L’era del Custode: il lavoro di Shoghi Effendi

Ξ Febbraio 12th, 2006 | → 0 Comments | ∇ Shoghi Effendi |

 Il 28 novembre 1921 ‘Abdu’l-Bahá morì serenamente nel sonno. Anch’egli, come il padre, preoccupato della potenziale nascita di scismi dopo la sua morte, lasciò un testamento chiaro ed esplicito, un estensione del Patto stabilito da Bahá’u’lláh. In quel documento, ‘Abdu’l-Bahá nominava il suo nipote maggiore, Shoghi Effendi Rabbani, suo successore come Custode della Fede Bahá’í. Il Custodiato era un’istituzione anticipata da Bahá’u’lláh.

Shoghi Effendi in questa veste divenne l’autorevole interprete degli insegnamenti Bahá’í. Nato ad Akka il 1 marzo 1897, passò la maggior parte della sua infanzia accanto ad ‘Abdu’l-Bahá. Frequentò l’università americana a Beirut e l’università di Oxford in Gran Bretagna dove acquisì una eccezionale conoscenza della lingua inglese e della cultura occidentale. Sotto la guida di Shoghi Effendi la Fede Bahá’í divenne una religione realmente mondiale. All’epoca del trapasso di ‘Abdu’l-Bahá nel 1921 c’erano circa 100.000 bahá’í per lo più iraniani o abitanti del Medio Oriente. Una manciata di seguaci viveva in India, in Europa e nel Nordamerica in tutto 35 nazioni. 36 anni dopo nel 1957 vi erano circa 400.000 bahá’í che risiedevano in oltre 250 nazioni, territori e colonie.

Le lettere di Shoghi Effendi furono la base anche per lo sviluppo delle direttive relative al sistema elettorale e al metodo decisionale di gruppo che è divenuto uno dei tratti peculiari della Fede Bahá’í. Scrisse lettere ad inesperte istituzioni bahá’í per spiegare le implicazioni degli insegnamenti di Bahá’u’lláh su argomenti che spaziavano dalla vita familiare al governo mondiale.

Elaborò la relazione tra la Fede Bahá’í e le altre religioni e dottrine. I suoi scritti, lucidi ed incisivi, aiutarono ulteriormente a chiarire i particolari punti di vista della Fede su temi etici, teologici e storici. Le lettere di Shoghi Effendi al mondo bahá’í, probabilmente di basilare importanza per la crescita della Fede, costituirono una continua fonte di incoraggiamento e sostegno. Sebbene oggi la Fede goda di una vasta reputazione, divenire bahá’í negli anni ’30, ’40 o ’50 significava esporsi al sospetto o al ridicolo.

La chiara visione di Shoghi Effendi della Fede Bahá’í quale rivelazione di Dio per la nostra epoca e la sua certezza del suo trionfo finale aiutarono a rinvigorire una generazione di credenti che, sebbene pochi di numero, furono responsabili della diffusione del messaggio di Bahá’u’lláh in ogni angolo del mondo.

Tratto dalla rivista “I BAHÁ’Í”, 1997 Casa Editrice Bahá’í
(pubblicazione dell’ufficio dell’informazione al pubblico della comunità Internazionale Bahá’í)

 



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