Diritti Umani e Giustizia - Note

Ξ Novembre 2nd, 2007 | → | ∇ News Bahaibologna |

1. Ora che le Nazioni Unite hanno incominciato a riconoscere formalmente l’interdipendenza dei diritti umani, dello sviluppo e della sicurezza collettiva, questa impostazione solistica si fa sentire anche  nei contributi resi alle organizzazioni del volontariato al lavoro della Nazioni UNite, come per esempio la Conferenza su ambiente e sviluppo (1992) , la Conferenza mondiale dei diritti umani (1993), la Conferenza mondiale su popolazione e sviluppo (1994),la Quarta Conferenza mondiale sulla donna (1995), il Vertice mondiale per lo sviluppo sociale (1995) e la Conferenza delle Nazioni Unite sugli insediamenti umani (1996).

2. La Comunità Internazionale Bahá’í, in quanto organizzazione non governativa, ha attivamente collaborato con le Nazioni  Unite sin dalla loro fondazione nel 1945. Nella ricorrenza del decimo anniversario delle Nazioni Unite la Comunità Bahá’í ha presentato al Segretario generale alcune proposte per la revisione dello Statuto fondate sull’idea che «le istituzioni dello stato nazionale non sono più detentrici di una vera sovranità perché le nazioni sono diventate interdipendenti, che la presente crisi è morale, spirituale e politica e può essere superata solo con la realizzazione di un ordine mondiale che rappresenti tanto i popoli quanto le nazioni del mondo (Comunità Internazionale Bahá’í, «Proposte di revisione dello Statuto presentate  alle Nazioni Unite dalla Comunità Internazionale Bahá’í  [1955 ]», The Bahá’í World 1954 -1963 . Vail-Ballou Press Inc., Binghamton, New York, 1970 ).  Nel 1995, la Comunità Internazionale Bahí ha pubblicato una dichiarazione sul cinquantenario delle Nazioni Unite, che illustrava la tendenza verso una crescente interdipendenza  dell’umanità e ha presentato alcune proposte per il consolidamento  dell’Assemblea generale, lo sviluppo della funzione esecutiva, il rafforzamento del tribunale  mondiale, la promozione dello sviluppo economico e morale, dei diritti umani e del progresso delle donne ( Comunità Internazionale Bahá’í, Turning Point for All Nations. Bahá’í International Community’s United Nations Office, New York, 1995;  traduzione italiana: Una svolta per tutte le nazioni. Casa Editrice Bahá’í, Roma, 1996).   Nel corso della sua associazione con le Nazioni Unite, la Comunità Internazionale Bahá’í ha offerto le proprie idee e  la propria esperienza mediante documenti  sull’avanzamento delle donne, sui diritti umani, sull’ambiente, sulla prosperità globale, sullo sviluppo e altri temi.

3. Nel 2000,  quando la comunità internazionale non riuscì a intervenire, o almeno a intervenire efficacemente, per risolvere gravissione crisi come quelle della Somalia, della Bosnia, del Kosovo e del  Ruanda, il Governo canadese formò una commissione incaricata di esaminare la questione delle dimensioni legali, morali, operative e politiche degli interventi umanitari.  La risultante Commissione internazionale sull’intervento e sulla sovranità dello Stato pubblicò nel 2001 i suoi più importanti risultati e principi in un rapporto intitolato  Responsabilità to Protect [l’Obbligo di Proteggere ]. I ripetuti fallimenti degli interventi nella crisi di Darfur, Sudan, hanno reso ancora più urgente la definizione dei criteri legali e delle norme operative di tali interventi.

4. Per esempio, «Promotion of interreligious dialogue [La promozione del dialogo interreligioso]» (A/RES/59/23),  Promotion of religious and cultural understanding, harmony and cooperation [La promozione  della comprensione, dell’armonia e della collaborazione religiosa e culturale]» (A/RES/59/142),  «Global Agenda for Dialogue Among Civilizations [Un’agenda globale per il dialogo fra le civiltà]» (A/RES/56/6), «Elimination of all forms of religious intolerance  [L’Eliminazione di tutte le forme di intolleranza religiosa]»  (A/RES/59/199) e il Rapporto del Direttore generale dell’unesco (A/59/201) alla LIX  sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni  Unite  «Promotion of religious and cultural undrstanding, harmony and cooperation [La promozione della comprensione , dell’armonia  e della collaborazione religiosa e culturale]»(A/RES/58/128)

5. Queste variabili comprendono anche gli insegnamenti e le interpretazioni  delle religioni, i seguaci delle religioni, i capi e le istituzioni religiose.

6. Anche se un dettagliato esame della rinascita della religione come tema di urgente importanza politica esula dagli di questa dichiarazione, fra gli esempi di questa rinascita si possono ricordare: la diffusa violenza in nome della religione, la diffusione del fondamentalismo religioso e la sua influenza sui regimi politici, la crescente tensione fra la religione e le politiche degli stati, il problema della progettazione di strutture governative nazionali e regionali capaci di  soddisfare le richieste  di un’equa rappresentatività da parte di  diversi gruppi  religiosi, l’integrazione sociale, politica ed economica delle minoranze religiose, le frizioni fra la legge religiosa e quella civile, l’impatto della religione sulle tribune dellapolitica internazionale (cioè la Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo, Cairo , 1994, la quarta conferenza mondiale della donna, Pechino 1995), la violazione dei diritti umani in nome della religione compreso il diritto  di cambiare religione. Questi sviluppi vanno di pari passo con l’intensificazione del dialogo interreligioso e della collaborazione fra  io capi religiosi e le loro comunità, le imponenti reti globali di organismi e movimenti filantropici e umanitari che intendono far conoscere le dimensioni etiche  dell’integrazione economica globale, l’eredità intellettuale e morale  delle religioni ai fini dell’articolazione dei principi morali (per esempio l’etica bellica), la capacità delle religioni di spingere le persone e i gruppi verso l’abnegazione, la non-violenza e la riconciliazione.

7. Vari fattori  hanno contributo al pressoché totale rifiuto  della religione nei concetti delle relazioni internazionali. Primo, le scienze sociali si basavano sul lavoro di persone convinte  che la religione stesse cedendo il passo a modi di pensiero razionali e scientifici che avrebbero sopraffatto ciò che essi considerevanao l’ignoranza e la superstizione prodotte dalla religione, inaugurando così un periodo di modernità. Secondo, «la teoria delle relazioni internazionali (come altre scienze  sociali) si fondava sulla convinzione che la religione stesse sparendo dal mondo come fattore importante e per di più si può affermare chje il moderno contesto delle relazioni fra gli stati si basava su principi intenzionalmente laici. Il concetto moderno dello stato territoriale, che è la base delle moderne relazioni internazionali, è stato formulato dal Trattato di Westphalia nel 1648»  che  « fu redatto alla fine della guerra di trent’anni fra statiu protestanti  e stati cattolici. Pertanto, il Trattato sviluppò un fomato di relazioni interstatali che non prevedeva la religione » (Jonathan Foix e Shmuel Sandler (2005), «The Question of Religion and World Politics [La questione della religione e della politica mondiale ] Terrorismo e violenza politica],  vol. 17, p. 2966-8)

8. Shoghi Effendi, «The Goal of a New World Order» [1933]. The World Order of Bahá’u’lláh. Wilmette, Illinnois: Bahá’í Publishing Trust , 1991; traduzione italiana: «La meta di un nuovo ordine mondiale», L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh. Casa Editrice Bahá’í, Roma 1982.

9. Coumunità Internazionale Bahá’í, Freedom to Believe [ la Libertà di Credere ]. Bahá’í International Communiti’s United Nations Office , New York, 2005.

10. Secondo  la Banca Mondiale, oltre ad essere più produttive nel mercato del lavoro, le donne istruite hanno famiglie più piccole, un numero minore di  figli  che muoiono nell’infanzia e i loro figli sopravvissuti sono più sani ed educati. Le donne istruite sono meglio equipaggiate per entrare nella forza lavoro pagata, un aspetto molto importante per la sopravvivenza delle numerose famiglie guidate da una donna nei paesi in via di sviluppo. Le nazioni  nelle quali il livello delle iscrizioni femminili alle scuole è più altro hanno livelli più alti di produttività economica, una minore fertilità, un minore mortalità infantile e materna e una più alta aspettativa di vita dei paesi che non hanno una partecipazioner scolastica femminile altrettanto alta. (World Bank. “The Benefits of Education for Women  [ I benefici dell’educazione femminile]” (1993).

11. Per una discussione dettagliata vedi Comunità Internazionale Bahá’í, Valuing Spiritualità in Development: Initial Consideration Regarding the Creation of Spiritually Base Indicators for  Development , a concept paper written for the World Faiths Development Dialogue, Lambeth Palace, London. The Bahá’í Publishing Trust: London, 1998; traduzione Italiana : Il Valore della Spiritualità nello sviluppo . Prime considerazioni sulla creazione di indici spirituali di sviluppo. Documento elaborato dalla Comunità Internazionale Bahá’í per lo Sviluppo del dialogo fra le fedi mondiali. Lambeth Palace, London 18-19 febbraio 1998. Casa Editrice Bahá’í, Ariccia, 2004.

12. The  Monterrey Consensus [II Consenso di Monterrey] A/CONF.198/11).

13. Negli anni Ottanta e Novanta il mondo ha compiuto enormi progressi nell’apertura dei sistemi politici e nell’allargamento delle libertà politiche. Oltre ottanta paesi hanno compiuto passi  significativi verso la democrazie oggi in 140 dei circa duecento paesi del mondo vi sono elezioni pluripartitiche, un numero che non era mai stato raggiunto . Malgrado questi sviluppo positivi, il sondaggio internazionale Gallup  del millennio (1999)  ha scoperto che su  50  mila persone intervistate in 60 paesi meno di un terzo pensava che il proprio paese fosse governato dalla volontà del popolo. Solo una su dieci persone intervistate ha detto che il governo corrispondeva alla volontà popolare.
Negli ultimi cinque anni, le Nazioni Unite hanno dato numerosi esempi di governo innovativo. Nel 2000, alla fine di una lotta decennale sostenuta dalle popolazioni indigene per farsi reintegrare nella comunità globale, il Consiglio socio-economico delle Nazioni Unite ha istituito una Tribuna permanente sul problema degli indigeni che funga da ente consultivo del Consiglio sui problemi indigeni relativi allo sviluppo socio-economico, alla cultura, all’ambiente, all’educazione, alla salute e ai diritti umani. Nel giugno 2005 l’ Assembla generale ha per la prima volta tenuto delle udienze interattive con il volontariato e il settore privato, durante le quali circa duecento organizzazioni non governativi hanno presentato agli stati membri le loro idee sulla riforma delle Nazioni Unite in vista del Vertice  mondiale delle Nazioni Unite del 2005. Ancora nel Giugno 2005, un gruppo convocatore  tripartito composto da un nucleo di stati Membri (Argentina, Bangladesh, Ecuador, Filippine, Gambia, Germania, Indonesia, Iran, Kazakistan, Malesia. Marocco, Pakistan,Senegal, Spagna, Tailandia e Tunisia) dal volontariato, dall’Organizzazione educativa, sociale e culturale delle Nazioni Unite e dal Dipartimento per gli affari economici e sociali ha organizzato un convegno intitolato Collaborazione interreligiosa per la pace, che si proponeva di  offrire suggerimenti al Vertice mondiale del 2005 sulle strategie per promuovere la collaborazione interreligiosa per la pace. È stata per la prima volta che un convegno indetto da uno Stato membro era collegialmente organizzato e guidato da Stati membri, dal volontariato e da agenzie delle Nazioni  Unite operanti fianco a fianco. Data la problematicità del tema, l’impostazione organizzativa ha fornito un utile modello per analoghe future imprese. ╚ infine, degno di nota che nel 2002 all’Unione parlamentare internazionale è stato riconosciuto lo status di osservatore permanente nell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, mettendo in moto nuove forme di collaborazione.

15. Panel of Eminent  Persons on UN-Civil Society Relationships [Comitato di saggi sui rapporti fra ONU e il volontariato ]. We The Peoples: Civil Society, the UN and Global Governance [ Noi popoli: volontariato, ONU e governo globale] . United Nations: New York, 2004.

16. Perché il sistema abbia successo occorrono unità, forza, elasticità e l’opinione pubblica: l’unità di pensiero e di intenti fra I membri permanenti , la forza che consenta di assicurare  l’efficacia del sistema, l’elasticità che permetta al sistema di rispondere ai legittimi bisogni dei suoi sostenitori afflitti e l’opinione pubblica universale, donne e uomini, per assicurare l’azione collettiva.

17. Risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza (S/RES/1325 (2000)

18. In genere le guerre  e i confini hanno fatto poca diffrenza fra m,ilitanti e civili, adulti e bambini. Ma i conflitti  armati hanno per le donne e per le ragazze conseguenze diverse rispetto agli uomini e ai ragazzi. Per esempio, lo stupro e la violenza sessuale perpetrati  dalle forze armate governative o d’altro genere, compreso il personale dei corpi di pace, aumentano la diffusione dell’ aids e di altre malattie  sessualmente trasmesse. Molte delle vittime dell’aids nei paesi in via di sviluppo dono donne e ragazze. Quel morbo lascia milioni di orfani che, molto spesso, sono accuditi da donne più anziane.

19. Se è spesso servito come importante difesa contro maggioranze  oppressive, il veto ha anche impedito di agire efficacemente contro paesi  che costituiscono una minaccia per i loro vicini. Una misura ad interim potrebbe includere la sospensione dei diritto di voto  quando si vota in casi di genocidio  o di altre gravi minacce alla sicurezza e alla pace internazionale.

21. Fra i fattori che scompaginano e destabilizzano la società vi sono l’incapacità dei governi  di integrare le minoranze religiose ed etniche, un più facile accesso alle armi, la distabilizzazione e la caduta dei governi e un sentimento generale di crisi sociale, politica ed economica.  Tutti questi fattori contribuiscono a creare un ambiente che potrebbe consentire alle ideologie radicali e violente di prendere piede e di prosperare.

22. Ciò comporta l’applicazione del piano d’azione strategica del Segretario generale (S/49/587) , che chiede una maggiore partecipazione delle donne ai livelli decisionali dei processi per la risoluzione dei conflitti e per la pacificazione. Gli Stati membri devono ottemperare  agli impegni presi secondo la legge internazionale compresa la Risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

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2 Commenti to ' Diritti Umani e Giustizia - Note '

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  1. il 2 Novembre, 2007 alle 15:28:06

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  2. il 2 Novembre, 2007 alle 15:32:06

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