I diritti umani e la legalità, alla Ricerca di Valori in un’Età di Transizione

Ξ Novembre 2nd, 2007 | → 0 Comments | ∇ Una Fede Comune, Intolleranza Religiosa, Diritti Umani - Legalità |

a. Le gravi minacce dell’estremismo, dell’intolleranza e della discriminazione religiosa esigono che le Nazioni Unite se ne occupino apertamente e scrupolosamente. Facciamo appello alle Nazioni Unite perché affermino inequivocabilmente che secondo la legge internazione ogni persona ha diritto di cambiare religione. In base all’articolo 96 dello Statuto delle Nazioni Unite, l’Assemblea generale può chiedere al Tribunale internazionale di esprimere un parere consultivo  sul tema della libertà di religione e di credo. Specificamente  si dovrebbe chiedere al Tribunale se il principio della libertà di religione e di credo rientra nell’ambito dello jus cogens, la legge consuetudinaria internazionale o se è semplicemente un fatto lasciato all’interpretazione degli Stati. Questo chiarimento aiuterebbe a eliminare le interpretazioni erronee di questo diritto e a dare una forza morale  alla condanna delle politiche e delle prassi che violano il principio della non discriminazione del credo religioso. (9)

b. Oltre alle continue riforme strutturali e funzionali dell’apparato delle Nazioni Unite che si occupa dei diritti umani, si deve ristabilire la legittimità di questo apparato mediante la sua costante adesione ai più alti principi della giustizia, compresi quelli elaborati nello Statuto delle Nazioni Unite e nella Dichiarazione universale dei diritti umani. Solo così esso otterrà la legittimazione e la fiducia degli Stati membri e dei loro cittadini di cui ha bisogno per esercitare il proprio mandato.

c. L’Assemblea generale deve considerare la possibilità di stabilire un termine per la ratifica universale dei trattati internazionali sui diritti umani.

d. L’Ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani, corroborato dalle necessarie risorse morali, intellettuali e materiali, deve ora diventare l’alfiere dei diritti umani e uno strumento efficace per alleviare le sofferenze delle persone e dei gruppi i cui diritti sono  negati.

  • Essendo uno degli strumenti più efficaci per la protezione dei diritti umani, le Procedure speciali devono ricevere un adeguato supporto finanziario e amministrativo. I Governi dovranno collaborare con le Procedure speciali non solo limitandosi a consentire l’accesso al paese in questione, ma anche prendendo totalmente in considerazione le successive raccomandazioni. Esse dovrebbero rispecchiare in dialoghi interattivi fra i relatori e gli Stati membri.
  • La sezione dell’Ufficio dell’Alto commissario che si occupa dell’ Informazione dei pubblico deve essere sviluppata per consentire alle risoluzioni di  della Commissione per i diritti umani e del Consiglio per i diritti umani, alle raccomandazioni delle Procedure speciali e alle osservazioni conclusive degli enti di sorveglianza sul trattato di avere più spazio nei media. Questo potrebbe prevedere, per esempio, la traduzione dei documenti nelle lingue piì importanti per generare una maggiore pubblicità.
  • L’Ufficio dell’Alto commissariato e il Consiglio devono proseguire la loro fruttuosa collaborazione con le organizzazioni non governative, che ha contribuito positivamente sin dall’inizio al lavoro dell’Ufficio e allo sviluppo della capacità delle organizzazioni non governative di interagire  proficuamente in questo contesto.

Sviluppo

12. Lo sviluppo umano deve fondarsi sull’idea che le persone sono una   risorsa insostituibile  in un processo di cambiamento autosufficiente . Il problema è trovare metodi che permettono loro di esprimere tutto questo potenziale  in tutte le sue dimensioni. Ma lo sviluppo definito nei termini di alcuni modelli di «modernizzazione» sembra far riferimento proprio a quei processi che favoiriscono il predominio delle ambizioni materiali delle persone  sugli scopi spirituali. Pur essendo uno scopo centrale dello sviluppo, la ricerca di una società scientifica e tecnologicamente moderna deve basare le proprie strutture educative, economiche, politiche e culturali sul concetto della natura spirituale degli esseri umani e non solo sui loro bisogni materiali. Raccomandiamo quanto segue:

a. La capacità  delle  persone  di  partecipare  alla  generazione  e all’applicazione del sapere è una componente essenziale dello sviluppo umano. Pertanto, si deve dare la precedenza all’educazione delle ragazze e dei ragazzi, delle donne e degli uomini  per permettere loro di stabilire il percorso del proprio sviluppo e per applicare il loro sapere al servizio della comunità in senso lato. Le azioni Unite devono considerare che i termini di investimento economico l’educazione delle ragazze può dare il massimo ritorno degli investimenti disponibili nei paesi inm via di sviluppo tenendo conto dei benefici privati e della contropartita per i membri della famiglia e per la comunità in senso lato.(10)

b. Presentiamo all’attenzione delle Nazioni Unite cinque principi spirituali che possono costituire una base per la formulazione degli indici dello sviluppo umano, da usare accanto alle attuali misure di sviluppo. Questi principi comprendono l’unità nella diversità, l’equità e la giustizia, la parità dei sessi, la fidatezza e la leadership morale, la libertà di coscienza, di pensiero e di religione. (11)

c. I paesi ricchi  del mondo hanno l’obbligo morale di eliminare le mistificanti misure dell’esportazione e del commercio che impediscono ai paesi che cercano di partecipare al mercato globale di entrarvi. Il Consenso di Monterrey, che riconosce l’importanza di creare un sistema di commercio «più aperto, fondato su regole indiscriminante ed equo» è un passo nella direzione giusta. (12)

Oltre alla riforma del sistema commerciale, i paesi devono facilitare il flusso del lavoro e occuparsi dell’impatto disumanizzante del traffico di persone , che è causa del diffuso sfruttamento economico e sessuale delle persone che cercano una vita migliore.

Democrazia

Alla comunità internazionale va il nostro encomio per la sua devozione al valore universale della democrazia e di un governo liberamente eletto. Ma il criterio della liberazione e della ricerca della verità necessario per la realizzazione delle mete stabilite dalle Nazioni Unite deve allontanarsi di molto dai modelli della faziosità, della protesta e del compromesso che tendono a caratterizzare l’attuale discussione sulle cose umane. Occorre invece, a tutti i livelli del governo, un processo consultivo  nel quale i singoli partecipanti si sforzino di trascendere i propri punti di vista, per funzionare come membri di un unico corpocon i propri interessi e le proprie mete. Con la partecipazione e l’unità d’intenti, la consultazione diventa l’espressione operativa della giustizia nelle cose umane. Senza questo punto d’appoggio di principio, la democrazia cade in balia degli eccessi dell’individualismo e del nazionalismo, che lacerano il tessuto della comunità, tanto nella nazione quanto nel mondo.

Oltre che amministrare le cose umane, governare significa svolgere un esercizio morale. È l’espressione di una funzione fiduciaria, la responsabilità di proteggere e di servire i membri della comunità politico-sociale. Anzi, l’esercizio della democrazia ha successo nella misura in cui si fa governare da principi morali che siano in armonia con gli evolventi interessi di una razza umana che sta rapidamente andando verso la maturità. Fra questi principi vi sono la fidatezza e l’integrità necessarie a ottenere il rispetto e l’appoggio dei governanti, la trasparenza, la disponibilità a consultarsi con coloro che sono toccati dalle decisioni che si stanno prendendo, la volontà di valutare obiettivamente bisogni e aspirazioni delle comunità che si servono e il corretto uso delle risorse scientifiche e morali. (13)

Raccomandiamo quanto segue:

a: Per ottenere la legittimazione, la fiducia e l’appoggio necessari alla realizzazione delle loro mete, le Nazioni Unite devono occuparsi delle deficiente democratiche delle proprie agenzie e deliberazioni.
b. Per poter deliberare seriamente sulle pressanti questioni del giorno  le Nazioni Unite devono elaborare modalità per un impegno costruttivo e sistematico con le organizzazioni del volontariato (comprese le organizzazioni aziendali  e religiose) e con i membri dei parlamenti nazionali. I rapporti fra le organizzazioni del volontariato, i parlamentari ed i processi diplomatici delle Nazioni Unite non devono essere rapporti di competizione ma di complementarietà, basati sul riconoscimento che le forze delle tre componenti sono parimenti necessarie all’efficacia del processo decisionale e della successiva applicazione. (14)  Raccomandiamo alle Nazioni Unite di prendere seriamente in considerazione le proposte esposte  nel Rapporto del Comitato di saggi sui rapporti fra l’ ONU e il volontariato. (15)    
c. Una democrazia sana deve fondarsi sul principio della parità fra uomini e donne e sul  pari riconoscimento del loro contributo alla formazione di una società equa. Nel loro sforzo di promuovere la democrazia, gli Stati membri delle Nazioni Unite devono vigilare e lavorare per l’inclusione delle donne in tutti i settori del governo nei rispettivi paesi. Non si tratta di un privilegio, ma di una necessità pratica per il conseguimento dei nobili e complessi obiettivi che oggi si pongono all’Organizzazione.
d. L’integrazione dei  gruppi minoritari nei processi democratici è di importanza critica, sia per proteggere le minoranze dagli abusi del passato sia per incoraggiarne la partecipazione e la responsabilità nei confronti del benessere della società. Raccomandiamo agli Stati membri, mentre lavorano per promuovere la democrazia, di lottare per includere le minoranze religiose, razziali o sociali, nei processi dell’assegnazione degli obiettivi e della deliberazione. Ora che òa composizione culturale degli stati sta diventando sempre più fluida e variegata, nessun gruppo culturale o religioso può pretendere di definire correttamente gli interessi della nazione.

Sicurezza Collettiva

15. Siamo lieti che le Nazioni Unite stiano lavorando per definire con precisione una visione più ampia della sicurezza collettiva, basata sul concetto che nel nostro mondo di interconnessioni, la minaccia di uno è una minaccia per tutti.  La Fede Bahá’í prevede un sistema di sicurezza collettiva nel contesto di una confederazione mondiale, una confederazione nella quale i confini  nazionali sono stati definitivamente tracciati e in favore della quale tutte le nazioni  del mondo hanno volontariamente ceduto ogni diritto di mantenere armamenti fuorché ai fini del mantenimento dell’ordine interno.(16)  Pur consapevoli delle gravo pecche dell’attuale sistema di sicurezza collettiva, esprimiamo il nostro encomio al Consiglio di sicurezza per la sua storica Risoluzione su «Donne, pace e sicurezza», (17) che riconosce per la prima volta nella sua storia i bisogni delle donne e delle ragazze nelle situazioni belliche e postbelliche (18) e il loro persistente ruolo nella promozione della pace. Raccomandiamo quanto segue:

a. Per risolvere il deficit democratico e l’inesorabile politicizzazione  del Consiglio di sicurezza, le Nazioni Unite devono a tempo debito arrivare ad adottare una procedura per l’eliminazione dello status di membro permanente e della facoltà di veto.(19) Di pari passo con le riforme procedurali, occorre un sostanziale cambiamento degli atteggiamenti e dei comportamenti. gli Stati membri devono riconoscere che, avendo un seggio al Consiglio di  sicurezza e avendo firmato lo Statuto delle Nazioni Unite, essi hanno il solenne obbligo morale e legale di agire  come fiduciari dell’intera comunità delle nazioni e non solo come difensori dei propri interessi nazionali. (20)
b. È necessario che si adotti una definizione del territorio. Concordiamo con il Segretario generale nel definire il terrorismo qualsiasi atto «inteso a causare la morte o gravi danni fisici a civili o non combattenti allo scopo di intimidire una popolazione o costringere un Governo o un organismo internazionale a compiere o a non compiere una qualsiasi azione».  È inoltre imperativo che problemi come il terrorismo siano completamente presi in esame nel contesto di altri problemi che scompaginano e destabilizzano la società. (21)
c. Raccomandiamo alle Nazioni Unite di prendere i provvedimenti necessari a incrementare la partecipazione delle donne a tutti i livelli decisionali nei processi della risoluzione dei conflitti e della partecipazione, compreso il Dipartimento per le operazioni di mantenimento della pace. (22)

16. Crediamo che il compito di creare un mondo pacifico sia ora nelle mani   dei capi  delle nazioni del mondo, in virtù delle enormi responsabilità che sono state loro affidate. La loro sfida è ora quella di riconquistare la stima e la fiducia dei cittadini per se stessi, per il loro governo e per le istituzioni dell’ordine internazionale  dando prova di integrità personale, di sincerità di intenti e di inconcussa adesione ai più alti principi della giustizia e agli imperativi di un mondo assetato di unità. La grande pace descritta dalle antiche visioni dei popoli e delle nazioni del mondo è alla nostra portata.

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