La dichiarazione di Baha’u'llah nel giardino di Ridvan

Ξ Ottobre 30th, 2006 | → 1 Comments | ∇ News Bahaibologna, Documenti e Testi Sacri religione bahai, Bahá'u'lláh |

Nel 1863, Baha’u'llah decise che era tempo d’incominciare a parlare con qualcuno di coloro che Lo circondavano della missione che Gli era stata affidata nelle tenebre del Síyáh-Chál.

La devozione del piccolo gruppo di esuli si era, a quel tempo, concentrata anche sulla persona di Baha’u'llah, oltre che sulla Sua esposizione degli insegnamenti del Bab. Un numero crescente di esuli si era persuasa che Egli non parlava solo come paladino del Bab, ma anche a nome della causa ben più grande che Questi aveva dichiarato imminente. Le loro convinzioni divennero certezza alla fine dell’aprile 1863, quando Baha’u'llah, la vigilia della Sua partenza per Costantinopoli, invitò un gruppo di compagni in un giardino cui poi fu dato il nome di Ridvan (’Paradiso’) e confidò loro il segreto della Sua missione. Nei quattro anni successivi, sebbene un aperto annuncio fosse ancora giudicato intempestivo, coloro che Lo avevano ascoltato gradualmente rivelarono ad amici fidati la notizia che le promesse del Bab erano state adempiute e che il ‘Giorno di Dio’ era sorto.

Lo scopo fondamentale di tutta la creazione è la rivelazione di questo oltremodo sublime, santissimo Giorno, il Giorno conosciuto nei Suoi Libri e nelle Sue Scritture come il Giorno di Dio - il Giorno che tutti i Profeti, gli Eletti e i santi hanno desiderato vedere.

Come Baha’u'llah disse ripetutamente nella Sua esposizione del messaggio del Bab, lo scopo primario per cui Dio rivela il Suo volere è quello di effetuare una trasformazione nel carattere dell’umanità, di sviluppare in coloro che rispondono le qualità morali e spirituali latenti nella natura umana:

Abbellite le vostre lingue con la sincerità, o uomini, ed adornatevi le anime con la gemma dell’onestà. Attenti, o uomini, a non tradire nessuno. Siate i fiduciari di Dio fra le sue creature e gli emblemi della Sua generosità fra la Sua gente …

Il 3 maggio 1863, quando a cavallo lasciò Bagdad, seguito dalla famiglia e da alcuni compagni e servitori prescelti per scortarLo a Costantinopoli, Baha’u'llah era una figura molto popolare e amata. Nei giorni immediatamente precedenti il congedo, nel giardino dove Si era temporaneamente sistemato, vennero a renderGli omaggio il Governatore della provincia e un fiume di notabili, molti dei quali provenienti da grandi distanze. Testimoni oculari della partenza hanno descritto con toccanti parole le ovazioni che Lo salutarono, le lacrime di molti degli astanti e l’impegno delle autorità e dei funzionari civili ottomani per onorare il loro Ospite.

L’immutabile Fede di Dio…

Dichiarata la Sua missione nel 1863, Baha’u'llah incominciò a elaborare un tema già anticipato nel Libro della Certezza, il rapporto fra il Volere di Dio e il processo evolutivo attraverso il quale le capacità spirituali e morali latenti nella natura umana trovano espressione. Questa esposizione occuperà un posto centrale nei Suoi scritti per gli altri trent’anni della Sua vita. La realtà di Dio, Egli afferma, è, e sempre resterà, inconoscibile. Qualunque attributo il pensiero umano possa ascrivere alla natura divina si riferisce solo all’esistenza umana ed è il prodotto di uno sforzo umano inteso a descrivere esperienze umane.

Ciò che l’umanità percepisce, quando sf rivolge al Creatore dell’esistenza, sono gli attributi o le qualità legate alle ricorrenti Rivelazioni di Dio:
E poiché la porta della sapienza dell’Antico dei Giomi è chiusa a tutti gli esseri, la Sorgente della grazia infinita… ha fatto sì che dal regno dello spirito apparissero, nella nobile forma del tempio umano, le luminose Gemme della Santità e, manifestate a tutti gli uomini, impartissero al mondo i misteri dell’Essere immutabile e narrassero gli arcani della Sua Essenza imperitura…

Tutti questi Specchi purissimi… sono Esponenti sulla terra di Colui Che è l’Orbe centrale dell’universo, Sua Essenza e suo Fine ultimo. Da Lui scaturiscono la loro sapienza e il loro potere; da Lui deriva la loro sovranità. La bellezza del loro sembiante non è che un riflesso della Sua immagine; la loro rivelazione un segno della Sua gloria immortale …

Le rivelazioni di Dio non differiscono per alcun aspetto essenziale le une dalle altre, ma i bisogni mutevoli delle varie epoche hanno richiesto che ciascuna desse risposte uniche.

Baha’u'llah paragona gli interventi delle Rivelazioni divine al ritorno della primavera. I Messaggeri di Dio non sono semplici maestri, sebbene questa sia una delle loro principali funzioni. Lo spirito delle loro parole e l’esempio della loro vita hanno la capacità di spingersi alle radici delle motivazioni umane e di produrre trasformazioni fondamentali e durature. La loro influenza apre nuovi reami di comprensione e di conquiste:

E siccome non può esservi nessun legame di diretta comunicazione per unire l’unico vero Iddio alla Sua creazione, e nessuna somiglianza può mai esistere fra il transitorio e l’Eterno, il contingente e l’Assoluto, Egli ha comandato che in ogni epoca ed in ogni dispensazione un’Anima pura e senza macchia si manifesti nei regni della terra e del cielo…

Senza questo intervento dal mondo di Dio, la natura umana resta prigioniera dell’istinto e di inconsapevoli presupposti e modelli di comportamento predeterminati culturalmente.

E’ giunto il momento, disse Baha’u'llah, in cui all’umanità’ sono date la capacità e l’opportunità di vedere l’intero panorama del proprio sviluppo spirituale come un unico processo: ‘Questo Giorno è impareggiabile, perché è come l’occhio di ere e secoli passati e come luce per le tenebre dei tempi’. I seguaci delle differenti tradizioni religiose  da questo punto di vista - devono sforzarsi di comprendere quella che Egli chiamava ‘l’immutabile Fede di Dio’ e di distinguere il suo impulso spirituale centrale dalle leggi e dai concetti mutevoli rivelati per rispondere alle esigenze della società umana in perenne evoluzione.

A questo processo di scoperta, non deve dedicarsi solo ‘il cuore, ma anche la mente. La ragione, afferma Baha’ u’llah, è il più grande dono di Dio all’anima, ‘un segno della rivelazione del … Signore sovrano di tutto’. Solo liberandosi dai dogmi religiosi e materialistici ereditati, la mente può intraprendere un’esplorazione indipendente del rapporto fra la Parola di Dio e l’esperienza umana. In questa ricerca, uno dei maggiori ostacoli è il pregiudizio: ‘Avverti… gli eletti dell’unico vero Dio di non giudicare con occhio troppo critico i detti e gli scritti degli uomini. Si avvicinino essi piuttosto a questi detti ed a questi scritti con uno spirito di affettuosa comprensione e larghezza di vedute’.

 

L’esilio di Bahá’u'lláh

Ξ Ottobre 15th, 2006 | → 0 Comments | ∇ Una Fede Comune, Bahá'u'lláh |

Alla fine, ancora senza processo o imputazione, Baha’u'llah fu liberato dalla prigione e immediatamente esiliato, le Sue ricchezze e proprietà arbitrariamente confiscate. Il rappresentante diplomatico russo, che Lo conosceva personalmente e che aveva seguito le persecuzioni babì con crescente preoccupazione, Gli offrì protezione e rifugio in terre controllate dal suo governo. Nel clima politico del tempo, s’Egli avesse accettato quell’aiuto, quasi sicuramente si sarebbe pensato a implicazioni politiche. Forse per questa ragione, Baha’u'llah preferì l’esilio nel confinante territorio dell’Iraq, allora dominio dell’Impero Ottomano. Questa espulsione segnò l’inizio di quarant’anni (40) di esilii, prigionie e dere persecuzioni.

A questo primo periodo di esilio, precedente la dichiarazione della Sua missione nel 1863, risalgono due dei Suoi scritti più importanti. Il primo è un libretto che intitolò “Le Parole Celate”. Scritto in forma di compilazione di aforismi morali, il volume contiene il nucleo etico del messaggio di Baha’u'llah: In versetti ch’Egli definisce la quintessenza della guida spirituale di tutte le antiche Rivelazioni, la voce di Dio parla direttamente all’anima dell’uomo;

O figlio dello Spirito!
Ai miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri e apprendere per cognizione tua e non del tuo vicino. Podera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.

La seconda delle due grandi opere composte da Bahá’u'lláh in questo periodo è “Il Libro della Certezza”, un’ampia esposizione della natura e dello scopo della religione. In passi che si rifanno non solo al Corano, ma con altrettanta facilità e penetrazione al Vecchio e al Nuovo Testamento, i Messaggeri di Dio sono descritti come agenti di un unico processo ininterrotto: il risveglio della razza umana alle proprie potenzialità spirituali e morali. Un’umanità divenuta maggiorenne ha la capacità di rispondere a un tipo di linguaggio che va al di là delle parabole e delle allegorie; la fede non è una questione di cieca credulità, ma di conoscenza consapevole. E non occorre neppure la guida di un’élite ecclesiastica; in questa nuova era di illuminazione e educazione, il dono della ragione conferisce a ogni individuo la capacità di rispondere alla guida divina. La prova è quella della sincerità.

Soltanto quando la lampada della ricerca, dello sforzo intenso, del desiderio ardente, della devozione appassionata, dell’amore fervido, del rapimento e dell’estasi sia accesa nel cuore del ricercatore, e la brezza della Sua amorosa premura gli si riversi sull’anima, le tenebre dell’errore si disperderanno e le luci della sapienza e della certezza avvolgeranno il suo essere … Allora i molteplici favori e l’effusione della grazia del santo ed eterno Spirito conferiranno al ricercatore una vita talmente nuova, che egli si troverà dotato di un nuovo occhio, d’un nuovo orecchio, d’un nuovo cuore e di una nuova mente … Osservando con l’occhio di Dio scorgerà in ogni atomo una porta che conduce agli stadi dell’assoluta certezza. In ogni cosa scorgerà … i segni di una Manifestazione eterna.

 

Comprendere il contesto storico: appello bahai ai leader del mondo

Ξ Ottobre 12th, 2006 | → 0 Comments | ∇ News Bahaibologna, La Fede Bahai, Documenti e Testi Sacri religione bahai |

segue da… Visione bahai sul XX secolo

La Comunità internazionale bahá’í vede nella confusione in atto nel mondo e nelle disastrose condizioni degli affari umani una fase naturale di un processo organico che procede irresistibilmente verso l’unificazione della razza umana in un unico ordine sociale i cui confini saranno quelli dell’intero pianeta.

La razza umana, come unità organica e distinta, ha attraversato stadi evolutivi analoghi agli stadi della prima e della seconda infanzia nella vita dei suoi singoli membri e si trova ora al culmine di una turbolenta adolescenza alle soglie di una lungamente attesa età della maturità (6). Il processo dell’integrazione globale, già realizzato nel campo degli affari, della finanza e delle comunicazioni, sta facendo capolino in campo politico.

Storicamente, questo processo è stato accelerato da eventi improvvisi e catastrofici. Sono state le devastazioni della prima e della seconda Guerra mondiale che hanno rispettivamente prodotto la Società delle Nazioni e le Nazioni Unite. Che le future conquiste siano anch’esse ottenute dopo orrori altrettanto inimmaginabili o conseguite per un atto di volontà consultativa, è la scelta che si presenta a tutti coloro che abitano sulla terra. Non prendere provvedimenti decisivi sarebbe un atteggiamento ingiustificabilmente irresponsabile.

Poiché attualmente la sovranità è nelle mani degli stati nazionali, il compito di decidere l’esatta architettura del nascente ordine internazionale è un obbligo che ricade sui capi di stato e sui governi. Esortiamo tutti i leader di tutti i livelli di assumere un ruolo ponderato nel sostenere la convocazione dei leader del mondo entro la fine del secolo, perché esaminino la possibilità di ridefinire e ristrutturare l’ordine internazionale in modo tale da poter affrontare i problemi che assillano il mondo. Come qualcuno ha suggerito, questo incontro potrebbe essere chiamato Summit mondiale sul governo globale (7).

Questo Summit potrebbe avvalersi dell’esperienza compiuta in tutte le proficue Conferenze delle Nazioni Unite dei primi anni Novanta. Queste Conferenze, fra le quali figurano il Summit mondiale dei fanciulli del 1990, il Summit della terra del 1992, la Conferenza mondiale dei diritti umani del 1993, la Conferenza internazionale della popolazione e dello sviluppo del 1994, il Summit mondiale dello sviluppo sociale del 1995 e la Quarta conferenza mondiale della donna del 1995, hanno introdotto una nuova metodologia nelle deliberazioni globali su temi critici.

Una delle ragioni del successo di queste deliberazioni è stata la massiccia partecipazione delle organizzazioni della società civile. Le laboriose trattative sul tema dei cambiamenti delle strutture politiche, sociali ed economiche del mondo intercorse fra le delegazioni dei governi sono state ispirate e modellate dall’energico coinvolgimento di queste organizzazioni, che tendono a rispecchiare i bisogni e le preoccupazioni dell’uomo della strada. È inoltre significativo che l’incontro dei leader del mondo, alla presenza della società civile e dei mass media del mondo, abbia invariabilmente dato ai lavori delle conferenze una garanzia di legittimità e di consenso.

Nel prepararsi al Summit, i leader del mondo devono tener conto di queste lezioni, coinvolgere la più ampia cerchia di persone possibile e assicurarsi la buona volontà e l’appoggio dei popoli del mondo.

Alcuni temono che le istituzioni politiche internazionali debbano inevitabilmente evolvere verso un eccessivo accentramento e costituiscano un ingiustificabile stratificazione burocratica. Va esplicitamente ed energicamente detto che ogni nuova struttura di governo mondiale deve, di principio e in pratica, assicurare che la responsabilità decisionale rimanga al giusto livello (8).

Non sarà sempre facile trovare il giusto equilibrio. Da una parte, il genuino sviluppo e il vero progresso possono essere conseguiti solamente dai popoli stessi, che agiscano individualmente e collettivamente, per rispondere a specifici interessi e bisogni del momento e del luogo. Se ne può dedurre che il decentramento del governo è la conditio sine qua non dello sviluppo (9). Dall’altra parte, l’ordine internazionale richiede chiaramente direzione e coordinamento globali.

Perciò, secondo i principi del decentramento or ora descritti, alle istituzioni internazionali dev’essere conferita l’autorità di agire solo nei temi d’interesse internazionale là dove gli stati non possano fare da sé o d’intervenire per difendere i diritti dei popoli e degli stati membri. Tutte le altre questioni devono essere rimesse esclusivamente alle istituzioni nazionali e locali (10).

Inoltre, nel disegnare la struttura specifica del futuro ordine internazionale, i leader devono esaminare molti possibili metodi di governo. Invece di essere modellata in base a uno solo dei sistemi di governo riconosciuti, la soluzione potrebbe concretizzare, riconciliare e assimilare nella propria struttura gli elementi validi che si trovano in ciascuno di essi.

Per esempio, uno dei modelli di governo collaudati che possono inserire le diversità del mondo nel contesto di una struttura unificata è il sistema federale. Il federalismo si è dimostrato efficace ai fini del decentramento dell’autorità e della decisionalità in stati grandi, complessi ed eterogenei, pur preservando una certa misura di unità e stabilità complessive. Un altro modello che merita di essere esaminato è il commonwealth, che a livello globale anteporrebbe l’interesse collettivo a quello delle singole nazioni.

Nel disegnare l’architettura dell’ordine internazionale si deve stare molto attenti affinché con l’andar del tempo esso non degeneri in forme di dispotismo, oligarchia o demagogia che corrompano la vita e l’apparato delle istituzioni politiche che lo costituiscono.

Nel 1995, in occasione della prima revisione decennale della Carta dell’ONU, la Comunità internazionale bahá’í presentò alle Nazioni Unite una dichiarazione basata su idee formulate oltre un secolo prima da Bahá’u'lláh. “Il concetto bahá’í di ordine mondiale è definito in questi termini: un super-stato mondiale a cui favore tutte le nazioni dei mondo cedano ogni diritto di far guerra, alcuni diritti di imporre tasse e tutti i diritti di mantenere armamenti per qualunque scopo ad eccezione del mantenimento dell’ordine interno entro i rispettivi domini. Questo stato dovrà comprendere un Esecutivo internazionale adatto a esercitare un’autorità suprema e indiscussa su qualsiasi membro recalcitrante del Commonwealth, un Parlamento mondiale i cui membri siano eletti dai popoli dei rispettivi paesi e la cui elezione sia confermata dai rispettivi governi, un Tribunale supremo le cui sentenze siano vincolanti anche quando le parti interessate non abbiano volontariamente accettato di sottomettere il proprio caso al suo giudizio” (11).

Pur convinti che questa formulazione del governo mondiale sia l’estrema protezione e l’inevitabile destino del genere umano, riconosciamo che essa riproduce un quadro della società globale in un futuro lontano. Data l’urgenza dell’attuale stato delle cose, il mondo ha bisogno di strategie audaci, pratiche e praticabili che siano qualcosa di più che ispiranti visioni del futuro. Nondimeno, se ci si concentra su un concetto convincente, dal pantano delle opinioni e delle dottrine contraddittorie emerge una direzione nel cambiamento evolutivo chiaro e coerente.

Segue… (continua…)

 

Bahá’u’lláh, profeta della Fede baha’i

Ξ Ottobre 8th, 2006 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Bahá'u'lláh |

Bahá’u’lláh, il profeta del XIX secolo la cui crescente influenza è l’evento più notevole della storia religiosa contemporanea, nasce in Persia il 12 novembre 1817, a ventisette anni Bahá’u’lláh, avviò un’impresa che ha gradualmente conquistato l’immaginazione e la lealtà di molti milioni di persone di quasi ogni razza, cultura, ceto e nazione della terra. Il fenomeno non ha punti di riferimento nel mondo contemporaneo, ma è legato alle grandi svolte del passato collettivo della razza umana. Infatti Bahá’u’lláh affermò d’essere nient’altro che il Messaggero di Dio per l’èra della maturità dell’uomo, Latore di una Rivelazione Divina che adempie le promesse fatte da più antiche religioni e che produrrà le energie e le forze spirituali necessarie alla unificazione dei popoli del mondo.

Gli scritti di Baha’u'llah proibiscono quell’aggressivo proselitismo grazie al quale molti messaggi religiosi sono stati ampiamente promulgati. Inoltre, la priorità che la comunità baha’i ha dato alla fondazione di gruppi a livello locale distribuiti in tutto il pianeta ha impedito che grandi quantità di seguaci si concentrassero in un paese e ostacolato la mobilitazione delle risorse necessarie per vasti programmi d’informazione. Negli anni Cinquanta, Arnold Toynbee, interessato a fenomeni che potessero rappresentare la nascita di una nuova religione universale, notò che la Fede Baha’i era conosciuta fra gli Occidentali di media cultura quanto lo era stata la Cristianità fra i rappresentanti della corrispondente classe sociale dell’Impero Romano durante il secondo secolo dell’era cristiana.

Praticamente non v’è ora nessuna parte del mondo in cui il modello di vita insegnato da Bahá’u’lláh non stia affermandosi. Il rispetto che i progetti di sviluppo sociale ed economico elaborati dalla comunità stanno incominciando a riscuotere in ambienti governativi e accademici e presso le Nazioni Unite rafforza ulteriormente l’idea che valga la pena di sottoporre a un distaccato e serio esame l’impulso che muove un processo di trasformazione sociale, sotto molti importanti aspetti, unico al mondo.

La missione di Baha’u'llah ebbe inizio in una segreta di Teheran nell’agosto del 1852. Nato da una nobile famiglia discendente dalle grandi dinastie dell’antica Persia imperiale, rifiutò la carriera di ministro che Gli si apriva e preferì dedicare le energie a una serie di opere filantropiche che già agli inizi degli anni Quaranta Gli avevano procurato vasta rinomanza e il soprannome di “Padre dei Poveri”. Questa agiata esistenza ebbe bruscamente fine dopo il 1844, quando Baha’u'llah divenne uno dei principali sostenitori di un movimento che doveva cambiare il corso della storia della Sua terra.

Gli inizi del XIX secolo furono un periodo di attese messianiche in molti paesi. Profondamente turbati dalle implicazioni della ricerca scientifica e dell’industrializzazione, fervidi credenti di molte religioni cercarono nelle scritture della propria fede una spiegazione al processo di trasformazione sempre più rapido. In Europa e in America gruppi come i Templari e i seguaci di Miller credettero di aver trovato nelle scritture cristiane la prova della loro convinzione che la storia era finita e che il ritorno di Gesù Cristo era imminente. Nel Medio Oriente un fermento analogo si creò attorno all’idea del prossimo adempimento di varie profezie del Corano e delle Tradizioni Islamiche.
Di gran lunga il più drammatico di questi movimenti millenaristi era stato quello che si era sviluppato in Persia attorno alla persona e agli insegnamenti di un giovane mercante di Shiraz noto alla storia come il Bab. Per nove anni, dal 1844 al 1853, Persiani di tutti i ceti erano stati trascinati dalla ventata di speranze e di eccitamento sollevata dall’annunzio del Bab che il Giorno di Dio era imminente ed Egli era il Promesso delle scritture islamiche. L’umanità era giunta, diceva, alle soglie di un’èra che avrebbe visto rimodellato ogni aspetto della vita. Nella nuova èra, nuovi campi del sapere, prima inconcepibili, avrebbero permesso perfino ai bambini di superare i più eruditi studiosi del XIX secolo. Dio invitava la razza umana a realizzare questi cambiamenti attraverso una trasformazione della vita morale e spirituale. Egli aveva la missione di preparare l’umanità all’evento che sarebbe stato il cuore di questo sviluppo, l’avvento del Messaggero universale di Dio, Colui che Dio manifesterà, atteso dai seguaci di tutte le religioni.

L’affermazione aveva suscitato la violenta ostilità del clero musulmano, che insegnava che il processo della Rivelazione Divina si era concluso con Mubammad e che ogni asserzione contraria era eretica, punibile con la morte. La loro denuncia contro il Bab era stata ben presto appoggiata dalle autorità persiane. Migliaia di seguaci della nuova fede erano periti in una serie di orribili massacri in tutto il paese e il Bab era stato pubblicamente fucilato il 9 luglio 1850. In un’epoca di crescente impegno occidentale in Oriente, questi fatti avevano suscitato interesse e partecipazione in influenti ambienti europei. La nobiltà della vita e degli insegnamenti del Bab, l’eroismo dei Suoi seguaci e la speranza di radicali riforme ch’essi avevano acceso in quella terra retrograda avevano profondamente affascinato personaggi come Ernest Renan, Leone Tolstoy, Sarah Bernhardt e il conte di Gobineau.

Per la Sua posizione di primo piano in difesa della causa del Bab, Baha’u'llah fu arrestato, messo in catene e condotto a Teheran a piedi. Protetto in qualche modo dalla Sua affermata reputazione personale, dalla posizione sociale della Sua famiglia, nonché dalle proteste che i pogrom contro i Babì avevano sollevato nelle ambasciate occidentali, non fu condannato a morte, come influenti personaggi di corte avrebbero voluto, bensì gettato nel famigerato Siyah-Chal, il “Buco Nero”, una cisterna abbandonata della città trasformata in lurida segreta sotterranea. Non vi furono imputazioni, ma Lui e una trentina di Suoi compagni furono relegati nell’oscurità e nel fetore di quel pozzo, circondati da criminali incalliti, molti in attesa dell’esecuzione capitale. Al collo di Baha’u'llah fu saldata una pesante catena, così tristemente famosa fra i detenuti da avere perfino un nome. E poiché tardava a morire, come ci si era aspettati, si tentò di avvelenarLo. I segni delle catene Gli sarebbero rimasti nelle carni per il resto della vita.

Fu in queste circostanze e di fronte alla prospettiva di una morte imminente che Bahá’u'lláh ricevette l’intimazione della Sua Missione:

Una notte, in sogno, s’udirono da ogni parte queste grandiose parole: In verità Noi Ti daremo la vittoria con l’ausilio tuo e della Tua Penna. Non addolorarTi di ciò che T’è accaduto e non temere, perché sei salvo. Fra non molto Dio susciterà i tesori della terra: uomini che Ti aiuteranno mediante Te stesso ed il Tuo Nome col quale il Signore ha vivificato il cuore di coloro che Lo hanno riconosciuto.

 

Preghiera Obbligatoria breve

Ξ Ottobre 7th, 2006 | → 0 Comments | ∇ La Preghiera bahai |

Preghiera Obbligatoria breve

Io faccio testimonianza, o mio Dio, che Tu mi hai creato per conoscerTi e adorarTi. Attesto in questo momento la mia debolezza e la Tua potenza, la mia povertà e la Tua richezza.

Non v’è altro Dio all’infuori di Te, l’Aiuto nel pericolo, Colui Che esiste da Sé.

Bahá’u'lláh

 

Gianni Ballerio: Associazione Baha’i di Promozione Sociale

Ξ Ottobre 5th, 2006 | → 0 Comments | ∇ Associazione Gianni Ballerio |

Estate 2006 al centro baha’i di Portici.

Come ogni anno, da ormai 11 anni, anche quest’ Estate si è svolto a Portici il Centro Estivo.
Pure in questa occasione come nelle 6 precedenti, l’Assemblea Spirituale Locale di Portici ha chiesto agli organizzatori, fra cui l’Associazione Bahai di Promozione Sociale Gianni Ballerino che è stata presente per 1 settimana, per preparare il programma.

Il contenuto del Corso è stato incentrato sul Libro 3 Ruhì e, specialmente sulle qualità.  Le qualità, appunto, che i ragazzi devono scoprire intorno a loro, riscoprire in loro stessi, credervi, e farne tesoro. I bambini in questione erano 34, tutti con un età compresa tra i 6 e gli 11 anni.

Come sempre, complici il luogo meraviglioso ai piedi del Tirreno, gli organizzatori, il Comune di Portici che ha patrocinato e finanziato il progetto, ma soprattutto i ragazzi, è stata una bellissima esperienza. Durante la conclusione tutti, genitori, operatori, Assemblea Spirituale Locale di Portici e bambini, erano soddisfatti e felici di aver aggiunto un tassello positivo nella vita di ognuno.

La costruttiva e coinvolgente esperienza è un’ attività che fa parte anche di un progetto dell’Assemblea Spirituale Nazionale. Non è mancata quindi, la conseguente partecipazione di tanti entusiasti amici provenienti da tutta Italia.
Parlare di Centro Estivo potrebbe far pensare ad un’ attività che si conclude con la stagione Estiva, invece molti partecipanti al corso hanno continuato e continuano a frequentare Corsi anche Invernali per giovanissimi.

E’ stato perciò doppiamente bello ed entusiasmante incontrare dei ragazzi che, cresciuti sia nell’aspetto fisico che in quello morale, carichi di voglia di apprendere e di confrontarsi, continuano ad orbitare intorno ad attività del Centro Bahai di Portici.

Associazione Gianni Ballerio
http://www.promozionesociale.org/

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Una svolta per tutte le nazioni - Visione bahai sul XX secolo

Ξ Ottobre 3rd, 2006 | → 0 Comments | ∇ News Bahaibologna, La Fede Bahai, Documenti e Testi Sacri religione bahai |

segue da… Una svolta per tute le nazioni

Anche nel campo delle questioni sociali persistono gravi problemi. Mentre per quanto riguarda i problemi globali della promozione della salute, dello sviluppo sostenibile e dei diritti umani sono stati raggiunti nuovi livelli di consenso, in molti altri campi la situazione si è deteriorata. L’allarmante diffusione di un razzismo militante e del fanatismo religioso, la cancerosa crescita del materialismo, il diffuso aumento del crimine e della criminalità organizzata, il notevole incremento della violenza gratuita, la crescente disparità fra ricchi e poveri, le continue ingiustizie a spese delle donne, il danno intergenerazionale prodotto dal diffuso cedimento della vita familiare, gli immorali eccessi di uno sfrenato capitalismo e la crescita della corruzione politica - tutto parla in questo senso. Almeno un miliardo di persone vivono in miseria e oltre un terzo della popolazione mondiale e analfabeta (3).

Mentre i due processi di caduta e di rinnovamento portano il mondo verso un culmine, il cinquantenario delle Nazioni Unite offre una provvidenziale occasione per riflettere sul modo in cui l’umanità potrà affrontare congiuntamente il futuro. In verità, sono recentemente emerse una grande varietà di utili proposte per il rafforzamento delle Nazioni Unite e per il miglioramento della loro capacità di coordinare le risposte delle nazioni a queste sfide.

Queste proposte si possono grosso modo dividere in tre categorie. Un primo gruppo affronta principalmente i problemi burocratici, amministrativi ed economici del sistema delle Nazioni Unite. Un altro comprende coloro che suggeriscono la riforma di organismi come il Consiglio sociale ed economico, il Consiglio di amministrazione fiduciaria e le istituzioni economiche di Bretton Woods. Altri ancora propongono di introdurre innovazioni nella struttura politica delle Nazioni Unite, chiedendo, per esempio, l’allargamento del Consiglio di sicurezza e/o il riesame della Carta delle Nazioni Unite (4).

Molti di questi lavori sono costruttivi, altri sono anche provocatori. Fra questi, uno dei più equilibrati e ponderati è la relazione della Commissione sul governo globale, intitolato Our Global Neighborhood (il nostro quartiere globale), che sostiene la generale adozione di nuovi valori nonché di riforme strutturali nel sistema delle Nazioni Unite (5).

È nell’intento di contribuire alle discussioni e alle consultazioni che si stanno svolgendo su questo tema di fondamentale importanza che la Comunità internazionale bahá’í ha voluto esprimere le proprie opinioni. La nostra previsione si basa su tre proposizioni iniziali.

Primo, le discussioni sul futuro delle Nazioni Unite devono svolgersi nel più ampio contesto dello sviluppo dell’ordine internazionale e in quella direzione. Le Nazioni Unite si sono sviluppate contemporaneamente ad altre grandi istituzioni della fine del XX secolo. È nel loro complesso che queste istituzioni definiranno lo sviluppo dell’ordine internazionale e ne saranno modellate. Perciò la missione, il ruolo, i principi operativi e perfino le attività delle Nazioni Unite devono essere esaminati solo alla luce del loro inserimento nel più ampio obiettivo dell’ordine internazionale.

Secondo, poiché il genere umano è un corpo unico e indivisibile, ogni membro della razza umana viene al mondo come pegno affidato alle cure della collettività. Questo rapporto fra individuo e collettività costituisce la base morale della maggior parte dei diritti umani che gli strumenti delle Nazioni Unite stanno cercando di definire. Serve anche a definire il compito di stabilire e preservare i diritti dell’individuo come uno degli scopi primari dell’ordine internazionale.

Terzo, le discussioni sul futuro dell’ordine internazionale devono coinvolgere e stimolare il genere umano nella sua totalità. Questo dibattito è così importante che non può riguardare solo i leader - appartengano essi al governo, alla comunità accademica, alla religione o a organizzazioni della società civile. Al contrario, deve impegnare donne e uomini della strada. La loro ampia partecipazione, approfondendo la consapevolezza della cittadinanza mondiale, farà in modo che il processo si alimenti da se stesso e aumenterà i consensi a favore di un ordine internazionale allargato.

segue…

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Rif.:

3. Banca Mondiale, World Development Report (Rapporto sullo sviluppo mondiale), Oxford University Press, Oxford 1994, pp. 162-3.

4. Sono state recentemente formulate alcune proposte che discutono la necessità di riformare il sistema delle Nazioni Unite in particolari aree. Our Common Future (Il nostro comune futuro), la relazione della Commissione mondiale dell’ambiente e dello sviluppo, per esempio, ha suggerito alcune modifiche, come la creazione di uno speciale “Comitato per lo sviluppo sostenibile” che coordini le azioni dell’ONU intese a promuovere lo sviluppo proteggendo nello stesso tempo l’ambiente (The World Commission on Environrnent and Development, Our Common Future ( Oxford University Press, Oxford l987).

Anche la relazione della Commissione Brandt, Common Crisis North-South: Cooperation for World Recovery (La crisi nord- sud: cooperare per guarire il mondo), (Pan Books, Londra 1983), propone suggerimenti di riforma negli importanti campi della finanza, del commercio e dell’energia, che influenzano gli squilibri nord-.sud.

Continua ad aumentare anche la letteratura, già voluminosa, che propone grandi cambiamenti nelle Nazioni Unite, specialmente in vista del cinquantenario. Il primo grande e importante riassetto delle Nazioni Unite ebbe inizio negli anni cinquanta in previsione del decennale della Carta. A questo proposito si può considerare una pietra miliare la pubblicazione nel 1958 di World Peace Through World Law (Pace mondiale per mezzo di una legge mondiale) di Louis B. Sohn e Grenville Clark (Harvard University Press Cambridge, Mass 1966), che fu fra le prime proposte concrete dell’eliminazione del diritto di veto.

Proposte più recenti vanno dalla Stockholm Initiative on Global Security and Governance (Iniziativa di Stoccolma su sicurezza e governo globali 1991), Common Responsibility in the 1990’s (Responsabilità comuni negli anni novanta),(Ufficio del Primo ministro, Soccolma 1991), che fornisce un quadro generale di quello che si potrebbe fare per rafforzare le Nazioni Unite, al recente United Nations: a Work Paper for Restructuring (Nazioni Unite: protocollo di ristrutturazione) di Harold Stassen (Learner Pubblicaùons Company, Minneapolis 1994), che avanza proposte per riscrivere la Carta delle Nazioni Unite articolo per articolo. Il più recente libro di Benjamin Ferencz, New Legal Foundation for Global Survival (Le nuove basi legali della sopravvivenza globale) (Oceana Pubblications, New York 1994), offre una serie di accorti suggerimenti di riforma a impostazione giuridica basati sulla premessa che nazioni, popoli e individui devono essere liberi di perseguire il proprio destino come meglio credono, purché ciò facendo non mettano in pericolo o non violino gli altrui fondamentali diritti umani di vivere in pace e con dignità.

5. The Commission on GlobaI Governance (La Commissione sul governo globale), Our Global Neighborhood (il nostro quartiere globale) (Oxford University Press, New York 1995).

 



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