La reincarnazione e la dottrina Baha’i

Ξ Febbraio 25th, 2008 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Bahaismo |

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1. La Fede Bahá’í, tipologicamente, ha dei tratti caratteristici che la distinguono sia dalle religioni “arcaiche” sia da quelle “monoteistiche” assolute. La reincarnazione è tratto abbastanza frequente nelle religioni o meglio nelle filosofie di tipo arcaiche, tendenzialmente anti-temporali, anti-storiche. D’altra parte dissi allora come l’idea Baha’i secondo la quale tutte le religioni ‘valide’, anche quelle che ora sembrano particolarmente corrotte, sono state all’origine fondate da una personalità di “manifestazione Divina”, possa dare luce anche al problema dell’origine delle religioni cosiddette “arcaiche”. Anche esse, in tempi antichissimi, hanno avuto dei fondatori divini, solo che la corruzione con idee e superstizioni d’origine umana, è in esse forse maggiore che in altre. Ci si potrà quindi chiedere: l’idea della reincarnazione è poi veramente antica nelle religioni che la posseggono? O non farà piuttosto parte delle concezioni e superstizioni “ aggiunte” ed estranee alla vera essenza della religione?

2. Prima di procedere ritengo che debba mettersi un chiaro limite alla trattazione: Poiché l’idea della reincarnazione è stato codificata in modo particolarmente chiaro ed efficace dal pensiero indiano, e poiché tale idea è penetrata in ambienti europei soprattutto attraverso la teosofia, che ha ampiamente attinto all’India, mi limiterò qui a tener presente soprattutto la reincarnazione come precisata dal pensiero religioso indiano. Dato che la formulazione indiana è la più chiara, e la più filosoficamente ben strutturata, ogni giudizio negativo o positivo dato di essa vale a maggior ragione per le altre concezioni reincarnazionistiche.

3. Altra precisazione: poiché la Fede Bahá’í ha come base centrale l’idea del “ritorno” delle Manifestazioni Divine parallelamente all’evolversi dei grandi cicli storici dell’Umanità, va fatta già dal principio una distinzione fra la situazione delle Manifestazioni Divine e quella del piano umano. Ripeto che per la Fede Bahá’í fra Piano Umano e Piano della Manifestazione v’è una differenza qualitativa. Quindi alcune affermazioni che si applicano giustamente al Piano della Manifestazione non è detto possano applicarsi al Piano Umano.

4. Dato che in questa sede si sono fatte spesso lezioni sul pensiero indiano, presuppongo note ai miei ascoltatori tutte le sottigliezze dell’idea indiana di reincarnazione, e i concetti di karma, samara, ecc.. Vorrei tuttavia riassumere storicamente la questione: non dimentichiamo che la Fede Bahá’í (e sarà questo il nocciolo di tutto il mio dire) dà molta importanza al concetto di storia e di evoluzione. Le fonti più antiche e (sempre relativamente parlando ) più autentiche della religione tradizionale dell’ India sono i: Veda , il cui nucleo più antico può risalire al massimo, secondo la stragrande maggioranza degli studiosi più seri, al II millennio A.C. Orbene, i Veda non conoscono l’ idea di reincarnazione .

Le idee vediche sulla vita di oltretomba possono grosso modo riassumersi così: Morto che è l’uomo, dopo che il fuoco ne ha purificato il cadavere, egli in un certo senso riassume una sorta di corpo etereo chiamato sûksma, “sottile”, costituito dall’unione dell’asu, spirito vitale fisico, con il manas, anima come principio psichico. L’anima dunque esiste ed è atta a dividersi dal corpo il quale essa può abbandonare non solo definitivamente come nel caso della morte, ma anche quando l’uomo si trova in stato di incoscienza; ed è imperitura. Partita dal corpo materiale, pieno di imperfezioni, essa procede per la via battuta dai predecessori che il cantorte chiama “Padri” (pitarah) , che concedono nell’aldilà protezioni agli uomini e sono immortali. Tale via, facilitatat da esseri divini di accompagnatori, i Marur conduce al più alto dei cieli dove abita Yama .

Nulla delle tristezze della vita l’anima soffre nella nuova dimora con il suo corpo etereo privo di qualsiasi imperfezione; essa pure abita fra gli dèi, gode di tutte quelle gioie che possono rendere felice la vita terrena , rivede i cari che ha lasciato sulla terra e partecipa di una società in cui non esistono differenze né di natura né di condizione. Ma questo avviene solo se nella vita mortale l’individuo cui essa apparteneva abbia osservato rigorosa penitenza o abbia compiuto azioni degne di lode. La sorte del cattivo invece non è descritta in modo troppo chiaro: sconfinamento in una sorta di tenebra sotterranea o, forse, l’annientamento completo.

Questo è quanto dice la religione indiana antica a proposito della vita dell’anima dopo la morte e, come si vede, malgrado le forme antiquate e l’incertezza stessa dei testi, è sostanzialmente molto simile a quello che dicono i grandi fondatori di religioni monoteistiche più tarde.

Ma gli ammiratori europei dell’ India confondono molto spesso la religione indiana con la filosofia indiana o la teologia indiana, che ebbero origine più tardi da pensatori notevolissimi ma che non si possono considerare come Manifestazioni Divine.

La grande svolta del pensiero religioso filosofico indiano avvenne verso il 700 A.C. con il pensiero delle Upanishads che rappresenta in certo modo una reazione “laica” alle dottrine brahamaniche. È nelle Upanishads che compare con chiarezza il concetto della reincarnazione con le relative teorie del Karma e del samsära .

A persuaderci dell’origine extra-brahaminica e, direi, strettamente parlando, extra-religiosa della dottrina della reincarnazione, non vale solo il silenzio già notato di essa nella più antica letteratura vedica, ma giovano anche esplicite dichiarazioni contenute nelle Upanishads . Così la Chāndogya-Upanishad [ V, 3,7 ] dice:

“È proprio così come tu dici: anticamente e prima di te questa dottrina (della trasmigrazione delle anime) non è pervenuta nell’ambito dei brahamani; per questo il dominio in tutti i mondi è appartenuto soltanto alla casta degli ksatriya (guerrieri). E un’altra grande Upanishad la Brhadāranyaka dice: Questa dottrina fino ad oggi non è mai stata posseduta da nessun brahamano “ [ Up VI 2,8 ] .

Essa è dunque, anche in India, una dottrina non religiosa ma filosofica, elaborata in epoca relativamente tarda (dal VIII sec. A.C.) da circoli estranei al sacerdozio. In prosieguo di tempo essa divenne così radicata in India che non solo i brahamini l’accettarono, ma divenne l’essenza stessa della religione tarda induista. (Fenomeni paralleli sono avvenuti nel Cattolicesimo per altre dottrine ).

Dato che il Buddhismo è sorto in epoca di poco posteriore alla elebaorazione filosofico-upanisadica (Buddha nacque verso il 560 A.C.) esso non poteva non accettare l’idea generale della reincarnazione. Ma nel Buddhismo più antico , poi cristallizzatosi nella scuola Hinâyâna, l’idea di reincarnazione era molto diversa da quella upanisadica, per una ragione fondamentale. Il Buddha cioè, dato lo scopo radicalmente purificatorio della sua dottrina contro le complicazioni metafisiche e le aggiunte pseudo-filosofiche fatte ad una più pura religione antica, giunse fino a predicare la “impermanenza dell’anima individuale” (in lingua pali: anatta = assenza di io ) anima che non è altro che una combinazione di skandhas - ( { “aggregati di elementi” } vale a dire i 4 fattori costituenti un individuo cioè: corpo, sentimenti, percezioni, impulsi,, consapevolezza = aggregati dielementi ). ( Il che equivale a dire che egli ammetteva un concetto di anima talmente profondo ed assoluto che nelle situazioni concrete di allora non se ne poteva nemmeno parlare senza dare in compromessi con le concezioni, ormai nocive, di una religiosità ormai corrotta).

Quindi, secondo il Buddhismo più antico, quando i raggruppamenti di elementi che danno l’illusione di un “io” si sciolgono, vien meno la vita dell’individuo del quale rimane soltanto l’effetto delle azioni [ Karma ] che rimane come un anello di congiunzione tra la sua esistenza passata e la sua prossima. La quale solo in un certo senso può chiamarsi , come abbiam fatto or ora, “sua”; essa in realtà apparterrà a un altro individuo, solo che l’azione karmica dell’individuo precedente ne influenzerà in qualche modo gli aggregati, così come si può dire della fiamma di una lampada che si accende da un’altra: la seconda non è identica alla prima anche se dalla prima trae la sua origine. L’uscita da questo circolo di accensioni è il nirvana. Poi, come al solito, rientrano nel Buddhismo, specialmente nella scuola Mahâyâna, concezioni induistiche tarde, ma la dottrina iniziale , anche se si esprime in termini di karma e di reincarnazione, è notevolmente pura e basterebbe un lieve spostamento di accentuazione er renderla similer a quella di un monoteismo puro, predicare il quale, nell’ India storica del VI-V secolo A.C., era impossibile perché avrebbe portato a pericolose confusioni con enoteismi semi-idolatrici.

Così, quando il Buddha dice che l’ io non esiste significa che esiste un io ben più profondo che non sia quello che è soggetto alla rinascita e quando si dice che il nirvana è il “nulla”, si dice che è un assolutamente indescrivibile stato di quell’indescrivibile io. (Idea simile, in sostanza, al concetto Bahá’í della indescrivibilità dello stato dell’animo dopo la morte).

5. Leggiamo ora, commentando brevemente alcune dichiarazioni di Shoghi Effendi sulla reincarnazione secondo la Fede Bahá’í.

“ L’idea Bahá’í di ‘reincarnazione’ è essenzialmente differente dalla concezione Indù. I Bahá’í credono nel ritorno degli attributi e delle qualità ma sostengono che l’essenza e la realtà delle cose non può ritornare. Ogni essere mantiene la propria individualità, ma alcune delle sue qualità possono essere trasmesse.” ( 27 Marzo 1938 )

Come si vede è un’idea parzialmente simile a quello dell’antico Buddhismo intesa in senso monoteistico. Inoltre, tale affermazione si riferisce soprattutto alle Manifestazioni Divine. Così quando si dice che Bahá’u’lláh è lo stesso che Cristo si dice che sono ritornate le qualità e gli attributi di Cristo sulla terra in funzioni analoghe (guarire i mali degli uomini, ecc…) ma non che il Bahá’u’lláh storico (Mírzá Husain Álí Nuri ) sia una reincarnazione del Cristo storico (Gesù di Nazaret).

La negazione della dottrina della reincarnazione da parte della Fede Bahá’í deriva anche, logicamente, dalla sua impostazione generale storico-evoluzionistica. Sembra infatti poco logico che l’anima, che è sempre in evoluzione, debba tornare indietro in condizioni identiche o quasi a quelle precedenti, reincarnandosi sulla terra invece di continuare , su piani più alti o magari più complicati, la sua evoluzione post-mortem. Dice ancora Shoghi Effendi: “L’evoluzione nella vita dell’individuo comincia con la formazione dell’ embrione umano, passa attraverso vari stadi e continua anche dopo la morte in un’altra forma. Lo spirito umano è capace di sviluppo infinito. L’identità dell’uomo o meglio, la sua individualità, non si perde mai. La sua realtà come persona rimane intatta attraverso i vari stadi del suo sviluppo. Egli non preesiste in nessuna forma prima di venire in questo mondo”. ( 26 Novembre 1939 )

Anche una reincarnazione fisica dell’anima in un altro pianeta è negata dalla Fede Bahá’í poiché anche in tal modo si finirebbe per riportare l’anima a rifare esperienze di tipo materiale. Le nuove esperienze, che essa farà dopo la morte, saranno sopra-materiali. Dice Shopghi Effendi: “ Nessuna Rivelazione venuta da Dio ha mai insegnato la reincarnazione; essa è un concetto umano. L’anima dell’uomo nasce dal momento della concezione. Non crediamo che continui in un altro pianeta ”. (1° Aprile 1946) .

Cito inoltre dei passi da una lunga lettera inviata a un Bahá’í di origine antroposofica datata 22 Aprile 1954. “…Noi Bahá’í non possiamo essere influenzati da affermazioni anche categoriche di singoli studiosi, (come Rudolf Steiner )… Fra la verità che viene da Dio attraverso i Suoi Profeti e i bagliori di verità, spesso mal interpretati e mai capiti, che vengono da filosofi e pensatori, c’è un’immensa differenza. Non dobbiamo mai, in nessuna circostanza, confondere le due cose. Bahá’u’lláh ha detto che la dottrina può essere un velo fra l’anima dell’uomo e la verità eterna, in altre parole, fra l’uomo e la conoscenza di Dio… tu domandi perché la Manifestazione di Dio per questo giorno , cioè Bahá’u’lláh, non ha dato tutte le dettagliate risposte alla teoria avanzata degli occultisti, spiritisti e molti dei più astrusi filosofi di oggi…

Se i Profeti di Dio dovessero venire nel mondo allo scopo di rispondere alle domande della gente e di spieare tutte le sciocchezze che per lo più gli uomini hanno messo assieme e formare culti e filosofie, non avrebbero più tempo per ammaestrare l’uomo con il loro esempio e con le loro istruzioni per un nuovo modo di vita… È da questi insegnamenti (pratici di Bahá’u’lláh) e dalla società che essi creeranno su questo pianeta che verrà una soluzione a tutti i problemi degli uomini. Gradualmente, poi, più grandi studiosi e più profondi pensatori spirituali potranno rispondere da un punto di vista Bahá’í a molte di queste questioni. Non è necessario che questi argomentasi trovino nei testi sacri; non abbiamo avuto tempo di sviluppare studiosi Bahá’í che possono trattare di questi argomenti in dettaglio e incaricarsi di rispondere ai punti astrusi e alle molte dottrine infondate, avanzate da filosofi moderni… C’è gente più interessata alle cose mistiche, anzi al Mistero in sé, che al mondo presente in cui viviamo e a come risolverne i problemi… Ma la Rivelazione di Bahá’u’lláh è per qui e per adesso e implica la purificazione dello spirito e una applicazione dei Suoi insegnamenti alla vita quotidiana… Sappiamo dai Suoi insegnamenti che la Reincarnazione non esiste. Veniamo su questo pianeta solo una volta.. La nostra vita è come quella del feto nel grembo materno che, stando in quello stato, sviluppa quanto gli sarà necessario per l’intero periodo della vita che seguirà alla sua nascita. Lo stesso è invero di noi.

Dobbiamo sviluppare spiritualmente su questa terra quello di cui avremo bisogno per la vita dopo la morte. In quella vita futura Dio per la Sua grazia può aiutarci a sviluppare caratteristiche che abbiamo mancato di sviluppare per trascuranza quando eravamo su questo piano di vita terrestre. Non è quindi necessario che noi torniamo a rinasciamo in un altro corpo per avanzare spiritualmente e avvicinarci sempre di più a Dio”.

Si tratta di espressioni chiarissime e mi sembra piuttosto difficile interpretarle in modo diverso da quello evidente che esse hanno. Da esse mi sembra risultare che la negoziazione della reincarnazione da parte dei Bahá’í è basata su questi punti essenziali:

a) - Dio è un dio trascendente che agisce con la Sua grazia sull’uomo. Dio fà ciò che vuole e lo sforzo umano il karma è altro non possono in nessun modo condizionarlo.

b) – Aspetto attivistico della Fede Bahá’í. Non abbiamo tempo ora di pensare troppo a queste cose. Bisogna creare il mondo nuovo. Se in certe regioni del mondo gli uomini si uccidono gli uni con gli altri per ilcolore della loro pelle e, in altri, centinaia di migliaia di persone muoiono di fame (incluso il paese dove si è sempre insegnato la reincarnazione) e così via, la prima cosa è creare una società nuova, che sia non solo economicamente migliore (è solo un aspetto questo) ma una società santa. Solo dopo si potrà creare – e forse allora con elementi veramente nuovi e per opera di menti veramente purificati dagli attaccamenti “terreni” – una filosofia intellettuale nuova.

c) – Aspetto storicistico della Fede Bahá’í. L’evoluzione infinita verso l’Assoluto esclude l’idea di ritorni. Se l’uomo dopo aver rivestito per millenni forme vegetali ed animali è giunto alla forma attuale , la sua linea di evoluzione è quella di diventare un uomo sempre più perfetto in modi ancora per noi inconcepibili. Farlo ricominciare qui sarebbe impostare l’evoluzione cosmica (come fanno del resto le filosofiearcaiche e quelle indiane) in forma circolare anziché veramente evolutiva.

d) – Aspetto simbolistico della interpretazione Bahá’í degli scritti sacri antichi. Ogni tentativo di abolire questo simbolismo significherebbe cadere in interpretazioni alla lettera e, non solo materializzare ciò che è spirituale, ma creare dogmi e, automaticamente, tensioni e discordie. Così anche certe storie buddhistiche dei Jatáka, sulle rinascite del Buddha stesso in epoche antichissime come tigre, volpe, ecc.. sono, se interpretate simbolicamente, di grande valore educativo. Se interpretate alla lettera sono un cumulo di fiabe e si fa con ciò più danno che bene al Buddhismo.

6. Vorrei concludere proprio con un passo della ‘Bahagavad Gita’, dal quale si vede che l’unico vero “trasmigrante” è il Logos, e cioè il Signore. Dice il cap. IV della Gita (par. 4) ; “ Quando la bontà s’indebolisce e aumenta il male, Io Mi plasmo il corpo. In ogni età Io ritorno a salvare i santi, a distruggere il peccato dei peccatori, a stabilire la rettitudine. Colui che conosce la natura del mio compito e della mia santa nascita non rinasce quando abbandona questo corpo: viene a Me.”

E questo “venire a Me” significa per i Bahá’í nonun annientamento in Dio, ma una collaborazione con Dio alla creazione di sempre nuove realtà, in questo e in altri mondi. Infatti, secondo la dottrina Bahá’í, persino le anime disincarnate continueranno a collaborare con i viventi a sempre nuovo progresso: “La luce che tali anime irradiano dà vita al progresso del mondo e all’elevazione dei suoi popoli. Esse sono come il lievito che fermenta nel mondo dell’esistenza e costituiscono le forze animatrici per mezzo delle quali si rivelano le arti e le meraviglie del mondo” . ( Spigolatuire dagli Scritti di Bahá’u’lláh – Ediz. ital. pag. 173-174 ).

NOTA BIBLIOGRAFIA

Consigliati:Th.Cortazzi “Reincarnetion” Bahá’í Publishing Trust, New Delhi, P:O. Box 19

Esso è importante perché è la trattazione della questione , dal punto di vista Bahá’í, fatta da un europeo che prima di essere Bahá’í fu per vario tempo Buddhista e conosce bene le dottrine induiste e buddhiste sulla reincarnazione.

Per una trattazione storica del problema della reincarnazione di India: A. Ballini, articolo Le Religioni dell’India, nella “Storia delle Religioni” di P. Tacchi Venturi UTET (è in preparazione di una quindi edizione).

I principali testi Bahá’í si troveranno nel già spesso citato “Spigolature dagli Scritti di Bahá’u’lláh, Roma 1967.

“Extract fron the Quardian’s letters on spirictualism, reincarnation and releated subjects” – by the Universdal House of Justice – Haifa, February 1970

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Grande è invero questo giorno!

Ξ Febbraio 19th, 2008 | → 3 commenti | ∇ Il mondo bahai Italiano, La Fede Bahai, La Preghiera bahai |

Bellissimo Video Bahai… molto semplice offre immagini dei vari credi religiosi ammonendo l’indifferenza alla potente rivelazione di Bahà’ù’llàh

Grande è invero questo giorno!

Questo è il Giorno in cui l’Oceano della Misericordia di Dio è stato manifestato agli uomini,

il Giorno in cui le nubi dei Suoi munifici favori hanno preso sotto la loro ombra l’umanità intera.

Ora è il momento di rallegrare e rincuorare gli oppressi con la corroborante brezza dell’amore e della fraternità.

Grande è, invero, questo Giorno! Le allusioni che ne fanno tutte le Scritture sacre come Giorno di Dio attestano la sua Grandezza. E tuttavia, non appena l’Astro della Sua Rivelazione è apparso nel cielo della Volontà di Dio, tutti sono restati interdetti e indifferenti.

‘O amanti del Signore! Questo è il giorno del ricongiungimento, il giorno della raccolta di tutto il genere umano.

In verità Iddio ama quelli che combattono sulla Sua via in ranghi serrati, compatti come edifizio solido.

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La Libera Ricerca della Verità - Armonia fra Religione & Scienza

Ξ Febbraio 16th, 2008 | → 0 Comments | ∇ La diversità religiosa, Bahaismo, Alessandro Bausani |

1. Si tratta fra i due più importanti principi religiosi Bahá’í. Questi due principi cioè, insieme ad altri noti nell’insieme come i  “Dodici principi di ‘Abdu’l-Bahá” e alcuni dei quali sono stati illustrati nel corso di queste lezioni, corrispondono a quello che nelle religioni tradizionali soni i “dogmi”. Essi non vengono cioè solo studiati dai Bahá’í “intellettuali” bensì insegnati come  esempi pratici ai bambini fin dalla più tenera età. Il bambino nato da genitori Bahá’í e che frequenta scuole Bahá’í apprende in modo semplice fin dai suoi più teneri anni che la religione non può essere contraria alla scienza e che il vero credente  deve essere sempre pronto  a cercare liberamente la verità, così come il bambino nato in ambiente musulmano apprende invece da bambino che Muhammad è andato anima e corpo in cielo durante la sua miracolosa ascensione o il bambino nato cristiano apprende sin dalla più tenera età che Maria Santissima non è morta, ma è stata assunta anima e corpo in cielo.

Questo va sottolineato non per fare della facile polemica bensì per chiarire l’aspetto di “principio religioso”, quindi, inculcato a tutti i livelli, che “proposizioni” come le due che esaminiamo oggi, hanno per i Bahá’í.

2. Il problema posto dal dissidio fra Scienza e Religione sorge di fatto unicamente  in un punto ben determinato del tempo e dello spazio, cioè in Occidente (Europa) e a cominciare dai sec. XVI-XVII. In sostanza in zone culturali diverse e (in tempi diversi) anche nella nostra zona culturale, Religione e Scienza sono state d’accordo. Cioè sono state d’accordo una certa forma  religiosa e la scienza ritenuta valida in quella zona e in quell’epoca. Per esempio nel nostro medioevo la cosmologia telemaica, secondo il quali i cieli erano fatti di una sostanza fisica diversa da quella del mondo “sub-lunare” e tutti giravano intorno alla terra centro del cosmo, andava benissimo d’accordo con il dogma dell’ascensione fisica di Gesù in cielo, ecc..

La causa fondamentale per la quale tale dissidio esiste ora in Europa è che nell’epoca post medioevale in Europa non sembra si sia prodotta una reale rivoluzione religiosa, non è venuta (così almeno sembra agli Europei) una nuova rivelazione divina  (il protestantesimo non fu che una semplice “riforma” di una tradizione che resta sempre cristiana)  mentre è sussistito insopprimibile un “desiderio di religione”: sì che quando, in epoca scientifica, l’uomo si volge , per essere consolato, ad una religione, quella che trova a disposizione, è per forza l’invecchiato cattolicesimo tradizionale , obiettivamente non più corrispondente alla visione del mondo scientifico post XVI secolo.

3. È intuitivo che il campo in cui più forte è il contrasto fra le religioni tradizionali e la scienza è quella del dogma  (cioè verità obiettiva trascendente definita con sistemi logici o pseudo-logici), è cioè il campo della metafisica. Se si prende una lista di dogmi della Chiesa Cattolica (raccomando come particolarmente chiara la “Piccola dogmatica per laici” del monaco benedettino von Rudloff - ediz. La Morcelliana) dogmi, cioè, senza credere pienamente nei quali, non ci si può chiamare cattolici, si vedrà che alcuni di essi, nel modo  stesso come sono formulati, contraddicono a certe ben accertate verità scientifiche. Non faccio che qualche esempio:

a) - Cristo ha coscientemente fondato tutti e sette i sacramenti cattolici.

Questo dogma contraddice alla scienza storica. Lo studio obiettivo degli Evangeli, condotto con metodo scientifico, mostra che è impossibile sostenere che Gesù Cristo abbia fondato, per esempio, l’Estrema Unzione come sacramento, per non nominarne che uno.

b) - Nell’ostia consacrata la presenza reale della carne di Cristo va affermata per transustanziazione, cioè la sostanza del pane si trasforma in carne e solo gli accidenti rimangono quelli del pane.

Si tratta dell’affermazione di una verità di ordine fisico-scientifico che può sperimentalmente dimostrarsi falsa. Ricordiamo en passant che le lotte fra le confessioni cristiane sul modo come intendere “pseudo-scientificamente” la presenza reale di Cristo nell’ Eucaristia, hanno causato migliaia di morti.

c) -  Maria fu vergine prima, durante e dopo il parto. È la forma ortodossa del dogma della verginità di Maria.

Tale dogma che, in senso simbolico, anche un Bahá’í accetta come segno di altissima purità religiosa, se ridotto ad  una formulazione così “pseudo-scientifica”, diventa assurdo e dimostrabile come falso.

d) - Maria fu assunta in anima e corpo in cielo.

Il dogma fu formulato in tale forma come verità obiettiva di fede, solo pochi anni8 fa, in piena era scientifica, alla vigilia dei voli spaziali. Tale formulazione, che si mette sullo stesso piano della scienza parlando di corpi  che vanno in  cielo, espone perciò stesso a  possibilità di confutazioni di ordine scientifico. A proposito di tali tipi di dogmi ‘Abdu’l-Bahá dice: [La Saggezza di ‘Abdu’l-Bahá -  p.174  ed. ital. 1969]  “Come si può credere  che ciò che la scienza ha provato è una cosa impossibile?

Se ci si dovesse credere, nonostante l’uso della ragione, questa sarebbe superstizione e ignoranza, non fede.”

Orbene, parte di queste proposizioni dette dogmi contraddicono alla scienza storica, parte della scienza fisica. Ma non contraddicevano né all’una né all’altra in epoche più antiche quando i cieli fisici di Tolomeo erano una determinata ipotesi accettabile alla scienza e, in fondo, anche storicamente produttiva.

4. Dunque se la religione dev’essere d’accordo con la scienza d’oggi (come è stata quasi sempre d’accordo con le scienze che esistevano al tempo del fiorire delle singole religioni) deve in sostanza rinunciare alla metafisica o, meglio, rinunciare a fare di questioni  di verità matematico-dogmatica  questioni essenziali religiose. Per non fare che un esempio preso questa volta dalla dogmatica islámica il viaggio in cielo di Muhammad resta bellissimo e produttivo se inteso come simbolo dell’elevarsi spirituale dell’anima ad altezze infinite, ma diventa ridicolo scimmiottamento della scienza se si insiste nel volerne ora imporne l’accettazione al credente come viaggio fatto in anima e corpo. La verità di quel viaggio non è cioè una verità di ordine né fisico né strettamente metafisico, ma soprattutto di ordine dinamico-etico. La scienza scopre la verità,  la religione crea santità . Se il loro compito è chiaramente distinto, esse non si opporranno, anzi potranno collaborare come raramente hanno fatto.

5. Ciò non significa tuttavia  che al vertice le due attività, scienza e religione, non coincidano, nell’inaccessibile
essenza di Dio, la quale, come inaccessibile, secondo la dottrina Bahá’ì non può essere ridotta a definizione pseudo-scientifiche e pseudo-metafisiche, ma, come reale fonte di forza, è la sorgente da cui scaturiscono in ultima analisi sia le realtà creative delle rivelazioni sia le realtà conoscitive delle scienze.

Ho parlato di rivelazioni e di rivelazioni parlano anche spesso testi Bahá’í quando dicono che se anche l’Essenza di Dio è in conoscibile, pure Dio manifesta  la sua legge attraverso i suoi “Rivelatori”  nel corso delle varie ère. Non sarà, dunque, anche questo termine “rilevazione” un termine anti-scientifico, in contrasto con la scienza?

A questo scopo va ben capito che cosa i Bahá’í intendono per “rivelazione”. Tradizionalmente il termine “rivelazione” ha troppo spesso implicato “svasamento dei misteri”, rivelazione di “verità”, di “conoscenze” che ben spesso poi si possono proprio dimostrare antiscientifiche. Nulla di contrastante con la scienza c’è invece nel termine ’rivelazione’  se si intende con esso soprattutto “rivelazione non dell’essenza o del mistero divino” bensì della volontàò divina manifestatesi in leggi pratiche di santità e di morale, impartrimento di ordini per il migliore sviluppo etico-personale ed etico/sociale degli uomini”, che culmina in quello che solo un religioso capisce e che si chiama santità individuale e santità sociale.

Anche i più grandi scienziati moderni di tipo “positivista”, come ad es. il grande positivista logico Bertrand Russel, sembrano non riuscire, su basi puramente positivistiche, a fondare una morale. L’etica è infatti la parte più debole dei loro sistemi e si riduce ad affermare che, per es. predicare il non uccidere è più morale che propagandare l’uccidere, perché in ultima analisi è più comodo, garantisce meglio anche la mia  privata felicità, evitando che qualche assassino mi uccida.

L’idea Bahá’í è che le leggi morali e sociali che ora dopo secoli sembrano ovvie, derivano da una rivelazione (appunto di rivelazione di volontà divina, non di dottrine astruse). Scrive un fisico americano Bahá’í, il prof. G.A.Shook: “Esistono tribù selvagge che tollerano usanze orribili, anzi, alcuni considerano l’uccidere o il rubare in certi casi nobili virtù. Abbiamo prove che ci dimostrino che una qualsiasi di queste tribù sia giunta con l’uso di un qualsiasi mezzo tecnico allo stadio di società civile?  E sappiamo noi con sicurezza se comunità di questa specie abbiano mai capito, con la sola esperienza  che una impostazione moralmente bassa della civiltà non vale, non serve?”

E non è vero d’altra parte che il Profeta d’Arabia [Muhammad], per non fare che un esempio fra molti, in meno di tre secoli riuscì a portare ad un alto livello di civiltà un popolo di Beduini selvaggi ?… La misura dei valori morali, e nuove leggi tramutatrici della società non ci vengono da un’analisi scientifica, né dall’esperienze delle masse, né dalla natura, ma solo attraverso una “rivelazione”. In questo senso dunque “rivelazione” non ha nulla di anti-scientifico. Se può essere antiscientifico credere come verità di fatto che un corpo umano possa ascendere  in cieli fisici, non lo è, per esempio, il non bere alcolici o il compiere un digiuno purificatore o pregare tre o cinque volte al giorno.

6. Pertanto, l’unico modo con il quale la scienza, insieme di dottrine in continua evoluzione, ma adoperante un sistema logico sostanzialmente universale e immutabile (principio di identità, di non contraddizione, ecc..) possa andar d’accordo con la religione, tradizionalmente considera come rivelazione di una verità statica cristallizzatesi in proposizioni dogmatiche che deve credere chiunque vult salvus esse (si quis vult salvus esse, ’se uno vuole essere salvo’ dice già uno dei più antichi credi cristiani, deve “credere” le seguenti proposizioni…) e intendere e sentire la religione in modo nuovo, che mi sembra che sia quello che la Fede Bahá’í propone. Esso consiste in queste semplici affermazioni:

a) - Anche la verità religiosa come quella scientifica non è assoluta ma relativa.

È possibile cioè ammettere, pur restando religiosi, che, fermo restante l’essenza spirituale  di tutte le religioni (in’ nucè: “ama il prossimo tuo come te stesso”), le norme etiche e sociali mutino con i tempi, ma sempre per diretta immissione nel mondo di una nuova energia divina (rivelazione).  È il concetto Bahá’í, già spiegato, delle rivelazioni successive.

b) - Tale verità religiosa non è soprattutto verità di ordine conoscitivo, ma, appunto, impulso energetico di ordine etico. In campo più strettamente religioso, impulso alla realizzazione della santità.

In altre parole, il dilemma cioè dell’uomo moderno che voglia essere religioso può venire risolto solo con la scoperta, da parte sua, che non esistono soltanto le vecchie  religioni tradizionali, ma che ora proprio nel secolo della massima esplosione della scienza e della tecnica, Dio ha di nuovo parlato al mondo, con un suo Rivelatore, Bahá’u'lláh dando nuove leggi etiche e sociali per rendere possibile la trasformazione a santità di un mondo che tale trasformazione l’ha avuto solo in campo tecnico-scientifico.

7. Ho detto “scoperta da parte sua”. Il principio che può solo permettere  questa scoperta è quello della “libera ricerca della verità”. Il mondo moderno è facilmente disposto ad accettare questo principio ma, a mio parere, sembra non rendersi conto di tutte le sue implicazioni. Innanzi tutto il verbo “cercare” ha comne suo logico complemento il verbo “trovare”.  Il gusto della solo ricerca  sembra sia l’aspetto unilaterale che questo principio rende presso molti uomini moderni, i quali hanno paura di “trovare” la verità. Pur tenendo fermo quanto sopra abbiamo detto sulla “relatività” anche delle verità religiose, ogni epoca storica ha la verità religiosa (cioè: dinamica) che può essere adattata sola  alle esigenze di quella determinata epoca, e questa va non solo cercata ma anche trovata.

Altra implicazione: la ricerca della verità non è solo un processo intellettualistico. C’è un bellissimo passo nelle “Spigolature dagli Scritti di Bahá’u'lláh” (ed. ital. 1956, CXXV) troppo lungo per poter essere riprodotto qui, ma che invitiamo a rileggere. Ci limitiamo a citare quanto,  più brevemente, dice ‘Abdu’l-Bahá su un simile argomento: (La Saggezza di ‘Abdu’l-Bahá, p. 166): “..Noi dobbiamo distaccarci dalle formalità esteriori e dalle pratiche religiose. Dobbiamo renderci conto che queste forme e pratiche sono,  per quanto bellissime, degli indumenti che ricoprono il cuore radioso e le membra viventi della Verità divina. Se desideriamo scoprire la verità nell’intimo di ogni religione, dobbiamo abbandonare i pregiudizi tradizionali. Se un zoroastriano  crede che il sole è Dio, come potrà egli unirsi  alle altre religioni ? Mentre gli idolatri credono nei loro idoli, come possono capire l’unità di Dio ?…”

Si noti la frase “per quanto bellissime”. La concezione Bahá’í non è cioè astrattamente e anti-storicamente nemica di ogni tradizione: ritiene che ogni tradizione sia stata utile, ma che per cercare ciò che unisce, bisogna prima rinunciare alle vecchie tradizioni, e poi, trovata la nuova e pur sempre antica essenza di nuovo rivelatasi, contribuire tutti a ricreare la nuova forma esteriore  che, in futuro, diverrà tradizionale, ma di tutti. Ma ci sono ulteriori sacrifici da fare. Il ricercatore non può iniziare la sua ricerca ancora pieno di tutti gli attaccamenti mondani, di tutta la sua carnalità, di tutta la sua peccaminosità. Dice ancora ‘Abdu’l-Bahá : “… Se cinque persone si riuniscono per cercare la Verità, dovrebbero cominciare con il separarsi dalle loro condizioni speciali e rinunciare a tutte le idee preconcette… Se il nostro calice è colmo di egoismo  non v’è spazio per l’ acqua della Vita… Se cerchiamo qualcosa ardentemente, la cerchiamo dovunque. …”

E Bahá’u'lláh (luogo citato, pag. 289) dice:

“… Quando un vero ricercatore si accinge ad iniziare la ricerca sul sentiero che conduce alla Sapienza dell’Antico dei Giorni, egli deve prima di tutto mondarsi il cuore, deve nettarsi il petto da ogni lordura, purificare l’anima da tutto ciò che appartiene  all’acqua e al fango e da ogni attaccamento basso ed effimero . …”

Questo  punto di partenza per i Bahá’í è la base non solo della ricerca e della scoperta della Religione, bensì anche della ricerca e della scoperta scientifica. È impossibile che un ‘impuro’ possa afare qualcosa di duraturo e reale persino nella Scienza.

8. Ma tutte le cose hanno uno scopo. Qual è lo scopo reale dell’armonia di Religione e Scienza, principio fondamentale della Fede Bahá’í ? Forse quello di poter meglio discettare su verità o pseudo verità astruse o scoprire segreti astrologici o  cabalistici ? No, ancora una volta con le parole seguenti di ‘Abdu’l-Bahá, con le uali chiudiamo questo capitolo, vogliamo insistere sullo scopo finale, eminentemente unitario e pratico della dottrina Bahá’í..” Quando la religione, libera dalle superstizioni, dalle tradizioni e dai dogmi inintelligibili, si renderà conforme alla scienza, una grande forza unificatrice e purificatrice spazzerà dal mondo tutte le guerre, i disaccordi, le discordie e le lotte e l’umanità intera sarà unita dal potere dell’amore di Dio. “

Lezione trattata dal prof. Alessandro Bausani

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NOTE   BIBLIOGRAFICHE

Testi Bahá’í fondamentali :

  • Spigolature dagli SAcritti di Bahá’u'lláh - ed. ital. Roma,  1956 n. LXXIV, CXXV
  • La Saggezza di ‘Abdu’l-Bahá - ed. ital. Roma, 1969, pag. 165-168 / 174-180
  • Sull’importanza dell ‘Islám  nella rinascita scientifica del rinascimento europeo:
  • ‘Abdu’l-Bahá - The Secret of Diviner Civilization, Wilmette, 1957 specialm.pag. 92 segg.
  • Su scienza e mistica vista da un fisico Bahá’í americano:
  • G.A. Book, Youth and the modern World, Wilmette.
  • Per ulteriore bibliografia vedi:
  • M.K. Yntema, Harmony of Science and Religion, nella rivista Bahá’í Americana
  • World Order, Fall 1967, pag. 38-44
  • W.S. Hatcher, Science and Religion, nella stessa rivista, Spring 1969, pag. 7-19

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Spiritualità, impegno sociale, giovani: le religioni a confronto

Ξ Febbraio 4th, 2008 | → 1 Comments | ∇ La Fede Bahai, La diversità religiosa, Giornata Mondiale della Religione |

Religioni a Confronto - Regi Emilia 17 Febbraio

Con il patrocinio dell’Assessorato alla cultura del Comune di Reggio Emilia

La comunità Bahá’í di Reggio Emilia e
L’Associazione Culturale QOL

PRESENTANO:

Spiritualità, impegno sociale, giovani: le religioni a confronto

17 Febbraio 2008 ore 16.30

 Relatori:

Buddista: Marta Arkerdar - Cristiano: Pietro Mariani Cerati - Mussulmano: Aziz Said - Bahá’í: Grazia Cannavò

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La Comunità Baha’i di Reggio Emilia in collaborazione con l’Associazione Culturale Qol e con il Patrocinio del Comune di Reggio Emilia, invitano a partecipare alla tavola rotonda intereligiosa in occasione della Giornata della Religione Mondiale che ha luogo ogni anno presso la sala del Mauriziano a Reggio Emilia.

Tale evento desidera porre l’attenzione della cittadinanza al dialogo intereligioso, tra le differenti comunità religiose presenti nel territorio, e al contributo di tali comunità nell’affrontare tematiche di interesse collettivo e di natura contemporanea.

La tavola rotonda avrà luogo il 17 febbraio e vede la presenza di quattro oratori appartenenti a confessioni religiose differenti, buddista, cristiano, mussulmano e baha’i, che offrono il loro contributo sul tema:

Spiritualità, impegno sociale, giovani: le religioni a confronto.

La comunità Baha’i è promotrice da sempre, sia in ambito locale che internazionale, dell’interazione e del dialogo tra le comunità religiose e si prefigge lo scopo di sensibilizzare la cittadinanza verso un’armoniosa convivenza delle culture e una reciproca condivisione delle credenze religiose, si da creare un collettività che fa tesoro delle diversità in un’atmosfera di unità.

La conferenza avrà inizio alle 16.30 e lascerà spazio all’interazione con i partecipanti che saranno chiamati a partecipare attivamente e a portare il proprio contributo.

Con la speranza di vedervi tutti partecipi

La Comunità Baha’i di Reggio Emilia

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Religioni a confronto

Ξ Febbraio 3rd, 2008 | → 3 commenti | ∇ La Fede Bahai, La diversità religiosa, Giornata Mondiale della Religione |

In occasione della Giornata Mondiale delle religioni che si è svolta presso la la Sala dei Giganti della Rocca dei Bentivoglio di Bazzano organizzata dall’Assessorato alla Cultura e La Comunità Bahá’í sono intervenuti:

Dott. Guido Ottolenghi Religione Ebraica
Dott.ssa Beatrice Ungarelli Religione Vedica
Dott. Giovanni Cavalieri Religione Cattolica
Prof. Giulio Soravia Religione Islamica
Dott. Giuseppe Robiati Religione Bahá’í

 

Un pomeriggio dedicato al confronto tra religioni su un tema molto delicato “Un Governo ideale in una società mutevole” che era il titolo della giornata.

Molto interessanti tutti gli interventi, c’è da sottolineare che non si è sentita una grande diversità di vedute ed assistere è stato molto piacevole.

Rocca dei Bentivoglio Religioni a Confronto Giornata Mondiale della Religione

Selezionare le immagini per ingrandirle

Bazzano: Giornata mondiale della religione

Sala dei Giganti Rocca Dei Bentivoglio Bazzano

Sala dei Giganti Rocca dei Bentivoglio Bazzano

Relatori e spettatori della Giornata Mondiale delle Religioni a Bazzano

Relatori giornata mondiale della Religione

II blog è aperto ad ulteriori approfondimenti sulla giornata, selezionando il titolo dell’articolo, potrete lasciare un vostro commento o contributo all’argomento.

Si ringrazia l’Assessorato alla Cultura del Comune di Bazzano, a tutti i rappresentanti delle religioni interventi, agli organizzatori, arrivederci all’anno prossimo…

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