La Fede bahai Una Fede Comune (XI parte)

Ξ Giugno 30th, 2006 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Una Fede Comune |

La Fede bahai, una Fede Comune.

La cultura della crescita sistematica che sta radicandosi nella comunità bahá’í sembrerebbe, pertanto, la di gran lunga più efficace risposta degli amici alla sfida discussa in queste pagine. L’esperienza di un’intensa e continua immersione nella Parola creativa libera gradatamente le persone dalla presa delle premesse materialistiche, definite da Bahá’u'lláh «allusioni delle personificazioni delle fantasie sataniche»,63 che permeano la società e paralizzano ogni spinta verso il cambiamento. Sviluppa nelle persone la capacità di aiutare amici e conoscenti a esprimere il proprio anelito di unità in modo maturo e intelligente.

La natura delle attività fondamentali del presente Piano, le classi per i bambini, le riunioni devozionali e i circoli di studio, permettono a un sempre maggior numero di persone che non si considerano ancora bahá’í di sentirsi libere di partecipare al processo. Il risultato è stata la formazione di quella che è stata appropriatamente definita una «comunità di interesse». L’esperienza dimostra che, nel beneficiare della partecipazione alle mete perseguite dalla Causa e nell’identificarsi con esse, anche loro tendono a dedicarsi completamente a Bahá’u'lláh come agenti attivi del Suo scopo.

Perciò, a parte gli obiettivi ad esso associati, la generosa prosecuzione del Piano può potenzialmente accrescere enormemente il contributo della comunità baha’í al pubblico dibattito su quello che è diventato il tema più scottante che l’umanità deve affrontare. Ma se i bahá’í vogliono portare a termine il mandato di Bahá’u'lláh, è ovviamente importantissimo che arrivino a capire che gli sforzi paralleli per la promozione del miglioramento della società e per l’insegnamento della Fede bahá’í non sono attività in reciproca competizione, ma aspetti simmetrici di un unico programma globale coerente. Le differenze di impostazione dipendono soprattutto dalla diversità dei bisogni e degli stadi delle richieste che gli amici vi incontrano.

Essendo il libero arbitrio una dote intrinseca dell’anima, chiunque sia portato a esaminare gli insegnamenti di Bahá’u'lláh deve trovare la propria collocazione nell’infinito, ininterrotto percorso della ricerca spirituale. Spetta a lui determinare, nell’intimità della propria coscienza e in piena libertà, quale responsabilità spirituale questa scoperta comporti. Per avvalersi con intelligenza di questa autonomia, deve farsi un’idea dei processi di cambiamento di cui è partecipe, come tutte le altre persone della terra, e capire chiaramente che cosa ciò comporti per la sua vita.

L’obbligo della comunità bahá’í è di fare tutto ciò che è in suo potere per aiutare tutti gli stadi dell’universale movimento umano verso il ricongiungimento con Dio. Il Piano divino che le è stato affidato dal Maestro è lo strumento per mezzo del quale essa sta svolgendo questo lavoro. Perciò, per quanto indiscutibilmente importante sia l’ideale dell’unità della religione, il compito di trasmettere il messaggio di Bahá’u'lláh non è ovviamente un progetto interreligioso. Mentre la mente cerca sicurezze intellettuali, l’anima anela al conseguimento della certezza.

Questo convincimento interiore è l’ultima meta di ogni ricerca spirituale, rapido o graduale che ne sia il processo. Per l’anima, l’esperienza della conversione non è un elemento estraneo o secondario dell’esplorazione della verità religiosa, ma il tema centrale da affrontare. Nelle parole di Bahá’u'lláh su questo tema non ci sono ambiguità e non ce ne possono essere nemmeno nella mente di coloro che cercano di servirLo: «Questo è il Giorno in cui l’umanità può contemplare il Volto del Promesso e udire la sua Voce. L’Appello di Dio si è fatto udire e la luce del Suo sembiante è sorta sugli uomini. Incombe a ognuno di cancellare impronte di parole fatue dalla tavola del cuore e di mirare con mente aperta e imparziale i segni della Sua Rivelazione, le prove della Sua Missione e i pegni della Sua gloria».64

 

La Fede bahai, Una Fede Comune (X parte)

Ξ Giugno 30th, 2006 | → 0 Comments | ∇ Una Fede Comune |

Una delle caratteristiche della modernità è l’universale risveglio della coscienza storica. E uno dei frutti di questo rivoluzionario cambiamento di prospettiva che favorisce molto l’insegnamento del messaggio di Bahá’u'lláh è la capacità delle persone di riconoscere, quando ne abbiano l’opportunità, che tutti i testi sacri dell’umanità pongono la vicenda della salvezza direttamente nel contesto della storia. Sotto la scorza del linguaggio dei simboli e delle metafore, la religione, come le scritture la rivelano, non agisce attraverso gli arbitrari dettami della magia, ma come un processo di realizzazione che si svolge in un mondo fisico creato da Dio per questo scopo.

A questo proposito i testi parlano con una sola voce: il traguardo della religione è che l’umanità arrivi al giorno del «raccolto»,65 di «una sola greggia, ed un sol pastore»,66 la grande età avvenire quando «scintillerà… la terra della Luce del Signore»67 e la volontà di Dio sarà fatta «in terra come in cielo»,68 “il Giorno promesso»69 in cui la «santa città»70 discenderà «dal cielo, d’appresso… Dio»,71 in cui «il monte della Casa del Signore sarà fermato nel sommo de’ monti, e sarà alzato sopra i colli; e tutte le genti concorreranno ad esso»,72 in cui Dio chiederà: «Perchè tritate il mio popolo, e pestate le facce dei poveri»,73 il Giorno in cui le scritture che sono state «suggellate, infino al tempo della fine»74 saranno aperte e l’unione con Dio troverà espressione in «un nome nuovo, che la bocca del Signore avrà nominato»,75 un’era infinitamente superiore a qualunque cosa l’umanità abbia sperimentato, le menti abbiano concepito e il linguaggio abbia descritto: «e così come abbiamo prodotto la prima creazione, la riprodurremo: in questa promessa Ci impegniamo, e la manterremo».76

Pertanto, lo scopo dichiarato delle rivelazioni profetiche che si sono susseguite nella storia è stato non solo di guidare il ricercatore sulla via della salvezza personale, ma anche di preparare l’intera famiglia umana al grande Evento escatologico che l’attendeva, grazie al quale la vita del mondo sarebbe stata completamente trasformata. La rivelazione di Bahá’u'lláh non è né propedeutica né profetica. È essa stessa quell’Evento. Grazie alla sua influenza, è stata messa in moto la straordinaria impresa della costruzione delle fondamenta del Regno di Dio e la popolazione della terra è stata dotata di nuovi poteri e capacità adeguate al compito. Quel Regno è una civiltà universale plasmata dai principi della giustizia sociale e arricchita da conquiste della mente e dello spirito dell’uomo che l’età presente non può neppure immaginare. «Questo è il Giorno», dichiara Bahá’u'lláh, «in cui i più eccellenti favori di Dio sono stati riversati sugli uomini, il Giorno in cui la Sua più potente grazia è stata infusa in tutte le cose create…. Presto il presente ordine sarà chiuso e uno nuovo sarà dispiegato in sua vece».77

Per servire questa meta occorre comprendere la differenza fondamentale che distingue la missione di Bahá’u'llàh dai progetti politici e ideologici di origine umana. Il vuoto morale che ha prodotto gli orrori del XX secolo ha messo in luce gli estremi limiti di ciò che la mente può fare da sola per progettare e costruire una società ideale, pur investendovi immense risorse materiali. Il dolore sofferto ha indelebilmente inciso la lezione nella coscienza dei popoli della terra. Perciò, la visione del futuro dell’umanità descritta dalla religione non ha niente a che fare con i sistemi del passato, e relativamente poco con quelli di oggi. Essa parla a una realtà del codice genetico, per così dire, dell’anima razionale. Il Regno dei cieli, Gesù insegnò duemila anni fa, è «dentro».78 Le sue similitudini biologiche di una «vigna»,79 di un «[seme] seminato nella buona terra»,80 del «buon albero [che] fa buoni frutti»81 parlano di una potenzialità della specie umana che è stata alimentata e addestrata da Dio sin dall’alba dei tempi come scopo e trainante punta estrema del processo creativo. Proseguire nell’opera della paziente coltivazione di questa potenzialità è il compito che Bahá’u'lláh ha affidato alla schiera di coloro che Lo riconoscono e abbracciano la Sua Causa. Non ci si meravigli dunque dell’eccelso linguaggio con cui Egli parla di un privilegio così grande: «Siete le stelle del cielo della comprensione, la brezza che spira al nascere del giorno, le dolci acque scorrenti dalle quali dipende la vita di tutti gli uomini…».82

Il processo reca in sé la certezza del compimento. Per chi ha occhi a vedere la nuova creazione sta oggi emergendo dappertutto, come l’alberello che col tempo si trasforma in un albero fecondo o il bambino che diventa adulto. La sequenza delle dispensazioni di un amorevole Creatore Che persegue il Proprio intento ha portato gli abitanti della terra fino alle soglie del conseguimento collettivo della loro maggiore età come un unico popolo. Ora Bahá’u'lláh invita l’umanità a riscuotere la propria eredità: «Ciò che Dio ha ordinato quale sovrano rimedio e come il più possente strumento per la guarigione del mondo è l’unione di tutti i suoi popoli in una Causa universale e in una Fede comune».83

 

Il libro della Certezza - cod. BAH 100

Ξ Giugno 29th, 2006 | → 0 Comments | ∇ Casa Editrice Bahai |

Il libro della Certezza - Bahá’u'lláh

Rivelato a Baghdad nel breve spazio di due giorni e due notti, rompe finalmente i sigilli dei Testi Sacri, svelando il significato di quelle “parole nascoste e suggellate infino al tempo della fine” di cui parla il Profeta Daniele (Dan. 12:9).

Nel libro Bahá’u'lláh spiega numerose allegorie del Nuovo Testamento e del Corano; proclama l’esistenza di Dio, inconoscibile e inaccessibile; asserisce che la verità religiosa è relativa e progressiva “dall’inizio che non ha inizio alla fine che non ha fine” dei tempi; afferma l’unità dei Profeti e l’identità dei loro insegnamenti spirituali; indica i requisiti fondamentali del ricercatore sincero che voglia giungere alla verità.

Dati del libro e prezzo:

  • Codice: BAH 100
  • Titolo: Il libro della Certezza
  • Prezzo: Euro 14,0

Acquista il Libro della certezza di Bahá’u'lláh

CASA EDITRICE BAHAI
Via Filippo Turati, 9 - 00040 ARICCIA
Tel: 0039 06 9334334 - Fax: 0039 06 9334335
E-mail: ceb@bahai.it

 

Scuola estiva bahai 2006

Ξ Giugno 23rd, 2006 | → 2 commenti | ∇ Comitato Nazionale Scuole Bahai |

Oltre a temi affascinanti e relatori inarrivabili, la Scuola Estiva 2006 prevede una serie di attività speciali, fra cui:

  • ECOPICNIC & ECOPREGHIERE AL LAGHETTO DI ACUTO;
  • INTRODUZIONE CREATIVA AL PERSONAL COMPUTER (LIVELLO SOTTOZERO);
  • RUDIMENTI DI INGLESE PARLATO, SCRITTO, CANTATO E BALLATO.

E poi una iniziativa quanto mai meritoria e appassionante:

  • CONSULTAZIONE SU “CLASSI PER BIMBI DIVERSAMENTE ABILI”.

Chiunque interessato a questo tema contatti il Comitato Scuole:
scuole@bahai.it o tel. 3200127438.

SCUOLA  ESTIVA  BAHÁ’Í   2006
BAHÁ’Í SUMMER SCHOOL 2006

Summer in the heart 
2006 > 2011:
FIVE YEARS of sublime and decisive commitment

ACUTO  -  Centro Studi Bahá’í
Bahá’í Studies Centre – ACUTO
 
30 Luglio - 6 Agosto 2006
30 July - 6 August 2006

RELATORI ECCELLENTI / EXCELLENT SPEAKERS >> EXCITING TOPICS/TEMI APPASSIONANTI

Dal 1953, un apprendimento sempre più avvincente, fecondo e meraviglioso
Devozione & Studio & Ricreazione & Amicizia 
 
Since the Year 1953, a spiritual learning compelling, fecund and even more astonishing 
Devotion & Study & Recreation & Friendship

TRADUZIONI:

  • Inglese > Italiano
  • Italiano > Inglese

TRANSLATIONS:  

  • English > Italian
  • Italian > English

Arrivi: DOMENICA 30 LUGLIO

Nella Stessa Serata:  INAUGURAZIONE & DEVOZIONI & ARTI

Chiusura: DOMENICA 06 AGOSTO - ORE 13,30

Arrivals:  SUNDAY 30 JULY

In the Same Evening:  OPENING & DEVOTIONS & ARTS

Closing:  SUNDAY 06 JULY - Time: 13,30

Directions: Centro Studi Bahai Acuto

PREZZI PENSIONE COMPLETA:

  • Singola: 37,0 Euro
  • Doppia, tripla, quadrupla, s.d. = 31,0 Euro
  • 1 Pasto Extra = 9,0 Euro

Sconti Speciali per famiglie e fanciulli.

PRICES (FULL ACCOMODATION)

  • Single room = 37,0 Euro
  • Double, triple, quadruple f.a. = 31,0 Euro
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INFO: scuole@bahai.it  TEL/HANDLY: +393200127438
PRENOTAZIONI/BOOKING: acuto@bahai.it  TEL/PHONE: +3977556061

 

 

Riferimenti ai testi bahai di Una Fede Comune

Ξ Giugno 20th, 2006 | → 2 commenti | ∇ La Fede Bahai, Una Fede Comune |

Cari lettori,

la serie di articoli “Una Fede Comune” termina qui. Spero che questo mio invio, anche se non sempre con precise scadenze, sia stato gradito.

Corredo e termino l’invio con i riferimenti ai testi bahai citati negli articoli pubblicati.

Sperando di aver acceso nel cuore di qualche ricercatore il senso della ricerca e della verifica,

con amore,

Diana D.

 

La Fede Bahai, una Fede Comune - (IX parte)

Ξ Giugno 18th, 2006 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Una Fede Comune |

Liberata delle alte siepi con cui la teologia ha delimitato la comprensione della religione, la mente è in grado di esplorare noti passi scritturali con gli occhi di Bahá’u'lláh. «Questo Giorno è impareggiabile», Egli afferma, «perché è come l’occhio di ere e secoli passati e come luce per le tenebre dei tempi».30

L’osservazione più sorprendente che emerge quando si adotti questa prospettiva è l’unità di intenti e di principio che percorre le scritture ebraiche, il Vangelo e il Corano, in modo particolare, benché se ne possono scoprire echi anche nelle scritture di altre religioni del mondo.

I medesimi temi direttivi emergono ripetutamente dalla matrice di precetti, esortazioni, simboli, racconti e interpretazioni in cui sono incastonati. Di queste verità fondamentali, la più caratteristica di tutte è la progressiva articolazione e solenne affermazione dell’unità di Dio, il Creatore di tutta l’esistenza del mondo fenomenico e dei regni che lo trascendono. «Io sono il Signore»,31 dichiara la Bibbia «e non ve n’è alcun altro; non vi è Dio alcuno fuor che me» e lo stesso concetto corrobora i successivi insegnamenti di Cristo e di Muhammad.

L’umanità, punto focale, erede e fiduciaria del mondo, esiste per conoscere il suo Creatore e per servire il Suo scopo. Nella sua massima espressione, l’innato impulso umano di rispondere assume la forma dell’adorazione, una condizione che comporta una totale sottomissione a una forza riconosciuta meritevole di tale omaggio. «Or al Re de’ secoli, immortale, invisibile, a Dio solo savio, sia onore, e gloria ne’ secoli de’ secoli».32 Inseparabile dallo spirito della riverenza è la sua espressione al servizio dello scopo divino per l’umanità. «Dì: “Nella mano di Dio v’è grazia sovrabbondante ed Egli la dà a chi vuole: ché Iddio è ampio sapiente”».33 Alla luce di questo modo di intendere, le responsabilità dell’uomo sono chiare: «La pietà non consiste nel volgere la faccia verso l’oriente o verso l’occidente», attesta il Corano, «bensì la vera pietà è quella di chi crede in Dio… e dà dei suoi averi, per amore di Dio, ai parenti e agli orfani e ai poveri e ai viandanti e ai mendicanti e a chi chiede…».34 «Voi siete il sale della terra»,35 Cristo dice a coloro che rispondono al Suo appello. «Voi siete la luce del mondo».36 Sintetizzando un tema ricorrente nelle scritture ebraiche che ricomparirà successivamente nel Vangelo e nel Corano, il profeta Michea chiede: «…e che richiede il Signore da te, se non che tu faccia ciò che è diritto, e ami benignità, e cammini in umiltà col tuo Dio?».37

Questi testi concordano anche sul fatto che la capacità dell’anima di arrivare a capire lo scopo del suo Creatore non dipende solo dai suoi sforzi, ma anche dagli interventi del Divino che le aprono la strada. Lo spiega con memorabile chiarezza Gesù: «Io son la via, la verità, e la vita; niuno viene al Padre se non per me».38 Se non la si vede come una sfida dogmatica agli altri stadi dell’unico, continuo processo della guida divina, questa affermazione è la chiara espressione della verità fondamentale della religione rivelata: che è possibile accedere all’inconoscibile Realtà che crea e regge l’esistenza solo se ci si risveglia all’illuminazione effusa da quel Regno.

Una delle più amate sure del Corano riprende la metafora: «Dio è la Luce dei cieli e della terra… è Luce su Luce; e Iddio guida alla Sua luce chi Egli vuole».39 Nel caso dei profeti ebrei, l’intermediario divino che sarebbe successivamente apparso con il Cristianesimo nella persona del Figlio dell’uomo e con l’Islam nel Libro di Dio assunse la forma di un vincolante Patto che il Creatore fece con Abramo, patriarca e profeta: «Ed io fermerò il mio patto fra me e te, ed i tuoi discendenti dopo te, per le lor generazioni, per patto perpetuo; per esser l’Iddio tuo, e della tua progenie dopo te».40

Il succedersi delle rivelazioni del Divino appare come elemento esplicito, e talvolta implicito, di tutte le grandi fedi. Una delle sue più antiche e chiare espressioni si trova nel Bhagavad-Gita: «Io vengo, e vado, e vengo. Quando la Giustizia declina, o Bharata, quando la Malvagità è forte, Io sorgo, di era in era, e assumo forma visibile, e muovo un uomo fra gli uomini, soccorrendo i buoni, ricacciando i malvagi, e reinsediando la Virtù sul suo seggio».”41 Il dipanarsi di questa vicenda costituisce la struttura fondamentale della Bibbia, la cui sequenza di libri narra la missione non solo di Abramo e di Mosè – «il quale il Signore ha conosciuto a faccia a faccia»42 – ma anche della linea di profeti minori che hanno sviluppato e consolidato l’opera che i principali Autori di questo processo avevano iniziato.

Analogamente, nessuna controversa e fantastica speculazione sull’esatta natura di Gesù è riuscita a separare la Sua missione dall’influenza trasformatrice esercitata sul corso della civiltà dall’opera di Abramo e di Mosè. Egli Stesso afferma che non sarà Lui a condannare chi respinge il Suo messaggio, ma Mosè «nel qual voi avete riposta la vostra speranza. Perciocché, se voi credeste a Mosè, credereste ancora a me; poiché egli ha scritto di me. Ma se non credete agli scritti d’esso, come crederete alle mie parole?».43 Con la rivelazione del Corano, il tema della sequenza dei Messaggeri di Dio diventa centrale: «Noi crediamo in Dio, in ciò ch’è stato rivelato a noi, e in ciò che fu rivelato ad Abramo, a Ismaele, a Isacco, a Giacobbe… e in ciò che fu dato a Mosé e a Gesù, e ai profeti dal Signore…».44

Per un lettore ben disposto e obiettivo di questi passi ciò che ne emerge è il riconoscimento dell’essenziale unità della religione. Così accade che il termine «Islam» (alla lettera, «sottomissione» a Dio) non indichi soltanto la particolare dispensazione della Provvidenza inaugurata da Mu?ammad ma, come le parole del Corano chiariscono incontrovertibilmente, la religione in sé. Se è giusto parlare di unità di tutte le religioni, è essenziale comprenderne il contesto. Al livello più profondo, come fa notare Baha’u'lláh, esiste una sola religione. La religione è la religione, come la scienza è la scienza. Quella discerne e articola i valori che vanno progressivamente sbocciando grazie alla rivelazione divina, questa è lo strumento mediante il quale la mente umana esplora e può sempre meglio influenzare il mondo fenomenico. L’una definisce traguardi finalizzati al processo evolutivo, l’altra ne favorisce il conseguimento. Assieme, esse sono il duplice sistema di sapere che muove il progresso della civiltà. Entrambe sono acclamate dal Maestro come «un fulgore del Sole della Verità».45

Pertanto, chi dice che l’opera di Mosè, Buddha, Zoroastro, Gesù, Mu?ammad, oppure della sequenza di Avatar che hanno ispirato le scritture indù, consiste nell’aver fondato religioni distinte non ha capito bene il loro incomparabile stadio. L’ha capito invece chi riconosce in Loro gli Educatori spirituali della storia, le forze animatrici della nascita delle civiltà grazie alle quali la coscienza è fiorita. «Era nel mondo», dichiara il Vangelo, «e il mondo è stato fatto per mezzo d’esso…».46 Che le loro persone siano state oggetto di una riverenza infinitamente più grande di quella tributata a qualsiasi altra figura della storia rispecchia il tentativo di articolare i sentimenti peraltro inesprimibili suscitati nel cuore di milioni e milioni di persone dalle grazie conferite dalla loro opera. Nell’amarli l’umanità ha progressivamente imparato che cosa significa amare Dio. Del resto, non c’è altro modo di farlo. Non li onorano di certo i maldestri tentativi di imprigionare il mistero essenziale della loro natura in dogmi inventati dall’immaginazione umana. Ciò che li onora è l’incondizionata resa dell’anima all’influenza trasformatrice di cui sono mediatori.

La confusione sul ruolo della religione nell’affinamento della coscienza morale è evidente anche nella comprensione popolare del suo contributo alla formazione della società. L’esempio più banale è probabilmente lo stato sociale inferiore che molti testi sacri assegnano alle donne. Se è vero che i conseguenti benefici che gli uomini ne hanno tratto sono stati un fattore consolidante di questa concezione, la giustificazione morale è stata indiscutibilmente fornita da ciò che la gente aveva capito dell’intento delle scritture. Tranne qualche eccezione, questi testi si rivolgono agli uomini e assegnano alle donne un ruolo subordinato, di sostegno, nella vita della religione e della società. Purtroppo, questo modo d’intendere ha deprecabilmente facilitato l’attribuzione alle donne della colpa primaria per inottemperanze nel controllo dell’impulso sessuale, un aspetto importantissimo del progresso morale. In un sistema di riferimento moderno, gli atteggiamenti di questo tipo sono subito giudicati prevenuti e ingiusti. Negli stadi di sviluppo sociale nei quali tutte le grandi fedi sono nate, la guida scritturale cercava in primo luogo di civilizzare, per quanto possibile, rapporti legati a circostanze storiche ostiche. Ci vuol poco a capire che aggrappandosi oggi a norme primitive si vanifica lo scopo del paziente affinamento del senso morale operato dalla religione.

Di analoghe considerazioni sono state oggetto le relazioni fra le società. La lunga e difficile preparazione del popolo ebraico alla sua missione è un esempio della complessità e dell’ostinazione delle sfide morali che essa ha comportato. Perché le capacità spirituali cui facevano appello i profeti potessero ridestarsi e fiorire, era necessario resistere, a qualsiasi costo, alle allettanti offerte delle attigue culture idolatre. I racconti scritturali delle adeguate punizioni subite da governanti e governati che avevano violato quel principio illustrava l’importanza ad esso attribuita dal divino intento. Una situazione in qualche modo paragonabile si presentò nella lotta che la neonata comunità fondata da Mu?ammad dovette sostenere per sopravvivere ai tentativi di distruggerla compiuti dalle tribù arabe pagane e nella barbara crudeltà e nell’implacabile spirito di vendetta che animava gli aggressori.

Chi ne conosca i dettagli storici non farà fatica a capire la durezza delle ingiunzioni coraniche sul tema. Se alle fedi monoteiste degli ebrei e dei cristiani si doveva tributare rispetto, con l’idolatria non si ammettevano compromessi. In tempi relativamente brevi questa drastica regola riuscì a unificare le tribù della Penisola araba e a lanciare la nuova comunità verso oltre cinque secoli di conquiste morali, intellettuali, culturali ed economiche, un’impresa che era e resta ineguagliata per rapidità e latitudine di espansione. La storia tende ad essere un giudice severo. Alla fin fine, nella sua inflessibile prospettiva, sarà sempre possibile evidenziare a chi avrebbe ciecamente soffocato sul nascere queste imprese le conseguenze che ne sarebbero derivate confrontandole con i benefici che il mondo intero ha tratto dal trionfo della visione delle possibilità umane trasmessa dalla Bibbia e dai progressi resi possibili dal genio della civiltà islamica.

Uno dei temi più dibattuti fra coloro che vogliono comprendere l’evoluzione della società verso la maturità spirituale è quello dei delitti e delle pene. Pur diverse nelle modalità e nell’entità, le pene prescritte dalla maggior parte dei testi sacri per atti di violenza contro il bene comune o contro i diritti altrui sono quasi sempre state piuttosto dure. Per di più, hanno spesso previsto che alle parti lese o ai membri delle loro famiglie fosse permessa la ritorsione contro gli offensori. Ma, in una prospettiva storica, si ha motivo di chiedersi quali alternative pratiche ci fossero. Mancando non solo gli attuali programmi di modifica dei comportamenti, ma anche la possibilità di ricorrere a opzioni coercitive come le prigioni o corpi di polizia, la religione si preoccupava di imprimere indelebilmente nelle coscienze l’inaccettabilità morale, e i costi pratici, di comportamenti che altrimenti avrebbero scoraggiato gli sforzi volti al progresso sociale. L’intera civiltà ne ha tratto beneficio e sarebbe poco onesto non riconoscerlo.

Così è stato nel corso di tutte le dispensazioni religiose le cui origini sono sopravvissute nei documenti scritti. La mendicità, la schiavitù, l’autocrazia, la conquista, i pregiudizi etnici e altre sgradevoli caratteristiche dell’interazione sociale o sono rimaste incontestate o sono state esplicitamente assecondate, mentre la religione cercava di attuare riforme del comportamento reputate più immediatamente essenziali, nei vari stadi del progresso della civiltà. Condannare la religione perché una delle dispensazioni che si sono succedute non ha affrontato l’intera gamma dei mali della società significherebbe ignorare tutto ciò che si è appreso sulla natura dello sviluppo umano. Un pensiero così anacronistico crea inevitabilmente un handicap psicologico nel valutare e affrontare le esigenze dei propri tempi.

Il problema non è il passato, ma le sue ripercussioni sul presente. Le difficoltà sorgono quando i seguaci di una delle fedi del mondo si dimostrano incapaci di distinguerne gli elementi eterni da quelli transitori e tentano di imporre alla società regole comportamentali che hanno ormai ottenuto il proprio intento. Questo principio è fondamentale per comprendere il ruolo sociale della religione. «Il rimedio necessario al mondo nelle sue attuali afflizioni non potrà mai essere lo stesso che un’epoca futura potrà richiedere», fa notare Bahá’u'lláh. «Interessatevi premurosamente delle necessità dell’epoca in cui vivete e accentrate le vostre deliberazioni sulle sue esigenze e necessità».47

Le esigenze della nuova era dell’esperienza umana che Bahá’u'lláh ha invitato i capi religiosi e politici del mondo del XIX secolo a prendere in esame sono in gran parte state riconosciute, per lo meno come ideali, dai loro successori e dalle menti favorevoli al progresso in tutto il mondo. Entro la fine del XX secolo, alcuni principi, che solo qualche decennio prima erano stati sbrigativamente definiti visionari e irrimediabilmente irrealistici, erano divenuti un elemento centrale del discorso globale. Suffragati dalle scoperte della ricerca scientifica e dalle conclusioni di influenti commissioni, spesso lautamente finanziate, essi ora dirigono l’opera di potenti agenzie internazionali, nazionali e locali. Un nutrito corpo multilingue di letteratura dotta esamina i metodi pratici da adottare per la loro applicazione e i suoi programmi possono contare sull’attenzione dei media nei cinque continenti.

La maggior parte di questi principi sono, purtroppo, diffusamente dileggiati non solo fra noti nemici della pace sociale, ma anche in ambienti che si dicono devoti ad essa. Ciò che manca non è una convincente testimonianza della loro pertinenza, ma il potere di un convincimento morale che li possa realizzare, un potere la cui unica fonte dimostratasi attendibile nel corso della storia è la fede religiosa. Agli inizi della missione di Bahá’u'lláh, l’autorità religiosa esercitava ancora una notevole influenza sociale. Quando il mondo cristiano si risolse a rompere con millenni di indiscusso convincimento e finalmente affrontò il morbo della schiavitù, i primi riformatori britannici cercarono di fare appello agli ideali della Bibbia. Successivamente, nel discorso programmatico da lui pronunciato sul ruolo centrale del problema nel grande conflitto americano, il Presidente degli Stati Uniti affermò che se «ogni goccia di sangue versato dalla frusta sarà ripagato con un altro versato dalla spada, ancora si dovrà dire, come fu detto tremila anni or sono: “i giudizi del Signore son verità, tutti quanti son giusti [Salmi XIX, 9]”».48 Ma quell’era stava rapidamente concludendosi. Nei sovvertimenti che seguirono la seconda Guerra mondiale, neppure un personaggio così influente come Mohandas Gandhi fu capace di mobilitare il potere spirituale dell’Induismo a sostegno dei propri tentativi di spegnere la violenza settaria nel subcontinente indiano. Né le guide della comunità musulmana ebbero maggior successo sotto questo aspetto. Come si prefigura nella visione metaforica del Corano del «giorno in cui arrotoleremo il cielo come rotolo di volume»,49 l’autorità un tempo indiscussa delle religioni tradizionali aveva smesso di dirigere i rapporti sociali dell’umanità.

È questo il contesto nel quale si possono incominciare a capire le immagini scelte da Bahá’u'lláh per descrivere il volere di Dio per la nuova era: « Non crediate che vi abbiamo rivelato un semplice codice di leggi. Anzi, con le dita della forza e del potere vi abbiamo dissuggellato il Vino prelibato».50 Grazie alla Sua rivelazione, i principi necessari al conseguimento collettivo della maggiore età da parte della razza umana sono stati investiti dell’unico potere capace di penetrare fino alle radici della motivazione umana e di modificare i comportamenti. Per chi ha riconosciuto Bahá’u'lláh, la parità fra uomini e donne non è un postulato sociologico, ma una verità rivelata sulla natura umana, che si ripercuote su ogni aspetto dei rapporti umani. Altrettanto dicasi del Suo principio dell’unità delle razze.

L’educazione universale, la libertà di pensiero, la protezione dei diritti umani, il riconoscimento del fatto che le risorse della terra sono un pegno affidato all’intera umanità, la responsabilità della società quanto al benessere della sua cittadinanza, la promozione della ricerca scientifica, perfino un principio così pratico come la lingua ausiliaria internazionale che favorirà l’integrazione dei popoli del mondo, tutti questi precetti e altri ancora sono investiti, per tutti coloro che rispondono alla rivelazione di Bahá’u'lláh, della stessa soggiogante autorità di cui sono investite le ingiunzioni scritturali contro l’idolatria, il furto e la falsa testimonianza. Mentre di alcuni di essi si può intravedere qualche accenno in precedenti scritti sacri, la loro definizione e prescrizione ha dovuto necessariamente attendere che le eterogenee popolazioni del pianeta potessero partire tutte assieme, come un’unica razza umana, alla scoperta della propria natura. Grazie al potenziamento spirituale portato dalla rivelazione di Bahá’u'lláh le norme divine possono essere comprese, non già come principi e leggi isolate, ma come sfaccettature di un’unica visione complessiva del futuro dell’umanità, rivoluzionaria nel suo scopo ed esaltante per le possibilità che apre.

Parte integrante di questi insegnamenti sono alcuni principi riguardanti l’amministrazione degli affari collettivi dell’umanità. Un passo molto citato della Tavola di Baha’u'lláh alla Regina Vittoria contiene un fervido elogio del principio del governo democratico e costituzionale, ma anche un monito sul contesto di responsabilità globale nel quale quel principio deve operare se vuole realizzare i propri scopi in questa era: «O rappresentanti eletti dal popolo in ogni terra! Consultatevi e il vostro intento sia soltanto quello di giovare all’umanità e migliorarne le condizioni, se siete di coloro che osservano con profitto. Paragonate il mondo al corpo umano che, per quanto sano e perfetto al momento della creazione, è stato afflitto, per cause diverse, da gravi disturbi e malanni.

Neppure per un solo giorno ha trovato pace, anzi la sua malattia s’è sempre più aggravata perché è caduto sotto le cure di medici ignoranti, che dando libero sfogo ai loro desideri personali hanno commesso madornali errori. E se, una volta, in seguito alle cure di un abile medico, un membro di quel corpo fu risanato, gli altri rimasero afflitti dal male come prima».51 In altri passi Bahá’u'lláh ne specifica alcune ripercussioni pratiche. I governi del mondo sono invitati a convocare un corpo consultivo internazionale, come base, nelle parole del Custode, di «un sistema federale mondiale»,52 investito del potere di salvaguardare l’autonomia e il territorio dei suoi stati membri, di dirimere dispute nazionali e regionali e di coordinare programmi di sviluppo globale per il bene dell’intera razza umana. È significativo che Baha’u'lláh attribuisca a questo sistema, una volta instaurato, il diritto di reprimere con la forza eventuali atti di aggressione di uno stato contro un altro. Rivolgendosi ai governanti dei Suoi tempi, Egli asserisce chiaramente la sanzione morale di una simile azione: «Se uno di voi prendesse le armi contro un altro, insorgete tutti contro di lui, poiché questa non è altro che palese giustizia».53

 

La Fede bahai - Una Fede Comune (VIII parte)

Ξ Giugno 6th, 2006 | → 0 Comments | ∇ Una Fede Comune |

L’obiezione più comunemente sollevata contro la suddetta concezione della religione è che le fedi rivelate sono così radicalmente diverse le une dalle altre che presentarle come stadi o aspetti di un sistema unificato di verità significa violentare i fatti. Vista la confusione che regna sulla natura della religione, questa reazione è comprensibile. Ma per i bahá’í questa obiezione è soprattutto un invito a inquadrare più esplicitamente i principi in esame nel contesto evolutivo esposto negli scritti di Bahá’u’lláh.

Le differenze cui si accennava rientrano nelle categorie degli usi e delle dottrine, ambedue presentati come il fine delle relative scritture. Nel caso dei costumi religiosi che regolano la vita personale, può essere utile esaminare la questione nel contesto di alcuni aspetti equiparabili della vita materiale. È assai improbabile che pur cospicue diversità di igiene, abbigliamento, medicina, alimentazione, mezzi di trasporto, modalità belliche, attività edilizie o economiche siano oggi addotte a sostegno della teoria secondo la quale l’umanità non costituisce in pratica un solo, unico popolo. Queste argomentazioni semplicistiche sono state abituali fino agli inizi del XX secolo, ma le ricerche storiche e antropologiche ci presentano ora un ininterrotto panorama del processo dell’evoluzione culturale che ha visto queste e infinite altre espressioni della creatività umana nascere, trasmettersi di generazione in generazione, subire graduali metamorfosi e spesso giungere ad arricchire la vita di popoli di terre molto lontane. Pertanto, il fatto che le società odierne presentino un’ampia varietà di tali fenomeni non definisce assolutamente un’identità fissa e immutabile di una data popolazione, ma semplicemente distingue lo stadio che un dato gruppo sta, o stava recentemente, attraversando. E anche in questo caso, le espressioni culturali si trovano oggi in uno stato di fluidità in seguito alle pressioni dell’integrazione planetaria.

Un analogo processo evolutivo, spiega Bahá’u’lláh, ha caratterizzato la vita religiosa dell’umanità. La differenza determinante consiste nel fatto che le norme religiose non sono semplici accidenti del metodo per tentativi costantemente utilizzato dalla storia, ma sono state esplicitamente prescritte volta per volta, come parte integrante di una delle molte rivelazioni del Divino, incorporate in una scrittura e scrupolosamente preservate nella loro integrità per secoli e secoli. Mentre alcuni elementi di questo codice di comportamento alla fine raggiungono l’intento e con l’andar del tempo sono messi in ombra da interessi di altra natura suscitati dal processo dell’evoluzione sociale, il codice in sé non perde nulla della propria autorità nel corso della lunga fase del progresso umano durante la quale esso svolge un ruolo così importante nella formazione dei comportamenti e degli atteggiamenti. «Questi principi, queste leggi, questi potenti sistemi così solidamente insediati», afferma Bahá’u’lláh, «sono scaturiti da un’unica Sorgente e sono raggi di una sola Luce: la differenza che si riscontra fra loro deve attribuirsi alle diverse esigenze delle età in cui furono promulgati».19

Pertanto, sostenere che la diversità delle regole, delle osservanze e di altri costumi è un’obiezione significativa contro l’idea dell’essenziale unità della religione rivelata significa non capire lo scopo al quale quelle prescrizioni erano finalizzate. Peggio ancora, significa non cogliere la differenza fondamentale fra gli elementi eterni e quelli transitori della funzione della religione. Il messaggio essenziale della religione è immutabile. Essa è, nelle parole di Bahá’u’lláh, «l’immutabile Fede di Dio, eterna nel passato, eterna nell’avvenire».20 Il suo compito di aprire all’anima un strada per conseguire un più maturo rapporto con il suo Creatore, nonché di conferirle una sempre maggiore autonomia morale nella disciplina degli impulsi della natura umana, non è affatto inconciliabile con quello di fornirle una guida sussidiaria che promuova il processo di edificazione della civiltà.

Il concetto della rivelazione progressiva pone l’accento fondamentale sul riconoscimento della rivelazione di Dio nel momento in cui appare. L’inadempienza della maggioranza degli esseri umani sotto questo aspetto ha più volte condannato intere popolazioni alla ripetizione ritualistica di ordinanze e costumi molto tempo dopo che essi avevano raggiunto l’intento e quando ormai vanificavano il progresso morale. Un’ulteriore malaugurata conseguenza di questa inadempienza è stata, nei nostri giorni, lo svilimento della religione. Proprio nella fase del suo sviluppo collettivo nella quale l’umanità ha incominciato a lottare contro le sfide della modernità, la risorsa spirituale dalla quale aveva principalmente attinto coraggio e luce morale ha rapidamente incominciato a diventare oggetto di sarcasmo, dapprima negli ambienti nei quali si prendevano le decisioni sulla direzione che la società doveva seguire e poi in cerchie sempre più ampie della popolazione. Non c’è da sorprendersi dunque che questo oltremodo devastante fra i molti tradimenti delle aspettative subiti dalla fiducia umana abbia, nel corso del tempo, scalzato le fondamenta della fede. Per questo Bahá’u’lláh raccomanda più volte ai Suoi lettori di riflettere bene sulla lezione che si può trarre da quelle ripetute inadempienze: «Ponderate un momento e riflettete su ciò che è stato causa di tale negazione…».21 «Quale può essere stata la ragione della loro negazione e del loro allontanamento…?».22 «Che cosa può aver causato tale contesa…?».23 «Riflettete, quale può essere stato il motivo…?».24

Ancor più deleteria alla comprensione della religione è stata la presunzione dei teologi. Un costante aspetto del passato settario della religione è stato il ruolo dominante svolto dal clero. In mancanza di testi scritturali che stabilissero un’indiscutibile autorità istituzionale, le elite clericali sono riuscite ad arrogarsi il controllo esclusivo dell’interpretazione dell’intento divino. Sia pure per motivi diversi, ciò ha sortito il tragico effetto di impedire il flusso dell’ispirazione, di scoraggiare l’attività intellettuale indipendente, di orientare l’attenzione verso i dettagli dei rituali e molto spesso di generare odio e pregiudizio contro coloro che seguivano una strada settaria diversa da quella delle sedicenti guide spirituali. Anche se nulla ha potuto impedire che il potere creativo dell’intervento divino proseguisse la sua opera di graduale innalzamento delle coscienze, la misura di ciò che poté essere conseguito, nelle varie ere, fu sempre più ridotta da quegli ostacoli artificialmente costruiti.

Con l’andar del tempo, la teologia è riuscita a costruire nel cuore di ciascuna delle grandi fedi un’autorità parallela agli insegnamenti rivelati sui quali ciascuna tradizione era fondata, spesso nemica ad essi nello spirito. La nota parabola raccontata da Gesù del padrone di casa che sparge la semenza nel suo campo tratta questo problema e le sue moderne implicazioni: «Ma, mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico, e seminò delle zizzanie per mezzo il grano, e se ne andò».25 Quando i servitori gli propongono di estirparle, il padrone risponde: «No; che talora, cogliendo le zizzanie, non diradichiate insieme con esse il grano. Lasciate crescere amendue insieme, infino alla mietitura; e nel tempo della mietitura, io dirò a’ mietitori: Cogliete prima le zizzanie, e legatele in fasci, per bruciarle; ma accogliete il grano nel mio granaio».26 In tutte le sue pagine, il Corano riserva la sua più dura condanna ai danni spirituali prodotti da questa concorrente egemonia: «Dì: “In verità il mio Signore ha proibito le turpitudini, e quelle visibili e quelle intime e invisibili, e il peccato e il desiderio ingiusto, e di associare a Dio esseri che Dio non v’ha autorizzato ad associarGli, e di dire contro Dio cose che non sapete”».27 Per una mente moderna è una grande ironia che generazioni di teologi, i cui apporti imposti alla religione costituiscono l’esatto tradimento così duramente condannato in questi testi, cerchino di utilizzare l’arma di questo ammonimento per soffocare la protesta contro la loro usurpazione dell’autorità divina.

Infatti, ciascuno dei nuovi stadi della rivelazione della verità spirituale che andava progressivamente sbocciando si è congelato nel tempo e in una congerie di immagini e interpretazioni letterali, molte delle quali erano state mutuate da culture anch’esse moralmente esaurite. Qualunque valore abbiano avuto nei precedenti stadi dell’evoluzione della coscienza, i concetti della resurrezione della carne, di un paradiso di delizie corporali, della reincarnazione, di prodigi panteistici, eccetera, innalzano oggi muri di separazione e di conflitto in un’era in cui la terra è letteralmente diventata un’unica patria e gli esseri umani devono imparare a considerarsene i cittadini. In questo contesto si possono capire le ragioni della veemenza del monito di Bahá’u’lláh sugli ostacoli eretti dalla teologia dogmatica sulla via di coloro che cercano di comprendere il volere di Dio: «O capi della religione! Non giudicate il Libro di Dio con le misure e le scienze in uso fra voi, poiché il Libro stesso è l’infallibile Bilancia istituita fra gli uomini».28 Nella Sua Tavola al Papa Pio IX, Egli avverte il Pontefice che in questo giorno Dio ha «ha riposto nei recipienti della giustizia» ciò che nella religione vi è di duraturo e «gettato nel fuoco ciò che al fuoco si addice».29

Diana D.

 



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