Bahá’u’lláh "Gloria di Dio" e la sua proclamazione

Ξ Maggio 30th, 2008 | → 0 Comments | ∇ Bahá'u'lláh, Augusto Robiati |

di: Augusto Robiati

Premessa

Bahá’u’lláh [letteralmente: “La Gloria di Dio”] è il Fondatore, per Rivelazione Divina, della Fede Bahá’í, considerata dai suoi aderenti, la fase odierna di un grande Piano Divino per l’educazione dell’umanità, del quale tutte le religioni sono state fasi precedenti. Di Bahá’u’lláh, il famoso scrittore Leone Tolstoi disse:

“ Noi passiamo le nostre vite cercando di penetrare il mistero dell’Universo; ci fu però un prigioniero dei Turchi, Bahá’u’lláh in ‘Akká, Palestina, che ne possedeva la chiave.” [Verso una nuova era, pag. 17/18]:

Della Fede da Lui rivelata, teologi, orientalisti e statisti hanno scritto:

“La Causa Bahá’í è oggi una delle più grandi forze morali e sociali del mondo.”

“Il movimento Bahá’í è la più grande luce che sia apparsa nel mondo dal tempo di Gesù Cristo.”

“Capisaldi di questa Fede sono ideali e dottrine altamente morali e umanitarie, di pace, concordia e fratellanza umana, di miglioramento interiore dell’uomo e della società.” [opera citata, pag. 18/20]

Il frutto dell’albero della vita annunciata dal Báb “l’Araldo” era apparso nel suo splendore. Il Signore di tutte le cose preconizzate da Krishna, era nuovamente venuto nel mondo per il trionfo della giustizia; il Signore degli Eserciti coronante l’attesa Messianica Ebraica era sorto, albeggiando con la sua luce la loro rinata unità nazionale; il Santo Quinto Buddha , supremamente illuminato, il Maitreya, profetizzato dal Buddha stesso, si era manifestato.

Il Cristo, il Verbo di Dio, era nuovamente sceso dal cielo, sulle nuvole delle vane fantasie e della incomprensione umana, nel tempo in cui le stelle degli eterni ideali erano cadute nella polvere della materia.

Il “Ciclo Adamitico” della fanciullezza umana si evolveva nell’ “Era del Compimento”, della maturità, dell’unità dell’umanità. L’Alba del nuovo “Giorno Divino”, preconizzata da Shaykh Ahmad e Siyyid Kázím e irrorata dal martirio del Báb , era sorto e Bahá’u’lláh ne era il proclamatore.

Bahá’u’lláh nacque a Tihrán (Iran)m il 12 Novembre 1817) col nome di Mírzá Husayn ‘Alí. La Sua famiglia era ricca e potente; Suo padre, Ministro dello Sháh avrebbe desiderato per il figlio la sua stessa carriera prestigiosa, ma Bahá’u’lláh era attratto dai problemi religiosi. Egli fin dalla giovinezza seguì la sua vocazione che, mentre li conferirà la corona della Gloria, lo trascinerà in un vortice di sofferenze. Alcuni versetti di una preghiera che si riferiscono a Bahá’u’lláh [Preghiere Bahá’í, pag. 208 ] dicono :

“Tu fosti immerso tutti i giorni della Tua vita in un oceano di tribolazioni. Una volta fosti in ceppi e catene, un’altra volta fosti minacciato dalla spada dei Tuoi nemici. Possa il mio spirito essere sacrificato per le ingiustizie che hai sofferto el’anima mia possa riscattare le avversità che hai sopportato.”

Quando Bahá’u’lláh era ragazzo, Suo padre [Gli Araldi dell’Aurora, pag. 119 ] Lo sognò mentre nuotava in un vasto infinito oceano, il Suo corpo brillava sull’acqua illuminandola; dalla Sua testa, che si vedeva alla superficie dell’acqua, si partivano varie ciocche di capelli della Sua folta nera capigliatura. Poi una moltitudine di pesci si avvicinarono attaccandosi ciascuno all’estremità di un capello. Affascinati dalla Sua effulgenza, essi lo seguivano in tutte le direzioni Egli nuotasse. Un indovino ne dette la seguente interpretazione:

“L’oceano illuminato è il mondo dell’esistenza. Da solo Egli avrà ascendente sullo stesso. Nella direzione nella quale Egli andrà nessuno potrà resistergli La moltitudine di pesci sono i popoli della terra; essi si raccoglieranno attorno a Lui e a Lui si attaccheranno.”

Nella vita di Bahá’u’lláh possono distinguersi tre momenti fondamentali : l’intimazione, la Rivelazione, la Proclamazione.

I. L’ intimazione.

È il primo annuncio di Dio fatto a Bahá’u’lláh. Ebbe luogo alla fine del 1852 in una prigione sotterranea di Tihrán. Il Báb era stato martirizzato due anni prima a Tabríz e, in tutta la Persia era in atto una persecuzione su vasta scala contro i Bábí, che aveva raggiunto il suo acme a causa di un attentato compiuto da un Bábí esasperato contro Násiri’d-Din Sháh; questa persecuzione si trasformò ben presto in un massacro, testimoniato ancheda un ufficiale austriaco, il Cap. Von Goumoens, a quel tempo al servizio dello Sháh, in una sua lettera inviata da Tihrán il 29.8.1852 all’amico dr. Polak e pubblicata il 27.10.1852 nel “Soldatenfreund” [ Gli Araldi dell’Aurora, pag. 605/606 ] .

“Caro amico, nella mia ultima lettera del 20 vi ho parlato dell’attentato allo Sháh. Ora vi comunico il risultato dell’interrogatorio al quale sono stati sottoposti i due incriminati. Nonostante le torture terribili loro inflitte non è ancora stata estorta agli stessi alcuna comprensiva confessione, le loro labbra rimasero chiuse anche quando impiegarono pinze scaldate al calor rosso.

Ma credimi amico tu che hai un cuore comprensivo, seguimi verso quegli infelici che con gli occhi strappati, furono obbligati a mangiare le loro orecchie amputate, o i cui denti sono stati strappati in modo inumano dai loro aguzzini, o le cui spalle nude sono state incise dai colpi di un ascia o quando un bazar è stato illuminato da vittime infelici perché dalla destra e dalla sinistra la gente scavava ferite profonde sulla carne del petto e della schiena e ripiantava delle torce accese. Ne vidi alcuni trascinati in catene nelle piazze, preceduti da una banda militare, sui quali le torce ormai bruciate fino al limite, abbrustolivano anche la carne all’intorno.

Vidi parecchi Bábí ferrati ai piedi come i cavalli e obbligati a correre. Nessun grido usciva dai petti delle vittime; il tormento era sopportato in silenzio…..ecc…ecc… Dopo la morte i Bábí sono spaccati e appesi ai cancelli della città. Siccome la mia anima si rivolta contro tali infamie, non potrò rimanere oltre sul posto dove tali crimini vengono consumati.”

Bahá’u’lláh, benché notoriamente guida della nuova Fede proclamata dal Suo predecessore, “il Báb “, era stato, per il prestigio del Suo casato, fin allora risparmiato; ma l’attentato allo Sháh Lo coinvolse; fu arrestato e imprigionato. Egli descrive così la Sua dolorosa esperienza che, mentre Lo aveva portato al massimo della degradazione umana, Lo innalzava con l’annuncio Divino della Sua Missione, al rango più elevato a cui essere umano possa sperare:

“Quei giorni furono giorni di angoscia e alto divampò il fuoco dell’odio. Molti furono arrestati e fra loro questo Perseguitato. Per la rettitudine di Dio!

Noi non avemmo nulla a che fare con l’attentato e la Nostra innocenza fu provata in modo inoppugnabile innanzi ai tribunali. Tuttavia, fummo arrestati incatenati e condotti a piedi nudi e a capo scoperto da Nyavaran - che era allora la sede della residenza reale, alle prigioni di Tihrán.

Un essere brutale che ci accompagnava a cavallo, strappò il cappello dalla Nostra testa, mentre aguzzini e carnefici Ci spingevano innanzi con furia. Per quattro mesi fummo posti in un luogo di cui non si mai visto l’uguale. Un pozzo stretto ed oscuro come la pece, quindi scendemmo tre file di scale ripide, giungendo alla prigione sotterranea che ci era stata destinata. Il luogo era buio e i Nostri compagni di prigionia erano circa centocinquanta: pur essendo così affollato non aveva altra apertura all’infuori del passaggio attraverso il quale eravamo entrati.

Nessuna penna può descrivere simile luogo e nessuna lingua descriverne il putrido lezzo. La maggior parte dei reclusi non avevano né abiti né stuoie per sdraiarsi. Dio solo sa quel che soffrimmo in quel triste luogo ripugnante.” [ Epistola al Figlio del Lupo, pag. 20/21]

Una pesante catena fu posta intorno al Suo collo e in tal modo Egli fu incatenato ad altri cinque Bábí: fu tenuto in questa terribile condizione per quattro mesi. Ed ecco, secondo le Sue stesse parole l’Annuncio:

“Una notte in sogno si udirono da ogni parte gloriose parole: In verità Noi ti faremo trionfare da Te Stesso con l’ausilio della Tua penna. Non

addolorarti per ciò che Ti è accaduto e non temere, poiché Tu sei al sicuro. Fra non molto Dio rivelerà i tesori della terra, uomini che Ti aiuteranno per Te stesso e per il Tuo nome; il Nome con il quale Dio ha vivificato il cuore di coloro che lo hanno riconosciuto.”

“Durante i giorni nei quali languii nella prigione di Tihrán , sebbene il tormentoso peso delle catene e l’aria ripugnante Mi permettessero poco riposo, nei rari momenti in cui potevo assopirmi, sentivo come qualche cosa che fluiva dalla corona del Mio capo sul Mio petto, così come un possente torrente si precipita a valle dalla sommità di un alto monte.

Come conseguente effetto ogni membra del Mio corpo era messo a fuoco. In quei momenti le Mie labbra recitavano quello che le orecchie umane sarebbero state incapaci di ascoltare.” [Epistola al Figlio del Lupo, pag. 21-22]

Ora che Egli era stato investito , in seguito alla meravigliosa esperienza onirica vissuta, dell’autorità Divina relativa alla Missione conferitagli, diveniva inevitabile ed urgente la Sua liberazione dalle catene; gli strumenti che l’agevolarono furono interventi autorevoli di funzionari, diplomatici, magistrati, ma principalmente, come Nabíl giustamente osserva:

“Il sangue versato nel corso di quel fatidico anno in Tihrán da quella eroica schiera con cui Bahá’u’lláh era stato imprigionato, era il riscatto pagato per la Sua liberazione, dalle mani di un nemico che cercava di impedirgli di raggiungere lo scopo per il quale Dio Lo aveva destinato .” [ Dio Passa nel Mondo , pag. 106 ]

Bahá’u’lláh fu quindi liberato, ma espulso; ed il 21 Gennaio del 1853 Egli iniziò il Suo viaggio verso la prima tappa di un esilio che Lo vedrà a Baghdád, poi a Costantinopoli, a Adrianopoli indi, ad ‘Akká in Palestina, ultima Sua dimora terrena. –

Il viaggio da Tihrán a Baghdád fu penoso. Bahá’u’lláh ne ha lasciato un vivido ricorso con questa invocazione a Dio [opera citata, pag. 110 ]

“ Mio Dio, Mio Maestro, Mio Desìo !… Tu hai creato quest’atomo di polvere con il più alto grado di forza della Tua potenza, e Lo hai nutrito con le Tue Tue mani che nessuno può incatenare….

Tu hai destinato per Lui prove e tribolazioni che nessuna lingua può descrivere, né nessuna delle Tue Tavole può adeguatamente raccontare. La gola che Tu abituasti al tocco della seta, Tu hai, alla fine, stretta con forti catene, ed il corpo a cui desti agio con broccati e velluti. Tu hai alla fine sottoposto alla umiliazione di una prigione.

Il Tuo decreto mi ha incatenato con innumerevoli ceppi non Mi permetteva alcun riposo, e quanto numerosi i giorni durante i quali pace e tranquillità Mi erano negati, a causa di quelle cose con le quali le mani e le lingue degli uomini Mi hanno afflitto! Sia il pane, sia l’acqua che Tu con la Tua misericordia che tutto pervade, hai concesso alle bestie dei campi, essi hanno, per alcun tempo vietato a questo servo, e le cose che essi rifiutarono di infliggere a coloro che si sono separati dalla Tua Causa , le stesse, essi hanno permesso fossero inflitte a Me, sino a ché, alla fine,

il Tuo decreto fu irrevocabilmente fissato, e il Tuo comando ha intimato a questo servo di partire dalla Persia , accompagnato da uomini dal fisico fragile e da bambini in tenere età; in questo tempo in cui il freddo è così intenso che non si può nemmeno parlare, e il ghiaccio e la neve sono così abbondanti che è impossibile muoversi.”

II. La Rivelazione

Dieci anni erano passati dal fatidico annuncio avvenuto dalla prigione di Tihrán, dieci anni di prove, di difficoltà, di tormenti, trascorsi a Baghdád con l’eccezione di 2 anni di isolamento, volontariamente vissuti nel Kurdistán a Sulaymáníyyih in preghiera, digiuno e meditazione. La Sua principale occupazione fu di ridare fede e speranza allo sparuto gruppo di seguaci del Báb sopravvissuti alla forza distruttiva dei loro nemici. La Sua influenza a Baghdád fino al Suo arrivo continuamente aumentata . – la Sua abitazione era divenuta centro di riunioni di ricercatori, visitatori e pellegrini, fra i quali moltissimi Bábí provenienti dalla Persia, che tornando portavano testimonianze del Suo potere e gloria.

Il Suo prestigio rapidamente crescente, nella vicinanza delle fortezze dell’Islám Sciita, non poteva non turbare i Centri Direttivi religiosi che, dopo una serie di inutili tentativi, riuscirono con le Autorità Diplomatiche Persiane ad ottenere per Bahá’u’lláh un decreto di trasferimento a Costantinopoli, il che fu posto in atto nella seconda metà dell’anno 1863. Prima della partenza, Bahá’ìu’lláh lasciò la Sua casa e si accampò con altri fidati amici e seguaci, nel Giardino di Najíbíyyih, in seguito chiamato dai Suoi seguaci il Giardino del Ridván (Paradiso).

Era il mese di Aprile del 1863 e Bahá’u’lláh non aveva ancora confidato a nessuna la realtà della Missione che il potente sogno vissuto nella prigione di Tihrán gli aveva rivelato; il tremendo peso di un così sublime conferimento era rimasto celato nel Suo cuore, ma ora era giunto il momento di rendere partecipi i fedeli, e ciò avvenne durante la Sua permanenza nel Giardino del Ridván dal 21 Aprile al 2 Maggio. Riferendosi a quella storica occasione Bahá’u’lláh la definisce [ opera citata, pag. 158 ] la “più Grande Festa,“ il “Re delle Feste,” la “Festa di Dio,” il Giorno in cui “Tutte le cose create furono immerse nel mare della purificazione,” il Giorno in cui “le brezze del perdono furono sparse sull’intera creazione, “ il Giorno nella quale la lingua dell’Antico dei Giorni ha detto: « La Primavera Divina è venuta, o Eccelsa Penna, poiché la Festività del Misericordiosissimo si avvicina rapidamente. . .

La stella mattutina della beatitudine brilla sull’orizzonte del Nostro Nome, il Beato, poiché il Regno del Nome di Dio è stato abbellito dell’ornamento del Nome del tuo Signore, il Creatore dei Cieli… Il Giorno in cui il Dito della Maestà e del Potere ha infranto il suggello del Vino della Riunione ed ha chiamato tutti coloro che sono nei cieli e sulla terra… Il Giorno in cui il mondo invisibile esclama: “Grande, o terra, è la tua benedizione poiché sei stata fatta piedistallo del tuo Dio e sei stata scelta a sede del Suo potente trono ! …Sorgi e proclama all’ intera creazione la buona novella che Colui che è il Misericordiosissimo ha diretto i Suoi passi verso il Ridván , e vi è entrato.» “Esultate, o abitatori dei regni supremi, poiché le dita di Colui che è l’Antico dei Giorni suonano, in nome del Gloriosissimo, la Più Grande Campana nel profondo del cuore dei cieli. Le mani della munificenza hanno portato in giro la coppa della vita eterna. Avvicinatevi e tracannate appieno.”

Ecco come Dio, nel momento in cui la tirannia e l’incomprensione umana cercano di annientare l’influenza di Bahá’u’lláh, Lo innalza all’altezza della Gloria. Il periodo del Ridván è per i Bahá’í storico: essi vi eleggono ogni anno, in tutto il mondo, le Assemblee Locali e Nazionali e ogni 5 anni la Casa Universale di Giustizia.

III. Inizio della Proclamazione : Costantinopoli - Adrianopoli

Con l’arrivo di Bahá’u’lláh a Costantinopoli, capitale dell’ Impero Ottomano e sede del Califfato (acclamata dai Musulmani come la “cattedrale dell’ Islám , ma da Lui stigmatizzata come il luogo nel quale il “Trono della tirannia” era stato stabilito), il più spaventoso e disastroso e per anco il più glorioso capitolo nella storia del primo secolo Bahá’í si può dire venga aperto. Un periodo nel quale indicibili privazioni e prove senza precedenti si uniscono ai più nobili trionfi spirituali, stava ora per iniziarsi. La stella mattutina del ministero di Bahá’u’lláh stava per raggiungere lo zenith . Gli anni più importanti dell’ età Eroica della Sua Dispensazione erano vicini. Esattamente due decenni prima, la Rivelazione Bábí era nata nell’oscura Persia nella città di Shiráz.

Nonostante la crudele prigionia alla quale il Suo Autore era stato soggetto, le stupende affermazioni che Egli aveva espresso, furono da Lui proclamate di fronte ad una distinta assemblea a Tabríz, la capitale dell’ Adhirbáyján .

Nel mezzo della disperazione e dell’agonia del Síyáh-Chál di Tihrán, nove anni dopo, quella Rivelazione rapidamente e misteriosamente, era stata portata ad una improvvisa fecondità. I fondamenti etici, morali e dottrinali di una nascente comunità erano stati susseguentemente, nel corso del suo soggiorno a Baghdád, incontestabilmente stabiliti. Ed infine nel Giardino del Ridván , alla vigilia del Suo esilio a Costantinopoli, l’indugio di dieci anni, ordinato da una in scrutabile Provvidenza, era terminato con la dichiarazione della Sua Missione ed il visibile emergere di quello che doveva divenire il nucleo di una Società mondiale. Ciò che ora rimaneva da effettuare era la Proclamazione.

Questa storica proclamazione fu fatta in un’ora in cui la Fede era nelle angosce di una crisi di estrema violenza, e fu principalmente indirizzata ai Re della terra e ai Capi ecclesiastici cristiani e musulmani i quali, in virtù del loro immenso prestigio, ascendente ed autorità, assunsero una spaventosa ed inevitabile responsabilità per gli immediati destini dei loro seguaci e sudditi [opera citata, pag. 161/162 ]

Circa dieci anni durò il periodo della proclamazione. Essa fu iniziata a Costantinopoli, continuata a Adrianopoli, dove fu trasferito quasi subito, e ultimata ad ‘Akká, nella colonia penale, dove Bahá’u’lláh con i Suoi familiari ed i Suoi pochi intimi seguaci fu nel 1868 rinchiuso reo solo di essere portatore di un Messaggio Divino all’ Umanità

La Proclamazione iniziò a Costantinopoli con una lettera indirizzata al Sultano; continuò ad Adrianopoli con la rivelazione di numerose lettere fra cui la Súriy-i-Mulúk (La Sura dei Re) la più importante Tavola rivelata da Bahá’u’lláh nelle quali Egli dirige le Sue parole collettivamente all’insieme dei monarchi dell’Oriente e dell’Occidente. Egli li esorta [ opera citata, pag.176-177 ] ad abbracciare il Suo Messaggio ; afferma la validità della Rivelazione del BVࡍb; li rimprovera per la loro indifferenza alla Sua Causa; ingiunge loro di essere giusti e vigili, di comporre le loro controversie e ridurre gli armamenti; si diffonde sulle Sue afflizioni, raccomanda i poveri alla loro cura; li avverte che il “Castigo Divino” li “assalirà da ogni parte,” se essi rifiuteranno di seguire i Suoi consigli, e profetizza il Suo “trionfo sulla terra” sebbene non possa trovarsi nessun Re che volga il suo sguardo verso di Lui. Più in particolare, in quella stessa Tavola , Bahá’u’lláh critica i Re della Cristianità per aver mancato di “dare a Lui il benvenuto ” e per non “essersi avvicinati “ a Lui che è lo “Spirito della Verità “, e per avere insistito nel “bloccarsi” con i loro “passatempi e fantasie,“ ed afferma che essi “saranno chiamati a rendere conto” per le loro azioni “in presenza di Colui Che raccoglierà insieme tutto il Creato .”

Nella Súriy-i-Mulúk [ opera citata, pag. 179-180 ] Egli rimprovera i Ministri del Sultano in alcuni passi nei quali mette in dubbio le rettitudini dei loro princípi , predice che essi saranno puniti per le loro azioni, denuncia il loro orgoglio e la loro ingiustizia, asserisce la Sua integrità ed il Suo distacco dalle falsità del mondo e proclama la Sua innocenza.

In essa , Egli rivolge un particolare messaggio a tutti i Capi Religiosi dell’ Islám Sannita in Costantinopoli; li denuncia come incuranti e spiritualmente morti; li rimprovera per il loro orgoglio e per aver mancato di cercare la Sua presenza; svela la piena gloria ed il significato della Sua Missione; afferma che i loro Capi, se fossero vivi, avrebbero “fatto circolo intorno a Lui;” li condanna come “adoratori di nomi” ed amanti del comando ed ammette che Dio troverà inaccettabile ogni cosa da parte loro se non “si rinnovano” nella Sua stima.

I passi conclusivi della Súriy-i-Mulúk, Egli li dedica ai saggi della città di Costantinopoli ed ai filosofi del mondo; in questi passi li avverte e non divenire orgogliosi davanti a Dio; rivela loro l’essenza della vera saggezza; sottolinea l’importanza della Fede e della retta condotta; li rimprovera per aver mancato di cercare illuminazione da Lui e li consiglia a non oltrepassare “i limiti posti da Dio” e a non volgere lo sguardo verso le “vie degli uomini e le loro abitudini.”

Agli abitanti di Costantinopoli, in quella stessa Tavola, dichiara che “non teme nessuno tranne Dio”, non fa nessuna affermazione, “eccetto che dietro il Suo comando”, non segue nient’altro che la verità di Dio; afferma inoltre che ha trovato i Governanti e gli anziani della città” bambini raccolti insieme che si baloccano con l’argilla,” e di non aver trovato nessuno sufficientemente maturo da ricevere la verità che Dio aveva insegnato a Lui. Rivolgendosi infine al popolo persiano, in quella stessa Tavola, afferma che anche se essi Lo mettessero a morte, Dio sicuramente farebbe sorgere un altro in Sua vece ed asserisce che l’Onnipotente “perfezionerà la Sua Luce” sebbene essi, nel segreto dei loro cuori, la aborriscono.”

IV. Imprigionamento e Proclamazione ad ‘Akká

L’arrivo di Bahá’u’lláh ad ‘Akká segna l’apertura dell’ultima fase del Suo quarantennio di mistero ,. il periodo finale, ed invero, l’apice dell’esilio che Lo aveva dapprima portato nelle immediate vicinanze delle fortezze dell’ortodossia Sciita ed a contatto con i suoi esponenti più in vista e che, nel periodo seguente, Lo aveva condotto nella capitale dell’Impero Ottomano e Gli aveva fatto indirizzare le Sue storiche dichiarazioni al Sultano, ai suoi ministri ed ai capi ecclesiastici dell’ Islám Sannita, ed era ora stato lo strumento del Suo approdo sulle coste della Terra Santa; la Terra Promessa da Dio ad Abramo, santificata dalla Rivelazione di Mosè, onorata dalle vite e dalle fatiche dei patriarchi, dei giudici, dei Re e dei Profeti Ebraici, riverita come la culla della Cristianità.

Il Suo arrivo nella colonia penale di ‘Akká, lungi dal portare la fine delle Sue afflizioni, non fu che l’inizio di una maggiore crisi, caratterizzata da amare sofferenze, severe restrizioni ed intenso tumulto, che per la sua gravità sorpassò anche le agonie del Síyáh-Chal di Teherán. “Sappi” ha scritto Bahá’u’lláh, volendo sottolineare la natura critica dei primi nove anni del Suo esilio in quella città-prigione, “che al nostro arrivo in questo luogo, Noi scegliemmo di designarlo come: “la Più Grande Prigione.”

‘Akká, l’antica Tolemaide, la San Giovanni d’Acri dei Crociati, che aveva con successo sfidato l’assedio di Napoleone, che era caduta sotto i Turchi a livello di una colonia penale nella quale assassini, ladri famosi ed agitatori politici venivano trasferiti da tutte le parti dell’Impero Turco. Essa era circondata dappresso da un doppio sistema di bastioni ; era abitata da una popolazione che Bahá’u’lláh definì come “la generazione di vipere; ” era priva di qualsiasi sorgente d’acqua entro le mura; era infestata dalle pulci, umida e percorsa da vicoli tetri, sudici e tortuosi. “Secondo quello che si dice” ha attestato la Suprema Penna nella Lawh-i-Sultán “essa è la più desolata città del mondo; quella città che ha l’aspetto più squallido, il clima più detestabile, e l’acqua più putrida. È come se fosse la capitale dei gufi.” La sua aria era così putrida che secondo un proverbio “un uccello che vi fosse volato sopra sarebbe caduto morto.”

Ad ‘Akká Bahá’u’lláh rivelò importanti Tavole indirizzate ai Re ed ai Capi Religiosi. Nella Sua Tavola alla Regina Vittoria, Egli invita i Re ad afferrarsi saldamente alla “Pace Minore” poiché avevano rifiutato la “Più Grande Pace” ; li esorta a riconciliarsi fra loro, ad unirsi e a ridurre gli armamenti; li invita a trattenersi dal porre dei pesi eccessivi sui loro

sudditi che, Egli li informa, sono le loro pupille ed i loro “tesori”; enuncia che, se dovesse uno fra di loro prendere le armi contro un’altra, tutti dovrebbero levarsi contro di lui.

All’imperatore dei Francesi, Napoleone III, il più preminente ed influente monarca dell’Occidente dei Suoi giorni, da Lui designato come “il Capo dei Sovrani, “ e che, per citare le Sue parole, aveva “ gettato dietro di sé” la Tavola rivelata per lui ad Adrianopoli, Egli, indirizzò una seconda Tavola e la trasmise per mezzo del rappresentante francese ad ‘Akká. In questa Egli denuncia la venuta di “Colui che è l’ Incoercibile,” il cui proposito è di “vivificare il mondo” e di unire i suoi popoli, asserisce inequivocabilmente che Gesù Cristo era l’Araldo della Sua Missione; proclama la caduta delle “ stelle del firmamento della sapienza” che si erano allontanate da Lui; espone l’insincerità di quel monarca e profetizza che il suo regno verrà “gettato in confusione, “ che il suo “impero sfuggirà” dalle sue mani e che “tumulti si impossesseranno di tutte le genti in quella terra” a meno che egli non si levi ad aiutare la Causa di Dio e segua Colui che è lo Spirito.

In memorabili passi indirizzati ai “legislatori d’America ed al Presidente delle loro Repubbliche” Egli, nel Suo Kitáb-i-Aqdas (Il Libro Più Santo ), comanda loro di “adornare il tempio del dominio con l’ornamento della giustizia e del timor di Dio, e le loro teste con la corona del ricordo” del loro Signore; dichiara che il “Promesso” è stato reso manifesto, li consiglia di trarre profitto dal “ Giorno di Dio” e li invita a “fasciare con le mani della giustizia le membra spezzate” e “schiacciare l’oppressore” con la “ verga dei comandamenti del loro Signore, l’ Ordinatore, il Più Saggio.”

Ad Alessandro II Nicolaavitch , l’onnipotente Zar di Russia, Egli, mentre giaceva prigioniero nella caserma, indirizzò un’ Epistola nella quale annuncia l’avvento del Padre Promesso, Colui che “la lingua di Isaia ha esaltato” e “col cui nome la Toráh ed il Suo Vangelo furono adornati; “ gli comanda di “ levarsi… e chiamare a Dio le nazioni;” lo ammonisce di badare che la sua sovranità non lo distolga da “Colui che è il Supremo Sovrano.”

Ordina alla Regina Vittoria di “gettare via tutto ciò che è sulla terra” e di volgere il suo cuore verso il suo Signore, l’Antico dei Giorni; asserisce che “tutto ciò che è stato menzionato nel Vangelo è statao adempiuto;” e la loda per aver “Affidato le redini del consiglio nelle mani dei rappresentanti del popolo;” e esorta questi a “considerare se stessi come i rappresentanti di tutti coloro che abitano la terra” e a giudicare fra gli uomini con “pura giustizia.”

In un celebre passo indirizzato a Guglielmo I, Re di Prussia, e recentemente acclamato Imperatore della Germania Unita Egli, nel Suo Kitáb-i-Aqdas invita il sovrano a presta ascolto alla Sua voce, la voce stessa di Dio; lo avverte di fare attenzione che il suo orgoglio non gli impedisca di riconoscere l’alba della Divina Rivelazione e lo ammonisce di “ricordare colui [ Napoleone III ] la cui potenza aveva trasceso” la sua e che “finì nella polvere con gran perdita.” Per di più, in quello stesso Libro, apostrofando le “rive del Reno”, Egli predice che “ la spada dell’espiazione” sarebbe stata tratta contro di loro e che i “lamenti di Berlino” si sarebbero levati, sebbene a quell’epoca essa fosse “in piena gloria.”

In un altro notevole passaggio di quello stesso Libro, indirizzato a fratesco Giuseppe, l’Imperatori Austriaco ed erede del Sacro Romano Impero, Bahá’u’lláh, biasima il Sovrano per aver trascurato di indagare su di Lui nel corso di un pellegrinaggio a Gerusalemme; chiama Dio a Testimone che Egli lo ha trovato “attaccato al ramo e noncurante dlla radice” si rattrista nell’osservare la sua caparbietà e gli ordina di aprire gli occhi e contemplare la “Luce che splende sopra questo luminoso Orizzonte.”

Non meno chiari ed enfatici sono i messaggi, alcuni contenuti in specifiche Tavole, altri dispersi fra i suoi scritti, che Bahá’u’lláh indirizzò ai Capi ecclesiastici del mondo di ogni confessione; messaggi nei quali Egli dischiude, chiaramente e senza riserve, le pretese della Sua Rivelazione. Li chiama a prestare attenzione al Suo appello e denuncia, inm alcuni casi specifici, la loro perversità, la loro estrema arroganza e tirannia.

In immortali Tavole Egli invita l’intera compagnia di quei capi ecclesiastici e “temere Dio”, a “ frenare “le loro penne, a “rigettare le fantasie oziose e le “immaginazioni” e volgersi quindi verso l’Oriente della Certezza;” li ammonisce a non “giudicare il Libro di Dio con le misure e le scienze comuni” fra di loro; designa quello stesso Libro come “l’infallibile Bilancia istituita fra gli uomini”; lamenta la loro cecità ed ostinazione; asserisce la sua superiorità in visione, chiaroveggenza, parole e saggezza; proclama la Sua sapienza innata e donatagli da Dio; li ammonisce a non “impedire l’accesso alle genti con un altro velo” dopo che Egli stesso aveva ”squarciato i veli”; li accusa di essere stati la “causa del ripudio della Fede nei suoi primi giorni”; e li scongiura di “esaminare attentamente con equità e giustizia “ ciò che era stato inviato da Lui, e di “non annullare la Verità” con le cose ch’essi posseggono.

A Papa Pio IX , il Capo indiscusso della più potente Chiesa del Cristianesimo, possessore dell’autorità sia temporale che spirituale, Egli, un prigioniero nelle caserme della colonia penale di ‘Akká, indirizzò un’importantissima Epistola, nella quale annuncia che “Colui che è il Signore dei Signori è venuto, adombrato dalle nubi “ e che “la Parola che il Figlio celò, è resa manifesta.” Inoltre, lo ammonisce a non disputrare con Lui come in passato i Farisei disputarono con Gesù Cristo; lo invita a lasciare i suoi palazzi a chi li desidera, a “vendere ogni abbellito ornamento” in suo possesso, a “spenderli sul sentiero di Dio”, ad abbandonare il suo regno ai Re, a “levarsi di fra i popoli della terra” e a chiamarli alla Sua Fede. Considerandolo come uno dei soli del cielo dei nomi di Dio, Egli lo ammonisce di guardarsi per timore che “l’oscurità sparga i suoi veli” sopra di lui; gli comanda di “esortare i re” ad “ agire con equità verso gli uomini; ” e lo consiglia di camminare sulle orme del suo Signore e di seguire il Suo esempio.

Ai patriarchi della Chiesa Cristiana Egli lanciò uno specifico appello nel quale proclama la venuta del Promesso; li esorta a “temere Dio” e a non seguire “le vane immaginazionid3i superstiziosi;” li invita a lasciare da parte le cose che possiedono e ad “afferrarsi saldamente alla Tavola di Dio per mezzo del Suo sovrano potere.” Agli Arcivescovi di quella Chiesa Egli similmente dichiara che “Colui che èp il Signore di tutti gli uomini è apparso,” che essi sono “considerati fra i morti” e che grande è la benedizione di colui che è “mosso dalla brezza del Signore ed è risorto dai morti in questo Nome perspicuo.” Nei brani indirizzati ai Suoi Vescovi Egli proclama che “Il Padre Eterno chiama a gran

voce fra la terra ed il cielo”, li dichiara essere le stelle cadute dal cielo della Sua sapienza, ed afferma che il Suo corpo “anela alla croce” ed il Suo capo è “bramoso della lancia sul sentiero del Misericordiosissimo.” Alla moltitudine dei preti cristiani, Egli comanda di “lasciare le campagne” ed uscire dalle loro chiese; li esorta a “proclamare ad alta voce il più Grande Nome fra le Nazioni”; li assicura che chiunque chiamerà gli uomini in Suo Nome” mostrerà ciò che è al di là della potenza di tutto quello che è sulla terra;” li ammonisce che il “Giorno del Giudizio è apparso” e li consiglia di volgersi coi loro cuori al loro “ Signore, il Perdonatore, il Generoso.” Nei numerosi passaggi indirizzati alla “moltitudine dei monaci” Egli comanda di non rinchiudersi in chiese e chiostri, ma di occuparsi di ciò che renderà profitto alle loro anime ed alle anime degli uomini ; Prescrive loro il matrimonio; ed afferma che se essi sceglieranno di seguirlo, Egli li farà eredi del Suo Regno.

Ed infine, nei numerosi passaggi indirizzati all’intero corpo di seguaci di Cesù Cristo, Egli si identifica con il “Padre menzionato da Isaia,” con il “Consolatore “ il cui Patto, Colui che è lo Spirito [ Gesù ] aveva Lui stesso stabilito, e con lo “ Spirito di Verità” che li guiderà “ in ogni verità;” proclama il Suo Giorno essere il Giorno di Dio; annuncia l’unione del fiume Giordano con il “Più Grande Oceano;” asserisce la loro negligenza, come pure la propria pretesa di avere aperto loro i “cancelli del regno; “ afferma che il “ Tempio” promesso è stato innalzato “ dalle mani del volere” del loro Signore, il Potente, il Generoso; li invita a “ strappare i veli “ ed entrare nel Suo Nome nel Suo Regno; ricorda le parole di Gesù a Pietro; e li assicura che se sceglieranno di seguirlo Egli li farà divenire “vivificatori dell’umanità.”

All’intero corpo degli ecclesiastici musulmani Bahá’u’lláh d3edicò specificamente nei Suoi Libri e nelle Sue Tavole innumerevoli passi nei quali, in linguaggio veemente, Egli denuncia la loro crudeltà; condanna il loro orgoglio e la loro arroganza; ordina loro di lasciare da parte le cose che posseggono, di essere in pace e di prestare ascolto alle parole che Egli ha detto; ed asserisce che a motivo delle loro azioni, “l’alto stato del popolo è stato è stato degradato, lo stendardo dell’ Islám è stato rovesciato ed il suo potente trono è caduto.” Al “concorso dei teologi persiani “ Egli indirizzò in modo particolare le Sue parole di condanna, nelle quali stigmatizza le loro azioni e profetizza che “la loro gloria sarà mutata nella più miserabile degradazione” e che vedranno la punizione che sarà loro inflitta, “come decretato da Dio, l’ Onnipotente, il più Saggio.”

Al popolo Ebraico, inoltre, Egli annunciò che la Più Grande Legge era venuta, che la “Bellezza Antica regna sul trono di Davide” che grida ad alta voce ed invoca il Suo Nome, che “da Sion è apparso ciò che era celato” e che “da Gerusalemme si ode la voce di Dio, l’Unico, l’ Incomparabile, l’Onnisciente.”

Tali sono, in breve, le caratteristiche salienti delle parole definitive di quella storica Proclamazione le cui note iniziali risuonarono durante i primi anni dell’esilio di Bahá’u’lláh in Adrianopoli e che si concluse durante i primi anni della sua incarcerazione nella fortezza-prigione di ‘Akká. Re ed Imperatori, separatamente e collettivamente; i principali magistrati delle repubbliche del continente americano ; ministri ed ambasciatori; lo Stesso Sovrano Pontefice; il Vicario del Profeta dell’ Islám; i monarchi della Cristianità, i suoi

patriarchi, arcivescovi, preti e monaci; i grandi sacerdoti della religione zoroastriana; i filosofi, i capi ecclesiastici, i saggi e gli abitanti di Costantinopoli; l’intera compagnia degli aderenti professanti della Fede Zoroastriana, Ebraica, Cristiana e Musulmana; gli uomini saggi del mondo, i Suoi uomini di lettere, i poeti, i mistici, i commercianti, i rappresentanti eletti dai suoi popoli; i Suoi stessi compatrioti – tutti, prima o poi, - in Libri, Epistole e Tavole, sono stati portati direttamente entro l’insieme delle esortazioni , degli ammonimenti, degli appelli, delle dichiarazioni e delle profezie che costituiscono il tema del Suo importante monito ai Capi del genere umano, un mónito che rimane senza precedenti negli annali di ogni religione anteriore.

Il 29 Maggio 1892 all’età di 75 anni Bahá’u’lláh trapassò. Il Suo Spirito, liberato dalle fatiche di una vita piena di tribolazioni, aveva spiccato il volo verso quei domíni “dove gli occhi degli uomini non si sono mai posati.”

Con l’ascensione di Bahá’u’lláh si avvia a conclusione un periodo che, per molti aspetti, può essere considerato senza paragoni nella storia religiosa del mondo. Il primo secolo dell’ Éra Bahá’í aveva ora compiuto metà del suo corso; era terminata un ‘epoca non superata, nella sua sublimità, nella sua fecondità e durata, da nessuna precedente dispensazioni e caratterizzata, tranne che per un breve intervallo di tre anni, da mezzo secolo di continua e progressiva Rivelazione.

 

B I B L I O G R A F I A

  • Verso Una Nuova Éra – Casa Editrice Bahá’í
  • Preghiere Bahá’í - Casa Editrice Bahá’í
  • Gli Araldi dell’Aurora – Narrazione dei primi giorni della rivelazione Bahá’í di Nabíl - CEB
  • E.G. Browne – Materiale per lo studio della Religione Babí –
  • Epistola al Figlio del Lupo – Casa Editrice Bahá’í
  • Dio Passa nel Mondo – Shoghi Effendi - Casa Editrice Bahá’í

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Siyyid ‘Alí Muhammad detto il BÁB - testo di Augusto Robiati

Ξ Maggio 26th, 2008 | → 0 Comments | ∇ La diversità religiosa, Augusto Robiati |

il Báb: Vita – Predicazione – Martirio

Premessa :

Nella storia della Fede Bahá’í si distinguono tre periodi: l’eroico, il formativo e l’età d’oro. L’eroico inizia il 23 Maggio 1844 (dichiarazione del Báb) e termina il 28 Novembre 1921 (trapasso di ‘Abdu’l-Bahá). In esso gravitano le tre figure principali della Fede: il Báb, Bahá’u’lláh e ‘Abdu’l-Bahá; le prime due sono Manifestazioni Divine, la terza è l’esempio della Causa ed il Centro del Patto.

In esso si distinguono due susseguenti Dispensazioni: quella del Báb della durata di nove anni [1844-1853] e quella di Bahá’u’lláh che durerà almeno mille anni. Il Báb chiude il ciclo profetico e adamitico o di fanciullezza dell’umanità e Bahá’u’lláh apre il ciclo della maturità e del compimento, quello dell’unità del genere umano, che durerà cinquemila [5.000] secoli.

La Dispensazione del Báb iniziò nella notte fra il 22 e il 23 Maggio 1844 [anno 1260 dell’Egira ] allorché il Báb rivelò Sé Stesso come il “Promesso”, nella città di Shíráz davanti a Mullá Husayn. Il frutto dell’albero della vita, la cui manifestazione era stata profetizzata come imminente da Shaykh Ahmad e da Siyyid Kázím si era palesato.

Shoghi Effendi dice che: [ Dio Passa nel Mondo, pag. 4 ]

“Il popolo fra il quale apparve era la razza più decadente del mondo civile, rozzamente ignorante, selvaggia, crudele, immersa nei pregiudizi, servile nella sua sottomissione a una gerarchia quasi deificata [nota: il clero Sciita] razza che ricordava, nella sua abiezione, gli Israeliti d’Egitto ai giorni di Mosè, nel loro fanatismo gli Ebrei dei giorni di Gesù e nella sua perversità gli idolatri di Arabia ai giorni di Muhammad.

Secondo Lord Curzon – [Gli Araldi dell’Aurora, p. 25]:

Al tempo in cui il Báb dichiarò la Sua Missione, la Persia era uno stato ecclesiastico (dice esattamente: ‘a church-state ] e, benché venale, crudele ed immorale, era formalmente religiosa… Lo Sháh era un despota, l’arbitrio si rifletteva attraverso Ministri e Governatori, fino all’ultimo funzionario. Non esistevano tribunali che potessero controllare o modificare il potere del Monarca o l’autorità delegata dei suoi subordinati… Se vi era una legge questa era la sua parola. “

I. Vita del Báb prima della Sua dichiarazione

Il Báb, il cui nome era Siyyid ‘Alí Muhammad, nacque a Shiráz (Iran) il 20 Ottobre 1819. La sua famiglia, discende direttamente da quella del Profeta, era rinomata per la sua nobiltà. Suo padre era noto in tutta la provincia di Fars per la sua pietà e virtù, e godeva di elevata stima e prestigio; morì quando il Báb era ancora in tenera età; della educazione del fanciullo si occupò lo zio materno che lo affidò al Maestro Shaykh Abíd, il quale era stato discepolo di Shaykh Ahmad e Siyyid Kázím. Il Báb rimase pochi anni alla scuola

di Shaykh Abíd, meravigliando il Maestro e compagni per la Sua sapienza; frequenti erano le Sue dissertazioni sul Corano, che stupivano per la profondità dei concetti e l’elevatezza del linguaggio. Ancora giovane il Báb entrò nell’azienda commerciale del nonno e all’età di circa 20 anni si sposò. L’unico figlio, Ahmed, morì in tenera età, circa un anno prima della dichiarazione della sua Missione. Il Báb ne consacrò la morte con espressioni che già riflettevano la Sua dedizione a Dio e annunciavano il futuro consapevole sacrificio della Sua vita [ Gli Araldi dell’Aurora, p. 77] :

“ Oh Dio, mio Dio ! Vorrei che migliaia di Ismaeli fossero concessi a questo Tuo Abramo, che Egli possa concedere uno e tutti, come un’offerta di amore per Te! Il sacrificio di questo Ahmed, che il Tuo servo, ‘Alí Muhammad, ha donato sullo altare del Tuo amore, non potrà mai spegnere la fiamma del desiderio che arde nel Suo cuore. Fino a quando Egli non potrà immolare il Suo cuore ai Tuoi piedi e fino a quando il Suo petto non sarà bersaglio di innumerevoli dardi per il Tuo amore, non sarà placato il tumulto del Suo spirito.

O mio Dio ! Mio solo desiderio ! Arricchisci con la Tua grazia il sangue che ardo di spargere sul Tuo cammino . Fai che esso nutra il seme della Tua Fede. Dotalo con la Tua celeste potenza, così ché questo giovane seme divino possa subito germinare nel cuore degli uomini e possa crescere fino a divenire un albero possente, sotto la cui ombra possano riunirsi tutti i popoli e le razze della Terra.”

I giorni che il Báb dedicò all’attività commerciale li trascorse per la maggior parte a Bushír (Porto del Golfo Persico ). Egli era noto per la Sua umiltà, per la Sua grande cortesia e serenità e per la Sua rigida onestà. Nicolas dice: [ Siggid Alí Mugammad, dit le Báb, pag. 189-190 ] :

“Egli era meditativo e piuttosto silenzioso, ma la Sua amabile figura, la chiarezza del Suo sguardo, il Suoi contegno modesto e riservato, attiravano l’attenzione dei Suoi concittadini . Fin da giovanissimo,m era fortemente attratto dai problemi religiosi; alla età di 19 anni scrisse la Sua prima opera religiosa nella quale manifesta sentimenti che sembrano presagirgli un brillante avvenire nelle file dell’Ortodossia Sciita..”

Il Conte di Gobineau si esprime sul carattere e sul comportamento del Báb, prima della Sua dichiarazione di Fede [ Les Réligions et les Philosophies dans l’Asie Centrale, pag. 118 ] :

“Chiuso in se stesso, sempre occupato in pratiche pie, di una grande semplicità e dolcezza, doti che maggiormente spiccavano data la sua giovinezza e la grazia meravigliosa della Sua figura, Egli attirava intorno a sé un certo numero di persone qualificate. Qualsiasi cosa Egli dicesse, assicurano coloro che lo hanno conosciuto smuoveva il fondo del cuore.

Esprimendosi, con una profonda venerazione verso il Profeta e gli Imám Egli rallegrava gli Ortodossi severi, mentre intrattenendosi con i più intimi, gli spiriti ardenti ed irrequieti gioivano di non trovare in Lui quella rigidezza di pensiero e di stretta adesione alle opinione consacrate che a loro pesavano; al contrario la Sua conversazione apriva loro orizzonti infiniti e diversi, misteriosi, irraggiati qua e là di una luce abbagliante, che dava le ali alla loro immaginazione .”

II. La vita pubblica del Báb

Il Báb iniziò la Sua vita pubblica nella notte del 23 Maggio1844. Il ‘Commento della Sura di Giuseppe ’ [Corano – Sura XII ] rivelato cantata al cospetto di Mullá Husayn, stupito, rapito ed affascinato, consacrarono le prime ore della Sua Missione. -

Nella stessa notte, per una misteriosa ma testimoniante coincidenza, Samuel Morse trasmetteva da Washington a Baltimora, il primo cablogramma con le fatidiche parole:

“Che cosa Dio ci ha portato oggi.” [ Il Ladro nella Notte – di William Sears, p.4 ]

Ai Suoi primi 18 discepoli, che con Mullá Husayn Lo riconobbero e Lo accettarono, come il Promesso, e che Egli chiamò:

“Lettere generate dal Punto Primo: ”

“ Angeli schierati davanti a Dio, nel giorno della Sua venuta “

“Fontane sgorganti dalla Sorgente della Sua Rivelazione” [Dio Passa Nel Mondo –pag. 7 ]

il Báb rivelò un’ epistola nella quale in termini altamente espressivi Egli sottolinea l’elevatezza del loro rango, il carattere sublime della loro missione, ammonendoli a non tradire il Regno di Dio per i piaceri effimeri del mondo e annunciando loro l’avvicinarsi di un possente Giorno.

Ecco alcuni passi:

“O miei amici amatissimi ! Voi siete gli araldi del nome di Dio in questo giorno. Voi siete stati scelti a depositari del Suo mistero. Incombe su ciascuno di voi l’obbligo di manifestare gli attributi di Dio e di esemplificare con le vostre azioni e le vostre parole i segni della Sua rettitudine, del Suo potere e della Sua gloria……”

“O mie Lettere ! In verità vi dico, immensamente sublime è questo giorno… Voi siete i testimoni dell’Alba del promesso Giorno di Dio. Voi partecipate al calice mistico della Sua Rivelazione.”

“ I giorni in cui un vano culto era ritenuto sufficiente, sono finiti. È venuto il tempo in cui null’altro all’infuori che il vostro motivo più puro, sostenuto da azioni di immacolata integrità, può ascendere al trono dell’Altissimo ed essere a Lui accettevole.”

“ Io vi preparo per l’avvento di un possente giorno.. Compite il massimo sforzo, acciocché, nel mondo a venire, Io che ora vi istruisco, possa, innanzi al seggio della misericordia di Dio, gioire delle vostre azioni. Il segreto di quel giorno da venire è ancora ascoso. Non può essere divulgato né stimato. Il neonato di quel giorno eccellerà sui più saggi e i più venerabili uomini di questa epoca , e il più umile e il più ignorante essere di quel periodo sorpasserà in intelletto i più eruditi e perfetti teologi teologi di quest’ èra. Disperdetevi in lungo ed in largo su questa terra e, con i piedi saldi ed i cuori purificati, preparate la via per la Sua venuta. Non curatevi delle vostre debolezze e della vostra fralezza; fissate il vostro sguardo sull’invincibile potere del Signore Vostro Dio, l’ Onnipotente!.”

[Il Commiato del Báb alle Lettere del Vivente ].

Dal passo inerenti al culto non più accetto a Dio, emerge il concetto dominante della Fede proclamata dal Báb, divenuto poi il fulcro del dinamismo dottrinale Bahá’í, cioè, la religione concepita non come un insieme di culti e riti, strutturati in una problematica teologica , ma una sorgente di energie atte a dominare la vita e quindi produttrici di equilibrio e armonia per l’individuo e la società. Notevole è l’accenno profetico ad una nuova epoca dominata dal sapere, la cui nascita non si poteva certamente intravedere bel 1844 e che è poi improvvisamente sbocciata e nella quale oggi noi siamo spettatori ed attori.

Fra le “18 Lettere del vivente “ vi era anche una donna, l’unica del suo genere, una poetessa meno che trentenne di distinto lignaggio, di prepotente fascino , di accattivante eloquenza, indomabile di spirito, eterodossa nelle sue idee, audace nei suoi atti, immortalata con il nome di Tahirih [ La Pura ] dalla “Lingua della Gloria” (Bahá’u’lláh) e soprannominata Qurratu’l-Ayn [ Sollievo degli Occhi ] da Siyyid Kázím, suo maestro. Essa, in conseguenza dell’apparizione del Báb, in un suo sogno, aveva ricevuto la prima chiamata di una Causa, che era destinata ad esaltarla alle massime altezza della Fama e sulla quale, col suo ardito eroismo, doveva gettare tanta luce immortale.” [Dio POassa nel Mondo – pag. 7 ]

Le “18 Lettere del Vivente “, galvanizzate all’azione del mandato loro conferito, lanciate nella loro missione pericolosa e rivoluzionatrice, questi luminari minori si sparsero in lungo e in largo nelle province della loro terra natìa, dove con eroismo senza pari resistettero all’assalto selvaggio e organizzato delle forze schierate contro di loro, e resero immortale la Fede con le loro imprese e con quelle dei loro correligionari, creando così un movimento che sconvolse la loro terra e inviò il riverbero della Sua eco sino alle capitali dell’Europa Occidentale.” [ Dio Passa nel Mondo – pag. 8 ]

Più di 20,000 furono i martiri sul cammino del loro Beneamato. Dice Renan [ Gli Apostoli – pag. 256-257 ]

“Migliaia di martiri hanno affrontato lietamente per Lui la morte…….Si videro avanzare, fra i carnefici, fanciulli e donne con le carni squarciate in tutto il corpo, con micce accese, fiammeggianti, fitte nelle ferite. Le vittime erano trascinate con funi ed erano fatte camminare a frustate. Fanciulli e donne procedevano cantando “In verità da Dio veniamo ed a Lui torniamo“!

La vita pubblica del Báb durò circa sei anni. Essa fu come un sole che albeggiò a Shíráz e dardeggiò come un flash per tutta la Persia. Ebbe nella Sua annunciazione allo sceriffo della Mecca, nelle predicazioni a Shíráz e Isfáhán, nella Proclamazione a Tabríz, al cospetto del Principe Ereditario al Trono e dei piùì eminenti teologi, nel Suo arresto a Shíráz e a Isfáhán e nella incarcerazione nelle fortezze di Máh-kú, e Chihríq (Arzebaigian). la Sua eclisse, e nel suo martirio a Tabríz il suo tramonto.

III. Permanenza del Báb a Shíráz

Della predicazione del Báb a Shíráz, il Conte di Gobineau ci dà il seguente quadro efficace:

“L’impressione prodotta a Shíráz fu immensa e tutto il mondo colto e religiososi raccolse attorno al Báb, I suoi discorsi pubblici non attaccavano mai i principi dell’Islám e ne rispettavano anche, per la maggior parte, anche le forme esteriori.

Erano non di meno discorsi arditi; il clero non era risparmiato ed i suoi vizi erano crudelmente flagellati. I destini tristi e dolorosi dell’umanità erano i temi principalmente trattati. I mullá [clero ] di Shíráz, non avevano atteso molto per riunirsi contro il loro giovane oppositore. Dalle sue prime apparizioni in pubblico gli avevano posto contro i più Abili fra loro al fine di argomentare e confonderlo; queste dispute che si tenevano sia nelle moschee che nei collegi religiosi, alla presenza del Governatore, dei Capi Militari, del popolo, invece di favorire il clero, contribuivano a diffondere le nuove idee e a suscitare nuovi entusiasmi.

È certo che Egli batté i suoi oppositori e li condannò con il Corano alla mano. Fu un giocoper Lui mostrare alla moltitudine , che ben li conosceva, a qual punto la loro condotta i loro precetti, i loro dogmi erano in frequente contraddizioni col Libro, ciò che essi non potevano confutare . Con un’ardore ed una esaltazione straordinaria Egli denunciava senza rispetto delle convenzioni, i vizi, dei suoi antagonisti, e dopo aver loro provato che erano infedeli alla dottrina, li disonorava nella loro vita e li additava al disprezzo e alla indignazione degli uditori.

Le scene di Shíráz, agli inizi della sua predicazione, furono così commoventi che i Musulmani restanti ortodossi, che vi hanno assistito, ne hanno conservato un ricordo incancellabile e ne parlano con terrore. Essi confessano che l’eloquenza di ‘Alí Muhammad era di natura incomparabile…”

[ opera citata, pag. 120-122 ]

Su istigazione del clero la polizia di Shíráz arrestò il Báb e i suoi seguaci; poi fu rilasciato in seguito ad una improvvisa epidemia di colera scoppiata in coincidenza dell’arresto, epidemia che aveva colpito anche la famiglia del Governatore e quella dell’Ufficiale di polizia che aveva proceduto al suo arresto, e che era sembrata agli occhi di quest’ultimo, che aveva avuto il figlio colpito e poi salvato dal Báb, un segno divino.

Episodio rilevante della permanenza del Báb a Shíráz fu la conversione alla nuova Fede di Siyyid Yahyáy-i-Darabí, il più colto e il più eloquente dei teologi Sciiti che lo Sháh Muhammad aveva inviato a Shíráz per accertarsi della veridicità delle voci che erano filtrate fino alla corte reale. The interviste ebbe il Messaggero dello Sháh con il Báb; durante la prima egli sottopose il Báb ad una serie di domande sugli insegnamenti metafisici dell’ Islám e su oscuri versetti Coranici e fu altamente stupito della esattezza della profondità delle risposte; Darabí affermò dopo, che il Suo senso di superiorità e di orgoglio si erano trasformati in umiltà. Alla seconda il Báb rispose, con grande sorpresa di Darabí, alle domande che Egli si era prefisso di fare, pur senza averle ancora formulate. Nella terza il Báb rivelò, cantando, un’opera completa.

”Il Commento alla Sura di Kawthar [Corano, Sura 108 ]. Il Darabí si buttò ai piedi del Báb e ne divenne Suo fervente discepolo, il che destò molta impressione a Corte e presso lo stesso Sháh al quale, tramite il ciambellano di Corte, Darabí aveva inviato un messaggio, comunicandogli la sua decisione di accettare la nuova Fede.”

IV. Permanenza del Báb a Isfáhán

Da Shíráz, popola sua liberazione dall’arresto, il Báb si trasferì a Isfáhán. Il Governatore, cristiano d’origine, Manúchihr Khán, frequentava le sue riunioni e ne divenne presto un fervente sostenitore. Durante una riunione, di fronte a tutti ebbe a dire: [ Gli Araldi dell’Aurora, pag. 204 ] :

“Attesto solennemente di credere nella realtà del potere soprannaturale di cui questo Giovane è dotato, potere che nessuna sapienza umana potrebbe mai conferire.”

Il clero, per troncare la dilagante influenza del Báb, cercò di ottenere , ed ottenne dal Primo Ministro un mandato di arresto e il Governatore, informato della cosa, finse una espulsione dalla città sotto scorta e lo ospitò, segretamente, alla Sua residenza. Qui ne

accettò la Rivelazione, offerse al Báb tutti i suoi averi e gli propose di accompagnarlo dallo Sháh al quale avrebbe chiesto per il Báb una figlia in sposa; così, secondo il suo pensiero, la nuova Fede si sarebbe automaticamente imposta. Il Báb rifiutò avvertendo che:

“Non coi mezzi che voi agognate di usare, la possente provvidenza permetterà il trionfo della Sua Fede. Attraverso la povertà e la santità di questa terra e col sangue che sarà sparso sul suo cammino, l’ Onnipotente Sovrano assicurerà la preservazione e il consolidamento della Sua causa… !”

[Gli Araldi dell’Aurora, pag. 213 ]

Poco dopo, come il Báb gli aveva predetto, Manúchihr Khán morì e lo Sháh informato dal nuovo Governatore di quanto era accaduto, ordinò che il Báb fosse condotto alla capitale, ma il Primo Ministro, Hájí Mírzá Áqásí visto il risultato negativo dell’azione di repressione messa in atto finora contro la nuova fede, concepì un piano che secondo il suo intendimento avrebbe spento l’ardore che gli insegnamenti del Báb avevano acceso. Dopo aver abilmente eluso, con un abile stratagemma, l’incontro dello Sháh con il novello Profeta lo fece rinchiudere nella fortezza di Máh-kú e successivamente in quella di Chihríq, ambedue nella provincia nordica dello Azerbagian.

V. Prigionia del Báb a Máh-kú e Chihríq

Recluso sulle vette di una remota montagna, in una pericola posizione alle frontiere degli imperi ottomani e russo; imprigionato nelle solide pareti di una fortezza a quattro torri; tagliato fuori dalla Sua famiglia, dai Suoi parenti e dai Suoi Discepoli; vivendo in vicinanza di una comunità bigotta e turbolenta che, per razza, tradizione, lingua e credo differiva dalla grande maggioranza degli abitanti della Persia; custodito dalla gente di un distretto che essendo il luogo di nascita del Gran Visir, era stato fatto oggetto di speciali favori da parte della sua amministrazione, il Prigioniero di Máh-kú sembrava essere destinato, agli occhi del Suo avversario, a languire colà, durante tutto il fiore della Sua giovinezza e ad essere testimone , in data non lontana, del completo annientamento delle Sue speranze.

Quell’avversario, tuttavia, doveva ben presto accorgersi di quanto gravemente egli aveva mal giudicato il suo prigioniero e coloro ai quali aveva così abbondantemente elargito i suoi favori. Degli uomini irrequieti, fieri e irragionevoli furono gradualmente soggiogati dalla gentilezza del Báb, furono vinti dalla Sua modestia, edificati dai Suoi consigli e istruiti dalla Sua saggezza. arano così rapiti dal loro amore per Lui, che il loro primo atto ogni mattina, malgrado le rimostranze del prepotente ‘Alí Khán (Comandante della fortezza) e le ripetute minacce di misure disciplinari ricevute da Tihrán , era di cercare un luogo dove potessero dare uno sguardo al Suo volto e implorare da lontano la Sua benedizione suil loro lavoro giornaliero. In caso di disputa era loro abitudine affrettarsi ai piedi della fortezza e, con gli occhi fissi sulla Sua Dimora, invocare il Suo nome e scongiurarsi l’un l’altro di dire la verità.

‘Alí Khán stesso, sotto l’influenza di una strana visione, sentì una tale mortificazione che fu spinto ad alleviare la severità della sua disciplina come espiazione del suo passato contegno. La sua tolleranza divenne tale che un flusso sempre più crescente di ansiosi e devoti pellegrini cominciò ad essere ammesso alle porte della fortezza. Fra di essi c’era l’impavido e spavaldo Mullá Husayn che aveva percorso a piedi l’intera distanza da Mashhád, nell’ oriente della Persia, l’avanposto più occidentale del regno, ed era riuscito, dopo così duro viaggio, celebrare la festa del Naw Ruz (1848) in compagnia del suo Amato.

Tuttavia agenti segreti, incaricati di sorvegliare ‘Alí Khán, informarono , Hájí Mírzá Áqásí della piega che gli eventi stavano prendendo, si che egli immediatamente decise di trasferire il Báb nella fortezza di Chihríq [ circa il 10 Aprile 1848 ], soprannominata da Lui Jabál-i-Shadid [la montagna violenta ]. Là, fu affidato alla custodia di Yahyá Khán, cognato di Muhammad Sháh: Sebbene in principio egli agisse con estrema severità, in seguito fu costretto a cedere al fascino del suo Prigioniero. E nemmeno i Curdi che vivevano nel villaggio di Chihríq e il cui odio per gli Sciiti superava quello degli abitanti di Máh-kú, poterono resistere al penetrante potere dell’influenza del Prigioniero.

Si videro anch’essi ogni mattina, prima di incominciare il lavoro quotidiano, avvicinarsi alla fortezza e prostrarsi in adorazione davanti al Suo santo Abitante. Tanto grande era l’afflusso del popolo, sono le parole di un testimone Europeo, che scrive nelle sue memorie del Báb, “che non essendo il cortile grande abbastanza per contenere i suoi ascoltatori, la maggioranza rimaneva nella strada e ascoltava con rapita attenzione i versetti del nuovo Corano” [Dio Passa nel Mondo, pag. 18-19 ] .

In effetti il tumulto sorto a Chihríq eclissò le scene di cui era stata testimone Máh-kú. Il ministro Hájí Mírzá Áqásí pensò allora, per perdere il Báb moralmente e ridicolizzarlo, di metterlo a confronto, alla presenza del Principe Ereditario, con i più noti ed influenti Mullá; organizzò a tal fine una grande riunione a Tabríz ma davanti a tutta l’ Assemblea riunita essa si trasformò in una occasione ad alto livello per il Báb che solennemente proclamò la Sua Missione:

“Io sono, Io sono, Io sono il Promesso ! Sono colui il cui nome avete invocato per mille anni, alla cui menzione voi tutti vi siete levati, il cui avvento avete bramato di vedere, e l’ora della cui Rivelazione avete pregato Iddio di affrettare..

In verità vi dico, incombe l’obbligo ai popoli sia d’Oriente che d’Occidente, di ubbidire alla Mia parola. ”

[Dio Passa nel Mondo, pag. 21 ]

VI. Martirio del Báb

Per punirLo della Sua sfrontatezza fu poi selvaggiamente frustrato sulle piante dei piedi, punizione che il Báb sopportò con grande stoicismo

Nel 1848 Myhammad Sháh morì e salì al trono il Principe Ereditario Násiri’d-Dín Sháh

Hájí Mírzá Áqásí fu sostituito, nella carica di Primo Ministro, da Mírzá Taqí Khán, che riuscì a convincere lo Sháh che l’unico mezzo per stroncare la dilagante marea della nuova Fede era quello di tagliare la pianta alla radice; così fu deciso di condannare a morte il suo artefice. Il 9 Luglio 1850, il Báb fu appeso, con un discepolo, a un chiodo conficcato nelle pareti di un accampamento militare, a pochi metri da terra e 750 proiettili trasformarono i due corpi in un miscuglio di carne e di sangue. L’esecuzione era stata affidata ad un reggimento di Armeni comandati dal Colonnello Sám Khán. Il Báb era stato prelevato a forza dalla stanza dove si trovava con il suo amanuense con il quale stava conversando; al soldato che lo trascinava disse che nessuna forza al mondo gli avrebbe impedito di terminare il suo colloquio. Al Colonnello Sám Khán che, timoroso di Dio, non

voleva comandare l’esecuzione, disse di non preoccuparsi perché se le sue intenzioni erano sincere , Dio lo avrebbe sollevato da tale difficoltà. Così fu, perché dopo che i 750 uomini del reggimento ebbero sparato e il fumo degli spari si fu dileguato, si vide a terra illeso il compagno del Báb, mentre il Báb stesso era scomparso e fu poi trovato nella stanza da cui era stato prima prelevato. Per ripetere l’esecuzione fu chiamata un Reggimento della Guardia Imperiale, perché Sám Khán ed i suoi uomini si erano ammutinati.

Il Conte di Gobineau ci dà un quadro eloquente del calvario del Báb e del Suo discepolo [opera citata, pag.220 ].

“L’indomani di buon mattino furono aperte le porte della prigione e furono fatti uscire il Báb e i suoi due discepoli. Si controllò che i ferri che essi avevano al collo e alle mani che essi furono solidi; si attaccò inoltre al piede di ciascunocuna lunga fune, di cui un soldato teneva il capo e, affinché tutti li vedessero ecriconoscessero, furono portati in giro per la città e ricoperti di ingiurie e di colpi.

La gente affollava le strade e gli uomini montavano gli uni sulle spalle degli altri per vedere l’ Uomo di cui avevano sentito tanto parlare. I Bábí sparsi un po’ da tutte le parti si sforzavano di promuovere un pò di pietà o qualche altro sentimento favorevole di cui avrebbero profittato per salvare il loro Maestro.

Gli indifferenti, i filosofi, si allontanavano dal corteo disgustati e rientravano in casa oppure attendevano all’angolo delle vie e guardavano con muta curiosità e null’altro. La massa cenciosa, turbolenta e impressionabile gridava parole villane ai martiri; ma questa folla sarebbe stata pronta a cambiare parere col mutare delle circostanze. Inoltre, i musulmani, i padroni della giornata, coprivano di oltraggi i prigionieri e cercavano di rompere la scorta per colpirli al viso o sulla testa, quando non venivano respinti in tempo o un sasso lanciato da qualche ragazzo colpiva il Báb o il suo compagno, la scorta e la folla scoppiavano in risate.”

Il documento F.O.60/153/88 conservato negli archivi del MInistero degli Affari Esteri Inglese contiene una lettera inviata il 22 Luglio 1850 al Segretario degli Affari Esteri Lord Palmerston da Sir. Justin Sheil, Ministro Plenipotenziario a Tihrán , che conferma quanto avvenuto durante l’esecuzione del Báb:

“Il Fondatore della Setta è stato giustiziato a Tabríz; è stato ucciso da una scarica di moschetteria… Quando il fumo e la polvere si dissolsero, il Báb non si vedeva e il popolo proclamava che Egli era asceso al cielo. I proiettili avevano tagliato  le corde con le quali era legato e Egli fu ripreso nel posto dove fu trovato dopo ricerche e fucilato.”

[ All Things Made New di J. Ferraby, pag. 199 ]

Nicolas scrisse che:

“I cristiani sono convinti che se Gesù Cristo avesse voluto discendere dalla croce l’avrebbe potuto fare senza difficoltà; Egli è morto volontariamente, perché doveva morire e perché si compissero le profezie. La stessa cosa è per il Báb. Anch’Egli è morto volontariamente perché la sua morte doveva salvare l’umanità..”

“Egli si è sacrificato per l’umanità; per essa ha donato il Suo corpo e la sua anima; per essa ha subito le privazioni, gli affronti, le torture, il martirio. - Egli ha suggellato con il Suo sangue il patto di fraternità universale e come Gesù, ha pagato con la vita l’Annunzio di un Regno di Concordia, di uguaglianza e di amore.”

[opera citata, pag. 203-204 ]

Un parallelo fra il Cristo e il Báb si delinea anche nei motivi della loro condanna a morte. L’Islám Sciita attendeva il “Qa’im “ che, però, secondo l’opinione prevalente dei Capi Religiosi, avrebbe rinnovato, ma anche universalizzato l’Islamismo ed avrebbe glorificato la loro Casta. Ma quando il Báb si dichiarò portatore di un nuovo “Libro” e denunciò la loro ignoranza e corruzione, i Mullá si levarono contro di Lui con santa indignazione e fattolo passare come sovvertitore dell’ ordine pubblico, con l’alleanza delle Autorità Civili, lo misero a morte. Così successe a Cristo; il Messia che gli Ebrei attendevano, avrebbe dovuto, secondo l’opinione dei Dottori della Legge, confermare le Leggi di Mosè e rafforzare la loro autorità. Ma quando Gesù si dichiarò rivelatore di un Nuovo Libro Divino e condannò pubblicamente la loro ipocrisia e corruzione, prima fu affidato a desistere e poi con il beneplacito dell’Autorità romana fu crocifisso.

VII. Dottrina del Báb

Il Báb scrisse diecine di trattati, commentari, epistole fra di essi il più importante è il “Bayán Persiano” di cui Shoghi Effendi dice:

Il monumentale compendio delle leggi e dei precetti della Nuova Dispensazioni è tesoro che racchiude la maggior parte dei riferimenti e dei tributi del Báb – e anche i Suoi ammonimenti – concernenti “Colui che Dio manifesterà” senza pari fra le opere dottrinali del Fondatore della Dispensazioni Bábí consistente di nove Vahíd (unità) di diciannove capitoli l’uno, eccetto l’ultimo Vahíd che comprende solo dieci capitoli (da non confondersi col più breve e meno importante “Bayán Arabo, “ rivelato durante lo stesso periodo ); adempimento della profezia musulmana secondo la quale “un Giovane dei Baní Háshim… rivelerà un nuovo Libro e promulgherà una nuova Legge” completamente immune da quelle interpolazioni e corruzioni che sono state il destino di tante delle opere minori del Báb, questo libro, di circa ottomila versetti, occupa una posizione centrale nella letteratura Bábí e deve essere considerato primariamente un inno al Promesso piuttosto che un codice di leggi e ordinanze destinate ad essere una guida permanente per future generazioni.

Questo Libro abrogò del tutto le Leggi e le cerimonie ingiunte dal Corano riguardo alla preghiera, al digiuno, al matrimonio, al divorzio e all’eredità, ma sostenne nella sua integrità la credenza della missione profetica di Muhammad, così come il Profeta dell’ Islám, prima di Lui,  aveva annullato le ordinanze del Vangelo, eppure aveva riconosciuto l’origine divina della Fede di Gesù Cristo. Esso interpretò inoltre in modo magistrale il significato di certi termini frequentemente ricorrenti nei Libri Sacri delle precedenti Dispensazioni come : il Paradiso, Inferno, Morte, Resurrezione, Ritorno, bilancia, Ora, Giudizio Finale e simili.

Coscientemente severo nelle leggi e nelle regole che impose, rivoluzionario nei principi che istillò, designato a risvegliare dal loro millenario torpore il clero e il popolo e ad infliggere un improvviso e fatale colpo a istituzioni corrotte e invecchiato, esso proclamò, con le sue drastiche leggi, l’avvento del Giorno atteso, il Giorno in Cui “Colui che chiamerà, chiamerà a cose dure,” in cui Egli “demolirà ciò che è stato prima di Lui, così come l’Apostolo di Dio demolì le vie di coloro che lo precedettero.”

[ Dio Passa nel Mondo, pag.24/26 ]

Deve notarsi, a questo proposito, che nel terzo Vahíd di questo libro c’è un passo che, sia nel suo esplicito riferimento al nome del Promesso, sia nella sua anticipazione dell’Ordine che, in una successiva epoca, sarebbe stato identificato con la Sua Rivelazione, merita di figurare come una delle più significative dichiarazioni registrate negli scritti del Báb.

« Beato colui » così Egli annuncia profeticamente, « che fissa il suo sguardo sull ’Ordine di Bahá’u’lláh e rende grazie al suo Signore. Perché Egli sarà sicuramente manifestato. Dio lo ha in  verità irrevocabilmente preordinato nel Bayán »: È con questo stesso « Ordine » che il Fondatore della promessa Rivelazione, venti anni più tardi – incorporando quello stesso termine ne l suo Kitáb-ì-Aqdas – identificò il sistema delineato in quel libro, affermando che « questo Ordine massimo » aveva sconvolto l’equilibrio del mondo, e rivoluzionato la vita ordinata dell’ Umanità. Sono le caratteristiche di quello stesso Ordine che, in uno stadio posteriore della evoluzione della Fede, il Centro del Patto di Bahá’u’lláh e l’interprete designato delle Sue dottrine, delineò con le disposizioni del Suo Testamento.

È la base di quello stesso Ordine che, nell’età formativa di quella stessa Fede, gli amministratori di quello stesso Patto, i rappresentanti eletti della comunità mondiale Bahá’í, stanno laboriosamente e concordemente stabilendo . E la soprastruttura di quello stesso Ordine, che raggiungerà la sua piena statura con il sorgere del Commonwealth mondiale Bahá’í – il Regno di Dio sulla terra – che l’ Età d’Oro di quella stessa Dispensazioni dovrà, nella pienezza dei tempi, in fine contemplare. “

Nelle altre opere del Báb vi sono moltissimi riferimenti alla Manifestazione di Bahá’u’lláh, di cui il Báb si considerava l’Araldo; eccone alcuni:

“Il germe che contiene in sé la potenzialità della Rivelazione che sta per venire è dotata di una potenza superiore alle forze combinate di tutti coloro che mi seguono .”

[ La Dispensazioni di Bahá’u’lláh, pag. 8/9 ].

“Di tutti i tributi che Io ho reso a Colui che dovrà venire dopo di Me, il più grande è questo, la Mia confessione scritta; che nessuna delle Mie parole può adeguatamente descriverlo, né qualsiasi riferimento che si trovi nel mio Libro , il Bayán , può mai far giustizia alla Sua Causa.” “Leggere un migliaio di volte il Bayán, non può uguagliare la lettura di un singolo verso che sarà rivelato da Colui che Dio farà manifesto.”

“Beato Colui che fissa il suo sguardo sull’ Ordine di Bahá’u’lláh e rende grazie al suo Signore. Perché Egli sarà sicuramente manifestato. Dio lo ha in verità irrevocabilmente preordinato nel Bayán.”

[ Dio Passa nel Mondo, pag. 25 ]

 

B I B L I O G R A F I A

  • Dio Passa nel Mondo – di Shoghi Effendi – Casa Editrice Bahá’í, Roma – 1968
  • Gli Araldi dell’Aurora – La Narrazione di Nabíl –Casa Editrice Bahá’í, Roma – 1978 - Introduzione . pag. XXV
  • A.L.M. Nicolas – Siyyid ‘Alí Muhammad dit le Báb: Libraire critique, Rue Nôtre-Dâme de Lorette , Paris 1908
  • Conte de Gobineau – Les Religions et les Philosophies dans l’Asie Centrale – (Les Editions G. Crés et Cic, Paris, Rue de Sèvres, 1928)
  • Thief in the Night – Willima Sears – Geroge Ronald, London
  • Il Commiato del Báb alle “Lettere del Vivente” – Casa Editrice Bahá’í, Roma
  • Gli Apostoli – Ernesto Renan – Edit. Dall’ Oglio, Milano
  • All Things Made New – di John Ferraby – Gorge Allen e UNwin Ltd. (Ruskin House)
  • La Dispensazione di Bahá’u’lláh – Shoghi Effendi – Casa Editrice Bahá’í, Roma

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Biografie Autori Testi Bahá’í

Ξ Maggio 23rd, 2008 | → 0 Comments | ∇ Testi sacri della fede bahai, Alessandro Bausani, Agnese Boerio, Augusto Robiati |

Gentili lettori del blog,

Durante la pubblicazione dei temi fin qui svolti, mi sono sempre domandata se stavo venendo meno ad una consuetudine fondamentale, quella cioè di inserire, in tutte le pubblicazioni, le biografie degli autori che l’hanno composte.

Essere il tramite di codesti personaggi è stato per me un piacere ed un privilegio ed ho di nuovo percepito, attraverso lo svolgimento dei vari temi esposti con la solita chiarezza ed acutezza, quell’armonia spirituale che sapevano infondere e far percepire a chi gli si accostava.

Lo studio del Bahá’ísmo, a mio avviso, è fonte d’ispirazione per coloro che si avvicinano ad un tema così fondamentale per gli esseri umani, che siano essi “religiosi” o no. Questo studio, che congloba tutte le altre religioni è, – come dice il prof, Bausani – « il più adatto all’impostazione mentale dell’uomo moderno.»

Nel blog sono presenti le biografie di:

D.D.

 

Dichiarazione del Báb - 23 Maggio

Ξ Maggio 21st, 2008 | → 0 Comments | ∇ Dal Mondo Bahai, Comunicati Stampa Bahai, Attività bahai |

Sono trascorsi centosessantaquattro anni da quando l’inventore e pittore statunitense Samuel Finley Breese Morse (Charleston 1791 –  Poughkeepsie 1872) lanciò dal Palazzo del Campidoglio in Washington (diretto al quartiere generale delle Ferrovie B&O di Baltimora) il primo messaggio telegrafico, in punti e linee. “Ciò che Dio ha scritto” - “What hath God written” erano le parole contenute in quel primo telegramma della storia, trasmesso il 24 maggio del 1844. Si tratta di una frase straordinaria, tratta dal libro dei Numeri della Bibbia, che aprì le comunicazioni di massa - come sostenne il sociologo americano Marshall Mc Luhan – ad una nuova epoca: ovverosia all’era elettrica, che sostituiva, di fatto, la passata età meccanica della trasmissione delle informazioni dell’individuo che era stata inaugurata, quattrocento anni prima, dal tipografo tedesco Johann Gutenberg (Magonza 1400 – ivi 1468) con la scoperta, avvenuta nel 1439, della stampa a caratteri mobili.

Con il primo messaggio cifrato, trasmesso attraverso impulsi elettrici, nacque nel mondo quello che Marshall Mc Luhan definì il “villaggio globale” perché caratterizzato da un afflusso continuo di notizie. Vero è che i primi a giovarsi della scoperta del telegrafo furono proprio i giornali, che attraverso questo sistema furono in grado di ricevere, in tempo reale, le informazioni provenienti dai loro corrispondenti residenti in città e luoghi distanti diverse centinaia di chilometri dalla sede di pubblicazione del foglio di notizie. Immediatamente dopo, a seguire, anche le comunicazioni individuali e commerciali si giovarono di questa scoperta fatta da un inventore di grande sensibilità artistica e genio creativo come Samuel Morse che solo tredici anni prima della sua invenzione risedette, per circa un anno, a Roma trovando qui spunto per i suoi dipinti e forse anche le motivazioni spirituali che lo spinsero, in seguito, a adoperare la frase “Ciò che Dio ha scritto” in quel primo messaggio del telegrafo. Egli lasciò l’Italia nel 1831 a causa dei moti rivoluzionari che si erano verificati nello Stato Pontificio. La sua figura è fissata in un affresco di un artista italiano, Costantino Brumidi, che si trova nella sala rotonda del Campidoglio di Washington.

Il 1844 fu un anno assai ricco di eventi destinati a far cambiare alla storia il suo pigro corso. È come se un nuovo spirito aveva permeato – sostiene lo scrittore Bahá’í americano, William Searsla letteratura, la musica, l’arte, l’educazione, la medicina e le invenzioni. Fu da quel momento in poi – ricorda sempre William Sears - che l’umanità iniziò a ragionare, in maniera sempre più vasta ed estesa, sui diritti delle donne, sull’istruzione universale, sull’abolizione del lavoro minorile e sull’emancipazione degli schiavi. Senza nulla togliere, inoltre, alla pittura che in quella seconda metà dell’Ottocento scoprì la lucentezza e la luminosità, attraverso l’Impressionismo francese. Quelli furono anche gli anni della scoperta della fotografia, in grado di catturare pienamente la luce e di fissare, in maniera permanente, l’immagine nella storia.

L’aspetto assai singolare che dovrebbe far riflettere - secondo i credenti della Fede universalista Bahá’í - è che nel momento in cui accadeva tutto questo e si ponevano le basi strutturali dei grandi mutamenti della società (fino ad arrivare alla molteplicità di meraviglie che caratterizzano i giorni nostri) si manifestava nel mondo un gigantesco rinnovamento spirituale: che da allora, in poi, avrebbe iniziato a produrre una progressiva trasformazione delle coscienze umane che – secondo i Bahá’í – è tuttora in atto. A far da pietra angolare di questo processo di trasmutazione della società sono state quelle che lo scrittore Augusto Robiati definiva come le forze della luce. E tra loro, la prima, fu quella del Báb, al secolo Siyyid ‘Alí-Muhammad  (Shíráz 1819 – Tabríz 1850): il quale, il 23 maggio del 1844, nella sua città natale, a Shíráz, proclamò al Suo primo discepolo, Mullá Husayn-i-Bushurù’í (appartenente al movimento Shaykhí) di essere Colui Che era ispirato da Dio per annunciare la venuta, di lì a breve, di Colui Che Dio avrebbe reso manifesto, il Sempiterno, che la storia insegna avrebbe assunto il nome di Bahá’u’lláh (Teheran 1817 – Akka 1892).

Con la proclamazione del suo mandato divino, il Báb – affermano i Bahá’í -  si fece, di fatto, foriero sia della realizzazione, nel mondo, di quell’evangelico Regno di Dio che cambierà - stando alle profezie cristiane - il volto della terra in un giardino di pace e sia della venuta di quel biblico Giorno del Giudizio o Giorno del Signore (ebraico: jom JHWH) che pone tutti gli esseri umani nella condizione di dover scegliere tra la resurrezione spirituale (e quindi tra l’accettazione del Cristo tornato nella Gloria del Padre, in una nuova Manifestazione di Dio) e la continuazione pedissequa della propria esistenza terrena. Nel discorso fatto il 23 maggio 1844 a Mullá Husayn (umile, ma assai devoto studente persiano) il Báb disse:

“In verità, in verità, è sorta l’alba di un nuovo Giorno. Il Promesso si è insediato nel cuore degli uomini”.

E quindi, a seguire, egli rimarcò non solo l’adempimento del Dì del Giudizio, ma anche l’inizio di un processo di restaurazione spirituale che, attraverso la sua rivelazione profetica, avrebbe portato alla venuta di Colui Che Dio avrebbe reso manifesto, ovverosia al ritorno di Gesù, nella Figura di Bahá’u’lláh. Tutto questo nell’osservanza – affermano ancora i Bahá’í - di quella visione che, nel Vecchio Testamento, fu di Malachia: il quale rese noto di un ritorno dello spirito che fu del profeta Elia, al momento della conclusione del ciclo adamico dell’umanità. Orbene, secondo i Bahá’í, il Báb rappresenta, appunto, questo ritorno d’Elia ed a riprova di tutto ciò pongono il fatto che i suoi resti mortali giacciono adesso sul Monte Carmelo, non distante dalle grotte dove visse Elia.

Sta di fatto, affermano i Bahá’í, che da quel 23 di maggio del 1844 (per l’esattezza storica: due ore ed undici minuti dopo il tramonto del 22 di maggio) il pianeta è assai cambiato, a rimarcare le parole del Báb che quella sera disse:

“Questa notte, questa stessa ora, nei giorni avvenire, sarà celebrata come una delle feste più grandi e più significative”.

Secondo i Bahá’í una conferma indiretta in tal senso, da non sottovalutare in maniera assoluta, è l’atto compiuto, il giorno dopo, da Samuel Finley Breese Morse: un ignaro cronista che, in linee e punti, comunicò al mondo la frase biblica: “Ciò che Dio ha scritto”

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Prove del ritorno della Manifestazione di Dio

Ξ Maggio 21st, 2008 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, La diversità religiosa, Augusto Robiati |

testo di Augusto Robiati.

Premessa

Per “Manifestazione” i Bahá’í intendono la Riflessione Divina nello specchio simbolico del Profeta, il “Verbo”, espresso in linguaggio umano. I Bahá’í non ritengono che Dio scenda sulla terra e si faccia uomo, ma Egli , come fa il Sole con la creazione fisica, irraggia le sue energie, i Suoi Insegnamenti tramite il Messia, il portatore del suo Messaggio [ per maggior chiarezza su questo concetto si prega di vedere “Alcuni elementi de: Il Libro della Certezza .” ]

La Rivelazione è pertanto il mezzo con cui Dio fa giungere all’umanità i Messaggi utili al suo divenire. Fin dai tempi antichi ogni Manifestazione è stata profetizzata dalla precedente ed ha profetizzato la successiva; naturalmente l’aspetto Profetico non è sufficiente a provare la realtà della Manifestazione , ma esso deve completarsi con le testimonianze storiche e specialmente coin la capacità degli Insegnamenti di cui è portatrice, di essere forza di rinnovamento del singolo e della sociaùetà ed energia propulsiva dell’evoluzione umana. La prova Profetica è ciò non di meno importante perché, come dice l’Apostolo Pietro [ II Ep. 20/21 ] :

“Nessuna Profezia della Scrittura è frutto di interpretazione privata, perchè mai per volontà umana sono state pronunziate le Profezie, ma perché uomini retti, mossi dallo Spirito Santo, hanno parlato e scritto a nome di Dio.”

1. Manifestazioni attese dalle varie religioni

I seguaci delle varie delle varie religioni attendono o dovrebbero attendere, secondo le profezie contenute nei loro Libri Sacri o riportate nelle loro tradizioni, il ritorno della Manifestazione o la venuta del Messia o Salvatore. Eccone alcune:

  • Religione Hindù La reincarnazione di Krishna
  • “ Ebraica Il Signore degli Eserciti
  • “ Zoroastriana Lo Sháh Bahram
  • “ Buddhista La venuta del 5° Buddha [Metteva ]
  • “ Cristiana Il ritorno del Cristo
  • “ Musulmana La venuta del Mihdí per i Sanniti e del Qa’ím per gli Sciiti

Si riportano qui di seguito alcune citazioni:

A ) - Religione Hindù : dalla Bhagavad Gita – [ cap. IV. 7-8 ]

“Laddove ha luogo un declino del giusto, o principe, e l’affermarsi dell’ingiustizia allora io creo Me stesso nella forma dell ’incarnazione; per la protezione deibuoni, per la distruzione dei malvagi, per dare stabile fondamento al regno della giustizia, Io vengo nell’esistenza di età in età ! “

B) - Religione Ebraica : Nel Vecchio Testamento, vi sono infinite Profezie, eccone alcune :

“Ed il Signore mi disse: ed Io susciterò loro, di mezzo ai loro fratelli, un Profeta  simile a Te: e porrò le mie parole nella Sua bocca.”

[ Deut. 18/19 ]

“Suona la tromba o Sion, gridate altamente sul Mio Monte Santo e tremino tutti gli abitatori della terra, perché viene il Giorno del Signore…”

“ …Dinnanzi a Lui tremerà la terra, saranno scossi i cieli, il sole e la luna si oscureranno, le stelle perderanno il loro splendore. Il Signore ha fatto sentire  il Suo Grido all’ arrivo del Suo Esercito…”

[ Gioele II, 1.10,11 ]

C) – Religione Zoroastriana : Nel Dínkird una recente collezione di Scritture tradizionale Zoroastriane, il seguente passo è attribuito a Zoroastro – [ All things made New,” – J.Ferraby pag. 171 ]

“Quando saranno trascorsi mille e duecento e altri anni dalla nascita della religione degli Arabi, un discendente dei Re Iraniani, si leverà Profeta.”

D) – Religione Buddhista : Ne: il Vangelo di Buddha è inserita questa conversazione fra Ananda e Buddha - [ Il Vangelo di Buddha, P:Carrus, pag. 245 ]

ANANDA: “Chi ci insegnerà dopo la Tua partenza ?”

BUDDHA: “Io non sono il primo Buddha che viene sulla terra, ed Io non sarò l’ultimo . Nel tempo voluto un altro Buddha si leverà nel mondo, un Santo, uno supremamente illuminato, ……… Egli vi rivelerà le stesse eterne verità che Io ho insegnato . Egli proclamerà una vita religiosa, perfetta e pura, come Io vi Proclamo ora.”E) – Religione Cristiana : Sarà appresso ampiamente trattato.

F) – Religione Musulmana : Prego far riferimento alle due trattazioni storiche precedenti

“Dall’ Islamismo allo Shaykhismo, al Babísmo e “’Alí Muhammad detto il Báb: Vita, Predicazione, Martirio.”

2. Fermenti profetici sul ritorno del Cristo

Dopo la psicosi diffusasi nelle prime Comunità Cristiane sull’imminente ritorno del Cristo, come testimonia il seguente passo della Lettera dell’Apostolo Paolo ai Tessalonicesi [ II, cap. 2 , 1-2 ] :

“O riguardo alla verità del Signore nostro Gesù Cristo , vi preghiamo o Fratelli, di non lasciarvi così facilmente turbare lo spirito da Rivelazione Profetiche, quasi che il Giorno del Signore sia imminente.”

Il problema del ritorno rimase dormiente per quasi 1750 anni e solo agli albori del secolo scorso ebbe improvviso risveglio. La mancata investigazione nei numerosi secoli trascorsi dopo la crocifissione del Cristo, si armonizza, secondo alcune interpretazioni come questo espresso nei seguenti Passi Biblici:

“Và Daniele, perché queste son parole chiuse e sigillate fino al tempo stabilito.”

[ Dan. XII, 9 ]

“Or tu, o Daniele, chiudi queste parole e sigilla il “Libro” fino al tempo stabilito; molti le scorreranno e vi troveranno molta sapienza.”

[ Dan. XIII, 4 ]

“Se tal ‘Libro’ è dato ad uno che sa leggere e gli dicono ‘Leggilo’ Egli risponderà: ‘Non posso; è sigillato.”

[ Is. XXIX, 11] .

Il piano Profetico Divino prevedeva evidentemente che lo studio delle Profezie avvenisse nella vicinanza del tempo del “Ritorno” e non prima; predicatori, missionari e studiosi delle Profezie annunciavano, nei primi decenni del secolo scorso, in Europa e in America, l’imminente venuta del Salvatore e l’inizio del Giudizio Universale. Da molte parti si indicavano gli anni 1843 e 1844. – Il sig. W.A.Spicer , nel suo libro : “Our Day in the Light of Prophecy” scrisse:

“Quì e là gli studiosi del Verbo ritengono che il periodo di 2.300 anni di Daniele, annunciato nel Cap. VIII/9 e spiegato nel IX, era prossimo alla fine. . . e guardavano al 1844 come l’anno di inizio del Giudizio.

[ Thief in the Night - W. Sears, pag. 7 ].

Il Pastore protestante Willer Miller con altri colleghi iniziò nel 1831 a tenere conferenze sul Ritorno di Cristo. Essi fondarono la confessione cristiana degli “Avventisti” e ritennero che il 1844 fosse l’anno cruciale. Nel Libro recentemente pubblicato da Edizioni Religiosi Oggi “Minoranze Religiose in Italia”, è detto:

“Nelle prime decadi del secolo scorso, in America ed in Europa, numerosi furono particolarmente interessati allo studio delle Profezie Bibliche relative al “secondo avvento di Cristo”; Willer Miller ed altri, cedettero di poter precisare l’anno [1844] in cui l’ Evento Glorioso si sarebbe dovuto verificare”

[testo: Minoranze Religiose in Italia – pag. 113 ].

I seguaci di questa corrente, nei primi mesi del 1844, si portarono sui più alti monti per essere i primi a vedere il Cristo scendere, secondo la Sua promessa, sulle nuvole del cielo; William Sears scrive che [ opera citata pag. 39/40 ] “un gruppo di studiosi nel “Periodo 1844 erano così certi, che la “Gloria di Dio” sarebbe apparsa sul monte Carmelocome profetizzato da Isaia, che vendettero tutto ciò che possedevano e partirono per la Terra Santa.” Ecco il passo di Isaia [XXXV, 1-2 ]:

“Il deserto, la terra sarà piena di letizia . . . canterà piena di gioia: a Lei sarà data la Gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron: essi vedranno la Gloria del Signore…”

Questo gruppo fu guidato all’inizio da Leonard H. Kelber; essi vivevano in Germania ed erano noti come i “Templari.” In Terra Santa furono delusi dalla non Apparizione fisica del Cristo fra il 1843 e il 1845, così si sistemarono in casette ai piedi del monte Carmelo e vissero lì in attesa.

Chi scrive, ha visto recentemente a Haifa alcune di queste casette, rimaste tali e quali.

Alcune di esse portano l’iscrizione in tedesco come “Il Signore è vicino” o “Quando verrai o Signore sul Tuo monte Santo.” La strada si chiamò per vari decenni ‘viale Germania’ e ora ‘’Carmel Avenue.’ È interessante notare che essa porta diritto dal mare al Mausoleo del Báb (la tomba dell’Araldo del Fondatore della Fede Bahá’í).

3. Promesse del Cristo sul Suo ritorno.

I Vangeli contengono numerosi riferimenti sul Ritorno del Cristo. Sarebbe troppo lunghi citarli qui tutti; chiunque può compiere questa indagine leggendo metodicamente il Nuovo Testamento. Riporto solo alcuni Passi fra i più significativi:

“Avete sentito che v’ho detto: vado , ma torno a voi E ve l’ho detto ora, prima che avvenga affinché, quando sarà avvenuto, crediate.”

[ 3 . XIV, 28 ]

“E quello che avvenne ai tempi di Noè, avverrà pure alla venuta del Figlio del l’Uomo… Gli uomini mangiavano e bevevano, sposavano e davano marito alle  figlie… Così sarà alla venuta del Figlio dell’Uomo…

[ Mt. XXIV, 37 ]

“Il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte. Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell’ Uomo e tutte le tribù della terra si batteranno il petto e vedranno il Figlio dell’Uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e Gloria…”

[ Mt. XXIV, 29 e seg. ]

Anche nelle Lettere , gli Apostoli hanno parlato del Ritorno . Paolo scrisse ai Corinti: “Da quando la predicazione del Vangelo di Gesù in mezzo a Voi si è talmente affermata, da non aver bisogno di alcun trono di grazia, voi che vivete in assidua attesa della futura Manifestazione di Nostro Signore Gesù Cristo…”

[ I Cor. cap. I, 6/7 ]

“Or dunque, tutte le volte che voi mangiate questo pane e bevete questo calice, celebrate la Morte del Signore finché Egli venga.”

[ Cor. cap. II, 26 ]

4. Segni Biblici concomitanti con il ritorno di Cristo.

Gesù parla del Suo Ritorno particolarmente in Matteo, cap. 24 – Marco, cap. 13 – Luca, cap. 12; Egli risponde alla domanda degli Apostoli:

“Mentre poi se ne stava seduto sul Monte degli Olivi gli si avvicinarono i Discepoli e, in disparte, gli chiesero: “Spiegati, quale sarà il Segno della Tua venuta e della fine del mondo? ”

[ Mt. XXIV, 3 ]

E stabilisce tre criteri come segni del tempo della fine:

  1. Predicazione del Vangelo a tutte le genti
  2. Compimento del tempo dei gentili e ritorno degli Ebrei nella Terra Santa
  3. Termine della “Abominazione della desolazione” profetizzata da Daniele

PREDICAZIONE DEL VANGELO A TUTTE LE GENTI

“E questo Vangelo del Regno sarà predicato in tutto il mondo, per essere di testimonianza a tutte le nazioni. E allora verrà la fine.”

[ Mt. XXIV, 14 ]

Una indagine sulla diffusione del Cristianesimo fatta da studiosi nel 1840, li convinse che il Messaggio del Cristo aveva in quell’anno già abbracciato il globo. Il Vangelo era penetrato in tutti i continenti; nel 1844 esso veniva insegnato nell’interno dell’Africa, non solo da isolati missionari, ma su scala organizzata. In una storia dell’Africa orientale , è detto “le missioni cristiane iniziarono la loro attività fra le genti africane nel 1844 “ [ Year Book and Guide to East Africa, R. Hale, pag. 44 ] - In un altro Libro sullo studio della Profezia è scritto :

“Nel 1804 fu organizzata la Società Britannica Biblica e Straniera. Studiosi delle Profezie ebbero la sensazione che queste istituzioni erano sorte in armonia con i compimenti delle Profezie.”

[ Our Day in the Lighjt opf Prophecy, W.A. Spider, pag. 308 ]

Prima del 1804 la Bibbia era stata stampata in circa 50 lingue. Nel 1816 fu costituita la Società Biblica Americana. Gorge Storrs nel quotidiano “Midnight Cry” del 5 Maggio 1843, precisò che le due Società Bibliche, l’Americana e l’ Inglese, stavano diffondendo il Vangelo in ogni parte del mondo [ Thief in the night, pag. 9 ] . M.H. Goyer nel Libro : “Compimento delle Profezie” scrisse:

“La Società Biblica Britannica e Straniera ha stampato fin dalla sua fondazione (1804) oltre 421 milioni di copie delle scritture e le ha distribuite in ogni parte del globo.”

[ Op cit , pag. 10 ]

G.S. Faber nell’ Opera “Otto dissertazioni” completata nell’anno del maggiore fervore Profetico, il 1844, precisa:

“Lo stupendo sforzo di una gigantesca comunità per convogliare le Scritture in ogni lingua del mondo e in ogni parte del globo, deve essere considerato un segno eminente di questi tempi pieni di eventi.”

[ op. cit. pag. 9 ]

Spicer nel Libro “Il Nostro Tempo alla Luce delle Profezie” scrisse che il Vangelo nei suoi giorni è stato reso noto al 95% degli abitanti della terra. Inoltre, aggiungeva, :” Nel 1842cinque porti della Cina furono aperti al commercio ed alle Missioni. Nel 1844 in Turchia fu riconosciuto ai musulmani il diritto di divenire cristiani contro ogni precedente tradizione Islamica. Nel 1844Allen Gardiner stabilì la Missione Sud-Americana. Nel 1842 Livingstone prese la determinazione di penetrare nell’interno del Continente Africano [ op.cit. pag, 10 ]

Nella citazione biblica iniziale è detto che dopo la diffusione del Vangelo sarebbe avvenuta la fine. Come è noto la problematica teologica Ebraica, Islamica e Cristiana associa la venuta del “Messia” con la fine fisica non solo del Pianeta Terra ma di tutto l’Universo; ciò a seguito della interpretazione letterale di certi segni come la caduta delle stelle, l’oscuramento del sole, la trasformazione in sangue della luna, l’arrotolamento dei cieli, la sparizione delle montagne, ecc… Nel VI capitolo verrà accennato a questo tema.

COMPIMENTO DEL TEMPO DEI GENTILI E RITORNO DEGLI EBREI NELLA TERRA SANTA

Gesù, come è riportato da Luca, disse:

“Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili, finché i tempi dei Gentili non siano compiuti.”

“Vedremo allora il Figlio dell’Uomo venire in una nube con potenza e Gloria grande.”

“Quando cominceranno ad accadere queste cose, guardate in alto ed alzate il capo perché la vostra redenzione è vicina.”

[ Lc. XXI, 24 – 27 – 28 ]

Al tempo di Gesù i Gentili erano i non Ebrei; il tempo dei Gentili è stato quello durante il quale Gerusalemme è stata in potere dei non Ebrei: prima dei Romani fino al 637d.C., e poi degli Arabi, dopo la loro invasione ed occupazione della Palestina. Durante quel lungo periodo gli Ebrei furono esclusi da Gerusalemme e l’entrarvi poteva significare la morte. Fu solo il 21 Marzo 1844 che tale esclusione cessò a seguito dell’editto di tolleranza emanato dal governo Turco, e da quella data, iniziò iul rientro , che culminò con la costituzione dello Stato di Israele. Il 1844 è l’anno nel quale il Báb rivelò la Sua “Missione Divina” come Precursore di Bahá’u’lláh. Anche Daniele, in una visione descritta nel 12° capitolo intitolato ”Gli ultimi giorni del mondo”, associa l’inizio del Giudizio Universale alla fine della dispersione del Popolo Santo .

“Quando sarà finita la forza di dispersione del Popolo Santo, allora saran compiute tutte queste cose.”

[ Dan. VIII, 13/14 ]

La forza che teneva il Popolo Santo (Ebraico) disperso nel mondo si è infranta, come sopra specificato, nel 1844 con l’Editto di Tolleranza.

La venuta del Messia in coincidenza con il rientro degli Ebrei in Israele è il tema ricorrente di tutta la tematica profetica del Vecchio Testamento. In un articolo del noto giornalista Indro Montanelli sul “Corriere della Sera” del 15 Giugno 1967, sotto il titolo “La Vera Vittoria di Israele” è detto

“Per quasi due millenni, dovunque si trovassero, essi hanno seguitato a celebrare la Pasqua scambiandosi l’augurio “L’anno venturo a Gerusalemme!” Ma, secondo le loro Scritture, questo voto era destinato a realizzarsi solo il giorno in cui il Profeta fosse apparso sulla terra.”

Il Figlio dell’Uomo ha mantenuto la Sua promessa, tornando però come la prima volta in veste umana, perseguitato e martirizzato, invano atteso nello scendere miracolosamente dal cielo sulle nuvole, da coloro che erano inconsci che il cielo fisico è spazio vuoto fra i pianeti e che la terminologia Biblica è necessariamente e logicamente simbolica, come del resto è stato in occasione della “Prima Venuta.”

VISIONE PROFETICA DI DANIELE

Gesù vi fa espresso riferimento; essa è quindi un caposaldo e sulla stessa si sono pertanto basati gli studiosi delle Profezie, che nel secolo scorso avevano dedotto , analizzandole, che il 1844 sarebbe stato l’anno del “Ritorno.”

Daniele ha una visione durante la quale gli si precisa un periodo di 2300 asnni per la Purificazione del Santuario. –

L’angelo Gabriele, apparso in visione, gli spiega che la visione è per il tempo della fine. Quindi Daniele prega e, a seguito della stessa, gli viene spiegata la visione con la profezia che indica un lasso di tempo di 490 giorni dal Decreto di Artaserse. per la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme, fino al Cristo. Gli studiosi delle Profezie sono concordi con i seguenti punti:

a) I giorni vanno considerati anni secondo l’indicazione Biblica [ Numeri Cap. 14/34; Ezech. Cap. 4:6 ]

b) Il nesso esistente fra la visione e la sua spiegazione è che i due periodi di 2300 e 490 anni hanno lo stesso inizio.

c) IL Decreto di Artaserse per la ricostruzione di Gerusalemme è stato emesso nel 457 (e questa data è perfettamente concomitante con il periodo di 490 anni fino al Cristo perché: dal 457 a .C. si va al 33 d.C.

d) La fine del periodo di 2.300 anni ( con inizio dal 457 a.C.) è la fine del 1843; subito dopo questo periodo vi è il “Ritorno.” Ecco perché è stato indicato l’anno 1844.

Ecco i Versetti:

1. VISIONE – Dan. VIII, 13/14

“Sentii uno dei santi che parlava, e disse un santo ad un altro, non so a chi parlasse, fino a quando durerà la visione intorno al sacrificio perpetuo e al peccato causa della desolazione? Fino a quando il santuario e l’esercito saranno conculcati ? Rispose: “ Da sera a mattina per 2.300 giorni e poi sarà purificato il santuario.”

2. INTERVENTI DI GABRIELE – Dan. VIII, 15/18

“Mentre io, Daniele, guardavo la visione e cercavo d’intenderla, ecco venirmi davanti uno in piedi dall’aspetto d’uomo, Intesi una voce d’Uomo in mezzo all’Ulaí che gridava e diceva :

“Gabriele spiega a lui la visione.” Egli venne dov’io ero , e quando giunse io ebbi paura e caddi con la faccia a terra. Egli mi disse “Figlio dell’uomo comprendi bene, questa visione riguarda il tempo della fine.”

3. SPIEGAZIONE DELLA VISIONE - Dan. IX, 22/25

“Daniele, sono venuto per istruirti e farti comprendere . Fin dall’inizio delle tue suppliche è uscita la parola ed io sono venuto per annunziartela, ………Ora sta attento alla parola e comprendi la visione. Settanta settimane sono fissate per il tuo popolo e per la tua santa città, per mettere fine all’empietà, mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità, portare una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei santi . Sappi e intendi bene, da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane. Durante sessantadue settimane saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi. Dopo sessantadue settimane un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui…

I Decreti per la ricostruzione del Tempio sono stati tre:

I – Emesso da Ciro [ nel 536 a.C.] – (1° Esdra – cap. 1.) . Non fu posto in atto per l’opposizione dei Samaritani (cap. IV) e del governatore Tatanai (cap. V)

II - Emesso da Dario [nel 519 a.C.} – (1° Esdra – cap. VI) – Il Tempio fu nuovamente distrutto (II° Esdra – cap. I)

III - Emesso da Artaserse [ nel 457] (1° Esdra – cap. VII) Il Tempio è stato completato con l’invio di Neemia (II° Esdra Cap. 2 e 3 ).

Scrisse William Sears nel suo Libro “ Thief in the Night” – pag. 18,19

La maggior parte degli studiosi delle Scritture, accettano il 3° decreto di Artaserse, come quelle a cui ha fatto riferimento Daniele- E.P.Cachemaille, proveniente dall’Università di Cambridge, in una edizione del Libro di H.G. Guinnes “Luce per gli Ultimi Giorni”, precisa che questo libro è stato riconosciuto per oltre quarant’anni come la migliore opera sulle Profezie. Egli riporta il seguente passo: << Il decreto Editto di Tolleranza) è stato pubblicato nell’anno 1260 dell’Egira (calendario Islamico). Esso è datato 21 Marzo 1844. Questa data è il primo giorno del mese di Nisan del calendario Ebraico e sono passati esattamente 2.300 anni dal 1° Nisan del 457 a.C. che è il giorno in cui Esdra lasciò la Babilonia con il decreto emanato da Artaserse nel settimo anno del suo Regno.”

La validità della Profezia, se si dà per scontato il 457 a.C come inizio dei due periodi Profetici, sta nel fatto che la seconda Profezia di 490 anni fino al Cristo, si è perfettamente realizzata : ( 490 – 457 = + 33 –Cristo-); non vi è quindi da dubitare sulla prima Profezia dei 2.300 anni.

L’anno 1844 corrisponde al 1260 Islamico. Oltre alle numerose Profezie e tradizioni riportate nel Saggio dello scrivente (dall’Islámismo allo Sháykhismo al Bábísmo) vi sono versetti biblici ricorrenti lo stesso anno; non vi è spazio sufficiente per riportarli. [ vedi Daniele cap. 12:7; Apocalisse cap. 11: 2,3; Cap. 12:6 ]

Alla parola “TEMPO” di Daniele , và dato il valore di un anno, altrimenti non avrebbe senso, (anche gli Avventisti sono d’accordo, vedi “Verso la Luce pag. 4849 ) e ad ogni giorno il solito valore di un anno. Tutte conducono a 1260 giorni e quindi a 1260 anni ed è nell’anno 1260 del calendario Islámico che il Báb si è rivelato come ; “ Alba del Nuovo Giorno Divino.”

5. Interpretazione Simbolica delle Scritture

Benché per secoli una interpretazione simbolica fosse sinonimo di eresia, oggi la scienza ha posto e sta ponendo le Chiese Cristiane e particolarmente la Cattolica in una posizione di necessaria evoluzione. Così a molti passi della “Genesi” e ad altri, comincia a dare, se anche non ufficialmente, una interpretazione non letterale. È in armonia con tale indirizzo conferire ai segni apocalittici sulla seconda venuta del Cristo un significato simbolico. Per tale esposizione si rimanda alla trattazione dello scrivente sul “ Il Libro della Certezza.” Ci si limita qui a dimostrare che anche l’Apostolo Pietro aveva dato ai segni, che secondo Gioele, avrebbero dovuto testimoniare la prima venuta del Cristo, un significato simbolico.

“Allora Pietro, insieme con gli undici, si presentò loro ed alzò la voce dicendo :

“Uomini Giudei e voi tutti che abitate a Gerusalemme, sappiate bene questo e ascoltate le mie parole. Questi uomini non sono ubriachi, come voi credete, perché è soltanto la terza ora del giorno, ma quanto accade è ciò che fu predetto dal Profeta Gioele:

Negli ultimi giorni dice il Signore, io spanderò del mio spirito sopra ogni carne, e profeteranno i vostri figli e le vostre figlie e i giovani vostri avranno visioni, e i vostri vegliardi sogneranno dei sogni. Sì, anche sopra i miei servi e sulle mie ancelle spanderò, in qui giorni, del mio spirito e profeteranno.

Io farò apparire dei prodigi su nel cielo e segni giù in terra, sangue e fuoco e vapor di fumo. Il sole si muterà in tenebre e la luna in sangue , prima che venga il giorno del Signore, giorno grande e glorioso. Allora chiunque avrà invocato il nome del Signore, sarà salvo.”

[ Act. 11, 14/21 ]

In effetti, i segni predetti da Gioele non si erano verificati letteralmente e ciò fu in parte a quel tempo la causa del rigetto del Cristo. Purtroppo l’errore, fino ad oggi, si sta commettendo di nuovo per la II^ venuta che a causa dei segni, come la caduta delle stelle, ecc… viene considerata come una “parusía” precludendo così i seguaci del Vangelo dalle brezze rigeneratrici del “Ritorno del Verbo.”

6. I Falsi Profeti

La considerazione che il Báb e Bahá’u’lláh siano Profeti, potrebbe far nascere l’ipotesi che essi siano falsi Profeti, dato che le Scritture Cristiane prevedono questa possibilità. Però le parole di Gesù ci indicano il parametro di analisi [Mt. VII, 15/20 ]

“Guardatevi dai falsi Profeti; questi tali vengono a voi travestiti da pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li conoscerete. Si coglie forse dell’uva sui pruni, o fichi sui rovi?

Così ogni albero cattivo da frutti cattivi. Non può l’albero buono dar frutti cattivi, né l’albero cattivo dar frutti buoni. Ogni pianta che non porti buon frutto viene tagliata e gettata nel fuoco.

Dai loro frutti dunque li riconoscerete.”

La pianta della “Fede Bahá’í” non è stata tagliata e gettata nel fuoco, anzi, nonostante le persecuzioni, il fanatismo, il reticolo negativo dei vari interessi clericali e politici che ostacolano la sua diffusione, l’indifferenza degli esseri umani a tutto ciò che esca dal loro angolo visuale, l’opposizione di coloro che rifuggono, immersi come sono nella vita materiale, da qualsiasi richiamo spirituale, questa Fede in circa 160 anni dalla Sua proclamazione si è diffusa in tutti i paesi del mondo. I suoi insegnamenti spirituali e sociali aventi come mèta l’unificazione della razza umana in una sola Famiglia, non possono essere cattivi frutti.

La nuova Gerusalemme discesa dal cielo, come profetizzato dall’Apostolo Giovanni, è quindi divenuta una meravigliosa tangibile realtà. [ Apoc. XXI, 1-4 ]

“Poi vidi un cielo nuovo e una terra nuova perché il primo cielo e la prima terra erano spariti; e il mare non esiste più. Allora vidi la città santa , la nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo , da presso Dio, pronta come una sposa abbigliata per il suo sposo. E udii venire dal trono una gran voce, che diceva:

“Ecco il tabernacolo di Dio fra gli uomini ! Egli abiterà con loro; essi saranno il suo popolo e Dio dimorerà con gli uomini. Egli asciugherà ogni lacrima dai loroocchi, e non vi sarà più morte, né lutto, né grido, né pena esisterà più, perché il primo mondo è sparito.”

“ E mi trasportò in spirito, sopra un monte grande ed eccelso, e mi mostrò la città Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, nella gloria stessa di Dio.”

[Apoc. XXI, 10-11 ]

 

B I B L I O G R A F I A

  • La Sacra Bibbia – Ediz. Paoline
  • La Bhagavad Gita – trad. di Icilio Vecchiotti con note di Sarpevalli Radhakhrishnan
  • ediz. Ubaldini – Roma
  • All Things Made New di John Ferraby – Ed. George Allen & Unwin CTD
  • Il Vangelo di Buddha di Paul Carrus – The Oper Court Publishing Co. Chicago and London
  • Thief in The Night di William Sear – Talisma Books – George Ronald – London
  • Minoranze Religiose in Italia – Ediz. Religioni Oggi – Soc. Ed. Tip. Ital. Roma 1969
  • Year Book and Guide to East Africa – Robert Hale Ltd, London 1953
  • Our Day in the Light of Prophecy di W.A. Spicer, 1925
  • Verso la Luce – Pacific Press Publishing Association – Brookfield III

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IL KITÁB-I-AQDAS - Libro Più Santo - introduzione al testo.

Ξ Maggio 15th, 2008 | → 2 commenti | ∇ La Fede Bahai, Casa Editrice Bahai, Testi sacri della fede bahai |

Il centoquarantanovesimo anno dell’èra bahá’í, segna il centenario dell’Ascensione di Bahá’u’lláh, il Portatore della Rivelazione universale di Dio destinata a condurre l’umanità alla maturità collettiva. Che questa occasione sia celebrata da una comunità di credenti che rappresenta un campionario dell’intera razza umana e che, nel corso di un secolo e mezzo, si è insediata nei più remoti angoli del globo è un segno delle forze di unificazione sprigionate dall’avvento di Bahá’u’lláh.

Un’ulteriore segno dell’azione delle medesime forze è osservabile nella misura in cui la visione di Bahá’u’lláh ha prefigurato, in molti dei suoi aspetti, l’esperienza umana contemporanea. Il momento è propizio per la pubblicazione di questa prima traduzione inglese autorizzata del Libro Primigenio della Sua Rivelazione, il Suo “Libro Più Santo”, il Libro nel quale Egli enuncia le Leggi di Dio per una Dispensazione destinata a durare almeno un millennio.

Fra gli oltre cento volumi che costituiscono le sacre Scritture di Bahá’u’lláh, il Kitáb-i-Aqdas è di incomparabile importanza. “Ricostruire il mondo intero” è il vanto e la sfida del Suo Messaggio e il Kitáb-i-Aqdas è lo Statuto della futura civiltà mondiale che Bahá’u’lláh è venuto a costruire. I suoi provvedimenti poggiano direttamente sulle basi fondate dalle religioni del passato, perché, nelle parole di Bahá’u’lláh, “Questa è l’immutabile Fede di Dio, eterna nel passato, eterna nell’avvenire”. In questa Rivelazione i concetti del passato sono innalzati a un nuovo livello di comprensione e le leggi sociali, modificate in modo da essere adatte all’èra che sta ora albeggiando, sono designate a far avanzare l’umanità verso una civiltà mondiale i cui splendori è ancora difficile immaginare.

Nell’affermare la validità delle grandi religioni del passato, il Kitáb-i-Aqdas ribadisce le eterne verità enunciate da tutti i Messaggeri Divini: l’unità di Dio, l’amore per il prossimo e lo scopo morale della vita terrena. Nello stesso tempo elimina dai codici religiosi del passato quegli elementi che costituiscono oggi un ostacolo all’emergente unificazione del mondo e alla ricostruzione della società umana.

La Legge di Dio per questa Dispensazione risponde ai bisogni dell’intera famiglia umana.

Nel Kitáb-i-Aqdas vi sono alcune leggi che, indirizzate in primo luogo ai membri di una specifica sezione dell’umanità, per costoro risultano immediatamente comprensibili, ma che, a una prima lettura, possono risultare poco chiare per altri di cultura differente. Tale è, per esempio, la legge che proibisce la confessione dei peccati ad altri esseri umani, legge che, comprensibile per chi è di origine cristiana, può sconcertare altri. Molte leggi fanno riferimento a precedenti Dispensazioni, specialmente le due più recenti, quelle di Muḥammad e del Báb contenute nel Corano e nel Bayán. E
tuttavia, alcune ordinanze dell’Aqdas, pur avendo connotazioni così specifiche, hanno anche implicazioni universali. Con la Sua Legge, Bahá’u’lláh svela gradualmente il significato dei nuovi livelli di conoscenza e di comportamento ai quali i popoli del mondo sono ora chiamati.

Egli inserisce i Suoi precetti nel contesto di un commento spirituale, tenendo sempre davanti alla mente del lettore il principio che queste leggi, qualunque tema trattino, servono a molteplici scopi: portare tranquillità alla società umana, migliorare la qualità del comportamento umano, aumentare l’estensione della comprensione umana e spiritualizzare la vita individuale e collettiva. Il rapporto dell’anima individuale con Dio e l’adempimento del suo destino spirituale restano sempre lo scopo ultimo delle leggi della religione. “Non crediate che vi abbiamo rivelato un semplice codice di leggi”, è l’affermazione dello Stesso Bahá’u’lláh. “Anzi, con le dita della forza e del potere vi abbiamo dissuggellato il Vino prelibato”. Il Suo Libro di Leggi è la Sua “più ponderosa testimonianza per tutti i popoli e la prova del Misericordiosissimo per tutti coloro che sono in cielo e tutti coloro che sono sulla terra”.

Un’introduzione all’universo spirituale svelato nel Kitáb-i-Aqdas mancherebbe al suo scopo se non parlasse al lettore delle istituzioni interpretative e legislative che Bahá’u’lláh ha indissolubilmente legato al sistema di leggi da Lui rivelato. Alla base di questa guida vi è l’incomparabile ruolo che gli Scritti di Bahá’u’lláh - in effetti il testo stesso del Kitáb-i-Aqdas - conferiscono a Suo figlio maggiore, ‘Abdu’l-Bahá. Questa impareggiabile figura è contemporaneamente Prototipo del modello di vita insegnato da Suo Padre, autorevole e divinamente ispirato Interprete dei Suoi Insegnamenti e
Centro e Perno del Patto che l’Autore della Rivelazione Bahá’í ha fatto con tutti coloro che Lo riconoscono.

I ventinove anni del ministero di ‘Abdu’l-Bahá hanno donato al mondo bahá’í una luminosa raccolta di commenti che dischiudono molteplici orizzonti nella comprensione dello scopo di Suo Padre. Nelle Sue Ultime Volontà e Testamento ‘Abdu’l-Bahá conferì il manto di Custode della Causa e infallibile Interprete dei suoi Insegnamenti al Suo primo nipote, Shoghi Effendi, e confermò l’autorità e la garanzia della guida divina che Bahá’u’lláh aveva conferito alla Casa Universale di Giustizia su tutti i temi “che non sono stati esplicitamente rivelati nel Libro”. Pertanto il Custodiato e la Casa Universale di Giustizia possono essere considerati, nelle parole di Shoghi Effendi, i “Successori Gemelli” di Bahá’u’lláh e ‘Abdu’l-Bahá. Essi sono le supreme istituzioni dell’Ordine Amministrativo fondato e preannunziato nel Kitáb-i-Aqdas ed elaborato da ‘Abdu’l-Bahá nelle Sue Ultime Volontà.

Nei trentasei anni del suo ministero, Shoghi Effendi eresse la struttura delle Assemblee Spirituali elette, le Case di Giustizia menzionate nel Kitáb-i-Aqdas, ora in stato embrionale, e con la loro collaborazione dette inizio alla sistematica attuazione del Piano Divino che ‘Abdu’l-Bahá aveva formulato per la diffusione della Fede in tutto il mondo. Basandosi sulla robusta struttura amministrativa che era stata istituita, egli avviò inoltre i processi che furono un’indispensabile premessa all’elezione della Casa Universale di Giustizia. Questo ente, che venne all’esistenza nell’aprile del 1963, è eletto a scrutinio segreto e con voto maggioritario dai Bahá’í adulti di tutto il mondo mediante un’elezione a tre stadi. La Parola rivelata da Bahá’u’lláh, le interpretazioni e le spiegazioni del Centro del Patto e del Custode della Causa costituiscono i termini di riferimento vincolanti della Casa Universale di Giustizia e sono le sue basi fondamentali.

Quanto alle leggi, un attento esame mostra che esse governano tre aree: il rapporto personale con Dio, temi materiali e spirituali a diretto vantaggio dell’individuo, i rapporti interpersonali e fra individuo e società. Esse possono essere raggruppate sotto i seguenti titoli: preghiera e digiuno, leggi dello stato giuridico della persona relativi a matrimonio, divorzio, eredità, altre leggi, ordinanze e proibizioni nonché esortazioni, abrogazioni di leggi e ordinanze specifiche di precedenti Dispensazioni.

Uno dei caratteri salienti è la brevità. Esse costituiscono il nucleo di un vasto sistema di leggi che sorgerà nei secoli futuri. Sarà la Casa Universale di Giustizia che, in base all’autorità conferitale da Bahá’u’lláh Stesso, formulerà questa elaborazione della legge. ‘Abdu’l-Bahá illustra questo principio
in una delle Sue Tavole:

Gli argomenti di maggiore importanza che costituiscono le fondamenta della Legge di Dio sono esplicitamente menzionati nel Testo, ma le leggi sussidiarie sono lasciate alla Casa di Giustizia. La saggezza di ciò è che i tempi non rimangono mai gli stessi, perché il cambiamento è qualità necessaria e attributo essenziale di questo mondo e del tempo e dello spazio. Perciò la Casa di Giustizia agirà in conformità… In breve, è qui la saggezza di demandare le leggi della società alla Casa di Giustizia. Anche nella religione islamica, non tutte le leggi erano state esplicitamente rivelate; il Testo non ne includeva nemmeno la centesima parte; esso conteneva riferimenti specifici a tutte le questioni di maggiore importanza, ma indubbiamente migliaia di leggi restavano indeterminate.

Queste furono formulate da teologi di età successive, in conformità con le leggi della giurisprudenza islamica e dalle originarie ordinanze rivelate i singoli teologi trassero deduzioni contrastanti, che furono poi tutte applicate. Oggi, questo processo di deduzione appartiene di diritto all’istituzione della Casa di Giustizia e senza la sua approvazione le deduzioni e le conclusioni dei dotti non hanno alcuna autorità. La differenza è precisamente questa: dalle conclusioni e approvazioni dell’istituzione della Casa di Giustizia - i cui membri sono eletti e conosciuti dalla comunità mondiale bahá’í - non sorgeranno divergenze, mentre conclusioni personali di dotti e studiosi porterebbero sicuramente a divergenze e ne conseguirebbero scismi, divisioni e dispersioni. L’unicità della Parola ne sarebbe distrutta, l’unità della Fede sparirebbe e l’edificio della Fede di Dio vacillerebbe.

La Casa Universale di Giustizia è esplicitamente autorizzata a modificare o revocare la propria legislazione con il mutare delle condizioni, il che conferisce alla legge bahá’í un essenziale elemento di flessibilità, ma non può abrogare o modificare nessuna delle leggi esplicitamente formulate nel Testo sacro. La società alla quale alcune delle leggi dell’Aqdas sono destinate si formerà solo gradualmente e Bahá’u’lláh ha previsto la progressiva applicazione della legge bahá’í:

In verità, le leggi di Dio sono come l’oceano e i figli degli uomini come i pesci, se solo lo sapessero. Ma nell’osservarle si deve far uso di tatto e di saggezza… Poiché molti sono deboli e ben lontani dal proposito di Dio, perciò si deve far uso di tatto e di prudenza in ogni circostanza, sì che non succeda nulla che provochi turbamenti e dissensi o sollevi clamori tra gl’incuranti. In verità, la Sua munificenza ha sorpassato l’universo intero e i Suoi doni hanno pervaso tutto ciò che dimora sulla terra. Si deve guidare il genere umano verso l’oceano della vera comprensione con spirito d’amore e tolleranza. Il Kitáb-i-Aqdas stesso è un’eloquente testimonianza dell’amorevole provvidenza di Dio.

Il principio che regola questa applicazione progressiva fu enunciato nel 1935 in una lettera scritta a nome di Shoghi Effendi a un’Assemblea Spirituale Nazionale:

Le leggi rivelate da Bahá’u’lláh nell’Aqdas sono rigorosamente obbligatorie per ogni credente o istituzione bahá’í in oriente o in occidente, ogni qual volta siano praticabili e non entrino in conflitto con la Legge Civile del paese. Alcune di esse… devono essere considerate da tutti i credenti universalmente e decisivamente applicabili in questo momento. Altre sono state concepite in previsione di uno stato della società destinato a emergere dalle caotiche condizioni prevalenti oggi… Ciò che non è stato formulato nell’Aqdas, oltre alle questioni di dettaglio e d’importanza secondaria scaturite dall’applicazione delle leggi già formulate da Bahá’u’lláh, dovrà essere promulgato dalla Casa Universale di Giustizia. Questo ente può integrare, ma mai invalidare o minimamente modificare ciò che è già stato formulato da Bahá’u’lláh. Neanche il Custode ha il diritto di sminuire l’effetto vincolante o tanto meno di abrogare i provvedimenti di un Libro così fondamentale e sacro.

Con la pubblicazione di questa traduzione, il numero delle leggi vincolanti per i Bahá’í non aumenta. Al momento opportuno, la comunità bahá’í sarà avvertita delle ulteriori leggi divenute vincolanti per i credenti e riceverà tutte le istruzioni e la legislazione integrativa necessarie per la loro applicazione. In generale, le leggi del Kitáb-i-Aqdas sono enunciate succintamente. Un esempio di questa concisione si può vedere nel fatto che molte leggi sono formulate solamente come se riguardassero un uomo, ma dagli scritti del Custode risulta evidente che quando Bahá’u’lláh ha dato una legge come se fosse fra uomo e donna, la stessa legge vale anche mutatis mutandis fra donna e uomo, a meno che il contesto non lo renda impossibile. Per esempio, il testo del Kitáb-i-Aqdas proibisce che un uomo sposi la moglie del padre (cioè la matrigna) e il Custode ha detto che anche a una donna è proibito di sposare il patrigno.

Questo modo di intendere le implicazioni della Legge ha effetti amplissimi alla luce del fondamentale principio bahá’í della parità fra i sessi e va tenuto presente nello studio del Testo sacro. Che uomini e donne siano diversi per certe caratteristiche e funzioni è un ineludibile fatto naturale, che consente ruoli complementari in certi campi della vita della società. Ma è significativo che ‘Abdu’l-Bahá abbia affermato che in questa Dispensazione “Salvo in certi casi insignificanti, fra uomini e donne è stata pienamente e categoricamente annunciata la parità”.

Degli stretti rapporti fra il Kitáb-i-Aqdas e i Libri Sacri di precedenti Dispensazioni si è già parlato. Particolarmente stretta è la relazione con il Bayán, il Libro di Leggi rivelato dal Báb, come è spiegato nei seguenti brani tratti da lettere scritte a nome del Custode:

Shoghi Effendi ritiene che si debba sottolineare l’unità della Rivelazione Bahá’í come un insieme unico e completo che comprende la Fede del Báb… La Fede del Báb non dev’essere dissociata da quella di Bahá’u’lláh. Sebbene gli insegnamenti del Bayán siano stati abrogati e sostituiti dalle leggi dell’Aqdas, tuttavia, dato che il Báb Si considerava il Precursore di Bahá’u’lláh, dobbiamo vedere la Sua Dispensazione e quella di Bahá’u’lláh come un’unica entità, la prima propedeutica all’avvento della seconda.

Il Báb afferma che le Sue leggi sono provvisorie e dipendono dall’approvazione della futura Manifestazione. Ecco perché nel Libro dell’Aqdas Bahá’u’lláh sancisce alcune delle leggi che si trovano nel Bayán, ne modifica altre e molte le abroga.

Come il Báb aveva rivelato il Bayán a circa metà del Suo Ministero, così Bahá’u’lláh rivelò il Kitáb-i-Aqdas attorno al 1873, circa vent’anni dopo aver ricevuto l’intimazione della Sua Rivelazione nel Síyáh-Chál di Teheran. In una delle Sue Tavole Egli indica che, rivelato l’Aqdas, lo trattenne presso di Sé per un certo periodo di tempo, prima di inviarlo agli amici in Iran. Perciò, come Shoghi Effendi ha raccontato Alla formulazione delle leggi fondamentali della Sua Dispensazione nel Kitáb-i-Aqdas, Bahá’u’lláh fece seguire, mentre la Sua Missione volgeva alla fine, l’enunciazione di alcuni precetti e principî che formano il nucleo della Sua Fede, la riaffermazione di verità che aveva precedentemente proclamato, la rielaborazione e la delucidazione di alcune leggi che aveva già enunciato, la rivelazione di ulteriori profezie e ammonimenti e l’istituzione di ordinanze sussidiarie destinate a integrare i provvedimenti del Suo Libro Più Santo. Tutto ciò fu registrato in numerosissime Tavole, che Egli continuò a rivelare fino agli ultimi giorni della Sua vita terrena…

Fra queste opere vi è Domande e Risposte, una compilazione redatta da Zaynu’l-Muqarrabín, il più eminente fra i trascrittori degli Scritti di Bahá’u’lláh. Formato dalle risposte rivelate da Bahá’u’lláh alle domande posteGli da vari credenti, esso costituisce una preziosissima appendice del Kitáb-i-Aqdas. Le più notevoli fra le altre Tavole di questo tipo furono pubblicate in inglese nel 1978 in una compilazione intitolata Tavole di Bahá’u’lláh rivelate dopo il Kitáb-i-Aqdas.

Alcuni anni dopo aver rivelato il Kitáb-i-Aqdas, Bahá’u’lláh ne fece inviare ai Bahá’í in Iran alcune copie manoscritte e nel 1308 A.H. (1890-91 A.D.), verso la fine della Sua vita, ne fece pubblicare il testo originale arabo a Bombay.

Una parola dev’essere spesa sullo stile del linguaggio nel quale il Kitáb-i-Aqdas è stato reso in inglese. Bahá’u’lláh aveva una magnifica padronanza dell’arabo e preferì usarlo in quelle Tavole e in quegli altri Scritti nei quali la sua precisione di significato era particolarmente adatta all’esposizione di un principio fondamentale. Ma a parte la scelta della lingua, lo stile impiegato è elevato e toccante, estremamente convincente, in modo particolare per coloro che conoscano la grande tradizione letteraria da cui scaturisce. Quando si accinse al suo lavoro di traduttore, Shoghi Effendi dovette affrontare il problema di trovare uno stile inglese che non solo trasmettesse fedelmente l’esatto significato del testo, ma evocasse nel lettore lo spirito di reverenza meditativa che è un carattere peculiare dell’effetto prodotto dall’originale. La forma espressiva da lui scelta, reminiscente dello stile usato dai traduttori della Bibbia nel XVII secolo, coglie la forma elevata dell’arabo di Bahá’u’lláh, pur restando accessibile al lettore contemporaneo. Le sue traduzioni, inoltre, sono illuminate dalla sua comprensione incomparabilmente ispirata dei significati e delle implicazioni dell’originale, unica, in quanto ispirata.

L’arabo e l’inglese, pur avendo entrambi un ricco vocabolario e vari stili espressivi, hanno forme molto diverse. L’arabo del Kitáb-i-Aqdas è caratterizzato da un’estrema concisione e nitidezza di espressione. È tipico di questo stile che una connotazione ovvia non debba essere  splicitamente espressa. Ciò rappresenta un problema per i lettori di provenienza religiosa e letteraria completamente diversa da quella araba. La traduzione letterale di un passo di chiaro significato in arabo può risultare oscura in inglese. Pertanto diventa necessario inserire nella traduzione inglese di tali passi quell’elemento della frase araba che nell’originale è ovviamente implicito. Nello stesso tempo, è essenziale evitare di estrapolare questo metodo al punto da aggiungere ingiustificatamente all’originale o da limitarne il significato. Trovare un giusto equilibrio fra bellezza e chiarezza espressiva da un lato e traduzione letterale dall’altro è uno dei maggiori problemi con cui i traduttori hanno dovuto cimentarsi e che ha comportato ripetute revisioni della traduzione di alcuni passi. Un altro grande problema sono le implicazioni legali di alcuni vocaboli arabi che hanno una gamma di significati diversi dai corrispondenti vocaboli inglesi.

È chiaro che la traduzione delle Sacre Scritture richiede una cura e una fedeltà particolari. Ciò è estremamente importante nel caso di un Libro di Leggi, dove è vitale che il lettore non sia tratto in inganno o trascinato in dispute infruttuose. Come era stato previsto, la traduzione del Libro Più Santo è stata un lavoro della massima difficoltà, che ha richiesto consultazioni con esperti in molti paesi. Poiché Shoghi Effendi aveva già tradotto circa un terzo del testo, nella traduzione degli altri passi è stato necessario puntare verso tre qualità: precisione del significato, bellezza dell’inglese e conformità con lo stile usato da Shoghi Effendi.

Siamo ora soddisfatti di constatare che la traduzione è giunta a rappresentare un’accettabile versione dell’originale. E tuttavia essa darà indubbiamente adito a domande e suggerimenti che faranno ulteriormente luce sul suo contenuto. Siamo profondamente grati ai membri dei Comitati che avevamo incaricato di preparare e revisionare questa traduzione dell’Aqdas e di stilarne le annotazioni, per l’assiduo e meticoloso lavoro che hanno svolto. Confidiamo che questa prima versione inglese autorizzata del Kitáb-i-Aqdas permetta ai lettori di farsi una sia pur vaga idea dello splendore
del Libro Primigenio della Dispensazione Bahá’í.

Il mondo è entrato nell’oscuro cuore di un’età di cambiamenti fondamentali mai visti nella sua tumultuosa storia. I suoi popoli, di ogni razza, nazione o religione, sono sfidati a subordinare ogni lealtà minore, ogni limitante identità alla loro unità di cittadini di un’unica patria planetaria. Nelle parole di Bahá’u’lláh, “Il benessere dell’umanità, la sua pace e sicurezza saranno irraggiungibili, ammenoché e finché la sua unità non sia saldamente stabilita”. Possa la pubblicazione di questa traduzione del Kitáb-i-Aqdas impartire un nuovo impulso alla realizzazione di questa visione universale,
dischiudendo prospettive di rigenerazione mondiale.

LA CASA UNIVERSALE DI GIUSTIZIA

Il IL KITÁB-I-AQDAS è possibile richiederlo alla Casa Editrice Bahai di Roma

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UNA DESCRIZIONE DEL KITÁB-I-AQDAS DI SHOGHI EFFENDI

Ξ Maggio 11th, 2008 | → 0 Comments | ∇ La Fede Bahai, Shoghi Effendi, Testi sacri della fede bahai |

tratta da Dio passa nel mondo, la sua storia del primo secolo bahá’í

Per quanto unica e stupenda, questa Proclamazione non fu che il preludio di un’ancor più potente rivelazione della forza creativa del suo Autore e di quello che può giustamente essere classificato come il più significativo atto del Suo ministero: la promulgazione del Kitáb-i-Aqdas. Menzionato nel Kitáb-i-Íqán, principale depositario di quella Legge che il profeta Isaia aveva anticipato e che l’autore dell’Apocalisse aveva descritto come “il nuovo cielo” e “la nuova terra”, “il Tabernacolo di Dio”, la “Città Santa”, la “Sposa”, “la Nuova Gerusalemme” discesa “da Dio”, questo “Libro Più Santo”, i cui provvedimenti dovranno rimanere inviolati per non meno di un millennio e il cui sistema abbraccerà l’intero pianeta, può essere considerato la più luminosa emanazione della mente di Bahá’u’lláh, il Libro Primigenio della Sua Dispensazione e lo Statuto del Suo Nuovo Ordine Mondiale.

Rivelato poco dopo che Bahá’u’lláh era stato trasferito nella casa di ‘Udí Khammár (1873 circa), in un periodo in cui Egli era ancora circondato dalle tribolazioni inflitteGli dalle azioni perpetrate da Suoi nemici e da seguaci dichiarati della Sua Fede, questo Libro, questo scrigno che contiene le inestimabili gemme della Sua Rivelazione, emerge unico e incomparabile fra gli Scritti sacri del mondo, in virtù dei principî che inculca, delle istituzioni amministrative che prescrive e della funzione della quale investe il Successore designato del suo Autore.

Infatti, diversamente dal Vecchio Testamento e dai Libri Sacri che lo hanno preceduto, nei quali non si trovano i veri e propri precetti enunciati dal Profeta Stesso, diversamente dal Vangelo nel quale i pochi detti attribuiti a Gesù Cristo non forniscono una chiara guida riguardo alla futura amministrazione degli affari della Sua Fede e diversamente persino dal Corano che, pur esplicito nelle leggi e nelle ordinanze formulate dall’Apostolo di Dio, tace sull’importantissimo argomento della successione, il Kitáb-i-Aqdas, rivelato dal principio alla fine dall’Autore Stesso della Dispensazione, non solo preserva per i posteri le leggi e le ordinanze fondamentali sulle quali poggerà la struttura del Suo futuro Ordine Mondiale, ma oltre a conferire al Suo Successore la funzione di interpretazione, stabilisce le necessarie istituzioni, le sole attraverso le quali l’integrità e l’unità della Sua Fede potranno essere salvaguardate.

In questo Statuto della futura civiltà mondiale il suo Autore, contemporaneamente Giudice, Legislatore, Unificatore e Redentore dell’umanità, annuncia ai re della terra la promulgazione della “Più Grande Legge”; dichiara che essi sono Suoi vassalli; Si proclama “Re dei Re”; nega ogni intenzione di impadronirSi dei loro regni; avoca a Sé il diritto di “prendere e possedere i cuori degli uomini”; ammonisce i capi ecclesiastici del mondo di non giudicare il “Libro di Dio” con le misure in uso fra loro e afferma che il Libro è “l’infallibile Bilancia” istituita fra gli uomini.

In esso Egli ordina formalmente l’istituzione della “Casa di Giustizia”, ne definisce le funzioni, ne fissa le entrate e chiama i suoi membri “Uomini di Giustizia”,  Rappresentanti di Dio”, “Fiduciari del Misericordiosissimo”; accenna al futuro Centro del Suo Patto e Lo investe del diritto di interpretare i Suoi sacri Scritti; anticipa implicitamente l’istituzione del Custodiato; attesta l’effetto rivoluzionario del Suo Ordine Mondiale; enuncia la dottrina della “Più Grande Infallibilità” della Manifestazione di Dio; asserisce che questa infallibilità è inerente ed esclusivo diritto del Profeta ed esclude la possibilità che un’altra Manifestazione appaia prima che siano trascorsi almeno mille anni.

In questo Libro, inoltre, prescrive le preghiere obbligatorie; designa il periodo e la durata del digiuno; proibisce la preghiera in congregazione, fuorché per i defunti; fissa la Qiblih; istituisce l’Ḥuqúqu’lláh (il Diritto di Dio); formula la legge dell’eredità; ordina l’istituzione del Mashriqu’l-Adhkár; istituisce la Festa del Diciannovesimo Giorno, le festività bahá’í e i Giorni Intercalari; abolisce l’istituzione del clero; proibisce la schiavitù, l’ascetismo, la mendicità, la vita monastica, la confessione, l’uso di pulpiti e il baciamano; prescrive la monogamia; condanna la crudeltà verso gli animali, l’ozio e l’indolenza, la maldicenza e la calunnia; biasima il divorzio; interdice il gioco d’azzardo, l’uso dell’oppio, del vino e di altre bevande inebrianti; specifica le punizioni per l’omicidio, l’incendio doloso, l’adulterio e il furto; sottolinea l’importanza del matrimonio ed espone le sue condizioni essenziali; impone il dovere di dedicarsi a un commercio o a una professione, innalzando tale occupazione al rango di culto; evidenzia la necessità di provvedere i mezzi per l’educazione dei bambini e assegna a ogni persona l’obbligo di redigere un testamento e di una totale obbedienza al proprio governo.

Oltre a queste disposizioni, Bahá’u’lláh esorta i Suoi seguaci ad associarsi, con amicizia e concordia e senza discriminazioni, con i seguaci di tutte le religioni; li ammonisce a guardarsi dal fanatismo, dalla sedizione, dall’orgoglio, da dispute e conflitti; inculca in loro immacolata pulizia, assoluta veridicità, castità incontaminata, fidatezza, ospitalità, fedeltà, cortesia, indulgenza, giustizia ed equità; consiglia loro di essere “come le dita di una mano e le membra di un corpo”; li esorta a levarsi a servire la Sua Causa e li assicura del Suo indubbio aiuto.

Si sofferma inoltre sull’instabilità delle faccende umane; dichiara che la vera libertà consiste nella sottomissione dell’uomo ai Suoi comandamenti; li ammonisce a non essere accomodanti nell’applicazione dei Suoi decreti; prescrive i due inseparabili doveri di riconoscere “l’Alba della Rivelazione di Dio” e di osservare tutte le ordinanze da Lui rivelate, affermando che nessuno dei due è accettabile senza l’altro.

L’importante appello rivolto ai presidenti delle Repubbliche del continente americano, affinché colgano la loro opportunità nel Giorno di Dio e sostengano la causa della giustizia; l’ingiunzioneai membri dei parlamenti di tutto il mondo, che sollecita l’adozione di una scrittura e di una lingua universali; i Suoi moniti a Guglielmo I, il vincitore di Napoleone III; il rimprovero mosso a Francesco Giuseppe, Imperatore d’Austria; l’accenno ai “lamenti di Berlino” nella Sua apostrofe indirizzata alle “rive del Reno”; la Sua condanna del “trono della tirannia” stabilito a Costantinopoli e la Sua predizione della fine del Suo “splendore esterno” e delle tribolazioni destinate a colpire i suoi abitanti; le parole di gioia e di conforto da Lui rivolte alla Sua città natale, con cui le assicura che Dio l’ha scelta quale “sorgente di gioia per l’umanità intera”; la Sua profezia che “la voce degli eroi del Khurásán” si leverà in glorificazione del loro Signore; la Sua asserzione che a Kirmán saranno suscitati uomini “dotati di possente coraggio” che faranno menzione di Lui; e infine la Sua magnanima assicurazione a un perfido fratello che Gli aveva inflitto tanta angoscia, che un Dio “Colui Che sempre perdona, munificentissimo” gli avrebbe perdonate le sue iniquità purché si pentisse - tutto ciò arricchisce ulteriormente il contenuto di un Libro definito dal Suo Autore “sorgente della vera felicità”, “Infallibile Bilancia”, “retto Sentiero” e “vivificatore dell’umanità”.

Inoltre Bahá’u’lláh ha specificamente definito le leggi e le ordinanze che costituiscono il tema principale di questo Libro “alito della vita per tutte le cose create”, “il più possente baluardo”, “frutti” del Suo “Albero”, “i mezzi più elevati per il mantenimento dell’ordine nel mondo e per la sicurezza dei popoli”, “lampade della Sua saggezza e della Sua amorosa provvidenza”, “profumo soave della Sua veste”, “chiavi della Sua misericordia” per le Sue creature. “Questo Libro” testimonia Egli Stesso “è un firmamento che abbiamo adornato con le stelle dei Nostri comandamenti e delle Nostre Proibizioni”. “Benedetto l’uomo” ha inoltre dichiarato “che lo leggerà e pondererà i versetti inviati in esso da Dio, il Signore della Forza, l’Onnipotente.

Dite, o uomini! Afferratevi ad esso con la mano della rassegnazione… Per la Mia vita! Esso è stato inviato in un modo che stupisce le menti degli uomini. In verità è la Mia più ponderosa testimonianza per tutte le genti e la prova del Misericordiosissimo per tutti coloro che sono in cielo e sulla terra”.

“Benedetto il palato che ne assapora la dolcezza, e l’occhio veggente che riconosce ciò che vi è custodito, e il cuore dotato di discernimento che ne comprende le allusioni e i misteri. Nel nome di Dio! Tale è la maestà di ciò che vi è stato rivelato e così straordinaria la rivelazione delle sue velate allusioni, che i lombi dell’eloquio tremano quando ne tentano la descrizione”.

“Il Kitáb-i-Aqdas è stato rivelato in tal guisa che attrae e comprende tutte le divine Dispensazioni. Benedetto chi lo legge! Benedetto chi lo intende! Benedetto chi medita su di esso! Benedetto chi riflette sul suo significato! Così vasta è la sua portata, che ha incluso tutti gli uomini prima ch’essi lo riconoscessero. Tra non molto il suo sovrano potere, la sua penetrante influenza e la grandezza della sua possanza saranno manifestati sulla terra”.

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