La Fede Bahai - Una Fede Comune - (I parte)

Ξ Dicembre 27th, 2005 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Una Fede Comune |

ABBIAMO RAGIONE DI CREDERE che il periodo storico che si sta aprendo sarà ben più sensibile del secolo appena concluso all’opera di divulgazione del messaggio di Bahá’u'lláh. Tutto indica che la coscienza umana sta subendo una straordinaria metamorfosi.

Fin dall’inizio dl XX secolo l’interpretazione materialistica della realtà si è talmente consolidata da diventare la fede mondiale nominante, almeno per quanto riguarda l’orientamento della società. Questo percorso ha bruscamnente dirottato la civilizzazione
della natura umana dall’orbita che aveva seguito per migliaia di anni. Per molti occidentali l’autorità divina che, pur nelle diverse interpretazioni della sua natura,era sempre stata il centro focale della guida sembrò essersi semplicemente dissolta e dileguata.

L’individuo fu per lo più lasciato libero di mantenere il rapporto che egli credeva legasse la sua vita ad un mondo trascendente l’esistenza materiale, ma la società nel suo complesso procedette con crescente fiducia verso il superamento della propria dipendenza da una concezione dell’universo che era giudicata nel migliore dei casi una favola e nel peggiore una droga, ed in ogni caso un ostacolo al progresso.
L’umanità aveva preso in mano i propri destini e, con le sue sperimentazioni ed i suoi discorsi razionali, aveva - così fu dato da intendere alla gente - tutti i temi fondamentali relativi all’arte del governo ed allo sviluppo.

Questa composizione fu rafforzata dalla convinzione che i valori, gli ideali e le discipline coltivate per secoli fossero ora caratteristiche verosimilmente stabili e permanenti della natura umana. Occorreva solo raffinarle con l’educazione e rafforzarle mediante provvedimenti legislativi. Il retaggio morale del passato era tutto quì: un’imprescrittibile eredità del genere umano che non abbisognava di ulteriori interventi religiosi. Si ammetteva anche che individui, gruppi o nazioni indocili avrebbero continuato a
minacciare la stabilità dell’ordine sociale ed a richiedere interventi correttivi.

Ma la civiltà universale verso la cui realizzazione tutte le forze della storia avevano spinto la razza umana e che stava ora irresistibilmente emergendo era ispirata alla concezione laica della realtà. La felicità sarebbe stata la naturale conseguenza di una migliroe salute,di una migliore alimentazione, di una migliore educazione, di migliori condizioni di vita - ed il conseguimento di queste, sicuramente auspicabili mete - sembrava alla portata di una società compattamente concentrata sul loro perseguimento.

Ma in quelle parti del mondo nella quale vive la stragrande maggioranza della popolazione della terra i disinvolti annunci che dicevano «Dio èmorto » erano passati quasi inosservati. L’esperienza aveva da lungo tempo confermato alle popolazioni dell’Africa, dell’ Asia, dell’America Latina e del Pacifico che la natura umana non è solo profondamente influenzata da forze spirituali, ma ha un’identità spirituale. Di conseguenza la religione continuò ad essere, come sempre, la massima autorità della vita. Ma queste convinzioni, pur non essendo mai state direttamente affrontate dalla rivoluzione ideologica che si stava svolgendo in Occidente, ne furono praticamente emarginate, almeno per quanto riguardava l’interazione fra popoli e nazioni. Avendo permeato e conquistato tutti gli importanti centri di poteri e di informazioni a livello globale, il materialismo dogmatico fece in modo che
nessuna voce competitiva mantenesse la capacità di contestare i suoi progetti di fruttamento economico mondiale.

Al danno culturale già inflitto da due secoli di dominazione coloniale si aggiunse una angosciante spaccatura fra le esperienze interiori ed esteriori delle masse interessate, una condizione che invase quasi tutti gli aspetti della vita. Incapaci di esercitare una vera influenza sulla formazione del proprio futuro, o perfino di perseverare il benessere morale dei propri figli, queste popolazioni affondarono in una crisi diversa ma sotto molti aspetti ancor più devastante di quella che si andava intensificando in Europa e nel Nord America.
Pur mantenendo il proprio ruolo centrale nelle coscienze, la fede si dimostrò incapace di influenzare il corso degli eventi.

D.D.

 

Comunicato Stampa “persecuzione della comunità religiosa bahai”

Ξ Dicembre 22nd, 2005 | → 1 Comments | ∇ Comunicati Stampa Bahai |

Ufficio Stampa Gruppo Misto-Presidenza

Interrogazione dell’on. Michele Cossa sulla morte di un Baha’i imprigionato nelle carceri iraniane.

Roma, 21 dic.

“Fare piena luce sulla morte di Dhabibu’llah Mahrami, 59 anni, avvenuta nel carcere di Yazd, di fede Baha’I, imprigionato ingiustamente in Iran per 10 anni, morto in cella per motivi sconosciuti giovedì 15 dicembre 2005″. Lo chiede con una interrogazione al ministro degli Esteri l’onorevole Michele Cossa secondo il quale “la morte di questa persona avviene in un momento in cui si hanno chiari segnali di inizio di una nuova ondata di persecuzioni dei Bahá’í, 59 dei quali quest’anno sono stati arrestati, detenuti o imprigionati.

Il sig. Mahrami non avena nessun problema di salute conosciuto, mentre la causa della sua morte è sconosciuta; vi è il forte sospetto che le autorità iraniane abbiano una diretta responsabilità per la morte di un innocente, giudicato e condannato solo per l’accusa di apostasia, un crimine punito con la morte secondo la legge islamica tradizionale.

Lo scorso 2 gennaio 1996 - ricoda Cossa - Mahrami era stato condannato a morte dal Tribunale Rivoluzionario: la sentenza sollevò la protesta internazionale, con l’approvazione anche da parte del Parlamento europeo di una risoluzione sugli abusi contro i diritti umani in Iran, con esplicito riferimento al caso del sig. Mahrami, tanto che le autorità nel dicembre 1999, in occasione dell’anniversario del profeta Muhammad, dichiararono un’amnistia e commutarono la sentenza all’ergastolo.

Dal 1978, più di 200 iraniani bahá’í sono stati uccisi, centinaia sono stati imprigionati e migliaia hanno perduto il lavoro, la pensione e l’accesso all’educazione come parte di una vasta e sistematica persecuzione religiosa del governo della Repubblica Islamica dell’Iran. I funerali di Mahrami si sono svolti il 16 dicembre 2005, lo stesso giorno in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che esprime “seria preoccupazione” per la situazione dei di ritti umani in Iran: credo che sia doveroso da parte dell’Italia - conclude - esprimere una ferma prese di posizione contro la persecuzione della comunità bahá’í”.

 

La Fede Baha’i - Una Fede Comune - Premessa

Ξ Dicembre 17th, 2005 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Una Fede Comune |

Nel Ridván del 2002 il Centro Mondiale della Fede Bahá’í in Haifa scrisse e consegnò attraverso tutti i bahá’í del mondo una lettera indirizzata ai Capi Religiosi del mondo.

Tale gesto nacque dalla consapevolezza che, se non sarà risolutamente fermato, il morbo degli odi settari comporterà devastanti conseguenze che risparmieranno ben poche parti del mondo.
La lettera esprimeva apprezzamento per il risultato del movimento intereligioso, al quale i bahá’í hanno cercato di contribuire fin alla sua nascita.

Ma ci siamo sentiti dire con franchezza che se si vuole affrontare la crisi religiosa con la stessa serietà con cui si affrontano altri pregiudizi che affliggono l’umanità la religione organizzata deve trovare in se stessa altrettanto coraggio per superare alcuni concetti consolidati che ha ereditato da un remoto passato. Ma sopratutto abbiamo espresso la convinzione che è arrivato il momento che i capi religiosi affrontino con onestà e senza ulteriori rinvii le conseguenze della verità che Dio è uno solo e che, prescindendo da ogni diversità di espressione culturale e interpretazione umana , anche la religione è una sola.

L’intuizione di questa verità ha originariamente ispirato il movimento interreligioso e lo ha sorretto attraverso tutte le traversie degli ultimi cent’anni. Lungi dal contestare la validità delle grandi fedi rivelate, questo principio può assicurarne la continua attualità. Ma per poter esercitare la propria influenza, il riconoscimento di questa realtà deve agire nel cuore del discorso religioso e, così pensando, abbiamo ritenuto che la nostra lettera dovesse dirlo esplicitamente.

La risposta è stata incoraggiante. Le Istituzioni Bahá’í di tutto il mondo hanno consegnato migliaia di copie del documento a influenti personaggi delle grandi comunità religiose.

Che in alcuni ambienti il messaggio in esso contenuto sia stato sbrigativamente accantonato non è stato una sorpresa. Ma i bahá’í riferiscono di essere stati, in genere, accolti con calore.

Particolarmente toccante è stata l’ovvia sincerità dei molti che nel ricevere il messaggio hanno espresso angoscia perché le istituzioni religiose non riescono ad aiutare l’umanità ad affrontare problemi la cui natura è essenzialmente spirituale e morale.

Le discussioni si sono rapidamente orientate sulla necessità che le masse dei credenti modifichino sostanzialmente il modo in cui si rapportano reciprocamente e un discreto numero di coloro che hanno ricevuto la lettera hanno voluto riprodurla per distribuirla ad altri sacerdoti della medesima tradizione. Abbiamo la speranza che la nostra inziativa agisca da catalizzatore aprendo la strada verso una nuova comprensione dello scopo della religione.

Veloce o lento che sia questo cambiamento i bahá’í devono pensare alla propria responsabilità sotto questo aspetto. Il compito di fare in modo che tutto il mondo si possa avvalere del Suo messaggio è stato posto da Bahá’u'lláh in primo luogo sulle spalle di coloro che Lo hanno riconosciuto.

E questo è stato certamente il lavoro che la comunità bahá’í ha svolto per l’intero corso della storia della Fede.

Ma il sempre più rapido tracollo dell’ordine sociale richiede disperatamente che lo spirito religioso sia lliberato dalle catene che gli hanno finora impedito di esercitare l’influenza risanatrice di cui è capace.

D.D.

 

Capo di Stato in visita al Centro Mondiale Bahá’í

Ξ Dicembre 11th, 2005 | → 0 Comments | ∇ Dal Mondo Bahai |

Haifa, Israele, 7 Dicembre 2005

Kessai Note, Presidente della Repubblica delle Isole Marshall e sua moglie Mary Note hanno effettuato una visita Ufficiale al Centro Mondiale Baha’i il 1° Dicembre 2005.

Il Presidente e la first lady sono stati accolti con il benvenuto di un membro della Casa Universale di Giustizia Dr. Peter Khan e sua moglie Janet Khan. Facevano parte del comitato per il benvenuto il Sig. Stephen Hall, Membro del Centro Internazionale d’Insegnamento e sua moglie Dicy Hall.

Nell’entourage Presidenziale vi erano anche il Ministro degli Esteri delle Isole Marshall Sig. Gerald Zackios e la signora Zakios, ed il Senatore dell’Atollo di Bikini Tomai Juda e sua moglie la signora Juda.

Nell’incontro tenutosi nella sede della Casa Universale di Giustizia il Dr. Khan ha discusso con il Presidente Note la storia della comunità Baha’ì nelle Isole Marshall ed il contributo che i Baha’i hanno dato per lo sviluppo del paese.

Il Presidente Note, sua moglie e il resto dell’entourage hanno anche visitato il Mausoleo del Bab e le circostanti terrazze.

“Ho apprezzato moltissimo questa visita” egli ha dichiarato.

E’ la seconda visita al Centro Mondiale Baha’i di un Capo di Stato delle Isole Marshall. Il primo fu nel 1990 da parte del Presidente Amata Kabua.

Murray Smith Vice Segretario Generale della Comunità International Baha’i ha detto che Il Presidente Note era in Israele in Visita Ufficiale.

Egli ha poi aggiunto che l’idea della visita al Centro Mondiale è nata dal Sig. Zachios.

Il Sig Smith ha poi precisato: “Il Primo Ministro, attraverso i suoi frequenti contatti con i rappresentanti della comunità Baha’i era al corrente che la sede internazionale della Fede Baha’i con i suoi meravigliosi giardini fosse a haifa ed egli ha incoraggiato i funzionari dell’ufficio del Presidente di inserire nell’Itinerario,
il Centro Mondiale Baha’i.”

L’Assemblea Spirituale Nazionale dei Baha’i delle Isole Marshall fu stabilita nel 1977. Vi sono attualmente nel paese 13 Assemblee Spirituali Locali.

Articolo tratto dal Baha’i World News Service che ne detiene il copyright.

 



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