Dichiarazione universale dei diritti Umani; documento ONU A/810 at 71 (1948)

Ξ Ottobre 29th, 2007 | → 0 Comments | ∇ News Bahaibologna, La Fede Bahai, La diversità religiosa, Etica e giustizia |

1) Universal Declaration of Humans Right [Dichiarazione universale dei diritti Umani], documento ONU A/810 at 71 (1948) New York: United Nations, La Dichirazione è stata adottata senza voti  dissenzienti con l’astensione di otto paesi: Bielorussia, Cecoslovacchia, Polonia, Arabia Saudita, Sud Africa, Unione Sovietica, Ucraina, Jugoslavia.

2) Non meno di 28 strumenti internazionali per i diritti umani contengono provvedimenti specificiriguardanti la libertà di religione e di credo.

3) Civil and Political Rights, Including Religious Intolerance: Report submited by Mr. Abdefattab Amor, Special Rapporteur, in accordance  with Commission on Human Rights  Resolution  1998/18  [Diritti civili e politici, compresa l’intolleranza  religiosa. Rapporto presentato dal Relatore speciale, sig. Abdelfattah Amor, seconda soluzione 1918/18 della Commissione per I diritti umani], documento ONU E/CN.4/1999/58 (1999).

4) Il Rapporto sullo sviluppo umano del Programma ONU per lo sviluppo del 2004 intitolato  «La libertà di cultura nell’attuale mondo diversificato » ha riconosciuto per la prima volta nei quindici anni di storia del Rapporto, che la libertà di cultura è una «parte vitale dello sviluppo umano» e ha affermato la «profonda importanza della religione ai fini dell’identità personale ». È significativo che l’analisi dello sviluppo umano nei Rapporti sullo sviluppo  umano abbia virato da un’impostazione prevalentemente materialistica incentrata sul benessere e sul reddito verso l’inclusione del concetto di sviluppo  come espansione delle libertà umane. 

Altrettanto importante è stata la diffusione dei Rapporti del programma  annuale per lo sviluppo arabo, un’opera pionieristica per gli studiosi arabi in questo campo. Il noto  Rapporto del 2002 afferma che la libertà è «garante e obiettivo» dello sviluppo umano e dei diritti umani, scegliendo  la libertà come il primo requisito per lo sviluppo nel mondo arabo. Il Rapporto del 2004, che discute le carenze della libertà e del buon governo in quella parte di mondo, esamina le strutture religiose, legali e politiche che ostacolano le libertà umane e chiede un intervento immediato per affrontare la questione prioritaria di «porre fine a ogni forma di discriminazione contro i gruppi minoritari».

5) 2005 World Summit Outcome ([Risultati del Vertice Mondiale del 2005], documento ONU. A/&=/L.1

6) Dichiarazione Universale dei Diritti Umani , articolo 18, comma 1.

7) Un diritto inderogabile non è soggetto a regolamentazione governativa, neppure in tempi di emergenza nazionale.

8) La libertà di cambiare religione o credo non è stata espressa con altrettanta chiarezza in nessuno degli strumenti internazionali successivi alla Dichiarazione. Per esempio il Patto internazionale sui diritti civili e politici (1966) prevede che l’individuoi sia libero di «avere o adottare una preghiera o un credo di sua scelta».  Il  Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali  (1966) garantisce la possibilità di esercitare i diritti previsti dal Patto «senza alcuna discriminazione di ….religione ». 

La Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (1979) invita gli Stati che ne fanno parte a prendere tutte i provvedimenti necessari per garantire alle donne «l’ esercizio e il godimento dei diritti umani  e delle libertà fondamentali su una base di parità rispetto agli uomini». La Convenzione dei diritti dell’infanzia  (1989) afferma che il bambino ha diritto alla «libertà di pensiero, coscienza e religione». La  Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine del genocidio (1948)  include nella definizione di genocidio «atti commessi nell’intento  di distruggere…. Un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso».  Alcuni trattati regionali, come la Convenzione americana sui diritti umani (1969) e la Convenzione europea sui diritti umani (1950) prevedono esplicitamente la libertà di cambiare religione o credo. 

9) Dichiarazione sull’eliminazione di ogni forma di intolleranza e discriminazione basata sulla religione e sul credo,  documento ONU A/36/684 (1981). La Dichiarazione riconosce la «libertà di avere una religione o un credo di propria scelta, la libertà di manifestare, individualmente o in comunità con altri, in pubblico e in privato, la propria religione o il proprio credoin atti di culto, in osservanze, nella pratica e nell’insegnamento». Malauguratamente questa Dichiarazione non ha ancora conseguito  lo status di un Patto legalmente vincolante.

10) Humasn Rights Committee, General Comment 22 Article 18 [Comitato per i diritti umani, commento generale, articolo 18] documento ONU HRIGEN 1Rev.1 at 35 (1994). Fra le fondamentali componenti di questo diritto vi sono anche i diritti parentali, lo status  legale, i limiti sulle restrizioni consentite ai governi e l’inderogabilità.

11) Fra i convegni globali, le Dichiarazioni e i programmi di azione che hanno affermato la libertà di religione o di credo visono: la Dichiarazione sull’eliminazione di ogni forma di intolleranza  e disc ruminazione basata sulla religionee sul credo (1981), la Dichiarazione e programma di azione di Vienna (1993), la Dichiarazione e programma di azione di Copenhagen (1995), la Dichiarazione delle Nazioni Unite del Millennio (2000), il Vertice del Millennio per la pace mondiale – Impegno per la pace globale (2000), la Dichiarazione e programma di azione di Durban (2001).

12) Il General Comment  22 [XXII Commento generale] (comma 10) afferma che  «la pratica o l’insegnamento  di una religione o di un credo includono gli atti necessari ai gruppi religiosi per condurre i loro affari fondamentali, come la libertà di scegliere i capi religiosi, i preti e gli insegnanti, la libertà di istituire seminari o scuole religiose e la libertà di redigere e distribuire testi o pubblicazioni religiose. La Dichiarazione sull’eliminazione di ogni forma di intolleranza e discriminazione basata sulla religione e sul credo del 1981 prevede esplicitamente il diritto di insegnare la propria religione.

13) Dichiarazione universale dei diritti umani,  articolo 29, comma 1. Anche il Patto internazionale sui diritti civili e politici prevede le « restrizioni contemplate dalla legge e che siano necessarie per la tutela della sicurezza pubblica, dell’ordine pubblico e della sanità pubblica, della morale pubblica o degli altrui diritti e libertà fondamentali» (articolo 18).

14) Un cambiamento di identità dovuto a una conversione non costituisce una violazione dei diritti umani personali. È invece il desiderio di mantenere la propria identità che richiede una protezione legale. Analogamente, gli Stati non possono ricorrere alla logica  di preservare particolari tradizioni,  religioni o ideologie per giustificare restrizioni  della libertà di religione o di credo.

15) Le restrizioni  in base alla volontà di preservare la «moralità» sono le più controverse e si prestano ad abusi, perché è possibile utilizzare i propri principi morali basati su una religione per prevaricare il credo religioso altrui.  Il XXII Commento generale del Comitato per i diritti umani asserisce che «le restrizioni  della protezione della libertà di religione e di credo non devono basarsi sui principi derivati da un’unica tradizione» (comma 10).

16) Alcuni Stati hanno avanzato riserve generali su intere Convenzioni basandosi sull’applicazione statuale della legge religiosa. Ciò è incompatibile  con l’articolo 18 del Patto internazionale sui diritti civili e politici  (ICCPR), che prevede  «restrizioni contemplate dalla legge e che siano necessarie per la tutela della sicurezza pubblica, dell’ordine pubblico e della sanità pubblica, della morale pubblica o degli altrui diritti e libertà  fondamentali».  Inoltre, nel suo Commento generale sull’articolo 18 dell’ ICCPR, il Comitato per i diritti umani annota che ogni restrizione sulla libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo « deve basarsi su principi che non derivano esclusivamente da unica tradizione ».

17) Il Patto internazionale sui diritti civili e politici  proibisce «qualsiasi appello  all’odio nazionale, razziale o religioso che costituisca incitamento alla discriminazione, all’ostilità o alla violenzaµ. Inoltre, secondo le richieste della Convenzione contro la discriminazione nell’educazione (1960)  dell’Organizzazione Culturale Scientifica e Educativa delle Nazioni Unite (UNESCO), gli Stati devono condannare e sanzionare risolutamente coloro che, in nome della religione, usano l’educazione e i media per reprimere la libertà di coscienza e promuovere divisioni, odio, terrorismo, violenze e uccisioni.

18) L’ex Relatore speciale sulla libertà di religione e di credo, Abdelfattah Amor, ha affermato che l’educazione – in particolare l’educazione ai diritti umani – è una componente fondamentale per costruire una cultura di tolleranza e non discriminazione. Il signor Amor ha detto che il Convegno consultivo internazionale dell’educazione scolastica alla libertà di religione e di credo, alla tolleranza e alla non discriminazione del 2001 ha chiesto ai partecipanti di progettare una strategia educativa mondiale per combattere l’intolleranza e la discriminazione basate sulla religione e sul credo (documento ONU E/CN.4/1999/58).

19) Civil and Political Rights, Including Religious Intolerance [ Diritti civili e politici, compresa l’intolleranza religiosa], comma 3

20) Ibidem 125 (a)

21) Le Nazioni Unite  hanno esitato ad affermare che il fanatismo religioso è una sorgente del terrorismo, limitandosi ad accenni indiretti, come per esempio, «il terrorismo motivato da intolleranza o estremismo» (S/RES/1373 [2001]). Neppure le varie risoluzioni pronunciate dal Consiglio di sicurezza, dall’Assemblea generale  e dalla Commissione per i diritti umani dopo le azioni terroristiche  dell’ 11 settembre 2001 hanno  identificato nel fanatismo religioso la forza che le ha alimentate

22) Tahzib-Lie, Bahia G. (22004). « Dissenting Women, Religion or Belief, and the State: Contemporary Challenger that Require Attention  [Donne Religiose o credo dissenzienti e lo Stato: problemi contemporanei che meritano attenzione]», in Lindholm, T., Durham , W. Cole jr., Tahzib-Lie,Bahia G. (a cura di) Facilitating Freedom of Religion or Belief: A. Deskbook [Per facilitare la libertà di religione o di credo]. Martinus Nijhoff Publishers, Oslo, Norvegia.

23) Solo una piccolo parte degli stati membri sono stati sottoposti a vigilanza per l’adesione agli articoli della Dichiarazione sull’eliminazione dei tutte le forme di intolleranza e di discriminazione basate sulla religione sul [/tag]credo del 1981.

Technorati Tags: , , , , , , , ,

 

Alla Ricerca di Valori in un’ Età di Transizione

Ξ Ottobre 27th, 2007 | → 0 Comments | ∇ Etica e giustizia, Diritti Umani - Legalità |

Dichiarazione della Comunità Internazionale Bahá’í per il LX Anniversario delle Nazioni Unite

I

1. Nel 1945, la fondazione delle Nazioni Unite fece intravedere a un mondo devastato dalla guerra ciò che si poteva realizzare nel campo della collaborazione internazionale e stabilì un nuovo sistema di valori per guidare i popoli e le nazioni verso la coesistenza pacifica. Preceduta dal più funesto conflitto armato della storia umana, la creazione di un’organizzazione mondiale per la protezione della dignità, dei pari diritti e della sicurezza di tutti i popoli e di tutte le nazioni fu una straordinaria impresa dell’arte politica. A sessant’anni di distanza, tutti gli interrogativi dibattuti durante la Conferenza di San Francisco ritornano nuovamente alla ribalta. Perché gli attuali sistemi di governo non sono riusciti a dare ai popoli del mondo sicurezza, prosperità e benessere? Quali sono le responsabilità delle nazioni verso i loro vicini e verso i loro cittadini? Quali valori fondamentali devono regolare i rapporti fra le nazioni e nelle nazioni, per garantire un futuro di pace?

2. Mentre la collettività tenta di dare una risposta a questi quesiti, prende forma un nuovo paradigma, il paradigma degli stretti legami fra i nostri problemi e la nostra prosperità. Si tratti della povertà, della proliferazione delle armi, del ruolo delle donne, dell’AIDS, del commercio mondiale, della religione, del problema ambientale, del benessere dell’infanzia, della corruzione o dei diritti delle popolazioni minoritarie, è chiaro che è impossibile affrontare correttamente uno dei problemi che assillano l’umanitàsenza tenere conto di tutti gli altri. L’abbattimento dei confini nazionali nelle crisi globali ha dimost6rato al di là di ogni ombra di dubbio  che l’umanità è un insieme organico.(1)  Le conseguenze pratiche di questo paradigma emergente sulla riforma delle Nazioni UNite sono il tema del contributo della Comunità Internazionale Bahá’í al sessantesimo anniversario di questa augusta istituzione.(2)

3. I processi della riforma delle Nazioni Unite vanno visti parte di un più ampio processo evolutivo , che ha avuto inizio con le prime forme di collaborazione internazionale come la Società delle Nazioni e tende verso più alti livelli di coesione nell’amministrazione delle cose umane, facilitato dalla creazione delle Nazioni Unite, dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, dal crescente corpo di leggi internazionali, dalla nascita e dall’integrazione di  nuovi stati nazionali e da meccanismi di collaborazione regionale e globale.  I soli ultimi quindici anni hanno visto la fondazione dell’Organizzaizone mondiale per il commercio, della Corte penale internazionale, dell’Unione africana, una notevole espansione dell’Unione europea, il coordinamento globale di campagne del volontariato e la definizione degli obiettivi del Millennio per lo sviluppo - un’inedita struttura globale per lo sviluppo che si propone di sradicare la povertà nel mondo. Nel corso di questi eventi, è sorta un’animata discussione sulla definizione di sovranità nazionale - pietra miliare del moderno sistema dei rapporti internazionale e principio basilare dello Statuto delle Nazioni Unite: quali sono i limiti della tradizionale idea si sovranità? Quali sono i doveri degli Stati verso i loro cittadini e verso gli altri Stati ? Come devono adempiere questi doveri? (3) Anche se il loro percorso è accidentato e pieno di ostacoli , le istituzioni, i movimenti e il discorso che si stanno sviluppando indicano una crescente spinta verso l’unità degli affari del mondo e rappresentano una delle principali caratteristiche dell’organizzazione sociale alla fine del XX secolo e all’inizio del nuovo millennio.

4. Se i meccanismi e le tribune della cooperazione stanno tanto rafforzandosi, perchè mai il mondo è ancora così diviso? Da dove nasce questa universale afflizione che inficia i rapporti fra le persone di cultura, religione, afflizione politica, stato economico e genere diverso? Per rispondere a questi interrogativi,dobbiamo esaminare spassionatamente i criteri legali, le teorie politiche ed economiche, i valori le formule religiose, che hanno smesso di fare il bene dell’umanità. Il progresso degli uomini e dei ragazzi a spese delle donne e delle ragazze ha gravemente limitato le comunità nelle loro capacità creative e materiali necessarie per svilupparsi e affrontare i problemi. L’aver trascurato le minoranze culturali e religiose ha ingigantito  antichi pregiudizi mettendo i popoli e le nazioni  gli uni contro gli altri . Il nazionalismo sfrenato ha calpestato i diritti e le opportunità dei cittadini di altre nazioni. Gli stati deboli sono caduti in balia di conflitti, criminalità e massicci spostamenti di rifugiati. Miopi programmi economici che esaltano la prosperità materiale hanno spesso soffocato lo sviluppo sociale e morale necessario per un equo e benefico uso del benessere. Queste crisi hanno messo in luce i limiti delle tradizionali impostazioni dell’arte del governo e posto davanti alle Nazioni Unite l’inevitabile questione dei valori: quali valori sono in grado di far uscire le nazioni e i popoli del mondo dal caos del conflitto degli interessi e delle ideologie e di guidarli verso una comunità mondiale capace di far prevalere i principi della giustizia e dell’equità a tutti i livelli della società umana?

5. La questione dei valori e del loro imprescindibile legame con i sistemi delle religioni e dei credi è salita alla ribalta in tutto il mondo come tema di straordinaria importanza globale, che le Nazioni Unite non possono permettersi d’ignorare. Pur avendo approvato diverse delibere sul tema del ruolo della religione nella promozione della pace e nell’eliminazione dell’intolleranza religiosa, (4) l’Assemblea generale stenta a capire che la religione può svolgere un ruolo costruttivo nella creazione di un ordine globale pacifico e che il fanatismo religioso può avere un impatto distruttivo sulla stabilità e sul progresso del mondo. Sono sempre più numerosi i leader e le istituzioni decisionali che dicono che  queste considerazioni devono spostarsi dalla periferia al centro del dibattito - riconoscendo che è necessario capire meglio l’influenza che le variabili legate alla religione(5) hanno metodi di governo, sulla diplomazia, sui diritti umani, sullo sviluppo, sulle nazioni di giustizia e di sicurezza collettiva.(6) I capi politici e il mondo accademico non avevano previsto una così vasta ripresa della religione nell’ambito pubblico e la prassi delle relazioni internazionali non aveva sviluppato gli strumenti concettuali necessari per occuparsi costruttivamente di religione.(7)  L’idea che la religione è una voce irrilevante e ostruzionista nella sfera pubblica non aiuta a risolvere i complessi problemi che i leader delle nazioni del mondo devono oggi affrontare. In realtà il corretto ruolo della religione nella sfera pubblica è uno dei più pressanti temi del nostro tempo.

6. Che le religioni siano state manipolate e usate per il conseguimento di scopi meschini è un fatto innegabile. Ma un’attenta analisi storica rivela che i periodi di massimo progresso della civiltà sono stati quelli nei quali la fede e la religione hanno potuto collaborare, utilizzando le risorse di tutta l’immaginazione e l’esperienza umana. Per esempio, durante l’apogeo della civiltà islamica, la scienza, la filosofia e le arti fiorirono, una vibrante cultura fondata sul sapere spinse la creatività umana verso nuove vette, costruendo fra l’altro anche la base matematica di molte delle presenti innovazioni tecnologiche.  In tutte le civiltà, la religione ha fornito la struttura necessaria per codici morali e criteri legali innovativi che hanno trasformato vaste regioni del globo da sistemi rozzi. e spesso anarchici, in più sofisticate forme di governo. Ma l’attuale dibattito sulla religione nella sfera pubblica, è stato guidato dalle voci e dalle azioni di proponenti estremisti da ambo le parti - coloro che impongono la loro ideologia religiosa con la forza, la cui espressione più visibile è il terrorismo - e coloro che negano alle espressioni della fede e del credo un posto nella sfera pubblica.  Ma nessuno dei due estremi rappresenta la maggioranza del genere umano o promuovono una pace sostenibile.  

7. In questa congiuntura dell’evoluzione della nostra comunità globale, la ricerca di valori condivisi - al di là dello scontro degli estremi - ha una straordinaria importanza ai fini dell’efficacia dell’azione. Se ci si limita alle considerazioni matriali non si può comprendere la misura in cui le variabili religiose, ideologiche e culturali modellano la diplomazia e l’impegno decisionale. Se si vuole passare da una comunità di nazioni legate da relazioni preminentemente di carattere economico a una comunità di doveri condivisi nei confronti del mutuo benessere e della reciproca sicurezza, la questione dei valori deve occupare un posto centrale nelle deliberazioni,deve essere dettagliatamente formulata ed esplicitata. Le Nazioni Unite hanno ripetutamente raccomandato il multilateralismo, ma lo sforzo per realizzarlo, pur essendo un passo nella direzione giusta, non basta a costruire le basi per la creazione di una comunità fra le nazioni. La sola collaborazione non legittima non garantisce dei buoni risultati per un bene maggiore. Se vogliamo realizzare le promesse dello Statuto delle Nazioni Unite, della Dichiarazione universale dei diritti umani e dei trattati e delle risoluzioni che l’anno seguita, non possiamo più accontentarci di una passiva tolleranza delle reciproche visioni del mondo. Occorre un’attiva ricerca dei valori e dei principi morali comuni che possano migliorare la condizione di ogni donna, di ogni uomo e di ogni bambino, indipendentemente dalla razza, dal credo, dalla religione e dall’opinione pubblica.

8. Noi affermiamo che l’ordine mondiale nascente e i processi di globalizzazione che lo definiscono devono fondarsi sui principi dell’unità del genere umano. Questo principio, accettato ed affermato come concetto condiviso , fornisce una base pratica per l’organizzazione dei rapporti fra tutti gli stati e le nazioni. Gli evidenti e crescenti legami di sviluppo, sicurezza e diritti umani in tutto  il mondo confermano che la pace e la prosperità sono indivisibili - che è impossibile dare un beneficio permanente a una nazione o a una comunità se si ignora o si trascura il benessere delle nazioni nel loro insieme. Il principio dell’unità del genere umano non intende scalzare le autonomie nazionali o sopprimere la diversità culturale e intellettuale dei popoli e delle nazioni del mondo. Vuole invece allargare la base delle attuali fondamenta della società invocando una lealtà più ampia, un’aspirazione più grande di quelle che hanno finora animato la razza umana.  In verità, esso offre l’impulso morale necessario per rimodellare le istituzioni di governo in modo che siano conformi alle necessità di un mondo perennemente mutevole.

9. Offriamo dagli insegnamenti della Fede Bahá’í la seguente visione, che i membri della comunità mondiale bahá’í di 191 nazioni sono impegnati a realizzare: 

” Una comunità mondiale in cui tutte le barriere economiche  “dovranno essere permanentemente abbattute e “l’interdipendenza del Capitale e del Lavoro definitivamente “riconosciuta; una comunità nella quale il vociare del fanatismo “e delle lotte religiose tacerà per sempre; in cui la fiamma “dell’animosità razziale sarà finalmente estinta; in cui un unico “codeice di leggiinternazionali - prodotto dal ponderato “giudizio delle federazioni dei rappresentanti mondiali - avrà “per sanzione l’istantaneo e coercitivo intervento di tutte le “forze congiunte delle unità federali; e, finalmente , una “comunità mondiale in cui la follia di una nazionalismo “capriccioso e militaresco si tramuterà nel sentimento “lodevole della cittadinanza mondiale…..” (8)

II

10. Alla luce della precedente analisi e dei temi attualmente in esame presso le Nazioni Unite, offriamo le seguenti racomandazioni come passi concreti verso la realizzazione di un sistema delle Nazioni Unite più giusto ed efficace. Le nostre raccomandazioni riguardano i diritti umani e la legalità, lo sviluppo, la democrazia e la sicurezza collettiva.

I diritti umani e la legalità

11. È impossibile fondasre e sostenere un ordine internazionale funzionante e pacifico che non sia solidamente fondato su principi della giustizia e della legalità. L’adesione a questi principi produce la stabilità e legittimità necessarie per ottenere l’approvazione dei popoli e delle nazioni che il sistema si propone di servire.

continua…

 

Rispettare lo standard della Dichiarazione universale dei diritti umani

Ξ Ottobre 22nd, 2007 | → 0 Comments | ∇ News Bahaibologna |

INTRODUZIONE    

1. Oltre cinquant’anni fa, la Dicharazione universale dei diritti umani ha coraggiosamente proclamato l’intrinseca dignità e i pari diritti di tutti i membri della famiglia umana. Guidata dalla visione dell’uguaglianza di tutti, la dichiarazione comprende il diritto fondamentale di ogni persona alla libertà di pensiero, coscienza e religione. Malgrado la comunità internazionale abbia adottato all’unanimità questa Dichiarazione e l’abbia successivamente codificata in strumenti di legge nternazionale, il mondo è testimone di persistenti intolleranze e discriminazioni fondate sulla religione e sul credo, della proliferazione della violenza in nome della religione della manipolazione della religione nell’interesse della’ideologia poliotica e si ha una crescente tensione fra la religione ele politiche statuali. La crescente ondata di estremismo religioso ha alimentato questi eventi, minacciando la sicurezza, lo sviluppo umano e gli sforzi per la pace. La diffusa violazione di questo diritto - spesso mirata verso le donne e le minoranze - è proseguita. Data l’interdipendenza dei diritti umani, queste violazioni hanno coinvolto, fra l’altro, anche il diritto all’4eduzazione, all’impegno, alle riunioni paciofiche, alla cittadinanza, alla partecipazione politica, alla salute e talvoplta alla vita stessa. In effetti la promessa della libertà religiosa o di credo per tutti resta  uno deiu diritti umani contestati e pressanti del nostro tempo.

2. La libertà di seguire un credo di propria scelta e di cambiarlo occupa una posizione centrale nello sviluppo umano, in quanto consente all’individuo di cercare un senso, un impulso tipico della coscienza umana. Pertanto, la Comunità Internazionale Bahá’í apprezza gli sforzi recentemente compiuti delle Nazioni Unite per includere la libertà religiosa e culturale nella propria struttura concettuale e nella propria valutazione dello sviluppo umano. Altrettanto significativa è stata l’affermazione da parte delle Nazioni Unite degli stretti legami esistenti fra sviluppo, sicurezza e diritti umani e libertà fondamentali, cosa che ha aperto la strada a un onesto riesame del ruolo della libertà di pensiero, di coscienza e di religione ne proseguimento di una società pacifica, florida e giusta.

3. In quanto comunità religiosa mondiale che ritiene sacra la coscienza umana e che sostiene l’indipendente ricerca personale della verità, noi raccomandiamoalle Nazioni Unite di prendere seriamente in considerazione quttro punti critici eppure trascurati relativi al diritto alla libertà di religione e di credo: (1) il diritto di cambiare religione e credo, (2) il diritto di parlare con gli altri del proprio credo, (3) le responsabilità della comunità internazionale e dei governi nazionali nei confronti delle comunità religiose pacificamente organizzate ed emarginate e (4) le responsabilità dei capi religiosi  nei confronti della promozione e della protezione del diritto  alla libertàdi religione e di credo. Ci occuperemo di questi temi uno per volte e concluderemo con la nostre raccomandazioni  per il lavoro delle Nazioni Unite in questo ambito.

Il Diritto di cambiare religione e credo

4. La Dichiarazione universale dei diritti umani afferma esplicitamente nell’articolo 18 che ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare isolatamente o in comune, e sia  in pubblico  che in privato, la propria religione o il proprio credo  nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti. (6)

Al diritto di cambiare religione e credo è concesso lo status di diritto inderogabile- un diritto protetto sensa condizioni, che non può mai essere soggetto a regolamentazione governativa. (7) La speciale protezione concessa a questo diritto  ne rispecchia  la posizione nella salvaguardia della dignità dell’essere umano. In verità, la ricerca personale della verità è un’attività intimamente legata alla coscienza umana e al desiderio di vedere il mondo con i propri occhi e di capirlo con le proprie facoltà percettive e con la propria intelligenza. Pertanto esso è inestricabilmente legato a tutti gli aspetti dello sviluppo umano.

5. Ma a causa delle presioni esercitate da Stati dissenzienti, successivi trattati delle Nazioni Unite hanno usato un linguaggio più debole per definire questo diritto,disattendendo l’inequivocabile criterio stabilito dalla Dichiarazione.(8) Neppure la Dichiarazione sull’eliminazione di ogni forma di intolleranza e discriminazione basata sulla religione e sul credo varata dall’Assemblea generale nel 1981 afferma esplicitamente il diritto di cambiare religione o credo.(9)  In quella che è forse la più ampia formulazione del diritto a tutt’oggi, il Comitato per i diritti umani ha intensificato la libertà di cambiare religione o credo, la libertàdi manifestare il proprio credo, la non coercizione nel campo della religione e la non discriminazione in base alla religione come componenti essenziali di questo diritto previsto nella Dichiarazione.(10)  Di pari passo con la giurisprudenza delle Nazioni Unite, diversi convegni e incontri globali negli ultimi quindici anni hanno generato un pressoché universale impegno a promuovere e rispettare la libertà di religionee di credo. (11) In quanto firmatari della Dichiarazione universale e dei successivi trattati e impegni globali, i governi hanno la responsabilità primaria di creare, salvaguardare e promuovere le condizioni necessarie perché tutti i loro cittadini godano della libertà di coscienza, di religione e di credo.

Il diritto di insegnare la propria religione e il proprio credo

6. Strettamente legata alla libertà di avere una religione o un credo e di cambiarliè la libertà di parlarne con altri . Fra le molte attività potenzialmente comprese nella libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo, il diritto di insegnarli è stato particolarmente controverso. (12) Mentre la Dichiarazione chiede l’incondizionata protezione del diritto «interno» alla libertà di religione, il diritto «esterno» di manifestare le proprie convinzioni è soggetto a restrizioni. I governi hanno la libertà di applicare restrizioni a questo diritto allo scopo di «risponere  a giusti requisiti di moralità,ordine pubblico e benessere comune in una società democratica» (13) Ma questa libertà d’iniziativa concessa agli Stati è stata spesso abusata nello sforzo di reprimere popolazioni minoritarie e ha sollevato quesiti su che cosa si intenda la legittima interferenza governativa nelle manifestazioni della religione o del credo.

7. Alcuni stati sostengono che la restrizione dell’insegnamento delle religioni e della condivisione delle credenze è necessaria  alla preservazione di particolari tradizioni e alla protezione dei diritti delle popolazioni interessate. Ma il diritto alla libertà di religione o di credo dipende inevitabilmente dall’esposizione a nuove idee e dalla capacità di dare e ricevere informazioni. (14) Le restrizioni basate sul «mantenimento dell’ordine pubblico» e della «moralità» sono state applicate con notevole libertà e in modo incongruente con il principio della non discriminazione (15) In particolare gli Stati non democraticie teocratici sono ripetutamente ricorsi a riserve di questo genere senza l’appoggio di alcuna prova, suscitando interrogativi non solo sulla loro interpretazione di questo diritto ma anche sulla loro protezione dei diritti e delle libertà ad esso collegate, come il diritto all’impiego e all’educazione e la libertà di parola e di associazione pacifica, per citarne solo alcune. (16) Sebbene la possibilità di porre restrizioni sulla libertà di religione e di credo possa trovare importanti applicazioni, gli abusi di queste restrizioni perpetrati dagli Stati non fanno altro che esacerbare l’emarginazione delle minoranze oppresse.

8. La protezione della libertà di religione e di credo deve anche comportare che si vigili per proteggere i cittadini dalle forze degli estremismi dell’ortodossia. L’incitamento alla violenza,l’estremismo e l’ostilità in nome della religione devono essere energicamente sanzionati e drasticamente condannati.(17)  Inoltre, gli Stati devono costantemente sostenere la parità fra donne e uomini in quanto principio morale e articolo della legge internazionale, condannando ogni azione compiuta in nome della religione che neghi alle donne dignità umana e libertà di coscienza. Infine, una strategia preventiva a lungo termine deve fondarsi sullo sforzo di educare tanto i bambini quanto gli adulti, insegnando loro a leggere e scrivere e offrendo l’opportunità di conoscere meglio gli altri sistemi di credenze. In una cultura dell’educazione, le persone che sanno leggere gli scritti della propria religione e quelli delle altre, che sono liberi di fare domande e di discutere e che sono in grando di partecipare alla generazione e all’applicazione del sapere sono più preparate a combattere le forze dell’ignoranza e del fanatismo. (18)

Le mionoranze religiose emarginate

9. Un ulteriore problema per gli Stati odierni è il mantenimento della coesione sociale dell’unità nazionale di fronte al crescente pluralismo culturale e religioso. Spesso, la minaccia dell’instabilità sociale e della protesta violentaè la principale ragione per cui uno Stato decide di accedere alle rivendicazioni delle minoranze. Infatti, quando cercano riparazione i gruppi emarginati possono diventare violenti e costringere gli Stati ad occuparsi delle loro rivendicazioni per prevenire tensioni sociali e potenziali minacce alla sicurezza nazionale. Ma questo modo di agire per reazione favorisce un modello pericoloso e di per sé incoraggia la violenza, sopratutto quando i gruppi pacificamente organizzati vedono le proprie richieste ripetutamente ignorate. Esso aumenta il livello della discriminazione perché i gruppi si trovano esclusi in base alla religione e ignorati a causa del loro modo non violento di cercare soddisfazione.

10. Pertanto le azioni degli Stati devono superare le considerazioni puramente materiali e pratiche e lasciarsi guidare dalla forza dei principi morali e delle norme della legge. Il più importante di questi principi è l’unità, a livello locale, nazionale e globale, fondato sul pacifico accomodamento della diversità culturale. Gli stati devono abbandonare la nozione obsoleta che l’omogeneità culturae e l’uniformità ideologica garantiscono la pace e la sicurezza e arrivare ad accettare che la pluralità di identità e di credenze, riunite sotto l’egida di leggi giuste e di diritti umani universali, è la base di una società fiorente e unificata.

I Capi Religiosi

11. La responsabilità di sostenere il principio universale della libertà della libertà di religione edi credo non è solo degli Stati, ma anche dei capi religiosi. In un mondo tormentato dalla violenza e dal conflitto in nome della religione, i capi delle comunità religiose hanno la gravissima responsabilità di guidare i loro seguaci  verso una coesistenza pacifica e una reciproca comprensione con chi pensa e credediversamente. Troppo spesso chi agisce in nome della religione ha attizzato le fiamme dell’odio e del fanatismo, diventando lui stesso il più grande ostacolo nella via della pace.Malgrado questa dolorosa  verità, affermiamo che le religioni e le fedi del mondo con le quali la maggior parte degli abitanti della terra si identifica hanno lasciato una immensa eredità spirituale, morale e culturale, che continua ad essere di aiuto e di guida in questi tempi travagliati. In verità, le religioni hanno toccato le radici della motiviazione umana sollevando la nostra visione al di sopra di concezioni della realtà puramente materiali ad abbracciare più alte nozioni di giustizia, riconciliazione, amore e abnegazione al servizio del bene comune.

12. Data l’importanza della cultura  e della religione nella modulazione delle motivazioni e del comportamento,  e chiaro che da soli i meccanmismi legali non sono in grado di produrre la dedizione e la reciproca comprensione necessaria a sostenere la cultura della coesistenza pacifica. È impossibile sopravvalutare il ruolo dei capi religiosi come partner, nelle parole e nei fatti, nella creazione della cultura del rispetto della libertà umana e della libertà di coscienza, di religione o di credo. Le forze della storia sfidano oggi ogni personadi fede e identificare nelle proprie scritture e nelle proprie tradizionei principi spirituali che rispondono al difficili interrogativi posti da un’era assetata di unità e giustizia delle cose umane. In questa impèresa comune, basata sul concetto dell’intrinseca dignità, ragionevolezza e coscienza di ogni essere umano, i capi religiosi devono sostenere la sacralità della coscienza umana e accordare incondizionatamente a ogni individuop la libertà di cercare la verità.

Raccomandazioni

13. Facciamo appello alle Nazioni Unite perché affermino con parole inequivocabili che secondo la legge internazionale ogni persona ha diritto di cambiare religione. In base all’Art.96 dello Statuto  delle Nazioni Unite, l’Assemblea generale può chiedere al Tribunale internazionale di esprimere un parere consultivo sul tema della libertà di religione o di credo. Specificamente si dovrebbe chiedere al Tribunale se il principio della libertà di religine e di credo rientra nell’ambito della jus cogens, la legge consetudinaria internazionale, o se è semplicemente un fatto lasciato all’interpretazione degli Stati. Questo chiarimento aiuterebbe ad eliminare le interpretazioni erronee di questo diritto e a dare una forza morale alla condanna delle politiche e delle prassi che violano il principio della non discriminazione del credo religioso.

14. A questo chiarimento devono seguire azioni concrete, investigative, legali e operative. Primo, è necessario compiere ricerche e analisi per chiarire quali sono i livelli minimi di adesioni alla legge internazionale e per elaborare indicatori, che determinino la presenza o l’assenza della libertà e di credo. Un rapporto mondiale annuale, redatto dalle Nazioni Unite, che valuti lo stato di questa libertà nel mondo fornirebbe altro materiale e faciliterebbe i confronti nel corso del tempoe fra le varie regioni geografiche (19)

15. Le Nazioni Unite devono occuparsi  in modo completo e definitivo dell’estremismo religioso come grande ostacolo  nei processi della pace.(20) Le Nazioni Unite hanno denunciato l’intelleranza e la persecusione religiosa, ma sono staterestie a riconoscere e condannare energicamente l’estremismo religioso che produce violenza e atti terroristici.(21) Poiché il peso dell’espremismo religiosoe delle conseguenti violazioni della libertà umana spesso ricade soprattutto sulle donne, il Comitato per l’eliminazione di tutte le forne di discriminazione contro le donne dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di redigere un commento sugli aspetti specifici della libertà di religione o di credo delle donne.(22)

16. Appoggiamo la creazione di un Consiglio per i diritti umani che stabilisca il primato dei diritti umani secondo le disposizioni dello Statuto delle Nazioni Unite. Inoltre, l’Ufficio dell’Altro commissario per i diritti umani dovrebbe prendere provvedimenti per rafforzare il ruolo del Relatore speciale sulla libertà di religione, aumentando i finanziamenti del suo mandato in modo da consentire una più stratta vigilanza delle tendenze tanto nel mondo quanto nei vari paesi. (23) Poiché il mandato del Relatore speciale è uno degli strumenti  principali perportare la questione della libertà religiosa all’attenzione delle Nazione Unite, raccomandiamo una maggiore cura nell’applicazione delle raccomandazioni presentate dal Relatore.

L’Alto commissario potrebbe prendere in considerazione la possibilità di allargareil mandato del Relatore speciale da un semplice rapporto sulle violazioni a un rapporto anche sugli sforzi compiuti dagli stati per applicare le sue raccomandazioni. In generale, i rapporti del relatore trarrebbero un grande giovamento da un dibattito più sostanzioso e interattivo fra il relatore e gli Stati in oggetto. Da parte loro, oltre a collaborare con il meccanismo delle Nazioni Unite per i diritti umani, gli Stati dovrebbero concedere al Relatore speciale la facoltà di fare tutte le visite che ritiene opportuno richiedere e di sforzarsi di soddisfare ogni suo bisogno ai fini delle sue indagini.

17. Riconoscendo l’indipendenza della libertà, dello sviluppo e della sicurezza nel mondo d’oggi, le Nazioni Unite hanno aperto la strada a un provvidenziale riesame del diritto universale alla libertà di religione o di credo, del suo ruolo nello sviluppo umano e degli strumenti per proteggerlo. Nel tentativo  di stimolare un utile dibattito e la necessaria a zione, abbiamo posto sul tappeto i cvriteri della parità formulati nella Dichiarazione universale dei diritti umanio e le sue implicazioni sull’elaborazione di una cultura rispettosa della dignità e della coscienza di ogni essere umano. Crediamo che la protezione del diritto alla libertà  di coscienza, di religione e di credo non sia semplicemente un esercizio legale o una necessità pragmatica, ma che sia parte dell’impresa più ampia ed essenzialmente spirituale di elaborare atteggiamenti e prassi che consentano al potenziale umano di emergere e di fiorire.

La mente umana, dotata di ragione e di coscienza, deve essere libera di ricercare la verità e di credere.

Technorati Tags: , , , , ,

 

Opinioni di un Bahá’í di Alessandro Bausani - Cuore, cervello, mistica, religione…

Ξ Ottobre 3rd, 2007 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Casa Editrice Bahai, Alessandro Bausani |

L’articolo segue dal precedente: Cuore, Cervello, Mistica, Religione, Opinioni di un Bahá’í - di Alessandro Bausani

4. Quanto detto sopra ci permette ancora una precisazione sul principio Bahá’í, tanto spesso trattato anche in questa rivista, dell’armonia fra scienza e religione. È abbastanza chiaro dalle parole sopra menzionate di Bahá’u'lláh che esiste una direzione, per così dire, “verticale” di conoscenza, in cui l’uomo non può nulla senza la rivelazione divina. L’organo di queste conoscenze è il cuore, non, lo ripetiamo fino alla noia, un cuore romantico-sentimentale ma un cuore come sede di gnosi, conoscenza intuitiva dall’alto.

È quella conoscenza di cui parlavano i mistici come Salmán e che Bahá’u'lláh discute, affermandola impossibile per sola iniziativa umana e, se solo umana, illusoria. E c’è poi la direzione orizzontale di conoscenza , quella scientifica, alla quale Bahá’u'lláh non mette alcun limite: l’uomo, egli dice, è infinitamente percettibile in quanto uomo, solo che non può salire al livello superiore, quello della “manifestazione divina”, così come un animale è infinitamente perfettibile come animale, ma non può mai passare al grado di uomo. L’organo di tali conoscenze è il cervello (parlando ovviamente in modo un pò simbolico).

L’armonia tra scienza e religione non è quindi una armonia fra “cervello” e “cuore” in senso moderno occidentale, bensì fra “cervello” e “cuore” in senso tradizionale ; anche il cuore non si dimentichi, è un organo di conoscenza, solo che si tratta di una conoscenza non scientifica e non creata dall’uomo, bensì dono dello “spirito della fede” o ”spirito santo” e simili altre espressioni simboliche. Mens e pectus vengono qui unificate, come già diceva l’antico inno medioevale: “Veni Creator Spiritus, mentes tuorum visita, imple superna gratia quae tu creasti pecora…” Ma la conoscenza del cuore (la gnosi, ma’rifat )non interferisce in nessun modo con la conoscenza del cervello , il quale ultimo , se pretende conoscenze gnostiche cade in assurde superstizioni , mentre se  il cuore, degradatosi, si intromette nelle conoscenze del cervello non produce altro che fanatismi ideologici, intralcio alla vera scienza.

5. Tornando al significato di “cuore”, può essere interessante leggere alla luce di quanto siamo venuti dicendo, qualche brano di testi Bahai. Particolarmente interessanti in questo senso  sono i libretti mistici di Bahá’u'lláh “Le Sette Valli e le “Quattro Valli” che  furono scritti fra il 1856 e il 1863 e indirizzati a influenti mistici musulmani di quell’epoca. Una cosa abbastanza curiosa e che nella Valle dell’ Amore ( Le altre valli sono, come molti sanno, quelle della Ricerca, la prima, della Gnosi, la terza e poi dell’Unità, dell’Appagamento, della Meraviglia e della Povertà) non compare mai (se ho ben contato) la parola “cuore”, che invece abbonda  in tutte le altre valli.

Cosa singolare proprio perché, come ho detto, la parola “cuore” è la più facile, nel nostro mondo, a far rima con “amore”…. È invece proprio il nafs (anima), cioè la “passione”, i veli dell’io diabolico (p. 23 già citata) che viene nominata in quella valle. “Cuore” invece ricorre spesso nella valle della Gnosi, cioè della conoscenza “verticale” (nel senso detto sopra). In questa valle l’uomo “con cuore spirituale diviene consapevole della divina saggezza nelle infinite manifestazioni di Dio (p.24) Il cuore dunque è lo strumento di saggezza superiore (non di sentimento). Il cuore, come è mostrato dall’episodio, narrato poco dopo, dell’innamorato che non riusciva a vedere nel proprio persecutore il proprio vero salvatore (pp.25-28), serve a una conoscenza  finalistica estranea alla scienza galileiana del cervello, ma, su un piano verticale, non contrastante con essa.

E, nella valle dell’Unità, si parla (pag.34) del “cuore sottile” cioè capace di conoscere cose profonde) che è “come uno specchio” che va lucidato per potervi scorgere il Sole divino. Ancora immagini che collegano il cuore a forme di conoscenza, di visione, non di emozione. E ancora nella stessa valle (p.37) si dice: “lo splendore di quella luce è nei cuori, eppure è celato sotto gli schermi dei sensi....”

Qui abbiamo una evidente prova della differenza nell’uso delle parole : per noi occidentali moderni è semmai proprio il cuore la sede dei…. sensi, di quei sensi che velano il limpido contemplare conoscitivo del cuore in questo stile espressivo ! Pertanto un modo di dire come quello che ricorre nel grande poeta misticopersiano del XIII secolo Jaláluddin Rúmí, citato spesso da Bahá’u'lláh (e appunto in un verso quiriprodotto), cioè bidil ”senza cuore” (”Non ho più cuore di parlare: perdona a un senza cuore!”) non significa, come normalmente avviene nelle nostre lingue , “persona crudele”, ma “folle”:  “che non capisce più nulla”.  non che non sente nulla!

6. È ovvio, allora, che essendo il cuore strumento di una conoscenza che abbiam chiamato verticale, della ma’rifat, della gnosi, e dato che , come abbiamo visto nel brano della tavola a Salmán, tale conoscenza verticale non è creata dall’uomo bensì riservata in certi casi dall’alto del cuore dell’uomo,l’unica azione che può compiere l’uomo per avvicinarsi a tale tipo di conoscenza non è fare sforziascetici o eserciuzi di meditazione con regole fisse e fatte dall’uomo stesso o da altri uomini, ma solo compiere un passo che potrebbe dirsi negativo, cioè quello di vuotare, purificare al massimo il cuore .

È abbastanza  evidente come tale raccomandazione non varrebbe per il cervello dello scienziato, dello scienziato di scienza orizzontale. Sarebbe infatti assurdo dire a un fisico che, per riuscire nel suo studio deve svuotare il cervello di ogni informazione che abbia precedentemente acquisito?  E Bahá’u'lláh, infatti non dice affatto questo nel bellissimo passo sul “ero ricercatore”: O fratello mio!

Quando un vero ricercatore si accinge a iniziare la ricercasul sentiero che lo conduce alla sapienza dell’Antico dei Giorni, egli deve prima di tutto mondarsi il cuore, che è la sede della rivelazione dei profondi misteri di Dio, dalla polvere ottenebrante di tutta la sapienza acquisita e dalle allusioni fatte dalla personificazioni di fantasie sataniche….” Chi volesse interpretare questo brano nel senso di una facile critica, “stile francescano antico”, contro le scienze e le conoscenze sbaglierebbe di grosso. Qui la “poolvere ottenebrante di tutta la sapienza acquisita” non è il calcolo integrale, né la meccanicarelativistica o quantistica, bensì- come è chiarissimo dal contesto -sono le pseudo-scienze spiritualistiche, le teologie pseudoscientifiche , le varie dogmatiche che obnubilano sia le menti sia i cuori degli  uomini! Ché anzi, Bahá’u'lláh, in numerosi altri passi, e nel concetto stesso di armonia fra scienza e religione, che è uno dei principi fondamentali della Fede Bahá’í, non considera affatto le conoscenze “orizzontali”, umane, come fantasia satanica.

Concludendo, da una lettura accurata (e collocata nel suo contesto storico) delle parole di Bahá’u'lláh sugli argomenti che abbiamo posto come titolo a questa nostra chiacchierata  risulta  con chiarezza che la Fede Bahá’í, in pieno accordo sia con la scienza sia con la più genuina tradizione, non raccomanda affatto una sentimentalistica e istintiva adesione, ma una meditata e cosciente apertura, da una parte verso le scienze infinitamente perfettibili dell’uomo creatore di un gloriosofuturo, dall’altra verso quella scienza verticale del cuore che è data solo dall’Alto e il cui frutto non è tanto la conoscenza discorsivabensì l’azione, l’energia rinnovatrice divina. Non per nUlla la prima della “Parole Celate”, da leggere renendo presente quanto abbiamo detto sopra, dice:

“O Figlio dello Spirito! Il mio primo consiglio è questo: Abbi un cuore puro, gentile e radioso, affinché la tua  possa essere una sovranità antica, imperitura, sempiterna”

D.D.

Technorati Tags: , , , , , , , , , , ,

 

La donna che leggeva troppo: un romanzo ispirato alla vita di Tahirih

Ξ Ottobre 1st, 2007 | → 1 Comments | ∇ Casa Editrice Bahai, Tahirih, Bahaismo |

Pubblicato, in Italia, l’ultimo volume di Bahiyyih Nakhjavani.

La scrittrice bahai intervistata dalle riviste “D donna” e “Famiglia Cristiana”.

Mercoledì 10 ottobre sarà disponibile in libreria, in Italia, il volume di narrativa della scrittrice Bahiyyih Nakhjavani, dal titolo “La donna che leggeva troppo”.

Il volume è stato pubblicato dalla prestigiosissima Rizzoli Casa Editrice. Il romanzo è ispirato alla vita, al cospetto e all’opera dell’impareggiabile Tahirih.

L’ufficio stampa della RCS ha richiesto informazioni storiche sulla figura della poetessa persiana dell’Ottocento, ottenendo documenti storici tratti dagli “Araldi dell’Aurora” e da “Testimonianze di fedeltà”.

Sabato 13 ottobre dovrebbe uscire sul settimanale “D donna” (allegato al quotidiano “La Repubblica”) una intervista a Bahiyyih Nakhjavani.

Nella stessa settimana dovrebbe anche essere pubblicato un articolo sul settimanale “Famiglia Cristiana”.

Technorati Tags: , , , , , , , , ,

 



Info blog Bahai

Commenti: