La Tavola di Ahmad - Lawh-I-Ahmad [Araba]

Ξ Dicembre 10th, 2008 | → 2 commenti | ∇ Documenti e Testi Sacri religione bahai, Tavola di Ahmad |

La lawh-i-Ahmad [La Tavola di Ahmad] è una delle Tavole più conosciute di Bahá’u’lláh, tradotta in inglese ed in molte altre lingue. Fu rivelata intorno al 1282 A.H. – (1865) in onore di Ahmad, un nativo di Yazd. Anche ad uno sguardo superficiale appare subito evidente che l’originale della Tavola fu scritta da Bahá’u’lláh prima d’essere avvelenato da Mírzá Yahyá.*

La storia della vita di Ahmad è molto interessante. Un resoconto di essa viene riportata negli annali della Fede compilati dalla comunità di ‘Ishqábád e, in base ad essa egli visse cent’anni e morì nell’anno 1320 A.H. (1902) . Nella sua “Storia della Fede nella Provincia di Yazd, “ Hájí Muhammad-Táhir-i-Málmírí, ancora inedita vi è riportato un breve resoconto della sua vita e si afferma che Ahmad morì all’età di centotredici anni.

Una delle ragioni di questa contraddizione, probabilmente , è che nelle comunità islamiche le date di nascita degli individui spesso non erano conosciute perché non esisteva registrazione ufficiale; alcuni genitori usavano registrare in privato le nascite dei loro figli ma l’individuo non se ne curava ne le celebrava. Quest’abitudine derivava dalle dottrine islamiche che insegnavano ad essere umili e a non gloriarsi di se stessi. La sola persona, la cui nascita meritava di essere celebrata, era quella del Profeta di Dio.

Ahmad nacque in una famiglia ricca ed influente di Yazd e fin dalla più tenera età, ancora adolescente, sentì una profonda attrazione per il misticismo. A quell’età, spesso, si isolava in una stanza per comunicare con Dio e la più grande speranza della sua vita era d’incontrarsi faccia a faccia con il Qá’im [Il Promesso dell’Islám] egli ascoltava chiunque potesse indicare una via e, spesso, sedeva ai piedi degli asceti e dervisci che sostenevano d’avere la luce divina.

Suo padre e la famiglia, musulmani ortodossi, erano quindi turbati dal fatto che Ahmad fosse incline alla mendicità ed all’ascetismo e gli fecero molta pressione perché rinunciasse al suo convincimento ma il suo indomabile spirito non poteva essere piegato dall’ortodossia . Rendendosi conto che l’atmosfera familiare non si confaceva al suo sviluppo spirituale, Ahmad prese l’inusuale decisione di lasciare la propria casa. In quei giorni era cosa rara che un giovane lasciasse la propria città, specialmente senza il consenso dei genitori. Ma Ahmad era spinto dalla forza irresistibile di trovare l’essenza della verità e giungere alla presenza del Qá’im.

Col pretesto d’andare al bagno pubblico, una mattina Ahmad prese con sé un fagotto di vestiario e scomparve. Viaggiò verso Sud finché giunse in India dove sperava di poter trovare un indirizzo che lo conducesse all’Amato. Ciò, probabilmente, avvenne verso il 1242 A.H. (1826) , circa 20 anni prima della Dichiarazione del Báb.

Secondo Hájí Muhammad-Táhir-i-Málmírí, Ahmad aveva più di vent’anni quando lasciò Yazd. Scrive:

Stetti con lui [Ahmad] per circa quattro anni durante l’ultimo periodo della sua vita quando stava a Munj-i-Bavánát [nella provincia di Fárs]. Aveva vent’anni durante il regno di Fath-‘Alí Sháh quando il Principe Khánlar Mírzá era Governatore di Yazd. Allora conduceva una vita da asceta facendo scorrere il tempo in preghiera e meditazione. Desiderava essere un derviscio e lasciò Yazd per l’India vestito da derviscio. Lungo la strada, a Búshihr [Bushire] venne in contatto con un fornaio e rimase lì per qualche tempo. Soleva raccontare varie storie di questo fornaio, dicendo che egli aveva nei regni dello spirito un rango elevato, che era conscio della presenza divina e si riteneva che avesse avuto esperienze spirituali. Comunque, Ahmad lasciò Búshihr per Bombay dove continuò la sua vita ascetica fatta di preghiere e di meditazione.

Ahmad disse che durante i viaggi venne in contatto con molti mistici Súfís ed altri maestri di pensiero, ma ne rimase sempre deluso e scontento. Malgrado s’imponesse un’auto-disciplina, come il prostrarsi ed il ripetere un certo verso del Qur’an per dodicimila volte, non trovò in India l’oggetto della sua ricerca.

Sgomento e demoralizzato rifece la strada verso la Persia, stabilendosi a Káshán dove si sposò e lavorò come tessitore. Ecco una parte della sua storia raccontata da lui ad alcuni credenti:

“ Passò del tempo e da Shíráz le notizie del Báb giunsero in molte zone compresa Káshán. Un’ansia febbrile s’impossessò di me; volevo indagare su questo messaggio. Effettuai ricerche in ogni direzione finché un giorno nel caravanserraglio incontrai un viaggiatore * Quando cominciai a fare domande mi disse: ‘Se sei un ricercatore della verità recati a Mashhad dove potrai far visita ad un certo Mullá-‘Abdu’l-Khalíq-i-Yazdí che può aiutarti nella tua ricerca.

Udendo ciò mi preparai a partire presto la mattina dopo, camminai per tutta la strada fino a Tihrán e da lì fino a Mashhad ma, all’arrivo caddi ammalato e vi rimasi in convalescenza per circa due mesi. Rimessomi, andai a casa di Mullá ‘Abdu’l-Khalíq e dissi al servitore che desideravo incontrare il suo padrone. Incontrai il Mullá e lo informai della mia ricerca. Nell’udire della mia ricerca egli si arrabbiò moltissimo e mi scacciò. Ma, il giorno dopo ritornai e piangendo lo implorai di guidarmi, quando vide la determinazione e la saldezza con cui ricercavo la verità, allora mi disse di incontrarci quella stessa sera nella moschea di Gawhar-Shád dove mi avrebbe presentato qualcuno che avrebbe potuto dirmi tutta la verità.

Quella sera mi recai alla moschea ma, dopo aver partecipato alla preghiera e ascoltato il suo sermone lo persi di vista a causa della folla. La mattina seguente andai di nuovo a casa sua e gli spiegai l’accaduto. Mi disse d’andare in serata alla moschea di Pír-Zan promettendomi che avrebbe mandato qualcuno di incontrarmi e a condurmi al luogo stabilito. Guidato dall’uomo che avevo incontrato nella moschea, dopo aver camminato per un tratto, percorsi un corridoio che dava nel cortile di una casa e salimmo in una stanza al piano superiore. Io vidi.

Dopo aver presenziato ad alcune riunioni fui in grado di riconoscere ed accettare la verità del Messaggio del Báb. Dopo, Mullá Sádiq mi disse di tornare a Káshán da mia moglie e dalla famiglia e di riprendere il mio lavoro e anche di non insegnare la Fede finché non avessi incontrato orecchie disposte ad ascoltare.

Rientrai quindi a Káshán e subito scoprii che Hájí Mírzá Jání di Kashán era anch’egli un credente, eravamo gli unici Bábí della città. Quando il Báb venne condotto da Isfahán a Tihrán, Hájí Mírzá Jání pagò agli ufficiali preposti ad accompagnarLo in città, la somma di duecento túmás** per poterLo ospitare in casa sua dove Si trattenne per due notti. Hájí Mírzá Jání invitò anche me ed ebbi il privilegio di essere ammesso alla presenza del nostro amato Signore.”

Ahmad quindi parla del suo incontro col Báb e ne descrive la maestà, la dignità e la bellezza mentre conversava con alcuni teologi di Káshán. Immediatamente dopo, il numero di credenti di Káshán aumentò ed iniziarono le persecuzioni. Ahmad continua la sua storia:

“ Un giorno un gruppo di facinorosi attaccò i credenti e prese tutti i nostri averi rompendo anche porte e finestre. Io mi nascosi ell’abbaino della casa e vi rimasi per quaranta giorni. Gli amici mi portavano segretamente cibo e acqua. Dato che era divenuto difficile vivere in Káshán decisi di recarmi a Baghdád. Erano circa cinque anni che Bahá’u’lláh risiedeva in città. Per via incontrai un altro viandante ed ambedue dichiarammo che la nostra mèta era Karbilá, Tutti e due durante il viaggio ci comportammo da Musulmani pregando secondo i riti islamici. Al nostro arrivo a Baghdád mi diressi verso la casa di Bahá’u’lláh e mi accorsi che il mio compagna andava nella stessa direzione e capii subito che anche egli era un Bábí, insieme avevamo dissimulato la nostra Fede.

Dopo essere stati ammessi in casa di Bahá’u’lláh giunsi in Sua presenza Si girò verso di me ed esclamò: “ Che uomo! Diviene Bábí e poi corre a rifugiarsi nell’abbaino!

Io rimasi in Baghdád per sei anni e lavorai come tessitore; durante questo periodo la mia anima venne munificamente nutrita dalla gloriosa presenza ed ebbi il grande privilegio di vivere nell’appartamento esterno della Sua casa benedetta.

Un giorno portarono la notizia della morte di Siyyid Ismá’íl di Zavárih.* Bahá’u’lláh disse: ‘Nessuno l’ha ucciso. Al di là di miriadi veli di luce, Noi gli abbiamo mostrato un barlume della Nostra gloria; non ha potuto sopportarlo, così si è sacrificato.’ ** Alcuni di noi ci recammo sulla riva del fiume e trovammo il corpo di Siyyid Ismá’íl di Zavárih; si era tagliato la gola con un rasoio che teneva ancora in mano. Rimuovemmo il corpo e lo seppellimmo.

Io comunque, mi scaldavo al sole della Sua presenza finché non venne notificato il decreto del Sultano per la partenza di Bahá’u’lláh per Costantinopoli. Trentun giorni dopo il Naw Rúz, la Bellezza Benedetta Si recò nel Giardino di Najíb Páshá . In quel giorno il fiume straripò e si dovettero aprire le chiuse per alleggerire la situazione. Il nono giorno la piena diminuì e la famiglia di Bahá’u’lláh lasciò la casa di Baghdád per recarsi al Giardino. Subito dopo averlo attraversato, il fiume tornò ad ingrossarsi e dovettero riaprire le chiuse. Nel dodicesimo giorno Bahá’u’lláh partì per Costantinopoli . Alcuni credenti Lo accompagnarono, altri, compreso questo servo, dovettero rimanere a Baghdád. Al momento della Sua partenza eravamo tutti nel Giardino; quelli destinati a rimanere in piedi ad un lato, la Sua Benedetta Persona si avvicinò a noi e ci rivolse parole di consolazione. Disse ch’era meglio che rimanessimo indietro ed aggiunse che aveva concesso ad alcuni di accompagnarLo principalmente per impedir loro di creare guai e conflitti.

Uno degli amici con voce piena di emozione e profonda tristezza recitò la seguente poesia di Sa‘dí :

‘ Lasciaci versar lacrime quali nubi scroscianti in primavera anche le pietre gemono quando gli amati si separano.’

Bahá’u’lláh rispose: ‘queste parole sono veramente destinate a questo giorno.

Queste poche storie di Bahá’u’lláh che Ahmad ha lasciato ai posteri, insieme al breve resoconto della propria vita, costituiscono la maggior parte della cronistoria verbale da lui fatta. Non ha descritto dettagliatamente la straordinaria impressione avuta nell’incontrare il Báb e Bahá’u’lláh, ne ha parlato in merito a quei sei anni gloriosi vissuti in stretta prossimità di Bahá’u’lláh; ma sappiamo che ben pochi compagni di Bahá’u’lláh a Baghdád acquisirono la fede e la percezione spirituale di Ahmad. Egli venne vivificato dalla potenza della Rivelazione di Bahá’u’lláh ed ebbe la capacità ed il merito di acquisire da Lui un tale magnetismo e una tale radiosità spirituale che dominarono il suo intero essere per tutta la sua lunga vita.

Di lui Hájí Muhammad-Táhir-i-Málmírí scrive:

“ Ahmad rimase a Baghdád per alcuni anni e giunse alla presenza di Bahá’u’lláh e divenne il ricettacolo della Sua munificenza e dei Suoi favori. Una volta mi disse che aveva scorto la Bellezza celata della Perfezione Benedetta.* Diceva la verità perché egli ricevette una Tavola scritta a mano da Bahá’u’lláh che testimoniava come Ahmad avesse fissato lo sguardo sulla Sua intima Bellezza.”

Dopo la partenza di Bahá’u’lláh per Costantinopoli, Ahmad rimase a Baghdád dove servì la Fede con grande devozione. Nel cuore, però, anelava giungere di nuovo in presenza del suo Signore. Dopo un certo periodo non sopportò più a lungo la lontananza così partì per Adrianopoli. Quando giunse a Costantinopoli, Bahá’u’lláh gli mandò una Tavola oggi universalmente conosciuta come la Tavola di Ahmad. Leggendola, Ahmad seppe cosa ci si aspettava da lui. Sottomettendo la propria volontà a quella di Bahá’u’lláh, invece di proseguire il viaggio per Adrianopoli ed incontrare il suo Signore, tornò in Persia con il solo intento d’ insegnare e diffondere in seno alla comunità Bábí il Messaggio di Bahá’u’lláh.

Seguendo l’esempio di Muníb e di Nabíl-i-A’zam che Bahá’u’lláh aveva inviato ad insegnare la Sua Causa, Ahmad viaggiò in lungo ed in largo per la Persia e dette la lieta novella della venuta di “Colui Che Dio renderà manifesto” a moltissimi Bábí. Grazie alla sua dedizione moltissimi riconobbero lo stadio di Bahá’u’lláh e ne divennero ardenti seguaci. La comunità Bábí in quel periodo era in tale stato di prostrazione e perversità che a volte i Bábí erano ostili verso gli insegnanti Bahá’í. Raccontando la sua storia Ahmad riporta uno di questi incidenti accaduto nel Khurásán. Dice:

“Lasciai Tihrán per il Khurásán e parlai a molti dell’avvento di ‘Colui Che Dio renderà manifesto’. Giunsi a Furúgh (nella Provincia del Khurásán) vestito da derviscio e parlai di ‘Colui Che Dio renderà manifesto’ a Mullá Mírzá Muhammad e ai suoi fratelli. Nel corso della nostra discussione divennero aggressivi e mi assalirono ferocemente; durante la disputa che ne seguì mi ruppero un dente.

Quando la lotta finì e gli animi si calmarono ripresi la conversazione dicendo che il Báb aveva specificamente detto che ‘Colui Che Dio renderà manifesto’ sarebbe apparso con il nome di Bahá. Promisero di accettare la rivendicazione di Bahá’u’lláh se fossi stato in grado di provare la mia affermazione. Gli chiesi che mi portassero gli scritti del Báb, Essi aprirono una breccia nel muro e presero tutti gli scritti che vi erano nascosti per paura dei nemici. Appena ne aprii uno trovammo il passo che indicava che ‘Colui Che Dio renderà manifesto’ avrebbe portato il nome di Bahá. Felici abbracciarono la Fede, io li lasciai e partii per un’altra città.”

È interessante notare che questi fratelli di Furúgh divennero eminenti Bahá’í, specialmente Mírzá Mahmúd-i-Furúghí, figlio di Mullá Mírzá Muhammad che possedeva un’anima eroica, era la personificazione della fede, del coraggio ed un’infaticabile difensore del Patto di Bahá’u’lláh.

A proposito di Ahmad e dei suoi ultimi giorni Hají Muhammad-Táhir-i-Málmírí ha scritto quanto segue:

“ Per qualche tempo Ahmad visse e lavorò a Kháshán. La Tavola di Ahmad (Araba) scritta a mano dalla Bellezza Benedetta fu rivelata in suo onore ed egli usava portarla con sé. Sua moglie morì a Kháshán e sua figlia * era sposata ad un uomo che aveva l’incarico di Saqqá-Bashí [ fornitore di acqua ] alla corte di Násiri’d-Dín Sháh in Tihrán subito dopo si trasferì a Shiráz e poi a Nayríz dove riprese moglie e visse in quella zone per circa vent’anni. Trascorse anche un periodo di tempo a Sarvistán {nella provincia di Fárs}. Era un uomo semplice e fidato.

La ragione per cui venne a Munj fu perché voleva andare a Tihrán. Sua figlia… aveva ripetutamente scritto a Áqáy-i-Bashír-i-Iláhí, richiedendogli di far si che il suo vecchio padre si recasse a Tihrán perché voleva vederlo ancora una volta. Ma Ahmad non era propenso ad andare. Quando arrivò a Munj, aveva novantasei anni ma era vigoroso e in ottima salute. Trascorreva la maggior parte del tempo a leggere gli Scritti Sacri particolarmente la sua Tavola che recitava spessissimo. Visse per quattro anni a Munj finché l’Afnán non provvide a farlo partire per Tihrán affidandolo ad un servo fedele Rimase a Tihrán per qualche tempo e visitò anche Qazvín.”

La Tavola di Ahmad è dotata di un potere speciale e per questo i fedeli la recitano nei momenti di difficoltà e di pericolo. Sebbene breve, contiene tutte le verità della Causa di Bahá’u’lláh e può essere considerata la carta che espone i requisiti di fede e di servizio dell’individuo.

In essa Bahá’u’lláh si riferisce a Sé Stesso come all’ ‘Usignolo del Paradiso’, ‘La Grandiosa Beltà’ e ‘l’Albero della Vita’ e proclama il Suo augusto stadio a coloro che hanno cuore puro; annuncia l’avvento del Giorno di Dio e chiaramente indica che chi è giunto in Sua presenza è giunto alla presenza di Dio.

Nel passo di apertura della Tavola Bahá’u’lláh annunzia l’eccelsa natura della Sua Rivelazione. I termini da Lui usati sono tali da non lasciar dubbi ai seguaci del Báb poiché Egli era indubbiamente ‘Colui Che Dio renderà manifesto’, il Promesso del Bayán. Inoltre rende chiaro che soltanto coloro che sono sinceri e distaccati da tutto possono avvicinarsi alla Sua corte di santità.

Il fatto che Bahá’u’lláh, in questa ed in molte altre Tavole, sottolinea la sincerità come requisito per il riconoscimento dl Suo stadio è in sé una prova dell’autenticità del Suo Messaggio. Alla presenza di Dio non v’è posto per l’ipocrisia e la falsità: nello stesso modo in cui la luce disperde le tenebre, il potere della verità rigetta la menzogna.

Tuttavia, per la Sua misericordia, Dio mostra indulgenza per dare ai fedeli l’opportunità di correggere il loro modo di agire. Per anni Bahá’u’lláh tollerò la compagnia di alcuni uomini insinceri e perfidi con tale magnanimità e grazia che tutti loro si sentivano tranquilli in Sua presenza. Hájí Mírzá Haydar-‘Alí, nel suo commovente libro di memorie, il Bidjatu’s-Sudúr { La Delizia dei Cuori } ha riportato ciò che Bahá’u’lláh disse ad ‘Akká su questo argomento:

… Egli {Bahá’u’lláh } quindi disse: ‘ Se le persone avessero occhi per vedere , non avrebbero confuso i segni di Dio con quelli d’altri.

Osservando la sconveniente condotta di alcuni di coloro che Mi stanno intorno sarebbero in grado di rendersi ampiamente conto della loria, maestà, grandezza, potere ed ascendente di Dio, il Sufficiente, il Rifugio del Peccatore, il Per donatore, il Misericordioso, Colui Che è paziente ed indulgente. Ascoltiamo bugie, ma le nascondiamo e stiamo in silenzio. Allora i bugiardi pensano che abbiamo creduto alle loro parole e che sono riusciti , in Nostra presenza, il dibattito.

In una Tavola ad un certo Muhammd-‘Alí, Bahá’u’lláh rivela quanto segue:

…Giuro per la beltà del Beneamato ! Questa è la Misericordia che ha cinto l’intera creazione, il Giorno in cui la grazia di Dio ha permeato e pervaso tutte le cose. Le acque vive della Mia Misericordia , O ‘Alí, fluiscono rapide ed il Mio cuore si fonde per il calore della Mia tenerezza e del Mio amore. Mai ho potuto rassegnarMi alle afflizioni riversatisi sui Miei amati o a qualsiasi pena abbia potuto oscurare la gioia dei loro cuori.

Ogni qualvolta il Mio nome’il Misericordiosissimo’ veniva informato che uno dei Miei amati aveva sussurrato una parola contraria al Mio desiderio, si riparava , pervaso d’angoscia e sconsolato, nella sua dimora, e ogni qual volta il Mio nome ‘l’Occultatore’ scopriva che uno dei Miei seguaci aveva inflitto vergogna o umiliazione al suo vicino, anch’esso si riparava afflitto e sconsolato nei suoi ritiri di gloria e lì piangeva con strazianti lamenti. E ogni qual volta il Mio nome il ‘Sempre Perdonatore’ s’accorgeva che qualcuno dei Miei amici aveva commesso qualche trasgressione, nella sua immensa angoscia gridava e, sopraffatto dall’afflizione, cadeva nella polvere e veniva portato via, da una compagnia d’invisibili angeli alla sua dimora nei regni superni.

Giuro su Me stesso , il Verace, O ‘Alí ! Il fuoco che ha infiammato il cuore di Bahá è più ardente del fuoco che avvampa nel tuo cuore ed il Suo lamento più forte del tuo lamento. Tutte le volte in cui si fece cenno ad un peccato commesso da uno di loro alla Corte della Sua Presenza, l’Antica Bellezza fu così piena di vergogna da desiderare di celare la gloria del SDuo sembiante agli occhi di tutti gli uomini poiché Egli ha, in ogni tempo, fissato lo sguardo sulla loro fedeltà ed osservato i requisiti essenziali di essa.

In un’altra Tavola Egli spiega che grazie al Suo attributo ‘l’Occultatore’ aveva nascosto le colpe ed i difetti di molti uomini falsi i quali, di conseguenza,

avevano pensato che la Manifestazione di Dio ignorasse le loro sataniche azioni. Questi uomini non si rendevano conto che attraverso la conoscenza di Dio Bahá’u’lláh era pienamente consapevole delle loro iniquità, ma che l’occhio di Dio occultatore dei peccati non palesava le loro perfidie. Solo quando tramavano contro la Causa di Dio li bandiva dalla Sua presenza e li scacciava dalla ‘gente di Bahá.’ Per esempio, così Bahá’u’lláh trattò Siyyid Muhammad-i-Isfahání o Hájí Mírzá Ahmad-i-Káshání e parecchi altri che per anni erano stati con Lui e la loro insincerità era così evidente che perfino i più fedeli compagni di Bahá’u’lláh l’avevano notato. Egli, infine, bandì queste anime infedeli che subito si associarono a Mírzá Yahyá nei loro complotti.

Vi furono altri che rimasero nella Fede per molti decenni sebbene fosse per molti evidenti che erano corrotti e colpevoli. Famosi fra questi Jamál-i-Burújirdí a cui Bahá’u’lláh aveva dato il titolo di Ismu’lláhu’l-Jamál {Il Nome di Dio, Jamál } e Siyyid Mihdíy-i-Dahají chiamato Ismu’lláhu’l-Mihdí { Il Nome di Dio, Mihdí }. Permolti anni questi uomini falsi ed ambiziosi furono eminenti insegnanti della Fedee la loro fama si sparse in tutta la comunità benché la loro ipocrisia fosse ben nota a coloro che gli vivevano accanto. Bahá’u’lláh celò le loro colpe rivelò per ciascuno di loro molte Tavole, li esortò alla fidatezza ed alla nobiltà e con pazienza e magnanimità chiuse gli occhi sulle loro imperfezioni. Tuttavia, li ammonì per alcune loro azioni dannose per la Fede.

Per esempio, una volta due insigni credenti , uno dei quali fu in seguito nominato da Bahá’u’lláh Mano della Sua Causa, dovevano recarsi nella provincia del Khurásán per incontrare alcuni credenti ed insegnare la Causa . Jamál-i-Burújirdí s’ingelosì moltissimo di questi due uomini, segretamente avvertì gli amici di star lontano da loro descrivendoli in termini volgari come profeti di disgrazia . Ciò provocò l’ira di Bahá’u’lláh. IL velo dell’occultamento che per anni aveva protetto Jamál nella speranza del suo pentimento , venne lacerato. L’occhio di Dio che copre il peccato aveva vegliato su di lui con amorevole gentilezza per così lungo tempo, venne distolto. In una Tavola Bahá’u’lláh condanna con sdegno le azioni di Jamál e lo redarguisce severamente per la sua condotta. Jamál comunque, superò questo colpo che distrusse per un po’ la sua reputazione ed il suo prestigio fra gli amici ; ma era maestro d’ipocrisia e, ben presto, manovrò per recuperare nella comunità la sua posizione di famoso insegnante della Fede.

Dopo l’ascensione di Bahá’u’lláh , Jamál e Siyyid Mihdí violarono il Patto e si ribellarono ad ‘Abdu’l-Bahá. Loro ed i loro sostenitori, tentarono con ogni mezzo di causare scissioni nella Fede ma furono totalmente confusi dal poter5e del Patto e presto perirono.

Nella Tavola di Ahmad Bahá’u’lláh rende un toccante omaggio al Báb ed afferma che Egli era il Re dei Messaggeri. Questa affermazione, che costituisce un caposaldo nel credo dei credenti di Bahá’u’lláh ebbe a quel tempo un significato speciale per gli insegnamenti Bahá’í poiché la loro missione principale era di insegnare la Causa di Bahá’u’lláh ai membri della comunità Bábí.

Coloro che si sono opposti ed hanno negato la Manifestazione di Dio hanno fatto sempre ricorso all’uso delle due armi del debole, la persecuzione e la divulgazione di notizie false. Certamente alcuni Bábí che avevano rifiutato la Causa di Bahá’u’lláh usarono la seconda arma, divulgando false accuse e sostenendo che i Bábí non avevano alcun rispetto per il Báb. Tale assurda affermazione aveva lo scopo di avvelenare la mente dei semplici di cuore. Bahá’u’lláh in questa Tavola , ed in molte altre che furono rivelate in questo periodo esalta lo stadio del Báb, indica il Bayán come Libro Primigenio ed ingiunge a tutti di ubbidire alle sue leggi ed ordinanze. Molte di queste, peraltro, furono in seguito abrogate quando Bahá’u’lláh formulò le leggi e le ordinanze della Sua Fede nel Kitáb-i-Aqdas { Il Libro Più Santo } che divenne il Libro Madre di questa Dispensazione.

Uno dei passi più illuminanti della Tavola di Ahmad è il seguente:

‘ O genti, se negate questi versi per quale prova avete creduto in Dio? Esibitela o accolta di simulatori. Anzi, per Colui nelle cui mani è l’animamia essi non sono né saranno mai in grado di far questo quand’anche convenissero di aiutarsi a vicenda.’10

In questa provocante affermazione Bahá’u’lláh che una delle più grandi prove del Suo stadio divino è la Sua Parola . Nei Suoi Scritti sostiene che la prima testimonianza che sancisce la verità della Manifestazione di Dio è il Suo ‘Essere.’ Spesso si dice che la prova dell’esistenza del sole è il sole stesso. Queste sono le parole di Bahá’u’lláh rivelate nella Lawh-i-Ashraf:

Dì: La prima e principale testimonianza che afferma la Sua verità è il Suo stesso Essere. Dopo questa testimonianza viene la Sua Rivelazione. Per gli incapaci di riconoscere l’una e l’altra Egli ha stabilito quale prova della Sua realtà e della Sua verità le parole che ha rivelato. Questa è, invero, una dimostrazione della Sua tenera misericordia verso gli uomini.

I discepoli di Bahá’u’lláh dotati di cuore puro che avevano l’inestimabile privilegio di essere in Sua presenza, erano simili a coloro che avevano visto il sole con i propri occhi. Erano stati testimoni della gloria della Rivelazione e non avevano bisogno di prove. Le argomentazioni, le controversie ed i dubbi aleggiano sempre in quei luoghi dove alberga l’oscurità.

Oggi, tuttavia, per riconoscere lo stadio di Bahá’u’lláh, dobbiamo rivolgerci alle Sue Parole poiché la Parola della Manifestazione è dotata di forze spirituali al di là della percezione umana. Nessun essere umano, per quanto colto e neanche l’intera razza umana messa insieme, potrebbe mai sperare di creare la potenza spirituale che viene liberata dalla Parola di Dio. Infatti, una delle differenza fra la Parola di Dio e quella dell’uomo è che la prima deriva il suo potere dai mondi di Dio, è creativa e penetra profondamente nel cuore degli uomini mentre la seconda appartiene al mondo della creazione. È limitata e basilarmente impotente. La parola dell’uomo non ha influenza duratura sulla società e meno che non derivi il suo potere dagli insegnamenti di Dio.

La storia ha ampiamente dimostrato il potere della Parola delle Manifestazioni di Dio. Mosè, agli occhi del Faraone, appariva povero ed indifeso, ma la Sua Parola ebbe tale influenza da sconfiggere le forze della tirannia e trasformare i figli d’Israele dallo stato di schiavi a quello di sovrani. Cristo venne condannato per aver proclamato un nuovo Messaggio. Le autorità civili ed ecclesiastiche, in collaborazione, Lo crocifissero per distruggere la Sua Causa, eppure, la Sua Parola, potente e creativa, penetrò nel mondo occidentale, cambiò il cuore a milioni di uomini spezzò lo stendardo dell’Impero Romano e al suo posto eresse una nuova civiltà. Nello stesso modo Muhammad, spesso incompreso nel mondo occidentale, rivelava la Parola di Dio come riportata nel Qur’án. I Suoi insegnamenti e le Sue Parole modellarono la condotta di una nazione multirazziale per

secoli ed ora, dopo migliaia di anni, l’influenza di esse e i segni della Sua sovranità sono distinguibili tra le comunità Musulmane.

Le enunciazioni del Báb e di Bahá’u’lláh costituiscono la Parola di Dio per quest’èra. L’effetto delle loro Parole è stato così potente che migliaia di uomini e donne sono andati al martirio per donare la loro vita e poter promulgare i Loro insegnamenti.

Il Vecchio Testamento , il Nuovo Testamento, il Qur’án, le Scritture Bábí e Bahá’í, sono stati tutti per molti milioni di persone, fonte di guida, ispirazione e vita spirituale. Nessun altro libro, per quanto esaltante il suo tema – e ve ne sono milioni – ha avuto sulla mente e sull’anima degli uomini, un’influenza paragonabile a questi libri divini.

Un attento studio della Fede di Bahá’u’lláh dimostrerà che la potenza e l’efficacia delle Sue parole sono senza precedenti negli annali del genere umano. Possiamo già assistere al potere creativo delle parole di Bahá’u’lláh nella società presente. Per citare un solo esempio: Bahá’u’lláh scrisse nel Kitáb-i-Aqdas solo poche righe per ingiungere ai Suoi seguaci di istruire in ogni città una Casa di Giustizia* {attualmente conosciuta come Assemblea Spirituale }. Questa ingiunzione, scritta più di cent’anni fa da un prigioniero di ‘Akká, esercitò tale influenza sui cuori che migliaia di uomini e donne di tutti gli strati sociali, di ogni colore ed origine, lasciarono le loro case e si sparsero per il mondo, pionieri nei più inospitali avamposti del globo e soffrirono molte avversità e difficoltà, sacrificarono le loro sostanze ed elargirono le proprie risorse per poter erigere queste istituzioni; e continueranno a portare avanti questo comandamento fino a che ogni località di questo pianeta non abbia la sua Casa di Giustizia. Tale è il creativo potere della Parola di Dio emanata da Bahá’u’lláh ! Lo stesso è vero per ogni altro comandamento scaturito dalla Penna Suprema.**

Indirizzandosi ad un Arabo non credente, la Voce di Dio proclama nel Qur’án:

E se avete dei dubbi su ciò che abbiamo rivelato al Nostro Servo producete una Sura simile a quella e chiamate i vostri testimoni, altri che Dio, se siete uomini di verità.

Quando furono rivelati questi versi , alcuni dotti non credenti composero dei versi e li pubblicarono dicendo che erano più eloquenti delle parole di Muhammad. Ma non si resero conto che i loro versi non potevano influenzare una sola anima, mentre il Qur’án rivoluzionò la vita di milioni d’uomini sparsi nel mondo e, nel suo tempo, creò una grande civiltà che abbracciò moltissime nazioni.

Queste parole di Bahá’u’lláh nella Tavola di Ahmad: ‘Esibitela, O accolta di simulatori! ‘ fanno eco alle parole del Qur’án, ma con una maggiore sfida: ‘Anzi, per Colui nelle Cui mani è l’anima mia, essi non sono né saranno mai in grado di far questo, quand’anche convenissero di aiutarsi a vicenda .’13

Un’altra prova della Manifestazione di Dio è il modo in cui influenzano la società. Questo è un fenomeno unico e nessun uomo può mai sperare d’uguagliarlo. Consideriamo il modo ed i mezzi con cui un essere umano può divenire una guida e formarsi un seguito personale. La storia ce ne mostra molti. Per esempio, un capo dispotico può contare sul suo potere per asservire milioni di uomini al suo dominio e la gente gli si radunerà intorno fino a quando dura il suo potere ma, una volta finito questo, l’intero sistema cade ed i suoi seguaci si disperdono. Nello stesso modo un uomo ricco ed opulento che desidera elargire le sue sostanze alla gente può emergere come capo fino a quando le sue elargizioni sono disponibili molti gli staranno intorno. Una persona conosciuta e di prestigio sociale può trovarsi ad essere il centro d’attrazione per alcuni ammiratori. Un uomo di grande determinazione, appellando psi alla natura bassa degli uomini o eccitando i loro sentimenti può riuscire a fomentare un’insurrezione o una rivoluzione in cui egli sia il punto focale. Un’altra categoria degna di menzione è quella del capo religioso che guida insegnando nella sua congregazione ciò che già si crede. Dovesse mai deciderei insegnare qualcosa di nuovo e persistere nel farlo sarebbe quasi costretto al licenziamento dal suo incarico.

In tutti questi esempi il capo per aver successo nei suoi piani ed influenzare il popolo, deve fare assegnamento su qualche agente terreno. L’agente potrebbe essere: potere, ricchezza, prestigio sociale o politico, autorità religiosa o molti altri. Alla Manifestazione di Dio, però, queste forze materiali mancano.

Prendiamo l’esempio di Cristo quando apparve e manifestò la Sua Causa tra i Giudei non aveva poteri o ricchezze terrene con cui poter influenzare i Suoi seguaci; e, a causa delle circostanze della Sua nascita, non aveva alcun rango sociale nella comunità; non promuoveva la Sua Causa appellandosi ai bassi istinto dell’uomo , né era un capo religioso che predicava la religione ufficiale del tempo, al contrario, insegnava una nuova Fede. Durante i tre anni del Suo ministero fu perseguitato e alla fine crocifisso. Eppure v’era nella Sua Causa un potere misterioso che penetrava nel cuore di molta gente che

diveniva Suo seguace. E persino dopo lo scadere di quasi duemila anni milioni di persone ancora si rivolgono a Lui con devozione ed amore. Ciò dimostra il potere dello Spirito Santo e mostra la differenza fra le imprese umane e la Rivelazione divina.

Nello stesso modo, solo grazie al potere di Dio, la Causa di Bahá’u’lláh sta diffondendosi ed affermandosi nel mondo. E tuttavia, poiché è la Suprema Manifestazione di Dio è investita di un potere superiore a tutte le Rivelazioni del passato* sebbene il Suo Autore abbia passato quarant’anni del Suo ministero in esilio, sottoposto alle più crudeli condizioni e per quanto le forze di due dispotici sovrani facessero lega contro di Lui, ciononostante nel corso del Suo ministero non è mai ricorso all’assistenza di nessuno per la divulgazione della Sua Fede né ha tentato di affermarla con compromessi, espedienti o mezzi materiali. Con una mansuetudine che è caratteristica di tutte le Manifestazioni di Dio, Si sottomise ai nemici e sopportò con rassegnazione e pazienza i torti inflittiGli. Malgrado l’aspra opposizione, la proclamazione del Suo Messaggio dalla Sua cella giunse comunque alle orecchie dei più potenti governanti di quel periodo. Durante la Sua Vita, la luce della Fede si proiettò a tredici nazioni dei continenti Asiatici ed Africani. Quella luce è ora diffusa sull’intero globo terrestre. I Suoi insegnamenti sono divenuti lo Spirito dell’ Èra e le istituzioni del Suo Ordine Mondiale , destinati ad instaurare l’unità della razza umana sul pianeta, stanno sorgendo in tutto il mondo.

Tutte queste conquiste che preannunciano il futuro trionfo della Causa di Bahá’u’lláh e, nella pienezza dei tempi, la sua affermazione quale religione che abbraccia tutto il genere umano, si stanno realizzando grazie al potere di Bahá’u’lláh che nasce da Dio, mentre le forze di questo mondo lavorano contro di Lui.

Ogni religione ha un periodo di validità durante il quale esercita una grande influenza sul genere umano e genera sviluppo materiale e spirituale specialmente per coloro che l’abbracciano. La Parola del Fondatore della religione influenza il cuore della gente ed i Suoi insegnamenti possono essere messi in pratica. Ma quando appare una nuova Manifestazione di Dio, la precedente religione diviene inefficace, la sua influenza declina e diminuisce la sua forza creativa. Il suo messaggio non muove più i cuori ed i suoi insegnamenti cessano di essere pratici. Poiché Dio ha conferito alla nuova Rivelazione la validità, l’ispirazione e l’influenza ch4 condurrà l’umanità ad un punto più lontano del suo sviluppo. I seguenti versi del Qur’án, indicano chiaramente che per ogni religione vi è un tempo per nascere ed un tempo per morire:

E ogni nazione ha un termine assegnato e quando questo terminegiunge, nemmen d’un’ora possono rimandarlo, né anticiparlo d’un’ora.

In questo giorno il potere di Dio e la Sua possente Rivelazione animano la Causa di Bahá’u’lláh dotandola di uno spirito che vivifica il mondo e che, senza aiuto di agenti terreni, diffonde la sua luce sull’intera superficie di questo pianeta e getta le fondamenta di un ordine universale per l’avanzamento e la spiritualizzazione dell’intera razza umana. Nella Tavola di Ahmad Bahá’u’lláh rivela:

“… in verità chi si allontana da questa Beltà si è anche allontanato dai Messaggeri del passato e mostra orgoglio verso Dio da tutta l’eternità a tutta l’eternità…”

Questa affermazione ratifica una delle verità fondamentali della Fede di Dio, che la Rivelazione divina è progressiva e che l’ultima Manifestazione di Dio include nella Sua Rivelazione l’essenza di tutte le Rivelazioni del Passato. Come l’essere umano che racchiude in sé ad ogni stadio della sua vita, quelle qualità ed attributi che aveva acquisito in precedenza.

Con la potenza e l’ispirazione delle Sue Parole, Bahá’u’lláh ha infuso in Ahmad uno straordinario potere di fede e di distacco, gli conferì la capacità e la forza di divenire una ‘vampa di fuoco’ per i suoi nemici ed un ‘fiume di vita eterna’ per i Suoi amati. L’acqua ed il fuoco hanno caratteristiche differenti: l’acqua dona la vita, abilitando le cose a crescere mentre il fuoco consuma le cose periture, crea calore ed incandescenza nei materiali solidi. L’amore di Bahá’u’lláh una volta insediato,nel cuore del credente ha bisogno d’essere innaffiato e nutrito. D’altra parte i peccati d’odio e d’animosità che sono stati impressi nel cuore dei nemici hanno bisogno d’essere consumati dal fuoco dell’amore di Dio così che i sinceri possono acquisire la radiosità ed il calore della Fede. Ahmad ed altri insigni insegnanti della Fede, viaggiavano attraverso tutta la nazione adempiendo a questa funzione: entusiasmavano i credenti, sollevavano il loro spirito e ne vivificavano le anime con le acque di vita della Causa di Dio . Ai nemici della Causa invece apparivano come ‘vampe di fuoco.’

Bahá’u’lláh ha fatto simili esortazioni in altri Scritti. Per esempio: in unaTavola a Umm-i-‘Attár, {Madre di ‘Attár }, le consiglia di non unirsi a coloro che hanno negato la Sua Causa e sono insorti contro di Lui ma che, semmai li avesse incontrati, doveva apparire come ‘fuoco di Dio’ così che potessero sentire il calore del suo amore per il suo Signore. In un’altra Tavola esorta un credente a bruciare con il fuoco della Parola di Dio il cuore di coloro che Lo aveva negato e che si erano allontanata dalla Sua Causa.

Affermazioni come queste non sono da prendere alla lettera, Bahá’u’lláh non ha mai insegnato ai Suoi seguaci ad agire in modo aggressivo verso gli altri ma, nella Causa di Dio vi è un potere invisibile ed un dinamismo spirituale che rimuove ogni ostacolo sul suo sentiero ed infrange le forze dei suoi nemici. Alcuni discepoli di Bahá’u’lláh erano investiti di tale potere. La loro lingua era come una lama affilata che faceva a pezzi il cuore pieno d’animosità verso la Bellezza Benedetta e con la potenza ed il fuoco delle loro parole queste anime eroiche bruciavano i veli del pregiudizio e dell’odio e sopraffacevano le forze degli infedeli sorte per sovvertire l’edificio della Causa di Dio .

In una Tavola rivelata per Hájí Mírzá Ahmad di Káshán** , Bahá’u’lláh esorta i suoi servi con queste parole:

Siate ardenti come il fuoco si che possiate bruciare i veli dell’ignavia ed infiammare con le energie vivificatrici dell’amore di Dio il cuore gelido e traviato. Siate leggeri e liberi come la brezza affinché possiate ottenere l’ingresso nei recessi della Mia Corte, nel Mio inviolabile Santuario .

Fede in Dio e saldezza sul Suo sentiero sono termini relkativi. La forza di un debole è considerata debolezza daun uomo forte. Per un santo l’amore e la devozione di un insincero verso Dio altro non sono che profanità, per cui la misura della fede varia da individuo ad individuo. Bahá’u’lláh, nella Sua Tavola, ha intimato ad Ahmad di pervenire ai più alto livelli di fede. Le Sue esortazioni servivano ad elevarlo, insieme ad altri, alle più alte vette della saldezza e del coraggio. È difficile immaginare che Dio possa richiedere un grado di sicurezza e di fede più elevato di quello richiesto da Bahá’u’lláh con queste parole:

E sii tu così saldo nell’amor Mio che il tuo cuore mai non vacilli, anche se le spade dei nemici faccian piovere colpi su di te e tutti i cieli e la terra insorgono contro di te.

Queste parole di Bahá’u’lláh possono ben servire quale criterio da cui l’individuo può determinare se ha recitato questa Tavola con ‘assoluta sincerità’. Il segno della capacità è che il credente si eleva a tali altezze di fede e di saldezza che il suo cuore non vacilla neanche se si trova ad affrontare il martirio per mano dei nemici. Il fatto che Bahá’u’lláh abbia stabilito questa eccelsa misura di fede è, in sé, prova che molti sorgeranno e lo conseguiranno perché le Sue parole sono creative e nell’attimo in cui Egli le pronunciava instillava un nuovo spirito di coraggio nel cuore di chi Lo aveva veramente riconosciuto.

Non solo Ahmad venne dotato del potere della Fede, ma molti altri raggiunsero le più alte vette della certezza e dell’eroismo. Quelle anime bandirono completamente dai loro cuori ogni traccia di trepidazione e dubbio, rimasero saldi come montagne nella Causa di Dio ed affrontarono l’esecuzione senza paura.

Per citare un esempio, lasciateci parlare di alcuni eventi che portarono al martirio di uno dei più insigni seguaci di Bahá’u’lláh, Hájí ‘Abdu’l-Majíd-i-Níshápúrí che divenne personificazione di fede e distacco. Era il padre di ‘qá Buzurg, denominato Badí, che a diciassette anni giunse in presenza di Bahá’u’lláh nei baraccamenti di ‘Akká, consegnò la Tavola di Bahá’u’lláh indirizzata a Násiri’d-Dín Sháh e di conseguenza fu messo a morte dai suoi uomini.

Hájí ‘Abdu’l-Majíd a cui Bahá’u’lláh si rivolgeva chiamandolo Abá Badí’ { Padre di Badí } , abbracciò la Fede durante il ministero del Báb e faceva parte di quel primo gruppo di credenti della provincia del Khurásán a cui Mullá Husayn-i-Bushrú’í* aveva insegnato la Fede. Prese parte ai combattimenti di Shaykh Tabarsí e fu uno dei superstiti di della sanguinosa rivolta.

Sulla strada per la fortezza Abá Badí’, ch’era un uomo facoltoso, fu anche il primo ad ubbidire all’esortazione che Mullá Husayn rivolgeva ai suoi compagni di disfarsi dei loro averi terreni lasciandosi alle spalle tutto eccetto le spade ed i cavalli. Getto lungo il bordo della strada un sacchetto pieno di turchesi valutati una fortuna. Quando gli giunse la notizia della Dichiarazione di Bahá’u’lláh, Abá Badí gioì nell’apprendere il suo stadio e con profonda devozione trascorse i suoi giorni a servire la Sua Causa . Nel 1876, in età avanzata, desiderava essere ammesso alla presenza di Bahá’u’lláh perciò partì alla volta di ‘Akká dove si scaldò al Sole della Sua gloria. Ha lasciato alla posterità il seguente racconto di uno dei suoi memorabili incontri con Bahá’u’lláh:

“ Un giorno ebbi l’onore di essere in presenza della Bellezza Benedetta mentre parlava di Badí che lo aveva incontrato e aveva portato la Sua Tavola benedetta a Tihrán {a Násiri’d-Dín Sháh } e si era conquistato la corono del martirio. Mentr’ Egli parlava, le lacrime mi scorrevano abbondanti dagli occhi inumidendomi la barba. Bahá’u’lláh mi si rivolse dicendo: ‘Abá Badí ! Una persona che ha già speso tre quarti della sua vita deve offrire il resto sul sentiero di Dio. . . . ‘ Domandai:

‘È possibile che la mia barba bagnata ora di lacrime un giorno sia tinta di cremisi del mio sangue? ‘ La Bellezza Benedetta rispose. ‘A Dio piacendo…

Abá Badí ritornò nella sua terra natia del Khurásán , il cuore ardente del fuoco dell’amore di Bahá’u’lláh e l’anima splendente per la luce della Sua gloria, usava presenziare alle riunioni degli amici in Mashhad e li entusiasmava e li incoraggiava ad essere saldi nella Causa di Dio e leggeva loro i passi del Kitáb-i-Aqdas la cui prima copia aveva portato dal Khurásán. Uno degli argomenti di cui spesso discuteva dell’allora imminente adempimento della profezia di Bahá’u’lláh riguardante la caduta del Sultano ‘Abdu’l-‘Azíz menzionato nella Tavola ai Ra’is e Fu’ád.** {Ai Re e ai Governanti }. Trascorreva molto tempo a trascrivere le Tavole di Bahá’u’lláh .

L’entusiasmo con cui Abá Badí insegnava la Fede fece subito insorgere l’animosità dei nemici della Causa. Primi suo fratello e sua sorella che denunciarono la sua attività ad un certo mujtahid Shaykh Muhammad Taqíy-i-Bujnúrdí. Lo informarono che il loro fratello, da molti anni Bábí, era stato uno dei discepoli di Mullá Husayn, aveva combattuto a Shaykh Tabarsí e che suo figlio era stato messo a morte per ordine dello Sháh. Gli rivelarono tutte le sue attività compresa la sua recente visita a Bahá’u’lláh ed il suo aperto insegnamento della Fede Bahá’í.

Il mujtahid si allarmò per quelle informazioni ed inviò due dei suoi uomini ad interrogare Abá Badí che, apertamente, parlò con loro del suo credo e proclamò il Messaggio di Bahá’u’lláh . Questa aperta confessione di Fede stava a significare che non

vi era alcuna difficoltà per emettere la sua condanna di morte. Ciò accadde nel 1877, un anno dopo aver incontrato Bahá’u’lláh ad ‘Akká . Aveva allora ottantacinque anni.

Mentre le macchinazioni del clero e del popolo iniziavano a dare i loro frutti, un’implacabile nemico della Causa Shaykh Muhammad-Báqír di Isfahán , stigmatizzato da Bahá’u’lláh come “il Lupo” arrivò in Manshhad e giuocò un ruolo preponderante in questo crimine odioso. Dapprima ordinò che Abá Badí si presentasse a lui, ma vedendo che egli non prestava la minima attenzione ai suoi ordini, si alleò con il summenzionato Shaykh Muhammad Taqí e con un certo Shaykh ‘Abdu’r-Rahím, il più importante teologo del Khurásán. Questi tre mujtahid inviarono una petizione al Principe Muhammad-Táqí Mírzá, il Rukni’d-Dawlih , fratello dello Sháh e governatore del Khurásán, chiedendo l’esecuzione di Abá Badí. Il principe era di indole buona e molto riluttante a nuocere ai Bahá’í; ma non poteva resistere all’ enorme pressione che il clero esercitava. Emise l’ordine d’arrestare Abá Badí che venne preso in custodia. Ma il Rukni’d-Dawlih, non volendo far del male al prigioniero, non dette seguito alla questione. I teologi si spazientirono e presentarono le loro rimostranze a Násiri’d-Dín Sháh.

Il re diede ordine che la vittima fosse liberata solo se avesse negato fedeltà alla nuova Fede.

Dopo di ciò, Shaykh Muhammad-Báqír continuò a far pressione sul principe per l’esecuzione. Si recò a casa del Governatore e discusse con lui i suoi piani diabolici che consistevano nel legare Abá Badí e farlo morire lasciandolo cadere da un areostato, novità portata da poco a Mashhad. Mentre le discussioni procedevano, un tragico evento scosse la casa del Principe, la sua figlioletta, alla quale era molto legato, cadde in uno stagno e annegò. Il Principe, affranto dal dolore lasciò la riunione e il piano di Shaykh Muhammad-Báqír dovette essere abbandonato. La moglie del Principe era convinta che la tragica

morte della figlia fosse una punizione di Dio perla prigionia inflitta al vecchio Abá Badí e rimproverò aspramente il marito. L’unica cosa che egli poté fare fu d’ordinare il trasferimento di Abá Badí in un’altra prigione i cui ufficiale in servizio erano amichevoli verso i Bahá’í .

Shaykh Muhammad-Báqír, che non poteva tollerare oltre l’atteggiamento passivo e la tattica ritardatrice del Principe inviò, allo Sháh, un altro reclamo. Per la seconda volta il monarca ordinò al Principe di rilasciare il prigioniero se questi avesse abiurato in caso contrario, doveva agire nei suoi confronti secondo la legge religiosa. Il Principe, che era molto ansioso di salvare Abá Badí dall’esecuzione, inviò due uomini insigni per parlare con lui ed indurlo a ritrattare la sua fede. Uno era Mírzá Sa’íd Khán, ex Ministro degli Affari Esteri,* l’altro il Principe Abdu’l-Hasan Mírzá, il Shaykhu’r-Ra’ís** che era un seguace di Bahá’u’lláh. Questi due uomini lo pregarono a nome del Governatore affinché, per proteggersi, dichiarasse di non dovere fedeltà alla Causa. Solo così il Governatore sarebbe stato in grado di difendere il suo caso e salvargli la vita. Gli spiegarono che non vi era altro modo perché il Governatore aveva le mani legate e non poteva fare niente altro per cambiare la situazione.

Abá Badí rimase fermo e risoluto, non poteva barattare la sua fede per questo mondo transitorio. L’amore di Bahá’u’lláh lo aveva tanto galvanizzato che non vi era alcun timore nel suo cuore. Disse loro di riferire al Rukni’d-Dawlih che non poteva né ripudiare né dissimulare la propria Fede e, se necessario, era pronto a dare la vita. Il Governatore non si arrese e perseverò nei suoi piani per indurre Abá Badí ad abiurare. Si dice che, in differenti periodi, inviò circa dodici uomini tutti scelti tra dignitari della Provincia di Khurásán persuaderlo a cambiare il suo atteggiamento, fallirono tutti. Uno di loro riferì che invece di prestare attenzione alle esortazioni del Rukni’d-Dawlih, Abá Badí era impegnato ad insegnargli la Fede di Bahá’u’lláh. Così si giunse alla fine. Il Principe non aveva altra scelta

che assecondare i desideri del clero e, di conseguenza, emise l’ordine per l’esecuzione di Abá Badí.

Il giorno prima del suo martirio Abá Badí chiese ad una certa Khadíjih Khánum, una credente che era solita fargli visita tutti i giorni in prigione e che era il tramite fra lui ed i credenti, di non ritornare poiché sapeva che l’indomani sarebbe stato il suo ultimo giorno su questa terra: aveva sognato che gli portavano un cavallo per condurlo via; lo montò ma quando giunse Maydán-i-Arg { una piazza pubblica di Mashhad } cadde da cavallo. Disse a Khadíjih Khánum, che quella piazza sarebbe statala scena del suo martirio.

Il giorno seguente, il secondino informò segretamente i credenti che l’ora fatale era giunta e che l’esecuzione avrebbe avuto luogo quel giorno. Gli amici , addolorati, si riunirono nella Casa di Bábíyyih* per pregare e attendere notizie. Nello stesso tempo un certo numero di funzionari governativi , i carnefici, ed una grande folla si era radunata fuori dalla prigione . Poco dopo la vecchia, maestosa figura di Abá Badí ne uscì, il viso radioso, la barba bianca gli davano un aspetto dignitoso mentre le pesanti catene intorno al suo collo fragile ne facevano l’autentico ritratto della mansuetudine e della rassegnazione. Tra lo scherno e gli insulti di una folla ostile, fu condotto alla corte del Governatore. Durante il percorso osservava gli spettatorie raggiante di gioia , recitava questi due versi di un celebre poema Persiano:

… Al compiacimento di Dio noi siamo rassegnati; un leone in catene, non prova vergogna.

La corda del mio Amato è stratta intorno al mio collo; ed Egli mi conduce dove il Suo volere decreta.

Nel governatorato comparve davanti a tre persone: il Governatore, il summenzionato Mírzá Sa‘íd Khán e Shaykh Muhammad- Baqír. Quest’ultimo gli si rivolse dicendo: ‘Non abbiamo dubbi sul fatto che sei Bahá’í ma, se non lo sei, devi ora esecrare e denunciare i Fondatori di questa Fede.’ Abá Badí rifiutò di farlo, allora klo Shaykh gli chiese: ‘Cos’era che non andava nell’Islám da farti diventare un Bahá’í ? ’ Abá Badí parlò del credo dei seguaci di Bahá’u’lláh e concluse: la realtà e l’essenza dell’Islám sono in questa Fede. Allora il Governatore esortò Abá Badí d’attenersi agli ordini dello Shaykh ma egli ripeté il suo rifiuto. Lo Shaykh insisté che se non avesse pronunciato parole di esecrazione contro Bahá’u’lláh doveva essere messo a morte. Mírzá Sa’íd, che in precedenza aveva intervistato Abá Badí in prigione fu turbato dall’atteggiamento e sostenne che non trovava nelle affermazioni del prigioniero nulla che lo indicasse come infedele e blasfemo da meritare la morte. Lo Shaykh indignato da questa osservazione dichiarò a Mírzá Sa’íd Khán che non avrebbe potuto sperare di assicurare la libertà al prigioniero con quelle parole e assestare così un colpo alla Fede dell’Islám . Rivolgendosi poi al Governatore, ratificò il suo verdetto di morte e ordinò ai suoi uomini di condurlo via.

Abá Badí venne condotto dai carnefici nel Maydán-i-Arg dove una gran folla si era radunata per vederlo morire. Uno degli amici si fece largo finché non gli giunse vicino e lo implorò di ritrattare all’ultimo momento dicendogli che ciò gli avrebbe salvato la vita e non avrebbe arrecato alcun danno alla Fede. Abá Badí rispose recitando questa poesia persiana:

Appresta la tua trappola per un altro uccello; Questa è la fenice ed suoi alti nidi.

Il Governatore, molto riluttante a versare il sangue di un uomo pio e innocente, sperava che la feroce scena dell’esecuzione potesse spaventare Abá Badí ed indurlo a ritrattare. Proprio nel momento in cui l’esecuzione stava per aver luogo un messo speciale del Governatore giunse sulla scena e per l’ultima volta lo implorò invano di salvarsi la vita, ma Abá Badí era la personificazione della saldezza nella Causa di Dio né il clamore della folla né gli insulti e le persecuzioni, né la spaventevole visione del boia che gli stava accanto con il pugnale in mano furono in grado di distoglierlo dal sentiero di Dio. Molto probabilmente, al culmine della sua prova, la sua anima comunicando con Bahá’u’lláh anelando di prendere il volo per i reami dello spirito. I suoi pensieri dovevano essersi rivolti su quelle ore memorabili che aveva trascorso con il suo Signore ad ‘Akká e sul martirio a diciassette anni del suo amato figlio. L’Orgoglio dei Martiri della Fede* circondato da migliaia di persone imbevute di pregiudizio e odio che gli lanciavano ingiurie ed anatemi, questo grande eroe, questo vecchio uomo di Dio bruciava del fuoco della Fede e della certezza. Si ergeva sereno e calmo, imperturbato dalla ferocia e dalla brutalità dei suoi persecutori.

Alla fine, l’ufficiale di servizio dette il segnale ed il boia , vestito di rosso, fece un passo avanti: tolse ad Abá Badí copricapo, lo scialle e il mantello, gli offrì una ciotola d’acqua, lo girò in direzione della Qiblih dell’Islám e con un poderoso colpo di pugnale lo aprì dalla vita alla gola. La sua testa, esposta al pubblico, fu posta su una lastra di marmo ed il suo corpo fu trascinato attraverso i bazaar finché venne abbandonato all’obitorio.

Molti bricconi si fermarono vicino alla salma per impedire alla sua famiglia di avvicinarsi. Sua figlia inconsolabile, {sorella di Badí } , con il bimbo rigato di lacrime e il suo bimbo in braccio, stette ore con suo marito ad una certa distanza per poter vedere i resti malconci del suo illustre padre. Ma la folla continuava a lanciare loro sassi e fu obbligata a lasciare il luogo troppo straziante per poter essere descritto. I credenti , che assistevano agli avvenimenti con grande ansietà, fecero un piano per recuperare i resti di Abá Badí. Poiché il suo corpo era all’obitorio di fronte alla Moschea Sunnita, era naturale solo per un sunnita rimuoverlo, così, un Bahá’í vestito alla foggia Kurda e accompagnato da altri manovrò per prendere il corpo, portarlo fuori dalla porta della cittadina e seppellirlo nel cuore della notte in un cimitero in disuso.

Così terminò la vita di un uomo che , fino alla fine, rimase saldo e inamovibile come una montagna nella Causa del suo Signore e che, con il proprio sangue, testimoniò la sua verità. Egli dimostrò ampiamente il potere di Bahá’u’lláh che, con una sola parola aveva creato una nuova razza d’uomini, ed aveva istillato in loro una tale fede ch’essi divennero la personificazione di queste parole:

“E sii tu così saldo nell’amor Mio che il tuo cuore mai non vacilli, anche se le spade dei nemici facciano piovere colpi su di te e tutti i cieli e la terra insorgono contro di te.”

D.D.

 

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Corso Ruhi all’università di Ulaanbaatar in Mongolia

Ξ Dicembre 5th, 2008 | → 0 Comments | ∇ Circoli di Studio Bahai, Dal Mondo Bahai |

Allah’u'abha dalla Mongolia! Volevo giusto condividere con voi delle foto su alcuni interessanti sviluppi del corso Ruhi in Mongolia.

Corso-Ruhy-Mongolia Corso-Ruhy-Mongolia2

Nelle Ultime 2 settimane tutte le matricole di medicina e infermieristica di un’ università a Ulaanbaatar (scusate ma non ricordo quale università di preciso) hanno cominciato a fare il Libro 1.

Corso-Ruhy-Mongolia1 La direttrice dell’università, che è anche stata Ministro Della Salute, ha fatto i Libri 1 e 2 e ne è rimasta così colpita che voleva che tutti i suoi studenti del primo hanno facessero il libro 1, come parte integrante del loro corso di studi, per il proprio sviluppo morale e spirituale.

Dalle informazioni che sono riuscita ad avere, ci sono voluti due anni per arrivare allo stato attuale delle cose.

Siccome le persone qui parlano poco inglese, non sono ben riuscita a capire quali siano le direttive sull’Insegnamento in queste corsi, pertanto molti dettagli mi sono sfuggiti con la traduzione. (”lost in translation”).

Gli studenti in totale sono 400, divisi aprossimativamente in 2 parti da duecento l’una a seconda della disciplina(metà di medicina e l’altra metà di infermieristica.)

E’ davvero uno sviluppo meraviglioso e d’ispirazione per ognuno. Anche la direttrice dell’università è stata molto ispirata (dal corso Ruhi) infatti parla spesso agli studenti dell’importanza dello sviluppo morale e spirituale attraverso atti di servizio.

Apparte cio, questa settimana ho un’opportunità di fare alcune visite a casa nell’area di Ulaanbaatar, nelle zone di raccordo=nei villaggi e nei distretti=quartieri della città. (Ho alcune foto su facebook se volete vedere com’è).

Corso-Ruhy-Mongolia4 Corso-Ruhy-Mongolia5

In questi giorni formerò alcuni ragazzi locali della Mongolia e alcuni Pionieri sul tipo di fireside artistico-musicale che facciamo a Brisbane, così possono vedere ciò che facciamo a Brisbane e magari se gli piace possono farlo anche qua.

Corso-Ruhy-Mongolia6

Questa settimana faremo tre visite a casa. Spero che la campagna d’Insegnamento a Brisbane stia procedendo bene. Prego per il suo successo. Sentitevi liberi di condividere queste foto con chiunque! Per me non cè problema.

Spero che stiate tutti bene, con tanto affetto,

Jono

 



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