Ridván: la più santa e la più significativa festività Bahá’í

Ξ Aprile 21st, 2008 | → 2 commenti | ∇ Comunicati Stampa Bahai, Bahá'u'lláh, Ridván, Festività bahá'í |

Giardino Ridván La più santa e la più significativa di tutte le festività Bahá’í è quella che commemora la Dichiarazione fatta da Bahá’u'lláh, ai Suoi compagni, della Sua Missione profetica. Tale atto avvenne a Baghdad, il 21 aprile del 1863, nel giardino di Najíbíyyih, situato entro una piccola isola, bagnata dalle acque del Tigri. Da quel momento in poi, quel luogo, è stato indicato dai Bahá’í come il Giardino del Ridván: posto nel quale Bahá’u'lláh si trattenne per dodici giorni, prima di lasciare per sempre quella città, tappa iniziale dell’esilio che Gli fu imposto dalle autorità dell’Impero turco-ottomano.

Da centotrentacinque anni i Bahá’í celebrano quell’evento con grande solennità religiosa. Per esplicita volontà di Bahá’u'lláh, in ogni centro dove esistono più di nove credenti vengono elette, ogni anno, durante questa festa, le Assemblee Spirituali Locali ed ogni comunità nazionale dispone, nel contempo, di un Consiglio direttivo che, su tutto il Paese, presiede agli affari amministrativi della collettività dei credenti.Garden-of-Ridvan

Anche l’Assemblea Spirituale Nazionale è eletta annualmente, durante i dodici giorni della festività di Ridván. Lo stesso accade per la Casa Universale di Giustizia che viene eletta, invece, ogni cinque anni ad Haifa e che sovrintende - a livello internazionale - alle attività delle diverse comunità nazionali.

Per capire l’importanza dell’evento celebrato dai Bahá’í con la festività di Ridván, basta rammentare il momento in cui Gesù, fu condotto davanti al sommo sacerdote, per subire un interrogatorio da parte del sinedrio ebraico - ovvero davanti agli anziani e agli scribi (i farisei) - in cui Egli stesso si equiparò al Padre celeste, affermando di essere il Figlio di Dio e dichiarando in questa maniera - in forma esplicita - di essere il tanto atteso Messia, ovvero il Verbo di Dio.

Nel Giardino del Ridván, a Baghdad, il 21 aprile del 1863, Bahá’u'lláh affermò di essere il Messaggero promesso d’ogni credo religioso: atteso per la fine del ciclo adamico dell’umanità e per l’inaugurazione del tempo dell’adempimento di tutte le profezie del passato. Affermò che la guerra santa era finita per il mondo islamico e che non prima di mille anni sarebbe apparsa di nuovo, sulla Terra, un’altra Manifestazione di Dio.

Ufficio Stampa Bahai

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Oltre un secolo di storia baha’i

Ξ Aprile 16th, 2008 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Agnese Boerio |

Dopo il trapasso di Bahá’u'lláh, fino all’elezione della Casa Universale di Giustizia

 

Il 29 Maggio del 1892 “il Sole di Bahá si era coricato!“ Egli aveva lasciato scritto nel Kitáb-i-Aqdas [Il Libro Santissimo] :

“Quando l’oceano della Mia Presenza sarà svanito ed il Libro della Mia Rivelazione sarà completato, volgete i vostri visi verso Colui che è destinato a Dio e che è germogliato da questa Antica Radice.”

Con queste parole (ed altre simili ripetute in vari Suoi Scritti) Egli nominava Suo figlio ‘Abbás Effendi, che solo in seguito assunse il nome di ‘Abdu’l-Bahá [cioè: il ‘Servo di Bahá, il Servo della Gloria’] come guida del mondo Bahá’í dopo la Sua dipartita, come interprete dei Suoi Scritti e Centro del Patto.

‘Abdu’l-Bahá era il figlio maggiore di Bahá’u’lláh, egli nacque a Teheran poco prima della mezzanotte del 23 Maggio 1844 nella medesima ora in cui il Báb dichiarava la Sua missione. Aveva appena 8 anni quando il padre fu gettato nelle prigioni sotterranee di Teheran. La plebaglia saccheggiò la loro casa, la famiglia ebbe confiscato tutti ciò che possedeva e fu lasciata quindi in completa indigenza. ‘Abdu’l-Bahá narra come un giorno gli fosse stato permesso d’entrare nel cortile della prigione per vedere il Suo amato genitore quando usciva a prendere aria.

Bahá’u’lláh era terribilmente mutato e talmente malandato che non poteva camminare, i Suoi capelli e la Sua barba erano incolti, il Suo collo piagato e gonfio per la pressione di un pesante collare d’acciaio, il suo corpo curvo sotto il peso delle catene, cosicché il ragazzo sensibilissimo ne ebbe un’impressione incancellabile.

Durante il primo anno della loro dimora a Baghdad, cioè dieci anni prima della dichiarazione della Missione di Bahá’u’lláh, l’intuizione profonda di ‘Abdu’l-Bahá, che era allora appena novenne, lo condusse all’importantissima scoperta che Suo padre era indubbiamente il Promesso, la cui Manifestazione era attesa dai Bábí.

Circa sessant’anni dopo, Egli descriveva come segue il momento nel quale l’anzidetta convinzione gli era penetrata nell’anima:

“Io sono il servo della ‘Perfezione Benedetta’. In Baghdad io ero un fanciullo. Là, allora, Egli m’annunciò il Verbo ed io credetti in Lui. Appena Egli proferì il Verbo, mi gettai ai Suoi piedi benedetti e Lo implorai e Lo supplicai d’accettare il mio sangue come sacrificio sulla Sua via. Sacrificio ! Com’è dolce questa parola ! Per me non v’è Grazia maggiore! Quale più grande gloria posso io concepire del sapere questo collo incatenato per Lui, questi piedi nei ceppi per amor Suo, questo corpo mutilato e gettato nelle profondità del mare per la Sua Causa! Se in realtà noi sinceramente Lo amiamo, se in realtà io sono il Suo servo sincero, allora debbo sacrificare la mia vita, tutto me stesso, innanzi alla Sua Soglia Benedetta.”

Approssimativamente in quel tempo i Suoi amici cominciarono a chiamarlo “il Mistero di Dio, “ un titolo datogli da Bahá’u’lláh e col quale era comunemente conosciuto durante il periodo della dimora in Baghdad. Quando il padre visse per due anni nel deserto, ‘Abbás ne ebbe il cuore infranto, ed impiegava la maggior parte del suo tempo per meditare. Egli fu colmo di gioia quando finalmente tornò. Da allora in poi Egli divenne il compagno più intimo del padre e a volte anche il Suo protettore. Sebbene fosse ancora giovanissimo mostrava sorprendente sagacia e discernimento, e si assunse il compito di ricevere ed ascoltare i numerosi visitatore che venivano a vedere il Genitore; se constatava che erano sinceramente alla ricerca della verità, li ammetteva alla Sua presenza, in caso diverso non permetteva che lo disturbassero.

In svariate occasione aiutò il padre, rispondendo a quesiti e chiarendo i dubbi dei visitatori. Per esempio, quando uno dei notabili Súfí chiamato ‘Alí Skawkat Páshá chiese la spiegazione della frase: “ Io ero un Mistero Celato,” che è in una delle più note tradizioni maomettane, Bahá’u’lláh si volse ad ‘Abbás, il MIstero di Dio, chiedendogli di scrivere la spiegazione.

Il giovinetto, che aveva allora 15 o 16 anni, scrisse immediatamente una epistola così importante ed in modo così convincente che il Páshá ne fu attonito. In quell’epoca ‘Abbás era un assiduo visitatore delle moschee dove discuteva soggetti di teologia coi dotti ed altri sapienti. Non frequentò mai alcuna scuola od università, sicché il padre fu il suo unico maestro.

Dopo la Dichiarazione di Bahá’u’lláh nel Giardino del Ridván presso Baghdad, durante il lungo e penoso viaggio a Costantinopoli, Egli proteggeva Bahá’u’lláh giorno e notte, cavalcando vicino al Suo carro o ponendosi a guardia della Sua tenda. Sollevò quanto più potè il padre di tutte le cure domestiche e di tutte le responsabilità diventando il sostegno ed il conforto dell’intera famiglia.

Durante gli anni trascorsi ad Adrianopoli, ‘Abdu’l-Bahá divenne il prediletto da tutti, insegnò molto, e fu generalmente chiamato col nome di “Maestro.” Ad ‘Akká, quando l’intera comitiva si ammalò di tifo, malaria e dissenteria, lavava ed assisteva gli infermi, provvedeva al loro nutrimento e vegliava senza prendere riposo, finché completamente esaurito, si ammalò Egli stesso di dissenteria restando per circa un mese in pericolo di vita. Ad ‘Akká come ad Adrianopoli, tutti, dal Governatore al più misero dei mendicanti , impararono ad amarlo e a rispettarlo. Ad ‘Akká sposò la figlia di uno zio del Báb. Il matrimonio riusci perfettamente felice ed armonioso. Della prole che nacque, soltanto quattro figlie sopravvissero agli stenti della lunga prigionia.

Come detto prima, Bahá’u’lláh indicò in modi diversi che dopo la Sua fine terrena, ‘Abdu’l-Bahá avrebbe dovuto essere il Suo successore. In diverse occasioni fece menzione di ‘Abdu’l-Bahá come “ Il Centro del Mio Patto,” “Il Più Grande Ramo,” “Il Ramo dell’Antica Radice.” Abitualmente lo chiamava “Il Maestro” richiedendo all’intera famiglia di trattarlo con marcata deferenza, e nel Suo Testamento lasciò esplicite istruzioni che tutti dovevano ricorrere a Lui ed obbedirgli.

Nel 1901 per ‘Abdu’l-Bahá e la sua famiglia (che per più di vent’anni avevano avuto la libertà di recarsi per alcune miglia nella campagna intorno ad ‘Akká), iniziò un nuovo periodo di oltre sette anni, di rigoroso sconfinamento entro le mura della città prigione-prigione di ‘Akká, a causa delle insinuazioni del fratello presso il Governo Ottomano. Però, ciò non impedì ad ‘Abdu’l-Bahá di diffondere il Messaggio Bahá’í in Asia, in Europa ed in America, tenendo un’enorme corrispondenza con credenti e ricercatoriin tutte le parti del mondo, assistito in ciò dalle figlie e da diversi interpreti e segretari, ed inoltre i numerosi visitatori, tornando al loro paese, diffondevano a loro volta il prezioso messaggio.

Il sig. Horace Holley scrive: “A visitare ‘Abdu’l-Bahá, come maestro e come amico, vennero uomini e donne di tutte le razze, di tutte le religioni e di tutte le nazioni…”

La maggior parte del suo tempo era dedicato a visitare gli infermi, gli afflitti nelle loro case; e nei quartieri più poveri di ‘Akká nessun visitatore era più ben accetto del Maestro.” Era consuetudine di ‘Abdu’l-Bahá di distribuire doni ai poveri ogni Venerdì mattina; essi talvolta erano allineati ed accoccolati in numero di un centinaio…

I Bisogni personali di ‘Abdu’l-Bahá erano pochissimi; lavorava dal mattino fino a tarda sera, consumando soltanto due pasti frugali al giorno. Il suo guardaroba conteneva soltanto pochissimi indumenti di stoffa a buon mercato. Egli non avrebbe potuto vivere nel lusso mentre altri abbisognavano di tutto.

Il sig. Chase così conclude le sue impressioni sulla vita durante la prigionia di ‘Akká: “Cinque giorni rimanemmo entro quelle mura, prigionieri con Colui che dimora nella “Più Grande Prigione.” Prigione di pace, d’amore e d’umiltà. Soli desideri o aspirazioni sono il bene dell’umanità, la pace del mondo, il riconoscimento della Paternità di Dio e dei diritti degli uomini quali Sue creature, Suoi figli. La prigione vera, l’atmosfera soffocante, la separazione da tutti i desideri puri del cuore, le limitazioni imposte dal mondo , sono al di fuori di quelle mura, mentre entro di esse v’è la libertà e spira l’aura pura dello Spirito di Dio. Tutti i turbamenti, i tumulti, le preoccupazioni e le ansietà per le cose mondane sono state sbarrate fuori.”

Nel 1904 e nel 1907 una Commissione d’Inchiesta da parte del Governo Turco cercò di far luce riguardo ad alcune false accuse contro il movimento, ed anche la sua vita fu in pericolo. Fu in quel periodo che egli scrisse quello che rimane il documento base per ogni attività Bahá’í: La Sua “Ultime Volontà e Testamento.”

Nel 1908, a seguito della Rivoluzione dei ‘Giovani Turchi ’ Egli fu liberato. Da quel momento ebbero inizio i viaggi di ‘Abdu’l-Bahá in Occidente: nel 1910 visitò l’Egitto, nel 1911 l’Europa e nel 1912 l’America, ritornando in Europa nel 1913 e poi definitivamente in Haifa.

Durante il Suo settantesimo compleanno scrisse la seguente patetica lettera ai credenti dell’Est e dell’ Ovest:

“Amici, si avvicina il momento in cui non sarò più tra voi. Io ho fatto tutto quel che poteva essere fatto. Ho servito la Causa di Bahá’u’lláh con tutta la passione possibile. Ho lavorato giorno e notte durante tutti gli anni della mia vita. Oh, come bramo di vedere i credenti addossarsi le responsabilità della Causa! Adesso è il tempo di proclamare il Regno di Abhá. Questa è l’ora dell’unione e della concordia ! Questo è il giorno dell’armonia spirituale degli amici di Dio! …Ahimé! Io aspetto per udire la lieta novella che mi dica che i credenti sono divenuti esempio di sincerità e di lealtà, incarnazione d’amore e d’amicizia, manifestazione di unione e di concordia…

Non risponderanno essi al mio appello ? Aspetto, pazientemente aspetto!”

Scoppiata la guerra , così come egli aveva previsto, tornò nuovamente ad essere prigioniero del Governo Turco. Pure, fu occupatissimo ad assistere materialmente e spiritualmente tutti coloro che gli erano intorno. Finalmente, con la conquista di Haifa – il 23 Settembre 1918 – da parte della cavalleria inglese ed indiana, ebbe termine lo stato di guerra. Il 27 Aprile 1920 Egli fu insignito di un ordine cavalleresco dell’ Impero Britannico col titolo di “Sir”, in segno di riconoscimento del Suo grandioso lavoro nell’interesse della pace e della vera prosperità dei popoli.

Il 28 Novembre 1921 Egli lasciava le sue spoglie terrene. - Il 29 Novembre ebbe luogo il rito funebre, “ … un funerale di cui non s’era mai visto l’uguale in Haifa o nella Palestina….. tanto profondo era il cordoglio di parecchie migliaia di persone di religione, razza ed idiomi diversi.” Egli fu sepolto vicino al Báb nel Mausoleo sul Monte Carmelo

Gli Scritti di ‘Abdu’l-Bahá numerosissimi. Notevole è la “Lettera di ‘Abdu’l-Bahá al noto biologo materialista e filosofo dr. Augusto Forel “ che, dopo aver ricevuto e letto questa lettera vi ha scritto al fianco: “da oggi io sono Bahá’í.” I suoi discorsi in Europa, raccolti nel volume “La Saggezza” e le sue risposte alle domande di una cristiana americana (Laura Barney diventata in seguito Bahá’í) raccolte nel volume: “Le Lezioni di San Giovanni d’Acri, “ sono di profono insegnamento a chiunque. Mentre il “Piano Divino”, insieme di lettere indirizzate a varie Assemblee Nazionali d’America, costituisce tuttoita una guida sicura per i credenti che desiderano dedicarsi al Servizio dell’umanità. Il rango unico assegnato ad ‘Abdu’l-Bahá dalla “Perfezione Benedetta” è quello di “Centro del Sacro atto e Interprete delle Sue Parole.”

Bahá’u’lláh fu eminentemente il Rivelatore del Verbo. ‘Abdu’l-Bahá fu l’esecutore della Parola, il Grande esempio della vita Bahá’í; e, considerato da un altro punto di vista, se Bahá’u’lláh è l’autore della Rivelazione Bahá’í , ‘Abdu’l-Bahá , fu l’architetto che tracciò le linee del Nuovo Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh.

Nelle “Ultime Volontà e Testamento di ‘Abdu’l-Bahá” è scritto:

“O miei amici amorosi ! Dopo la dipartita di quest’essere ingiustamente trattato, incombe l’obbligo agli Aghsán (i rami ), agli Afnán (i Ramoscelli) dell’Albero di Loto Sacro, alle Mani della Causa di Dio e agli amati della Bellezza di Abhá, di volgersi a Shoghi Effendi – il giovane ramo – sbocciato dai due santi e sacri Alberi di Loto e il frutto cresciuto dall’unione dei due germogli dell’Albero di Santità – poiché egli è il segno di Dio, il ramo prescelto, il Custode della Causa di Dio, colui al quale debbono rivolgersi tutti gli Aghsán, gli Afnán, le Mani della Causa di Dio , e a lui succederà il primo nato della sua discendenza diretta. Il sacro e giovane ramo, il custode della Causa di Dio, come pure la Casa Universale di Giustizia che dovrà essere universalmente eletta e fondata, sono entrambi sotto la tutela e la protezione della Bellezza di Abhá, al riparo e sotto l’infallibile guida del Santissimo, il Sublime… Qualunque cosa essi decidano, è da Dio…”

Shoghi Effendi era nato il 1°Marzo 1897, ed era il primogenito della figlia maggiore di ‘Abdu’l-Bahá, e suo padre era il cugino del Báb; perciò egli discende dal Báb e da Bahá’u’lláh, ed era predestinato ad essere il Custode. Egli crebbe alla presenza di ‘Abdu’l-Bahá, assorbendo la sua conoscenza e la sua saggezza. Egli fu suo segretario per lunghi anni. Suo nonno gli diede una educazione occidentale, dapprima al Collegio Americano di Beyrouth , poi al Balliol College all’Università di Oxford. Egli era assetato di verità, e durante tutta la sua vita continuò la ricerca del perfezionamento. Egli non era solamente il Custode della Fede e quindi un capo spirituale, ma un’autorità in diverse scienze, come : la storia, la botanica e la geologia.

La notizia della morte del nonno lo raggiunge ad Oxford, all’età di 25 anni. Così giovane si trovò dinnanzi un compito enorme. Sua moglie un’americana, [ Mary Maxwell che egli chiamò Amatu’l-Bahá, Ruhiyyih-Khanúm] scrisse nel suo libro: “Venticinque Anni di Custodiato” : “L’Amato Custode s’impose allora due compiti giganti: 1°) Guidare i credenti ovunque nel mondo in modo che, lavorando per la Causa, essi seguissero vie debitamente organizzate, vie indicate da Bahá’u’llá e precisate da ‘Abdu’l-Bahá. 2°) Assicurarsi che di anno in anno, e4ssi si liberassero sempre più del legame del passato.”

Egli ha formato il vero spirito Bahá’í fra i credenti, tenendosi sempre alle direttive date a suo tempo dal Centro del Patto. Contemporaneamente traduceva giorno e notte gli Scritti Sacri Bahá’í in Inglese. Alcune sue opere sono tradotte in Italiano. Chi ha ascoltato alla Radio sul secondo programma , il 26 giugno 1970 la trasmissione “Libri stasera “ ha sentito la presentazione di tre volumi di Shoghi Effendi : “Dio Passa nel Mondo” – “L’Avvento della Giustizia Divina” – e “La Dispensazioni di Bahá’u’lláh.”

Shoghi Effendi ha stabilito dei Piani Settennali di programmazione della Fede. Ha ingrandito ed abbellito il Mausoleo del Báb sul Monte Carmelo, nella sua bella architettura attuale in marmo d’Italia, sormontato da una cupola dorata. Ha comprato vasti terreni per ingrandire i giardini situati intorno alla Sacra Tomba di Bahá’u’lláh a Bhji. Sotto la sua egida sono stati costruiti gli Archivi Internazionali Bahá’í. È stato finito di costruire il Tempio di Wilmette in America (iniziato al tempo di ‘Abdu’l-Bahá, sotto il cui ministero era stato costruito anche il Tempio di Ishqabad in Russia ), ed altri sono stati iniziati: a Kampala in Africa, a Sidney in Australia, a Francoforte in Germania (oggi tutti questi Tempi sono funzionanti, ed è in costruzione quello di Panama, iniziato {e terminato} dalla Casa Universale di Giustizia).

Egli amava molto le arti: la musica, la pittura e la scultura, ed aveva predilezione per l’architettura e la poesia. Quasi tutte le costruzioni in Terra Santa, ed i progetti dei Templi, furono fatti sotto la sua ispirazione da architetti di fama mondiale. Ha quindi annunciato la Crociata decennale, ancora in corso quando egli si spense a Londra il 4 Novembre 1957. Al tempo del Báb, la Fede era penetrata in 4 Paesi, al tempo di

Bahá’u’lláh in 13 Paesi, all’epoca di ‘Abdu’l-Bahá in 35. Ma durante i 36 anni del Ministero di Shoghi Effendi, il suo lavoro ininterrotto e continuo, guidato dallo Spirito Santo, ha fatto penetrare la Fede in 255 Paesi, 4.200 Centri erano stati aperti nel mondo , ed erano state fatte traduzioni di letteratura Bahá’í in 320 lingue.

Un pellegrino domandò un giorno a Shoghi Effendi: “Quando verrà l’età d’oro?”; Egli rispose: “In cinquecento anni circa, ma l’avvento dell’Età d’Oro dipende effettivamente dai credenti : essi potranno accelerarlo!” Egli aveva preparato il terreno per altre conquiste e soprattutto per l’erezione della Casa Universale di Giustizia. In pieno successo e fervore di conquiste spirituali, avendo preparato tutto e tutti per lo scopo finale, nella notte del 4 Novembre 1957, silenziosamente il Suo Spirito risplendente era volato verso il Regno Eterno di Gloria, all’età di 60 anni.

La costernazione fu immensa fra i fedeli, ma tutti, con lo spirito ricevuto dal suo insegnamento , coraggiosamente ricominciarono il lavoro, sotto la guida delle 27 “Mani della Causa” che il Custode aveva nominato poco prima del suo trapasso. Esse elessero nel loro seno un “Consiglio Permanente” in Terra Santa composto di 9 “Mani della Causa” e le altre si sparsero nei vari continenti con lo scopo di propagare e proteggere la Fede. E finalmente essere predisposero quanto necessario per la elezione della Prima Casa Universale di Giustizia, avvenuta ad Haifa, il 21 Aprile del 1963 . Delegati furono i membri delle 56 Assemblee Spirituali Nazionali allora esistenti al mondo . Subito dopo, si è celebrato a Londra il Centenario della Dichiarazione di Bahá’u’lláh, con un Congresso Mondiale, a cui hanno partecipato oltre settemila credenti da ogni parte del mondo. Ed in quella occasione, all’ Albert Hall di Londra furono presentati per la prima voltala mondo Bahá’í i Membri della Casa Universale di Giustizia .

L’intera Comunità Mondiale Bahá’í è stata molto grata al Corpo della Mani della Causa, per avere salvaguardato l’unità e averli guidati fino al raggiungimento dello scopo ordinato da Bahá’u’lláh, in diverse Tavole, la formazione della Casa Universale di Giustizia. Nell’Aqdás , specialmente, Egli spiega il compito ed i doveri di questa Istituzione Divina. Essa è la guida dell’umanità, fino alla venuta della prossima Manifestazione Divina, che verrà passati appieno 1000 anni dopo la venuta di Bahá’u’lláh; ed inoltre, per esplicita assicurazione di ‘Abdu’l-Bahá essa ci renderà chiari via via, i numerosi misteri racchiusi nella presente Rivelazione. L’Educazione ricevuta dai credenti, iniziata al tempo della dichiarazione del Báb, è proseguita attraverso una Guida sicura senza interruzioni, si è chiaramente manifestata nello spirito di disciplina e di umile accettazioni delle Leggi Rivelate, e nell’ubbidienza alle Istituzioni; anche se c’è stato qualche violatore del Patto, ciò non ha intaccato minimamente lo spirito di unità dei credenti. Questo è il fertile terreno per il dispiegamento del Nuovo Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh.

 

Un Piano Novennale è stato promulgato dalla Casa Universale di Giustizia a tutte le Assemblee Spirituali Nazionali del Mondo, per la formazione di ulteriori Assemblee Spirituali Nazionali e Locali, in armonia con la sempre maggiore diffusione della Fede.

Nel 1968 è stata eletta ad Haifa, durante il Ridván , la Seconda Casa Universale di Giustizia e pochi mesi dopo, nell’ Agosto, in concomitanza con il Centenario del passaggio di Bahá’u’lláh nel Mediterraneo, nel Suo viaggio da Adrianopoli ad ‘Akká, si è tenuto un grande Congresso a Palermo, con la partecipazione di oltre quattromila credenti da ogni parte del mondo. In quella occasione è stato presentato il nuovo Corpo dei Consiglieri Continentali, costituito da Membri nominati dalla Casa Universale di Giustizia, per collaborare con le varie Assemblee Nazionali.

Il corpo delle Mani della Causa, ora che ha adempiuto al suo compito dell’elezione della Casa Universale di Giustizia , ed alla sua assistenza in questi primi anni di vita, non verrà più riformato con nuove nomine e con il tempo si esaurirà; rimarrà una Istituzione storica nei primi tempi della Fede, che sarà un giorno ricordata con riconoscenza, così come ricordiamo oggi gli Apostoli del tempo di Cristo.

I Bahá’í sotto la guida della Casa Universale di Giustizia , marciano vittoriosamente verso un mondo migliore per gli uomini tutti, che essi invitano a collaborare, per il raggiungimento di quella Età d’Oro promessa da tutti i Profeti del passato, in cui sarà manifestato il Regno di Dio sulla Terra.

B I B L I O G R A F I A

  1. “Bahá’u’lláh & La Nuova Era “ – di Esslemont – Casa Editrice Bahá’í – (C.E.B.)
  2. “Ultime Volontà & Testamento” di ‘Abdu’l-Bahá – C.E.B.
  3. “Le Signe de Dieu parmi les hommes” di A.M. Barafroukhteh

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Equador: Luce di Dio, insegnamento e servizio.

Ξ Aprile 7th, 2008 | → 0 Comments | ∇ Dal Mondo Bahai, Bahá'u'lláh |

 

Elena in Equador per insegnamento della fede bahaiIn Ecuador, tra i giganti vulcanici dell’entroterra, il caldo umidiccio e le zanzare della costa, le cascate di verde e di vita della foresta… l’insegnamento della Fede corre a più non posso, vola per guidare dall’alto, striscia tra gli interstizi della terra per riempire ogni vuoto e attraversa ogni corso d’acqua ed ogni porta per dimenticare le barriere che troppo spesso erigiamo tra noi e i cuori degli altri.

È in questo dinamico spettacolo di suoni, colori e sapori che mi sono ritrovata per la prima volta nella mia vita a far riecheggiare il nome di Bahá’u’lláh nelle case delle persone, a parlare della Sua vita e degli immensi tesori che ci ha lasciato così direttamente come mai mi era capitato prima. E l’effetto di un tale insegnamento, che priva di ogni velo convenzionale la comunicazione con l’altro, è tanto grande da disarmare.

Distaccandoci da ogni aspettativa personale, diventiamo in quest’attività canali di Dio, e liberiamo il passaggio che consente al Suo Amore di colmare le anime recettive che ci stanno accogliendo.

Il bagaglio che ho portato con me da questo intensissimo periodo di servizio è consistente e incredibilmente prezioso. È il desiderio di innamorarmi di ogni persona che scorgo per il solo fatto che la Luce di Dio vive in lei.

Ed è quindi il desiderio di condividere con lei il più apertamente possibile il rivoluzionario messaggio di Bahá’u’lláh, dando le spalle al mio ego e insegnando per amore, amore, amore.

Questo dà vita.

Elena

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LE RELIGIONI… QUALE FUTURO? IL SENSO DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO OGGI

Ξ Aprile 2nd, 2008 | → 0 Comments | ∇ News Bahaibologna, Dal Mondo Bahai, Attività bahai |

La Comunità Baha’ì di Parma

in collaborazione con il

FORUM INTERRELIGIOSO “4 OTTOBRE” DI PARMA

promuove

grazie al sostegno dell’Istituzione Biblioteche Comunali di Parma la conferenza e conversazione aperta sul tema

LE RELIGIONI… QUALE FUTURO ?

IL SENSO DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO OGGI

GIOVEDI’ 10 APRILE

Ore 21

Oratorio Novo Biblioteche Comune di Parma Vic. S. Maria 3

Saluto dell’ing. Manoucher Hedayat a nome della Comunità Baha’ì parmense

Il tema sarà svolto da

Ing. Guido Morisco

Presidente del Direttivo Nazionale della Comunità Baha’ì d’Italia

membro della Consulta delle Religioni di Roma

seguirà discussione coordinata da Luciano Mazzoni

del Forum interreligioso di Parma

e

conclusa da un rinfresco offerto dalla

Comunità Baha’ì di Parma

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