Insieme per pregare

Ξ Settembre 27th, 2006 | → 0 Comments | ∇ News Bahaibologna, La Preghiera bahai |

L’umanità si trova oggi di fronte a gravissimi problemi, quali la droga, la violenza, la criminalità individuale e collettiva, le guerre, il terrorismo, l’incomunicabilità, la crisi di quasi tutti i valori e, in altri climi, la miseria, la fame,l’ingiustizia sociale.
L’unificazione degli abitanti della terra è il prossimo, ineludibile stadio del processo dell’evoluzione sociale, uno stadio verso il quale ci spingono tutte le nostre esperienze del passato e del presente.

Finché questo problema non sarà riconosciuto e risolto, nessuno dei malanni che affliggono il pianeta troverà una risoluzione, perchè le grandi sfide dell’era in cui siamo entrati non sono particolari o regionali, ma globali e universali.
Non vi è dubbio che l’umanità stia cercando le possibili soluzioni per poter trascorrere questa esperienza terrena con maggiore tranquillità.

Il problema spirituale centrale che sfida ogni persona, di qualsiasi nazione, religione o origine etnica, è la costruzione delle fondamenta di una società globale che rispecchi l’unità della natura umana. Unità senza la quale, il benessere dell’umanità, la sua pace e la sua sicurezza saranno irraggiungibili.

Accogliere questa sfida è responsabilità di ogni essere umano, non solo perchè non si dimentichi delle virtù di cui è stato dotato e del suo alto destino, ma anche e di conseguenza, perchè faccia sua la Regola Aurea, comune a tutte le grandi religioni, di non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.

E’ con questo intento che la Comunità Baha’i di Bazzano invita tutte le persone che lo desiderano a partecipare al secondo incontro di preghiere che si terrà alla Rocca dei Bentivoglio venerdi 6 ottobre 2006 alle ore 21.

L’Assemblea Spirituale Locale di Bazzano

 

Una svolta per tutte le nazioni - dichiarazione della comunità internazionale bahai

Ξ Settembre 26th, 2006 | → 0 Comments | ∇ News Bahaibologna, La Fede Bahai, Documenti e Testi Sacri religione bahai |

Dichiarazione della Comunità Internazionale Bahá’í nella ricorrenza del cinquantenario delle Nazioni Unite.

L’unificazione dell’intera umanità è il contrassegno dello stadio che la società umana sta ora per raggiungere. L’unità familiare, l’unità della tribù, della città-stato e della nazione sono state l’una dopo l’altra tentate e pienamente conseguite. L’unità del mondo è la mèta per la quale questa umanità afflitta sta lottando. Il periodo della fondazione delle nazioni è ormai terminato e sta giungendo al suo culmine l’anarchia inerente alle sovranità nazionali. Questo mondo in crescita verso la maturità deve abbandonare un tale feticcio, riconoscere l’unicità e l’organicità delle relazioni umane e instaurare una volta per sempre il meccanismo che meglio potrà incarnare tale fondamentale principio della sua vita.

Shoghi Effendi, 1936

Un riesame: un momento di riflessione

Il XX secolo, uno dei più tumultuosi periodi della storia umana, è stato caratterizzato da numerosi sconvolgimenti, rivoluzioni e radicali fratture col passato. Alcuni di questi sconvolgimenti - come per esempio il disfacimento del sistema coloniale e dei grandi imperi del XIX secolo o la nascita e la caduta dei vasti e disastrosi esperimenti del totalitarismo, del fascismo e del comunismo - sono stati estremamente distruttivi e hanno comportato la morte di milioni di persone, la scomparsa di sistemi di vita e tradizioni di antica data e il crollo di venerande istituzioni.

Altri movimenti e andamenti sono stati più palesemente positivi. Le scoperte scientifiche e le nuove idee sociali hanno stimolato molti progressi sociali, economici e culturali. Si è aperta una strada verso nuove definizioni dei diritti umani e nuove affermazioni della dignità delle persone, verso maggiori opportunità di realizzazione personale e collettiva e verso nuove audaci modalità di avanzamento del sapere e della coscienza umana.

Questi due processi - il crollo delle vecchie istituzioni da una parte e la fioritura di nuovi modi di pensare dall’altra - sono segni di una tendenza che si è andata sempre più affermando negli ultimi cent’anni: la tendenza verso una sempre più stretta interdipendenza e integrazione fra gli esseri umani.

Questa tendenza è osservabile in un’ampia varietà di fenomeni che vanno dalla fusione dei mercati finanziari mondiali, che a sua volta rispecchia la comune dipendenza dell’umanità da fonti interdipendenti di energia, cibo, materie prime, tecnologie e conoscenze, alla costruzione di sistemi di comunicazione e di trasporto che collegano fra loro tutte le parti del mondo. Si riflette nella comprensione scientifica del-l’interconnessione della biosfera terrestre, una comprensione che ha conferito una nuova urgenza alla necessità di un coordinamento globale. Si evidenzia, anche se in modo distruttivo, nelle moderne capacità degli apparati bellici, la cui potenza è a poco a poco cresciuta fino al punto in cui è ora possibile che un manipolo di uomini metta fine alla civiltà. È l’universale consapevolezza di questa tendenza - nelle sue espressioni costruttive e distruttive - che rende così commovente la ben nota fotografia che riproduce la terra come una sfera bianca e azzurra che ruota nell’infinita oscurità dello spazio, un’immagine che trasmette concretamente l’idea che siamo un unico popolo, ricco di diversità, che abita una patria comune.

Questa tendenza si rispecchia anche nei continui sforzi compiuti dalle nazioni del mondo per creare un sistema politico mondiale che offra all’umanità una possibilità di pace, giustizia e prosperità. In questo secolo l’umanità ha tentato per due volte di costruire un nuovo ordine internazionale. Questi due tentativi hanno entrambi cercato di affrontare l’emergente riconoscimento dell’interdipendenza planetaria, mantenendo intatto nel contempo un sistema che antepone la sovranità dello stato ad ogni altra cosa. Vista da questo scorcio di secolo, la Società delle Nazioni, una grande innovazione nel concetto della sicurezza collettiva, ha segnato un primo passo decisivo verso l’ordine mondiale.

Il secondo tentativo, scaturito dal cataclisma della seconda Guerra Mondiale e basato su una Carta fondamentalmente formulata dai vincitori del conflitto, è stato per cinquant’anni una tribuna internazionale di estremo ricorso, un’impareggiabile istituzione che si presenta quale nobile simbolo degli interessi collettivi dell’umanità nel suo complesso.

Come organismo internazionale, le Nazioni Unite hanno dimostrato che l’umanità ha capacità di azione congiunta nel campo della salute, dell’agricoltura, dell’educazione, della tutela dell’ambiente e del benessere dei bambini. Hanno affermato la nostra volontà morale collettiva di costruire un futuro migliore, come dimostra la generale adesione ai patti internazionali per i diritti umani. Hanno rivelato una compassione profondamente radicata nella razza umana, come dimostra l’assegnazione di risorse umane ed economiche all’assistenza di popoli in difficoltà. E negli importantissimi campi della preparazione, della realizzazione e del mantenimento della pace, hanno illuminato un’audace strada verso un futuro senza guerra (1).

Eppure le mete complessive descritte nella Carta delle Nazioni Unite si sono dimostrate irrealizzabili. Malgrado le grandi speranze dei fondatori, la formazione delle Nazioni Unite cinquant’ anni or sono non ha inaugurato un’èra di pace e di prosperità per tutti (2).

Sebbene le Nazioni Unite abbiano sicuramente contribuito a prevenire una terza guerra mondiale, gli ultimi cinque anni sono stati caratterizzati da numerosi conflitti locali, nazionali e regionali che sono costati milioni di vite. Le migliorate relazioni fra le superpotenze avevano appena rimosso le motivazioni ideologiche di questi conflitti, quando antiche passioni etniche e settaristiche sono riemerse a costituire nuove sorgenti di guerra. Per di più sebbene la fine della Guerra fredda abbia ridotto il pericolo di una guerra mondiale terminale, sussistono strumenti e tecnologie - ed entro certi limiti le sottostanti pressioni - che potrebbero portare una distruzione di dimensioni planetarie.

continua…

 

La crisi religiosa del mondo moderno e la Fede Bahai di A. Bausani

Ξ Settembre 19th, 2006 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai |

Esiste una crisi religiosa moderna?

Si dice spesso che i segni di questa crisi sono la vittoria del materialismo, dell’immortalità ecc… ma può darsi che effettivamente la crisi del mondo moderno non dipenda da ciò. Non è vero che non vi sia «spiritualità» nel mondo moderno. Se confrontiamo il nostro «spirito», estremamente raffinato, con lo spirito del medio evo, piuttosto materiale e molto simile al «vento» fisico, si potrebbe perfino dire che c’è anzi uno spirito estremamente sottile nel pensiero dei fisici inventori della bomba atomica. E, a proposito di «moralità», sono convinto che fra certi giovani moderni vi sia una sincerità etica molto più profonda (benché qualche volta impertinente) dell’etica insopportabilmente verbosa e retorica della generazione che fece la Grande Guerra 1914-1918.

Il problema non è dunque la mancanza di moralità né l’indebolimento dello spirito in confronto alla materia. Si potrebbe dire – paradossalmente – che si tratti piuttosto del contrario.  La «fotografia»  diceva Jean Cocteau «ha liberato la pittura», e  Jacques  Maritain nel suo libro Les Degrés du Savoir (I Gradi del Sapere) vedeva, confermando queste parole del Cocteau, il segno caratteristico  dell’epoca moderna nella «separazione fra Carne e Spirito », non nell’indebolimento dello spirito, ma piuttosto in una sorta di «volatilizzazione» dello spirito. «La tecnica ha liberato lo spirito»: all’estremo del progresso della materia liberata corrisponde un estremo progresso  di uno spirito pure liberato, totalmente smaterializzato, che è salito al cielo rinunciando a dirigere la materia.

Maritain, molto giustamente, da una parte si rallegrava di questa purificazione della metafisica che la tecnica ha liberato dalle numerose illusioni dell’ottimismo greco, ma, dall’altra parte, esprimeva le sue preoccupazioni per il pericolo di una «dissoluzione della forma umana», che  egli giustamente considerava come il risultato di questa volatilizzazione, di questa raffinatezza estrema di uno spirito «liberato».

Le conseguenze di questa situazione sono numerose. È una situazione che si potrebbe spiegare, in maniera piuttosto semplicistica ma plastica con questa affermazione: nel vecchio mondo, anche un contadino,  una volta che avesse imparato il linguaggio dei dotti, poteva comprendere un testo di Platone; nel mondo moderno, anche un professore di università non comprende un testo di linguistica strutturale di Hjelmslev o un articolo di Einstein.

Vediamo, rapidamente, le conseguenze di questa «dissoluzione» di cui parlava Maritain, in altre settori della vita moderna.

  1. SETTORE SCIENTIFICO
    L’esempio già fatto sopra è significativo. Si potrebbe dire, generalizzando,  che siamo in presenza di una democratizzazione estrema della cultura, quantitativamente ( cultura di massa ecc…) e, nello stesso tempo, di una aristocratizzazione (pure estrema) della cultura (qualitativamente ).
  2. SETTORE SOCIALE
    La rapidità dei trasporti ha planetarizzato la crisi sociale, cosicché oggi si può dubitare che movimenti come il marxismo, nati per risolvere la crisi sociale  nelle specifiche condizioni dell’Europa occidentale del secolo passato, non siano già invecchiati di fronte ad una situazione che mette simultaneamente a confronto le tribù dei primitivi cacciatori dell’Amazzonia ed i playboys della Costa Azzurra (e non più soltanto i capitalisti tedeschi ed i lavoratori tedeschi dell’epoca di Marx ).
  3. SETTORE POLITICO
    Sembra che ormai tutti siano d’accordo sull’internazionalismo contro il nazionalismo.  Ma nella situazione tecnica di oggi, l’internazionalismo è utile alle nazioni ricche, il nazionalismo è una specie di difesa delle nazioni povere. Da ciò deriva la necessità di un internazionalismo che non sia, come nella maggior parte dei casi, un internazionalismo ipocrita, ma un internazionalismo che imponga rilevanti sacrifici alle nazioni ricche e «civilizzate». Disgraziatamente oggi si fa dell’internazionalismo immaginandolo, istintivamente, come basato su istituzioni politico-amministrative del tradizionale tipo occidentale  (ivi comprese le istituzioni comuniste).
  4. SETTORE CULTURALE
    Necessità di sacrifici perfino culturali nelle nazioni supersviluppate. Se un negro del Congo può arrivare in aereo a Roma in poche ore  ( in futuro forse in qualche minuto ) la cultura alla quale siamo abituati è finita.
  5. SETTORE MORALE
    I valori morali del passato sono cambiati, ed anche i giovani che esagerano nel loro « immoralismo di contestazione»  hanno le loro ragioni di fronte  alla ipocrisia  della morale tradizionale. Una ipocrisia d’altra parte necessaria, giacché costituisce uno sforzo supremo  di adattare i vecchi valori di carattere cristiano, ad una situazione  che  la  tecnica  ha  mutato. Sono  ancora  validi questi valori per risolvere i problemi su scala mondiale ? Il comandamento «ama il prossimo tuo come te stesso » non potrebbe rappresentare una morale  individualista adatta soprattutto a piccole comunità ? Non bisognerebbe, non abolirlo, ma planetarizzarlo ? (Numerosi sono coloro che amano dolcemente e romanticamente il loro prossimo e non  considerano immorale frodare il fisco !)  Occorre una morale nuova nella quale «frodare il fisco» sia considerato, nella indignazione istintiva della società, al medesimo livello del peccato sessuale (che risveglia ancora nei nostri  paesi una indignazione maggiore che altri peccati).
  6. SETTORE RELIGIOSO
    In questo settore la crisi è molto evidente, e l’ipocrisia (spesso inconscia) di coloro che tentano di «conciliare» le religioni tradizionali con la vita moderna, è estrema.  È  possibile credere nella transustanziazione e contemporaneamente viaggiare in aereo?  Le due idee, quella che ha portato all’invenzione dell’aereo e quella che ha definito il dogma della transustanziazione, non sono su livelli diversi ( e quindi, in un certo modo, contemporaneamente ammissibili ), ma sono contraddittorie sullo stesso livello. Ed ora, da buon… mago Bahá’í, dovrei offrire la soluzione!
    In primo luogo però debbo precisare che la Fede Bahá’í non è una tradizione religiosa già formata. I suoi più che settantamila centri, sparsi in tutti i paesi del mondo, sono piuttosto dei laboratori  sperimentali nei quali ci si sforza, sotto la direzione divina, come credono i Bahá’í, di creare una futura tradizione dell’umanità unita, « Convertirsi al Bahá’ismo » non significa, di conseguenza, accettare una nuova tradizione religiosa, « abiurando » la propria tradizione   (come nel caso di ogni altra conversione, dall’ebraismo al cristianesimo o da cristianesimo al buddismo, ecc..) ma riconoscere  nella propria tradizione ‘ragioni’ che ci facciano comprendere che quella tradizione non è la definitiva.
    Esistono forse tali “ragioni” ? 
    Sarebbe sufficiente per convincersene, studiare l’escatologia  scienza di ciò che avverrà alla fine; studio delle profezie circa “il tempo della fine” ) delle varie religioni, sempre intesa dalle differenti ortodossie in modo « fisico» e letterale. I cristiani attendono il ritorno di Cristo e la fondazione del Millennio: ciò testimonia che il cristianesimo , così quale esso è, non è sufficiente  per sempre. « Io ho molte cose da dirvi», diceva Gesù stesso «ma voi  non potreste  sopportarle ». Tradizioni simili  si trovano in tutte le religioni, anche in quelle che molti chiamano primitive. Io stesso una volta ho parlato con un aborigeno australiano, che era diventato Bahá’í non rinnegando la sua religione tribale, ma identificando Bahá’u’lláh con il personaggio divino  che  anche  la  sua  religione  prometteva  per la  «fine del mondo». Si tratta di qualcosa di ben diverso dalla conversione del «selvaggio» salvato dal missionario dalle sue tradizioni false e convertito, più che a Cristo, alla civiltà (o cosiddetta civiltà) dei colonizzatori bianchi. In secondo luogo, quella figura divina  che per i Bahá’í è Bahá’u’lláh   [1817-1892 ]  non  predica  dei  dogmi (e  del  resto nessuno dei fondatori di religioni è un teologo dogmatico!); il suo scopo è quello di dare un sistema filosofico o un insieme di conoscenze metafisiche  ma piuttosto quello di darci un impulso energetico, cioè religioso, una nuova direzione. La sua originalità è – appunto – direzionale, una non scientifica o gnostica.
    È per questo che i Bahá’í affermano che non vi è contrasto fra scienza e religione. Questo del resto è stato vero per tutte le religioni, al principio, ma non lo è più oggi.
    È la metafisica di S. Tommaso che è ( o potrebbe essere ) in contraddizione con la fisica quantistica , non il Discorso della Montagna. La legge del digiuno durante il mese del Ramadán , imposta dal Corano, non contraddice la scienza; la contraddizione incomincia con la teologia  musulmana del medio evo o – per meglio dire – con l’insistenza di mantenere oggi questa teologia medioevale, che pur non era in contraddizione con la scienza del medio evo. Dopo questa necessaria introduzione, vediamo in quale senso le direttive energetiche proposte dalla fede Bahá’í  offrono possibilità di soluzione ai differenti aspetti della crisi moderna accennati prima.
  1. CRISI SCIENTIFICA E CULTURALE
    Il contrasto fra la nuova e raffinata aristocrazia degli scienziati moderni e le masse, un contrasto molto più pericoloso del vecchio contrasto fra aristocratici e borghesi o fra borghesi e proletari, può essere eliminato solamente con un’organizzazione – sul piano planetario – di tutte le forme culturali. Ma questa organizzazione non potrà realizzarsi se non quando gli scienziati si sentiranno portatori di una missione religiosa. Religione nel nuovo senso di ubbidienza e delle leggi divine, non a delle rivelazioni metafisiche. Religione non più nel senso di ascesi spirituale e culturale che obbligherà un Einstein a pregare insieme con un aborigeno dell’Amazzonia o dell’Australia.
  2. CRISI SOCIALE
    La  Fede  Baha’i  non  fissa  dogmi  di  filosofia sociale, come fa certo marxismo. Anche in questo campo, esso dà  delle direttive, sconvolgendo l’ordine accettato che consiste tradizionalmente nel risolvere prima  i problemi economici per poi, automaticamente,  raggiungere   l’unità. La fede   Baha’i   dice piuttosto: prima l’unità; sono i problemi economici che verranno automaticamente risolti in seguito. Unità si potrebbe definire la parola d’ordine della fede Bahá’í. Utopia?
    La situazione del mondo che mostra quanto siano profondi i contrasti anche fra i paesi  (vedi Russia, Cina, Jugoslavia…) che hanno creduto di avere  risolto ogni problema solo perché avevano risolto il problema economico, sembra piuttosto dare ragione ai Bahá’í che, nelle loro comunità, con l’unione degli spiriti e degli intenti, visibile ed organizzata, hanno creato praticamente l’ atmosfera reale (religiosa quindi) per risolvere tutti gli altri problemi. Non posso darvene dimostrazioni verbali: la sola cosa che posso fare è di invitarvi a visitare comunità Bahá’í come quelle dell’India, dove ho visto lavorare insieme in pace indù con musulmani, paria con bramini, cattolici con buddisti o protestanti. Il segreto sta nel fatto che essi non erano più cristiani, musulmani né buddisti, né paria né bramini nel senso tradizionale e dogmatico della parola, ma erano Bahá’í .
  3. CRISI POLITICA
    La religione Bahá’í è la sola religione moderna che non si limita a dichiararsi una religione intima, dei cuori, ma ha la pretesa di darci un piano , una specie di modello visibile di organizzazione mondiale. Benché non siano rivoluzionari, i  Bahá’í  vivono come se le frontiere per gli Stati  fossero già state abolite.
    L’Amministrazione Bahá’í di origine divina, funziona già in tutti i paesi del mondo come una grande piramide.
    Alla base si trovano le Assemblee Spirituali Nazionali in ogni nazione e, in cima alla piramide, quella che si chiama la Casa Universale di  Giustizia, che governa la Causa dal centro mondiale di Haifa  (Israele) dove si trovavano  i Luoghi Santi  della Fede, poiché Bahá’u’lláh è morto presso Haifa, là esiliato dal governo ottomano. È raccomandata l’ubbidienza e la lealtà verso i vari governi nazionali, ma quale differenza enorme esiste fra il Bahá’í che obbedendo al suo governo, in realtà è già spiritualmente e praticamente cittadino del mondo, dato che egli ha rinunciato ad ogni pregiudizio ad ogni pregiudizio culturale e nazionale lavorando alla pari con un negro od un indiano dell’America, e certi rivoluzionari di nome che invece sono ancora totalmente e profondamente attaccati ai loro pregiudizi di cultura e di nazione!
  4. CRISI MORALE
    La differenza essenziale fra la Fede Bahá’í e il Cristianesimo consiste soprattutto in questo punto:
    Il Cristianesimo dice: santificate le vostre anime!
    La Fede Bahá’í dice: santificate il genere umano!
    Una somma di santi non basta a creare una società universale. Cercate di immaginare una società costituita da una somma di San Francesco d’Assisi: sarebbe il caos (con tutto il rispetto che provo per questo delizioso santo…). I valori immortali del  cristianesimo, che  ha  posto  le  basi della santità individuale [come il buddismo ha fatto in un’altra parte del mondo, allora sconosciuta] non sono socializzabili per addizione. Occorre una nuova dimensione di santità sociale.
  5. CRISI RELIGIOSA
    Si sente oggi molto parlare di unificazione delle religioni. Ma si tratta spesso dell’unificazione delle religioni nella forma che hanno oggi.  I membri delle varie religioni, anche se partecipano su un piano di parità a concilii  o conferenze  interreligiose, non rinunciano a nessuna delle loro tradizioni e dei loro dogmi.  Ma una « Federazione di  superstizioni » lascerebbe aperti tutti i problemi  (anzi la loro vicinanza scambievole li renderebbe persino più pericolosi ). D’altra parte  una mescolanza di dogmi e  tradizioni non sarebbe niente più che un sincretismo confusionario senza l’energia sufficiente per cambiare il mondo. La Fede Bahá’í  non è né una federazione di religioni, né un sincretismo , ma piuttosto imposta il problema dell’unità delle religioni storicamente e, se preferite, escatologicamente. La promessa dell’unione.  La promessa dell’unione esiste in tutte le religioni, nel futuro, nel Regno di Dio dopo la fine del mondo, e la Fede Bahá’í dichiara appunto che la ‘fine del mondo ‘ è l’epoca attuale  e che il Promesso di tutte le religioni è venuto per creare la religione unitaria del futuro. Una fine del mondo interpretata come la fine di un ciclo, e non un evento apocalittico o una distruzione metafisica; una « religione del futuro » che sarà sempre aperta verso altri cicli futuri. La Fede Bahá’í è la sola religione organizzata che, pur ammettendo di essere l’unica valida ora, per la santificazione del genere umano , dichiara anche di non essere nelle sue forme storiche concrete, quella eterna: in futuri cicli storici saranno «manifestate» altre religioni sempre più adatte alle umanità venture.

Ho troppo parlato io stesso e preferisco ora far parlare qualche testo Bahai. Ne ho scelti due, il primo si riferisce alla morale individuale. Si tratta delle parole di Bahá’u’lláh stesso:

  • Sii generoso nella prosperità e grato nell’avversità.
  • Sii generoso della fiducia del tuo vicino e trattalo con viso sorridente
  • Sii un tesoriere per il povero, un ammonitore per il ricco, l’ esauditore del pianto del bisognoso, un conservatore della santità della tua promessa.
  • Sii equo nel  giudicare  e cauto nel  parlare. Non essere ingiusto con nessuno e sii mansueto per tutti gli uomini.
  • Sii una fiaccola per coloro che camminano nelle tenebre, una gioia per l’addolorato, un mare per l’assetato, un rifugio per l’angosciato, un sostegno ed un difensore per la vittima dell’oppressione.
  • Fa che l’integrità e la rettitudine contraddistinguono tutti i tuoi atti
  • Sii un asilo per l’estraneo, un balsamo per il sofferente, una torre incrollabile  per il fuggitivo.
  • Sii occhio per il cieco e faro  che guida i passi dell’errante.
  • Sii ornamento per il volto della verità, corona per la fronte  della fedeltà, colonna del tempio della rettitudine, alito di vita per il corpo  dell’umanità, vessillo per le schiere della giustizia, astro sull’orizzonte della virtù, rugiada per il terreno del cuore umano, arca sull’oceano del sapere, sole nel cielo della munificenza, gemma sul diamante della saggezza, luce risplendente nel firmamento della tua   generazione, frutto sull’albero dell’umiltà.

(rif: ”Spigolature dagli Scritti di Bahá’u’lláh”  – pag. 312, CXXX – Casa Editrice Bahá’í, Roma)

Il secondo testo è una chiara definizione scritta da Shoghi Effendi, che fu il Custode della Fede Bahá’í dopo il trapasso di ‘Abdu’l-Bahá [1921] fino alla sua morte [1957] dei caratteri fondamentali dell’Ordine Mondiale Bahá’í:

  • …Vorrei ora dire qualcosa nei riguardi della teoria sulla quale è basato quest’Ordine Amministrativo e del principio che deve governare il funzionamento delle sue istituzioni principali. Sarebbe estremamente erroneo tentare il confronto tra questo Ordine unico e divinamente concepito ed uno dei qualsiasi sistemi  elaborati dalle menti degli uomini nei vari periodi della loro storia per governare le istituzioni umane.  Un simile tentativo, tradirebbe in sé stesso l’assoluta mancanza d’apprezzamento dell’ eccellente opera del suo grande Autore. Come potrebbe essere altrimenti se ci rammentiamo che quest’Ordine costituisce il fedele modello di quella civiltà divina che la Legge onnipossente di Bahá’u’lláh è destinata a stabilire sulla terra?
  • I vari e sempre vacillanti sistemi della politica umana , sia del passato sia del presente, sia originati nell’Est che nell’Ovest, non offrono un criterio adeguato che ci permetta di sistemare la potenza delle sue virtù nascoste o di valutare la solidità delle sue fondamenta.
  • Il Commonwealth Bahá’í, di cui  questo vasto Ordine Amministrativo è l’unica struttura, è, non soltanto in teoria ed in pratica, unico in tutta la storia delle istituzioni politiche, ma non trova parallelo negli annali di qualsiasi sistema religioso mondiale riconosciuto. Nessuna forma di governo democratico; nessun sistema di autocrazia o   dittatura,  sia   monarchica   sia   repubblicana;   nessun    sistema
    intermedio  di  ordine  puramente  aristocratico;  financo  nessun tipo di teocrazia riconosciuta, quali lo Stato Ebraico, le varie organizzazioni ecclesiastiche Cristiane, o l’ Imamato o il Califfato Islamico; nessuno di questi sistemi può  ragguagliarsi o conformarsi all’ ‘ Ordine Amministrativo che la mano maestra del suo perfetto Architetto ha foggiato.
  • Quest’ Ordine  nascente  incorpora  nella   sua  struttura  alcuni elementi che si possono ritrovare in ognuna delle tre riconosciute forme di governo secolare, senza essere in alcun modo una replica di alcuna delle tre e senza possedere nel suo meccanismo nessuna di quelle indesiderabili caratteristiche proprie ad ognuna di quelle.
  •  Esso fonda ed armonizza, come nessun governo foggiato da mani mortali è ancora riuscito a fare, le verità salutari che indubbiamente  si trovano in ciascuno dei suddetti sistemi, senza violare l’integrità di quelle verità donate da Dio e sulle quali esso, in definitiva, si basa.

(rif: “La Dispensazione di Bahá’u’lláh” – pag. 67/68 –  Casa Editrice Bahá’í, Roma.)

Tratti dell’autore :

Professore di lingua e letteratura Persiana prima ed Islamica poi presso l’Università La Sapienza di Roma; libero Docente di storia delle Religioni e Incaricato di Storia e Filosofia del Medio ed Estremo Oriente presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli; Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Profondo conoscitore del mondo orientale e linguistica di rara penetrazione filologica, ecc…
Autore di numerosi volumi ne citiamo solo alcuni. L’intera bibliografia si trova ne: “La Bisaccia dello Shikh”, Venezia 1981:
Il “Corano” trad.dall’arabo, Firenze 1955.
“Testi Religiosi Zoroastriani”, Roma 1957
“Persia Religiosa “ da Zaratustra a Bahá’u’lláh, Milano 1959
“Storia delle Letteratura Persiana”, Firenze 1960
“Buddha”, Chiasso 1973
“L’Islam”, Milano 1980

per news.bahaibologna.it
D.D.

 

4° Religione mondiale che non trova ancora il riconoscimento delle altre tre

Ξ Settembre 6th, 2006 | → 0 Comments | ∇ Dal Mondo Bahai, La Fede Bahai |

In conseguenza dell’opposizione al riconoscimento dei Diritti Civili dei Baha’i in Egitto, ed in attesa della prossima decisione della Corte Suprema, Egypt Today “The Magazine Of Egypt”, dedica 8 pagine illustrate alla Fede Baha’i e alla sua personalità giuridica e spirituale, quale, 4° Religione mondiale che, non trova ancora il riconoscimento delle altre tre.

http://www.egypttoday.com/bahai (in inglese)

Nota:
L’amministratore ha ricevuto il messaggio e lo ha inserito nelle news del blog, si ringrazia S.M. per la segnalazione.

 

Progressività delle religioni, la fede bahai non è l’ultima…

Ξ Settembre 3rd, 2006 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Una Fede Comune |

“Ogni Rivelazione divina è divisa in due parti.

La prima parte è essenziale e appartiene al mondo eterno; è l’esposizione delle verità divine e dei principi essenziali; è l’espressione dell’amore di Dio che è lo stesso in tutte le religioni e non cambia mai ed è immutabile.

La seconda parte non è eterna; si riferisce alla vita pratica, alla condotta degli affari e cambia a seconda dell’evoluzione dell’uomo e dei bisogni dei tempi in cui ciascun Profeta appare”

 

Progressività delle religioni un breve filmato realizzato in collaborazione della Casa Editrice Bahá’í che illustra la progressiva crescita delle religioni e il flusso continuo di energia che giunge al genere umano…

 

 



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