La Fede Bahai - Una Fede comune - (VII parte)

Ξ Maggio 13th, 2006 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Una Fede Comune |

Il dilemma è artificiale e autoindotto. L’ordine mondiale, se possiamo così chiamarlo, nel quale i bahá’í svolgono l’opera di condivisione del messaggio di Bahá’u'lláh ha una concezione della natura umana e dell’evoluzione sociale così radicalmente sbagliata da ostacolare gravemente i tentativi di miglioramento umano più intelligenti e meglio intenzionati. Questo è particolarmente vero rispetto alla confusione che circonda praticamente ogni aspetto del tema della religione.

Per rispondere adeguatamente ai bisogni spirituali del prossimo i bahá’í devono comprendere più a fondo i temi pertinenti. L’entità dello sforzo di immaginazione che questa sfida richiede può essere dedotta dal consiglio che è forse l’ammonimento più frequentemente e urgentemente ripetuto negli scritti della loro Fede: «meditate», «ponderate», «riflettete».

Nei discorsi popolari è luogo comune affermare che per «religione» si debba semplicemente intendere la moltitudine di sette oggi esistenti. Questa affermazione suscita comprensibilmente in altri ambienti la risentita obiezione che per religione s’intende l’uno o l’altro dei grandi sistemi di credenze indipendenti della storia che hanno plasmato e ispirato intere civiltà. Ma questa opinione, a sua volta, si scontra con l’inevitabile quesito sull’ubicazione di queste fedi storiche nel mondo contemporaneo.

Dove si trovano precisamente l’«Ebraismo», il «Buddhismo», il «Cristianesimo», l’«Islam», eccetera, essendo ovviamente impossibile identificarli con le organizzazioni inconciliabilmente opposte che affermano di parlare autorevolmente in loro nome? E il problema non finisce qui.

Un’altra risposta alla domanda sarà quasi certamente che per religione s’intende un atteggiamento della vita, il sentimento di un rapporto con una Realtà trascendente l’esistenza materiale. Così concepita, la religione è un attributo della persona umana, un impulso che non è passibile di organizzazione, un’esperienza universalmente accessibile. Ma questo orientamento sarà, a sua volta, considerato dalla maggioranza delle persone di fede privo dell’autorità dell’autodisciplina e dell’effetto unificatore che dà un senso alla religione.

Altri obietteranno invece che religione significa lo stile di vita di persone che, come loro, hanno adottato severi regimi di quotidiana ritualità e diuturna abnegazione che li distinguono nettamente dal resto della società. Tutte queste disparate concezioni hanno in comune la misura in cui un fenomeno che tutti riconoscono trascendere ogni possibilità umana è stato a poco a poco imprigionato entro limiti concettuali, organizzativi, teologici, esperienziali o rituali, d’invenzione umana.

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D.D.

 

La Fede Bahai - Una Fede Comune - (VI parte)

Ξ Maggio 13th, 2006 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Una Fede Comune |

Nell’intero corso della storia, i principali fattori dello sviluppo spirituale sono state le grandi religioni. Per la maggioranza degli uomini della terra le scritture di questi grandi sistemi di credenze sono stati, nelle parole di Bahá’u'lláh, «la Città di Dio», una fonte di sapere che abbraccia totalmente la coscienza, un sapere così convincente da dotare i sinceri «d’un nuovo occhio, d’un nuovo orecchio, d’un nuovo cuore e di una nuova mente».

Una vasta letteratura, alla quale hanno contribuito tutte le culture religiose, documenta l’esperienza del trascendente narrata da generazioni di ricercatori. Per millenni, la vita di coloro che hanno risposto alle intimazioni del Divino ha ispirato opere strabilianti nel campo della musica, dell’architettura e di altre arti, opere che hanno incessantemente rinnovato l’esperienza dell’anima per milioni di confratelli.

Nessun’altra forza al mondo è stata capace di evocare dagli esseri umani altrettanto eroismo, abnegazione e utodisciplina. A livello sociale, i principi morali che ne sono scaturiti si sono ripetutamente tradotti in codici universali di leggi, a regolare e nobilitare le relazioni umane. Viste nel loro vero significato, le grandi religioni spiccano come le grandi forze motrici del processo dell’incivilimento. Chi sostiene il contrario ignora i fatti della storia.

Perché mai, dunque, questo retaggio così ricco non è l’elemento centrale dell’odierno risveglio della ricerca spirituale? Si stanno marginalmente compiendo sinceri tentativi per riformulare gli insegnamenti che hanno dato origine alle varie fedi, nella speranza di rinnovarne il fascino, ma la maggior parte della ricerca è sparpagliata, individuale e sconnessa. Le
scritture non sono cambiate, i principi morali in esse contenuti non hanno perso niente della loro validità.

Chiunque rivolga sinceramente le proprie domande al Cielo, se persevera, riesce a scoprire una parola di risposta nei Salmi o nelle Upanishad. Chiunque abbia una qualche intuizione della Realtà che trascende questa realtà materiale viene toccato nel cuore dalle parole con cui Gesù o Buddha ne parla con tanta intimità.

Le visioni apocalittiche del Corano continuano a offrire ai lettori la convincente rassicurazione che, nello scopo divino, la realizzazione della giustizia occupa una posizione centrale. E, nei loro aspetti essenziali, le vite degli eroi e dei santi non sembrano aver perso il significato che avevano quando furono vissute secoli fa. Per molte persone di fede, perciò, l’aspetto più doloroso dell’attuale crisi della civiltà è che la ricerca della verità non si sia indirizzata con fiducia verso le familiari strade della religione.

Il problema è, ovviamente, duplice. L’anima razionale non si limita ad occupare una sfera privata, ma è una componente attiva dell’ordine sociale. Anche se le verità ricevute dalle grandi fedi restano valide, l’esperienza quotidiana dell’uomo del XXI secolo è inimmaginabilmente lontana da quella che avrebbe conosciuto nelle epoche in cui quella guida è stata rivelata. Il processo decisionale democratico ha radicalmente modificato il rapporto fra l’individuo e l’autorità.

Con sempre maggior fiducia e successo, le donne giustamente insistono sul loro diritto alla piena parità con gli uomini. Le rivoluzioni della scienza e della tecnologia modificano non solo il funzionamento della società, ma anche il suo concetto, anzi modificano il concetto dell’esistenza stessa. L’educazione universale e un’intensa proliferazione di nuovi campi della creatività aprono la strada a visioni che facilitano la mobilità e l’integrazione sociale e creano opportunità dalle quali le regole della legge incoraggiano il cittadino a trarre pieno profitto.

La ricerca sulle cellule staminali, l’energia nucleare, l’identità sessuale, la pressione ecologica e l’uso delle ricchezze sollevano, a dir poco, problemi sociali che non hanno precedenti. Tutte queste cose e un’infinità di altri cambiamenti in ogni aspetto della vita umana hanno posto tanto la società quanto i suoi membri davanti a un nuovo mondo di scelte quotidiane. Ma non è cambiato l’imprescindibile requisito di fare, bene o male, quelle scelte. È qui che la natura spirituale della crisi contemporanea diventa più chiara, perché la maggior parte delle decisioni non sono semplicemente pratiche, sono morali. Perciò, la perdita della fede nella religione tradizionale è stata per lo più l’inevitabile conseguenza del fatto che non si è riusciti a trovare in essa la guida necessaria per vivere la modernità con successo e con fiducia.

Un secondo ostacolo alla rinascita dei sistemi delle credenze ereditate come risposta agli aneliti spirituali dell’umanità sono gli effetti della globalizzazione cui si è già accennato. In tutto il pianeta, persone che sono cresciute in un dato sistema di riferimento religioso si trovano improvvisamente costrette a stare accanto ad altre persone le cui credenze e i cui usi appaiono di primo acchito irrimediabilmente diversi dai loro.

Le differenze possono dare origine ad atteggiamenti di difesa, a sotterranei risentimenti e ad aperti conflitti, e spesso lo fanno. Ma molte volte spingono a riesaminare le dottrine ereditate e incoraggiano la ricerca nel tentativo di scoprire valori comuni. L’appoggio ottenuto dalle varie attività interreligiose è indubbiamente per lo più dovuto a questo tipo di reazione da parte della gente. Questi atteggiamenti comportano un’inevitabile contestazione delle dottrine religiose che ostacolano l’associazione e la comprensione.

Ma se molte persone la cui fede appare fondamentalmente diversa dalla propria vivono nondimeno una vita morale degna di ammirazione, che cos’è che rende la propria fede superiore alla loro? In altre parole, se tutte le grandi religioni condividono alcuni valori fondamentali, gli attaccamenti settari non rischiano di rafforzare incresciose barriere fra una persona e il suo prossimo?

Ben pochi di coloro che hanno una qualche cognizione obiettiva di questo tema s’illudono oggi che uno degli antichi sistemi di fede consolidati possa assumere il ruolo di ultima guida dell’umanità nei problemi della vita contemporanea, anche nell’improbabile eventualità che le sue varie sette si riunissero allo scopo. Ciascuna di quelle che il mondo considera religioni indipendenti è inquadrata in una forma creata dalle sue autorevoli scritture e dalla sua storia.

Non potendo rimodellare il proprio sistema di credenze in modo da trarre legittimità dalle autorevoli parole del proprio Fondatore, esse non possono neppure rispondere adeguatamente ai moltissimi interrogativi suscitati dall’evoluzione sociale e intellettuale. Per quanto doloroso sia per molti, tutto questo non è altro che un aspetto intrinseco del processo evolutivo. Qualsiasi tentativo di forzare un’inversione può solo portare a una maggiore disillusione nei confronti della religione ed esacerbare il conflitto fra le sette.

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D.D.

 

La Fede Bahai - Una Fede Comune - (V parte)

Ξ Maggio 13th, 2006 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Una Fede Comune |

Oltre alla disillusione delle promesse del materialismo, una forza di cambiamento che indebolisce le errate concezioni della realtà che l’umanità si è portata nel XXI secolo è l’integrazione globale. Nel suo aspetto più semplice, questa forza assume le forme dei progressi delle tecnologie della comunicazione che aprono importanti strade all’integrazione delle varie popolazioni del pianeta. Oltre a facilitare gli scambi interpersonali e intersociali, il generale accesso all’informazione finisce per far diventare il sapere accumulato delle ere, finora riservato a privilegiate elite, un patrimonio dell’intera famiglia umana, senza distinzioni di nazione, razza o cultura.

Malgrado tutte le madornali iniquità che l’integrazione globale perpetua, anzi aggrava, nessun osservatore informato può disconoscere lo stimolo alla riflessione sulla realtà che questi cambiamenti hanno prodotto. E la riflessione ha messo in discussione tutte le autorità costituite, non solo quella della religione e della moralità, ma anche quella del governo, della cultura accademica, del commercio, dei mezzi d’informazione e, sempre più spesso, anche quella dell’opinione della scienza.

Oltre agli aspetti tecnologici, l’unificazione del pianeta sta producendo altri, ancor più diretti, effetti sul pensiero. È impossibile sopravvalutare, per esempio, l’entità della trasformazione della coscienza globale indotta dai viaggi internazionali massificati. Ancor più importanti sono state le conseguenze delle ingenti migrazioni che il mondo ha visto
nei centocinquant’anni trascorsi da quando il Báb dichiarò la Sua missione.

Milioni di rifugiati in fuga davanti alle persecuzioni hanno percorso avanti e indietro come grandi mareggiate i continenti europeo, africano e asiatico, soprattutto. Dietro il dolore prodotto da questo tumulto s’intravede la progressiva integrazione delle razze e delle culture del mondo nella cittadinanza di un’unica patria globale. Persone di tutte le provenienze sono state esposte alle culture e alle norme di altre persone delle quali i loro progenitori sapevano poco o punto e questo ha stimolato una ricerca di significato alla quale non si può sfuggire.

È impossibile immaginare come sarebbe stata la storia degli ultimi centocinquant’anni se uno dei principali arbitri delle cose del mondo cui Bahá’u'lláh Si rivolse si fosse dato la pena di riflettere su una concezione della realtà suffragata dalle credenziali morali del proprio Autore, credenziali morali del tipo che essi affermavano di tenere nella più alta considerazione. Ma per i bahá’í è incontrovertibile che, malgrado questa inadempienza, le trasformazioni annunciate dal messaggio di Bahá’u'lláh si stanno irresistibilmente realizzando.

Grazie alle scoperte e alle traversie che condividono, i popoli delle diverse culture stanno arrivando a confrontarsi con quella comune umanità che si trova sotto una superficie di immaginarie differenze di identità. Accanitamente osteggiato in alcune società e benevolmente accolto altrove come una liberazione da limitazioni insensate e soffocanti, il sentimento che gli abitanti della terra sono in realtà «foglie di un unico albero»4 sta a poco a poco diventando il metro per la valutazione degli sforzi collettivi dell’umanità.

Il crollo della fede nelle certezze del materialismo e la progressiva globalizzazione dell’esperienza umana si rafforzano reciprocamente nella voglia di comprendere lo scopo dell’esistenza che essi ispirano. Si contestano valori fondamentali, si abbandonano attaccamenti parrocchiali, si accettano richieste un tempo impensabili. È questo lo sconvolgimento
universale, spiega Bahá’u'lláh, che le scritture delle antiche religioni hanno descritto con l’immagine del «giorno della Resurrezione»: «Il grido è stato lanciato e le genti sono uscite dai sepolcri e alzandosi si guardano attorno».

Al di là di tutte le dislocazioni e le sofferenze, il processo è essenzialmente spirituale:
«Ha spirato la brezza del Misericorde e le anime sono state risvegliate negli avelli dei loro corpi».

D.D.

 

La Fede Bahai - Una Fede Comune - (IV parte)

Ξ Maggio 13th, 2006 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Una Fede Comune |

La sorte di quello che il mondo ha imparato a chiamare sviluppo socio-economico non ha lasciato dubbi sul fatto che neppure le motivazioni più idealistiche sono in grado di correggere i fondamentali errori del materialismo. Nato sulla scia del caos della seconda Guerra mondiale, lo «sviluppo» è diventato la più vasta e ambiziosa impresa collettiva alla quale la razza umana si sia mai dedicata. La sua motivazione umanitaria è stata pari all’enorme investimento materiale e tecnologico che ha richiesto.

Cinquant’anni dopo, pur riconoscendo i grandi benefici prodotti dallo sviluppo, l’impresa dev’essere considerata, in base ai suoi stessi criteri, uno scoraggiante fallimento. Lungi dal diminuire il divario fra il benessere del piccolo segmento della famiglia umana che gode dei benefici della modernità e le condizioni delle vaste popolazioni sprofondate in una disperata indigenza, lo sforzo collettivo iniziatosi con tante speranze ha visto quel divario trasformarsi in un abisso.

La cultura consumistica, erede per inadempienza del vangelo del miglioramento umano dettato dal materialismo, non prova imbarazzo oggi davanti all’effimerità delle aspirazioni che l’ispirano. Per la piccola minoranza delle persone che se li possono permettere, i benefici che essa offre sono immediati e la sua logica non ha bisogno di giustificazioni.

Imbaldanzita dal tracollo della moralità tradizionale, l’avanzata del nuovo credo non è altro che il trionfo di una pulsione animale, tanto istintiva e cieca quanto l’avidità, finalmente libera da freni di sanzioni sovrannaturali. La sua vittima più ovvia è stata il linguaggio. Tendenze un tempo universalmente condannate come debolezze morali diventano necessità
del progresso sociale. L’egoismo si converte in un’apprezzata risorsa commerciale, la falsità si ricicla come informazione del pubblico, perversioni di vario genere pretendono sfrontatamente lo stato di diritti civili.

Sotto le forme di appropriati eufemismi, l’avidità, la lussuria, l’indolenza,l’orgoglio, perfino la violenza, non solo riscuotono vasti consensi, ma acquistano valore sociale ed economico. Ironicamente, come le parole hanno perso il loro significato, altrettanto è accaduto alle comodità e alle acquisizioni materiali alle quali la verità è stata disinvoltamente sacrificata.

Chiaramente, l’errore del materialismo non è stato il suo encomiabile sforzo di migliorare le condizioni di vita, ma la ristrettezza mentale e l’ingiustificata baldanza che ne hanno definito la missione. L’importanza della prosperità materiale e dei progressi scientifici e tecnologici necessari per conseguirla è un tema ricorrente negli scritti della Fede bahá’í. Ma com’era inevitabile fin dal principio, gli arbitrari tentativi di separare il benessere fisico e materiale dell’umanità dal suo sviluppo spirituale e morale ha finito per alienare le simpatie di quelle stesse popolazioni i cui interessi la cultura materialistica si propone di servire.

«Vedete come ogni giorno il mondo sia afflitto da nuove calamità», ammonisce Bahá’u'lláh. «Il suo male s’avvicina alla fase dell’inguaribilità assoluta, perché s’impedisce al vero Medico di somministrare il rimedio, mentre ai ciarlatani è fatta benevola accoglienza e accordata piena libertà di azione»

D.D.

 

I Bahai Reggiani Lanciano SOS per le persecuzioni in corso in Iran

Ξ Maggio 13th, 2006 | → 2 commenti | ∇ Dal Mondo Bahai |

RELIGIONI NEL MIRINOA Reggio i Bahai sono quindici. Quindici bahai che professano una religione pacifica, convinta “nelle progressioni della religione, nell’unicità di Dio e nell’unità delle religioni”. Tre praticanti reggiani - un commerciante di tappeti, una docente universitaria e una stilista - sono di origine persiana.

E in Iran abitano i loro parenti in molti casi baha’i pure loro. L’Iran - ma meglio dire la Persia - è la culla della [tag]religione
bahai. Ma è anche il luogo in cui i suoi praticanti pagano un prezzo altissimo: un pò come i cristiani durante le [tag]persecuzioni dell’antica Roma.

I baha’i reggiani lanciano un appello a Reggio e alla comunità internazionale. Da quando si è insediato al potere il nuovo presidente Ahmadinejad - quello intorno a cui imperversa la polemica del nucleare - la vita dei baha’ì insediati sopratutto nella zona del Mar Caspio è diventata impossibile. Già con la rivoluzione khomeinista i baha’ì passarono momenti drammatici ma stavolta - se possibile - la situazione è ancora peggiore.

Diversi baha’i - ci viene riferito da Cristina Casu e Elena Montanaro - sono stati uccisi. Altri sono finiti in prigione. l’ONU
ha denunciato la violazione della libertà religiosa. E Reggio, che 22 anni fa prese posizione a favore dei baha’i in consiglio comunale, può fare, nel suo piccolo qualcosa per aiutarli.

Pensando anche ai parenti di quei baha’ì reggiani, che per il solo fatto di essere parenti, possono cadere in disgrazia.

Aiutiamoli.

Lucia Ricco

Direttore Ufficio Relazioni Esterne
Assemblea Spirituale Nazionale
dei Bahà’ì d’Italia

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Casa Editrice Bahá’í presenta: “Second book by Mr Nakhjavani”

Ξ Maggio 9th, 2006 | → 0 Comments | ∇ Dal Mondo Bahai |

Dear Friends,
we have the pleasure to introduce to you the second book in English by Mr. ‘Ali Nakhjavani pubblished by Casa Editrice Bahá’í: Shoghi Effendi: Author of Teaching Plans.

The second course, held in Acuto in February 2005, under the auspices of the Counsellors in Europe and the National spiritual Assembly of Italy, dealt with the subject of Shoghui Effendi’s Teaching Plans. Over 90 Bahá’í youth from 25 countries in Europe attended this course.

In six sessions we discussed the chronology of events, and more particulary the manner in which Shoghi Effendi educated the institutions of the Faith to formulate and prosecute teaching plans, in preparation for the launching of his historic and unique Ten Year Crusade, which was the climax and ‘chef d’oeuvre’ of his glorious ministry.

May the material assembled and presented in this course be of some help to the friends in obtaining a deeper appreciation of the distinctive genius of the beloved Guardian and his inspired leadership, as he guided the Bahá’ís or the world to advance resolutely along the path envisaged for them in the Writings of Bahá’u'lláh.

‘Alí Nakhjavání

The 160 pages of the book contain the following chapters:

  1. Twin Basic Themes of the Guardianship
  2. The Tablets of the Divine Plan. When and where revealed and the territories mentioned
  3. Time Periods: From Cycles to Phases
  4. Plans Prior to the Ten Year Crusade
  5. Launching of the Ten Year Crusade
  6. The Ten Year Crusade is launchedAppendixes from n.1 to n.5

In February 2006 the third meeting on other aspects of the same subject was held by Mr. Nakhjavani; we hope to be able to also make available, as soon as possible, this third book of the set.

The prices are:

Cover cost Euro 18,00 plus postage
01-05 copies        no discount
06-30 copies        15 %
31-60 copies        25%
61-100 copies      35%
over 100 copies    50%

Other books in English by Mr. Nakhjavani published by us:

Question Time 48 pages Euro 5,00
Towards World Order, 134 pages Euro 18,00.

Purchase orders to:

Casa Editrice Bahá’í, Via F. Turati, 9 - 00040 ARICCIA - RM - Italia 
Tel.069334334 - Fax.069334335
E-mail: ceb@bahai.it 

 



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