I principi Spirituali e Sociali di Bahá’u'lláh

Ξ Marzo 29th, 2008 | → 0 Comments | ∇ Casa Editrice Bahai, Testi sacri della fede bahai, Bahaismo, Agnese Boerio |

testo di Agnese Boerio 

La Rivelazione di Bahá’u’lláh,

la cui missione suprema non è altro che la realizzazione dell’unità organica spirituale del corpo intero delle nazioni, una tale rivelazione, se interpretiamo fedelmente lo spirito di tutto ciò che essa implica, segna l’Avvento dell’Età di maturità dell’umanità. Non bisogna vedervi solamente una rinascita in più, nella fortuna sempre cangiante dell’umanità, uno stadio più avanzato degli altri nella catena delle Rivelazioni progressive, nemmeno il culmine di una di queste serie di cicli della Profezia, ma piuttosto, l’ultimo stadio, l’elevazione più grande, la sommità più alta che possa raggiungere nella sua strabiliante evoluzione, la vita collettiva dell’uomo su questo pianeta.

L’avvento di una comunità universale, il sentimento di un civismo mondiale, la scoperta di una cultura e di una civiltà comune a tutti i popoli della terra, tutte cose che devono segnare i primi stadi nello sviluppo dell’ Età d’Oro dell’era Bahá’í, rappresentano, per la loro stessa natura, in ciò che concerne la vita del nostro pianeta, i limiti più lontani che possono essere raggiunti nell’organizzazione della collettività umana: mentre l’uomo, come individuo deve beninteso e in conseguenza stessa di una tale realizzazione, continuare indefinitamente il suo progresso ed il suo sviluppo.

Questa profonda, generale e, pertanto ineffabile trasformazione mistica, a cui s’accompagna lo stadio di maturità che raggiunge l’evoluzione della vita dell’individuo, così fatalmente come il frutto raggiunge il suo pieno sviluppo, deve avere la sua contropartita in una evoluzione corrispondente dell’organizzazione della società. Bisogna che presto o tardi, nella vita collettiva dell’ umanità, sia raggiunto uno stadio tale, da produrre nelle relazioni mondiali un fenomeno più evidente ancora e da arricchire la razza umana di tutte le potenzialità di benessere che le apporta attraverso la successione delle età, il principale stimolante richiesto per il compimento dei suoi alti destini.

Questo stadio di maturità nel mondo del governo dei popoli deve, se noi interpretiamo fedelmente il pensiero di Bahá’u’lláh e la formidabile rivendicazione da Lui formulata, essere identificato nella Rivelazione che Egli ha apportato… Dal momento che l’umanità ebbe raggiunto lo stadio di maturità, la Parola rivelò agli occhi degli uomini tutte le forze latenti di cui era colma e dotata – forze che si manifestarono nella pienezza della loro gloria quando, nell’anno 60, la Bellezza Antica apparve nella persona di ‘Alí Muhammad, il Báb.

Delucidando questa verità fondamentale, ‘Abdu’l-Bahá scrive: “ Tutte le cose create hanno il loro stadio di maturità. Questo stadio è nella vita dell’albero, il tempo in cui porta i frutti… L’animale raggiunge il suo pieno sviluppo con la sua piena crescita fisica, e l’uomo arriva alla sua maturità quando la luce della sua intelligenza è portata alla sua più alta potenza… La vita collettiva dell’umanità conosce degli stadi simili di sviluppo. Essa è passata per quello dell’infanzia, poi per quello della giovinezza, ma essa ha ora raggiunto la fase da lungo tempo predetta della sua maturità, così come prove da ogni parte lo manifestano. Ciò che, nelle prime età della razza rispondeva ai bisogni umani, non li può più soddisfare oggi, in un tempo in cui il passato consumato fa posto al muovo. L’umanità è, al presente, decisamente uscita dalle classi elementari adattate ai limiti in cui l’esperienza della sua giovinezza la racchiudeva. L’uomo deve ora acquistare delle virtù nuove e dei poteri nuovi, un nuovo standard morale, e nuove capacità. Grazie nuove, doni perfetti l’attendono, e già discendono su di lui. Le benedizioni del periodo della giovinezza, sufficienti all’adolescenza del genere umano, non rispondono più ai bisogni della maturità.”

Secondo la fede professata dai suoi fedeli, la Rivelazione affidata a Bahá’u’lláh dal Sovrano Ordinatore delle cose è stata dotata di virtualità nella misura della maturità della razza umana – fase la più importante della sua evoluzione e fine coronante il suo lento passaggio dall’0infanzia alla virilità. Così, i Fondatori successivi di tutte le religioni del passato, che, da tempo immemorabile, hanno diffuso lo splendore di una Rivelazione, sempre la stessa, ma il cui splendore andava crescendo d’intensità con gli stadi che segnano la marcia ascendente del genere umano verso la sua maturità, possono essere considerati come delle Manifestazioni preliminari, delle anticipazioni per preparare la via a questo avvento del Giorno dei Giorni la cui terra intera ha fruttificato e l’albero dell’umanità avrà prodotto il frutto che gli era stato destinato.

Per incontestabile che sia nella sua rivendicazione una tale verità, non bisognerebbe che questa rivendicazione oscurasse l’oggetto o falsasse il principio che rimane alla base dell’insegnamento di Bahá’u’lláh; insegnamento che ha sempre, in effetti, posto come principio l’unità assoluta di tutti i Profeti di Dio, Lui compreso, che appartengono tanto al passato che all’avvenire. Sebbene le missioni dei Profeti che l’hanno preceduto debba essere considerata sotto il giorno che Egli indica, cioè che la misura della Rivelazione Divina a essi affidata differisce necessariamente in ragione dello stadio d’evoluzione dell’umanità, non dovrebbero mai in nessuna circostanza essere misconosciute o negate la comunità della loro origine, l’unità essenziale che li unisce, l’identità del loro oggetto.

Per quanto alta noi poniamo la Rivelazione divina accordata al genere umano a questo punto della sua evoluzione, la base immutabile e l’articolo principale della Fede Bahá’í restano che tutti gli inviati dal cielo, abitano lo stesso Tabernacolo, planano nello stesso cielo, sono assisi sul medesimo trono, danno lo stesso insegnamento e proclamano la stessa Fede. “ Le variazioni nell’apparire, e questo splendore che queste Manifestazioni della Luce Divina hanno sparso nel mondo, non devono essere rapportate a qualche superiorità inerente al carattere essenziale di una di esse, ma debbono piuttosto essere imputate alla capacità progressiva, alla ricettività spirituale sempre crescente che il genere umano, nella sua marcia ascendente verso la maturità, non ha cessato di testimoniare.” D’altronde, “il credere che tutte le rivelazioni siano cessate, che le porte della Divina grazia siano chiuse, che dall’alba di eterna santità nessun altro sole possa sorgere, che l’oceano dell’eterna munificenza sia esaurito per sempre e che dal tabernacolo dell’antica gloria i Messaggeri di Dio abbiano cessato di manifestarsi, deve costituire agli occhi d’ogni seguace della Fede, un grave ed imperdonabile allontanamento da uno dei più preziosi e fondamentali princípi.”

Dalle parole di Shoghi Effendi, il Custode della Causa [1897 – 1957] , che ho fin qui citato, appare chiaro:

Principio dell’ Unità e unicità di Dio e dei Suoi Profeti, principio che possiamo così riassumere: Con il principio dell’unicità di Dio e dei Suoi Profeti Egli ci conferma che un solo ed unico Dio ha inviato al mondo i Profeti e le Guide per l’umanità in tutti i tempi, per cui la Religione , in realtà, è una e le differenti denominazioni date alle varie religioni non sono in realtà che i vari tempi [ o, stadi successivi ] di un’unica religione. Risulta così chiaro il concetto di progressività della religione, per cui le Manifestazioni di Dio di tutti i tempi non sono che l’espressione di una sola luce manifestatesi via via in maniera sempre più forte, ma sempre solamente nella quantità che l’umanità può via via ricevere. ‘Abdu’l-Bahá, figlio di Bahá’u’lláh da Lui nominato “Unico interprete dei Suoi Scritti, e Centro del Patto” ci dice: « Gli insegnamenti di Bahá’u’lláh rimuovono dai cuori degli uomini l’inimicizia religiosa e l’odio che li incatenano, e conducono le religioni all’accordo e all’unità . Poiché l’inimicizia e l’odio, il bigottismo e l’intolleranza sono il prodromo di malintesi, la realtà dell’unità religiosa apparirà quando questi malintesi svaniranno. Il fondamento delle Religioni è uno »

Unità del genere umano - Dice Bahá’u’lláh :

“ …Colui che è il nostro Signore, il Misericordiosissimo nutre nel cuore il desiderio di vedere la razza umana formare una sola anima ed un sol corpo.”

Ed ancora:

“È un uomo in verità, chi dedica oggi sé stesso al servizio della razza umana… Lasciate spaziare la vostra vista sull’intero mondo invece che su voi stessi… Voi siete tutti frutti d’un solo albero, foglie di un solo ramo, fiori di un solo giardino… lo scopo fondamentale che anima la Fede di Dio e la Sua religione, è di salvaguardare gli interessi e promuovere l’unicità della razza umana e spronare lo spirito d’amore e di fratellanza fra gli uomini… la terra intera è un sol paese e gli uomini ne sono i cittadini… Questo pugno di polvere, la terra è una casa, fate che essa sia unita.”

Questo principio, messo in pratica, estirperà la mala pianta del razzismo, che è una tra le più gravi malattie odierne dell’umanità. Così dice ‘Abdu’l-Bahá: “ Gli uomini superiori sono coloro che amano l’umanità indipendentemente dalla nazione, dalla fede e dal colore ai quali appartengono… Dio non considera le persone secondo il colore o la razza… Poiché tutti siamo stati creati a immagine di Dio, dobbiamo renderci conto che tutti abbiamo in noi divine possibilità.”

Ricerca individuale e indipendente della verità e

Abbandono dei pregiudizi e dei preconcetti - Ho enunciato insieme questi due principi perché, veramente si danno la mano; infatti, per iniziare una ricerca indipendente e libera, che porti frutto, dobbiamo abbandonare i pregiudizi ed i preconcetti.

Dice ‘Abdu’l-Bahá: “…  l’uomo deve amare la luce senza badare alla sorgente dalla quale essa appare… essa deve ricercare la verità prescindendo da dove essa scaturisca… Per poter trovare la verità, dobbiamo abbandonare i nostri pregiudizi e tutte le idee meschine; una mente aperta e percettiva è essenziale . Se il nostro calice è pieno del nostro io non vi rimane spazio per l’Acqua della Vita. Il fatto stesso che riconsideriamo nel vero e tutti gli altri in errore, è il più grave ostacolo sulla via dell’ Unità, e l’unità è indispensabile nella ricerca della Verità, poiché la Verità è Una.

È dunque imperativo rinunziare ai nostri pregiudizi specifici e alle superstizioni, se desideriamo sinceramente cercare la verità. Fintantoché non faremo nella nostra mente una distinzione netta fra i dogmi, le superstizioni e i pregiudizi da una parte e la Verità dall’altra, non potremo mai avere successo. Se cerchiamo qualcosa ardentemente, le cerchiamo ovunque. Questo principio deve essere tenuto presene nella ricerca della verità…

Non esiste una verità che possa contraddire un’altra verità. La luce è buona indipendentemente dalla lampada dalla quale emana! La rosa è bella in qualsiasi giardino fiorisca. Una stella irradia la medesima luce sia che essa risplende a levante o a ponente! Liberatevidai pregiudizi, acciocché amare il Sole della Verità indipendentemente dal punto dell’orizzonte dove sorge. Vi accorgerete che se la Luce Divina della Verità risplendeva in Gesù Cristo, la medesima Luce risplendette in Mosè ed in Buddha. Questo è quel che s’intende per ricerca della verità. Ciò significa che noi dobbiamo essere disposti a disfarci di tutto ciò che imparammo prima, tutto ciò che ostacola i nostri passi sulla via della verità e, conseguentemente, se necessario, non dobbiamo rifuggire dall’idea di ricominciare la nostra educazione daccapo.

Non dobbiamo permettere al nostro amore per una qualsiasi religione o persona d’accecarci al punto che le superstizioni c’incantino. Quando ci saremo liberati da tutte queste catene, ci sarà possibile con le menti libere giungere alla nostra méta” …”Così dobbiamo cercare la Verità di tutte le Religioni, poiché la Verità è in tutte e la Verità è una.”

Nel cap. LXXXIII delle “Le Lezioni di San Giovanni d’Acri “ di ‘Abdu’l-Bahá troviamo l’analisi dei metodi per acquistare conoscenza: “Esistono soltanto quattro metodi conosciuti per raggiungere la conoscenza; in altri termini, la realtà delle cose può essere compresa con uno dei quattro metodi seguenti.

  • Il primo metodo è costituito dalla percezione con i sensi, cioè per mezzo di tutto ciò che l’occhio, l’orecchio, il gusto, l’olfatto e il tatto percepiscono. Tutti i filosofi europei considerano l’uso dei sensi come il metodo principale per acquistare conoscenza, mezzo superiore ancorché imperfetto e suscettibile di indurre in errore. Infatti, il più importante dei sensi è quello della vista. Ricordiamo, in proposito, che la vista permette anche di vedere il miraggio dell’acqua e vede le immagini riflesse negli specchi quali esseri realmente esistenti; che i corpi appaiono piccoli secondo la distanza, e che un punto rotante sembra un circolo Allo sguardo la terra sembra ferma e il sole sembra in moto; molti sono i casi analoghi in cui la vista induce in errore. Perciò, non possiamo fare completo affidamento sui sensi.
  • Il secondo sistema è fondato sul ragionamento ed era quello degli antichi filosofi, colonne di saggezza; esso può definirsi come il metodo della comprensione. I saggi si basavano sulla ragione per le loro dimostrazioni e si attenevano fermamente alle prove logiche; tutte le loro teorie sono fondate sul ragionamento. Malgrado ciò, le loro opinioni sono contraddittorie. A volte i filosofi mutarono  perfino i loro punti di vista ; per vari anni dimostrarono l’esistenza di una cosa con argomenti logici, per poi negarla con argomenti altrettanto logici. Tanto è vero che Platone dimostrò dapprima “l’immobilità della terra e il movimento del sole; più tardi – sempre con dimostrazioni logiche – egli provò che il sole era un centro fisso e la terra si muoveva. In seguito, venne diffusa la teoria tolemaica e il pensiero “scientifico” di Platone venne dimenticato, sino a che uno studioso non lo richiamò in vita. Così tutti i matematici furono in disaccordo, sebbene tutti si fidassero di prove addotte dalla ragione. Allo stesso modo con argomenti logici i filosofi risolsero – in un dato momento – un determinato problema, per negare poi la soluzione sempre con argomenti della stessa natura.
  • Un filosofo sostenne fermamente, e con validi argomenti e prove in appoggio, una data teoria che poi egli stesso contraddisse con argomenti ugualmente poggiati sul ragionamento. È quindi evidente che il metodo fondato sulla ragione non è perfetto e lo dimostrano le divergenze degli antichi filosofi, la mancanza di stabilità e la variabilità delle loro opinioni. Se tale metodo fosse perfetto, dovrebbero tutti i pensatori concordare nelle loro idee e opinioni.
  • Il terzo metodo di comprensione avviene per mezzo della tradizione e si fonda sui testi delle Sacre Scritture. È opinione diffusa che nell’Antico e nel Nuovo Testamento Dio così parlò.” Questo metodo è ugualmente imperfetto dato che le tradizioni vengono accettate dalla ragione. E poiché la ragione stessa è  soggetta a errore, come essere certi che essa non commetterà errori nell’ interpretazione del significato delle tradizioni ? Come non ingannarsi dato che l’umana ragione non può raggiungere la certezza ? Questo è il metodo seguito dai capi religiosi; qualsiasi cosa essi afferrino dal testo si tratta sempre di ciò che la loro ragione comprende, e non necessariamente della verità autentica, perché la ragione è simile ad una bilancia e i significati contenuti nei Libri Sacri sono simili alle cose che vengono pesate. Se la bilancia non è esatta come potrà essere accertato il peso? Sappiate quindi che quando cade nella  mani del pubblico, quando le masse credono, è soggetto ad errore. Poiché, se nel provare o negare una cosa , si porta una prova presa dall’evidenza dei nostri sensi, questo metodo, come si è visto, non è perfetto; altrettanto avviene se le prove sono d’ordine intellettuale mentre le dimostrazioni fondate sulla tradizione, sono anch’essa imperfette.
  • Non esistono quindi ‘standards ‘ di comprensione sui quali possiamo contare in modo assoluto. È invece la munificenza dello Spirito Santo che ci dà il vero metodo di comprensione il quale è infallibile e non sottoposto ad alcun dubbio. L’aiuto che viene all’uomo dallo Spirito Santo, è l’unica condizione che consenta di raggiungere una certezza. Ciò è confermato da Bahá’uì’lláh ne Il Libro della Certezza: “Vi abbiamo dato Parole e Scritture perché ne comprendeste lo Spirito, ma se leggete senza comprendere, a che serve? “ Anche San Paolo diceva che la lettera uccide e che lo Spirito vivifica.

L’abbandono dei pregiudizi ci porterà altri benefici, così come rileviamo dalle seguenti parole di ‘Abdu’l-Bahá: “Tutti debbono abbandonare i pregiudizi e recarsi nelle chiese e nelle moschee degli altri, giacché in tutti quei luoghi di venerazione si fa menzione del nome di Dio e i credenti vi si radunano per venerare Iddio; qual è la differenza?

Nessuno d’essi venera Satana! I mussulmani devono recarsi nelle chiese cristiane e nelle sinagoghe ebraiche e viceversa gli altri devono recarsi alle moschee mussulmane. Essi si mantengono a distanza gli uni dagli altri soltanto a causa dei dogmi e di pregiudizi infondati. …Tutti i capi religiosi debbono recarsi nelle chiese l’uno dell’altro e discutere le basi dei principi fondamentali delle religioni divine. Nell’unione e nell’armonia più perfetta essi debbono adorare Iddio nei vari luoghi di culto ed abbandonare il fanatismo.

I Tempi Bahá’í sono aperti a tutti; possono entrarvi e pregare i seguaci di qualunque religione, dato che Bahá’u’lláh ci invita a studiare con amore i Libri Rivelati di tutte le religioni.

La religione deve essere la Causa dell’unione del genere umano. - Bahá’u’lláh scrive:

“La religione è il più grande strumento per l’ordine del mondo e per la tranquillità di tutti gli esseri. L’indebolimento delle colonne che sostengono la religione ha incoraggiato gli ignoranti, rendendoli audaci ed arroganti. La verità Io dico: tutto ciò che abbassa l’alto prestigio della religione, aumenta la noncuranza dei cattivi ed avrà per risultato finale l’anarchia…

Sono state create macchine infernali ed è stata manifestata un’atrocità nel distruggere la vita, senza precedenti nella storia delle nazioni. È impossibile porre riparo a questi mali violenti e travolgenti senza che i popoli della terra s’uniscono per un fine comune all’ombra d’una sola Religione. …”O gente di Bahá ! Ciascuno dei comandamenti rivelati è un possente baluardo per la protezione del mondo.”

La Religione dovrebbe essere la coordinatrice di tutte le funzioni dell’uomo, lo spirito penetrante che dà significato e finalità ad ognuna delle sue azioni, una vera fonte di unità.

Dice ancora Bahá’u’lláh:

“Considerate il mondo come il corpo umano che, sebbene alla sua creazione fosse sano e perfetto, è stato afflitto, per varie cause, da gravi disordini e malattie… Quel che il Signore ha ordinato come il rimedio sovrano, lo strumento potentissimo per la guarigione del mondo, è l’unione di tutti i suoi popoli in una Causa universale, in una Fede comune.”

E ‘Abdu’l-Bahá, aggiunge:

“La religione dovrebbe unire tutti i cuori e far svanire dalla superficie terrestre le guerre e le dispute; essa dovrebbe dar origine alla spiritualità, apportando luce e vita ad ogni anima. Se la religione dovesse divenire causa di incompatibilità, di odio e di scissione, meglio sarebbe farne a meno; abbandonare una religione simile sarebbe un atto veramente religioso. È chiaro che lo scopo di un rimedio è la guarigione, ma se il rimedio aggrava l’infermità è meglio non toccarlo più.

Ogni religione che non è causa d’amore e di unione, non è religione.”

La religione deve andare d’accordo con la scienza e la ragione – Non mi dilungo su questo principio, che sarà oggetto di un’intera lezione da parte del prof. Bausani. Mi limito a citare alcune parole di ‘Abdu’l-Bahá:

Quando la religione, liberata dalle superstizioni, dalle tradizioni e dai dogmi irrazionali mostrerà di conformarsi alla scienza, allora sorgerà nel mondo una grande forza unificatrice e purificatrice che spazzerà dalla terra le guerre, le dispute, le lotte e la discordia, e l’umanità sarà unita nella potenza dell’amore di Dio “ …Allora, “la religione sarà armonizzata con la scienza e la scienza sarà l’ancella della religione ed entrambe dispenseranno i loro doni materiali e spirituali a tutta l’umanità.

Uguaglianza dei diritti e dei doveri degli uomini e delle donne - Dice ‘Abdu’l-Bahá:

“In passato il mondo è stato governato con la forza, l’uomo ha dominato la forza perché egli è più forte ed aggressivo nelle qualità del corpo e della mente, ma la bilancia comincia a tracollare; la forza va perdendo il suo dominio e la sveltezza mentale, l’intuizione e le qualifiche spirituali dell’amore e dell’abnegazione , che sono le forti doti della donna si vanno affermando.

Così l’èra nuova sarà un’èra meno mascolina e maggiormente imbevuta di ideali femminili; e, per dire più esattamente, sarà un’èra in cui gli elementi mascolini e femminili della civiltà saranno equamente bilanciarti.”

In una riunione della “Lega per la libertà delle donne” di Londra, nel Gennaio del 1913, egli disse:

“L’umanità è come un uccello con le sue due ali: una sono gli uomini, l’altra le donne. Soltanto quando entrambe le ali siano robuste ed animate da una forza comune, è possibile che l’uccello spicchi il volo verso il cielo. In armonia con lo spirito di questi tempi le donne debbono progredire e compiere la loro missione in tutti i campi della vita; essa deve essere allo stesso livello degli uomini e godere degli stessi diritti. Questo è il mio più fervido voto ed uno dei principi fondamentali della dottrina di Bahá’u’lláh.”

…”Quando gli uomini asseriscono che una prova della loro superiorità è che le donne non hanno compiuto ciò che essi hanno fatto, usano un argomento meschino che tralascia di considerare il corso della storia, saprebbe le imprese delle grandi donne del passato e saprebbe inoltre che oggi dì vi sono parecchie donne viventi che compiono cose grandiose.”

A questo punto ‘Abdu’l-Bahá descrisse le imprese di Zenobia e d’altre illustre donne del passato, concludendo con un eloquente tributo a Maria Maddalena, la cui fede rimase arditamente intatta, mentre quella degli apostoli era stata scossa. Indi continuò:

“Fra le donne dei nostri tempi è esistita Quarratu’l-‘Ayn [“La consolazione dell’occhio”] figlia di un sacerdote maomettano. All’epoca della comparsa del Báb essa dimostrò tale forza e tale coraggio, che tutti coloro che l’ascoltarono rimasero attoniti. Nonostante l’antichissima consuetudine delle donne iraniane, essa si tolse il velo dal viso e, sebbene fosse considerato indecoroso parlare con uomini, l’eroica donna sostenne discussione con gli interlocutori più dotti vincendoli in ogni pubblica adunanza. Il governo dell’Iran la fece imprigionare; fu lapidata per le strade, scomunicata, cacciata in esilio di città in città, minacciata di morte eppure, non venne meno alla determinazione di lavorare per la libertà delle sue sorelle.

Sopportò persecuzioni e sofferenze col più grande eroismo e finanche in prigione guadagnò proseliti. Ad un ministro dell’Iran, nella cui casa era imprigionata, disse: “Potrete farmi uccidere quanto vi piaccia , ma non potrete mai arrestare il movimento d’emancipazione della donna.” E così ebbe fine la sua tragica vita: fu trascinata in un giardino e fu strangolata! Ma prima ella aveva indossato le sue vesti più belle, come se stesse per recarsi ad una festa nuziale , e sorprese e meraviglio tutti i presenti perla magnanimità con la quale offrì coraggiosamente la vita. Certamente essa fu una grande eroina…. Le donne debbono procedere sulla via del progresso, ampliando le loro cognizioni nei campi delle scienze, delle arti e della storia per il perfezionamento dell’umanità e, fra non molto, saranno riconosciuti i loro diritti.

Gli uomini vedranno le donne agire con zelo e comportarsi con dignità, migliorare la vita civile e politica, opporsi alle guerre e chiedere il suffragio e la parità dei diritti. Io mi attendo di vedervi avanzare in tutte le fasi della vita ed allora la vostra fronte sarà coronata dal diadema della gloria eterna.”

Allora tutto ciò sembrava un’ utopia, ma ora siamo sulla via della realizzazione. Riporto un interessante citazione del quotidiano “La Stampa” nel Novembre 1964, a firma di Giovanni Trovati: “… …L’altro giorno sul Figarò l’abate Laurentin ricordava che il primo baccalaureato femminile [pari al nostro diploma di maturità liceale] venne rilasciato in Francia nel 1879. Il titolo era riservato ai soli uomini e l’Accademia di Lione non voleva concederlo alla giovane; soltanto l’intervento del ministro della Pubblica Istruzione, spinto da una Loggia Massonica, indusse i professori a superare lo scoglio giuridico e ad aprire alle donne la strada degli studi superiori. In Italia la Facoltà di Medicina di Roma laureò la prima studentessa nel 1894. La novità suscitò mille discussioni; molti disapprovarono osservando che si sovvertivano le consuetudini con il rischio di turbare l’ordine costituito…

Istruzione Obbligatoria Universale – Quando Bahá’ulláh proclamò questo principio circa 165 anni fà, l’istruzione non solo era privilegio degli uomini rispetto alle donne, ma era inoltre privilegio di pochi. Egli disse:

“Istruirsi è dovere di tutti… Indubbiamente il vero tesoro dell’uomo è il suo sapere. Con il sapere si possono conseguire onori, prosperità, gioia, felicità, contentezza ed esultanza… Colui che educa suo figlio o qualsiasi altro bambino, è come se educasse uno dei Miei figli.” È così alta l’importanza che Bahá’u’lláh stabilisce per gli insegnanti, che vi è un posto per loro nel testamento che ogni Bahá’í deve fare; il loro posto viene dopo quello dei fratelli e delle sorelle.

Bahá’u’lláh dice ancora:

“La Penna suprema raccomanda a ciascuno l’educazione e l’istruzione dei fanciulli… È ordinato a ciascun padre di allevare suo figlio o sua figlia con la scienza e la scrittura ….”

‘Abdu’l-Bahá aggiunge:

Bahá’u’lláh preconizza l’educazione di tutti i cittadini. Nessun dovrebbe essere privato dell’istruzione, datta, tuttavia, secondo la sua capacità. Nessuno deve restare ignorante, poiché l’ignoranza è un difetto, presso gli uomini… Tutti non possono diventare dei sapienti o dei filosofi, ma tutti dovrebbero essere istruiti secondo i loro bisogni ed i loro meriti.

Soluzione spirituale dei problemi economici - Dice ‘Abdu’l-Bahá:

“Tutta l’economia del mondo riposa su basi divine ed è in stretta relazione con il cuore e con lo spirito “…

“La sistemazione delle condizioni di vita del popolo va effettuata in modo che la povertà scompaia e che ciascuno, secondo il suo rango e la sua posizione, benefici il più possibile delle comodità e del benessere sociale. Da un canto vediamo fra noi taluni che sono sovraccarichi di ricchezze, mentre dall’altro vediamo gli sfortunati che languiscono nella fame; coloro che posseggono vari palazzi e coloro che non hanno neppure un capezzale… Ciò è male e deve essere rimediato, ma il rimedio deve essere applicato con grandissima cura. Si capisce che è impossibile stabilire l’uguaglianza assoluta degli uomini; essa è una chimera ed è assolutamente inattuabile; se si riuscisse ad ottenerla non sarebbe duratura, e se divenisse un fatto compiuto, l’intero ordine del mondo sarebbe distrutto.

La legge dell’ Ordine deve prevale sempre nel mondo dell’umanità. Il Cielo ha così decretato quando ha creato l’uomo… L’umanità, simile ad un grande esercito, ha bisogno di un generale, di capitani, di sottufficiali dei vari gradi e di soldati e ciascuno con le sue attribuzioni. La gerarchia è necessaria per assicurare un’organizzazione ordinata. Un esercito non può essere composto solo di generali, o di capitani, o di soldati senza un capo che abbia l’autorità. Certamente siccome esistono alcuni individui enormemente ricchi e altri miseramente poveri, necessita di una organizzazione che controlli e migliori questo stato di Cose.

È importante limitare le ricchezze così com’è importante limitare la povertà, giacché ogni estremo è nocivo… Quando vediamo che la povertà ha raggiunto lo stato della fame, possiamo essere certi che ciò è conseguenza di tirannia; gli uomini debbono agire intensamente e procedere senza ulteriore ritardo a modificare le condizioni che apportano la miseria di una povertà distruttiva a così gran numero di esseri umani. I ricchi debbono dare parte di ciò che loro abbonda; essi debbono intenerirsi il cuore e coltivare intelligente compassione pensando a coloro che soffrono tristemente per mancanza dello stretto necessario alla vita. Dovranno essere promulgate leggi speciali per mitigare questi estremi di ricchezza e di bisogno… Il governo di ogni paese deve conformarsi alla Legge Divina che vuole la giustizia uguale per tutti… fino a che ciò non sarà compiuto, la Legge di Dio non sarà stata ubbidita. “

In una lettera indirizzata all’Organizzazione Centrale per una Pace Duratura, scritta nel 1919, ‘Abdu’l-Bahá dice:

“Fra gli Insegnamenti di Bahá’u’lláh esiste quello che suggerisce la divisione volontaria della proprietà con altri. Questa divisione volontaria è più nobile dell’uguaglianza (imposta legalmente) e consiste nel non preferire sé stesso agli altri; ma invece nel sacrificare la vita e la proprietà per il prossimo. Ma ciò non deve attuarsi coercitivamente emanando una legge cui l’uomo sia obbligato ad obbedire. No; piuttosto, l’individuo deve sacrificare il suo patrimonio e la sua vita per gli altri volontariamente e per sua elezione, spandendo volentieri per i poveri.

Una delle disposizioni più importanti di Bahá’u’lláh nei riguardi della questione economica è quella che si riferisce all’assoluta necessità per ogni essere umano di occuparsi in un lavoro utile. Non vi devono essere fuchi nell’alveare sociale, né parassiti abili al lavoro nella società Egli dice: “ S’impone a ciascuno di voi di dedicarvi a qualche occupazione, arte, commercio o simili. Noi abbiamo reso la vostra occupazione identica all’adorazione di Dio, l’ Unico Vero. Riflettete, o popoli, sulla grazia di Dio e sui Suoi Favori e ringraziatelo quindi al mattino ed alla sera! Non sciupate il tempo nell’ozio e nell’indolenza, ed occupatevi in ciò che porterà profitto a voi stessi e ad altri . Così è stato decretato in questa Tavola, dall’ Orizzonte della quale risplende il Sole della Saggezza e della Parola Divina! Al cospetto di Dio il più spregevole degli uomini è colui che sta seduto e mèndica . Aggrappatevi alla corda dei mezzi, fidando in Dio, Origine delle Cause. “

Quando nel 1912 ‘Abdu’l-Bahá fu negli Stati Uniti disse al popolo americano:

“ Fra il 1860 e il 1863 voi faceste una cosa meravigliosa, abolendo la schiavitù della persona; ma oggigiorno voi dovete fare qualcosa d’ancor più meraviglioso: dovete abolire la schiavitù industriale… La soluzione del problema economico non può essere ottenuta dallo schieramento del capitale contro il lavoro e del lavoro contro il capitale, in lotte e conflitti, da un amichevole accordo di entrambe le parti. Soltanto così potrà essere assicurato uno stato di giustizia duratura…

Fra i Bahá’í non esistono pratiche di estorsioni ingiuste e mercenarie contro i governi esistenti. Nel futuro non sarà più possibile per gli uomini di ammassare grandi fortune con il lavoro degli altri. Il ricco sarà disposto di condividere, e lo farà gradualmente, naturalmente e per volontà propria; ciò non potrà mai essere compiuto con guerre e spargimento di sangue.”

‘Abdu’l-Bahá disse a Dublino, nel Nuovo Hampshire nel 1912:

“Adesso voglio parlarvi della Legge di Dio. Secondo la legge divina gli impiegati non soltanto devono ricevere in pagamento il salario, ma devono essere partecipi degli utili di ciascuna impresa. La questione della socializzazione è molto difficile e non può essere risolta con gli scioperi per l’aumento dei salari. Tutti i governi del mondo debbono unirsi ed organizzare un’assemblea, i cui membri dovranno essere scelti nei Parlamenti e fra i notabili di ciascuna nazione ; questi dovranno preparare la riforma con saggezza ed autorità, di modo che né i capitalisti soffrano enormi perdite né i lavoratori siano lasciati in miseria. La legge va predisposta con i criteri della più grande moderazione e, deve essere annunciato al pubblico, che i diritti dei lavoratori debbono essere effettivamente tutelati e che nello stesso tempo anche i diritti dei capitalisti han da essere rispettati.

Quando una legge simile sarà adottata per volere d’entrambe le parti, se dovesse aver luogo uno sciopero tutti i governi del mondo dovrebbero resistere collettivamente, giacché esso apporterebbe grandi danni, specialmente in Europa, e cose terribile avverrebbero. Questa sarà una delle possibili cause di una guerra fra tutti i paesi d’Europa. I proprietari di beni, di miniere, di fabbriche, dovranno dividere i loro utili con gli impiegati, dando loro una buona percentuale dei profitti di modo che tutti i lavoratori ricevano, in aggiunta al salario, una parte dei proventi generali della fabbrica e possono conseguentemente dedicarsi al lavoro con maggior lena.”

10° Adozione di una lingua universale. - Bahá’u’lláh dice:

“ Il sesto Ishráq [Splendore] è la Concordia e l’ Unione fra gli uomini. Per mezzo della luce dell’Unione le regioni di tutto il mondo sono state sempre illuminate ed il più grande di tutti i mezzi per conseguirla è il capire, l’intendere la scrittura e l’idioma l’uno dell’altro. Già prima, delle Nostre Epistole, abbiamo comandato ai Fiduciari della Casa di Giustizia o di scegliere una delle lingue esistenti o di crearne una nuova; e, similmente, di adottare una scrittura comune, insegnando entrambe ai bambini in tutte le scuole del mondo, così che il mondo possa diventare un sol paese ed una sola casa.”…

Ad un banchetto esperantista in Parigi nel Febbraio del 1913 ‘Abdu’l-Bahá disse:

“Oggi una delle cause principale delle discordie in Europa è la diversità delle lingue. Noi diciamo: quest’uomo è un tedesco, quest’altro un italiano, oppure un inglese, ovvero un francese. Sebbene essi appartengono tutti alla medesima razza, la lingua è il più grande ostacolo fra di loro; se una lingua ausiliaria universale fosse adottata, essi potrebbero considerarsi come una sola razza. La Sacra Maestà di Bahá’u’lláh aveva scritto di questa lingua internazionale più di quarant’anni fa. Egli diceva che fintantoché non si adotti una lingua internazionale, l’unione completa fra le varie parti del mondo non può essere realizzata, perché i malintesi impediscono ai popoli d’associarsi tra loro e questi malintesi non saranno dissipati che per mezzo di una lingua ausiliaria internazionale”.

11° La Pace Universale – Dice ‘Abdu’l-Bahá:

“Un Tribunale Supremo dovrà essere fondato dai popoli e dai governi di tutte le Nazioni, un tribunale composto di membri eletti da ogni paese e governo. I membri di questo grande consesso dovranno riunirsi in perfetta unità. Tutte le dispute di carattere internazionale dovranno essere sottoposte a questo Tribunale il cui compito consisterà nell’arbitrare qualsiasi dissidio cher potrebbe essere causa di guerra. La missione di questo Tribunale sarebbe, quindi, quella di prevenire le guerre.”

12° Il Potere dello Spirito Santo – Negli Insegnamenti di Bahá’u’lláh è scritto:

“Per il potere dello Spirito Santo soltanto, l’uomo è capace di progredire, perché la potenza divina è infinita.” Anche San Paolo diceva: “Il Regno di Dio è fatto di potere non di parole.” ‘Abdu’l-Bahá aggiunge: “ I Profeti di Dio non si sono tutti diplomati nelle scuole di una dotta filosofia; anzi, essi furono spesso uomini di umile nascita, apparentemente ignoranti, uomini sconosciuti e di nessuna importanza agli occhi del mondo e che talvolta mancavano persino della conoscenza del leggere e dello scrivere. Ciò che innalzò questi grandi al di sopra degli uomini e per cui poterono diventare maestri di verità, fu il potere dello Spirito Santo.

La loro influenza sull’umanità, in virtù di questa possente ispirazione, fu grande e penetrante… Ne deduciamo che lo Spirito Santo è il fattore dinamico della vita dell’uomo. Chiunque riceve questo potere è capace d’influenzare tutto ciò con cui viene a contatto. …Allontanare il volto dalla contemplazione del vostro io finito e fissate gli occhi sulla Radiosità Eterna; allora le vostre anime riceveranno in piena misura il divino potere dello Spirito e le benedizioni della grazia infinita. Se voi vi terrete così pronti, diverrete nel mondo dell’umanità una fiamma ardente, una stella che guida e un albero fruttifero, mutando l’oscurità e l’afflizione in Luce e Gioia per lo splendore del Sole della Grazia e le infinite benedizioni della Buona Novella. Questo è il significato del potere dello spirito Santo, che io prego possa essere generosamente irrorato sopra di voi.”

A conclusione, riferisco alcune parole di ‘Abdu’l-Bahá durante uno dei Suoi discorsi a Parigi:

“ Nel passato, come nel presente, il Sole Spirituale della Verità è sempre apparso all’orizzonte dell’Oriente. …Ma sebbene il Sole di Cristo fosse apparso all’Oriente, il Suo Splendore si manifestò nell’Occidente dove la luce della Sua gloria fu vista più chiaramente. La luce divina dei Suoi insegnamenti risplendette con più forza nell’Occidente, dove fece progressi più rapidi che non nella Sua terra natía . Oggidì l’Oriente abbisogna del progresso materiale e l’Occidente abbisogna d’un ideale spirituale. Sarebbe bene per l’Occidente di volgersi all’ Oriente per la luce spirituale, dando in cambio le sue cognizioni scientifiche. Deve aver luogo uno scambio di doni.

L’Oriente e l’Occidente debbono unirsi per integrarsi a vicenda, donandosi ciò di cui ciascuno manca. Questa unione apporterà la vera civiltà, nella quale ciò che è spirituale è espresso e compiuto nel mondo materiale. Ricevendo le nazioni a vicenda l’una dall’altra, prevarrà la più grande armonia; tutti i popoli saranno uniti, uno stato di perfezione sarà raggiunto e commentato stabilmente, e questo mondo diverrà uno specchio lucente per riflettere gli attributi di Dio…

Il Dono di Dio per questa éra luminosa è la conoscenza dell’unità della razza umana e dell’unità fondamentale della religione. Le guerre fra le nazioni cesseranno e per il volere di Dio “La Più Grande Pace “ avrà avvento; il mondo sembrerà un altro mondo e gli uomini vivranno come veri fratelli. …

Noi tutti, nazioni orientali e occidentali, dobbiamo lottare giorno e notte col cuore e con l’anima per raggiungere questo ideale altissimo, per cementare l’unione di tutte le nazioni della terra.

Soltanto allora ogni cuore sarà rinfrancato, tutti gli occhi saranno dischiusi, i poteri più meravigliosi saranno elargiti e la felicità del genere umano sarà assicurata… Questo sarà il paradiso che verrà sulla terra quando tutta l’umanità sarà radunata sotto la Tenda dell’Unità nel Regno della Gloria,” …

Ed in una Tavola ‘Abduìl-Bahá scrive:

“l’ Unità dell’Umanità può compiersi in questo giorno. In verità, questa Unità è una delle meraviglie di questa età meravigliosa, di questo secolo glorioso. Di ciò, le età passate sono state private, poiché questo secolo – il secolo della luce- è stato dotato d’una gloria, d’una potenza e d’uno splendore unici ed ineguagliabili . Da ciò, ogni giorno, il miracolo d’ una nuova meraviglia. Eventualmente si vedrà con quale splendore bruceranno le sue fiaccole nell’assemblea degli uomini.

“Vedete” egli spiega “come la sua luce comincia a luccicare sull’orizzonte cupo del mondo. La prima fiaccola è l’unità del regno politico di cui possono discernersi i primi luccicori. La seconda fiaccola: l’unità del pensiero nelle intraprese del mondo, la cui realizzazione si vedrà tra poco. La terza fiaccola: l’unità della libertà che certamente si compirà. La quarta: l’unità di religione che è la pietra angolare della fondazione stessa,

e che, per la potenza divina, sarà rivelata in tutto il suo splendore. La quinta : L’unità delle nazioni – una unità che sarà fermamente stabilita in questo secolo – che permetterà a tutti i popoli del mondi di considerarsi come cittadini d’ una madre patria comune. La sesta: l’ unità delle razze, che farà di tutti gli abitanti della terra i popoli e le tribù di una razza unica. La settima: l’unità della lingua, cioè una lingua universale sarà scelta perché tutti i popoli l’imparino e la parlino. Ciascuna di queste cose si effettuerà inevitabilmente , poiché il potere del Regno di Dio darà il suo aito e la sua assistenza a questa realizzazione.”

Ed ancora dice ‘Abdu’l-Bahá in “Le Lezioni di San Giovanni d’Acri “:

“L’antagonismo religioso è settario, l’ostilità delle razze e dei popoli, le differenze fra le nazioni saranno eliminate. Tutti gli uomini aderiranno ad una sola religione, avranno una Fede comune, saranno mescolati in una sola razza e non saranno più che un sol popolo. Tutti abiteranno una sola patria, il pianeta stesso.”

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BI B L I O G R A F I A

  • Vers l’apogée de la race humaine – di Shoghi Effendi
  • La Saggezza di ‘Abdu’l-Bahá - - Casa Editrice Bahá’í [CEB]
  • Voici le jour promis – di Shoghi Effendi – CEB
  • La Dispensazione di Bahá’u’lláh – di Shoghi Effendi - CEB
  • Bahá’u’lláh & la Nuova Èra – di Esslemond – CEB
  • Le Lezioni di San Giovanni d’Acri – di ‘Abdu’l-Bahá – CEB
  • Il Libro della Certezza – di Bahá’u’lláh – CEB
  • Il Patto e L’Amministrazione Bahá’í – Compilazione – CEB

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Le Parole Celate di Bahá’u'lláh - II parte - di Agnese Boerio

Ξ Marzo 16th, 2008 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Bahá'u'lláh, Testi sacri della fede bahai, Agnese Boerio |

La Seconda Parte ha inizio con l’invito a dimorare unicamente nel “giardino delle rose dello spirito”:

 

NEL NOME DEL SIGNORE DEL VERBO PARLATO, IL POSSENTE

Versetto 1.

“O VOI GENTE CHE AVETE MENTE PER COMPRENDERE ED ORECCHIE PER UDIRE !

Il primo appello del Dilettantissimo è questo : O Mistico Usignolo! Dimora unicamente nel giardino delle rose dello Spirito. O Messaggero del Salomone dell’ amore! Non cercare altro rifugio che nella Saba del molto amato e, o fenice immortale, non soffermarti che sul monte della fedeltà! Ivi è la tua abitazione, se sulle ali della tua anima ti innalzi sino al regno dell’infinito e cerchi di raggiungere la tua méta. “

Versetto 2.

“O FIGLIO dello SPIRITO!

L’uccello cerca il suo nido; l’usignolo l’incanto della rosa; mentre codesti uccelli, i cuori degli uomini paghi della polvere transitoria, si sono smarriti lungi dal loro nido eterno e, con gli occhi rivolti verso la melma dell’incuria, sono orbati della gloria della divina presenza. Ohimé! Com’è strano e pietoso; per una mera ciotola d’acqua si sono privati dei flutti travolgenti dell’Altissimo e sono rimasti lontani dagli orizzonti più fulgidi.”

Un versetto della prima parte – il versetto 67 – accenna già alla relatività della verità religiosa, tema che viene più ampiamente svolto nella seconda parte.

Parte 1^ - Versetto 67.

“O FIGLIO della BELLEZZA!

In nome del Mio spirito e della Mia benevolenza! In nome della Mia misericordia e della Mia bellezza! Tutto ciò che ti ho rivelato con la lingua del potere e tutto ciò che ho scritto con la penna della possanza fu in armonia con le tue capacità ed il tuo intelletto, non col Mio stato e con la melodia della Mia voce.”

Questo prelude all’insegnamento della Rivelazione progressiva, insegnamento base di Bahá’u’lláh. - Nella seconda parte troviamo chiaro infatti l’accenno alla nuova rivelazione ancora invisibile nei reami della santità, (siamo nel 1857, cinque anni prima della Rivelazione di Bahá’u’lláh, ma Egli aveva già ricevuto l’intimazione nel 1853):

Versetto 18.

“O VOI ABITATORI dell’ ECCELSO PARADISO !

Proclamate a tutti i figli della certezza, che nei reami della santità, presso il celestiale paradiso, è apparso un nuovo giardino intorno al quale si muovono i cittadini del supremo regno e gli immortali abitatori dell’eccelso Paradiso. Sforzatevi dunque di raggiungere quello stadio…”

Quindi Egli ci invita a richiamare alla memoria gli altri momenti consimili del passato, ossia le precedenti rivelazioni , e puntualizza la Sua propria identificazione con esse:

Versetto 19.

“O AMICI MIEI !

Avete voi dimenticato quel puro e radioso mattino nel quale, in quei sacri e benedetti luoghi, eravate tutti radunati in Mia presenza all’ombra dell’albero della vita che è piantato nel paradiso di ogni gloria? Attoniti e riverenti voi Mi ascoltaste mentre Io profferivo questi tre santissimi precetti: «O amici ! Non anteponete il vostro volere al Mio; non desiderate mai ciò che Io non ho desiderato per voi; non vi avvicinate a Me con cuori inerti, inquinati da desideri e bramosie mondane ». Sol che voi santificaste le vostre anime, voi ricordereste in questa ora quel luogo e le sue adiacenze, e la verità del Mio detto sarebbe resa evidente a voi tutti.”

Ma i nostri cuori non sono pronti, ed Egli ci avverte:

Versetto 71

“ O AMICI MIEI !

Richiamate alla vostra mente il patto che avete stipulato con Me sul Monte Paran [ Il Monte sul quale Iddio apparve al profeta Abramo ] , situato entro i sacri domini di Zaman Io presi a testimoni le moltitudini dei cieli e gli abitatori della città eterna, eppure ora non trovo più uno che sia fedele al patto. Indubbiamente l’orgoglio e la ribellione l’hanno cancellato dai cuori in tale guisa che non ne rimane alcuna traccia…”

Qui, com’è evidente, Bahá’u’lláh si identifica con i Messaggeri del passato, così come Essi stessi avevano detto prima di Lui; non ha detto Gesù: « Io sono l’Alfa e l’Omega ? »; non ha detto Muhammad: « Io sono tutti i Profeti ? », ed anche: « Io sono il primo Adamo, Noè, Mosè e Gesù ?» [vedi il Libro della Certezza di Bahá’u’lláh pag. 165 ]

Versetto 17.

“ O COMPAGNI !

Le porte che si aprono sull’infinito sono spalancate e la dimora dell’Amato è adornata col sangue degli amanti, eppure costoro, tranne pochi, rimangono privi di questa città celestiale, ed anche di questi pochi, nessuno, tranne un piccolissimo manipolo, è stato  trovato con cuore puro e spirito santificato.”

Dopo la constatazione di averci trovati con cuori inerti, ecco l’invito a risvegliarci:

Versetto 20

“ O VOI CHE GIACETE COME MORTI SUL GIAGIGLIO DELL’IGNAVIA

Epoche ed epoche sono passate e le vostre vite preziose sono pressoché alla fine, eppure non un solo alito di purezza da parte vostra ha raggiuntola Nostra corte di  santità. Sebbene immersi nell’oceano della miscredenza, tuttavia con le vostre labbra voi professate la unica vera fede di Dio. Colui che io aborro voi l’avete amato e del Mio nemico voi avete fatto un amico. E nondimeno voi camminate sulla Mia terra compiaciuti e soddisfatti di voi stessi, ignorando che la Mia terra è stanca di voi e che ogni cosa in essa vi schiva. Sol che voi apriste i vostri occhi, in verità, voi preferireste una miriade di dolori a questa gioia, e valutereste la morte stessa migliore di questa vita.”

Versetto 21.

“O MOBILE FORMA DI POLVERE !

Io desidero essere in comunione con te , ma tu non volesti riporre alcune fede in Me. La spada della tua ribellione ha abbattuto l’albero della tua speranza. In ogni tempo Io risono vicino, ma tu sei sempre lungi da Me. Io ho scelto per te la gloria imperitura, ma tu stesso hai scelto la vergogna senza fine. Ritorna finché c’è ancora tempo e non perdere questa tua occasione.”

Versetto 22.

“ O FIGLIO del DESIDERIO!

I dotti e i saggi hanno lottato lunghi anni per giungere alla presenza del Gloriosissimo; ma hanno fallito; essi hanno speso la loro vita nella ricerca di Lui, eppure non videro la bellezza del Suo sembiante. Tu senza il minimo sforzo hai raggiunto la mèta, e senza cercare , hai ottenuto l’oggetto della ricerca. E ciò nonostante, tu rimanesti così avvolto nei veli dell’egoismo, che i tuoi occhi non videro la bellezza dell’Amato, né le tue mani toccarono il lembo della Sua veste. O voi che avete occhi, mirate e meravigliatevi.”

Il versetto che segue è la rimembranza, del martirio del Báb e l’accenno alle sofferenze a cui Lui Stesso (Bahá’u’lláh) è stato e sarà sottoposto a causa non solamente dei Suoi nemici, ma anche per la negligenza di coloro che si dichiaravano amici.

Versetto 23.

“ O ABITATORI DELLA CITTÁ DELL’AMORE !

Raffiche letali hanno investito la fiaccola eterna , e la bellezza del giovane celestiale è oscurata dal velo della polvere . Il capo dei monarchi dell’amore è oppresso dalla gente della tirannia e la colomba della santità giace prigioniera fra gli artigli delle strigi. Gli abitatori del padiglione della gloria e le moltitudini celesti si dolgono e gemono , mentre voi riposate nel regno della negligenza e vi considerate come amici veri. Come sono vane le vostre immaginazioni.”

Con infinito amore Egli ci guida ancora verso l’affinamento delle nostre qualità, ci ammonisce a non voler apparire ciò che non siamo :

Versetto 24.

O VOI CHE SIETE SCIOCCHI SEBBE ABBIATE IL NOME DI SAGGI !

Perché vi camuffate da pastori, quando internamente siete diventati lupi bramosi delle Mie greggi? Voi siete proprio come la stella che spunta prima dell’ alba, che, pur sembrando radiosa e luminosa, trae i viandanti della Mia città fuor di strada sul sentiero della perdizione.”

Questo è un chiaro accenno ai teologi della Sua epoca. Accenni simili sono anche nel Corano e nel Vangelo: Corano, 3/94: “Dite, o gente del Libro, perché allontanate i credenti dalla via di Dio ?” È evidente che con “gente del Libro” che ha allontanato gli altri uomini dalla retta via di Dio, si allude a non altro che ai teologi di quell’epoca…..”

[vedi il Libro della Certezza di Bahá’u’lláh p. 37]; e nel Vangelo di Matteo, XXIII, 13: “Ma guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti ! Perché serrate in faccia agli uomini il regno dei cieli; e non ci entrate voi né lasciate che c’entrino quelli che ci vogliono entrare.” –

Riprendiamo “Le Parole Celate

Versetto 25.

“O VOI CHE SEMBRATE GIUSTI MA INTERNAMENTE SIETE CORROTTI !

Voi siete come l’acqua limpida ma amara che all’apparenza è pura e cristallina, ma dalla quale , quando sia saggiata dal Divino Saggiatore, non una goccia è accettabile. Sì, il raggio del Sole cade ugualmente sulla polvere e sullo specchio, eppure essi differiscono nel riflettere la luce così come la stella differisce dalla terra: anzi, incommensurabile è la differenza !”

Dobbiamo meditare e donare a Dio il nostro cuore:

Versetto 26

“O AMICO MIO A PAROLE !

Pondera un istante. Hai tu mai sentito dire che amico e nemico convivano in uno stesso cuore? Scaccia dunque l’estraneo affinché l’Amico possa entrare nella Sua dimora.”

Versetto 27.

“O FIGLIO DELLA POLVERE !

Tutto ciò che è in cielo ed in terra, Io l’ho predisposto per te, tranne il cuore umano che Io ho fatto dimora della Mia bellezza e della Mia gloria; eppure

tu hai donato la Mia casa e la Mia dimora ad altri che non a Me…”

Versetto 31.

“O FIGLIO DELLA TERRA !

Se tu vuoi aver Me, non cercare altri che Me; se tu vuoi contemplare la Mia bellezza, chiudi i tuoi occhi al mondo e a tutto ciò che è in esso; poiché il Mio volere ed il volere di altri che non sia Me, così come l’acqua e il fuoco, non possono dimorare assieme nello stesso cuore.”

Versetto 32.

“O AMICO SCONOSCIUTO !

La fiaccola del tuo cuore è accesa dalla mano del Mio potere, non la spegnere con i venti ostili dell’egoismo e della passione. Il balsamo di tutti i tuoi malanni è la rimembranza di Me, non lo dimenticare…”

Versetto 33

“ O MIO FRATELLO !

…Spargi i semi della Mia sapienza divina sul puro terreno del tuo cuore…”

Versetto 34.

“O ABITATORI DEL MIOI PARADISO !

Con mani di tenero amore , Io ho piantato nel santo giardino del paradiso l’alberello del vostro amore e della vostra amicizia e l’ho annaffiato con le benefiche piogge della Mia tenera grazia. Adesso che l’ora della sua fruttificazione è giunta, ingegnatevi di proteggerlo e di non lasciarlo consumare dalle fiamme del desiderio e della passione.”

E quando l’albero dell’amore Divino ha fruttificato nel nostro cuore, a nostra volta dobbiamo spargere questi semi, ma… con saggezza…

Versetto 36.

“O FIGLIO DELLA POLVERE !

Savi sono coloro che non parlano se non ottengono udienza, così come il coppiere il quale non porge la sua coppa finché non trova chi la chiede, e come l’amante che non grida d’ardore dalle profondità del suo cuore finché non porge il suo sguardo sulla bellezza della sua amata. Spargi dunque i semi della saggezza e del sapere nel puro terreno del cuore e tienili celati finché i giacinti della divina saggezza, sboccino dal cuore, e non dal fango e dalla mota.”

Egli ci fa comprendere che tante volte è sorta l’alba di una nuova rivelazione, ed ora Egli ci chiama nuovamente, e, se non la cogliamo ora, questa occasione non ci sarà data più.

Versetto 28.

“O ESSENZA DEL DESIDERIO !

Più di un’alba Io mi volsi dai regni dell’Infinito verso la tua dimora e ti trovai sul letto dell’infingardaggine, occupato d’altri anziché di Me. E allora, rapido come il lampo dello Spirito, Io tornai ai regni della gloria celestiale…”

Versetto 29.

“O FIGLIO DELLA MUNIFICENZA !

Dai deserti del nulla con la creta del Mio comandamento Io ti feci apparire predisponendo ogni atomo esistente e l’essenza di ogni cosa creata per il tuo addestramento. Così, prima che tu uscissi dal grembo di tua madre, Io destinai per te due fontane di rilucente latte, occhi per vigilarti e cuori per amarti. Con il Mio tenero amore, all’ombra della Mia misericordia, Io ti nutrii e ti salvaguardai con l’essenza della Mia grazia e del Mio favore. Ed il Mio scopo in tutto ciò era che tu potessi raggiungere il Mio perpetuo dominio e divenire degno delle Mie invisibili elargizioni. Eppure tu rimanesti apatico e quando divenisti adulto, ponesti in non cale i Miei favori e t’occupasti delle tue vane immaginazioni, in tal guisa da divenire completamente dimentico, e, allontanandoti dalle parole dell’Amico, prendesti dimora nelle corti del Mio nemico.”

Versetto 30.

“O SCHIAVO INCATENATO DEL MONDO !

Più di un’alba la brezza del Mio tenero amore spirò su di te e ti trovò profondamente addormentato sul letto dell’accidia…”

Versetto 40.

“O MIO SERVO !

Liberati dai ceppi di questo mondo, e svincola l’anima tua dalla prigione di te stesso. Cogli questa occasione poiché essa non ti sarà data più.”

Bahá’u’lláh ci avverte che fra poco solo la più pura intenzione sarà accettevole al Trono dell’Altissimo, e c’invita quindi a bandire dai nostri cuori la malignità e l’invidia, i desideri mondani, la cupidigia, la vanagloria, l’alterigia e la tirannia e ci invita a non lamentarci, a non criticare gli altri, ad essere tolleranti gli uni con gli altri, a non avvantaggiarci sugli amici, a non affannarci in vane contese:

Versetto 35.

“ O AMICI MIEI !

Spegnete la lampada dell’errore ed accendete entro i vostri cuori la fiaccola eterna della divina guida. Poiché fra non molto i saggiatori dell’umanità, alla sacra presenza dell’Adorato , non accetteranno null’altro che la più pura virtù e le azioni di immacolata santità.”

Versetto 42.

“O MIO SERVO !

Purifica il tuo cuore dalla malignità e, scevro d’invidia, entra nella divina corte della santità.”

Versetto 42.

“O MIO SERVO !

Purifica il tuo cuore dalla malignità e, scevro d’invidia, entra nella divina coorte della santità.”

Versetto 50.

“O QUINTESSENZA DELLA PASSIONE !

Deponi ogni cupidigia e sii pago, poiché il cupido è stato sempre in privazioni e il pago è sempre stato amato e lodato.”

Versetto 47.

“ O FIGLI DEL DESIDERIO !

Deponete le vesti della vanagloria e spogliatevi dall’albero dell’alterigia.”

Versetto 64.

“O OPPRESSORI SULLA TERRA !

Ritraete le vostre mani dalla tirannia poiché Mi sono impegnato a non perdonare l’ingiustizia di ciascun uomo. Questo è il Mio patto che ho irrevocabilmente decretato e custodito nella tavola che ho suggellato col Mio sigillo di gloria.”

Versetto 44.

“O COMPAGNO DEL MIO TRONO !

Non ascoltare e non vedere alcun male, non degradarti, non sospirare, né piangere. Non dire il male, affinché tu non possa udire il male che ti vien detto, e non esagerare le colpe degli altri affinché le tue possono apparire non grandi; non desiderare l’avvilimento di alcuno, affinché il tuo non appaia evidente. Vivi dunque i giorni della tua vita che sono meno di un fugace istante, con mente immacolata, con cuore incontaminato con pensieri puri e con la tua natura santificata, cosicché libero e felice , tu possa deporre questa spoglia mortale , rifugiarti nel mistico paradiso e dimorare per sempre nel regno eterno.”

Versetto 48.

“O FRATELLI !

Siate tolleranti gli uni con gli altri e non ponete il vostro affetto sulle cose di quaggiù Non insuperbite della vostra gloria e non vi vergognate del vostro avvilimento. In nome della Mia bellezza! Io ho creto tutte le cose dalla polvere e in polvere tornare le farò.”

Versetto 54.

“O VOI RICCHI DELLA TERRA !

I poveri in mezzo a voi sono affidati a Me; prendetevene cura e non siate soltanto intenti al vostro benessere !”

Versetto 55.

“O FIGLIO DELLA PASSIONE !

Tergiti dalla contaminazione della ricchezza e procedi in pace perfetta nel regno della povertà, cosicché dalla fonte della rinunzia tu possa libare il vino della vita immortale.”

Amorosamente Egli ci raccomanda di non praticare l’empio, ma di entrare in comunanza con il giusto :

Versetto 56.

“ O FIGLLIO MIO !

La compagnia dell’empio accresce il dolore, mentre associarsi col giusto deterge la ruggine dal cuore. Colui che cerca la comunione con Dio vada a cercare la compagnia degli amati da Lui; e colui che desidera di ascoltare la parola di Dio, presti orecchio alle parole dei prescelti da Lui.”

Versetto 57.

“O FIGLIO DELLA POLVERE !

Bada ! Non praticare l’empio e non associarti con lui, perché una tale compagnia tramuta la radiante luce del cuore in fuoco infernale. “

Versetto 3.

“O AMICO !

Nel giardino del tuo cuore non piantare null’altro che la rosa dell’amore e non lasciarti sfuggire l’usignolo dell’affetto e del desiderio. Fai tesoro della

compagnia dei giusti e schiva ogni comunanza con gli empi. “

E quindi ci ammonisce di usare la lingua per parlare di Lui e di dar prova di azioni pure e sante :

Versetto 66.

“O GENTE ERRANTE !

Vi diedi la lingua per parlare di Me, non la contaminate con la calunnia. Se la fiamma dell’egoismo vi sopraffa, rammentate le vostre colpe e non quelle delle Mie creature , in quanto ché ciascuno di voi conosce se stesso meglio degli altri.”

Versetto 69.

“O FIGLI DI ADAMO !

Le sante parole e le azioni pure e pie ascendono al paradiso della gloria celestiale. Sforzatevi affinché le vostre azioni mondate dalla polvere dell’egoismo e dell’ipocrisia, trovino favore alla corte della gloria, poiché fra non molto i saggiatori dell’umanità, nella santa presenza dell’Adorato, non accetteranno che la virtù assoluta e le azioni d’immacolata purezza…”

Versetto 76.

“O FIGLIO DELLA MIA ANCELLA !

La guida è sempre stata data con parole ed ora è data con azioni. Ognuno deve dar prova di azioni pure e sante, perché le parole appartengono a tutti, mentre tali azioni appartengono soltanto ai Nostri prediletti…”

Versetto 78.

“O FIGLIO DELLA MIA ANCELLA !

Dissètati alla lingua del misericordioso al fluire del divino mistero e rimira nella fonte della divina parola lo splendore senza veli della stessa mattutina della sapienza…”

Con sapienza infinita Egli ci insegna che la ragione ci è data per comprendere meglio i Suoi detti e non per criticarli, ribellandosene. “

Versetto 79.

“ O FIGLIO DEL DESIDERIO !

Per quanto tempo ti librerai nei regni del desiderio? Ti ho concesso le ali affinché tu potessi volare verso i regni della mistica santità e non verso la regione della fantasia satanica. Il pettine anche ti ho donato affinché tu potessi ravvivare le Mie ciocche corvine e non per lacerare la Mia gola !”

Verso la fine vi è un versetto di particolare bellezza ed anche particolarmente astruso :

Versetto 77.

“O FIGLIO DELLA GIUSTIZIA !

Nottetempo la bellezza dell’ Essere immortale, si è rifugiata dalle alture smeraldine della fedeltà sotto il Sandratu’l-Muntahá1 e ha pianto un pianto tale che le moltitudini dei cieli e gli abitatori dei regni supremi gemettero ai Suoi lamenti. E allora fu chiesto: Perché questi gemiti e questi pianti ? Egli rispose: Come era stato richiesto, Io mi soffermai in attesa sul colle della Fede, ma non mi giunse la fragranza della fedeltà da coloro che dimorano in terra. Allora, richiamato indietro, Io vidi ohimé, talune colombe di santità crudelmente tormentate fra le unghie dei cani della terra. E Allora la Fanciulla del cielo si affrettò ad uscire, splendida e senza veli, dalla mistica magione e chiesi ad essi i loro nomi e tutti le furono detti tranne uno. Alla Sua insistenza, la prima lettera ne fu proferita, al che gli abitatori delle camere celesti irruppero dalle loro abitazioni di gloria. E mentre la seconda lettera era pronunziata, essi caddero giù, dal primo all’ultimo, nella polvere. In quell’istante si udì una voce dal più recondito santuario « Fin qui e non oltre» In verità Noi diamo testimonianza di quel che essi hanno compiuto e stanno ora compiendo.”

1 Sandratu’l-Muntahá era l’albero di cedro che anticamente gli Arabi piantavano al termine d’una carovaniera per servire da guida ai viandanti. Qui esprime la mèta finale dell’uomo e cioè la Manifestazione di Dio al momento in cui appare.

Ora dobbiamo cercare di comprenderne il significato ! Infatti, nel Libro della Certezza di Bahá’u’lláh a pag. 184 leggiamo: “…in ogni età la lettura delle Scritture e dei libri sacri non ha altro scopo se non quello di far arrivare il lettore a comprendere il significato ed a svelarne i più reconditi misteri. Altrimenti il leggere senza comprendere non è di alcun vantaggio duraturo all’uomo.” Sempre nel Libro della Certezza a pag.225 troviamo: “O fratelli, dovremmo aprire gli occhi, e meditare sul Verbo di Dio e cercare l’ombra protettrice della Sua Manifestazione.

Così soltanto potremmo far tesori degli infallibili consigli del Libro e dare ascolto agli ammonimenti inseriti nelle Sacre Tavole, senza cavillare con il Rivelatore dei versetti, e aderire completamente alla Sua Causa, e accettare con tutto il cuore la Sua legge, per poter un giorno entrare nella corte della Sua misericordia e dimorare sulle sponde dell’oceano della Sua grazia. Egli, invero, è misericordioso e longanime coi Suoi servi…”!

Anche ‘Abdu’l-Bahá ribadisce il concetto. Ne La Saggezza di ‘Abdu’l-Bahá a pag. 128 leggiamo: “ Tutti i libri sacri furono scritti per guidare l’uomo nelle vie dell’amore e dell’umiltà”, ed aggiunge a pag.45, “Il dono più grande che l’uomo ha ricevuto da Dio è quello dell’intelletto e della comprensione. E, Bahá’u’lláh, nella 1^ Parte delle “Sette Valli”, alla settima Valle della povertà vera e dell’assoluta non esistenza, suggerisce:

“Qualora alcuni dei detti di questo Servo non siano compresi o apportino turbamento, bisogna chiedere di nuovo, in maniera che nessun dubbio permanga, e il significato sia chiaro come il Viso del Beneamato che splende dal ‘Sito di Grande Gloria ’

Rivolgiamoci quindi alle Parole rivelate in tutti gli Scritti Sacri, seguendo il metodo suggerito da ‘Abdu’l-Bahá, ossia, di iniziare lo studio dai Libri Sacri più recenti, proseguendo indietro con quelli del passato, ritornando poi in avanti, e ancora indietro, e così via…. ed allora, egli ci assicura, “i misteri si chiariranno.”

Nel libro La Dispensazione di Bahá’u’lláh di Shoghi Effendi, a pag. 26 troviamo un accenno: “Non potrebbe questo passo delle Parole Celate essere interpretato come un’allusione allegorica alla progressività della Rivelazione Divina, e un’ammissione da parte del Suo Autore che il Messaggio che gli è stato affidato, non è affatto l’espressione finale ed ultima della volontà e della guida dell’Onnipotente?” Questo è certamente accettabile, come vedremo analizzando il versetto parola, per parola: “Nottetempo…”: restiamo colpiti dal fatto che sono ripetute qui alcune parole già dette da Gesù, in due punti. Infatti nel Vangelo di Mattato [XXIV, 42/43] leggiamo: “Vegliate adunque perciocché voi non sapete a quale ora il vostro Signore verrà.

Ma sappiate ciò, che se il padre di famiglia sapesse a qual vigilia della notte il ladro deve venire, egli veglierebbe…” E nella II Epistola di Pietro [III, 10 }, leggiamo: “ Ora il giorno del Signore verrà come un ladro di notte… “ Andando ancora indietro, cerchiamo nell’antico Testamento e troviamo, nel libro dei Salmi, al Salmo 19 – Salmo di Davide, dato al Capo dei Musici, Vers. 1/2: “I cieli narrano la glorioa di Dio; e la distesa annunzia l’opera delle sue mani. Un giorno dietro l’altro sgorgano parole; una notte dietro l’altra dichiarano scienza.”

Anche nel Corano vi è qualche accenno simile. Allora comprendiamo che, mentre l’umanità è immersa nel buio dello Spirito, la Manifestazione appare, fedelmente come promesso; il Sadratu’l-Muntahá era l’albero di cedro che anticamente gli Arabi piantavano al termine d’una carovaniera per servire da guida ai viandanti.

Qui esprime la mèta finale dell’uomo e cioè la Manifestazione di Dio al momento in cui appare. Ma Essa piange, ed il suo pianto commuove gli abitatori dei regni a noi invisibili e gli uomini celesti. Anche qui ‘Abdu’l-Bahá ci viene in aiuto poiché ci insegna che gli uomini si dividono in due categorie : gli uomini celesti, diretti nelle vie di Dio, e gli uomini terrestri, occupati solamente nelle cose del mondo.

Ogni essere sensibile che ha udito questo pianto se ne è chiesta la causa. La Manifestazione di Dio risponde: come era stato richiesto Io mi soffermai in attesa sul colle della Fede, ma non Mi giunse la fragranza della fedeltà da coloro che dimorano in terra.” Ecco la causa del pianto ! Ma da chi era stato richiesto di soffermarsi sul colle della Fede ? Da Gesù ! In Luca [ XVIII; 8] Gesù stesso dice: “…Ma quando il Figliuol d’uomo verrà troverà egli pur la fede in terra?” L’espressione ha già in se la risposta negativa. confermata da Baha’u’lláh , che è il ritorno del Verbo di Dio promesso da Cristo.

Allora, volgendosi indietro Egli nota le Manifestazioni precedenti perseguitate dagli oppressori della terra (ed espressioni simili aveva avuto anche Gesù ). Quindi – attraverso la Manifestazione del Báb - la Parola (la Fanciulla splendida e senza veli ) esce chiara, nominandoli tutti, chiedendo conto ad ogni oppressore di quanto ha commesso, ma un nome è ancora celato: Bahá’u’lláh aveva ricevuto l’intimazione quattro anni prima nel 1853, perciò, nel regno invisibile il Suo nome era noto; ma, nel 1857 ancora non era stato rivelato direttamente agli uomini: lo sarà nel 1863!

La Parola urge, vuole giungere agli uomini, così come il Sole fuga via le tenebre della notte , per irrompere nel fulgore del primo mattino. Quando, al momento stabilito da Dio, la prima lettera viene pronunciata , tutti coloro che erano in attesa si preparano e quando la seconda viene detta, tutti si prostrano nella polvere in adorazione a Dio ! Quali sono queste lettere ? Bahá’u’lláh ne darà la risposta nel 1862 nel “Libro della Certezza” dove a pag. 283 come chiusa è scritto: ‘Rivelato dal “Bá” e dal “Há” (B ed H, cioè Bahá). In una lettera di Shoghi Effendi [non tradotta in Italiano] (vedi Rahigh Makhtum) egli spiega che questo nome è “BAHÁ” e si riferisce ai dolori e calamità sopportate da Bahá’u’lláh, poiché ciò che noi sappiamo dei Suoi dolori è solamente una minima parte.

Nel Libro “La Dispensazioni di Bahá’u’lláh” è riportata la seguente citazione di Bahá’u’lláh – che però non è in contrasto con quella particolare data sopra – che dice: [pag. 36] “La sapienza è di ventisette lettere. Tutto ciò che i Profeti hanno rivelato, sono due lettere. Nessuno finora ha conosciuto più di queste due letter; ma quando il Qa’im verrà Egli farà rivelare le altre venticinque lettere” (parole profetiche della tradizione Islamica ).

Proseguiamo l’esame del versetto: “ In quell’istante si udì una voce dal più recondito santuario: ‘Fin qui e non oltre ’.” Per comprendere questo passo dobbiamo rivolgerci al Báb; infatti Egli - che era il Verbo, la Parola – ha chiamato lettere i primi che si sono dedicati al servizio dell’umanità, guidandola verso di Lui. Secondo questo simbolismo

(è detto: nel “Libro della Certezza” pag 261: “Ogni conoscenza ha settanta significati, uno soltanto dei quali è conosciuto dagli uomini. E quando il Qa’im apparirà, rivelerà agli uomini tutto ciò che rimane; e d’altronde Adamo è chiamato il primo uomo – primo di una nuova creazione – e Gesù è chiamato da Paolo “primo di molti fratelli “ – ossia, ognuno di loro è primo come guida verso un modo di vita nuovo, più vicino a Dio) secondo questo significato dunque, possono essere considerati primi ‘Abdu’l- Bahá e Shoghi Effendi. Ed ecco che la Casa Universale di Giustizia, appena eletta nel 1963 [la Casa di Giustizia che è “il più recondito Santuario”] fa udire a tutto il mondo Bahá’í la seguente disposizione : “ Non c’è modo di nominare un altro Custode, ” ossia: “ fin qui e non oltre.”

Questo è stato, secondo me, un momento storico per l’intera umanità : Dio ha fatto udire la Sua voce dal Suo santuario in terra ; è la prima volta che Dio ricopre con manto d’infallibilità un’istituzione in terra. rileggendo ora il versetto 77 se ne dovrebbe comprendere più chiaramente il significato.

Ma questo studio non è finito, nei pochi versetti che seguono, è indicato l’obbligo di darsi ad arti e professioni:

Versetto 80.

“ O MIEI SERVI !

Voi siete gli alberi del Mio giardino, voi dovete produrre benefici e meravigliosi frutti, acciocché voi stessi e gli altri possiate profittarne. Epperciò incombe ad ognuno l’obbligo di darsi ad arti o professioni perché in essa sta il segreto della ricchezza, o uomini che capite ! Poiché i risultati dipendono dai mezzi adoperati, e la gloria di Dio vi sarà interamente sufficiente. Gli alberi che non danno frutto sono stati e saranno sempre destinati al fuoco ! “

Versetto 81.

“O MIO SERVO !

Gli uomini più abietti sono quelli che non danno frutto sulla terra. Tali uomini in verità sono ora considerati fra i morti, anzi al cospetto di Dio valgono più i morti che non codeste anime oziose ed ignavie.”

Versetto 82.

“O MIO SERVO !

I migliori degli uomini sono quelli che si guadagnano da vivere col proprio lavoro e spendendo i loro proventi a beneficio proprio e dei loro simili per amore di Dio , il Signore di tutti i mondi.!”

FINE

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Le Parole Celate di Bahá’u'lláh - testo di Agnese Boerio

Ξ Marzo 14th, 2008 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Bahá'u'lláh, Testi sacri della fede bahai |

Le “Parole Celate” chiamate nella prima edizione Italiana [Firenze 1926] “Parole Velate“ furono rivelate da Bahá’u’lláh durante il Suo glorioso soggiorno in Baghdad nel 1857, cioè a metà circa del tempo tra il Martirio del Báb [1850] e la Sua stessa Rivelazione [1863] – A pag. 142 di ‘Dio Passa nel Mondo‘ di Shoghi Effendi vi sono altri dettagli….

Durante il periodo del Suo esilio a Baghdad, Bahá’u’lláh si recava spesso a passeggiare sulle rive del Tigri e, al Suo ritorno, con sembiante felice, si metteva a scrivere queste gemme liriche che sono state, e sono tuttora, balsamo per migliaia di cuori addolorati.

Bahá’u’lláh stesso, fin dalle prime righe ci indica il significato e lo scopo di queste Parole Celate, che iniziano così:

“ Egli è la Gloria delle Glorie !

Questo è quel che è disceso dal regno della Gloria, proferito dalla lingua della forza e del potere e rivelato ai Profeti dell’antichità. Noi ne abbiamo presa l’intima essenza e l’abbiamo adornata con la veste della brevità quale pegno di favore ai giusti, acciocché essi possano rimanere fedeli al Patto di Dio, adempiendo nella loro vita la Sua missione ed ottenendo nel Regno dello Spirito la gemma della virtù Divina “ [pag. 9 ] .

Poiché per rimanere fedeli al Patto occorrono due cose: 1° ubbidire a quanto Dio via via ci ha indicato tramite i Suoi Messaggeri; e 2° riconoscere la Manifestazione di Dio quando appare; - ecco che troviamo qui in sintesi l’insegnamento completo dato in tutte le precedenti rivelazioni, specialmente nella prima parte, scritta in Arabo, proprio come preparazione all’imminente annuncio della Nuova Rivelazione.

E, nella seconda parte, scritta in Persiano, è anche preannunciata la Sua propria Rivelazione, così intimamente e chiaramente legata alle precedenti, da rendere evidente la via per “rimanere fedeli al Patto di Dio” ed adempiere la Missione.

Ne “Le Sette Valli e Le Quattro Valli” – Tavole indirizzate da Bahá’u’lláh a due persone differenti, più o meno nella stessa epoca [argomento che tratterà il prof. Bausani nella prossima lezione ] – noi troviamo verso la fine e precisamente nella Seconda Parte, alla Quarta Valle, due versi che spiegano, forse, perché nella ‘Parole Celate ‘ Egli ha usato l’Arabo nella prima parte ed il Persiano nella seconda parte:

“Parla la lingua Persiana sebbene l’Arabo ti piaccia di più; un innamorato a molte lingue al suo comando” (dal Mathavì.)”

Infatti l’Arabo è considerato la lingua dell’eloquenza ed il Persiano la lingua della chiarezza;nella prima parte – riassunto di tutti gli insegnamenti del passato – è espresso il grado massimo dell’eloquenza. In questo nuovo giorno è necessaria la massima chiarezza poiché l’uomo, al punto attuale della sua evoluzione ha sviluppato molto la sua razionalità.

Nella seconda parte delle ‘Parole Celaste ‘ sono ripresi con forza e chiariti alcuni punti particolarmente importanti come base spirituale per chi vuole ottenere, nel “regno dello Spirito,” la “gemma della virtù Divina” in questo tempo della Manifestazione del Regno di Dio in terra. Le “Parole Celate “ sono come un’aurora, o un tramonto, o come lo splendore di una foresta in autunno, La loro bellezza commuove ogni persona, artista o poeta, in grado differente ed ognuno può farne una descrizione diversa, secondo il modo in cui ne viene colpito.

Così, quel che esporrò, è solamente un modo di considerare “Le Parole Celate “non un rigido ed esauriente studio.

Consideriamo dunque “Le Parole Celate” come un viaggio spirituale in cui Bahá’u’lláh stesso ci prende per mano e ci suggerisce – sottovoce all’inizio – tutto quello che, degli insegnamenti precedenti, dobbiamo avere ben presente alla memoria per sfociare in una sinfonia maestosa verso la seconda parte, dove Egli ci porta a sentire la inesprimibile tonalità della Rivelazione che Egli preannuncia verso il massimo grado che gli uomini oggi possono sopportare.

Ma questo è solo per coloro che vogliono essere guidati ! In questo viaggio spirituale troviamo dunque le istruzioni date da Dio, tramite Bahá’u’lláh a coloro che vogliono seguire il Sentiero. È come la strada che prendiamo per un viaggio: al segnale rosso ci dobbiamo fermare e al segnale verde possiamo proseguire; ed alla fine del viaggio ecco apparire finalmente chiara all’uomo la mèta che è il risultato del suo viaggio. Ma per questo viaggio spirituale occorrono provviste:

Parte Prima

Versetto 1.

“O FIGLIO dello SPIRITO !

Il Mio primo consiglio è questo: Abbi un cuore puro gentile e radioso, affinché la tua possa essere una sovranità antica, imperitura, sempiterna.”

Senza questo primo passo essenziale non possiamo andare al prossimo. Molti credenti sinceri hanno fallito per non aver seguito questa condizione. Un cuore radiante è uno che dà sempre luce. Iniziamo questo viaggio e teniamo la Sua mano; Egli ci consiglia:

Versetto 2.

“O FIGLIO dello SPIRITO !

Ai miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanarti da essa se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa avere fiducia in te. Con l’aiuto di essa ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’ essere. In verità la Giustizia è il Mio dono a te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi ai tuoi occhi. “

Poi, Egli ci attrae più vicini a Lui:

Versetto 14.

“ O FIGLIO dell’UOMO !

… Dimora dunque nel tuo amore per Me, cosicché tu possa trovare Me nel Regno della gloria.”

Sopraggiungono difficoltà e problemi ? Egli ci avverte e ci spiega:

Versetto 53.

“ O FIGLIO dell’ UOMO !

Se la povertà ti raggiunge, non ti rattristare, perché col tempo il Signore della ricchezza verrà a visitarti…”

Ora troviamo i segnali verdi che ci indicano di andare avanti nella direzione giusta.

Versetto 15.

“ O FIGLIO del VERBO PARLATO !

Volgi il tuo viso verso il Mio e rinuncia a tutto tranne che a Me…”

Ci chiama ad una più stretta comunione con il Suo Spirito

Versetto 16.

“O FIGLIO della LUCE !

Dimentica tutto eccetto Me ed entra in comunione col Mio Spirito…”

Versetto 17.

“ O FIGLIO dell’UOMO !

Sii pago di Me e non cercare altro aiuto poiché nessuno, eccetto Me, può mai bastarti.”

Talvolta la nostra attenzione ci allontana dal Sentiero, ed Egli ci rimprovera perché, sebbene ci abbia invitati alle cose eterne, noi ci fermiamo a raccogliere sassi al lato della strada:

Versetto 23.

“ O FIGLIO dell’ ESSERE SUPREMO !

Io ti chiamo verso le cose eterne, eppure tu cerchi ciò che è perituro. Che cosa ti ha fatto allontanare dal Nostro desiderio e seguire il Tuo?”

La notte viene, Egli ci chiede di valutare le nostre azioni prima del riposo:

Versetto 31.

“O FIGLIO dell’ ESSERE !

Fai ogni giorno un’esame di coscienza prima che tu sia chiamato a rendere conto di te stesso, poiché la morte ti raggiungerà non preannunciata e sarai chiamato a rendere conto delle tue azioni.”

Siamo ammoniti che inutilmente cercheremo la gioia nel mondo; in realtà la troveremo solo nei nostri cuori. Man mano che procediamo nel cammino, udiamo questa esortazione, così come questa promessa:

Versetto 43,

“ O FIGLIO dell’ ESSERE !

Proclama il Mio Nome sulla Mia terra, affinché Io Mi possa rammentare di te nei Miei cieli, così saranno consolati i miei ed i tuoi occhi.”

Versetto 41.

Esalta la Mia Causa acciocché Io possa rivelarti i misteri della Mia grandezza e risplendere su di te con la luce dell’eternità.”

Ma incontriamo anche le luci rosse - i segnali di avvertimento. Egli ci consiglia di negare il nostro EGO, l’Ego che è sempre dormente in noi. Esso è pericoloso. Ancora, ed ancora Egli ci ammonisce, mettendo in evidenza i trabocchetti, le luci rosse : State cercando assistenza ? Essa non è presso di voi. La consolazione è presso di Me, Egli dice:

Versetto 17.

“O FIGLIO dell’ UOMO !

“Sii pago di Me e non cercare altro aiuto, poiché nessuno, eccetto Me, può mai bastarti.”

Versetto 40.

“O FIGLIO dell’ UOMO !

Dovessi tu percorrere veloce l’immensità dello spazio e traversare la vastità dei cieli, non troveresti riposo tranne che nella sottomissione al Nostro comandamento e nellaumiltà al Nostro cospetto.”

Egli ci mette in guardia contro il persistere sulla via da noi tracciata in contrasto con la Sua, poiché noi non conosciamo le sofferenze che troveremo , se ci allontaneremo dal cammino che Egli ha tracciato per noi:

Versetto 18.

“O FIGLIO dello SPIRITO !

Non Mi chiedere ciò che Noi non desideriamo per te; sii dunque pago di ciò che abbiamo disposto in tuo vantaggio, poiché questo è ciò da cui trarrai profitto se te ne appagherai.”

Ed Egli saggerà la nostra lealtà:

Versetto 55.

“O FIGLIO dell’ESSERE !

Non t’affannare con le cose di questo mondo, perché col fuoco Noi saggiamo l’oro e con l’oro Noi saggiamo i nostri servi.”

Man mano che l’uomo prosegue con Bahá’u’lláh in questo viaggio, gradatamente egli diviene troppo familiare con Lui ed incomincia, talvolta, ad interpretare la PAROLA. Quindi è ammonito verso un’umile ubbidienza e a non trasgredire i propri limiti.

Versetto 24.

“ O FIGLIO dell’UOMO !

Non oltrepassare i tuoi limitiné pretendere ciò che non ti si addice. Prostrati innanzi al sembiante del tuo Dio, il Signore della forza e del potere.”

L’uomo disprezza il povero ed esalta sé stesso. Gli giunge l’ammonimento:

Versetto 25.

“ O FIGLIO dello SPIRITO !

Non millantarti con il povero perché Io lo conduco per la sua via, e ti vedo nella tua cattiva situazione e ti confonderò in eterno.”

L’uomo si guarda attorno e comincia a criticare i suoi compagni. Egli è rimproverato aspramente in termini inequivocabili:

Versetto 26.

“O FIGLIO dell’ ESSERE !

Come hai potuto dimenticare i tuoi falli e occuparti dei falli degli altri? Chiunque fa ciò è da Me maledetto.”

Versetto 27.

“O FIGLIO dell’UOMO !

Non palesare i peccati altrui perché tu stesso sei un peccatore. Se tu dovessi trasgredire a questo comandamento, maledetto saresti e di ciò Io fo testimonianza.”

Ora noi giungiamo alla fine del viaggio. Avendo guidato l’uomo attraverso le condizioni di questo viaggio, le luci verdi e le luci rosse, Egli rivela il risultato dell’intero programma. Vengono date assicurazioni e confermazioni.

Versetto 11.

“ O FIGLIO dell’ ESSERE !

Tu sei la Mia lampada e la Mia luce è in teTrai da essa il tuo splendore e non cercare altri che Me, poiché Io ti ho creato ricco e ho sparso munificamente su te i Miei favori.”

Versetto 14.

“ O FIGLIO dell’ UOMO !

Tu sei il mio dominio e il Mio dominio non perisce mai; perché temi dunque di perire?

Tu sei la Mia luce, e la Mia luce non si estinguerà mai, perché dunque temi l’estinzione?

Tu sei la Mia gloria e la Mia gloria non si affievolisce; tu sei la Mia veste e la Mia veste non diverrà mai logora. Dimora dunque nel tuo amore per Me, cosicché tu possa trovare Me nel regno della gloria.”

Avendo superato queste condizioni, Egli chiama l’uomo ad udire con le orecchie di Dio ed a vedere con gli occhi di Dio:

Versetto 44.

“O FIGLIO del TRONO !

Il tuo udito è il Mio, ascolta dunque con esso. La tua vista è la Mia, guarda dunque con essa, acciocché nell’intimo dell’anima tua , tu possa attestare la Mia eccelsa santità e Io possa assegnarti, entro Me Stesso, un grado glorioso.”

Qual’è la meta ? ‘ Che gli uomini possano camminare sulla terra come UNO. Che con ogni atomo del loro essere e con le loro azioni possano manifestare i segni dell’ UNITÁ.’

Prima di passare allo studio della seconda parte, è utile puntualizzare ancora alcuni insegnamenti molto importanti, come la spiegazione che le calamità sono benedizioni e privilegio, e che la morte è apportatrice di gioia all’anima:

Versetto 51

“ O FIGLIO dell’ UOMO !

Le calamità sono la mia provvidenza; apparentemente sono fuoco e vendetta, ma in realtà sono luce e misericordia. Affrettati verso di esse, acciocché tu possa divenire una luce eterna ed uno spirito immortale. Questo è il Mio comandamento per te, osservalo.”

Versetto 32.

“ O FIGLIO dell’ ESSERE SUPREMO !

Ho fatto della morte un messaggero di gioia per te. Perché ti duoli ? Io creai la luce per diffondere il tuo splendore su di te. Perché te ne schernisci ? “

Un altro insegnamento base è che solamente se noi amiamo Dio, Egli può manifestarci il Suo amore, altrimenti la porta del nostro cuore rimane chiusa, ed il Suo amore non può penetrarvi. Anche ‘Abdu’l-Bahá ribadisce questo concetto quando ci dice che Bahá’u’lláh vuole degli innamorati di Lui, e che fra noi stessi dobbiamo essere innamorati gli uni degli altri: senza amore non vi può essere comprensione :

Versetto 5.

“O FIGLIO dell’ ESSERE!

Amami acciocché Io possa amarti. Se tu non M’ami, il Mio amore non potrà in nessun modo giungere fino a te. Sappi ciò o Mio servo.”

La Prima Parte delle Parole Celate termina con questo profondo insegnamento:

Versetto 71.

“O FIGLIO dell’ UOMO !

Scrivi tutto ciò che Noi ti abbiamo rivelato con l’inchiostro della luce sulla tavola del tuo spirito. Se ciò non fosse in tuo potere, allora trai il tuo inchiostro dall’essenza del tuo cuore, Se questo tu non puoi fare, allora scrivi con l’inchiostro purpureo che è stato versato sul Mio cammino. Più dolce invero Mi è questo d’ogni altra cosa, che la sua luce possa durare in eterno.”

Fine prima parte (Continua…)

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Il Patto di Dio con Gli Uomini Rinnovato Ogni 1000 Anni circa…

Ξ Marzo 10th, 2008 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Una Fede Comune, Documenti e Testi Sacri religione bahai |

di Agnese Boerio. 

Il prof. Bausani nella precedente lezione ha chiarito il concetto Bahá’í di religione, spiegando che tutte le religioni sono state inviate agli uomini dalla stessa Fonte Celeste per cui ne ricaviamo il principio della relatività e della progressività dell’insegnamento religioso. “Sappiate per certo” - spiega a questo proposito Bahá’u’lláh – “che in ogni dispensazioni la luce della Rivelazione Divina è stata elargita agli uomini in proporzione diretta della loro capacità spirituale.” Ogni Rivelazione Divina ha per obiettivo la Manifestazione destinata a succederle . “E, quest’ultima, senza differire da tutte le Rivelazioni precedenti, prepara la via per la Rivelazione che dovrà seguire. Il corso del sorgere e del tramontare del Sole di Verità continuerà così indefinitamente, un corso che non ha avuto principio e non avrà fine.”

Il Più Grande Nome (foto: Marco Abrar) La parola Dispensazioni.- secondo il Vocabolario del Fanfani significa: “Le disposizioni, la volontà, i provvedimenti riferendosi a Dio , nonché l’ordinamento dei consigli eterni, al fine proposto della redenzione dell’uomo mediante l’incarnazione del Verbo.” Noi Bahá’í siamo d’accordo

Sappiamo – secondo i Testi Sacri Cristiani – che la creazione non ha principio, e che, dopo aver creato il cielo e la terra, e la luce e gli alberi, e gli animali, Dio creò l’uomo – ossia la SPECIE UMANA – a sua immagine e somiglianza. Nella forma li fece maschio e femmina, ma la somiglianza con Lui è spirituale, e l’uomo spirituale è oltre la forma. Egli è somigliante a Dio per i suoi attributi, che è chiamato a manifestare nel distacco dalle cose del mondo, prendendo cura di tutte le cose del mondo per vivificarle.

L’uomo spirituale, messo allo stato di seme in quel giardino dell’Eden di cui ci parla la Genesi, doveva svilupparsi, crescere e passare attraverso le diverse fasi della fanciullezza e dell’adolescenza, fino allo stato attuale, in cui ha iniziato la sua maturità, ma è appena sorta l’alba del giorno della sua maturità, e l’uomo crescerà… fino a raggiungere l’alto stadio che Dio gli ha destinato. E per guidare queste creature così deboli, così facilmente attratte dalle cose vane del mondo e la cui intima vita spirituale è eternamente in pericolo, Dio stesso ha delegato in ogni epoca un Suo rappresentante – Specchio perfetto – manifestante i Suoi attributi (da qui il nome di Manifestazioni di Dio che viene loro dato ), con il compito di portarci le promesse da parte di Dio stesso, promesse condizionate all’esecuzione – da parte nostra – di alcuni obblighi : ubbidienza alle Sue leggi, fede in Lui, pentimento degli errori.

E questo è : IL PATTO DI DIO CON GLI UOMINI : un ordinamento divino destinato a governare le relazioni tra gli uomini e Dio, contenente la promessa della benedizione di Dio, legata all’esecuzione delle condizioni da Lui stabilite; condizioni che via via mutano nel tempo con il succedersi delle varie dispensazioni.

Secondo gli Scritti Sacri Bahá’í - [Il Patto e l’Amministrazione Bahá’í, pag. 8] “ Da tempo immemorabile Dio ha pattuito con il Suo popolo che Egli non lo avrebbe lasciato solo; ma che gli avrebbe inviato Maestri e Profeti, guide infallibili per assisterlo ed aiutarlo, per condurlo alla vera conoscenza e per mostrargli il sentiero che conduce vicino a Lui. Questo è il GRANDE PATTO, l’antico Patto di Dio, per mezzo della quale Dio ha infallibilmente elargito il Suo Potere rigeneratore, che ha ricreato tutte le cose e che ha educato l’uomo mettendolo in grado di edificare una civiltà in continuo progresso. Ogni Manifestazione ha sempre, a sua volta, predetto il Profeta o il Maestro che le sarebbe succeduto. Il filo aureo del Patto passa attraverso le Dispensazioni religiose del passato e le collega. “Il Vecchio Testamento significa l’Antico Patto; il Nuovo Testamento significa: il Nuovo Patto.”

Il primo profeta menzionato nella Bibbia è ADAMO. [Genesi – II, 15/17]. Il Signore Iddio prese dunque l’uomo e lo pose nel Giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse e dette all’uomo quest’ordine: “Tu puoi mangiare liberamente di ogni albero del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché se tu ne mangerai, di certo morrai.” L’albero del bene e del male sta a significare il mondo umano, poiché il mondo spirituale e divino è pura bontà e luminosità e il mondo umano luce e oscurità; bene e male esistono come condizioni opposte. Al tempo di Adamo l’uomo non aveva la razionalità sviluppata per comprendere ciò che era bene e ciò che era male; se avesse tentato di farlo sarebbe morto (nel senso spirituale, naturalmente – ossia sarebbe uscito da quel mondo spirituale tutto luce per precipitare nelle tenebre dell’errore). Egli avrebbe dovuto semplicemente ubbidire.

Aggiungerò, a maggior chiarimento, che gli uomini già esistevano al tempo di Adamo; basta leggere il capitolo IV della Genesi per rendersene conto. Adamo – Profeta di Dio ed iniziatore del ciclo Adamico – ha dato la spinta creativa che l’umanità del suo tempo poteva sopportare : così come ha fatto in seguito ogni Manifestazione di Dio che gli è succeduta, portando ogni volta una nuova creazione. Ma l’uomo disubbidì ai comandamenti inviati da Dio tramite Adamo, non osservò il Patto che Dio aveva fatto con Lui, e fu cacciato dal Giardino dell’Eden.

Le terrazze del Centro Mondiale Bahá'í (foto: Marco Abrar)

È scritto nella Genesi ancora: [VI] “Gli uomini frattanto si erano moltiplicati sulla faccia della terra… il Signore, vedendo che la malvagità degli uomini era grande sulla terra… disse: “Sterminerò dalla faccia della terra l’uomo da me formato… ” Ma NOÈ altro Profeta di Dio “trovò grazia agli occhi del Signore” che gli disse: [Genesi VI 17/18 ]: “Ed ecco Io farò venire il diluvio di acque sulla terra, per distruggere ogni carne che ha alito vitale sotto il cielo: tutto ciò che è sulla terra morrà! Ma io stabilirò con te la mia.

Alleanza: tu entrerai nell’Arca; tu e i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli con te… ” [ Genesi IX ] : “Poi Iddio così parlò a Noè e ai suoi figli: Ecco, Io stabilirò il mio patto con voi e i vostri discendenti che verranno dopo di voi… Questo sarà il segno del patto che Io faccio tra me e voi..! Io pongo il mio arco nelle nubi e servirà di segno del patto fra me e la terra. Quando accumulerò delle nubi sopra la terra e si vedrà l’arcobaleno nelle nubi, allora mi ricorderò del patto fra me e voi…”

Si dice che l’Arca sia sepolta in terra d’Armenia ; ma noi dobbiamo intendere il significato spirituale. Solo nell’Arca degli ordinamenti mandatici da Dio sta la nostra salvezza spirituale; e già fin d’allora ci viene simbolicamente spiegato che l’inviato di Dio giungerà ogni volta sulle nubi dell’ignoranza umana, così come l’arcobaleno sulle nuvole del cielo (non ci ha detto così anche Gesù ?).

L’umanità rinnovata da Noè si corrompe ancora ed adora molti déi. Ed un giorno, in Mesopotamia, in mezzo ad un popolo politeista, che professava la Religione di Nimrod e che adorava feticci, ecco sorgere ABRAMO, altro Profeta di Dio. Egli insorse contro le credenze della sua nazione e del suo popolo e della sua stessa famiglia, negando tutte le loro déità ed insegnando che vi è un Dio unico che dobbiamo amare ed ubbidire. Contrastato da tutti fu costretto a lasciare il suo paese, e si recò a Canaan in Terra Santa. Dice la Bibbia che attraverso di Lui, Dio rinnovò il suo Patto. Infatti nella Genesi ancora leggiamo [XVII, 1/9]: “Abramo aveva 99 anni quando gli apparve il Signore e gli disse: Io sono l’Iddio Onnipotente , cammina alla mia presenza e sii perfetto. Stabilirò il mio Patto fra me e te, e ti moltiplicherò in modo stragrande.”

Abramo si prostrò fino a terra e Iddio continuò dicendo: “Sono Io! Ecco il mio patto con te: ‘tu diventerai padre di una moltitudine di popoli; non ti chiamerai più Abramo; ma il tuo nome sarà Abrahamo, perché io ti costituisco padre di una moltitudine di popoli, Ti farò moltiplicare in modo stragrande, ti farò diventare molte genti e dei re usciranno da te. Stabilisco il mio patto fra me e te e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione, come patto perpetuo, per essere tuo Dio e dei tuoi discendenti dopo di te…”

La parola ‘popoli ’ è tradotta dall’originale OMÁT che, letteralmente, significa “RELIGIONE”. Quindi potremmo leggere: “Tu diventerai padre di una moltitudine di religioni.” Infatti Abramo ebbe dalla moglie Sara: Isacco, da cui procede la stirpe di Davide da cui nascerà Gesù; e dalla serva Hagar ebbe Ismaele da cui discenderà Muhammad ed il Báb (precursore di Bahá’u’lláh); e da Ketura [I Cronache – I 32/33] - che sposerà dopo la morte di Sara – discenderà Bahá’u’lláh (che significa ‘Gloria di Dio’). Fondatore della Fede Bahá’í.

E poiché Bahá’u’lláh è apparso 165 anni fà, portandoci il Messaggio di Dio per la guida dell’umanità dell’intero pianeta, ecco che con Lui dovrebbe essersi adempiuto le parole della Genesi [ XXII, 17/18 ]: “…Io ricolmerò di benedizioni e moltiplicherò tanto la tua progenie , che sarà come le stelle del cielo e la rena che è sul lido del mare , e la tua stirpe possederà la città dei suoi nemici. E tutte le genti della terra saranno benedette

Dopo questa analisi della Bibbia leggiamo le parole di ‘Abdu’l-Bahá, figlio di Bahá’u’lláh e interprete dei Suoi Scritti, da Lui designato [Il Patto e l’Amministrazione Bahá’í pag. 10/11]. “I profeti divini sono congiunti in perfetto stato d’amore. Ognuno di Essi ha dato la lieta novella della venuta del suo successore, ed ogni successore ha sanzionato Colui che lo aveva preceduto. Erano nella più grande unità, ma i loro seguaci sono in discordia. Il Santissimo Abramo, la pace sia con Lui, stabilì un patto riguardante il santissimo Noé e diede la lieta novella della Sua venuta. Haifa - Mausoleo Baha'i (foto: Marco Abrar)Il santissimo Mosé stabilì un patto riguardante il Promesso, cioè il Santissimo Cristo ed annunciò la nuova novella della Sua manifestazione al mondo. Il Santissimo Cristo stabilì un patto riguardante il Parácleto* e diede notizia della Sua venuta. Il Santissimo Profeta Muhammad stabilì un patto riguardante il Santissimo Báb, e il Báb era il promesso di Muhammad, poiché Muhammad diede la novella della sua venuta. Il Báb stabilì un patto riguardante la Bellezza Bendetta (Bahá’u’lláh) e diede la lieta novella della Sua venuta, poiché la Bellezza Benedetta era il promesso del Santissimo Báb.” E Bahá’u’lláh ha annunciato il prossimo Profeta quando saranno passati appieno 1000 anni.

Vogliamo controllare ancora sulla Bibbia? Abbiamo visto che l’insegnamento di Abramo fu quello di un Dio unico da rispettare da amare da ubbidire; ma gli uomini non comprendendone l’importanza, ricadevano sempre negli stessi errori. Leggiamo dalle Cronache [I, XVI, 14/16] che Davide esclama nel suo Cantico: “…Egli, il Signore, è il nostro Dio… Ricordatevi in eterno della sua alleanza, della parola con cui s’è impegnato per sempre, del suo patto giurato ad Abramo, della promessa rinnovata ad Isacco. A Giacobbe lo confermò come legge ad Israele lo die quale patto perpetuo…”

Ma Israele ancora peccò, e troviamo il suo popolo schiavo in Egitto: la sua schiavitù fisica è simbolo della sua schiavitù spirituale. MOSÈ, Profeta di Dio, che lo trae fuori dall’Egitto con nessun altro potere che quello conferitogli da Dio contro la grande potenza del Faraone, ci indica chiaramente come solo nella totale ubbidienza alle parole di Dio possiamo trovare la salvezza e affrancarci dalla schiavitù alle cose del mondo. Perché si purificasse, Mosè trascinò il suo popolo nel deserto per 40 anni, in un percorso che avrebbe potuto superare in 40 giorni. Nell’ Esodo è scritto: [XIX 3/5]

“Poi Mosè salì a Dio, e il Signore lo chiamò dalla vetta del monte dicendo: ‘ Così dirai alla casa di Giacobbe e dichiarerai ai figli d’ Israele: ‘Voi stessi avete veduto quanto ho fatto agli Egiziani e che vi ho portati come su ali di aquila e vi ho condotti a me. Or dunque, se voi ascolterete la mia voce e osserverete il mio patto, voi sarete mia speciale proprietà fra tutti i popoli…’ “

Leggiamo dal Deuteronomio [XI, 15/16] queste parole di Mosè: “Io dunque discesi dal monte, che divampava e tenevo nelle mie mani le due tavole del patto. Guardai, ed ecco, voi avevate peccato contro il Signore, Iddio vostro: vi eravate fuso un vitello di metallo: così presto avevate abbandonata la via che il Signore vi aveva comandato.” Mosé sarà molto severo con il suo popolo, ma gli dà poi una chiara promessa [Deut. XVIII, 13/15 ]: “Tu devi appartenere senza riserve al Signore, Iddio tuo… Egli… susciterà un profeta come me dall’intimo tuo, di mezzo ai tuoi fratelli: questo dovrete ascoltare.”

E prosegue: [ibid XVIII, 17/19]: “E il Signore mi disse: …Io susciterò loro un profeta come te, di mezzo ai loro fratelli e metterò le mie parole sulla sua bocca ed egli annunzierà loro tutto quello che gli avrò comandato. Se uno non ascolterà le parole che egli dirà in nome mio, io stesso gliene domanderà conto.”

E quando Gesù, il promesso di Mosé venne, Egli, rivolgendosi agli Ebrei che non Lo riconoscono nel Vangelo di Giovanni [V, 45/47] dice: “Non pensate che sia io colui che vi accuserà davanti al Padre; vi è già chi v’accusa quel Mosè stesso in cui sperate. Perché se credete a Mosè a me pure credereste; di me, infatti, egli ha scritto. Se dunque non credete a quel che egli ha scritto, come crederete alle mie parole ?”

A questo punto mi sembra interessante riportare il parallelo che Gesù stesso fa tra il giudizio che Mosè – apparso 1350 anni prima – sta operando al momento in cui Lui si manifesta, ed il giudizio che Gesù stesso farà circa 2000 anni dopo, al momento del suo ritorno [J.XII, 47/48] “Se uno ascolta le mie parole e non le osserva , io non lo giudico; non son venuto infatti a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo. Chi disprezza me e non riceve le mie parole , ha chi lo giudica; la parola che io ho annunziata, è quella che lo giudicherà nel giorno estremo.”

Riportandoci al quesito se Gesù fosse il Messia promesso da Mosè, leggiamo negli Atti degli Apostoli le parole che Pietro rivolse agli Ebrei che, non avendo creduto in Lui, ne avevano chiesto la Crocifissione [Atti. III 17/23] “Or dunque, fratelli, io so che avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi… Mosè, infatti, ha detto: Il Signore Dio vostro susciterà di mezzo ai vostri fratelli una profeta simile a me; e voi lo ascolterete in tutto quello che dirà; e chi non ascolterà questo profeta sarà sterminatola popolo”.

Abbiamo dunque visto che, secondo le Sacre Scritture, Gesù era l’inviato di Dio indicato da Mosè. Anche Paolo lo conferma quando ascrive agli Ebrei [II XI, 22/24]: “Ma voi vi siete accostati al Monte di Sion alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste (ossia alla Sua parola), “…a Gesù mediatore della novella alleanza…” Gesù, dunque, fece il nuovo patto; e qual è ?

Particolare del Mausoleo del Báb (foto: Marco Abrar) Leggiamo nel Vangelo di Luca [L. XII, 49] che Gesù dice: “Son venuto a portar fuoco sulla terra, e quando desidererei che fosse già acceso!” – Nel vangelo di Giovanni leggiamo [J. XIII, 34/35]: “Vi do un Comandamento nuovo, che vi amiate a vicenda: amatevi l’un l’altro come io ho amato voi. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni verso gli altri.” Gesù modifica le leggi esteriori di Mosè perché non più cónsone ai tempi nuovi e al nuovo sviluppo spirituale. La legge del sabato e quella del divorzio sono da Lui modificate ed è per questo che Gesù viene condannato dagli uomini che l’anno considerato violatore delle leggi di Mosè e non hanno capito che Egli era venuto a compiere quello che Mosè aveva predetto, ed aveva l’autorità per farlo: “Io sono il Signore del sabato.” Gesù ci dice anche [J. XIV, 18]: ”Non vi lascerò orfani; tornerò a voi.” [J. XVI, 12/13]: “Molte cose avrei ancora da dirvi, ma per

ora non ne siete capaci. Quando invece sarà venuto Lui, lo Spirito di Verità, egli vi guiderà verso tutta la verità…”

Mi pare utile citare qui le parole di Paolo [Lth.IV 15/17] in cui avverte i credenti in Cristo che, prima di loro, altri saranno chiamati (allusione alla venuta di Muhammad, per cui troviamo richiami anche nell’Apocalisse) e che infine, tutti insieme, credenti e non credenti, verranno chiamati incontro al Signore: “Ecco infatti che cosa vi annunziamo sulla parola del Signore: noi, i viventi, i superstiti alla venuta del Signore, non procederemo coloro che sono morti. Poiché il Signore stesso, al segnale dato mediante la voce dell’Arcangelo e la tromba di Dio, discenderà dal Cielo, e per prima cosa risorgeranno i morti in Cristo; poi noi, i viventi, i superstiti, assieme ad essi saremo rapiti sulle nubi per andare ad incontrare il Signore in aria, così saremo per sempre col Signore.”

Muhammad [622 d.C.] insegna che Dio è Dio e Muhammad è il Suo Profeta. Egli cerca di allontanare gli uomini dall’errore perché sovente essi confondono la figura della Manifestazione di Dio con Dio stesso (ed è l’errore che molti Cristiani commettono ancora oggi). Le sue parole sono come una forte squillo di tromba per la preparazione alla venuta del Promesso. Secondo la tradizione, dalla scomparsa del 12° Imam nel pozzo (a. 260 dall’Egira) fino al suo ritorno dovranno passare esattamente 1000 anni; e nell’anno 1260 dell’Egira [1844 d.C] il Báb (Porta) si è rivelato al suo primo discepolo.

Non mi soffermo sulle particolari citazioni e sulle date dell’Antico e del Nuovo Testamento che attestano la venuta del Signore in questa epoca, perché questo argomento sarà trattato in una delle lezioni seguenti. Piuttosto, facciamo un rapido calcolo della durata del ciclo Adamico.

Nella Genesi è detto che Dio creò il cielo e la terra in sei giorni ed il settimo si riposò; poiché il giorno di Dio è di mille anni – come è ripetutamente detto nell’Antico Testamento e confermato da Pietro – il ciclo Adamico avrebbe dovuto durare seimila anni. Infatti, dalla Bibbia ricaviamo che da Adamo a Gesù sono trascorsi circa 4000 anni; e da Gesù al Báb sono passati 1844 anni (i famosi “mille e non più mille” della tradizione) con la venuta di Muhammad nel frattempo [622 d.C] .

Il Báb, nel 1844 chiude il Ciclo Adamico ed è il Punto Primo della nuova creazione; Egli preannunciava Bahá’u’lláh - apparso nel 1863 come prima Manifestazione della Nuova Èra – èra che durerà non meno di 500.000 anni. Bahá’u’lláh stesso ha chiaramente precisato che la prossima Manifestazione di Dio apparirà non prima che siano passati appieno mille anni . Prima di passare alle figure del Báb e di Bahá’u’lláh, che sono le Manifestazioni per l’umanità di oggi, esaminiamo rapidamente come Dio ha guidato fino a questo giorno gli altri popoli del mondo.

In INDIA LA Manifestazione di Dio che rappresenta Brahman, cioè Dio, è KRISHNA.. Al riguardo, mancano dati storici esatti ma lo possiamo collocare almeno due o tremila anni a.C. – Il Libro che contiene il suo insegnamento è la Bhagavad Ghita (Il Canto del Beato). In esso Krishna , rivolgendosi ad Arjuna, Principe dei Pandu, così si esprime [ VI, 6/8 ] : “Molte furon le mie nascite; molte, Arjuna son le tue… Benché increato Io sia e imperituro e signore degli esseri tutti… Io rinasco in virtù di questa natura possente che è innata in me. E tutte le volte che il giusto declina e l’ingiusto risorge, Io Me stesso ricreo: di evo in evo Io rinasco, de’ buoni a difesa de’ tristi a condanna o Bharata (Arjuna) de’ a render più saldo del giusto il trionfo, Arjuna, divino è il rinascere mio e il mio agire…” Egli insegna la rinuncia, il dominio di sé ed il discernimento spirituale per la liberazione del proprio Io interiore. I suoi discepoli attendono il suo ritorno come il decimo Avatar.

Ancora in India abbiamo, nel V secolo a.C , Siddharta Gautama, il Buddha, nato principe della tribù dei Sakyas. Era stato allevato nei più grandi agi e tutte le cose brutte erano state allontanate dalla sua vita poiché un veggente aveva predetto alla sua nascita che quando avesse incontrato un uomo ammalato, un vecchio ed un morto avrebbe abbandonato tutto e si sarebbe ritirato in solitudine. Nonostante tutte le precauzioni ciò avvenne ed egli abbandonò la sua famiglia e si ritirò a meditare sul dolore. Dopo anni di meditazione, ricevette l’illuminazione e fu chiamato Buddha (L’Illuminato) – Nel discorso di Banares Egli dice: “Ecco la verità santa sul dolore: La nascita è dolore; la vecchiaia è dolore, la malattia è dolore, la morte è dolore, l’unione con ciò che non si ama è dolore, la separazione da ciò che si ama è dolore, non soddisfare il proprio desiderio è dolore. Ecco la verità santa sull’origine del dolore: è la sete dell’esistenza. Ecco la verità santa sulla soppressione del dolore: essa si ottiene con l’estinzione di questa sete, per mezzo dell’annientamento completo del desiderio, bandendo il desiderio, rinunciandovi, ribellandosene, non lasciandogli posto. Ecco la verità santa che porta alla soppressione del dolore: è quella via sacra a otto diramazioni che si chiama: Fede pura, Volontà pura, Linguaggio puro, Azione pura, Mezzi di esistenza puri, Applicazione pura, Memoria pura, Meditazione pura. Questa è la verità del dolore.

Mausoleo del Báb Haifa (foto: Marco Abrar) Ad un discepolo che gli chiede se esistono déi, risponde: “Chi ha fatto la domanda sa se ci sono déi.” Esso è un invito a interiorizzarsi, a scendere nel silenzio interiore ed a cercare la risposta in noi stessi e non dagli altri. ‘Abdu’l-Bahá dice di Buddha: : “Il fondatore del Buddhismo era un’anima meravigliosa. Egli stabilì l’unicità di Dio* e modalità e cerimonie ritualistiche errate sorsero e si diffusero finché alla fine, portarono alla mera adorazione di statue e immagini.” [Le Lezioni di San Giovanni d’Acri, pag. 210]

Anche il Buddha, come Cristo 500 anni dopo, lascia intendere che può dire ai suoi discepoli ben poco di ciò che sa, perché non sarebbe loro utile in quel momento. Ai margini di un boschetto che copriva tutta la collina, Buddha strappò alcune fogli e mostrandole ai suoi discepoli chiese: “Ci sono più foglie nella mia mano o in quel boschetto?” I discepoli risposero: “Nel boschetto.” “Ebbene” disse il Buddha – quello è ciò che so e questo è quanto posso dirvi.”

I suoi discepoli attendono il suo ritorno come Maytreja o Buddha della fratellanza umana, basandosi sulle sue stesse parole che riporto: “In quel periodo, fratelli, sorgerà quel Giorno eccelle sui più saggi e i più venerabili uomini di quest’epoca ; e il più umile ed il più ignorante essere di quel periodo, sorpasserà in intelletto i più eruditi e perfetti teologici di questa era. Disperdetevi in lungo ed in largo su questa terra e, con piedi saldi e cuori purificati, preparate la via per la Sua Venuta.”

Il segreto a cui accenna il Báb viene svelato da Bahá’u’lláh che dice: [Spigolature dagli Scritti di B., pag. 16] “ La ora preordinata ai popoli e alle tribù della terra è giunta. Le promesse di Dio inserite nelle Sacre Scritture, si sono tutte compiute. Da Sion è uscita la Legge di Dio e Gerusalemme, e le colline, e la terra che la circondano sono piene della gloria della Sua Rivelazione. Felice l’uomo che medita in cuor suo ciò che è stato rivelato nei Libri di Di…” E prosegue rivolgendosi al Monte Carmelo, a cui Isaia aveva predetto che avrebbe visto la GLORIA DI DIO [ibid, pag. 20]: “Questo è invero il Giorno in cui terra e mare esultano a questo annunzio, il Giorno il quale sono state serbate le cose che Dio, con una munificenza inconcepibile a mente o cuori mortali, ha stabilito di rivelare. Ben presto Dio farà navigare la Sua Arca su te, e paleserà la gente di Bahá di cui si fa cenno nel Libro dei Nomi…”

Ecco il concetto di Arca degli Ordinamenti divini che ritorna! Egli ancora dice [ Preghiere e Meditazioni, pag.260 ] “Questo è il Giorno, mio Signore, che tu annunziasti a tutta l’umanità come il Giorno in cui avresti rivelato Te Stesso e diffuso la Tua radiosità, e brillato luminosamente su tutte le tue creature. Tu hai, inoltre, stabilito un patto con loro nei Tuoi Libri, nelle Tue Scritture, nei Tuoi Rotoli, e nelle Tue Tavole, riguardo a Colui che è la Sorgente Mattutina della Rua Rivelazione….

Casa Universale di Giustizia (foto: Marco Abrar) Egli ci ha lasciato oltre cento testi, di cui il più importante è il ‘KITÁB-I-AQDAS’ Il Libro Santissimo di cui Lui stesso ci dice [Dio Passa nel Mondo, p. 222] “Questo Libro è un cielo che Noi abbiamo adornato con le stelle dei Nostri Comandamenti e delle Nostre Proibizioni. Benedetto l’uomo che lo leggerà e pondererà i versetti inviati in esso da Dio, il Signore della Forza, l’ Onnipotente…

O Uomini! Tenetevi ad esso con la mano della rassegnazione…Per la Mia vita! Esso è stato inviato in un modo che stupisce le menti degli uomini. In verità è la Mia più importante testimonianza verso tutte le genti e la prova del Più Misericordioso per tutti coloro che sono in cielo e sulla terra… Benedetto il palato che ne assapora la dolcezza e l’occhio veggente che riconosce ciò che vi è custodito, ed il cuore dotato di discernimento che comprende le sue allusioni ed i suoi misteri. Nel nome di Dio ! Tale è la maestà di ciò che vi è stato rivelato, e così tremenda la rivelazione delle sue velate allusioni che i lombi dell’eloquio tremano quando ne tentano la descrizione… Il Kitáb-i-Aqdas è stato rivelato in modo tale che esso attrae ed abbraccia tutte le Dispensazioni divinamente decretate. Benedetti coloro che lo esaminano con attenzione! Benedetti coloro che lo comprendono, Benedetti coloro che meditano su di esso! Benedetti coloro che ponderano i suoi significati ! Così vasta è la sua portata, che ha circondato tutti gli uomini ancor prima che lo riconoscessero.

Ben presto il suo sovrano potere, la sua pervadente influenza e la grandezza della sua potenza saranno manifestati sulla terra.

Bahá’u’lláh ci ha portato dunque il PATTO DEL GIORNO DI DIO , la cui promessa è in tutti i [tag]Libri Sacri[/tag ] del passato. Ora sta a noi viverlo e metterlo in azione. Se noi manchiamo oggi, rendiamo vano lo sforzo di tutti i Messaggeri del passato – ma Dio non lo permetterà! Mettendolo in pratica vedremo uniti per la prima volta l’ Oriente e l’Occidente in una unità spirituale, sociale ed economica - vera espressione del Regno di Dio sulla terra.

‘Abdu’l-Bahá ci dice in una Tavola [Il Patto e l’Amministrazione Bahá’í, pag. 7]: “È indubbiamente chiaro che il perno del genere umano non è altro che la potenza del Patto. La Lampada del Patto è la luce del Mondo, e le parole tracciate dalla Penna dell’Altissimo, un Oceano illimitato…. La potenza del Patto è come il calore del sole che ravviva e promuove lo sviluppo di tutte le cose create sulla Terra. La Luce del Patto è similmente educatrice delle menti, degli spiriti, dei cuori e delle anime degli uomini… Oggi il Signore degli Eserciti è il difensore del Patto, le forze del Regno lo proteggono, anime celestiali offrono la loro opera, e angeli celesti lo promulgano e lo difendono. Se si considera ciò con acume, si vedrà che tutte le forze dell’universo, in ultima analisi, servono il Patto.”

Perché questo è l’Eterno Patto di Dio con gli uomini

 

BIBLIOGRAFIA

  • Dio Passa nel Mondo di Shoghi Effendi – Edizione: Casa Editrice Bahá’í – e-mail : ceb@bahai.it
  • Il Libro della Certezza di Bahá’u’lláh – Edizione: come sopra
  • La Dispensazione di Bahá’u’lláh di Shoghi Effendi – Edizioni come sopra
  • Il Patto e l’Amministrazione Bahá’í – Edizioni come copra
  • Spigolature dagli Scritti di Bahá’u’lláh – Edizioni come sopra
  • All Things made New – Edizioni come sopra
  • Le Lezioni di San Giovanni d’Acri – Edizioni come sopra
  • Preghiere e Meditazioni di Bahá’u’lláh – Edizioni come sopra
  • Dawn Breakers – Edizione come sopra
  • La Sacra Bibbia – Edizione Paoline , Roma
  • La Bhagavad Gita - Versione in esametri dal sanscrito di Ida vassalini – Ediz. Latenza, Bari 1943

All Imge: Marco Abrar [Thanks]

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Il Secolo di Luce

Ξ Marzo 5th, 2008 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Casa Editrice Bahai |

il secolo di luce

IL NOVECENTO, il più turbolento secolo della storia della razza umana, è finito. Sgomente di fronte al crescente caos morale e sociale che ne ha segnato il corso, la maggior parte delle persone del mondo desidera dimenticare le sofferenze che questi decenni hanno comportato. Per quanto fragili appaiano le basi della fiducia nel futuro, per quanto grandi siano i pericoli che si profilano all’orizzonte, l’umanità sembra avere un disperato bisogno di credere che, per una qualche fortuita combinazione di eventi, sia malgrado tutto possibile ottenere che le condizioni della vita umana possano soddisfare i prevalenti desideri degli uomini.

Alla luce degli insegnamenti di Bahá’u’lláh queste speranze non solo sono puramente illusorie, ma ignorano completamente la natura e il significato della grande svolta compiuta dal nostro mondo in questo secolo cruciale. Solo quando arriverà a capire le implicazioni di ciò che è successo in questo periodo della storia, l’umanità sarà in grado di affrontare le sfide che l’attendono. L’importanza del contributo che noi bahá’í possiamo offrire a questo processo esige che noi per primi comprendiamo il significato della storica trasformazione verificatasi nel corso del Novecento.

Ciò che ci consente di acquisire questa comprensione è la luce irradiata dal Sole sorgente della Rivelazione di Bahá’u’lláh e l’influenza che essa è giunta a esercitare sulle cose umane.

È questo il tema che sarà trattato nelle pagine che seguono.

RICONOSCIAMO INNANZI TUTTO l’immensità della rovina che l’umanità si è procurata con le sue stesse mani nel periodo storico in esame.

Le sole perdite in vite umane sono state incalcolabili. Il disfacimento di fondamentali istituzioni dell’ordine sociale, la violazione – anzi l’abbandono – delle regole della decenza, il tradimento della vita della mente nella sottomissione a ideologie squallide e vuote, l’invenzione e l’impiego di mostruosi ordigni bellici con enormi capacità di distruzione, la bancarotta di intere nazioni e la riduzione di grandi masse di esseri umani in condizioni di disperata miseria, la sconsiderata devastazione dell’ambiente del pianeta – questi sono solo gli orrori più evidenti in un elenco che neppure le più oscure epoche passate hanno conosciuto. Il solo menzionarli riporta alla mente gli ammonimenti divini contenuti nelle parole pronunziate da Bahá’u’lláh un secolo fa: «O uomini incuranti! Benché le meraviglie della Mia misericordia abbiano abbracciato tutte le cose create, sia visibili sia invisibili, e benché la rivelazione della Mia grazia e della Mia munificenza abbia permeato ogni atomo dell’universo, pure la verga con la quale Io posso punire i malvagi è dolorosa, e terribile è la violenza della Mia collera contro di loro».1

Nel 1941, affinché nessun osservatore della Causa fosse indotto a prendere questi ammonimenti in senso puramente metaforico, Shoghi Effendi, nel trarne alcune implicazioni storiche, scrisse:

Una tempesta senza precedenti per la sua violenza, imprevedibile per il corso che seguirà, catastrofica nei suoi effetti immediati, inimmaginabilmente gloriosa per le estreme conseguenze che produrrà, sta spazzando in questo momento la faccia della terra. Le dimensioni e l’impeto della sua forza d’urto stanno inesorabilmente crescendo. La sua azione purificatrice, anche se nessuno ancora l’ha scoperta, aumenta ogni giorno che passa. L’umanità, stretta negli artigli della sua forza devastatrice, è colpita dai segni della sua furia irresistibile. Essa non sa né comprenderne l’origine, né indagarne il significato, né prevederne i risultati. Smarrita, tormentata, inerme, guarda questo grande e possente vento divino che invade le regioni più remote e belle della terra, scuote le sue fondamenta, rompe il suo equilibrio, dilania le sue nazioni, distrugge i focolari delle sue genti, devasta le sue città, caccia in esilio i suoi re, abbatte i suoi baluardi, sradica le sue istituzioni, oscura la sua luce e strazia l’anima dei suoi abitanti. 2

Dal punto di vista della ricchezza e del potere, nel 1900 per «mondo» s’intendeva l’Europa e, con riluttanza, gli Stati Uniti. In tutto il pianeta, l’imperialismo occidentale perseguiva fra le popolazioni delle altre terre quella che esso considerava la propria «missione civilizzatrice». Nelle parole
di uno storico, il primo decennio del secolo sembrò fondamentalmente la continuazione del «lungo Ottocento»,3 un’era la cui sconfinata prosopopea
ebbe forse la migliore epitome nel 1897 nelle celebrazioni del giubileo di diamante della regina Vittoria, una parata che percorse per ore e ore le strade di Londra, con uno sfarzo imperiale e uno sfoggio di potere militare di gran lunga superiori a qualunque cosa sia mai stata tentata presso le antiche civiltà. All’inizio del secolo, erano ben pochi coloro che, qualunque fosse il loro stato sociale o la loro sensibilità, presagivano le imminenti catastrofi,

e pochi o punti coloro che ne avrebbero potuto immaginare l’enormità. Gli stati maggiori della maggior parte delle nazioni europee sapevano che sarebbe scoppiata una guerra, ma vedevano questa possibilità con animo sereno per la duplice incrollabile convinzione che quella guerra sarebbe stata breve e che comunque l’avrebbero vinta loro. Il movimento internazionale per la pace era quasi miracolosamente riuscito a ottenere l’appoggio di statisti, capitani d’industria, studiosi, organi di stampa e perfino improbabili influenti personaggi come lo zar di Russia. Se l’incontrollata proliferazione
degli armamenti sembrava una minaccia, la rete di alleanze instancabilmente intessute e spesso sovrapposte sembrava garantire che i conflitti generali sarebbero stati evitati e le dispute regionali risolte, come era quasi sempre accaduto nei secoli precedenti. Questa illusione era rafforzata dal fatto che le teste coronate d’Europa – per lo più membri di un’unica grande famiglia e, molti di loro, detentori di un potere politico apparentemente determinante – si chiamavano fra loro con nomignoli confidenziali, tenevano corrispondenze private, sposavano l’uno le sorelle e le figlie dell’altro e ogni anno trascorrevano assieme lunghe vacanze nei reciproci castelli, panfili e casini di caccia. Anche le dolorose disparità nella distribuzione delle ricchezze erano energicamente, anche se non sistematicamente, affrontate nelle società occidentali mediante legislazioni destinate a frenare gli aspetti peggiori della pirateria corporativa dei decenni appena trascorsi e a rispondere alle più urgenti richieste delle crescenti popolazioni urbane.

La vasta maggioranza della famiglia umana, che viveva in terre al di fuori del mondo occidentale, condivideva ben poco delle benedizioni e pochissimo dell’ottimismo dei fratelli europei e americani. La Cina, malgrado l’antica civiltà e la convinzione di essere il «Regno di mezzo», era divenuta la sventurata vittima dei saccheggi delle nazioni occidentali e del vicino Giappone proiettato verso la modernità. Le moltitudini dell’India – la cui economia e la cui vita politica erano talmente assoggettate al dominio di un unico potere imperiale da escludere l’abituale gara per la supremazia – evitarono alcune delle violenze che toccarono ad altre terre, ma assistettero impotenti alla spogliazione di risorse di cui avevano un disperato bisogno. Le imminenti sofferenze dell’America Latina furono fin troppo chiaramente prefigurate da quelle del Messico, al quale il grande vicino settentrionale aveva già sottratto vasti territori e le cui risorse naturali stavano già attirando l’attenzione di avide corporazioni estere. Particolarmente imbarazzante per gli accidentali – data la sua vicinanza a brillanti capitali europee come Berlino e Vienna – era l’oppressione medievale nella quale i cento milioni di servi della gleba nominalmente emancipati in Russia trascinavano una vita grama di sconsolata miseria. Ma la tragedia più grande era la sorte degli abitanti del continente africano, messi l’uno contro l’altro da confini artificiali tracciati in base alle ciniche contrattazioni delle potenze europee. Si è calcolato che nel primo decennio del Novecento nel Congo siano morte oltre un milione di persone – affamate, percosse, letteralmente costrette ad ammazzarsi di lavoro per il profitto dei loro padroni lontani, un saggio della sorte che, entro la fine del secolo, avrebbe travolto oltre cento milioni di loro compagni di sventura in Europa e in Asia.4

Queste masse di esseri umani, depredati e vilipesi – pur costituendo la maggioranza degli abitanti della terra – non erano considerati protagonisti, ma oggetti dei tanto vantati processi di civilizzazione del nuovo secolo. Malgrado i benefici concessi a una minoranza di loro, i popoli delle colonie esistevano soltanto per essere manipolati – usati, addestrati, sfruttati, cristianizzati, civilizzati, mobilitati – a seconda dei dettami dei mutevoli ordini del giorno delle potenze occidentali. Questi potevano essere duri o moderati, illuminati o egoisti, essere ispirati all’evangelizzazione o allo sfruttamento, ma erano sempre formulati da forze materialistiche che decidevano i mezzi e la maggior parte degli scopi. Pietismi religiosi e politici di vario genere mascheravano ampiamente fini e mezzi agli occhi del pubblico nei paesi occidentali, che potevano così trarre soddisfazione morale dalle benedizioni che le loro nazioni pretendevano di conferire a persone meno degne, approfittando dei frutti materiali di tanta benevolenza.

Elencare le pecche di una grande civiltà non significa negarne le realizzazioni. All’inizio del Novecento, i popoli occidentali avevano tutte le ragioni di andar fieri dei progressi tecnologici, scientifici e filosofici di cui le loro società erano state responsabili. Decenni di sperimentazione avevano messo nelle loro mani mezzi materiali ancora sconosciuti al resto dell’umanità. In Europa e in America erano sorte grandi industrie, che si occupavano di metallurgia, di prodotti chimici di ogni genere, di prodotti tessili, della costruzione e della produzione di strumenti capaci di miglio rare tutti gli aspetti della vita. Un continuo processo di scoperte, progettazioni e miglioramenti stava aprendo l’accesso a un potere di dimensioni inimmaginabili – con conseguenze ecologiche, purtroppo, altrettanto inimmaginabili a quei tempi – specialmente grazie all’uso di combustibili e di energia elettrica a basso costo. L’«era della ferrovia» era già molto avanzata e i piroscafi battevano le rotte del mondo. Con lo sviluppo delle comunicazioni telegrafiche e  telefoniche, la società occidentale precorreva il momento in cui si sarebbe liberata dai limiti che le distanze geografiche avevano imposto al genere umano sin dagli albori della storia.

Ancor più epocali furono le implicazioni dei cambiamenti che si stavano verificando sul piano più profondo del pensiero scientifico. L’Ottocento era stato ancora dominato dal concetto newtoniano che vedeva il mondo come un enorme meccanismo ad orologeria, ma alla fine del secolo erano già stati compiuti i progressi intellettuali necessari a mettere in dubbio quella visione. Stavano emergendo nuove idee che avrebbero portato alla formulazione della meccanica quantistica. E in breve tempo l’effetto rivoluzionario della teoria della relatività avrebbe messo in discussione convinzioni riguardanti il mondo fenomenico che per secoli erano state accettate come dati di fatto. Questi passi avanti furono incoraggiati – e la loro influenza fu molto ampliata – dal fatto che la scienza si era già trasformata da un’attività di pensatori isolati a un’occupazione sistematicamente perseguita da una vasta e influente comunità internazionale che si avvaleva di università, laboratori e simposi per lo scambio delle scoperte sperimentali.

Ma la forza delle società occidentali non si limitava ai progressi scientifici e tecnologici. All’inizio del Novecento la civiltà occidentale raccoglieva i frutti di una cultura filosofica che stava rapidamente liberando le energie dei suoi popoli e la cui influenza avrebbe ben presto rivoluzionato il mondo intero. Era una cultura che assecondava i governi costituzionali, teneva in alta considerazione il dominio della legge e il rispetto per i diritti di tutti i membri della società e indicava a tutti coloro che raggiungeva la visione di un’imminente era di giustizia sociale. Anche se le ostentazioni di libertà e di eguaglianza che inflazionavano la retorica patriottica dei paesi occidentali erano ben lontane dalle condizioni reali, gli occidentali avevano però tutte le ragioni di celebrare i progressi verso quegli ideali compiuti nel corso dell’Ottocento.

Da un punto di vista spirituale quel periodo fu affetto da una strana, paradossale ambiguità. In quasi tutte le direzioni l’orizzonte intellettuale era oscurato da nuvole di superstizione prodotte dall’irriflessiva imitazione del passato. Per la maggior parte dei popoli del mondo le conseguenze variavano da una profonda ignoranza sulle potenzialità umane e sull’universo materiale a un ingenuo attaccamento a teologie che avevano poco o punto a che fare con l’esperienza. E là dove i venti del cambiamento disperdevano le nebbie, fra le classi colte dei paesi occidentali, le ortodossie ereditate erano rapidamente rimpiazzate dal malefico influsso di un laicismo aggressivo che metteva in discussione la natura spirituale dell’uomo e la stessa autorità dei valori morali. La laicizzazione delle classi elevate della società sembrò ovunque procedere di pari passo con un assai diffuso oscurantismo religioso fra gli altri strati della popolazione. Su un piano più profondo – dato che la religione influenza gli strati profondi della psiche umana e reclama un tipo di autorità che non ha eguali – in tutti i paesi i pregiudizi religiosi avevano tenuto accese nel corso delle generazioni le braci di un odio implacabile che avrebbe alimentato gli orrori dei decenni successivi.5

Note:

  • 1 Shoghi Effendi, L’Avvento della Giustizia Divina (Casa Editrice Bahá’í, Roma, 1986), p.63.
  • 2 Shoghi Effendi, Il Giorno Promesso (Casa Editrice Bahá’í, Roma, 1978), p.11.
  • 3 Eric J. Hobsbawm, Il Secolo breve, trad. Brunello Lotti, 22a ed. (Rizzoli, Milano, 1999), p.674.
  • 4 Leopoldo II, re dei belgi, gestì la colonia come una sua proprietà privata per circa trent’anni (1877-1908). Le atrocità perpetrate sotto il suo malgoverno suscitarono proteste internazionali e nel 1908 egli fu costretto ad affidare il territorio all’amministrazione del governo belga.
  • 5 I processi che hanno prodotto questi cambiamenti sono dettagliatamente esaminati in A.N. Wilson, e altri, God’s Funeral (John Murray, Londra, 1999). Nel 1872 un libro, pubblicato da Winwood Reade con il titolo di The Martyrdom of Man (Pemberton Publishing, Londra, 1968) e divenuto una sorta di «Bibbia» laica nei primi decenni del Novecento, esprimeva la fiducia che «finalmente, l’uomo dominerà le forze della Natura. Diverrà lui stesso un  architetto di sistemi, un fabbricante di mondi. Sarà allora perfetto, un creatore, sarà quello che il volgo adora come un dio». Citato in Anne Glyn-Jones, Holding up a Mirror: How Civilizations Decline (Century, Londra, 1996), pp.371-2.

Il libro da cui è tratto questo articolo è: Il Secolo di Luce della Casa Editrice Bahá’í. Per informazioni riguardo l’intero testo, contattare direttamente l’Editore.

 

Estratti dalle Parole Celate di Baha’u'llah

Ξ Marzo 3rd, 2008 | → 0 Comments | ∇ Casa Editrice Bahai, Bahá'u'lláh, Testi sacri della fede bahai |

O figlio dell’uomo!

Più e più giorni sono trascorsi e tu t’affanni ancora con le tue ubbie e le tue vane immaginazioni. Per quanto tempo ancora vorrai restare assopito nel tuo letto?

Destati e alza la testa, poiché il sole è giunto allo zenit e potrà forse risplendere su te con la luce della bellezza. (62)

O figlio dell’uomo!

La luce risplendette su di te dall’orizzonte del sacro Monte e lo spirito illuminatore ha alitato sul Sinai del cuor tuo.

Liberati dunque dai veli delle vane fantasie ed entra nella Mia corte, affinché tu possa essere idoneo alla vita eterna e degno d’avvicinarti a Me. Possano così non raggiungerti né morte, né stanchezza, né affanni. (63)

O figlioli della divina ed invisibile essenza!

Sarete ostacolati nell’amore per Me e le anime vostre saranno turbate quando pronunceranno il Mio nome, poiché non possono concepirMi le menti né contenerMi i cuori. (66)

O figlioli degli uomini!

Non sapete voi perché vi creammo tutti dalla stessa polvere?

Affinché nessuno esaltasse se stesso sull’altro. Ponderate costantemente nei vostri cuori in qual modo foste creati. Poiché vi abbiamo creati tutti da una stessa sostanza, v’incombe d’essere appunto come un’anima sola, di camminare con gli stessi piedi, di mangiare con la stessa bocca e di dimorare sulla stessa terra, affinché dal vostro intimo essere, mercé il vostro operato e le vostre azioni, possano manifestarsi i segni dell’unicità e della rinunzia.

Tale è il mio consiglio per voi, o moltitudine di luce!

Date ascolto a questo consiglio affinché possiate raccogliere il frutto della santità dall’albero della meravigliosa gloria. (68)

O mio servo!

I migliori degli uomini sono quelli che si guadagnano da vivere col proprio lavoro e spendono i loro proventi a beneficio proprio e del loro prossimo per amor di Dio, il Signore di tutti i mondi. (82)

La sposa mistica e meravigliosa fino ad ora nascosta sotto i veli della favella, è stata ora, per grazia di Dio e del Suo divino favore, palesata così come la luce risplendente che irradia dalla bellezza del Dilettissimo. Io fo’ testimonianza, o amici, che il favore è completo, la  discussione esaurita, la prova manifesta e l’evidenza accertata. Mostrate che cosa riveleranno i vostri tentativi sul sentiero della rinunzia.

In tal guisa il divino favore è stato pienamente largito a voi e a tutti coloro che sono in cielo e in terra.

Ogni lode a Dio, il Signore di tutti i Mondi!

Bahá’u'lláh

Note:

Tratto da: LE PAROLE CELATE Casa Editrice Bahá’í

 



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