rimase dormiente per quasi 1750 anni e solo agli albori del secolo scorso ebbe improvviso risveglio. La mancata investigazione nei numerosi secoli trascorsi dopo la crocifissione del Cristo, si armonizza, secondo alcune interpretazioni come questo espresso nei seguenti Passi Biblici:

“Và Daniele, perché queste son parole chiuse e sigillate fino al tempo stabilito.”

[ Dan. XII, 9 ]

“Or tu, o Daniele, chiudi queste parole e sigilla il “Libro” fino al tempo stabilito; molti le scorreranno e vi troveranno molta sapienza.”

[ Dan. XIII, 4 ]

“Se tal ‘Libro’ è dato ad uno che sa leggere e gli dicono ‘Leggilo’ Egli risponderà: ‘Non posso; è sigillato.”

[ Is. XXIX, 11] .

Il piano Profetico Divino prevedeva evidentemente che lo studio delle Profezie avvenisse nella vicinanza del tempo del “Ritorno” e non prima; predicatori, missionari e studiosi delle Profezie annunciavano, nei primi decenni del secolo scorso, in Europa e in America, l’imminente venuta del Salvatore e l’inizio del Giudizio Universale. Da molte parti si indicavano gli anni 1843 e 1844. – Il sig. W.A.Spicer , nel suo libro : “Our Day in the Light of Prophecy” scrisse:

“Quì e là gli studiosi del Verbo ritengono che il periodo di 2.300 anni di Daniele, annunciato nel Cap. VIII/9 e spiegato nel IX, era prossimo alla fine. . . e guardavano al 1844 come l’anno di inizio del Giudizio.

[ Thief in the Night - W. Sears, pag. 7 ].

Il Pastore protestante Willer Miller con altri colleghi iniziò nel 1831 a tenere conferenze sul Ritorno di Cristo. Essi fondarono la confessione cristiana degli “Avventisti” e ritennero che il 1844 fosse l’anno cruciale. Nel Libro recentemente pubblicato da Edizioni Religiosi Oggi “Minoranze Religiose in Italia”, è detto:

“Nelle prime decadi del secolo scorso, in America ed in Europa, numerosi furono particolarmente interessati allo studio delle Profezie Bibliche relative al “secondo avvento di Cristo”; Willer Miller ed altri, cedettero di poter precisare l’anno [1844] in cui l’ Evento Glorioso si sarebbe dovuto verificare”

[testo: Minoranze Religiose in Italia – pag. 113 ].

I seguaci di questa corrente, nei primi mesi del 1844, si portarono sui più alti monti per essere i primi a vedere il Cristo scendere, secondo la Sua promessa, sulle nuvole del cielo; William Sears scrive che [ opera citata pag. 39/40 ] “un gruppo di studiosi nel “Periodo 1844 erano così certi, che la “Gloria di Dio” sarebbe apparsa sul monte Carmelocome profetizzato da Isaia, che vendettero tutto ciò che possedevano e partirono per la Terra Santa.” Ecco il passo di Isaia [XXXV, 1-2 ]:

“Il deserto, la terra sarà piena di letizia . . . canterà piena di gioia: a Lei sarà data la Gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron: essi vedranno la Gloria del Signore…”

Questo gruppo fu guidato all’inizio da Leonard H. Kelber; essi vivevano in Germania ed erano noti come i “Templari.” In Terra Santa furono delusi dalla non Apparizione fisica del Cristo fra il 1843 e il 1845, così si sistemarono in casette ai piedi del monte Carmelo e vissero lì in attesa.

Chi scrive, ha visto recentemente a Haifa alcune di queste casette, rimaste tali e quali.

Alcune di esse portano l’iscrizione in tedesco come “Il Signore è vicino” o “Quando verrai o Signore sul Tuo monte Santo.” La strada si chiamò per vari decenni ‘viale Germania’ e ora ‘’Carmel Avenue.’ È interessante notare che essa porta diritto dal mare al Mausoleo del Báb (la tomba dell’Araldo del Fondatore della Fede Bahá’í).

3. Promesse del Cristo sul Suo ritorno.

I Vangeli contengono numerosi riferimenti sul Ritorno del Cristo. Sarebbe troppo lunghi citarli qui tutti; chiunque può compiere questa indagine leggendo metodicamente il Nuovo Testamento. Riporto solo alcuni Passi fra i più significativi:

“Avete sentito che v’ho detto: vado , ma torno a voi E ve l’ho detto ora, prima che avvenga affinché, quando sarà avvenuto, crediate.”

[ 3 . XIV, 28 ]

“E quello che avvenne ai tempi di Noè, avverrà pure alla venuta del Figlio del l’Uomo… Gli uomini mangiavano e bevevano, sposavano e davano marito alle  figlie… Così sarà alla venuta del Figlio dell’Uomo…

[ Mt. XXIV, 37 ]

“Il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte. Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell’ Uomo e tutte le tribù della terra si batteranno il petto e vedranno il Figlio dell’Uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e Gloria…”

[ Mt. XXIV, 29 e seg. ]

Anche nelle Lettere , gli Apostoli hanno parlato del Ritorno . Paolo scrisse ai Corinti: “Da quando la predicazione del Vangelo di Gesù in mezzo a Voi si è talmente affermata, da non aver bisogno di alcun trono di grazia, voi che vivete in assidua attesa della futura Manifestazione di Nostro Signore Gesù Cristo…”

[ I Cor. cap. I, 6/7 ]

“Or dunque, tutte le volte che voi mangiate questo pane e bevete questo calice, celebrate la Morte del Signore finché Egli venga.”

[ Cor. cap. II, 26 ]

4. Segni Biblici concomitanti con il ritorno di Cristo.

Gesù parla del Suo Ritorno particolarmente in Matteo, cap. 24 – Marco, cap. 13 – Luca, cap. 12; Egli risponde alla domanda degli Apostoli:

“Mentre poi se ne stava seduto sul Monte degli Olivi gli si avvicinarono i Discepoli e, in disparte, gli chiesero: “Spiegati, quale sarà il Segno della Tua venuta e della fine del mondo? ”

[ Mt. XXIV, 3 ]

E stabilisce tre criteri come segni del tempo della fine:

  1. Predicazione del Vangelo a tutte le genti
  2. Compimento del tempo dei gentili e ritorno degli Ebrei nella Terra Santa
  3. Termine della “Abominazione della desolazione” profetizzata da Daniele

PREDICAZIONE DEL VANGELO A TUTTE LE GENTI

“E questo Vangelo del Regno sarà predicato in tutto il mondo, per essere di testimonianza a tutte le nazioni. E allora verrà la fine.”

[ Mt. XXIV, 14 ]

Una indagine sulla diffusione del Cristianesimo fatta da studiosi nel 1840, li convinse che il Messaggio del Cristo aveva in quell’anno già abbracciato il globo. Il Vangelo era penetrato in tutti i continenti; nel 1844 esso veniva insegnato nell’interno dell’Africa, non solo da isolati missionari, ma su scala organizzata. In una storia dell’Africa orientale , è detto “le missioni cristiane iniziarono la loro attività fra le genti africane nel 1844 “ [ Year Book and Guide to East Africa, R. Hale, pag. 44 ] - In un altro Libro sullo studio della Profezia è scritto :

“Nel 1804 fu organizzata la Società Britannica Biblica e Straniera. Studiosi delle Profezie ebbero la sensazione che queste istituzioni erano sorte in armonia con i compimenti delle Profezie.”

[ Our Day in the Lighjt opf Prophecy, W.A. Spider, pag. 308 ]

Prima del 1804 la Bibbia era stata stampata in circa 50 lingue. Nel 1816 fu costituita la Società Biblica Americana. Gorge Storrs nel quotidiano “Midnight Cry” del 5 Maggio 1843, precisò che le due Società Bibliche, l’Americana e l’ Inglese, stavano diffondendo il Vangelo in ogni parte del mondo [ Thief in the night, pag. 9 ] . M.H. Goyer nel Libro : “Compimento delle Profezie” scrisse:

“La Società Biblica Britannica e Straniera ha stampato fin dalla sua fondazione (1804) oltre 421 milioni di copie delle scritture e le ha distribuite in ogni parte del globo.”

[ Op cit , pag. 10 ]

G.S. Faber nell’ Opera “Otto dissertazioni” completata nell’anno del maggiore fervore Profetico, il 1844, precisa:

“Lo stupendo sforzo di una gigantesca comunità per convogliare le Scritture in ogni lingua del mondo e in ogni parte del globo, deve essere considerato un segno eminente di questi tempi pieni di eventi.”

[ op. cit. pag. 9 ]

Spicer nel Libro “Il Nostro Tempo alla Luce delle Profezie” scrisse che il Vangelo nei suoi giorni è stato reso noto al 95% degli abitanti della terra. Inoltre, aggiungeva, :” Nel 1842cinque porti della Cina furono aperti al commercio ed alle Missioni. Nel 1844 in Turchia fu riconosciuto ai musulmani il diritto di divenire cristiani contro ogni precedente tradizione Islamica. Nel 1844Allen Gardiner stabilì la Missione Sud-Americana. Nel 1842 Livingstone prese la determinazione di penetrare nell’interno del Continente Africano [ op.cit. pag, 10 ]

Nella citazione biblica iniziale è detto che dopo la diffusione del Vangelo sarebbe avvenuta la fine. Come è noto la problematica teologica Ebraica, Islamica e Cristiana associa la venuta del “Messia” con la fine fisica non solo del Pianeta Terra ma di tutto l’Universo; ciò a seguito della interpretazione letterale di certi segni come la caduta delle stelle, l’oscuramento del sole, la trasformazione in sangue della luna, l’arrotolamento dei cieli, la sparizione delle montagne, ecc… Nel VI capitolo verrà accennato a questo tema.

COMPIMENTO DEL TEMPO DEI GENTILI E RITORNO DEGLI EBREI NELLA TERRA SANTA

Gesù, come è riportato da Luca, disse:

“Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili, finché i tempi dei Gentili non siano compiuti.”

“Vedremo allora il Figlio dell’Uomo venire in una nube con potenza e Gloria grande.”

“Quando cominceranno ad accadere queste cose, guardate in alto ed alzate il capo perché la vostra redenzione è vicina.”

[ Lc. XXI, 24 – 27 – 28 ]

Al tempo di Gesù i Gentili erano i non Ebrei; il tempo dei Gentili è stato quello durante il quale Gerusalemme è stata in potere dei non Ebrei: prima dei Romani fino al 637d.C., e poi degli Arabi, dopo la loro invasione ed occupazione della Palestina. Durante quel lungo periodo gli Ebrei furono esclusi da Gerusalemme e l’entrarvi poteva significare la morte. Fu solo il 21 Marzo 1844 che tale esclusione cessò a seguito dell’editto di tolleranza emanato dal governo Turco, e da quella data, iniziò iul rientro , che culminò con la costituzione dello Stato di Israele. Il 1844 è l’anno nel quale il Báb rivelò la Sua “Missione Divina” come Precursore di Bahá’u’lláh. Anche Daniele, in una visione descritta nel 12° capitolo intitolato ”Gli ultimi giorni del mondo”, associa l’inizio del Giudizio Universale alla fine della dispersione del Popolo Santo .

“Quando sarà finita la forza di dispersione del Popolo Santo, allora saran compiute tutte queste cose.”

[ Dan. VIII, 13/14 ]

La forza che teneva il Popolo Santo (Ebraico) disperso nel mondo si è infranta, come sopra specificato, nel 1844 con l’Editto di Tolleranza.

La venuta del Messia in coincidenza con il rientro degli Ebrei in Israele è il tema ricorrente di tutta la tematica profetica del Vecchio Testamento. In un articolo del noto giornalista Indro Montanelli sul “Corriere della Sera” del 15 Giugno 1967, sotto il titolo “La Vera Vittoria di Israele” è detto

“Per quasi due millenni, dovunque si trovassero, essi hanno seguitato a celebrare la Pasqua scambiandosi l’augurio “L’anno venturo a Gerusalemme!” Ma, secondo le loro Scritture, questo voto era destinato a realizzarsi solo il giorno in cui il Profeta fosse apparso sulla terra.”

Il Figlio dell’Uomo ha mantenuto la Sua promessa, tornando però come la prima volta in veste umana, perseguitato e martirizzato, invano atteso nello scendere miracolosamente dal cielo sulle nuvole, da coloro che erano inconsci che il cielo fisico è spazio vuoto fra i pianeti e che la terminologia Biblica è necessariamente e logicamente simbolica, come del resto è stato in occasione della “Prima Venuta.”

VISIONE PROFETICA DI DANIELE

Gesù vi fa espresso riferimento; essa è quindi un caposaldo e sulla stessa si sono pertanto basati gli studiosi delle Profezie, che nel secolo scorso avevano dedotto , analizzandole, che il 1844 sarebbe stato l’anno del “Ritorno.”

Daniele ha una visione durante la quale gli si precisa un periodo di 2300 asnni per la Purificazione del Santuario. –

L’angelo Gabriele, apparso in visione, gli spiega che la visione è per il tempo della fine. Quindi Daniele prega e, a seguito della stessa, gli viene spiegata la visione con la profezia che indica un lasso di tempo di 490 giorni dal Decreto di Artaserse. per la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme, fino al Cristo. Gli studiosi delle Profezie sono concordi con i seguenti punti:

a) I giorni vanno considerati anni secondo l’indicazione Biblica [ Numeri Cap. 14/34; Ezech. Cap. 4:6 ]

b) Il nesso esistente fra la visione e la sua spiegazione è che i due periodi di 2300 e 490 anni hanno lo stesso inizio.

c) IL Decreto di Artaserse per la ricostruzione di Gerusalemme è stato emesso nel 457 (e questa data è perfettamente concomitante con il periodo di 490 anni fino al Cristo perché: dal 457 a .C. si va al 33 d.C.

d) La fine del periodo di 2.300 anni ( con inizio dal 457 a.C.) è la fine del 1843; subito dopo questo periodo vi è il “Ritorno.” Ecco perché è stato indicato l’anno 1844.

Ecco i Versetti:

1. VISIONE – Dan. VIII, 13/14

“Sentii uno dei santi che parlava, e disse un santo ad un altro, non so a chi parlasse, fino a quando durerà la visione intorno al sacrificio perpetuo e al peccato causa della desolazione? Fino a quando il santuario e l’esercito saranno conculcati ? Rispose: “ Da sera a mattina per 2.300 giorni e poi sarà purificato il santuario.”

2. INTERVENTI DI GABRIELE – Dan. VIII, 15/18

“Mentre io, Daniele, guardavo la visione e cercavo d’intenderla, ecco venirmi davanti uno in piedi dall’aspetto d’uomo, Intesi una voce d’Uomo in mezzo all’Ulaí che gridava e diceva :

“Gabriele spiega a lui la visione.” Egli venne dov’io ero , e quando giunse io ebbi paura e caddi con la faccia a terra. Egli mi disse “Figlio dell’uomo comprendi bene, questa visione riguarda il tempo della fine.”

3. SPIEGAZIONE DELLA VISIONE - Dan. IX, 22/25

“Daniele, sono venuto per istruirti e farti comprendere . Fin dall’inizio delle tue suppliche è uscita la parola ed io sono venuto per annunziartela, ………Ora sta attento alla parola e comprendi la visione. Settanta settimane sono fissate per il tuo popolo e per la tua santa città, per mettere fine all’empietà, mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità, portare una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei santi . Sappi e intendi bene, da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane. Durante sessantadue settimane saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi. Dopo sessantadue settimane un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui…

I Decreti per la ricostruzione del Tempio sono stati tre:

I – Emesso da Ciro [ nel 536 a.C.] – (1° Esdra – cap. 1.) . Non fu posto in atto per l’opposizione dei Samaritani (cap. IV) e del governatore Tatanai (cap. V)

II - Emesso da Dario [nel 519 a.C.} – (1° Esdra – cap. VI) – Il Tempio fu nuovamente distrutto (II° Esdra – cap. I)

III - Emesso da Artaserse [ nel 457] (1° Esdra – cap. VII) Il Tempio è stato completato con l’invio di Neemia (II° Esdra Cap. 2 e 3 ).

Scrisse William Sears nel suo Libro “ Thief in the Night” – pag. 18,19

La maggior parte degli studiosi delle Scritture, accettano il 3° decreto di Artaserse, come quelle a cui ha fatto riferimento Daniele- E.P.Cachemaille, proveniente dall’Università di Cambridge, in una edizione del Libro di H.G. Guinnes “Luce per gli Ultimi Giorni”, precisa che questo libro è stato riconosciuto per oltre quarant’anni come la migliore opera sulle Profezie. Egli riporta il seguente passo: << Il decreto Editto di Tolleranza) è stato pubblicato nell’anno 1260 dell’Egira (calendario Islamico). Esso è datato 21 Marzo 1844. Questa data è il primo giorno del mese di Nisan del calendario Ebraico e sono passati esattamente 2.300 anni dal 1° Nisan del 457 a.C. che è il giorno in cui Esdra lasciò la Babilonia con il decreto emanato da Artaserse nel settimo anno del suo Regno.”

La validità della Profezia, se si dà per scontato il 457 a.C come inizio dei due periodi Profetici, sta nel fatto che la seconda Profezia di 490 anni fino al Cristo, si è perfettamente realizzata : ( 490 – 457 = + 33 –Cristo-); non vi è quindi da dubitare sulla prima Profezia dei 2.300 anni.

L’anno 1844 corrisponde al 1260 Islamico. Oltre alle numerose Profezie e tradizioni riportate nel Saggio dello scrivente (dall’Islámismo allo Sháykhismo al Bábísmo) vi sono versetti biblici ricorrenti lo stesso anno; non vi è spazio sufficiente per riportarli. [ vedi Daniele cap. 12:7; Apocalisse cap. 11: 2,3; Cap. 12:6 ]

Alla parola “TEMPO” di Daniele , và dato il valore di un anno, altrimenti non avrebbe senso, (anche gli Avventisti sono d’accordo, vedi “Verso la Luce pag. 4849 ) e ad ogni giorno il solito valore di un anno. Tutte conducono a 1260 giorni e quindi a 1260 anni ed è nell’anno 1260 del calendario Islámico che il Báb si è rivelato come ; “ Alba del Nuovo Giorno Divino.”

5. Interpretazione Simbolica delle Scritture

Benché per secoli una interpretazione simbolica fosse sinonimo di eresia, oggi la scienza ha posto e sta ponendo le Chiese Cristiane e particolarmente la Cattolica in una posizione di necessaria evoluzione. Così a molti passi della “Genesi” e ad altri, comincia a dare, se anche non ufficialmente, una interpretazione non letterale. È in armonia con tale indirizzo conferire ai segni apocalittici sulla seconda venuta del Cristo un significato simbolico. Per tale esposizione si rimanda alla trattazione dello scrivente sul “ Il Libro della Certezza.” Ci si limita qui a dimostrare che anche l’Apostolo Pietro aveva dato ai segni, che secondo Gioele, avrebbero dovuto testimoniare la prima venuta del Cristo, un significato simbolico.

“Allora Pietro, insieme con gli undici, si presentò loro ed alzò la voce dicendo :

“Uomini Giudei e voi tutti che abitate a Gerusalemme, sappiate bene questo e ascoltate le mie parole. Questi uomini non sono ubriachi, come voi credete, perché è soltanto la terza ora del giorno, ma quanto accade è ciò che fu predetto dal Profeta Gioele:

Negli ultimi giorni dice il Signore, io spanderò del mio spirito sopra ogni carne, e profeteranno i vostri figli e le vostre figlie e i giovani vostri avranno visioni, e i vostri vegliardi sogneranno dei sogni. Sì, anche sopra i miei servi e sulle mie ancelle spanderò, in qui giorni, del mio spirito e profeteranno.

Io farò apparire dei prodigi su nel cielo e segni giù in terra, sangue e fuoco e vapor di fumo. Il sole si muterà in tenebre e la luna in sangue , prima che venga il giorno del Signore, giorno grande e glorioso. Allora chiunque avrà invocato il nome del Signore, sarà salvo.”

[ Act. 11, 14/21 ]

In effetti, i segni predetti da Gioele non si erano verificati letteralmente e ciò fu in parte a quel tempo la causa del rigetto del Cristo. Purtroppo l’errore, fino ad oggi, si sta commettendo di nuovo per la II^ venuta che a causa dei segni, come la caduta delle stelle, ecc… viene considerata come una “parusía” precludendo così i seguaci del Vangelo dalle brezze rigeneratrici del “Ritorno del Verbo.”

6. I Falsi Profeti

La considerazione che il Báb e Bahá’u’lláh siano Profeti, potrebbe far nascere l’ipotesi che essi siano falsi Profeti, dato che le Scritture Cristiane prevedono questa possibilità. Però le parole di Gesù ci indicano il parametro di analisi [Mt. VII, 15/20 ]

“Guardatevi dai falsi Profeti; questi tali vengono a voi travestiti da pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li conoscerete. Si coglie forse dell’uva sui pruni, o fichi sui rovi?

Così ogni albero cattivo da frutti cattivi. Non può l’albero buono dar frutti cattivi, né l’albero cattivo dar frutti buoni. Ogni pianta che non porti buon frutto viene tagliata e gettata nel fuoco.

Dai loro frutti dunque li riconoscerete.”

La pianta della “Fede Bahá’í” non è stata tagliata e gettata nel fuoco, anzi, nonostante le persecuzioni, il fanatismo, il reticolo negativo dei vari interessi clericali e politici che ostacolano la sua diffusione, l’indifferenza degli esseri umani a tutto ciò che esca dal loro angolo visuale, l’opposizione di coloro che rifuggono, immersi come sono nella vita materiale, da qualsiasi richiamo spirituale, questa Fede in circa 160 anni dalla Sua proclamazione si è diffusa in tutti i paesi del mondo. I suoi insegnamenti spirituali e sociali aventi come mèta l’unificazione della razza umana in una sola Famiglia, non possono essere cattivi frutti.

La nuova Gerusalemme discesa dal cielo, come profetizzato dall’Apostolo Giovanni, è quindi divenuta una meravigliosa tangibile realtà. [ Apoc. XXI, 1-4 ]

“Poi vidi un cielo nuovo e una terra nuova perché il primo cielo e la prima terra erano spariti; e il mare non esiste più. Allora vidi la città santa , la nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo , da presso Dio, pronta come una sposa abbigliata per il suo sposo. E udii venire dal trono una gran voce, che diceva:

“Ecco il tabernacolo di Dio fra gli uomini ! Egli abiterà con loro; essi saranno il suo popolo e Dio dimorerà con gli uomini. Egli asciugherà ogni lacrima dai loroocchi, e non vi sarà più morte, né lutto, né grido, né pena esisterà più, perché il primo mondo è sparito.”

“ E mi trasportò in spirito, sopra un monte grande ed eccelso, e mi mostrò la città Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, nella gloria stessa di Dio.”

[Apoc. XXI, 10-11 ]

 

B I B L I O G R A F I A

  • La Sacra Bibbia – Ediz. Paoline
  • La Bhagavad Gita – trad. di Icilio Vecchiotti con note di Sarpevalli Radhakhrishnan
  • ediz. Ubaldini – Roma
  • All Things Made New di John Ferraby – Ed. George Allen & Unwin CTD
  • Il Vangelo di Buddha di Paul Carrus – The Oper Court Publishing Co. Chicago and London
  • Thief in The Night di William Sear – Talisma Books – George Ronald – London
  • Minoranze Religiose in Italia – Ediz. Religioni Oggi – Soc. Ed. Tip. Ital. Roma 1969
  • Year Book and Guide to East Africa – Robert Hale Ltd, London 1953
  • Our Day in the Light of Prophecy di W.A. Spicer, 1925
  • Verso la Luce – Pacific Press Publishing Association – Brookfield III

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IL KITÁB-I-AQDAS - Libro Più Santo - introduzione al testo.

Ξ Maggio 15th, 2008 | → 2 commenti | ∇ La Fede Bahai, Casa Editrice Bahai, Testi sacri della fede bahai |

Il centoquarantanovesimo anno dell’èra bahá’í, segna il centenario dell’Ascensione di Bahá’u’lláh, il Portatore della Rivelazione universale di Dio destinata a condurre l’umanità alla maturità collettiva. Che questa occasione sia celebrata da una comunità di credenti che rappresenta un campionario dell’intera razza umana e che, nel corso di un secolo e mezzo, si è insediata nei più remoti angoli del globo è un segno delle forze di unificazione sprigionate dall’avvento di Bahá’u’lláh.

Un’ulteriore segno dell’azione delle medesime forze è osservabile nella misura in cui la visione di Bahá’u’lláh ha prefigurato, in molti dei suoi aspetti, l’esperienza umana contemporanea. Il momento è propizio per la pubblicazione di questa prima traduzione inglese autorizzata del Libro Primigenio della Sua Rivelazione, il Suo “Libro Più Santo”, il Libro nel quale Egli enuncia le Leggi di Dio per una Dispensazione destinata a durare almeno un millennio.

Fra gli oltre cento volumi che costituiscono le sacre Scritture di Bahá’u’lláh, il Kitáb-i-Aqdas è di incomparabile importanza. “Ricostruire il mondo intero” è il vanto e la sfida del Suo Messaggio e il Kitáb-i-Aqdas è lo Statuto della futura civiltà mondiale che Bahá’u’lláh è venuto a costruire. I suoi provvedimenti poggiano direttamente sulle basi fondate dalle religioni del passato, perché, nelle parole di Bahá’u’lláh, “Questa è l’immutabile Fede di Dio, eterna nel passato, eterna nell’avvenire”. In questa Rivelazione i concetti del passato sono innalzati a un nuovo livello di comprensione e le leggi sociali, modificate in modo da essere adatte all’èra che sta ora albeggiando, sono designate a far avanzare l’umanità verso una civiltà mondiale i cui splendori è ancora difficile immaginare.

Nell’affermare la validità delle grandi religioni del passato, il Kitáb-i-Aqdas ribadisce le eterne verità enunciate da tutti i Messaggeri Divini: l’unità di Dio, l’amore per il prossimo e lo scopo morale della vita terrena. Nello stesso tempo elimina dai codici religiosi del passato quegli elementi che costituiscono oggi un ostacolo all’emergente unificazione del mondo e alla ricostruzione della società umana.

La Legge di Dio per questa Dispensazione risponde ai bisogni dell’intera famiglia umana.

Nel Kitáb-i-Aqdas vi sono alcune leggi che, indirizzate in primo luogo ai membri di una specifica sezione dell’umanità, per costoro risultano immediatamente comprensibili, ma che, a una prima lettura, possono risultare poco chiare per altri di cultura differente. Tale è, per esempio, la legge che proibisce la confessione dei peccati ad altri esseri umani, legge che, comprensibile per chi è di origine cristiana, può sconcertare altri. Molte leggi fanno riferimento a precedenti Dispensazioni, specialmente le due più recenti, quelle di Muḥammad e del Báb contenute nel Corano e nel Bayán. E
tuttavia, alcune ordinanze dell’Aqdas, pur avendo connotazioni così specifiche, hanno anche implicazioni universali. Con la Sua Legge, Bahá’u’lláh svela gradualmente il significato dei nuovi livelli di conoscenza e di comportamento ai quali i popoli del mondo sono ora chiamati.

Egli inserisce i Suoi precetti nel contesto di un commento spirituale, tenendo sempre davanti alla mente del lettore il principio che queste leggi, qualunque tema trattino, servono a molteplici scopi: portare tranquillità alla società umana, migliorare la qualità del comportamento umano, aumentare l’estensione della comprensione umana e spiritualizzare la vita individuale e collettiva. Il rapporto dell’anima individuale con Dio e l’adempimento del suo destino spirituale restano sempre lo scopo ultimo delle leggi della religione. “Non crediate che vi abbiamo rivelato un semplice codice di leggi”, è l’affermazione dello Stesso Bahá’u’lláh. “Anzi, con le dita della forza e del potere vi abbiamo dissuggellato il Vino prelibato”. Il Suo Libro di Leggi è la Sua “più ponderosa testimonianza per tutti i popoli e la prova del Misericordiosissimo per tutti coloro che sono in cielo e tutti coloro che sono sulla terra”.

Un’introduzione all’universo spirituale svelato nel Kitáb-i-Aqdas mancherebbe al suo scopo se non parlasse al lettore delle istituzioni interpretative e legislative che Bahá’u’lláh ha indissolubilmente legato al sistema di leggi da Lui rivelato. Alla base di questa guida vi è l’incomparabile ruolo che gli Scritti di Bahá’u’lláh - in effetti il testo stesso del Kitáb-i-Aqdas - conferiscono a Suo figlio maggiore, ‘Abdu’l-Bahá. Questa impareggiabile figura è contemporaneamente Prototipo del modello di vita insegnato da Suo Padre, autorevole e divinamente ispirato Interprete dei Suoi Insegnamenti e
Centro e Perno del Patto che l’Autore della Rivelazione Bahá’í ha fatto con tutti coloro che Lo riconoscono.

I ventinove anni del ministero di ‘Abdu’l-Bahá hanno donato al mondo bahá’í una luminosa raccolta di commenti che dischiudono molteplici orizzonti nella comprensione dello scopo di Suo Padre. Nelle Sue Ultime Volontà e Testamento ‘Abdu’l-Bahá conferì il manto di Custode della Causa e infallibile Interprete dei suoi Insegnamenti al Suo primo nipote, Shoghi Effendi, e confermò l’autorità e la garanzia della guida divina che Bahá’u’lláh aveva conferito alla Casa Universale di Giustizia su tutti i temi “che non sono stati esplicitamente rivelati nel Libro”. Pertanto il Custodiato e la Casa Universale di Giustizia possono essere considerati, nelle parole di Shoghi Effendi, i “Successori Gemelli” di Bahá’u’lláh e ‘Abdu’l-Bahá. Essi sono le supreme istituzioni dell’Ordine Amministrativo fondato e preannunziato nel Kitáb-i-Aqdas ed elaborato da ‘Abdu’l-Bahá nelle Sue Ultime Volontà.

Nei trentasei anni del suo ministero, Shoghi Effendi eresse la struttura delle Assemblee Spirituali elette, le Case di Giustizia menzionate nel Kitáb-i-Aqdas, ora in stato embrionale, e con la loro collaborazione dette inizio alla sistematica attuazione del Piano Divino che ‘Abdu’l-Bahá aveva formulato per la diffusione della Fede in tutto il mondo. Basandosi sulla robusta struttura amministrativa che era stata istituita, egli avviò inoltre i processi che furono un’indispensabile premessa all’elezione della Casa Universale di Giustizia. Questo ente, che venne all’esistenza nell’aprile del 1963, è eletto a scrutinio segreto e con voto maggioritario dai Bahá’í adulti di tutto il mondo mediante un’elezione a tre stadi. La Parola rivelata da Bahá’u’lláh, le interpretazioni e le spiegazioni del Centro del Patto e del Custode della Causa costituiscono i termini di riferimento vincolanti della Casa Universale di Giustizia e sono le sue basi fondamentali.

Quanto alle leggi, un attento esame mostra che esse governano tre aree: il rapporto personale con Dio, temi materiali e spirituali a diretto vantaggio dell’individuo, i rapporti interpersonali e fra individuo e società. Esse possono essere raggruppate sotto i seguenti titoli: preghiera e digiuno, leggi dello stato giuridico della persona relativi a matrimonio, divorzio, eredità, altre leggi, ordinanze e proibizioni nonché esortazioni, abrogazioni di leggi e ordinanze specifiche di precedenti Dispensazioni.

Uno dei caratteri salienti è la brevità. Esse costituiscono il nucleo di un vasto sistema di leggi che sorgerà nei secoli futuri. Sarà la Casa Universale di Giustizia che, in base all’autorità conferitale da Bahá’u’lláh Stesso, formulerà questa elaborazione della legge. ‘Abdu’l-Bahá illustra questo principio
in una delle Sue Tavole:

Gli argomenti di maggiore importanza che costituiscono le fondamenta della Legge di Dio sono esplicitamente menzionati nel Testo, ma le leggi sussidiarie sono lasciate alla Casa di Giustizia. La saggezza di ciò è che i tempi non rimangono mai gli stessi, perché il cambiamento è qualità necessaria e attributo essenziale di questo mondo e del tempo e dello spazio. Perciò la Casa di Giustizia agirà in conformità… In breve, è qui la saggezza di demandare le leggi della società alla Casa di Giustizia. Anche nella religione islamica, non tutte le leggi erano state esplicitamente rivelate; il Testo non ne includeva nemmeno la centesima parte; esso conteneva riferimenti specifici a tutte le questioni di maggiore importanza, ma indubbiamente migliaia di leggi restavano indeterminate.

Queste furono formulate da teologi di età successive, in conformità con le leggi della giurisprudenza islamica e dalle originarie ordinanze rivelate i singoli teologi trassero deduzioni contrastanti, che furono poi tutte applicate. Oggi, questo processo di deduzione appartiene di diritto all’istituzione della Casa di Giustizia e senza la sua approvazione le deduzioni e le conclusioni dei dotti non hanno alcuna autorità. La differenza è precisamente questa: dalle conclusioni e approvazioni dell’istituzione della Casa di Giustizia - i cui membri sono eletti e conosciuti dalla comunità mondiale bahá’í - non sorgeranno divergenze, mentre conclusioni personali di dotti e studiosi porterebbero sicuramente a divergenze e ne conseguirebbero scismi, divisioni e dispersioni. L’unicità della Parola ne sarebbe distrutta, l’unità della Fede sparirebbe e l’edificio della Fede di Dio vacillerebbe.

La Casa Universale di Giustizia è esplicitamente autorizzata a modificare o revocare la propria legislazione con il mutare delle condizioni, il che conferisce alla legge bahá’í un essenziale elemento di flessibilità, ma non può abrogare o modificare nessuna delle leggi esplicitamente formulate nel Testo sacro. La società alla quale alcune delle leggi dell’Aqdas sono destinate si formerà solo gradualmente e Bahá’u’lláh ha previsto la progressiva applicazione della legge bahá’í:

In verità, le leggi di Dio sono come l’oceano e i figli degli uomini come i pesci, se solo lo sapessero. Ma nell’osservarle si deve far uso di tatto e di saggezza… Poiché molti sono deboli e ben lontani dal proposito di Dio, perciò si deve far uso di tatto e di prudenza in ogni circostanza, sì che non succeda nulla che provochi turbamenti e dissensi o sollevi clamori tra gl’incuranti. In verità, la Sua munificenza ha sorpassato l’universo intero e i Suoi doni hanno pervaso tutto ciò che dimora sulla terra. Si deve guidare il genere umano verso l’oceano della vera comprensione con spirito d’amore e tolleranza. Il Kitáb-i-Aqdas stesso è un’eloquente testimonianza dell’amorevole provvidenza di Dio.

Il principio che regola questa applicazione progressiva fu enunciato nel 1935 in una lettera scritta a nome di Shoghi Effendi a un’Assemblea Spirituale Nazionale:

Le leggi rivelate da Bahá’u’lláh nell’Aqdas sono rigorosamente obbligatorie per ogni credente o istituzione bahá’í in oriente o in occidente, ogni qual volta siano praticabili e non entrino in conflitto con la Legge Civile del paese. Alcune di esse… devono essere considerate da tutti i credenti universalmente e decisivamente applicabili in questo momento. Altre sono state concepite in previsione di uno stato della società destinato a emergere dalle caotiche condizioni prevalenti oggi… Ciò che non è stato formulato nell’Aqdas, oltre alle questioni di dettaglio e d’importanza secondaria scaturite dall’applicazione delle leggi già formulate da Bahá’u’lláh, dovrà essere promulgato dalla Casa Universale di Giustizia. Questo ente può integrare, ma mai invalidare o minimamente modificare ciò che è già stato formulato da Bahá’u’lláh. Neanche il Custode ha il diritto di sminuire l’effetto vincolante o tanto meno di abrogare i provvedimenti di un Libro così fondamentale e sacro.

Con la pubblicazione di questa traduzione, il numero delle leggi vincolanti per i Bahá’í non aumenta. Al momento opportuno, la comunità bahá’í sarà avvertita delle ulteriori leggi divenute vincolanti per i credenti e riceverà tutte le istruzioni e la legislazione integrativa necessarie per la loro applicazione. In generale, le leggi del Kitáb-i-Aqdas sono enunciate succintamente. Un esempio di questa concisione si può vedere nel fatto che molte leggi sono formulate solamente come se riguardassero un uomo, ma dagli scritti del Custode risulta evidente che quando Bahá’u’lláh ha dato una legge come se fosse fra uomo e donna, la stessa legge vale anche mutatis mutandis fra donna e uomo, a meno che il contesto non lo renda impossibile. Per esempio, il testo del Kitáb-i-Aqdas proibisce che un uomo sposi la moglie del padre (cioè la matrigna) e il Custode ha detto che anche a una donna è proibito di sposare il patrigno.

Questo modo di intendere le implicazioni della Legge ha effetti amplissimi alla luce del fondamentale principio bahá’í della parità fra i sessi e va tenuto presente nello studio del Testo sacro. Che uomini e donne siano diversi per certe caratteristiche e funzioni è un ineludibile fatto naturale, che consente ruoli complementari in certi campi della vita della società. Ma è significativo che ‘Abdu’l-Bahá abbia affermato che in questa Dispensazione “Salvo in certi casi insignificanti, fra uomini e donne è stata pienamente e categoricamente annunciata la parità”.

Degli stretti rapporti fra il Kitáb-i-Aqdas e i Libri Sacri di precedenti Dispensazioni si è già parlato. Particolarmente stretta è la relazione con il Bayán, il Libro di Leggi rivelato dal Báb, come è spiegato nei seguenti brani tratti da lettere scritte a nome del Custode:

Shoghi Effendi ritiene che si debba sottolineare l’unità della Rivelazione Bahá’í come un insieme unico e completo che comprende la Fede del Báb… La Fede del Báb non dev’essere dissociata da quella di Bahá’u’lláh. Sebbene gli insegnamenti del Bayán siano stati abrogati e sostituiti dalle leggi dell’Aqdas, tuttavia, dato che il Báb Si considerava il Precursore di Bahá’u’lláh, dobbiamo vedere la Sua Dispensazione e quella di Bahá’u’lláh come un’unica entità, la prima propedeutica all’avvento della seconda.

Il Báb afferma che le Sue leggi sono provvisorie e dipendono dall’approvazione della futura Manifestazione. Ecco perché nel Libro dell’Aqdas Bahá’u’lláh sancisce alcune delle leggi che si trovano nel Bayán, ne modifica altre e molte le abroga.

Come il Báb aveva rivelato il Bayán a circa metà del Suo Ministero, così Bahá’u’lláh rivelò il Kitáb-i-Aqdas attorno al 1873, circa vent’anni dopo aver ricevuto l’intimazione della Sua Rivelazione nel Síyáh-Chál di Teheran. In una delle Sue Tavole Egli indica che, rivelato l’Aqdas, lo trattenne presso di Sé per un certo periodo di tempo, prima di inviarlo agli amici in Iran. Perciò, come Shoghi Effendi ha raccontato Alla formulazione delle leggi fondamentali della Sua Dispensazione nel Kitáb-i-Aqdas, Bahá’u’lláh fece seguire, mentre la Sua Missione volgeva alla fine, l’enunciazione di alcuni precetti e principî che formano il nucleo della Sua Fede, la riaffermazione di verità che aveva precedentemente proclamato, la rielaborazione e la delucidazione di alcune leggi che aveva già enunciato, la rivelazione di ulteriori profezie e ammonimenti e l’istituzione di ordinanze sussidiarie destinate a integrare i provvedimenti del Suo Libro Più Santo. Tutto ciò fu registrato in numerosissime Tavole, che Egli continuò a rivelare fino agli ultimi giorni della Sua vita terrena…

Fra queste opere vi è Domande e Risposte, una compilazione redatta da Zaynu’l-Muqarrabín, il più eminente fra i trascrittori degli Scritti di Bahá’u’lláh. Formato dalle risposte rivelate da Bahá’u’lláh alle domande posteGli da vari credenti, esso costituisce una preziosissima appendice del Kitáb-i-Aqdas. Le più notevoli fra le altre Tavole di questo tipo furono pubblicate in inglese nel 1978 in una compilazione intitolata Tavole di Bahá’u’lláh rivelate dopo il Kitáb-i-Aqdas.

Alcuni anni dopo aver rivelato il Kitáb-i-Aqdas, Bahá’u’lláh ne fece inviare ai Bahá’í in Iran alcune copie manoscritte e nel 1308 A.H. (1890-91 A.D.), verso la fine della Sua vita, ne fece pubblicare il testo originale arabo a Bombay.

Una parola dev’essere spesa sullo stile del linguaggio nel quale il Kitáb-i-Aqdas è stato reso in inglese. Bahá’u’lláh aveva una magnifica padronanza dell’arabo e preferì usarlo in quelle Tavole e in quegli altri Scritti nei quali la sua precisione di significato era particolarmente adatta all’esposizione di un principio fondamentale. Ma a parte la scelta della lingua, lo stile impiegato è elevato e toccante, estremamente convincente, in modo particolare per coloro che conoscano la grande tradizione letteraria da cui scaturisce. Quando si accinse al suo lavoro di traduttore, Shoghi Effendi dovette affrontare il problema di trovare uno stile inglese che non solo trasmettesse fedelmente l’esatto significato del testo, ma evocasse nel lettore lo spirito di reverenza meditativa che è un carattere peculiare dell’effetto prodotto dall’originale. La forma espressiva da lui scelta, reminiscente dello stile usato dai traduttori della Bibbia nel XVII secolo, coglie la forma elevata dell’arabo di Bahá’u’lláh, pur restando accessibile al lettore contemporaneo. Le sue traduzioni, inoltre, sono illuminate dalla sua comprensione incomparabilmente ispirata dei significati e delle implicazioni dell’originale, unica, in quanto ispirata.

L’arabo e l’inglese, pur avendo entrambi un ricco vocabolario e vari stili espressivi, hanno forme molto diverse. L’arabo del Kitáb-i-Aqdas è caratterizzato da un’estrema concisione e nitidezza di espressione. È tipico di questo stile che una connotazione ovvia non debba essere  splicitamente espressa. Ciò rappresenta un problema per i lettori di provenienza religiosa e letteraria completamente diversa da quella araba. La traduzione letterale di un passo di chiaro significato in arabo può risultare oscura in inglese. Pertanto diventa necessario inserire nella traduzione inglese di tali passi quell’elemento della frase araba che nell’originale è ovviamente implicito. Nello stesso tempo, è essenziale evitare di estrapolare questo metodo al punto da aggiungere ingiustificatamente all’originale o da limitarne il significato. Trovare un giusto equilibrio fra bellezza e chiarezza espressiva da un lato e traduzione letterale dall’altro è uno dei maggiori problemi con cui i traduttori hanno dovuto cimentarsi e che ha comportato ripetute revisioni della traduzione di alcuni passi. Un altro grande problema sono le implicazioni legali di alcuni vocaboli arabi che hanno una gamma di significati diversi dai corrispondenti vocaboli inglesi.

È chiaro che la traduzione delle Sacre Scritture richiede una cura e una fedeltà particolari. Ciò è estremamente importante nel caso di un Libro di Leggi, dove è vitale che il lettore non sia tratto in inganno o trascinato in dispute infruttuose. Come era stato previsto, la traduzione del Libro Più Santo è stata un lavoro della massima difficoltà, che ha richiesto consultazioni con esperti in molti paesi. Poiché Shoghi Effendi aveva già tradotto circa un terzo del testo, nella traduzione degli altri passi è stato necessario puntare verso tre qualità: precisione del significato, bellezza dell’inglese e conformità con lo stile usato da Shoghi Effendi.

Siamo ora soddisfatti di constatare che la traduzione è giunta a rappresentare un’accettabile versione dell’originale. E tuttavia essa darà indubbiamente adito a domande e suggerimenti che faranno ulteriormente luce sul suo contenuto. Siamo profondamente grati ai membri dei Comitati che avevamo incaricato di preparare e revisionare questa traduzione dell’Aqdas e di stilarne le annotazioni, per l’assiduo e meticoloso lavoro che hanno svolto. Confidiamo che questa prima versione inglese autorizzata del Kitáb-i-Aqdas permetta ai lettori di farsi una sia pur vaga idea dello splendore
del Libro Primigenio della Dispensazione Bahá’í.

Il mondo è entrato nell’oscuro cuore di un’età di cambiamenti fondamentali mai visti nella sua tumultuosa storia. I suoi popoli, di ogni razza, nazione o religione, sono sfidati a subordinare ogni lealtà minore, ogni limitante identità alla loro unità di cittadini di un’unica patria planetaria. Nelle parole di Bahá’u’lláh, “Il benessere dell’umanità, la sua pace e sicurezza saranno irraggiungibili, ammenoché e finché la sua unità non sia saldamente stabilita”. Possa la pubblicazione di questa traduzione del Kitáb-i-Aqdas impartire un nuovo impulso alla realizzazione di questa visione universale,
dischiudendo prospettive di rigenerazione mondiale.

LA CASA UNIVERSALE DI GIUSTIZIA

Il IL KITÁB-I-AQDAS è possibile richiederlo alla Casa Editrice Bahai di Roma

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UNA DESCRIZIONE DEL KITÁB-I-AQDAS DI SHOGHI EFFENDI

Ξ Maggio 11th, 2008 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Shoghi Effendi, Testi sacri della fede bahai |

tratta da Dio passa nel mondo, la sua storia del primo secolo bahá’í

Per quanto unica e stupenda, questa Proclamazione non fu che il preludio di un’ancor più potente rivelazione della forza creativa del suo Autore e di quello che può giustamente essere classificato come il più significativo atto del Suo ministero: la promulgazione del Kitáb-i-Aqdas. Menzionato nel Kitáb-i-Íqán, principale depositario di quella Legge che il profeta Isaia aveva anticipato e che l’autore dell’Apocalisse aveva descritto come “il nuovo cielo” e “la nuova terra”, “il Tabernacolo di Dio”, la “Città Santa”, la “Sposa”, “la Nuova Gerusalemme” discesa “da Dio”, questo “Libro Più Santo”, i cui provvedimenti dovranno rimanere inviolati per non meno di un millennio e il cui sistema abbraccerà l’intero pianeta, può essere considerato la più luminosa emanazione della mente di Bahá’u’lláh, il Libro Primigenio della Sua Dispensazione e lo Statuto del Suo Nuovo Ordine Mondiale.

Rivelato poco dopo che Bahá’u’lláh era stato trasferito nella casa di ‘Udí Khammár (1873 circa), in un periodo in cui Egli era ancora circondato dalle tribolazioni inflitteGli dalle azioni perpetrate da Suoi nemici e da seguaci dichiarati della Sua Fede, questo Libro, questo scrigno che contiene le inestimabili gemme della Sua Rivelazione, emerge unico e incomparabile fra gli Scritti sacri del mondo, in virtù dei principî che inculca, delle istituzioni amministrative che prescrive e della funzione della quale investe il Successore designato del suo Autore.

Infatti, diversamente dal Vecchio Testamento e dai Libri Sacri che lo hanno preceduto, nei quali non si trovano i veri e propri precetti enunciati dal Profeta Stesso, diversamente dal Vangelo nel quale i pochi detti attribuiti a Gesù Cristo non forniscono una chiara guida riguardo alla futura amministrazione degli affari della Sua Fede e diversamente persino dal Corano che, pur esplicito nelle leggi e nelle ordinanze formulate dall’Apostolo di Dio, tace sull’importantissimo argomento della successione, il Kitáb-i-Aqdas, rivelato dal principio alla fine dall’Autore Stesso della Dispensazione, non solo preserva per i posteri le leggi e le ordinanze fondamentali sulle quali poggerà la struttura del Suo futuro Ordine Mondiale, ma oltre a conferire al Suo Successore la funzione di interpretazione, stabilisce le necessarie istituzioni, le sole attraverso le quali l’integrità e l’unità della Sua Fede potranno essere salvaguardate.

In questo Statuto della futura civiltà mondiale il suo Autore, contemporaneamente Giudice, Legislatore, Unificatore e Redentore dell’umanità, annuncia ai re della terra la promulgazione della “Più Grande Legge”; dichiara che essi sono Suoi vassalli; Si proclama “Re dei Re”; nega ogni intenzione di impadronirSi dei loro regni; avoca a Sé il diritto di “prendere e possedere i cuori degli uomini”; ammonisce i capi ecclesiastici del mondo di non giudicare il “Libro di Dio” con le misure in uso fra loro e afferma che il Libro è “l’infallibile Bilancia” istituita fra gli uomini.

In esso Egli ordina formalmente l’istituzione della “Casa di Giustizia”, ne definisce le funzioni, ne fissa le entrate e chiama i suoi membri “Uomini di Giustizia”,  Rappresentanti di Dio”, “Fiduciari del Misericordiosissimo”; accenna al futuro Centro del Suo Patto e Lo investe del diritto di interpretare i Suoi sacri Scritti; anticipa implicitamente l’istituzione del Custodiato; attesta l’effetto rivoluzionario del Suo Ordine Mondiale; enuncia la dottrina della “Più Grande Infallibilità” della Manifestazione di Dio; asserisce che questa infallibilità è inerente ed esclusivo diritto del Profeta ed esclude la possibilità che un’altra Manifestazione appaia prima che siano trascorsi almeno mille anni.

In questo Libro, inoltre, prescrive le preghiere obbligatorie; designa il periodo e la durata del digiuno; proibisce la preghiera in congregazione, fuorché per i defunti; fissa la Qiblih; istituisce l’Ḥuqúqu’lláh (il Diritto di Dio); formula la legge dell’eredità; ordina l’istituzione del Mashriqu’l-Adhkár; istituisce la Festa del Diciannovesimo Giorno, le festività bahá’í e i Giorni Intercalari; abolisce l’istituzione del clero; proibisce la schiavitù, l’ascetismo, la mendicità, la vita monastica, la confessione, l’uso di pulpiti e il baciamano; prescrive la monogamia; condanna la crudeltà verso gli animali, l’ozio e l’indolenza, la maldicenza e la calunnia; biasima il divorzio; interdice il gioco d’azzardo, l’uso dell’oppio, del vino e di altre bevande inebrianti; specifica le punizioni per l’omicidio, l’incendio doloso, l’adulterio e il furto; sottolinea l’importanza del matrimonio ed espone le sue condizioni essenziali; impone il dovere di dedicarsi a un commercio o a una professione, innalzando tale occupazione al rango di culto; evidenzia la necessità di provvedere i mezzi per l’educazione dei bambini e assegna a ogni persona l’obbligo di redigere un testamento e di una totale obbedienza al proprio governo.

Oltre a queste disposizioni, Bahá’u’lláh esorta i Suoi seguaci ad associarsi, con amicizia e concordia e senza discriminazioni, con i seguaci di tutte le religioni; li ammonisce a guardarsi dal fanatismo, dalla sedizione, dall’orgoglio, da dispute e conflitti; inculca in loro immacolata pulizia, assoluta veridicità, castità incontaminata, fidatezza, ospitalità, fedeltà, cortesia, indulgenza, giustizia ed equità; consiglia loro di essere “come le dita di una mano e le membra di un corpo”; li esorta a levarsi a servire la Sua Causa e li assicura del Suo indubbio aiuto.

Si sofferma inoltre sull’instabilità delle faccende umane; dichiara che la vera libertà consiste nella sottomissione dell’uomo ai Suoi comandamenti; li ammonisce a non essere accomodanti nell’applicazione dei Suoi decreti; prescrive i due inseparabili doveri di riconoscere “l’Alba della Rivelazione di Dio” e di osservare tutte le ordinanze da Lui rivelate, affermando che nessuno dei due è accettabile senza l’altro.

L’importante appello rivolto ai presidenti delle Repubbliche del continente americano, affinché colgano la loro opportunità nel Giorno di Dio e sostengano la causa della giustizia; l’ingiunzioneai membri dei parlamenti di tutto il mondo, che sollecita l’adozione di una scrittura e di una lingua universali; i Suoi moniti a Guglielmo I, il vincitore di Napoleone III; il rimprovero mosso a Francesco Giuseppe, Imperatore d’Austria; l’accenno ai “lamenti di Berlino” nella Sua apostrofe indirizzata alle “rive del Reno”; la Sua condanna del “trono della tirannia” stabilito a Costantinopoli e la Sua predizione della fine del Suo “splendore esterno” e delle tribolazioni destinate a colpire i suoi abitanti; le parole di gioia e di conforto da Lui rivolte alla Sua città natale, con cui le assicura che Dio l’ha scelta quale “sorgente di gioia per l’umanità intera”; la Sua profezia che “la voce degli eroi del Khurásán” si leverà in glorificazione del loro Signore; la Sua asserzione che a Kirmán saranno suscitati uomini “dotati di possente coraggio” che faranno menzione di Lui; e infine la Sua magnanima assicurazione a un perfido fratello che Gli aveva inflitto tanta angoscia, che un Dio “Colui Che sempre perdona, munificentissimo” gli avrebbe perdonate le sue iniquità purché si pentisse - tutto ciò arricchisce ulteriormente il contenuto di un Libro definito dal Suo Autore “sorgente della vera felicità”, “Infallibile Bilancia”, “retto Sentiero” e “vivificatore dell’umanità”.

Inoltre Bahá’u’lláh ha specificamente definito le leggi e le ordinanze che costituiscono il tema principale di questo Libro “alito della vita per tutte le cose create”, “il più possente baluardo”, “frutti” del Suo “Albero”, “i mezzi più elevati per il mantenimento dell’ordine nel mondo e per la sicurezza dei popoli”, “lampade della Sua saggezza e della Sua amorosa provvidenza”, “profumo soave della Sua veste”, “chiavi della Sua misericordia” per le Sue creature. “Questo Libro” testimonia Egli Stesso “è un firmamento che abbiamo adornato con le stelle dei Nostri comandamenti e delle Nostre Proibizioni”. “Benedetto l’uomo” ha inoltre dichiarato “che lo leggerà e pondererà i versetti inviati in esso da Dio, il Signore della Forza, l’Onnipotente.

Dite, o uomini! Afferratevi ad esso con la mano della rassegnazione… Per la Mia vita! Esso è stato inviato in un modo che stupisce le menti degli uomini. In verità è la Mia più ponderosa testimonianza per tutte le genti e la prova del Misericordiosissimo per tutti coloro che sono in cielo e sulla terra”.

“Benedetto il palato che ne assapora la dolcezza, e l’occhio veggente che riconosce ciò che vi è custodito, e il cuore dotato di discernimento che ne comprende le allusioni e i misteri. Nel nome di Dio! Tale è la maestà di ciò che vi è stato rivelato e così straordinaria la rivelazione delle sue velate allusioni, che i lombi dell’eloquio tremano quando ne tentano la descrizione”.

“Il Kitáb-i-Aqdas è stato rivelato in tal guisa che attrae e comprende tutte le divine Dispensazioni. Benedetto chi lo legge! Benedetto chi lo intende! Benedetto chi medita su di esso! Benedetto chi riflette sul suo significato! Così vasta è la sua portata, che ha incluso tutti gli uomini prima ch’essi lo riconoscessero. Tra non molto il suo sovrano potere, la sua penetrante influenza e la grandezza della sua possanza saranno manifestati sulla terra”.

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Oltre un secolo di storia baha’i

Ξ Aprile 16th, 2008 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Agnese Boerio |

Dopo il trapasso di Bahá’u'lláh, fino all’elezione della Casa Universale di Giustizia

 

Il 29 Maggio del 1892 “il Sole di Bahá si era coricato!“ Egli aveva lasciato scritto nel Kitáb-i-Aqdas [Il Libro Santissimo] :

“Quando l’oceano della Mia Presenza sarà svanito ed il Libro della Mia Rivelazione sarà completato, volgete i vostri visi verso Colui che è destinato a Dio e che è germogliato da questa Antica Radice.”

Con queste parole (ed altre simili ripetute in vari Suoi Scritti) Egli nominava Suo figlio ‘Abbás Effendi, che solo in seguito assunse il nome di ‘Abdu’l-Bahá [cioè: il ‘Servo di Bahá, il Servo della Gloria’] come guida del mondo Bahá’í dopo la Sua dipartita, come interprete dei Suoi Scritti e Centro del Patto.

‘Abdu’l-Bahá era il figlio maggiore di Bahá’u’lláh, egli nacque a Teheran poco prima della mezzanotte del 23 Maggio 1844 nella medesima ora in cui il Báb dichiarava la Sua missione. Aveva appena 8 anni quando il padre fu gettato nelle prigioni sotterranee di Teheran. La plebaglia saccheggiò la loro casa, la famiglia ebbe confiscato tutti ciò che possedeva e fu lasciata quindi in completa indigenza. ‘Abdu’l-Bahá narra come un giorno gli fosse stato permesso d’entrare nel cortile della prigione per vedere il Suo amato genitore quando usciva a prendere aria.

Bahá’u’lláh era terribilmente mutato e talmente malandato che non poteva camminare, i Suoi capelli e la Sua barba erano incolti, il Suo collo piagato e gonfio per la pressione di un pesante collare d’acciaio, il suo corpo curvo sotto il peso delle catene, cosicché il ragazzo sensibilissimo ne ebbe un’impressione incancellabile.

Durante il primo anno della loro dimora a Baghdad, cioè dieci anni prima della dichiarazione della Missione di Bahá’u’lláh, l’intuizione profonda di ‘Abdu’l-Bahá, che era allora appena novenne, lo condusse all’importantissima scoperta che Suo padre era indubbiamente il Promesso, la cui Manifestazione era attesa dai Bábí.

Circa sessant’anni dopo, Egli descriveva come segue il momento nel quale l’anzidetta convinzione gli era penetrata nell’anima:

“Io sono il servo della ‘Perfezione Benedetta’. In Baghdad io ero un fanciullo. Là, allora, Egli m’annunciò il Verbo ed io credetti in Lui. Appena Egli proferì il Verbo, mi gettai ai Suoi piedi benedetti e Lo implorai e Lo supplicai d’accettare il mio sangue come sacrificio sulla Sua via. Sacrificio ! Com’è dolce questa parola ! Per me non v’è Grazia maggiore! Quale più grande gloria posso io concepire del sapere questo collo incatenato per Lui, questi piedi nei ceppi per amor Suo, questo corpo mutilato e gettato nelle profondità del mare per la Sua Causa! Se in realtà noi sinceramente Lo amiamo, se in realtà io sono il Suo servo sincero, allora debbo sacrificare la mia vita, tutto me stesso, innanzi alla Sua Soglia Benedetta.”

Approssimativamente in quel tempo i Suoi amici cominciarono a chiamarlo “il Mistero di Dio, “ un titolo datogli da Bahá’u’lláh e col quale era comunemente conosciuto durante il periodo della dimora in Baghdad. Quando il padre visse per due anni nel deserto, ‘Abbás ne ebbe il cuore infranto, ed impiegava la maggior parte del suo tempo per meditare. Egli fu colmo di gioia quando finalmente tornò. Da allora in poi Egli divenne il compagno più intimo del padre e a volte anche il Suo protettore. Sebbene fosse ancora giovanissimo mostrava sorprendente sagacia e discernimento, e si assunse il compito di ricevere ed ascoltare i numerosi visitatore che venivano a vedere il Genitore; se constatava che erano sinceramente alla ricerca della verità, li ammetteva alla Sua presenza, in caso diverso non permetteva che lo disturbassero.

In svariate occasione aiutò il padre, rispondendo a quesiti e chiarendo i dubbi dei visitatori. Per esempio, quando uno dei notabili Súfí chiamato ‘Alí Skawkat Páshá chiese la spiegazione della frase: “ Io ero un Mistero Celato,” che è in una delle più note tradizioni maomettane, Bahá’u’lláh si volse ad ‘Abbás, il MIstero di Dio, chiedendogli di scrivere la spiegazione.

Il giovinetto, che aveva allora 15 o 16 anni, scrisse immediatamente una epistola così importante ed in modo così convincente che il Páshá ne fu attonito. In quell’epoca ‘Abbás era un assiduo visitatore delle moschee dove discuteva soggetti di teologia coi dotti ed altri sapienti. Non frequentò mai alcuna scuola od università, sicché il padre fu il suo unico maestro.

Dopo la Dichiarazione di Bahá’u’lláh nel Giardino del Ridván presso Baghdad, durante il lungo e penoso viaggio a Costantinopoli, Egli proteggeva Bahá’u’lláh giorno e notte, cavalcando vicino al Suo carro o ponendosi a guardia della Sua tenda. Sollevò quanto più potè il padre di tutte le cure domestiche e di tutte le responsabilità diventando il sostegno ed il conforto dell’intera famiglia.

Durante gli anni trascorsi ad Adrianopoli, ‘Abdu’l-Bahá divenne il prediletto da tutti, insegnò molto, e fu generalmente chiamato col nome di “Maestro.” Ad ‘Akká, quando l’intera comitiva si ammalò di tifo, malaria e dissenteria, lavava ed assisteva gli infermi, provvedeva al loro nutrimento e vegliava senza prendere riposo, finché completamente esaurito, si ammalò Egli stesso di dissenteria restando per circa un mese in pericolo di vita. Ad ‘Akká come ad Adrianopoli, tutti, dal Governatore al più misero dei mendicanti , impararono ad amarlo e a rispettarlo. Ad ‘Akká sposò la figlia di uno zio del Báb. Il matrimonio riusci perfettamente felice ed armonioso. Della prole che nacque, soltanto quattro figlie sopravvissero agli stenti della lunga prigionia.

Come detto prima, Bahá’u’lláh indicò in modi diversi che dopo la Sua fine terrena, ‘Abdu’l-Bahá avrebbe dovuto essere il Suo successore. In diverse occasioni fece menzione di ‘Abdu’l-Bahá come “ Il Centro del Mio Patto,” “Il Più Grande Ramo,” “Il Ramo dell’Antica Radice.” Abitualmente lo chiamava “Il Maestro” richiedendo all’intera famiglia di trattarlo con marcata deferenza, e nel Suo Testamento lasciò esplicite istruzioni che tutti dovevano ricorrere a Lui ed obbedirgli.

Nel 1901 per ‘Abdu’l-Bahá e la sua famiglia (che per più di vent’anni avevano avuto la libertà di recarsi per alcune miglia nella campagna intorno ad ‘Akká), iniziò un nuovo periodo di oltre sette anni, di rigoroso sconfinamento entro le mura della città prigione-prigione di ‘Akká, a causa delle insinuazioni del fratello presso il Governo Ottomano. Però, ciò non impedì ad ‘Abdu’l-Bahá di diffondere il Messaggio Bahá’í in Asia, in Europa ed in America, tenendo un’enorme corrispondenza con credenti e ricercatoriin tutte le parti del mondo, assistito in ciò dalle figlie e da diversi interpreti e segretari, ed inoltre i numerosi visitatori, tornando al loro paese, diffondevano a loro volta il prezioso messaggio.

Il sig. Horace Holley scrive: “A visitare ‘Abdu’l-Bahá, come maestro e come amico, vennero uomini e donne di tutte le razze, di tutte le religioni e di tutte le nazioni…”

La maggior parte del suo tempo era dedicato a visitare gli infermi, gli afflitti nelle loro case; e nei quartieri più poveri di ‘Akká nessun visitatore era più ben accetto del Maestro.” Era consuetudine di ‘Abdu’l-Bahá di distribuire doni ai poveri ogni Venerdì mattina; essi talvolta erano allineati ed accoccolati in numero di un centinaio…

I Bisogni personali di ‘Abdu’l-Bahá erano pochissimi; lavorava dal mattino fino a tarda sera, consumando soltanto due pasti frugali al giorno. Il suo guardaroba conteneva soltanto pochissimi indumenti di stoffa a buon mercato. Egli non avrebbe potuto vivere nel lusso mentre altri abbisognavano di tutto.

Il sig. Chase così conclude le sue impressioni sulla vita durante la prigionia di ‘Akká: “Cinque giorni rimanemmo entro quelle mura, prigionieri con Colui che dimora nella “Più Grande Prigione.” Prigione di pace, d’amore e d’umiltà. Soli desideri o aspirazioni sono il bene dell’umanità, la pace del mondo, il riconoscimento della Paternità di Dio e dei diritti degli uomini quali Sue creature, Suoi figli. La prigione vera, l’atmosfera soffocante, la separazione da tutti i desideri puri del cuore, le limitazioni imposte dal mondo , sono al di fuori di quelle mura, mentre entro di esse v’è la libertà e spira l’aura pura dello Spirito di Dio. Tutti i turbamenti, i tumulti, le preoccupazioni e le ansietà per le cose mondane sono state sbarrate fuori.”

Nel 1904 e nel 1907 una Commissione d’Inchiesta da parte del Governo Turco cercò di far luce riguardo ad alcune false accuse contro il movimento, ed anche la sua vita fu in pericolo. Fu in quel periodo che egli scrisse quello che rimane il documento base per ogni attività Bahá’í: La Sua “Ultime Volontà e Testamento.”

Nel 1908, a seguito della Rivoluzione dei ‘Giovani Turchi ’ Egli fu liberato. Da quel momento ebbero inizio i viaggi di ‘Abdu’l-Bahá in Occidente: nel 1910 visitò l’Egitto, nel 1911 l’Europa e nel 1912 l’America, ritornando in Europa nel 1913 e poi definitivamente in Haifa.

Durante il Suo settantesimo compleanno scrisse la seguente patetica lettera ai credenti dell’Est e dell’ Ovest:

“Amici, si avvicina il momento in cui non sarò più tra voi. Io ho fatto tutto quel che poteva essere fatto. Ho servito la Causa di Bahá’u’lláh con tutta la passione possibile. Ho lavorato giorno e notte durante tutti gli anni della mia vita. Oh, come bramo di vedere i credenti addossarsi le responsabilità della Causa! Adesso è il tempo di proclamare il Regno di Abhá. Questa è l’ora dell’unione e della concordia ! Questo è il giorno dell’armonia spirituale degli amici di Dio! …Ahimé! Io aspetto per udire la lieta novella che mi dica che i credenti sono divenuti esempio di sincerità e di lealtà, incarnazione d’amore e d’amicizia, manifestazione di unione e di concordia…

Non risponderanno essi al mio appello ? Aspetto, pazientemente aspetto!”

Scoppiata la guerra , così come egli aveva previsto, tornò nuovamente ad essere prigioniero del Governo Turco. Pure, fu occupatissimo ad assistere materialmente e spiritualmente tutti coloro che gli erano intorno. Finalmente, con la conquista di Haifa – il 23 Settembre 1918 – da parte della cavalleria inglese ed indiana, ebbe termine lo stato di guerra. Il 27 Aprile 1920 Egli fu insignito di un ordine cavalleresco dell’ Impero Britannico col titolo di “Sir”, in segno di riconoscimento del Suo grandioso lavoro nell’interesse della pace e della vera prosperità dei popoli.

Il 28 Novembre 1921 Egli lasciava le sue spoglie terrene. - Il 29 Novembre ebbe luogo il rito funebre, “ … un funerale di cui non s’era mai visto l’uguale in Haifa o nella Palestina….. tanto profondo era il cordoglio di parecchie migliaia di persone di religione, razza ed idiomi diversi.” Egli fu sepolto vicino al Báb nel Mausoleo sul Monte Carmelo

Gli Scritti di ‘Abdu’l-Bahá numerosissimi. Notevole è la “Lettera di ‘Abdu’l-Bahá al noto biologo materialista e filosofo dr. Augusto Forel “ che, dopo aver ricevuto e letto questa lettera vi ha scritto al fianco: “da oggi io sono Bahá’í.” I suoi discorsi in Europa, raccolti nel volume “La Saggezza” e le sue risposte alle domande di una cristiana americana (Laura Barney diventata in seguito Bahá’í) raccolte nel volume: “Le Lezioni di San Giovanni d’Acri, “ sono di profono insegnamento a chiunque. Mentre il “Piano Divino”, insieme di lettere indirizzate a varie Assemblee Nazionali d’America, costituisce tuttoita una guida sicura per i credenti che desiderano dedicarsi al Servizio dell’umanità. Il rango unico assegnato ad ‘Abdu’l-Bahá dalla “Perfezione Benedetta” è quello di “Centro del Sacro atto e Interprete delle Sue Parole.”

Bahá’u’lláh fu eminentemente il Rivelatore del Verbo. ‘Abdu’l-Bahá fu l’esecutore della Parola, il Grande esempio della vita Bahá’í; e, considerato da un altro punto di vista, se Bahá’u’lláh è l’autore della Rivelazione Bahá’í , ‘Abdu’l-Bahá , fu l’architetto che tracciò le linee del Nuovo Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh.

Nelle “Ultime Volontà e Testamento di ‘Abdu’l-Bahá” è scritto:

“O miei amici amorosi ! Dopo la dipartita di quest’essere ingiustamente trattato, incombe l’obbligo agli Aghsán (i rami ), agli Afnán (i Ramoscelli) dell’Albero di Loto Sacro, alle Mani della Causa di Dio e agli amati della Bellezza di Abhá, di volgersi a Shoghi Effendi – il giovane ramo – sbocciato dai due santi e sacri Alberi di Loto e il frutto cresciuto dall’unione dei due germogli dell’Albero di Santità – poiché egli è il segno di Dio, il ramo prescelto, il Custode della Causa di Dio, colui al quale debbono rivolgersi tutti gli Aghsán, gli Afnán, le Mani della Causa di Dio , e a lui succederà il primo nato della sua discendenza diretta. Il sacro e giovane ramo, il custode della Causa di Dio, come pure la Casa Universale di Giustizia che dovrà essere universalmente eletta e fondata, sono entrambi sotto la tutela e la protezione della Bellezza di Abhá, al riparo e sotto l’infallibile guida del Santissimo, il Sublime… Qualunque cosa essi decidano, è da Dio…”

Shoghi Effendi era nato il 1°Marzo 1897, ed era il primogenito della figlia maggiore di ‘Abdu’l-Bahá, e suo padre era il cugino del Báb; perciò egli discende dal Báb e da Bahá’u’lláh, ed era predestinato ad essere il Custode. Egli crebbe alla presenza di ‘Abdu’l-Bahá, assorbendo la sua conoscenza e la sua saggezza. Egli fu suo segretario per lunghi anni. Suo nonno gli diede una educazione occidentale, dapprima al Collegio Americano di Beyrouth , poi al Balliol College all’Università di Oxford. Egli era assetato di verità, e durante tutta la sua vita continuò la ricerca del perfezionamento. Egli non era solamente il Custode della Fede e quindi un capo spirituale, ma un’autorità in diverse scienze, come : la storia, la botanica e la geologia.

La notizia della morte del nonno lo raggiunge ad Oxford, all’età di 25 anni. Così giovane si trovò dinnanzi un compito enorme. Sua moglie un’americana, [ Mary Maxwell che egli chiamò Amatu’l-Bahá, Ruhiyyih-Khanúm] scrisse nel suo libro: “Venticinque Anni di Custodiato” : “L’Amato Custode s’impose allora due compiti giganti: 1°) Guidare i credenti ovunque nel mondo in modo che, lavorando per la Causa, essi seguissero vie debitamente organizzate, vie indicate da Bahá’u’llá e precisate da ‘Abdu’l-Bahá. 2°) Assicurarsi che di anno in anno, e4ssi si liberassero sempre più del legame del passato.”

Egli ha formato il vero spirito Bahá’í fra i credenti, tenendosi sempre alle direttive date a suo tempo dal Centro del Patto. Contemporaneamente traduceva giorno e notte gli Scritti Sacri Bahá’í in Inglese. Alcune sue opere sono tradotte in Italiano. Chi ha ascoltato alla Radio sul secondo programma , il 26 giugno 1970 la trasmissione “Libri stasera “ ha sentito la presentazione di tre volumi di Shoghi Effendi : “Dio Passa nel Mondo” – “L’Avvento della Giustizia Divina” – e “La Dispensazioni di Bahá’u’lláh.”

Shoghi Effendi ha stabilito dei Piani Settennali di programmazione della Fede. Ha ingrandito ed abbellito il Mausoleo del Báb sul Monte Carmelo, nella sua bella architettura attuale in marmo d’Italia, sormontato da una cupola dorata. Ha comprato vasti terreni per ingrandire i giardini situati intorno alla Sacra Tomba di Bahá’u’lláh a Bhji. Sotto la sua egida sono stati costruiti gli Archivi Internazionali Bahá’í. È stato finito di costruire il Tempio di Wilmette in America (iniziato al tempo di ‘Abdu’l-Bahá, sotto il cui ministero era stato costruito anche il Tempio di Ishqabad in Russia ), ed altri sono stati iniziati: a Kampala in Africa, a Sidney in Australia, a Francoforte in Germania (oggi tutti questi Tempi sono funzionanti, ed è in costruzione quello di Panama, iniziato {e terminato} dalla Casa Universale di Giustizia).

Egli amava molto le arti: la musica, la pittura e la scultura, ed aveva predilezione per l’architettura e la poesia. Quasi tutte le costruzioni in Terra Santa, ed i progetti dei Templi, furono fatti sotto la sua ispirazione da architetti di fama mondiale. Ha quindi annunciato la Crociata decennale, ancora in corso quando egli si spense a Londra il 4 Novembre 1957. Al tempo del Báb, la Fede era penetrata in 4 Paesi, al tempo di

Bahá’u’lláh in 13 Paesi, all’epoca di ‘Abdu’l-Bahá in 35. Ma durante i 36 anni del Ministero di Shoghi Effendi, il suo lavoro ininterrotto e continuo, guidato dallo Spirito Santo, ha fatto penetrare la Fede in 255 Paesi, 4.200 Centri erano stati aperti nel mondo , ed erano state fatte traduzioni di letteratura Bahá’í in 320 lingue.

Un pellegrino domandò un giorno a Shoghi Effendi: “Quando verrà l’età d’oro?”; Egli rispose: “In cinquecento anni circa, ma l’avvento dell’Età d’Oro dipende effettivamente dai credenti : essi potranno accelerarlo!” Egli aveva preparato il terreno per altre conquiste e soprattutto per l’erezione della Casa Universale di Giustizia. In pieno successo e fervore di conquiste spirituali, avendo preparato tutto e tutti per lo scopo finale, nella notte del 4 Novembre 1957, silenziosamente il Suo Spirito risplendente era volato verso il Regno Eterno di Gloria, all’età di 60 anni.

La costernazione fu immensa fra i fedeli, ma tutti, con lo spirito ricevuto dal suo insegnamento , coraggiosamente ricominciarono il lavoro, sotto la guida delle 27 “Mani della Causa” che il Custode aveva nominato poco prima del suo trapasso. Esse elessero nel loro seno un “Consiglio Permanente” in Terra Santa composto di 9 “Mani della Causa” e le altre si sparsero nei vari continenti con lo scopo di propagare e proteggere la Fede. E finalmente essere predisposero quanto necessario per la elezione della Prima Casa Universale di Giustizia, avvenuta ad Haifa, il 21 Aprile del 1963 . Delegati furono i membri delle 56 Assemblee Spirituali Nazionali allora esistenti al mondo . Subito dopo, si è celebrato a Londra il Centenario della Dichiarazione di Bahá’u’lláh, con un Congresso Mondiale, a cui hanno partecipato oltre settemila credenti da ogni parte del mondo. Ed in quella occasione, all’ Albert Hall di Londra furono presentati per la prima voltala mondo Bahá’í i Membri della Casa Universale di Giustizia .

L’intera Comunità Mondiale Bahá’í è stata molto grata al Corpo della Mani della Causa, per avere salvaguardato l’unità e averli guidati fino al raggiungimento dello scopo ordinato da Bahá’u’lláh, in diverse Tavole, la formazione della Casa Universale di Giustizia. Nell’Aqdás , specialmente, Egli spiega il compito ed i doveri di questa Istituzione Divina. Essa è la guida dell’umanità, fino alla venuta della prossima Manifestazione Divina, che verrà passati appieno 1000 anni dopo la venuta di Bahá’u’lláh; ed inoltre, per esplicita assicurazione di ‘Abdu’l-Bahá essa ci renderà chiari via via, i numerosi misteri racchiusi nella presente Rivelazione. L’Educazione ricevuta dai credenti, iniziata al tempo della dichiarazione del Báb, è proseguita attraverso una Guida sicura senza interruzioni, si è chiaramente manifestata nello spirito di disciplina e di umile accettazioni delle Leggi Rivelate, e nell’ubbidienza alle Istituzioni; anche se c’è stato qualche violatore del Patto, ciò non ha intaccato minimamente lo spirito di unità dei credenti. Questo è il fertile terreno per il dispiegamento del Nuovo Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh.

 

Un Piano Novennale è stato promulgato dalla Casa Universale di Giustizia a tutte le Assemblee Spirituali Nazionali del Mondo, per la formazione di ulteriori Assemblee Spirituali Nazionali e Locali, in armonia con la sempre maggiore diffusione della Fede.

Nel 1968 è stata eletta ad Haifa, durante il Ridván , la Seconda Casa Universale di Giustizia e pochi mesi dopo, nell’ Agosto, in concomitanza con il Centenario del passaggio di Bahá’u’lláh nel Mediterraneo, nel Suo viaggio da Adrianopoli ad ‘Akká, si è tenuto un grande Congresso a Palermo, con la partecipazione di oltre quattromila credenti da ogni parte del mondo. In quella occasione è stato presentato il nuovo Corpo dei Consiglieri Continentali, costituito da Membri nominati dalla Casa Universale di Giustizia, per collaborare con le varie Assemblee Nazionali.

Il corpo delle Mani della Causa, ora che ha adempiuto al suo compito dell’elezione della Casa Universale di Giustizia , ed alla sua assistenza in questi primi anni di vita, non verrà più riformato con nuove nomine e con il tempo si esaurirà; rimarrà una Istituzione storica nei primi tempi della Fede, che sarà un giorno ricordata con riconoscenza, così come ricordiamo oggi gli Apostoli del tempo di Cristo.

I Bahá’í sotto la guida della Casa Universale di Giustizia , marciano vittoriosamente verso un mondo migliore per gli uomini tutti, che essi invitano a collaborare, per il raggiungimento di quella Età d’Oro promessa da tutti i Profeti del passato, in cui sarà manifestato il Regno di Dio sulla Terra.

B I B L I O G R A F I A

  1. “Bahá’u’lláh & La Nuova Era “ – di Esslemont – Casa Editrice Bahá’í – (C.E.B.)
  2. “Ultime Volontà & Testamento” di ‘Abdu’l-Bahá – C.E.B.
  3. “Le Signe de Dieu parmi les hommes” di A.M. Barafroukhteh

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