Lo spaccato di vita di una pioniera ed insegnate viaggiante bahai.

Ξ Settembre 30th, 2007 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Attività bahai, Spiritualità |

A margine del trentennale della Fede Bahá’í nella valle del Tronto.

Era il 1977 quando una prima credente Bahá’í s’insediò ad Ascoli Piceno, nella valle del Tronto: tra Marche e Abruzzo.

Quella donna (oggi un’anziana ed arzilla ottantenne), nativa del posto, ma che sin da bambina s’era trasferita, con “papà e mamma” - come ricorda con tenero affetto - in Eritrea: nella città di Asmara, dove furono in molti italiani a trasferirsi negli anni ’30 del Novecento, in quella che è stata soprannominata la “piccola Roma” visto il suo particolare stile architettonico razionalista.

Fu lì, in Eritrea che lei conobbe la Fede Bahá’í, grazie al suo dentista, di nome Farumad. Entrando nello studio medico di questo professionista, Giovanna vide la fotografia di ‘Abdu’l-Bahá e chiese: “Chi è questo bel principe?”.

Da allora iniziò, per lei, un intenso cammino spirituale, che una volta accettato Bahá’u’lláh quale Manifestazione di Dio, ha fatto di questa donna (dagli occhi penetranti, dalla voce attraente, dal carattere caparbio e dall’abbraccio profondo e volitivo) una pioniera e una mirabile insegnante viaggiante della Fede Bahá’í: prima in giro per l’Europa, dalla Spagna, all’Inghilterra, fino ad arrivare oltreoceano, nella lontana Australia. Per la verità ha viaggiato molto anche in Italia: dal Piemonte, alla Sicilia, alla Sardegna, fino a giungere, dopo il periodo trascorso nelle Marche, in Calabria, nella città di Cosenza, con qualche puntata successiva, negli anni ’80, in una Portici pullulante di attività di proclamazione della Fede.

Gran parte del tempo dedicato all’impegno lavorativo, G. M. (la cui famiglia vanta lontane origini pugliesi) l’ha destinato all’attività professionale di ostetrica, anche se non ha mai disdegnato, quando è stato necessario – dice -  di fare le più svariate attività paramediche: dall’infermiera, alla barelliera (come dichiara con un pizzico di malcelato orgoglio). Da ostetrica ha visto nascere molti bambini, alcuni dei quali hanno accettato, da adulti, la Fede Bahá’í. E con loro anche, in alcuni casi, i loro genitori e familiari.

In ogni caso la scelta più importante, per lei, è stata sempre quella di stare - in ogni istante della sua vita - dalla parte del prossimo: di assecondare cioè - come poteva - le necessità e le richieste dei suoi simili; facendo crescere, negli altri, la gioia e la consapevolezza del Nuovo Giorno spirituale che stiamo vivendo, dopo la venuta di Bahá’u’lláh.

Fino a qualche anno fa, con sottile esaltazione mistica (non di se stessa e di quello che aveva fatto, ma dell’evento che raccontava) Giovanna M. ricordava quella volta che incontrò una donna, la quale dopo aver scambiato con lei poche parole ed aver preso tra le mani un Testo Sacro Bahai (dopo averlo sfiorato con le dita ed essersi commossa) dichiarò – tra le lacrime – il suo amore per Bahá’u’lláh.

In breve, sono queste le corde spirituali che Giovanna tanto amava e che continua, ancora adesso, ad amare, nonostante l’età: ora che vive un tantino appartata, per ragioni di salute, e che si nutre dell’oblio dei ricordi e dei sentimenti passati. 

Giovanna M. ricorda con grande affetto e con molta simpatia gli anni trascorsi nelle Marche e dice: “Ringrazio Bahá’u'lláh per la gioia che mi ha dato di servire la Fede; per le persone che mi ha fatto incontrare. Dovunque sono stata, Lui mi ha appianato la strada. Conoscevo molte persone, che in molti casi si affidavano a me, ai miei consigli, alle mie cure, alle mie attenzioni. Quando avvicinavo una persona, pregavo molto prima e gli altri vedevano in me qualcosa di diverso. In realtà io non facevo nulla. Facevano tutto Bahá’u'lláh e ‘Abdul’-Bahá. Ringrazio Dio per quello che mi ha dato.

A ricordare, oggi, quegli anni, mi sembra che - in quel tempo, quando ero impegnata attivamente per la Fede - ero come una sonnambula e tutto scorreva dinanzi a me, secondo quella che era la precisa volontà di Dio. Ripeto: ringrazio Dio per quello che mi ha dato.  Oggi vivo di tutti questi bei ricordi … io … piccina, piccina, piccina, nelle mani del Signore. Adesso io vorrei raggiungerLo, ma Lui ancora non mi vuole. Sono molto sincera … ho fatto quello che ho potuto. Ho avuto il privilegio di conoscere la moglie del Custode e molte Mani della Causa di Dio, la gran parte.

Sono stata più volte in pellegrinaggio, in Terra Santa. Ogni volta che sentivo la necessità di ricaricarmi spiritualmente, andavo là. In una di queste occasioni, a Haifa, ho incontrato la moglie di Shoghi Effendi, Amatu’l-Bahá Rúhíyyih Khanum e sono stata a pranzo con lei e con la sua famiglia. E lei mi ha detto in quell’occasione: “Solo la Fede, ricorda!” Io ho fatto tesoro di questa sua esortazione e quando penso alla mia vita passata, mi rendo conto che, in alcuni casi, ho avuto il coraggio di prendere delle decisioni che sembravano impossibili per una donna: piccola, piccola, piccola, come me. Prima di fare qualsiasi cosa, facevo delle preghiere speciali, per gli amici e per le amiche.

E poi mi davo da fare, come potevo, con i mezzi che avevo a mia disposizione, secondo quelle che erano le mie capacità e rimettendomi sempre nelle mani di Bahá’u’lláh e di ‘Abdu’l-Bahá. Durante il periodo trascorso ad Ascoli Piceno diverse persone hanno accettato la Fede Bahá’í, credo in tutto una ventina, in tutta l’area. In quegli anni ho girato in lungo e in largo per l’Italia. Poi mi sono trasferita a Cosenza, dove ho incontrato delle anime speciali, delle anime particolari. Ringrazio Bahá’u'lláh per quello che mi ha dato. Né mai mi stancherò di ringraziarLo”.

Giovanna M.: “io piccina, piccina, ringrazio Dio per quello che mi ha dato”.

Technorati Tags: , , , , , , ,

 

Cuore, Cervello, Mistica, Religione, Opinioni di un Bahá’í - di Alessandro Bausani

Ξ Settembre 29th, 2007 | → 1 Comments | ∇ La Fede Bahai, Casa Editrice Bahai, Spiritualità, Bahaismo, Alessandro Bausani |

È tanto che manco da questo blog e per farmi perdonare, riporto un articolo scritto dal prof. BAUSANI ALESSANDRO inserito in “Opinioni Bahá’í” nell’inverno 1978 il cui tema credo sia attuale al presente.

1. Chi frequenti riunioni religiose, di qualsiasi religione, compresa, perché no, qualche riunione bahá’í, si trova spesso bombardato da pie persone che, con sacro entusiasmo, lo invitano ad affidarsi  al cuore anziché a un diabolico “intelletto”, a fidare nell’amore e non nella intelligenza e così via. Ho detto “anche in qualche riunione Bahá’í”. In effetti una delle principali attrattive della Fede Bahá’í é proprio la sua “difficoltà”: la sua complessità che si cela sotto un’apparente semplicità che per qualche superficiale osservatore: è difficile una volta accettati i principi Bahá’í discernere e praticare fino in fondo tutte le implicazioni. Il “vecchio uomo” è sempre presente. E, in questo caso, vorrei parlare del “vecchio uomo” in un senso che può apparire un pò strano, dell’uomo cioè pel quale “cuore” fa rima con “amore”, l’uomo inguaribilmente “romantico” che, paradossalmente, proprio la civiltà occidentale moderna post-medievale con il suo divorzio tra intelletto e cuore, ha contribuito potentemente a creare.

2. Il linguaggio con cui si esprimono i testi Bahá’í, anche se il loro contenuto e la loro forza plasmatrice sono universali, è, ovviamente, come nel caso di qualsiasi religione (e di qualsiasi corrente ideologica se si vuole), il linguaggio fisico del luogo da cui è nata. In questo caso, fortunato (o, per un credente, predestinato), il luogo è quella Persia dove, ancora nel secolo scorso, era viva una tradizione che ora si chiamerebbe quì “medievale”, non ancora contaminata da certe mode moderne-occidentali. Orbene quella tradizione e in quella letteratura “cuore” ha senso ben diverso dalla nostra romantica, rosea, “sede dei sentimenti”.  Esaminiamo quindi dapprima il senso di “cuore” ( qalb in arabo, dil in persiano), nelle strutture espressive in uso nella Persia classica, strutture espressive impiegate da Bahá’u'lláh nella formulazione esteriore del suo pur universale messaggio.

In buona parte della medicina tradizionale afferivano al “cuore” (qalb) non tanto e non soltanto le vene, quanto i nervi. Il cuore era quindi il motore del corpo, assumendo molte di quelle funzioni che, nella nostra moderna medicina ha semmai il cervello. Ecco già un punto importante. Nel cuore c’è un elemento intellettivo e non o, almeno, non esclusivamente  “sentimentale”. Ne è una curiosa riprova, in una Persia in parte ormai influenzata dalla impostazione di pensiero moderno-occidentale (siamo all’incirca negli anni 20 di questo secolo), lo stupore del nostro ambientalista inglese E.G.Browne che, parlando con un persiano di tendenze mistiche che gli diceva  che la cosa più importante in un uomo è dil-i-ágáh (” un cuore sveglio”) si toccava, così dicendo, non il petto ma la testa (come avrebbe fatto da noi chi avesse detto che c’è bisogno  di un intelletto veglio!).

Anche se nella cultura islamica, vi furono anche correnti divergenti, per le quali, appunto, i nervi finivano non nel cuore ma nel cervello, precorritrici, come in tante altre cose, delle concezioni moderne, pure non va mai dimenticata questa impostazione tradizionale di cuore, così diversa da quella moderna romantica. È molto importante quindi che, chi legge testi scritti in quella determinata tradizione espressiva, stia bene attento a non collegare alla parola “cuore”, che falsamente traduce l’arabo qalb o il persiano dil, i significati di contorno che noi diamo a quella parola nella nostra tradizione. Uno psicologo che si divertisse a fare un esame simile a quelli che talora si fanno , consistente nel dire una parola e chiedere al paziente di pronunciare, senza pensare troppo, la prima parola che gli viene in mente, avrebbe esperienze diversissime se lo facesse con un moderno occidentale e con un persiano tradizionale (tradizionale si badi ché ormai i giovani persiani sono del tutto simili ai nostri giovani occidentali …)

È probabilmente, mentre l’occidentale, alla parola “cuore” sarebbe sollecitato a rispondere “amore”  o  ragazza  o  Innamorato/a “, l’antico persiano risponderebbe con “conoscenza mistica” (gnosi, ma’rifat) e simili cose. Il cuore insomma, nella tradizione orientale, è soprattutto sede di conoscenza, sia pure  di una conoscenza più profonda di quella, di tipo logico-discorsivo, che ha sede nel cervello, ma pur sempre conoscenza, conoscensa intuitiva profonda. Si potrà chiedere dove, allora, avevano sede, nella tradizione persiano classica, i sentimenti che comunemente noi associamo col cuore. Ebbene, avevano sede nel “fegato”: non a caso  espressioni sentimentali che si tradurrebbero nelle nostre lingue con derivati di cuore, si esprimono in persiano con metafore derivate dal fegato (jigar).

Gli esempi potrebbero essere infiniti, e ne cito soltanto alcuni. Così jigar kardan o dáshtan (fare o avere fegato) significa avere coraggio  (e coraggio è, come è noto,derivato da cuore”); “bruciarsi il fegato per qualcuno” non significa (come equivocando, penserebbe un moderno occidentale) “arrabbiarsi con qualcuno, ma “commiserare in cuore qualcuno”, e così jigar-tátih  (”dal fegato ardente”) significherà “innamoratissimo” e jigar-gushih “angolo di fegato, termine usato per rivolgersi a figli amati, si tradurrebbe meglio “cuoricino mio” nelle nostre lingue (non certo “fegatino”!). In poche parole, bisogna star molto attenti a non fare un uso  indiscriminato del termine “cuore” inteso nel nostro modo quando si leggono o traducono libri  (e  i  libri Bahá’í sono scritti in questo stile espressivo) della tradizione islamica.

3. Un altro punto importante, chiaramente espresso in più di un efficace discorso di ‘Abdu’l-Bahá, è la possibilità di equivoci, nella nostra tradizione, su concetti come anima, spirito e simili. Intanto anima ha, nelle abitudini espressive nostre, un senso molto etereo e positivo, spirituale. Ma non è così (o non è sempre così) nella tradizione islamica e mistica: là  l’anima, con stupore del principiante che si avvicini a questi testi, è spesso chiamata spregiativamente  “quella cagna dell’anima” (saq-i-nafs). E non a caso nelle Sette Valli, libro scritto da Bahá’u'lláh per dei mistici musulmani, si parla (pag.23 della traduzione italiana) di “veli dell’anima, che debbono esser bruciati dal fuoco d’amore.”   Il traduttore è stato costretto a tradurre “veli dell’io diabolico”, proprio perché dare questo senso spregiativo ad anima sarebbe stato incomprensibile per un lettore occidentale. 

‘Abdu’l-Bahá, approfondendo del resto concetti ben noti ad ogni tradizione religiosa  e a quelle rare persone che ancor oggi nel nostro mondo moderno ricordano ancora le idee di base della psicologia tradizionale, distingue nelle Lezioni di S.Giovanni d’Acri (trad.ital.p.263) almeno cinque specie di “spirito”: lo spirito animale , lo spirito vegetale, lo spirito umano, lo spirito della fede e lo Spirito Santo. Lo spirito della fede è dato da Dio e solo esso conferisce una vera “vita eterna” allo spirito umano. Siamo ben lontani dai superficiali spiritualismi all’occidentale che sembrano talore perfino ammettere, una semplice bipartizione fra “anima”  e  “corpo”, e che immaginano talore le anime dei morti vagare qua e là a batter sui tavolini dei medium. La confusione, per usare le antiche parole di Paolo, fra psyché e pneuma, fra “Anima” e “spirito” è frequentatissima proprio in quelli che in ogni momento fanno più uso della parola ”spirito”.

Dato il senso che, parallelamente a quello di “cuore”, la parola “spirito”  ha assunto nel mondo occidentale moderno (anche proprio fra gli spiritualisti) debbo dire che, personalmente, mi parrebbe saggio evitare al massimo aggettivi come “spirituale”, che si presta come “cuore a infiniti equivoci. Quante volte si usa dire “ero spiritualmente presenteper dire semplicemente ”non ero presente affatto”! E quanto volte, d’altra parte, si fanno passare per spiriti disincarnati concretizzazioni di inconscie voglie che appartengono allo stadio delle “anime cagna” degli orientali!  È proprio il “cuore” inteso come conoscenza intuitiva, come intelletto superiore, che può solo salvarci da questi equivoci!

…continua

D.D.

Technorati Tags: , , , , ,

 

Festa del Volontariato a Bologna

Ξ Settembre 25th, 2007 | → 0 Comments | ∇ News Bahaibologna, Classi per bambini, Dal Mondo Bahai, Attività bahai |

Domenica 30 settembre ore 14.00 nei giardini di Villa Spada (quartiere Saragozza di Bologna) si terrà una festa del volontariato con tutte le associazioni.

La comunità bahà’ì parteciperà con il proprio stand preparando una attività per i bambini…

In allegato il volantino della festa del Volontariato 2007 Bologna .

Siete tutti invitati…

Carlo

 



Info blog Bahai

Commenti: